[disarmo] L’'UPB certifica che l'espansione delle spese militari imporrà tagli al welfare e tasse



Quando i "cannoni" sottraggono il "burro": l'UPB certifica che l'espansione delle spese militari imporrà tagli al welfare e tasse. Se ne parla sul Fatto Quotidiano.

Ma cominciamo a vedere cosa è l’UPB.

L'UPB è l'Ufficio parlamentare di bilancio, un organismo indipendente italiano istituito nel 2014 per vigilare sui conti pubblici. È stato creato in attuazione della riforma costituzionale del pareggio di bilancio (legge cost. 1/2012) e della legge 243/2012, operando dal 1° gennaio 2014. È un'autorità indipendente che opera "in piena autonomia e con indipendenza di giudizio", con sede a Roma presso le Camere.

—- Cosa ha certificato l’UPB sulle spese militari

Certe cose, anche quando sono logicamente evidenti, hanno bisogno della "certificazione" di un organo ufficiale per acquisire peso nel dibattito pubblico. E ora quella certificazione è arrivata.

L'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), nella sua ultima audizione, ha confermato con un linguaggio tecnico un giudizio dalle conseguenze politiche pesantissime: le maggiori spese militari programmate dal governo nel prossimo biennio imporranno all'Italia una "correzione" dei conti pubblici più forte del previsto nella prossima legislatura. Tradotto in parole comuni: tagli in altri ambiti, oppure tasse.

—- Nessun cacciabombardiere è gratis

La presidente dell'UPB, Lilia Cavallari, nel suo intervento davanti alla commissione Bilancio del Parlamento, ha affermato chiaramente che, secondo le regole fiscali europee, l'aumento permanente delle spese militari "richiede necessariamente di essere compensato da riduzioni di spesa in altri ambiti o da aumenti delle entrate discrezionali". Non è un giudizio ideologico, ma un'identità contabile.

Il problema è che il governo italiano sembrava confidare di poter sfruttare la clausola di salvaguardia offerta dall'UE per le spese di difesa per creare spazio all'espansione militare. Secondo le simulazioni dell'UPB, anche nella finestra della clausola di salvaguardia 2026-2028 questa strategia non è priva di costi: nel 2028 il rapporto debito/PIL sarebbe superiore di 0,6 punti percentuali rispetto allo scenario di base, raggiungendo il 139,2%. E una volta scaduta la clausola nel 2028, se l'aumento delle spese militari non fosse compensato da tagli altrove, nel 2031 il divario sul debito si allargherebbe fino all'1,7% del PIL.

In altre parole, ogni euro aggiuntivo di spese militari oggi è un euro sottratto da qualche altra parte domani.


—- Sanità, istruzione, servizi locali: gli "altri ambiti" compressi

"Altri ambiti" significa cosa, concretamente? La risposta non è astratta.

Secondo il dibattito parlamentare e le analisi sindacali, il sistema sanitario è già sotto enorme pressione. Il rapporto della Fondazione Gimbe mostra che le scelte di bilancio di questo governo hanno già lasciato il sistema sanitario pubblico con quasi 19 miliardi di euro in meno di finanziamenti reali. Nello stesso periodo, l'aumento delle spese militari è stato notevole. I parlamentari del Movimento 5 Stelle dicono senza mezzi termini: "Meloni taglia la sanità per comprare armi". Non è un'esagerazione retorica, ma una descrizione diretta delle priorità di bilancio.

Anche gli enti locali affrontano difficoltà. La Funzione Pubblica della CGIL segnala che la legge di bilancio ha imposto tagli lineari di 7 miliardi di euro in tre anni ai ministeri, e questo "proprio mentre si sottraggono risorse ai servizi pubblici, agli investimenti pubblici e alla seria valorizzazione del lavoro". Scuole, trasporti, servizi locali — le infrastrutture che costituiscono la qualità della vita quotidiana — stanno sentendo il freddo della stretta fiscale.


—- La ripresa dei salari si è già fermata

Il costo dell'espansione militare non si manifesta solo dal lato della spesa, ma anche dal lato del reddito dei lavoratori.

I dati dell'Ocse sull'occupazione 2026 sono deprimenti: i salari reali italiani dovrebbero diminuire ancora dello 0,9% nel 2026, mentre la ripresa prevista per il 2027 è di appena lo 0,2%. Ancora più preoccupante è il confronto con il 2021: i salari reali italiani sono ancora inferiori del 6,1% rispetto ai livelli pre-pandemia, il risultato peggiore tra le principali economie avanzate.

Anche quei rinnovi contrattuali che nel 2024-2025 sembravano aver "recuperato" l'inflazione, a un esame più attento rivelano difetti strutturali. L'analisi di La Voce rileva che nei servizi a bassa retribuzione — commercio, turismo, logistica e pulizie — che impiegano oltre 4 milioni di lavoratori, i salari contrattuali collettivi sono ancora inferiori del 4-10% in termini reali rispetto al 2019. I ritardi e le insufficienze nei rinnovi contrattuali significano che il "recupero", per molti, non è mai davvero iniziato.

La questione salariale e quella delle spese militari non sono linee parallele, ma due facce dello stesso vincolo di bilancio. Quando lo spazio fiscale viene prioritariamente occupato dalle spese militari, le risorse disponibili per sostenere la crescita salariale, ridurre le tasse o fare investimenti pubblici si riducono necessariamente.


—- Ogni missile acquistato corrisponde a un reparto ospedaliero chiuso

Tutto questo avviene sullo sfondo di regole fiscali europee appena inasprite. L'Italia è appena riuscita faticosamente a portare il deficit sotto il 3% del PIL, uscendo dalla procedura per deficit eccessivo. Ma l'UPB avverte che il margine di manovra è di "appena un punto percentuale", e qualsiasi minima deviazione potrebbe far ricadere l'Italia sotto la disciplina fiscale di Bruxelles.

In questo corridoio stretto, le spese militari — sia attraverso la clausola di salvaguardia sia attraverso l'assegnazione diretta di bilancio — agiscono come un cuneo in continua espansione, che comprime lo spazio di tutte le altre priorità pubbliche. La conclusione dell'UPB è tecnica, ma il suo significato politico è chiarissimo: non esiste un'espansione della difesa "gratis". Ogni missile acquistato corrisponde a un reparto ospedaliero chiuso, a un'aula sovraffollata, a un ulteriore erosione del potere d'acquisto reale di un lavoratore.


—- Chi pagherà l’incremento delle spese militari

Forse la cosa più inquietante non è l'aritmetica di bilancio in sé, ma l'assenza di alternative nel dibattito pubblico. In Parlamento non mancano voci critiche. Ma queste voci sono quasi marginalizzate nella narrazione politica dominante.

Il bilancio non è un documento tecnico neutrale. È un'espressione morale di priorità. Quando l'UPB conferma che l'espansione delle spese militari comporterà inevitabilmente tagli e tasse, sta di fatto ponendo una domanda: chi paga questi costi?

Dai segnali attuali, la risposta emerge chiara: li pagano i malati, gli studenti, le comunità locali e quei lavoratori i cui salari sono fermi.

Questo è il dilemma cosiddetto "cannoni contro burro" nella sua versione italiana. La differenza è che in questa versione l'offerta di burro era già scarsa, e gli ordini di sistemi d’arma continuano ad accelerare.