[ecologia] Gli altoforni di Taranto si stanno spegnendo definitivamente, PeaceLink dedica un editoriale a questo evento storico




Le operazioni di spegnimento degli altiforni dell’Ilva di Taranto sono ufficialmente iniziate martedì 3 novembre 2026. Dopo aver colato le ultime tonnellate di ghisa e dopo aver mantenuto in preriscaldo gli impianti in attesa della sentenza della Cassazione, ora si procede allo stop definitivo.

*** Un evento storico

Oggi PeaceLink dedica l’editoriale a questo evento storico che pone fine una volta per tutte alle emissioni più inquinanti in aria ambiente delle maggiore acciaieria d’Europa. Il link è questo https://www.peacelink.it/editoriale/a/51739.html

Si tratta di un passaggio storico che segna la fine del ciclo integrale dell'acciaio a Taranto e in Italia. Il ciclo siderurgico integrale è quello che inizia con il carbone e il minerale di ferro per concludersi con l’acciaio e la sua laminazione.

*** Lo stop della Cassazione

Il blocco dell'attività degli altoforni e di tutti gli impianti direttamente connessi ad essi è la conseguenza diretta della sentenza delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, depositata il 29 ottobre 2026. I giudici hanno respinto i ricorsi presentati da Ilva in amministrazione straordinaria e da Acciaierie d'Italia, confermando il provvedimento giudiziario che impone lo stop dell'area a caldo a tutela della salute pubblica.

*** I dettagli dello spegnimento

1. Le tempistiche: tecnici e operai specializzati della ditta incaricata (Liz Italia) sono al lavoro per spegnimento e smontaggio dei bruciatori dei Cowper (le strutture che riscaldano l'aria per gli altoforni). Le operazioni sui forni si dovrebbero concludere entro la fine della settimana. 2. La produzione: lo stabilimento non produrrà più acciaio a ciclo continuo. Per l'area di laminazione (treno nastri a caldo) è prevista una temporanea ripartenza programmata con un ciclo limitato fino a metà dicembre 2026, seguito da una breve ripresa a gennaio 2027 per circa un mese. 3. Cosa succede adesso: senza l'area a caldo, lo stabilimento di Taranto potrà eventualmente lavorare solo nell'area a freddo, trasformando le bramme di acciaio acquistate sul mercato.

*** Il dibattito

L'evento ha riacceso il dibattito. Da un lato, varie associazioni ambientaliste locali e comitati cittadini celebrano una svolta storica per la giustizia sanitaria e ambientale del territorio. Dall'altro, i sindacati dei metalmeccanici esprimono forte preoccupazione per la tenuta occupazionale degli oltre 8.000 lavoratori coinvolti, e delle ditte dell’indotto, chiedendo un intervento immediato del Governo per delineare un piano concreto di transizione industriale. All’interno di questo dibattito sul futuro dei lavoratori, PeaceLink ha pubblicato questo articolo sulle prospettive praticabili https://www.peacelink.it/tarantosociale/a/51728.html