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[ecologia] A Taranto vi sono eccessi di mortalità significativi rispetto al resto della regione. Le associazioni hanno elaborato un piano di riconversione per voltare pagina rispetto all'era ILVA
- Subject: [ecologia] A Taranto vi sono eccessi di mortalità significativi rispetto al resto della regione. Le associazioni hanno elaborato un piano di riconversione per voltare pagina rispetto all'era ILVA
- From: Associazione PeaceLink <info at peacelink.it>
- Date: Sat, 07 Nov 2026 09:40:39 +0000
Ex Ilva: transizione dal basso di TarantoUn piano per la riconversione dell’ex siderurgico killer chiuso dalla magistratura. Lo hanno elaborato associazioni e cittadini che da anni si battono per la salute e l’ambiente
*****I 15 km quadrati di Taranto occupati dallo stabilimento dell’ex Ilva (oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria), il complesso siderurgico a ciclo integrale più grande d’Europa, potrebbero cambiare radicalmente e divenire esempio di cambiamento. E’ quello che sperano le associazioni cittadine che da anni lottano per far prevalere il diritto alla salute su quello produttivo, in particolare Genitori Tarantini, la cui richiesta di inibitoria collettiva per la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento a causa della massiccia presenza di amianto e polveri sottili, è stata finalmente accolta dalla magistratura tramite la sentenza della Corte d’appello di Milano e confermata dalla Cassazione il 30 ottobre.
«LA CORTE DI CASSAZIONE ha confermato quello che in 11 anni di attività della nostra associazione abbiamo ripetuto centinaia di volte e cioè che quando non vengono assicurate salute, sicurezza, salubrità ambientale, libertà e dignità, come è successo all’Ilva di Taranto, non si può parlare di lavoro nei termini espressi nella nostra Costituzione» spiega a il manifesto Massimo Castellana, portavoce dell’associazione Genitori Tarantini, nata nel 2015 di fronte ai numerosi casi di incidenza epidemiologica in età pediatrica delle aree più esposte, come il rinomato quartiere Tamburi, sviluppatosi a ridosso dell’acciaieria.
LA PREOCCUPANTE incidenza di malattie croniche e ospedalizzazione anche per i più piccoli era stata sottolineata dall’ultimo studio SENTIERI dell’Associazione italiana di epidemiologia, aggiornato nel 2026, che riporta una mortalità prematura superiore alla media regionale del 20,9% nei maschi e dell’11,1% nelle femmine ed eccessi di ricoveri e decessi associati alle fonti di esposizione ambientale anche in età infantile. La gravità della situazione sanitaria legata all’ex Ilva era emersa da un’analisi integrata svolta tra il 2005 e il 2025 sui dati di Inail e Asl Taranto, che ha restituito un quadro sanitario «agghiacciante», come l’ha definito la curatrice dello studio, l’europarlamentare dei Verdi Europei Rosa D’Amato. L’analisi ha rivelato 2.035 malattie professionali, 934 tumori, il 34 % dei quali terminati in decessi, con un ritmo di 35 all’anno.
UN TREND CHE NON si è arrestato, anzi, è andato crescendo nel tempo: le malattie professionali denunciate all’Inail sono quasi raddoppiate in 2 anni, indicando «un peggioramento o, quantomeno, una persistenza di esposizioni pericolose che si traducono in patologie croniche» riporta ancora d’Amato, che definisce il cancro la «malattia professionale» per eccellenza all’ex-Ilva. A questi dati si aggiungono quelli sugli incidenti sul lavoro, il cui bilancio degli ultimi 20 anni delinea una media di 617 infortuni all’anno, quasi 2 al giorno e 10 lavoratori deceduti (saliti a 12 con le ultime due morti bianche avvenute nel 2026).
ORA CHE LA CHIUSURA DEGLI ALTOFORNI sta diventando realtà, dopo 23 decreti salva Ilva e grandi quantità di soldi pubblici riversati negli anni sullo stabilimento per tenerlo in vita, l’associazione Genitori Tarantini, insieme alla rete Onda del Futuro, che riunisce varie associazioni quali Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Terra Jonica, Tracce, Coordinamento Cittadino di Lido Azzurro e il sindacato Lavoratori Metalmeccanici Organizzati (Lmo) spinge affinché la città possa andare verso una giusta transizione. «Pensare all’immediato futuro del nostro territorio significa tenere in considerazione che i lavoratori dell’azienda in difficoltà siano tutelati e rivendicare un risarcimento per coloro che sono stati colpiti da malattie prodotte dalla presenza di asbesto. Non possiamo che essere in linea con Lmo, che chiede vengano svolti lavori di smantellamento e decontaminazione dell’impianto e delle aree esterne e che il governo predisponga la bonifica dell’area» ha aggiunto Castellana.
NEL CORSO DELLA TRAVAGLIATA STORIA dell’Ex Ilva, alcune associazioni hanno elaborato il Piano Taranto per una transizione che fosse partecipata dal basso, realizzando un bilancio dei costi e delle perdite sostenute per mantenere in funzione l’Ilva di Taranto, e dimostrando l’esiguo impatto che queste misure hanno avuto sul Pil, anche in vista della poca forza lavoro ormai impiegata attivamente nella fabbrica. Da questa analisi la rete ha elaborato un percorso per assicurare le cifre di investimento necessarie per lo spegnimento dell’area a caldo e la restituzione del sito dismesso alla città con diverse destinazioni d’uso, attraverso il reimpiego e la riqualificazione di tutta la forza lavoro in carico alla fabbrica. Il Piano Taranto è stato presentato come caso studio in commissione ambiente in Europa dal comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti: «Abbiamo l’esigenza di ristabilire la giustizia ambientale e sociale per una comunità e il suo territorio vessati da una sequela di decreti mirati al mantenimento della continuità produttiva e sostanzialmente del ricatto occupazionale» spiega Virginia Rondinelli.
IL «PIANO TARANTO» E’ OGGI ALLA BASE della Legge speciale che il sindacato Lmo in particolare e le altre realtà di Onda del Futuro hanno redatto per assicurare alla classe lavoratrice e alla città il risarcimento per il danno sanitario e ambientale subito, a partire dall’esposizione all’amianto (di cui 2.000 tonnellate ancora in fabbrica), garantendo i fondi necessari per una riconversione economica sana.
IL SITO DI INTERESSE NAZIONALE dell’Ex Ilva, che comprende anche i comuni di Massafra, Montemesola, Statte e Crispiano, occupa oltre 4.000 ettari solo a terra, e la sua bonifica, secondo le associazioni, potrebbe impiegare l’intero personale dell’acciaieria per circa 30 anni. La proposta di Legge speciale prevede, tra le diverse misure, la tutela occupazionale per quanti vorranno essere impiegati nelle attività di smantellamento degli impianti, decontaminazione e bonifica, insieme alla tutela dei redditi e a strumenti di accompagnamento all’uscita dalla fabbrica attraverso la Legge sull’amianto, il riconoscimento dei lavori usuranti, prepensionamenti, ammortizzatori sociali e risarcimento. Le associazioni infatti non vedono una risposta nella sostituzione degli altiforni con i forni elettrici, per l’alimentazione legata alle fonti fossili e lo scarso margine occupazionale di macchinari altamente automatizzati.
«LA CORTE D’APPELLO DI MILANO ha posto al centro la tutela della salute, indicando implicitamente un diverso terreno sul quale ricercare il bilanciamento: quello delle alternative industriali. Non si tratta di negare le conseguenze occupazionali ed economiche, ma di affrontarle attraverso una trasformazione produttiva che riduca drasticamente le esposizioni nocive» ha affermato Fabrizio Bianchi, responsabile di ricerca epidemiologia del Cnr e membro del comitato scentifico di Isde. Una posizione che Taranto ha dimostrato di condividere con la grande manifestazione che il 17 ottobre ha inondato la città chiedendo un nuovo modello produttivo rispettoso di ambiente e salute.
Giuditta Pellegrini ***** APPROFONDIMENTI PIANO TARANTO https://www.giustiziapertaranto.org/piano-taranto/UN MODELLO INGIUSTO E DISEGUALE DA FERMARE AD OGNI COSTO https://www.liberiepensanti.it/wp-content/uploads/2024/03/PIANO-TARANTO.pdf
ILVA E' STATA SPENTA https://www.rainews.it/articoli/2026/11/ex-ilva-tutti-gli-impianti-dellarea-a-caldo-sono-stati-spenti-3869ff0a-a205-4c2c-b6ca-7ae5c4bb72f8.html
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