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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 85
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 85
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Fri, 10 Jul 2026 06:57:05 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 85 del 10 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. I potenti comandano di fare la guerra
2. Sabato 11 luglio alla "Fattoria di Alice" nell'incontro settimanale dell'Afesopsit si ricorda un anniversario importante per la Viterbo popolare e solidale
3. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. I POTENTI COMANDANO DI FARE LA GUERRA
I potenti comandano di fare la guerra. La povera gente muore.
I mass-media normalizzano la guerra. La povera gente muore.
Gli imprenditori intraprendenti fanno affari con la guerra. La povera gente muore.
*
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
*
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. SABATO 11 LUGLIO ALLA "FATTORIA DI ALICE" NELL'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT SI RICORDA UN ANNIVERSARIO IMPORTANTE PER LA VITERBO POPOLARE E SOLIDALE
Sabato 11 luglio 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo.
*
Dopo la condivisione del pasto - importante momento di vicinanza empatica ed appassionato dialogo - l'incontro proseguira' nel pomeriggio (con inizio all'incirca alle ore 14) con l'abituale vivace esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti - occasionali o abituali - che hanno piacere di condividere il "colloquio corale" nel corso del quale si intrecciano storie di vita, letture e scritture di poesia, analisi approfondite di fondamentali questioni morali e civili, presentazione della figura e dell'opera di grandi personalita' della cultura (in particolare di maestre del pensiero filosofico, dell'arte, della letteratura, della musica e dell'impegno di solidarieta' e di liberazione).
*
Ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
*
Questo sabato ricorre l'anniversario della nascita del centro sociale "Valle Faul" avvenuta l'11 luglio 1993 nell'area da decenni abbandonata dell'ex-gazometro di Viterbo, nascita che avvenne con la fondamentale partecipazione di Alfio Pannega, il poeta antifascista nonviolento voce e simbolo del popolo viterbese di cui lo scorso anno e' stato celebrato il centenario della nascita.
Quell'esperienza sara' ricordata con le testimonianze dirette di alcune persone che vi presero parte fin dal primo giorno.
A quell'esperienza di solidarieta' realizzata a Valle Faul, che - secondo le parole di uno dei partecipanti, che sara' presente all'incontro di sabato - consistette nel "dare un tetto e un pasto a chiunque avesse bisogno di aiuto", diede piu' volte il suo generoso sostegno anche Vito Ferrante, e non casualmente le persone che hanno preso parte all'esperienza del centro sociale Valle Faul hanno partecipato a molte iniziative promosse da Vito Ferrante e dall'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", cosi' come non casualmente nel corso del 2025 le frequenti ed impegnative riunioni organizzative per le commemorazioni del centenario di Alfio Pannega si sono tenute presso la "Fattoria di Alice"", sempre generosamente ospitate dall'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia".
*
Ci vediamo quindi questo sabato, come ogni sabato, alla "Fattoria di Alice". Ogni persona e' benvenuta.
*
Alleghiamo in calce alcuni dei materiali dei precedenti incontri dell'Afesopsit delle scorse settimane:
- Allegato primo: Un gioco proposto da Roberto nell'incontro del 4 luglio 2026
- Allegato secondo: Tre schede (scritte e gia' usate tanti anni fa che forse ci possono essere ancora utili) utilizzate nell'incontro del 27 giugno 2026
- Allegato terzo: "Alcune cantanti che amiamo". Un frutto dell'incontro del 20 giugno 2026
- Allegato quarto: Un gioco giocato nell'incontro del 13 giugno 2026
- Allegato quinto: Ernesto Cardenal, "Orazione per Marilyn Monroe". Un testo letto, tradotto e commentato nell'incontro del 6 giugno 2026
- Allegato sesto: Attraverso alcune fotografie di maestre una riflessione nell'incontro del 30 maggio 2026
- Allegato settimo: Un gioco giocato nell'incontro del 23 maggio 2026
- Allegato ottavo: Alcune poesie in ricordo di Vito Ferrante scritte come esito degli incontri di maggio e di giugno 2026
- Allegato nono: Alcuni testi di Primo Levi letti o citati nel corso degli incontri tra maggio e luglio 2026
- Allegato decimo: L'attestato rilasciato a tutte le persone partecipanti al gioco "Ascolta una cantante che amiamo"
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
Viterbo, 9 luglio 2026
Mittenti: le amiche e gli amici di Vito Ferrante, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
* * *
Allegato primo: Un gioco proposto da Roberto nell'incontro del 4 luglio 2026
La proposta e' quella di anagrammare la sigla "Afesopsit" e ricavarne una parola o una frase di senso compiuto, o una sonorita' affine a una parola o a una frase riconoscibile.
La sigla Afesopsit sta per "Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", la storica associazione di solidarieta' fondata dall'indimenticabile Vito Ferrante che ne continua l'impegno.
Si riunisce ogni sabato presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo, per consumare il pranzo in comune e poi proseguire nel pomeriggio con un incontro di riflessione, di studio, di gioco, di convivialita'.
L'anagramma e' uno dei giochi linguistici ed enigmistici piu' antichi e famosi; consiste nello spostare le lettere di una parola cosi' da formare un'altra parola (o una frase) con un diverso significato; ad esempio: spostando le lettere della parola Roma si possono ricavare le parole Amor, Armo, Mora, Orma, Ramo...
* * *
Allegato secondo: Tre schede (scritte e gia' usate tanti anni fa che forse ci possono essere ancora utili) utilizzate nell'incontro del 27 giugno 2026
Scheda prima: "come si parla in pubblico senza farsi del male"
1. Parlare e ascoltare e' l'attivita' delle persone che si incontrano e si riconoscono reciprocamente la dignita' di esseri umani, quindi:
- piu' parli tu e meno possono parlare gli altri: parla poco, ascolta molto;
- concentrati sull'essenziale: di' solo le cose di cui sei sicuro e che ti sembrano importanti sia per te che per chi ti ascolta;
- rispetta gli altri, se tu rispetti gli altri, e' piu' probabile che gli altri rispetteranno te;
- quando c'e' un'incomprensione:
a) non dire "Non hai capito", di' "Forse non mi sono espresso bene";
b) non dire "Non si capisce niente di quello che dici", di' "Forse non ho capito bene";
c) non dire "Tu dici solo sciocchezze", di' "Credo di non essere d'accordo su alcune cose che hai detto".
2. La comunicazione e' un'attivita' umana, che coinvolge tutta la persona:
- la parola
- l'intonazione
- il volto
- il corpo e la sua postura
- i gesti
3. La comunicazione e' un'azione complessa, composta da molti elementi:
- il messaggio
- l'emittente
- il ricevente
- il canale
- il codice
- il feedback
4. Un messaggio si compone sempre di tre elementi:
- il contenuto
- la forma
- la relazione
5. Parlare lentamente (si ha piu' tempo per pensare e si da' a chi ascolta piu' tempo per capire)
6. Respirare regolarmente (favorisce il controllo delle emozioni)
7. guardare negli occhi la persona o le persone alle quali si parla (e' l'unico modo per accorgersi se quello che si dice e' comprensibile)
8. Ricordarsi che la voce e' uno strumento musicale: occorre suonarlo bene
9. Le tecniche della retorica classica
- inventio = trovare, ideare le cose da dire (bisogna avere qualcosa da dire)
- dispositio = la disposizione, l'architettura del discorso (un discorso deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine)
- elocutio = l'abbellimento del discorso (se un discorso e' brutto e noioso, sembra anche sbagliato)
- memoria = ricordarsi le cose (occorre ricordare cosa si vuol dire; la memoria va tenuta in allenamento)
- actio = agire, ovvero recitare il discorso (un discorso in pubblico e' una "rappresentazione", ovvero richiede una "esecuzione" come se si fosse degli artisti della voce e del movimento del corpo, ovvero dei cantanti e degli attori)
10. Rispettare chi ci ascolta, adeguare il nostro modo di parlare affinche' sia comprensibile, e soprattutto non alzare la voce e non dare ordini, non interrompere mai chi sta parlando, non dire mai parolacce, non offendere mai le persone: chi ci ascolta permette che le nostre parole entrino nelle sue orecchie, quindi stiamo attenti a non insozzarle con il turpiloquio e con le offese.
*
Scheda seconda: "come scrivere un comunicato-stampa che abbia qualche possibilita' di essere letto"
1. Abbi qualcosa di importante da dire
2. Parla di una cosa sola per volta (un comunicato deve avere un unico argomento)
3. Sii comprensibile
- scrivi frasi brevi;
- scrivi in modo semplice;
- usa parole che tutti capiscono;
- usa frasi chiare;
- non offendere mai le persone;
- di cio' di cui parli ricordati di scrivere: chi, che cosa, quando, dove, perche'.
4. Un comunicato deve contenere:
- un titolo breve che indichi precisamente l'argomento (per esempio: lungo da due a sette parole)
- eventualmente un sottotitolo un po' piu' lungo che riassuma il contenuto (per esempio: lungo da cinque a quindici parole)
- un testo essenziale (per esempio: tre-quattro frasi di non piu' di due-cinque righe per frase)
- la firma precisa e per esteso
- la data del giorno in cui viene diffuso
- il recapito postale, telefonico ed e-mail (ed eventualmente anche il sito web) del mittente
5. Il comunicato va inviato per posta elettronica sia ai mezzi d'informazione, sia alle persone (e anche alle associazioni, istituzioni, etc.) che si ritiene possano essere interessate a leggerlo.
6. Prima di diffondere il comunicato deve essere riletto almeno tre volte (possibilmente farlo leggere anche da una o due persone diverse da chi lo ha scritto). Piu' volte si rilegge e si corregge, piu' migliora.
*
Scheda terza: "una questione di democrazia, ovvero di giustizia e liberta'"
1. Non mentire: chi mente offende e umilia le persone in cio' che e' piu' proprio di un essere umano: la capacita' di capire.
2. Il segreto e' incompatibile con la democrazia.
3. Almeno tra noi che vogliamo lottare per il bene comune e i diritti umani di tutti gli esseri umani adottiamo dei comportamenti di rispetto, di ascolto e di aiuto reciproco.
4. Quando una persona parla, le altre ascoltano.
5. Chi e' piu' timido, va ascoltato di piu'.
6. Non dobbiamo avere paura di dire che ci sono cose che non sappiamo. Chi fa una domanda, fa del bene a tutti.
7. "Si puo' sempre dire un si' o un no" (Hannah Arendt)
8. Prendiamo le decisioni col metodo del consenso: ovvero facciamo solo le cose su cui tutte le persone presenti sono d'accordo.
9. Chi sa, ascolti.
10. Chi sa fare una cosa, aiuti le altre persone ad imparare a farla anche loro.
11. Giustizia e liberta' cominciano dalla condivisione.
* * *
Allegato terzo: "Alcune cantanti che amiamo". Un frutto dell'incontro del 20 giugno 2026
Alcune cantanti liriche
Cecilia Bartoli
Cathy Berberian
Montserrat Caballe'
Maria Callas
Diana Damrau
Danielle de Niese
Natalie Dessay
Elina Garanca
Anna Moffo
Anna Netrebko
Patricia Petibon
Renata Tebaldi
*
Alcune cantanti jazz
Betty Carter
Ella Fitzgerald
Aretha Franklin
Billie Holiday
Mahalia Jackson
Abbey Lincoln
Hazel Scott
Nina Simone
Bessie Smith
Sarah Vaughan
Dinah Washington
Cassandra Wilson
*
Alcune cantanti folk
Joan Armatrading
Joan Baez
Caterina Bueno
Maria Carta
Tracy Chapman
Teresa De Sio
Roberta Flack
Miriam Makeba
Giovanna Marini
Nelly Omar
Violeta Parra
Amalia Rodrigues
*
Alcune cantanti rock
Beyonce'
Debbie Harry
Janis Joplin
Annie Lennox
Fiorella Mannoia
Joni Mitchell
Alanis Morissette
Gianna Nannini
Dolores O'Riordan
Skin
Patti Smith
Lucinda Williams
* * *
Allegato quarto: Un gioco giocato nell'incontro del 13 giugno 2026
Nell'incontro del 13 giugno 2026 abbiamo giocato un gioco basato sulla fiducia e sull'ascolto reciproco.
La descrizione riassuntiva che segue e' stata messa per iscritto alcuni giorni dopo da una delle persone partecipanti, sulla base di quello che ancora ricordava (e' probabile che altre persone ricordino cose diverse).
*
Stando seduti in cerchio (piu' o meno), e parlando a turno facendo il giro, ogni persona ha detto i nomi di tre persone che apprezzava particolarmente (potendo scegliere tra persone famose di ogni paese e di ogni epoca, persone che conosceva o che gli erano particolarmente vicine e care, o anche personaggi di opere di fantasia), mentre le altre persone la ascoltavano in silenzio, con attenzione, senza interromperla e senza commentare le sue idee (questa l'idea originaria, ma talvolta invece vi sono stati dialoghi a piu' voci).
Ogni persona era libera di esprimersi come preferiva, di esprimere un sentimento profondo o di dare una risposta spiritosa o di "passare" (cioe' non rispondere).
*
Dopo il primo giro e' stato proposto di farne un secondo, proponendo di indicare altre tre persone, e stavolta chiedendo che fossero solo donne (nel primo giro erano emersi piu' nomi di uomini che di donne, e su questo si e' anche condivisa una specifica riflessione sull'oppressione di genere nel corso della storia e ancora oggi).
Insieme all'enunciazione dei nomi, e alla descrizione dei motivi dell'apprezzamento, sono state anche lette le poesie dedicate a Vito Ferrante che erano state scritte da alcune delle persone partecipanti (il sabato precedente si era infatti proposto di scrivere delle poesie a Vito dedicate ed alcune persone lo hanno fatto, mentre altre si ripromettono di farlo di qui al prossimo sabato).
*
Nel corso della conversazione in cui tutte le persone presenti hanno preso a turno la parola e' anche avvenuto spontaneamente che si potesse parlare delle proprie esperienze e riflessioni, condividere preoccupazioni e speranze, proporre idee e iniziative, dialogare con ragionamenti profondi ed altrettanto profonda emozione, ogni persona appoggiandosi al sostegno di tutte le altre.
*
Ancora una volta si e' quindi sperimentata la possibilita' reale di ascoltare ed essere ascoltati, di comprendersi reciprocamente, di parlare senza la paura di non essere capiti, di sentirsi accolti nella propria liberta' di avere opinioni diverse, di prestare attenzione alle parole, ai ragionamenti e ai sentimenti delle altre persone presenti su un piano di eguaglianza, rispetto e gentilezza, stima reciproca, affettuosa solidarieta'.
* * *
Allegato quinto: Ernesto Cardenal, "Orazione per Marilyn Monroe". Un testo letto, tradotto e commentato nell'incontro del 6 giugno 2026
[Nel corso dell'incontro abbiamo utilizzato il testo in lingua originale contenuto in Ernesto Cardenal - Dorothee Soelle, Oracion por Marilyn Monroe, Editorial Nueva Nicaragua - Ediciones Monimbo, Managua 1986, traducendolo all'impronta]
Signore
accogli questa ragazza
conosciuta in tutto il mondo
con il nome di Marilyn Monroe
anche se questo non era il suo vero nome
(ma Tu conosci il suo vero nome,
quello della piccola orfana violentata a nove anni
e della giovane commessa di negozio
che a sedici anni
aveva desiderato uccidersi)
e che ora si presenta dinanzi a Te
senza nessun maquillage
senza il suo addetto stampa
senza fotografi
e senza firmare autografi
sola come un astronauta
di fronte alla notte spaziale.
Lei sogno'
quando era bambina
di trovarsi nuda in una chiesa
(secondo quanto racconta il "Time")
dinanzi a una moltitudine prosternata
con le teste che toccavano il suolo
e lei doveva camminare in punta di piedi
per non calpestare le teste.
Tu conosci
i nostri sogni
meglio degli psichiatri.
Chiesa, casa, caverna,
sono la sicurezza
del seno materno
ma anche qualcosa di piu' di questo...
Le teste sono gli ammiratori,
e' chiaro
(la massa di teste nell'oscurita'
sotto il fascio di luce).
Ma il tempio
non sono gli studios della 20th Century-Fox.
Il tempio
– di marmo e oro –
e' il tempio
del suo corpo
in cui sta il Figlio dell’Uomo
con una frusta in mano
che scaccia i mercanti
della 20th Century-Fox
che fecero della Tua casa di preghiera
una spelonca di ladroni.
Signore
in questo mondo contaminato
di peccati e di radioattivita'
Tu non incolperai soltanto
una giovane commessa di negozio
che come ogni giovane commessa di negozio
sogno' di essere una stella del cinema.
E il suo sogno
fu realta'
(ma come la realta'
del technicolor).
Lei non fece altro che agire
secondo il copione che le demmo
- quello delle nostre stesse vite -
ed era un copione assurdo.
Perdonala Signore
e perdona anche noi
per la nostra 20th Century
per questa Colossal Super-Produzione
nella quale tutti abbiamo lavorato.
Lei aveva fame di amore
e noi le offrimmo tranquillanti.
Per la tristezza di non essere santi
le si raccomando' la psicoanalisi.
Ricorda Signore
la sua crescente paura
davanti alla macchina da presa
e l’odio per il maquillage
– tuttavia insistendo a rifarsi il trucco
ad ogni scena -
e come si andava facendo piu' grande l'orrore
e piu' grande la mancanza di puntualita'
nel recarsi agli studios.
Come ogni giovane commessa di negozio
sogno' di essere una stella del cinema.
E la sua vita fu irreale come un sogno
che uno psichiatra
interpreta e archivia.
I suoi amori romantici furono un bacio
con gli occhi chiusi
che quando si aprono gli occhi
si scopre che era sotto i riflettori
e spengono i riflettori
e smontano le due pareti della stanza
(era un set cinematografico)
mentre il regista
si allontana con la sua agenda
perche' la scena e' stata ormai girata.
O come un viaggio in yacht,
un bacio a Singapore,
un ballo a Rio,
il ricevimento nel palazzo del Duca e della Duchessa di Windsor
visti dalla stanzetta
dell’appartamento miserabile.
La pellicola termino'
senza il bacio finale.
La trovarono morta
nel suo letto
con la mano sul telefono.
E gli investigatori non seppero
chi stava cercando di chiamare.
Fu come qualcuno che ha fatto il numero
dell’unica voce amica
e sente soltanto la voce di un disco che gli dice:
"il numero chiamato e' inesistente".
O come qualcuno
che ferito dai gangsters
allunga la mano a un telefono
e quel telefono e' disconnesso.
Signore
chiunque fosse la persona
che lei cercava di chiamare
e non chiamo'
(e forse non era nessuno
o era Qualcuno
il cui numero non si trova
sull'elenco telefonico di Los Angeles)
rispondi Tu al telefono
* * *
Allegato sesto: Attraverso alcune fotografie di maestre una riflessio ne nell'incontro del 30 maggio 2026
Attraverso una serie di fotografie sono state raccontate alcune figure di donne ispiratrici dell'impegno di pace e di solidarieta', come Franca Ongaro Basaglia, Mahsa Amini, Rosa Luxemburg, Virginia Woolf, Simone Weil, Hannah Arendt, Lidia Menapace.
E' stato messo in evidenza che essendo la violenza maschile contro le donne la prima radice e il primo modello di tutte le altre violenze, e' necessario un impegno comune per far cessare questa violenza poiche' l'intera umanita' non sara' libera finche' questa violenza perdura.
* * *
Allegato settimo: Un gioco giocato nell'incontro del 23 maggio 2026
Nell'incontro del 23 maggio 2026 abbiamo giocato un gioco basato sulla fiducia e sull'ascolto reciproco.
La descrizione riassuntiva che segue e' stata messa per iscritto da una delle persone partecipanti solo diversi giorni dopo, sulla base di quello che ancora ricordava (e' probabile che altre persone ricordino cose diverse).
*
Stando seduti in cerchio (piu' o meno), e parlando a turno facendo il giro, ogni persona ha detto cosa pensava riguardo a una domanda, mentre le altre persone la ascoltavano in silenzio, con attenzione, senza interromperla e senza commentare le sue idee.
Ogni persona era libera di esprimersi come preferiva, di esprimere un sentimento profondo o di dare una risposta spiritosa o di "passare" (cioe' non rispondere).
*
1. Nel primo giro, la domanda era: tre ragioni per cui vale la pena vivere
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- le nostre relazioni umane, le persone che contano per noi
- la bellezza del mondo e della vita
- le esperienze significative che abbiamo fatto (viaggi, incontri...)
- il desiderio di fare il bene
*
2. Nel secondo giro, la domanda era: tre cose che proprio non sopporto
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- l'arroganza, la prepotenza
- l'indifferenza di fronte al dolore degli altri
- non essere ascoltati, non essere rispettati, non essere riconosciuti come persone
- la guerra e tutte le violenze
*
3. Nel terzo giro, la domanda era: tre significati di questo gioco
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- Ascoltarci
- Comprenderci
- Dire liberamente le cose che vogliamo dire
- Provare a parlarci senza essere fraintesi
- Poter dire cose che ci stanno a cuore
- prestare attenzione alle parole e ai sentimenti delle altre persone
* * *
Allegato ottavo: Alcune poesie in ricordo di Vito Ferrante scritte come esito degli incontri di maggio e di giugno 2026
Cristiano ricorda Vito
Lassu' brilla una stella che ha battuto e combattuto per gli ultimi... per i piu' indifesi.
Grazie di tutto, Vito.
Non ti dimenticheremo mai.
Cristiano
*
Doria ricorda Vito
Questo e' il mio pensiero su papa' Vito.
Ciao papi
Non sento la tua mancanza
Perche' avverto la tua presenza
E per conseguenza
Per me e' abbastanza
Ciao
Doria
*
Erina ricorda Vito
Ricordando Vito
Con le mani e con il cuore ha saputo costruire opere di scultura, natura e amore.
Maestro e padre di giustizia e liberta' ha tracciato un solco nel suo cammino lasciando il passo a chi sempre ha creduto in lui.
*
Nel solco che hai lasciato nel cuore di chi hai aiutato e amato e con te ha camminato continuera' a germogliare l'amore che hai seminato.
*
Mani grandi e forti ma care e tenere quando asciugavi le lacrime del dolore di chi era solo e dimenticato.
Erina
*
Fiammetta ricorda Vito
Vito, tu hai preso la decisione piu' difficile:
farti carico del peso altrui,
essere voce per chi non ha piu' parole,
forza per chi teme il buio.
Tu che sapevi opporti alle ingiustizie con la dignita' dei giusti,
cosi' gentile in ogni tuo gesto,
sei riuscito a portare la luce,
laddove la gente dimenticava la speranza.
Quella luce che oggi ci accompagna sempre,
quella luce che non andra' mai persa.
Non hai mai cercato palcoscenici, anche se li avresti meritati piu' di tutti!
Adoravi immergerti nella natura, in quei luoghi che ti rendevano cosi' felice,
amavi parlare della tua dolce famiglia, dei tuoi ragazzi e raccontarci storie di vita...
ogni tua parola era un insegnamento.
Tu, che trovavi angoli di mondo da rammendare,
mani da stringere senza neppure chiedere il nome,
diritti da difendere, persone da proteggere, vite da salvare.
Solo sentire il tuo nome dava e da' oggi coraggio.
Lo sappiamo che sei sempre qui con noi, non ci hai mai abbandonato,
no, certo, tu non lo faresti mai!
Sarai sempre nei luoghi che hai amato,
nella dignita' di chi hai aiutato a sollevarsi,
nelle lotte che hai combattuto,
nella giustizia che hai seminato, nelle persone che hai amato.
La terra che hai lavorato oggi e' piu' fertile,
e noi non possiamo che ringraziarti ogni giorno, caro Vito,
perche' quello che hai seminato sara' nostro per sempre.
Grazie VITO
Fiammetta
*
Roberto ricorda Vito
Caro Presidente,
in fattoria non manca niente
quando ci vediamo il sabato, tu sei presente.
Spero un giorno di vedere
un viale con il nome di "Ferrante",
con tanti alberi da frutta
per dirti, ce l'abbiamo messa tutta.
Grazie per avermi accolto...
ero un po' storto.
Ciao Vito
Roberto
*
Osvaldo Caffianchi ricorda Vito Ferrante
No, non sapeva cosa fosse il sonno
tu lo chiamavi e subito accorreva
era una fiamma che sempre splendeva
era un fratello un padre un figlio un nonno.
No, non riusciva a stare mani in mano
sempre qualcosa la doveva fare
e quella cosa sempre era aiutare
chi era vicino e chi era lontano.
No, non e' vero che ci abbia lasciato
la gente come lui non va mai via
resta a lottare sia quello che sia
finche' nessuno piu' sia abbandonato.
*
Omero Dellistorti ricorda Vito Ferrante
Di Vito io mi ricordo queste cose
che amava la natura e le persone
che tutti avessero il pane e le rose
che prevalesse il cuore e la ragione.
A chi aveva piaghe dolorose
prestava ascolto e aiuto e l'attenzione
che sana le ferite silenziose
e illumina e guarisce l'afflizione.
Del suo dolore seppe far strumento
di solidarieta' liberatrice
soffriva e non emise mai un lamento
sapeva far felice l'infelice
era un antifascista e un nonviolento
di verita' e giustizia fu radice.
* * *
Allegato nono: Alcuni testi di Primo Levi letti o citati nel corso degli incontri tra maggio e luglio 2026
Primo Levi: Shema'
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre Se questo e' un uomo), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 525]
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo e' un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si' o per un no.
Considerate se questa e' una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu' forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo e' stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
10 gennaio 1946
*
Primo Levi: Alzarsi
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre La tregua), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 526]
Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finche' suonava breve sommesso
Il comando dell'alba:
"Wstawac":
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre e' sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
E' tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
"Wstawac".
11 gennaio 1946
*
Primo Levi: Si immagini ora un uomo...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 21]
Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sara' un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignita' e discernimento, poiche' accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potra' a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinita' umana; nel caso piu' fortunato, in base ad un puro giudizio di utilita'. Si comprendera' allora il duplice significato del termine "Campo di annientamento"...
*
Primo Levi: Che appunto perche'...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 35]
Che appunto perche' il Lager e' una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si puo' sopravvivere, e percio' si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere e' importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civilta'. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facolta' ci e' rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perche' e' l'ultima: la facolta' di negare il nostro consenso.
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Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 205-206]
La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla (...).
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi (...).
Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pieta', da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volonta' buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.
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Primo Levi: Hurbinek
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 216]
Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senzanome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek mori' ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole.
*
Primo Levi: Approdo
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 542]
Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro se' mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati;
E siede e beve all'osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si e' tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme ne' spera ne' aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.
10 settembre 1964
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Primo Levi: La bambina di Pompei
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 549]
Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.
20 novembre 1978
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Primo Levi: Non ci sono demoni...
[Da Primo Levi, La ricerca delle radici, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 1519]
Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che e' senza ritorno.
*
Primo Levi: Partigia
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 561]
Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
Quelli che restano hanno i capelli bianchi
E raccontano ai figli dei figli
Come, al tempo remoto delle certezze,
Hanno rotto l'assedio dei tedeschi
La' dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
Altri rosicchiano la pensione dell'Inps
O si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
Con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sara' duro,
Ci sara' duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
Diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
Perche' nell'alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,
Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
La mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e' mai finita.
23 luglio 1981
*
Primo Levi: Il superstite
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 576]
a B. V.
Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'e'.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno e' morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non e' mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".
4 febbraio 1984
*
Primo Levi: Contro il dolore
[Da Primo Levi, L'altrui mestiere, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 675]
E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed e' strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi.
*
Primo Levi: Canto dei morti invano
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 615]
Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perche' siamo i vinti.
Invulnerabili perche' gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finche' la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.
14 gennaio 1985
*
Primo Levi: Agli amici
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623]
Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purche' fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d'un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo
Prima che s'indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
Dell'amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l'augurio sommesso
Che l'autunno sia lungo e mite.
16 dicembre 1985
*
Primo Levi: La vergogna del mondo
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1157-1158]
E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il "partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.
*
Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1149-1150]
L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti e' estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre piu' estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni (...).
Per noi, parlare con i giovani e' sempre piu' difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perche' inaspettato, non previsto da nessuno. E' avvenuto contro ogni previsione; e' avvenuto in Europa; incredibilmente, e' avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler e' stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo: questo e' il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
*
Primo Levi: Al visitatore
[Da Primo Levi, testo pubblicato per l'inaugurazione del Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti, poi in Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 1335-1336]
La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non puo' essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere del Lavoro nell'Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. E' vecchia sapienza, e gia' cosi' aveva ammonito Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza e' un seme che non si estingue.
E' triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia e' nato in Italia. E' il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della "vittoria mutilata", ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estendera', il culto dell'uomo provvidenziale, l'entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all'arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, e' nato in Italia, prima che altrove, l'antifascismo. Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall'invasore nazionalsocialista.
E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell'inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.
Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione cosi' vicina.
La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le citta' italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell'Italia fascista, costretta all'antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalita' del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati.
C'erano bambini fra noi, molti, e c'erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, e' stata la stessa per tutti. Non era mai successo, neppure nei secoli piu' oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli di cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che e' stato civile, e che civile e' ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo.
In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si e' toccato il fondo delle barbarie. Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, ne' domani ne' mai.
* * *
Allegato decimo: L'attestato rilasciato a tutte le persone partecipanti al gioco "Ascolta una cantante che amiamo"
Incontri in memoria di Vito Ferrante
promossi dall'Associazione familiari e sostenitori
sofferenti psichici della Tuscia
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
attestano che
..................................................
ha dato prova di generosita',
di gentilezza d'animo
e di amore per la musica
Viterbo, presso la Fattoria di Alice, 27 giugno 2026
3. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 85 del 10 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 85 del 10 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. I potenti comandano di fare la guerra
2. Sabato 11 luglio alla "Fattoria di Alice" nell'incontro settimanale dell'Afesopsit si ricorda un anniversario importante per la Viterbo popolare e solidale
3. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. I POTENTI COMANDANO DI FARE LA GUERRA
I potenti comandano di fare la guerra. La povera gente muore.
I mass-media normalizzano la guerra. La povera gente muore.
Gli imprenditori intraprendenti fanno affari con la guerra. La povera gente muore.
*
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
*
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. SABATO 11 LUGLIO ALLA "FATTORIA DI ALICE" NELL'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT SI RICORDA UN ANNIVERSARIO IMPORTANTE PER LA VITERBO POPOLARE E SOLIDALE
Sabato 11 luglio 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo.
*
Dopo la condivisione del pasto - importante momento di vicinanza empatica ed appassionato dialogo - l'incontro proseguira' nel pomeriggio (con inizio all'incirca alle ore 14) con l'abituale vivace esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti - occasionali o abituali - che hanno piacere di condividere il "colloquio corale" nel corso del quale si intrecciano storie di vita, letture e scritture di poesia, analisi approfondite di fondamentali questioni morali e civili, presentazione della figura e dell'opera di grandi personalita' della cultura (in particolare di maestre del pensiero filosofico, dell'arte, della letteratura, della musica e dell'impegno di solidarieta' e di liberazione).
*
Ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
*
Questo sabato ricorre l'anniversario della nascita del centro sociale "Valle Faul" avvenuta l'11 luglio 1993 nell'area da decenni abbandonata dell'ex-gazometro di Viterbo, nascita che avvenne con la fondamentale partecipazione di Alfio Pannega, il poeta antifascista nonviolento voce e simbolo del popolo viterbese di cui lo scorso anno e' stato celebrato il centenario della nascita.
Quell'esperienza sara' ricordata con le testimonianze dirette di alcune persone che vi presero parte fin dal primo giorno.
A quell'esperienza di solidarieta' realizzata a Valle Faul, che - secondo le parole di uno dei partecipanti, che sara' presente all'incontro di sabato - consistette nel "dare un tetto e un pasto a chiunque avesse bisogno di aiuto", diede piu' volte il suo generoso sostegno anche Vito Ferrante, e non casualmente le persone che hanno preso parte all'esperienza del centro sociale Valle Faul hanno partecipato a molte iniziative promosse da Vito Ferrante e dall'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", cosi' come non casualmente nel corso del 2025 le frequenti ed impegnative riunioni organizzative per le commemorazioni del centenario di Alfio Pannega si sono tenute presso la "Fattoria di Alice"", sempre generosamente ospitate dall'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia".
*
Ci vediamo quindi questo sabato, come ogni sabato, alla "Fattoria di Alice". Ogni persona e' benvenuta.
*
Alleghiamo in calce alcuni dei materiali dei precedenti incontri dell'Afesopsit delle scorse settimane:
- Allegato primo: Un gioco proposto da Roberto nell'incontro del 4 luglio 2026
- Allegato secondo: Tre schede (scritte e gia' usate tanti anni fa che forse ci possono essere ancora utili) utilizzate nell'incontro del 27 giugno 2026
- Allegato terzo: "Alcune cantanti che amiamo". Un frutto dell'incontro del 20 giugno 2026
- Allegato quarto: Un gioco giocato nell'incontro del 13 giugno 2026
- Allegato quinto: Ernesto Cardenal, "Orazione per Marilyn Monroe". Un testo letto, tradotto e commentato nell'incontro del 6 giugno 2026
- Allegato sesto: Attraverso alcune fotografie di maestre una riflessione nell'incontro del 30 maggio 2026
- Allegato settimo: Un gioco giocato nell'incontro del 23 maggio 2026
- Allegato ottavo: Alcune poesie in ricordo di Vito Ferrante scritte come esito degli incontri di maggio e di giugno 2026
- Allegato nono: Alcuni testi di Primo Levi letti o citati nel corso degli incontri tra maggio e luglio 2026
- Allegato decimo: L'attestato rilasciato a tutte le persone partecipanti al gioco "Ascolta una cantante che amiamo"
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
Viterbo, 9 luglio 2026
Mittenti: le amiche e gli amici di Vito Ferrante, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
* * *
Allegato primo: Un gioco proposto da Roberto nell'incontro del 4 luglio 2026
La proposta e' quella di anagrammare la sigla "Afesopsit" e ricavarne una parola o una frase di senso compiuto, o una sonorita' affine a una parola o a una frase riconoscibile.
La sigla Afesopsit sta per "Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", la storica associazione di solidarieta' fondata dall'indimenticabile Vito Ferrante che ne continua l'impegno.
Si riunisce ogni sabato presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo, per consumare il pranzo in comune e poi proseguire nel pomeriggio con un incontro di riflessione, di studio, di gioco, di convivialita'.
L'anagramma e' uno dei giochi linguistici ed enigmistici piu' antichi e famosi; consiste nello spostare le lettere di una parola cosi' da formare un'altra parola (o una frase) con un diverso significato; ad esempio: spostando le lettere della parola Roma si possono ricavare le parole Amor, Armo, Mora, Orma, Ramo...
* * *
Allegato secondo: Tre schede (scritte e gia' usate tanti anni fa che forse ci possono essere ancora utili) utilizzate nell'incontro del 27 giugno 2026
Scheda prima: "come si parla in pubblico senza farsi del male"
1. Parlare e ascoltare e' l'attivita' delle persone che si incontrano e si riconoscono reciprocamente la dignita' di esseri umani, quindi:
- piu' parli tu e meno possono parlare gli altri: parla poco, ascolta molto;
- concentrati sull'essenziale: di' solo le cose di cui sei sicuro e che ti sembrano importanti sia per te che per chi ti ascolta;
- rispetta gli altri, se tu rispetti gli altri, e' piu' probabile che gli altri rispetteranno te;
- quando c'e' un'incomprensione:
a) non dire "Non hai capito", di' "Forse non mi sono espresso bene";
b) non dire "Non si capisce niente di quello che dici", di' "Forse non ho capito bene";
c) non dire "Tu dici solo sciocchezze", di' "Credo di non essere d'accordo su alcune cose che hai detto".
2. La comunicazione e' un'attivita' umana, che coinvolge tutta la persona:
- la parola
- l'intonazione
- il volto
- il corpo e la sua postura
- i gesti
3. La comunicazione e' un'azione complessa, composta da molti elementi:
- il messaggio
- l'emittente
- il ricevente
- il canale
- il codice
- il feedback
4. Un messaggio si compone sempre di tre elementi:
- il contenuto
- la forma
- la relazione
5. Parlare lentamente (si ha piu' tempo per pensare e si da' a chi ascolta piu' tempo per capire)
6. Respirare regolarmente (favorisce il controllo delle emozioni)
7. guardare negli occhi la persona o le persone alle quali si parla (e' l'unico modo per accorgersi se quello che si dice e' comprensibile)
8. Ricordarsi che la voce e' uno strumento musicale: occorre suonarlo bene
9. Le tecniche della retorica classica
- inventio = trovare, ideare le cose da dire (bisogna avere qualcosa da dire)
- dispositio = la disposizione, l'architettura del discorso (un discorso deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine)
- elocutio = l'abbellimento del discorso (se un discorso e' brutto e noioso, sembra anche sbagliato)
- memoria = ricordarsi le cose (occorre ricordare cosa si vuol dire; la memoria va tenuta in allenamento)
- actio = agire, ovvero recitare il discorso (un discorso in pubblico e' una "rappresentazione", ovvero richiede una "esecuzione" come se si fosse degli artisti della voce e del movimento del corpo, ovvero dei cantanti e degli attori)
10. Rispettare chi ci ascolta, adeguare il nostro modo di parlare affinche' sia comprensibile, e soprattutto non alzare la voce e non dare ordini, non interrompere mai chi sta parlando, non dire mai parolacce, non offendere mai le persone: chi ci ascolta permette che le nostre parole entrino nelle sue orecchie, quindi stiamo attenti a non insozzarle con il turpiloquio e con le offese.
*
Scheda seconda: "come scrivere un comunicato-stampa che abbia qualche possibilita' di essere letto"
1. Abbi qualcosa di importante da dire
2. Parla di una cosa sola per volta (un comunicato deve avere un unico argomento)
3. Sii comprensibile
- scrivi frasi brevi;
- scrivi in modo semplice;
- usa parole che tutti capiscono;
- usa frasi chiare;
- non offendere mai le persone;
- di cio' di cui parli ricordati di scrivere: chi, che cosa, quando, dove, perche'.
4. Un comunicato deve contenere:
- un titolo breve che indichi precisamente l'argomento (per esempio: lungo da due a sette parole)
- eventualmente un sottotitolo un po' piu' lungo che riassuma il contenuto (per esempio: lungo da cinque a quindici parole)
- un testo essenziale (per esempio: tre-quattro frasi di non piu' di due-cinque righe per frase)
- la firma precisa e per esteso
- la data del giorno in cui viene diffuso
- il recapito postale, telefonico ed e-mail (ed eventualmente anche il sito web) del mittente
5. Il comunicato va inviato per posta elettronica sia ai mezzi d'informazione, sia alle persone (e anche alle associazioni, istituzioni, etc.) che si ritiene possano essere interessate a leggerlo.
6. Prima di diffondere il comunicato deve essere riletto almeno tre volte (possibilmente farlo leggere anche da una o due persone diverse da chi lo ha scritto). Piu' volte si rilegge e si corregge, piu' migliora.
*
Scheda terza: "una questione di democrazia, ovvero di giustizia e liberta'"
1. Non mentire: chi mente offende e umilia le persone in cio' che e' piu' proprio di un essere umano: la capacita' di capire.
2. Il segreto e' incompatibile con la democrazia.
3. Almeno tra noi che vogliamo lottare per il bene comune e i diritti umani di tutti gli esseri umani adottiamo dei comportamenti di rispetto, di ascolto e di aiuto reciproco.
4. Quando una persona parla, le altre ascoltano.
5. Chi e' piu' timido, va ascoltato di piu'.
6. Non dobbiamo avere paura di dire che ci sono cose che non sappiamo. Chi fa una domanda, fa del bene a tutti.
7. "Si puo' sempre dire un si' o un no" (Hannah Arendt)
8. Prendiamo le decisioni col metodo del consenso: ovvero facciamo solo le cose su cui tutte le persone presenti sono d'accordo.
9. Chi sa, ascolti.
10. Chi sa fare una cosa, aiuti le altre persone ad imparare a farla anche loro.
11. Giustizia e liberta' cominciano dalla condivisione.
* * *
Allegato terzo: "Alcune cantanti che amiamo". Un frutto dell'incontro del 20 giugno 2026
Alcune cantanti liriche
Cecilia Bartoli
Cathy Berberian
Montserrat Caballe'
Maria Callas
Diana Damrau
Danielle de Niese
Natalie Dessay
Elina Garanca
Anna Moffo
Anna Netrebko
Patricia Petibon
Renata Tebaldi
*
Alcune cantanti jazz
Betty Carter
Ella Fitzgerald
Aretha Franklin
Billie Holiday
Mahalia Jackson
Abbey Lincoln
Hazel Scott
Nina Simone
Bessie Smith
Sarah Vaughan
Dinah Washington
Cassandra Wilson
*
Alcune cantanti folk
Joan Armatrading
Joan Baez
Caterina Bueno
Maria Carta
Tracy Chapman
Teresa De Sio
Roberta Flack
Miriam Makeba
Giovanna Marini
Nelly Omar
Violeta Parra
Amalia Rodrigues
*
Alcune cantanti rock
Beyonce'
Debbie Harry
Janis Joplin
Annie Lennox
Fiorella Mannoia
Joni Mitchell
Alanis Morissette
Gianna Nannini
Dolores O'Riordan
Skin
Patti Smith
Lucinda Williams
* * *
Allegato quarto: Un gioco giocato nell'incontro del 13 giugno 2026
Nell'incontro del 13 giugno 2026 abbiamo giocato un gioco basato sulla fiducia e sull'ascolto reciproco.
La descrizione riassuntiva che segue e' stata messa per iscritto alcuni giorni dopo da una delle persone partecipanti, sulla base di quello che ancora ricordava (e' probabile che altre persone ricordino cose diverse).
*
Stando seduti in cerchio (piu' o meno), e parlando a turno facendo il giro, ogni persona ha detto i nomi di tre persone che apprezzava particolarmente (potendo scegliere tra persone famose di ogni paese e di ogni epoca, persone che conosceva o che gli erano particolarmente vicine e care, o anche personaggi di opere di fantasia), mentre le altre persone la ascoltavano in silenzio, con attenzione, senza interromperla e senza commentare le sue idee (questa l'idea originaria, ma talvolta invece vi sono stati dialoghi a piu' voci).
Ogni persona era libera di esprimersi come preferiva, di esprimere un sentimento profondo o di dare una risposta spiritosa o di "passare" (cioe' non rispondere).
*
Dopo il primo giro e' stato proposto di farne un secondo, proponendo di indicare altre tre persone, e stavolta chiedendo che fossero solo donne (nel primo giro erano emersi piu' nomi di uomini che di donne, e su questo si e' anche condivisa una specifica riflessione sull'oppressione di genere nel corso della storia e ancora oggi).
Insieme all'enunciazione dei nomi, e alla descrizione dei motivi dell'apprezzamento, sono state anche lette le poesie dedicate a Vito Ferrante che erano state scritte da alcune delle persone partecipanti (il sabato precedente si era infatti proposto di scrivere delle poesie a Vito dedicate ed alcune persone lo hanno fatto, mentre altre si ripromettono di farlo di qui al prossimo sabato).
*
Nel corso della conversazione in cui tutte le persone presenti hanno preso a turno la parola e' anche avvenuto spontaneamente che si potesse parlare delle proprie esperienze e riflessioni, condividere preoccupazioni e speranze, proporre idee e iniziative, dialogare con ragionamenti profondi ed altrettanto profonda emozione, ogni persona appoggiandosi al sostegno di tutte le altre.
*
Ancora una volta si e' quindi sperimentata la possibilita' reale di ascoltare ed essere ascoltati, di comprendersi reciprocamente, di parlare senza la paura di non essere capiti, di sentirsi accolti nella propria liberta' di avere opinioni diverse, di prestare attenzione alle parole, ai ragionamenti e ai sentimenti delle altre persone presenti su un piano di eguaglianza, rispetto e gentilezza, stima reciproca, affettuosa solidarieta'.
* * *
Allegato quinto: Ernesto Cardenal, "Orazione per Marilyn Monroe". Un testo letto, tradotto e commentato nell'incontro del 6 giugno 2026
[Nel corso dell'incontro abbiamo utilizzato il testo in lingua originale contenuto in Ernesto Cardenal - Dorothee Soelle, Oracion por Marilyn Monroe, Editorial Nueva Nicaragua - Ediciones Monimbo, Managua 1986, traducendolo all'impronta]
Signore
accogli questa ragazza
conosciuta in tutto il mondo
con il nome di Marilyn Monroe
anche se questo non era il suo vero nome
(ma Tu conosci il suo vero nome,
quello della piccola orfana violentata a nove anni
e della giovane commessa di negozio
che a sedici anni
aveva desiderato uccidersi)
e che ora si presenta dinanzi a Te
senza nessun maquillage
senza il suo addetto stampa
senza fotografi
e senza firmare autografi
sola come un astronauta
di fronte alla notte spaziale.
Lei sogno'
quando era bambina
di trovarsi nuda in una chiesa
(secondo quanto racconta il "Time")
dinanzi a una moltitudine prosternata
con le teste che toccavano il suolo
e lei doveva camminare in punta di piedi
per non calpestare le teste.
Tu conosci
i nostri sogni
meglio degli psichiatri.
Chiesa, casa, caverna,
sono la sicurezza
del seno materno
ma anche qualcosa di piu' di questo...
Le teste sono gli ammiratori,
e' chiaro
(la massa di teste nell'oscurita'
sotto il fascio di luce).
Ma il tempio
non sono gli studios della 20th Century-Fox.
Il tempio
– di marmo e oro –
e' il tempio
del suo corpo
in cui sta il Figlio dell’Uomo
con una frusta in mano
che scaccia i mercanti
della 20th Century-Fox
che fecero della Tua casa di preghiera
una spelonca di ladroni.
Signore
in questo mondo contaminato
di peccati e di radioattivita'
Tu non incolperai soltanto
una giovane commessa di negozio
che come ogni giovane commessa di negozio
sogno' di essere una stella del cinema.
E il suo sogno
fu realta'
(ma come la realta'
del technicolor).
Lei non fece altro che agire
secondo il copione che le demmo
- quello delle nostre stesse vite -
ed era un copione assurdo.
Perdonala Signore
e perdona anche noi
per la nostra 20th Century
per questa Colossal Super-Produzione
nella quale tutti abbiamo lavorato.
Lei aveva fame di amore
e noi le offrimmo tranquillanti.
Per la tristezza di non essere santi
le si raccomando' la psicoanalisi.
Ricorda Signore
la sua crescente paura
davanti alla macchina da presa
e l’odio per il maquillage
– tuttavia insistendo a rifarsi il trucco
ad ogni scena -
e come si andava facendo piu' grande l'orrore
e piu' grande la mancanza di puntualita'
nel recarsi agli studios.
Come ogni giovane commessa di negozio
sogno' di essere una stella del cinema.
E la sua vita fu irreale come un sogno
che uno psichiatra
interpreta e archivia.
I suoi amori romantici furono un bacio
con gli occhi chiusi
che quando si aprono gli occhi
si scopre che era sotto i riflettori
e spengono i riflettori
e smontano le due pareti della stanza
(era un set cinematografico)
mentre il regista
si allontana con la sua agenda
perche' la scena e' stata ormai girata.
O come un viaggio in yacht,
un bacio a Singapore,
un ballo a Rio,
il ricevimento nel palazzo del Duca e della Duchessa di Windsor
visti dalla stanzetta
dell’appartamento miserabile.
La pellicola termino'
senza il bacio finale.
La trovarono morta
nel suo letto
con la mano sul telefono.
E gli investigatori non seppero
chi stava cercando di chiamare.
Fu come qualcuno che ha fatto il numero
dell’unica voce amica
e sente soltanto la voce di un disco che gli dice:
"il numero chiamato e' inesistente".
O come qualcuno
che ferito dai gangsters
allunga la mano a un telefono
e quel telefono e' disconnesso.
Signore
chiunque fosse la persona
che lei cercava di chiamare
e non chiamo'
(e forse non era nessuno
o era Qualcuno
il cui numero non si trova
sull'elenco telefonico di Los Angeles)
rispondi Tu al telefono
* * *
Allegato sesto: Attraverso alcune fotografie di maestre una riflessio ne nell'incontro del 30 maggio 2026
Attraverso una serie di fotografie sono state raccontate alcune figure di donne ispiratrici dell'impegno di pace e di solidarieta', come Franca Ongaro Basaglia, Mahsa Amini, Rosa Luxemburg, Virginia Woolf, Simone Weil, Hannah Arendt, Lidia Menapace.
E' stato messo in evidenza che essendo la violenza maschile contro le donne la prima radice e il primo modello di tutte le altre violenze, e' necessario un impegno comune per far cessare questa violenza poiche' l'intera umanita' non sara' libera finche' questa violenza perdura.
* * *
Allegato settimo: Un gioco giocato nell'incontro del 23 maggio 2026
Nell'incontro del 23 maggio 2026 abbiamo giocato un gioco basato sulla fiducia e sull'ascolto reciproco.
La descrizione riassuntiva che segue e' stata messa per iscritto da una delle persone partecipanti solo diversi giorni dopo, sulla base di quello che ancora ricordava (e' probabile che altre persone ricordino cose diverse).
*
Stando seduti in cerchio (piu' o meno), e parlando a turno facendo il giro, ogni persona ha detto cosa pensava riguardo a una domanda, mentre le altre persone la ascoltavano in silenzio, con attenzione, senza interromperla e senza commentare le sue idee.
Ogni persona era libera di esprimersi come preferiva, di esprimere un sentimento profondo o di dare una risposta spiritosa o di "passare" (cioe' non rispondere).
*
1. Nel primo giro, la domanda era: tre ragioni per cui vale la pena vivere
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- le nostre relazioni umane, le persone che contano per noi
- la bellezza del mondo e della vita
- le esperienze significative che abbiamo fatto (viaggi, incontri...)
- il desiderio di fare il bene
*
2. Nel secondo giro, la domanda era: tre cose che proprio non sopporto
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- l'arroganza, la prepotenza
- l'indifferenza di fronte al dolore degli altri
- non essere ascoltati, non essere rispettati, non essere riconosciuti come persone
- la guerra e tutte le violenze
*
3. Nel terzo giro, la domanda era: tre significati di questo gioco
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- Ascoltarci
- Comprenderci
- Dire liberamente le cose che vogliamo dire
- Provare a parlarci senza essere fraintesi
- Poter dire cose che ci stanno a cuore
- prestare attenzione alle parole e ai sentimenti delle altre persone
* * *
Allegato ottavo: Alcune poesie in ricordo di Vito Ferrante scritte come esito degli incontri di maggio e di giugno 2026
Cristiano ricorda Vito
Lassu' brilla una stella che ha battuto e combattuto per gli ultimi... per i piu' indifesi.
Grazie di tutto, Vito.
Non ti dimenticheremo mai.
Cristiano
*
Doria ricorda Vito
Questo e' il mio pensiero su papa' Vito.
Ciao papi
Non sento la tua mancanza
Perche' avverto la tua presenza
E per conseguenza
Per me e' abbastanza
Ciao
Doria
*
Erina ricorda Vito
Ricordando Vito
Con le mani e con il cuore ha saputo costruire opere di scultura, natura e amore.
Maestro e padre di giustizia e liberta' ha tracciato un solco nel suo cammino lasciando il passo a chi sempre ha creduto in lui.
*
Nel solco che hai lasciato nel cuore di chi hai aiutato e amato e con te ha camminato continuera' a germogliare l'amore che hai seminato.
*
Mani grandi e forti ma care e tenere quando asciugavi le lacrime del dolore di chi era solo e dimenticato.
Erina
*
Fiammetta ricorda Vito
Vito, tu hai preso la decisione piu' difficile:
farti carico del peso altrui,
essere voce per chi non ha piu' parole,
forza per chi teme il buio.
Tu che sapevi opporti alle ingiustizie con la dignita' dei giusti,
cosi' gentile in ogni tuo gesto,
sei riuscito a portare la luce,
laddove la gente dimenticava la speranza.
Quella luce che oggi ci accompagna sempre,
quella luce che non andra' mai persa.
Non hai mai cercato palcoscenici, anche se li avresti meritati piu' di tutti!
Adoravi immergerti nella natura, in quei luoghi che ti rendevano cosi' felice,
amavi parlare della tua dolce famiglia, dei tuoi ragazzi e raccontarci storie di vita...
ogni tua parola era un insegnamento.
Tu, che trovavi angoli di mondo da rammendare,
mani da stringere senza neppure chiedere il nome,
diritti da difendere, persone da proteggere, vite da salvare.
Solo sentire il tuo nome dava e da' oggi coraggio.
Lo sappiamo che sei sempre qui con noi, non ci hai mai abbandonato,
no, certo, tu non lo faresti mai!
Sarai sempre nei luoghi che hai amato,
nella dignita' di chi hai aiutato a sollevarsi,
nelle lotte che hai combattuto,
nella giustizia che hai seminato, nelle persone che hai amato.
La terra che hai lavorato oggi e' piu' fertile,
e noi non possiamo che ringraziarti ogni giorno, caro Vito,
perche' quello che hai seminato sara' nostro per sempre.
Grazie VITO
Fiammetta
*
Roberto ricorda Vito
Caro Presidente,
in fattoria non manca niente
quando ci vediamo il sabato, tu sei presente.
Spero un giorno di vedere
un viale con il nome di "Ferrante",
con tanti alberi da frutta
per dirti, ce l'abbiamo messa tutta.
Grazie per avermi accolto...
ero un po' storto.
Ciao Vito
Roberto
*
Osvaldo Caffianchi ricorda Vito Ferrante
No, non sapeva cosa fosse il sonno
tu lo chiamavi e subito accorreva
era una fiamma che sempre splendeva
era un fratello un padre un figlio un nonno.
No, non riusciva a stare mani in mano
sempre qualcosa la doveva fare
e quella cosa sempre era aiutare
chi era vicino e chi era lontano.
No, non e' vero che ci abbia lasciato
la gente come lui non va mai via
resta a lottare sia quello che sia
finche' nessuno piu' sia abbandonato.
*
Omero Dellistorti ricorda Vito Ferrante
Di Vito io mi ricordo queste cose
che amava la natura e le persone
che tutti avessero il pane e le rose
che prevalesse il cuore e la ragione.
A chi aveva piaghe dolorose
prestava ascolto e aiuto e l'attenzione
che sana le ferite silenziose
e illumina e guarisce l'afflizione.
Del suo dolore seppe far strumento
di solidarieta' liberatrice
soffriva e non emise mai un lamento
sapeva far felice l'infelice
era un antifascista e un nonviolento
di verita' e giustizia fu radice.
* * *
Allegato nono: Alcuni testi di Primo Levi letti o citati nel corso degli incontri tra maggio e luglio 2026
Primo Levi: Shema'
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre Se questo e' un uomo), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 525]
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo e' un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si' o per un no.
Considerate se questa e' una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu' forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo e' stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
10 gennaio 1946
*
Primo Levi: Alzarsi
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre La tregua), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 526]
Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finche' suonava breve sommesso
Il comando dell'alba:
"Wstawac":
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre e' sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
E' tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
"Wstawac".
11 gennaio 1946
*
Primo Levi: Si immagini ora un uomo...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 21]
Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sara' un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignita' e discernimento, poiche' accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potra' a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinita' umana; nel caso piu' fortunato, in base ad un puro giudizio di utilita'. Si comprendera' allora il duplice significato del termine "Campo di annientamento"...
*
Primo Levi: Che appunto perche'...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 35]
Che appunto perche' il Lager e' una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si puo' sopravvivere, e percio' si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere e' importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civilta'. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facolta' ci e' rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perche' e' l'ultima: la facolta' di negare il nostro consenso.
*
Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 205-206]
La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla (...).
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi (...).
Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pieta', da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volonta' buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.
*
Primo Levi: Hurbinek
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 216]
Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senzanome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek mori' ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole.
*
Primo Levi: Approdo
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 542]
Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro se' mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati;
E siede e beve all'osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si e' tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme ne' spera ne' aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.
10 settembre 1964
*
Primo Levi: La bambina di Pompei
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 549]
Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.
20 novembre 1978
*
Primo Levi: Non ci sono demoni...
[Da Primo Levi, La ricerca delle radici, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 1519]
Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che e' senza ritorno.
*
Primo Levi: Partigia
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 561]
Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
Quelli che restano hanno i capelli bianchi
E raccontano ai figli dei figli
Come, al tempo remoto delle certezze,
Hanno rotto l'assedio dei tedeschi
La' dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
Altri rosicchiano la pensione dell'Inps
O si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
Con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sara' duro,
Ci sara' duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
Diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
Perche' nell'alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,
Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
La mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e' mai finita.
23 luglio 1981
*
Primo Levi: Il superstite
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 576]
a B. V.
Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'e'.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno e' morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non e' mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".
4 febbraio 1984
*
Primo Levi: Contro il dolore
[Da Primo Levi, L'altrui mestiere, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 675]
E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed e' strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi.
*
Primo Levi: Canto dei morti invano
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 615]
Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perche' siamo i vinti.
Invulnerabili perche' gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finche' la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.
14 gennaio 1985
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Primo Levi: Agli amici
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623]
Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purche' fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d'un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo
Prima che s'indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
Dell'amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l'augurio sommesso
Che l'autunno sia lungo e mite.
16 dicembre 1985
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Primo Levi: La vergogna del mondo
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1157-1158]
E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il "partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.
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Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1149-1150]
L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti e' estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre piu' estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni (...).
Per noi, parlare con i giovani e' sempre piu' difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perche' inaspettato, non previsto da nessuno. E' avvenuto contro ogni previsione; e' avvenuto in Europa; incredibilmente, e' avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler e' stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo: questo e' il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
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Primo Levi: Al visitatore
[Da Primo Levi, testo pubblicato per l'inaugurazione del Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti, poi in Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 1335-1336]
La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non puo' essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere del Lavoro nell'Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. E' vecchia sapienza, e gia' cosi' aveva ammonito Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza e' un seme che non si estingue.
E' triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia e' nato in Italia. E' il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della "vittoria mutilata", ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estendera', il culto dell'uomo provvidenziale, l'entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all'arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, e' nato in Italia, prima che altrove, l'antifascismo. Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall'invasore nazionalsocialista.
E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell'inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.
Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione cosi' vicina.
La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le citta' italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell'Italia fascista, costretta all'antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalita' del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati.
C'erano bambini fra noi, molti, e c'erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, e' stata la stessa per tutti. Non era mai successo, neppure nei secoli piu' oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli di cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che e' stato civile, e che civile e' ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo.
In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si e' toccato il fondo delle barbarie. Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, ne' domani ne' mai.
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Allegato decimo: L'attestato rilasciato a tutte le persone partecipanti al gioco "Ascolta una cantante che amiamo"
Incontri in memoria di Vito Ferrante
promossi dall'Associazione familiari e sostenitori
sofferenti psichici della Tuscia
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
attestano che
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ha dato prova di generosita',
di gentilezza d'animo
e di amore per la musica
Viterbo, presso la Fattoria di Alice, 27 giugno 2026
3. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 85 del 10 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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