[dirittiglobali] Gaza cancellata anche dalle mappe satellitari



E’ come per Naza.
Sapevamo già tutto.

Ma vederlo e ascoltarlo trasforma la consapevolezza in un punto di non ritorno. Non si va indietro, dopo le confessioni degli ufficiali intervistati da Yuval Abraham nel film che ha diretto assieme a Rachel Szor.

E’ un genocidio che ha un obiettivo: Gaza deve morire.

Gaza, l’intera Gaza, deve essere distrutta, cancellata anche dalle mappe satellitari.

Ed eccolo, il risultato: si vede da Google Earth.

Dunque, solo ora è vero?

Era vero anche prima, soprattutto prima, che avevano completamente distrutto Tell al Sultan, un’area di Rafah che aveva non solo case, edifici divenuti sabbia e macerie. Era casa e terra per quasi 300mila persone. Umani.

Era vero anche prima, e ora c’è anche la prova. Come quando si ricostruisce una storia, e un fascicolo processuale. Lo si sa.

Che c’è bisogno di altro? Sì, di quell’altro c’è bisogno, perché nessuno rimanga impunito. E perché la storia venga scritta così come è avvenuta. E soprattutto perché il carnefice venga fermato. Basta!

Non è più neanche questione di propaganda, narrazione, parole costruite sul vuoto, parole che provano a mascherare, nascondere, omettere la colpa. C’è, la colpa, tutta terrena. C’è persino la maledizione. E da questa maledizione nessuno è esente. Nessuno si salva.

Ora, però, basta. Facciamo spazio alla realtà, alla giustizia. In questo osceno concerto di voci che provano a nascondere questa sabbia, queste macerie, questo genocidio, c’è bisogno di sgombrare la mente e ascoltare, ancora e solo, il racconto e l’urlo delle vittime. I palestinesi. A Gaza, e non solo. E imporre giustizia: in questo c’è molto, c’è la fine del genocidio e la punizione dei colpevoli.

Paola Caridi
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