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[cultura] La storia di Francesco Misiano, oppositore della prima guerra mondiale e organizzatore dei disertori
- Subject: [cultura] La storia di Francesco Misiano, oppositore della prima guerra mondiale e organizzatore dei disertori
- From: Associazione PeaceLink <info at peacelink.it>
- Date: Thu, 24 Sep 2026 07:43:53 +0000
Francesco Misiano è stato una di quelle figure che, nel turbine della storia italiana del Novecento, hanno incarnato fino in fondo l’ideale della coerenza politica e morale, anche a costo di pagare un prezzo altissimo. Nato nel 1884 ad Ardore, in Calabria, la sua vita si intrecciò inevitabilmente con i grandi eventi che segnarono l’Europa tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento: l’ascesa del movimento operaio, la Prima guerra mondiale, la Rivoluzione russa e, infine, l’avvento del fascismo. Ma ciò che lo rese davvero unico fu la sua scelta di opporsi alla guerra, una scelta che lo portò a diventare un simbolo per molti e un traditore per altri.
Quando l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale, nel 1915, Misiano era già un militante socialista convinto, animato da un profondo antimilitarismo. Per lui, come per tanti altri internazionalisti, la guerra non era altro che un massacro fratricida orchestrato dalle classi dominanti a scapito dei lavoratori. Così, quando fu chiamato alle armi, si rifiutò di partire. Non era una decisione presa alla leggera: la diserzione, in tempo di guerra, era punita con la fucilazione. Ma Misiano non esitò. Fuggì in Svizzera, dove continuò a organizzare la resistenza contro la guerra e a sostenere le lotte dei lavoratori. Non si trattava solo di una fuga personale, ma di un gesto politico consapevole, che lo rese una figura scomoda per il governo italiano.
Durante l’esilio, la sua attività non si fermò. Si spostò in Germania, dove partecipò alla Rivolta spartachista del 1918-1919, un tentativo rivoluzionario guidato da figure come Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Anche in quel caso, la repressione fu feroce: la rivolta fu schiacciata nel sangue, ma Misiano riuscì a sopravvivere e a tornare in Italia, dove la situazione politica stava precipitando. Nel frattempo, era diventato una figura di spicco del movimento socialista: nel 1919 fu eletto deputato nelle file del Partito Socialista Italiano, e nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, nato dalla scissione del PSI al Congresso di Livorno.
Ma l’Italia stava cambiando. L’ascesa del fascismo rese la vita degli oppositori sempre più difficile, e Misiano si trovò ben presto nel mirino delle squadracce fasciste. Nel 1921, durante la prima seduta della nuova legislatura, un gruppo di parlamentari fascisti, guidati da Roberto Farinacci, lo aggredì fisicamente e lo cacciò dalla Camera dei deputati. Fu un episodio vergognoso, uno dei tanti che anticiparono la violenza sistematica del regime. Poco dopo, un tribunale militare lo condannò per diserzione, dichiarandolo decaduto dalla carica di deputato. Ormai braccato, Misiano fu costretto a fuggire nuovamente, questa volta in Unione Sovietica, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita.
A Mosca, Misiano trovò rifugio e continuò a lavorare, questa volta nel settore cinematografico, contribuendo alla produzione di film e documentari. Non era più il leader politico di un tempo, ma rimase comunque un esule antifascista in terra straniera. La sua morte, avvenuta nel 1936, passò quasi inosservata. Non ci sono resoconti dettagliati sulle circostanze in cui morì, né sulle eventuali commemorazioni. È come se, una volta lontano dall’Italia, la sua figura fosse stata progressivamente dimenticata, inghiottita prima dalla repressione fascista e poi dal silenzio degli archivi.
Eppure, la storia di Misiano merita di essere ricordata. Non solo per il suo coraggio nel rifiutare la guerra, ma anche per la sua capacità di resistere, nonostante tutto. Oggi, a distanza di tanti anni, la sua vicenda ci ricorda quanto sia stato difficile, e quanto sia ancora importante, difendere le proprie idee quando il mondo intorno a te sembra andare nella direzione opposta.
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