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[news] PeaceLink presenta alla Camera dei Deputati la sua memoria sul Decreto Legge ILVA
- Subject: [news] PeaceLink presenta alla Camera dei Deputati la sua memoria sul Decreto Legge ILVA
- From: Associazione PeaceLink <info at peacelink.it>
- Date: Thu, 30 Jul 2026 07:39:36 +0000
COMUNICATO STAMPAILVA, PEACELINK ALLA CAMERA: “BOCCIATE IL DECRETO LEGGE 133/2026 CHE RIFINANZIA L'ILVA, UTILIZZATE INVECE QUEI FONDI PER BONIFICA E RICONVERSIONE”
L’associazione - su richiesta della Camera dei Deputati - ha presentato alla Commissione Finanze della Camera una memoria che documenta le contraddizioni tra il nuovo prestito ponte e l’ordine di fermo della Corte d’Appello di Milano. Quei soldi servirebbero per la bonifica, non per tenere in vita impianti senza futuro.
Roma, 30 luglio 2026 – L’Associazione PeaceLink ha ufficialmente trasmesso alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati una memoria sul Decreto-Legge n. 133/2026, con cui il Governo ha stanziato un nuovo prestito ponte di 100,5 milioni di euro a favore di ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria. Nel documento, il Consiglio Direttivo dell’Associazione PeaceLink invita i parlamentari a bocciare il provvedimento in sede di conversione, definendolo “un ennesimo finanziamento a perdere, in aperto contrasto con la tutela della salute e con la stessa procedura di vendita”.
Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 luglio, destina le risorse – sottraendole a misure già previste per le imprese montane, al biomedicale e al fondo per l’innovazione – a garantire la “funzionalità” degli impianti siderurgici, su richiesta dell’organo commissariale. Secondo PeaceLink, si tratta di una scelta non solo politicamente miope, ma giuridicamente insostenibile per quattro ordini di motivi.
1. Un finanziamento contro la decisione della Corte d’Appello di MilanoI giudici hanno stabilito che la produzione potrà riprendere solo dopo la rimozione integrale dell’amianto e il rientro delle emissioni nei limiti di sicurezza. Il DL 133/2026, invece, stanzia 100,5 milioni proprio per mantenere in vita quegli stessi impianti. “Il decreto avrebbe dovuto recepire il provvedimento della Corte e destinare le risorse alla messa in sicurezza e alla bonifica – scrive PeaceLink – non al mantenimento dell’operatività”.
2. Incoerenza con la procedura di venditaIl Governo giustifica il prestito in funzione della “procedura di vendita in corso”. Tuttavia, come ha riconosciuto lo stesso ministro Giorgetti, la sentenza “stravolge la fase di cessione”, che dovrebbe essere “circoscritta alle attività a freddo”. PeaceLink si chiede: “A cosa servono 100,5 milioni se è ordinato il fermo produttivo e se la vendita – eventuale – escluderà l’area a caldo?”.
3. L’assenza di un piano di bonificaIl testo del decreto non contiene alcun riferimento alla bonifica. “Manca persino la parola ‘bonifica’ – denuncia l’associazione – si fa solo vago riferimento alla ‘funzionalità’ degli impianti, senza specificare se si tratti dell’area a caldo o a freddo”. Eppure, proprio la bonifica integrale dell’amianto e la riduzione delle polveri sottili sono le condizioni poste dai giudici per una eventuale ripartenza.
4. Ambiguità e mancanza di programmazionePeaceLink definisce il DL 133/2026 “l’ennesima manovra evasiva, caratterizzata da genericità e ambiguità" che nasconde l’assenza di una chiara linea strategica. "Il Governo non dichiara le proprie scelte perché, di fatto, non ha un programma né una strategia per Taranto”.
Un’occasione mancata: i 100,5 milioni per la riconversionePer l’associazione, la Corte d’Appello di Milano ha emesso “un decreto storico” che avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta. “Invece di avviare un piano ordinato di fermo e messa in sicurezza – si legge nella memoria – il Governo sceglie l’ambiguità, penalizzando i lavoratori”. Quei 100,5 milioni, secondo PeaceLink, avrebbero potuto costituire un fondo per la riconversione produttiva e la formazione dei lavoratori, garantendo un futuro occupazionale vero. “Invece, si finanzia la funzionalità di impianti senza futuro, venduti al prezzo simbolico di 1 euro”.
Risorse sottratte al risanamentoIl finanziamento si inserisce in una lunga scia di risorse sottratte al risanamento ambientale. “Persino i fondi sequestrati alla famiglia Riva, destinati al risanamento del territorio tarantino, sono stati dirottati in parte per finanziare prestiti ponte a uno stabilimento fuori mercato e gravato da debiti insostenibili”, denuncia PeaceLink. A ciò si aggiunge che non è chiaro chi debba restituire il prestito, visto che la gestione è in passivo.
La richiesta: un Fondo vincolato per TarantoPeaceLink chiede con forza che il prestito venga bloccato in sede di conversione parlamentare e che le somme stanziate siano interamente stornate e destinate a un Fondo vincolato per:
- la tutela della salute; - il rilancio ecologico ed economico di Taranto;- la riconversione dei lavoratori in funzione della bonifica, del recupero e della riqualificazione dei beni comuni;
- il rimboschimento e la riqualificazione del territorio; - la lotta al dissesto idrogeologico;- il contrasto agli effetti del cambiamento climatico e la prevenzione delle emergenze.
“Se l’area a caldo deve fermarsi – come impongono la legge e la tutela della vita – il denaro pubblico deve essere investito nell’unica vera grande opera necessaria: pulire ciò che è stato inquinato”, conclude l’associazione.
Appello ai parlamentari“Chiediamo ai parlamentari di ascoltare la voce di Taranto, di rispettare il decreto del Tribunale di Milano e di bocciare questo decreto”, è l’appello finale del Direttivo di PeaceLink.
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione PeaceLink info at peacelink.it www.peacelink.itLa memoria integrale è disponibile sul sito dell’associazione: https://www.peacelink.it/ecologia/a/51492.html