[cultura] Comunità educanti, costruire una alleanza per il futuro nei quartieri a rischio devianza



«Nei quartieri marginalizzati i problemi dei bambini non restano mai isolati», ripete Marco Rossi-Doria, presidente dell’impresa sociale “Con i bambini”. Nelle periferie le crisi si intrecciano e le precarietà non hanno mai una sola causa: gli studenti più piccoli spesso provengono da famiglie povere - talvolta con un solo genitore - che faticano a pagare l’affitto. Gli spazi in cui studiano, stanze anguste e condivise, sono un ostacolo al successo formativo: quando non rinunciano agli studi, molti ottengono i titoli ma non le competenze. Nelle piazze più marginali, poi, i giovanissimi rischiano di essere esposti a criminalità e spaccio. «La soluzione di questi problemi complessi non può arrivare da un unico attore – precisa Rossi-Doria –, ma solo da tutta la comunità educante». È questo il principio che guida l’iniziativa “Organizziamo la speranza”, finanziata da 50 milioni di euro del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che sosterrà nei prossimi quattro anni la formazione di migliaia di giovanissimi in quindici quartieri marginalizzati di altrettante città italiane. Con un solo presupposto: «Non c’è un bando con vincitori e perdenti – spiega il presidente dell’associazione –. I soldi arrivano a tutti nel quartiere: scuole, parrocchie, centri sportivi, volontari e forze dell’ordine. A patto che siedano allo stesso tavolo per costruire una alleanza per il futuro di questi ragazzi».


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Contro la povertà educativa la scuola non basta: in periferia vincono le “comunità educanti”
di Andrea Ceredani

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