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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 96
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 96
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Tue, 21 Jul 2026 06:15:33 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 96 del 21 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Crimini
2. Mo'
3. Nell'incontro settimanale dell'Afesopsit di sabato 18 luglio alla "Fattoria di Alice" e' stata ricordata Ivana Garbujo
4. Mariangela Maraviglia: Adriana Zarri
5. Alcuni ulteriori riferimenti utili
6. Segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. CRIMINI
Se la memoria non m'inganna fu Brecht a scrivere che "quando i crimini si moltiplicano diventano invisibili".
*
Una catastrofe come la guerra russo-ucraina, innumerevoli persone assassinate e disastri ambientali forse irreversibili, per i mezzi d'informazione dominanti (e quindi per l'opinione pubblica, giacche' - come diceva quel pensatore di Treviri - le idee dominanti sono le idee della classe dominante) diventa una notizia cui si dedica meno attenzione che per un incidente stradale o una rissa, mentre e' l'orrore degli orrori e di punto in bianco puo' scatenare la guerra mondiale e l'apocalisse atomica.
Il massacro di Gaza, un cumulo atroce di crimini di guerra e di crimini contro l'umanita' cosi' abominevole che ogni persona decente in tutto il mondo se ne sente ferita e macchiata, prosegue sostanzialmente indisturbato e quando se ne da' notizia e' in guisa di postilla, ed invece convoca l'umanita' intera all'impegno piu' urgente per fermare questo diluvio di sangue, questa ferina barbarie, questo inabissamento nel male.
Per non dire dell'intero Medio Oriente in fiamme.
Per non dire delle guerre in Africa, di cui non si parla mai.
Per non dire dell'ecatombe nel Mediterraneo.
E si potrebbe continuare a lungo, ma fermiamoci qui.
*
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine della guerra nel cuore d'Europa, e quindi che il governo italiano cessi di contribuire ad alimentare le stragi e i disastri e s'impegni invece - Costituzione alla mano - affinche' cessi il massacro?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine dell'orrore di Gaza e la nascita di due stati per due popoli in Palestina, e quindi che il governo italiano cessi di essere effettuale complice dell'orrore e s'impegni invece -Costituzione alla mano, si' - affinche' cessi il massacro?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine della persecuzione e della strage dei migranti, e quindi che il governo italiano cessi di alimentare la strage e la riduzione in schiavitu' e s'impegni invece - Costituzione alla mano, ancora una volta - affinche' cessi la schiavitu' e cessi il massacro?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine del folle e scellerato riarmo?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine della crescente militarizzazione, stupidissima e criminalissima, delle relazioni internazionali?
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E se il governo italiano non si adopera per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione, il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa di quest'unico mondo vivente (ed e' evidente che non lo fa, anzi: fa l'esatto contrario), ebbene, perche' non si insorge nonviolentemente per chiederne le immediate dimissioni?
E le organizzazioni politiche che proclamano di voler essere fedeli alla Costituzione repubblicana ed antifascista perche' non dicono una parola chiara e impegnativa? Perche' non dicono: "il nostro programma politico e' la pace, il disarmo, la smilitarizzazione, il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa di quest'unico mondo vivente"?
*
Non sembra anche a chi legge queste righe che sia necessaria una politica nonviolenta contro la guerra prima che la guerra divori l'umanita' intera?
Non sembra anche a chi legge queste righe che sia necessaria una politica nonviolenta contro il razzismo prima che il razzismo ci trasformi tutti in carnefici e vittime, in vampiri e prede dissanguate, ed infine in cenere, in ombre, in nulla?
Non sembra anche a chi legge queste righe che sia necessaria una politica nonviolenta per la difesa dell'intero mondo vivente prima che i poteri dominanti riducano il pianeta a un deserto avvelenato?
*
Non si dovrebbe parlare di questo, di questo, di questo, nel dibattito pubblico in vista delle elezioni politiche che ci saranno tra una manciata di mesi?
*
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
Nonviolenza o barbarie.
2. WELTGEIST. MO'
Mo' je lo fo vveda io, mo'. Du' pornelle e le riporto a l'eta' dde la pietra, ar tempo de li dinosauri, vedi tu.
Che m'hanno da chieda scusa 'n ginocchio, m'hanno da chieda.
Cio' la bomma atomica cio', nun ce provate co' mme.
Si mme pijano li cinque minuti vedi tu, vedi tu si nu' llo fo.
'Na passata e vvia, nun ze sarva manco 'n moscerino.
So 'r capo der monno, si mme va lo fo, pozzo da fa' quer che mme pare a mme.
*
So' cquattro burinacci, j'ho ggia' distrutto tutto.
Ancora rugheno? E' pperche' nun ze so' accorte, che dormeno da piede dormeno.
La guerra ll'ho ggia' vinta, lo sanno pure li sassi. L'ho ppure detto a la televisione.
E' cche ccio' la strateggia, e ppure 'n mijone d'areoprani, 'n mijone, pure due, che esse se le sogneno.
Je convene da fa' la pace, ve lo dico io, che ssinno' sbraco tutto, me bbasta dillo e sbraco tutto.
Cio' ll'esercito piu' ganzo der monno, 'sti quattro beduini le scopo via co' 'n zoffio, manco ce perdo tempo.
*
Hanno ammazzato li sordati mia? Vedessero de nun famme veni' li nervi, che sse me pija 'n'attacco de nervi vegghi tu cche je fo.
Je dice bbene che ancora nun me so' ddeciso de scancellalle da la faccia de la terra, ma mmagara ciaripenzo, eh.
Propio mo' ch'evo ggia' vinto la guerra 'sti bburini m'ammazzeno li sordati mia? Mo' vegghi.
*
So' 'r padrone der monno, so'. Vedessero da mettese 'n riga e sull'attente che mica lo so quanto me dura la pazzienza.
M'eveno da da' 'r Nobbile de la pace, e 'nvece 'sti puzzoni...
Co' tutte le guerre ch'ho vvinto me ce doverebbono da fa' ppure 'n firme che mmagara me ce danno pure ll'Osca, che me lo meriterebbe propio, no?
'Sti mascarzoni, j'ho vvinto la guerra e nun ze vonno arrenne. Vedi tu ssi nu' lle spiano, sbraco tutto eppoi ce passo l'asfarto, eppoi sopra la varecchina.
E mme pijo 'r petrojo come bbottino de guerra.
Quanno uno e' 'n gegno come mme... co' ddu' papagne, co' ddu' sardelle, le mett'apposto man tutte.
3. INCONTRI. NELL'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT DI SABATO 18 LUGLIO ALLA "FATTORIA DI ALICE" E' STATA RICORDATA IVANA GARBUJO
Sabato 18 luglio 2026 si e' svolto il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 poco fuori Viterbo.
Ricordiamo ancora una volta che ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Il pasto in comune e la riflessione in comune
Dopo la condivisione del pasto - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - l'incontro e' proseguito nel pomeriggio con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, sia occasionali che abituali.
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Ricordando Ivana Garbujo
Questo sabato in particolare e' stata anche ricordata Ivana Garbujo, la sposa amatissima di Vito Ferrante, che e' deceduta il 12 luglio; e' stato il terzo terribile lutto che nell'arco di poche settimana ha colpito questa generosa famiglia di persone dedite alla solidarieta'; dapprima e' scomparsa la figlia Vittoria, poi il padre Vito, adesso anche la madre Ivana. Tutte le amiche e gli amici dell'Afesopsit si stringono intorno ad Antonella e Francesco, ad Antonio e Claudia, a Filippo e Vania, a tutti gli altri familiari, in questo momento di strazio indicibile.
Ricordando Ivana Garbujo varie persone hanno espresso la propria testimonianza e le proprie riflessioni, condividendo sentimenti profondi e ricordi ad un tempo addolorati e luminosi.
E' stata un'esperienza commemorativa preziosa e tenerissima, e la bellezza del ricordo di Ivana e' stato ancora un dono che Ivana ha fatto alle persone che l'hanno conosciuta e le hanno voluto bene, ancora un dono fatto all'umanita' da una persona buona che ci ha lasciato ma che resta viva nei nostri cuori e nel nostro agire.
Alleghiamo in calce una testimonianza redatta e diffusa il 14 luglio all'indomani del funerale di Ivana.
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Una festa della musica come forma di amore
Nel corso della giornata sono state consegnate a tutte le persone premiate le fotografie del concorso "Ascolta una cantante che amiamo", un'esperienza vissuta nel corso delle scorse settimane di invito all'ascolto di interpreti della grande musica lirica, jazz, folk e rock.
Le esecutrici da ascoltare, proposte in un foglio volante dal titolo "alcune cantanti che amiamo", erano le seguenti: alcune cantanti liriche; Cecilia Bartoli, Cathy Berberian, Montserrat Caballe', Maria Callas, Diana Damrau, Danielle de Niese, Natalie Dessay, Elina Garanca, Anna Moffo, Anna Netrebko, Patricia Petibon, Renata Tebaldi; alcune cantanti jazz: Betty Carter, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Billie Holiday, Mahalia Jackson, Abbey Lincoln, Hazel Scott, Nina Simone, Bessie Smith, Sarah Vaughan, Dinah Washington, Cassandra Wilson; alcune cantanti folk: Joan Armatrading, Joan Baez, Caterina Bueno, Maria Carta, Tracy Chapman, Teresa De Sio, Roberta Flack, Miriam Makeba, Giovanna Marini, Nelly Omar, Violeta Parra, Amalia Rodrigues; alcune cantanti rock: Beyonce', Debbie Harry, Janis Joplin, Annie Lennox, Fiorella Mannoia, Joni Mitchell, Alanis Morissette, Gianna Nannini, Dolores O'Riordan, Skin, Patti Smith, Lucinda Williams.
Alle persone premiate oltre l'attestato e' stata consegnata anche una raccolta di poesie dedicate a Vito Ferrante, una raccolta di testi di Primo Levi, un portfolio fotografico di alcune grandi maestre della cultura e dell'impegno morale e civile contemporaneo: Hannah Arendt, Natalia Ginzburg, Rosa Luxemburg, Maria Montessori, Simone Weil, Virginia Woolf, Adriana Zarri, Silvia Vegetti Finzi (quest'ultima e' vivente e ad essa le persone partecipanti all'incontro inviano un sincero ringraziamento per la sua straordinaria opera e un affettuoso saluto).
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Stare bene mentre si ragiona insieme
E' stata anche diffusa a tutte le persone partecipanti una proposta di sintesi dei criteri che presiedono allo svolgimento degli incontri, affinche' venga discussa nel prossimo incontro dopo matura riflessione da parte di ogni persona.
Il testo proposto e' il seguente:
"Proposta di alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme
- Si parla a turno facendo il giro.
- Si puo' parlare di tutto.
- Quando una persona parla, le altre la ascoltano senza commenti e senza interruzioni.
- Si da' a ogni persona tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che vuole dire.
- Si rispetta ogni persona anche se non si e' d'accordo con quello che dice.
- Nessuno impone niente a nessuno.
- Si decidono solo le cose su cui tutte le persone sono d'accordo".
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Alcune nostre maestre di vita, di pensiero, di azione
A tutte le persone partecipanti sono state donate le fotografie di alcune donne di cui e' stata anche brevemente ricostruita la figura e l'azione: Nina Simone, Franca Ongaro Basaglia, Lidia Menapace, Vandana Shiva (che si aggiungono alle altre "maestre" di cui si e' parlato nelle scorse settimane sempre a partire dalla diffusione delle rispettive fotografie: Mahsa Amini, Tina Anselmi, Hannah Arendt, Maria Callas, Berta Caceres, Marianella Garcia, Natalia Ginzburg, Etty Hillesum, Rosa Luxemburg, Maria Montessori, Rossana Rossanda, Bertha von Suttner, Silvia Vegetti Finzi, Simone Weil, Virginia Woolf, Adriana Zarri).
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Come si scrive un comunicato stampa
Nel corso dell'incontro si e' anche svolta una riflessione su come si comunica in pubblico, facendo seguito ad un precedente incontro in cui si era riflettuto su "come si parla in pubblico"; in questo incontro del 18 luglio si e' riflettuto invece su "come si scrive un comunicato stampa".
Nel prossimo incontro ci si esercitera' ancora su questo argomento.
In un incontro successivo si ragionera' anche su come discutere e deliberare in modo efficace nel rispetto della dignita' di ogni persona.
Di seguito tre schede utilizzate nel corso degli incontri come materiali di riferimento.
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I. scheda prima: "come si parla in pubblico senza farsi del male"
1. Parlare e ascoltare e' l'attivita' delle persone che si incontrano e si riconoscono reciprocamente la dignita' di esseri umani, quindi:
- piu' parli tu e meno possono parlare gli altri: parla poco, ascolta molto;
- concentrati sull'essenziale: di' solo le cose di cui sei sicuro e che ti sembrano importanti sia per te che per chi ti ascolta;
- rispetta gli altri, se tu rispetti gli altri, e' piu' probabile che gli altri rispetteranno te;
- quando c'e' un'incomprensione:
a) non dire "Non hai capito", di' "Forse non mi sono espresso bene";
b) non dire "Non si capisce niente di quello che dici", di' "Forse non ho capito bene";
c) non dire "Tu dici solo sciocchezze", di' "Credo di non essere d'accordo su alcune cose che hai detto".
2. La comunicazione e' un'attivita' umana, che coinvolge tutta la persona:
- la parola
- l'intonazione
- il volto
- il corpo e la sua postura
- i gesti
3. La comunicazione e' un'azione complessa, composta da molti elementi:
- il messaggio
- l'emittente
- il ricevente
- il canale
- il codice
- il feedback
4. Un messaggio si compone sempre di tre elementi:
- il contenuto
- la forma
- la relazione
5. Parlare lentamente (si ha piu' tempo per pensare e si da' a chi ascolta piu' tempo per capire)
6. Respirare regolarmente (favorisce il controllo delle emozioni)
7. guardare negli occhi la persona o le persone alle quali si parla (e' l'unico modo per accorgersi se quello che si dice e' comprensibile)
8. Ricordarsi che la voce e' uno strumento musicale: occorre suonarlo bene
9. Le tecniche della retorica classica
- inventio = trovare, ideare le cose da dire (bisogna avere qualcosa da dire)
- dispositio = la disposizione, l'architettura del discorso (un discorso deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine)
- elocutio = l'abbellimento del discorso (se un discorso e' brutto e noioso, sembra anche sbagliato)
- memoria = ricordarsi le cose (occorre ricordare cosa si vuol dire; la memoria va tenuta in allenamento)
- actio = agire, ovvero recitare il discorso (un discorso in pubblico e' una "rappresentazione", ovvero richiede una "esecuzione" come se si fosse degli artisti della voce e del movimento del corpo, ovvero dei cantanti e degli attori)
10. Rispettare chi ci ascolta, adeguare il nostro modo di parlare affinche' sia comprensibile, e soprattutto non alzare la voce e non dare ordini, non interrompere mai chi sta parlando, non dire mai parolacce, non offendere mai le persone: chi ci ascolta permette che le nostre parole entrino nelle sue orecchie, quindi stiamo attenti a non insozzarle con il turpiloquio e con le offese.
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II. scheda seconda: "come scrivere un comunicato-stampa che abbia qualche possibilita' di essere letto"
1. Abbi qualcosa di importante da dire
2. Parla di una cosa sola per volta (un comunicato deve avere un unico argomento)
3. Sii comprensibile
- scrivi frasi brevi;
- scrivi in modo semplice;
- usa parole che tutti capiscono;
- usa frasi chiare;
- non offendere mai le persone;
- di cio' di cui parli ricordati di scrivere: chi, che cosa, quando, dove, perche'.
4. Un comunicato deve contenere:
- un titolo breve che indichi precisamente l'argomento (per esempio: lungo da due a sette parole)
- eventualmente un sottotitolo un po' piu' lungo che riassuma il contenuto (per esempio: lungo da cinque a quindici parole)
- un testo essenziale (per esempio: tre-quattro frasi di non piu' di due-cinque righe per frase)
- la firma precisa e per esteso
- la data del giorno in cui viene diffuso
- il recapito postale, telefonico ed e-mail (ed eventualmente anche il sito web) del mittente
5. Il comunicato va inviato per posta elettronica sia ai mezzi d'informazione, sia alle persone (e anche alle associazioni, istituzioni, etc.) che si ritiene possano essere interessate a leggerlo.
6. Prima di diffondere il comunicato deve essere riletto almeno tre volte (possibilmente farlo leggere anche da una o due persone diverse da chi lo ha scritto). Piu' volte si rilegge e si corregge, piu' migliora.
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III. scheda terza: "una questione di democrazia, ovvero di giustizia e liberta'"
1. Non mentire: chi mente offende e umilia le persone in cio' che e' piu' proprio di un essere umano: la capacita' di capire.
2. Il segreto e' incompatibile con la democrazia.
3. Almeno tra noi che vogliamo lottare per il bene comune e i diritti umani di tutti gli esseri umani adottiamo dei comportamenti di rispetto, di ascolto e di aiuto reciproco.
4. Quando una persona parla, le altre ascoltano.
5. Chi e' piu' timido, va ascoltato di piu'.
6. Non dobbiamo avere paura di dire che ci sono cose che non sappiamo. Chi fa una domanda, fa del bene a tutti.
7. "Si puo' sempre dire un si' o un no" (Hannah Arendt)
8. Prendiamo le decisioni col metodo del consenso: ovvero facciamo solo le cose su cui tutte le persone presenti sono d'accordo.
9. Chi sa, ascolti.
10. Chi sa fare una cosa, aiuti le altre persone ad imparare a farla anche loro.
11. Giustizia e liberta' cominciano dalla condivisione.
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Una riflessione sulle truffe telefoniche
Nel corso dell'incontro si e' sviluppata anche una approfondita riflessione su come difendersi dalle truffe telefoniche, essendo risultato che questa e' una preoccupazione condivisa da molte persone partecipanti agli incontri.
In merito sono stati condivisi alcuni suggerimenti utili, come ad esempio: non dare mai il proprio consenso alle proposte avanzate da imbonitori che possono rivelarsi truffatori; segnalare alle forze dell'ordine le telefonate moleste e/o ingannevoli ricevute; attivare risorse di aiuto e tutela disponibili per difendere i propri diritti nella legalita' (facendo intervenire avvocati, servizi pubblici di assistenza sociale, operatori di pubblica sicurezza specificamente preposti, associazioni di volontariato di provato valore che prestano gratuitamente la propria assistenza); aiutare concretamente le persone vittime di truffe telefoniche.
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Una cosa importante
Una cosa importante che e' stata ancora una volta sottolineata e' che tutte le persone che partecipano agli incontri dell'Afesopsit possono contare sulla solidarieta' dell'associazione e di tutte le persone partecipanti, e possono quindi dire senza alcun imbarazzo quali problemi abbiano e su cosa abbiano bisogno di aiuto, sapendo di poter fare affidamento sull'amicizia, sulla sollecitudine insieme accudente e rispettosa e sulle conoscenze e competenze delle altre persone presenti: volersi bene e quindi aiutarsi e' insieme un'intima persuasione, un valore concretamente testimoniato e una risorsa pratica utilizzabile.
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Alcune proposte di iniziativa
Nel corso dell'incontro e' stato anche proposto di riprendere a realizzare alcune iniziative che in passato si realizzavano abitualmente grazie all'impegno di Vito Ferrante, come gite d'istruzione in luoghi di cultura o bellezza naturali, o anche semplici momenti di svago in campagna, in montagna o al mare.
Si e' anche riflettuto su altre iniziative culturali, musicali, di studio, di formazione, d'incontro e di solidarieta', ovviamente demandando specificamente alle successive assemblee di tutti i soci e del comitato direttivo dell'associazione di rifletterci approfonditamente e di prendere eventuali decisioni in merito ai tanti "desiderata" proposti dalle persone che fanno parte dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia".
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Prossimi incontri
L'Afesopsit si riunisce ogni sabato alla "Fattoria di Alice" ed ogni persona e' benvenuta.
Il prossimo incontro si svolgera' sempre presso la "Fattoria di Alice" sabato 25 luglio: si pranza insieme e poi sempre insieme di svolgono giochi, dialoghi, condivisione di esperienze, riflessioni ed esercitazioni.
Di settimana in settimana l'Afesopsit si conferma - ormai da oltre tre decenni, essendo stata fondata nel 1993 - un punto di riferimento fondamentale a Viterbo ed in tutto l'Alto Lazio per le iniziative di solidarieta', per riflessione sulle grandi questioni morali e civili, per la formazione delle persone che intendono impegnarsi per la dignita' e i diritti di tutte e tutti, per la conoscenza reciproca e la sollecitudine per il bene comune, per l'auto-mutuo-aiuto (ed ogni persona senziente e pensante sa di avere bisogno dell'aiuto altrui per superare tante difficolta' della vita).
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 19 luglio 2026
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Allegato: Un abbraccio ai familiari di Ivana, nel doloroso giorno delle esequie
Nella chiesa di Sant'Andrea e poi al cimitero monumentale di Viterbo la mattina del 14 luglio 2026 i familiari e gli amici hanno dato l'ultimo saluto ad Ivana Garbujo, sposa amatissima di Vito Ferrante, deceduta il 12 luglio a poche settimane dalla morte improvvisa, lo scorso aprile, della figlia Vittoria prima e del marito Vito poi.
Nell'arco di poche settimane questa generosa famiglia e' stata colpita tre volte dal piu' grande dei dolori, la perdita di una persona amata.
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Le persone amiche della famiglia esprimono la loro vicinanza ad Antonella, ad Antonio, a Claudia, a Francesco, a Filippo e a Vania, a tutti i familiari ed anche a tutte le persone partecipi dell'esperienza dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) che sono anch'esse parte integrante della famiglia di Ivana e di Vito, tutte e tutti straziati dal dolore per questo triplice lutto.
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Come persone amiche della famiglia e dell'Afesopsit un pensiero ancora vogliamo aggiungere a quelli cosi' profondi e luminosi espressi nell'omelia e poi nel saluto di Antonella - a nome dei figli, dei nipoti e di tutti i familiari - all'amatissima mamma.
Ed il nostro pensiero e' questo: che aver conosciuto ed amato questa famiglia e queste persone e' stato un dono prezioso e frugifero, un dono che rechiamo nel cuore insieme al vivo sentimento di un'inestinguibile gratitudine.
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Confidiamo che le innumerevoli persone che nelle scorse settimane, in occasione delle esequie di Vittoria e di Vito, e poi delle ulteriori commemorazioni di Vito, si sono dichiarate appassionatamente amiche di questa generosa grande famiglia, comprensiva dell'associazione da Vito fondata, sappiano ora dimostrarlo con una effettiva vicinanza alle persone che di essa restano.
Quell'amicizia tanto appassionatamente dichiarata non puo' essere un fuoco di paglia: l'esperienza associativa solidale e costruttrice di bene e di pace da questa famiglia creata deve proseguire nel cammino con la vicinanza e il sostegno di quanti sono stati toccati nell'animo dall'esempio e dall'appello di Ivana, di Vito, di Vittoria, e di quanti di questa grande generosa famiglia restano, pur col peso di tanti lutti cosi' dolorosi, a continuare ad essere portatrici e portatori della bonta' che riconosce e sostiene, che conforta e risana, che libera e salva.
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Alcune amiche ed alcuni amici di Vittoria, di Vito, di Ivana, della famiglia tutta e quindi dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 14 luglio 2026
4. MAESTRE. MARIANGELA MARAVIGLIA: ADRIANA ZARRI
[Dal sito www.treccani.it riproponiamo ancora una volta la seguente voce apparsa nel Dizionario biografico degli italiani nel 2020]
Adriana Zarri nacque a San Lazzaro di Savena (Bologna) il 26 aprile 1919, da Aldo Zarri e da Elide Predieri, dopo i fratelli Arturo (1907) e Adriano (1911).
Nonostante la situazione economico-sociale assai critica a causa della Grande Guerra appena conclusa, il mulino e il podere che la famiglia possedeva permisero ai suoi membri di condurre una vita decorosa.
Zarri frequento' le locali scuole elementari, ricevette una tradizionale educazione religiosa, ma sviluppo' un interiore sentimento di opposizione e rifiuto, risolto a undici anni dall'improvvisa "sensazione palpabile" di un "amore di Dio [...] senza limiti" (R. Baldini, Una donna nel deserto. Conversazione con Adriana Zarri, in Panorama, 20 luglio 1976, p. 125). Fu un evento che segno' la sua vita e determino' l'inizio di una precoce riflessione teologica a cui si accompagno' la scoperta di uno spiccato talento letterario.
Trasferita con la famiglia a Bologna nel giugno del 1933, fu iscritta a una scuola professionale e poi trasferita al liceo classico per le riconosciute doti intellettuali. Aderi' alla Gioventu' femminile di azione cattolica e ne divenne propagandista, coniugando la sua naturale indipendenza e fierezza all'intransigenza morale propria dell'associazione.
Nei primi anni Quaranta individuo' nella Compagnia di San Paolo – fondata da don Giovanni Rossi, gia' collaboratore dell'arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari – l'istituzione in cui poteva esprimere quella sintesi tra azione e contemplazione che avvertiva come tratto essenziale della sua vocazione religiosa. Vi entro' nel 1942, ebbe l'opportunita' di frequentare corsi di teologia per laici, ma la lascio' nel 1949 per una personale esigenza di liberta' di ricerca e di espressione, inconciliabile con le regole e le responsabilita' comuni di una istituzione ecclesiastica. Mantenne comunque rapporti di collaborazione con persone e attivita' culturali curate dalla Compagnia, come l'Istituto di propaganda libraria e la rivista Il Ragguaglio librario.
Dagli anni Cinquanta visse a Roma e, per un periodo, a Cisterna di Latina, dove tento' con il padre di avviare una piccola azienda agricola che anticipava le successive scelte di vita eremitica e contadina.
Dalla capitale stabili' contatti con personalita' cattoliche in dialogo con la cultura contemporanea, come Mario Gozzini, Nando Fabro, i padri Ernesto Balducci e Nazareno Fabbretti, pubblicando saggi e articoli sulla rivista fiorentina L'Ultima e sul foglio genovese Il Gallo. Si delineavano in quegli scritti alcuni temi fondamentali della sua riflessione: il rifiuto dell'immagine consueta di un Dio onnipotente e impassibile; la critica a un cristianesimo disincarnato e autoritario; la ricerca della santita' della vita nell'ordinarieta' del quotidiano. Motivi affioranti anche nel suo primo romanzo, Giorni feriali (Milano 1955), che le guadagno' la vittoria del premio letterario Alessandro Manzoni, promosso dalla Unione editori cattolici italiani, e una certa notorieta' di scrittrice.
Negli anni Sessanta condivise la diffusa speranza che il concilio Vaticano II favorisse un radicale rinnovamento della Chiesa sul piano biblico, teologico, liturgico, etico. La sua firma apparve su riviste di studio come Humanitas, edita da Morcelliana; Studium, di cultura cattolico democratica; Studi cattolici, vicina all'Opus Dei; Il Regno dei padri Dehoniani di Bologna; Persona, rivista di letteratura, arte e costume. Tra i settimanali collaboro' a L'Osservatore della domenica, il domenicale de L'Osservatore romano sul quale pure scrisse; a Il nostro tempo della diocesi di Torino e a Orizzonti, rivista di attualita' edita dalle Paoline. Piu' avanti la collaborazione si estese ai settimanali politici Politica e Settegiorni e al quindicinale Rocca della Pro civitate christiana, su cui continuo' a tenere una rubrica fino alla morte.
Queste pubblicazioni di diverso orientamento e finalita' offrirono a Zarri l'opportunita' di sperimentare diversi generi letterari: dalla meditazione spirituale alla prosa lirica, dal resoconto di vicende ecclesiali al saggio teologico. Si chiari' anche la sua duplice vocazione di scrittrice e teologa, presto espressa in un nuovo romanzo, L'ora di notte (Torino 1960); in raccolte di saggi, La Chiesa nostra figlia (Vicenza 1962) e Teologia del probabile. Riflessioni sul postconcilio (Torino 1967); nell'opera teologica Impazienza di Adamo. Ontologia della sessualita' (Torino 1964), poi tradotta in francese.
In questi scritti si fece paladina dell'audace riformismo atteso dalla stagione conciliare, caldeggiando il superamento di tradizionali assetti e linguaggi ecclesiastici, la revisione del ruolo subordinato dei laici al clero e dell'obbligo di questo al celibato, l'abbandono di strutture temporali e connubi della Chiesa con il potere politico.
In Impazienza di Adamo presento' una originale teologia trinitaria che proiettava la relazione stabilita nel pensiero cristiano tra Padre, Figlio, Spirito Santo nella dinamica maschile-femminile, riscattando la dimensione sessuale da consolidati rifiuti e la condizione della donna dalla secolare subalternita' all'uomo.
Negli scritti successivi il movimento trinitario fu letto da lei come principio informatore dell'intera realta' creata: uomo, mondo, natura, istituzioni (e la Chiesa tra queste) erano ugualmente segnati dal dinamismo amoroso della Trinita' divina, che si faceva "archetipo" di ogni "divenire", dell'eterno scambio di "donazione-ricezione", del "pluralismo" animatore del tutto. Una concezione che poi sempre sostenne contro staticita' e conformismi indotti da una visione "monolitica" di Dio (cfr. Per una fondazione metafisica del femminile, in Teologia e progetto-uomo in Italia, Assisi 1980, pp. 283-292).
Questi scritti e la partecipazione a conferenze e convegni, prima voce femminile e laica che si affermo' in campo teologico, le assicurarono l'amicizia di una figura prestigiosa come il teologo domenicano Marie-Dominique Chenu, con cui intrattenne un cospicuo carteggio, e l'invito nella nascente Associazione teologica italiana, del cui Consiglio di presidenza fece parte agl'inizi (1969-72).
Negli anni Settanta la sua vocazione religiosa si preciso' in un'opzione di vita di tipo monastico ed eremitico che la condusse a stabilirsi prima nel castello dei vescovi di Albiano d'Ivrea (1970-75), poi nella piu' solitaria Cascina Molinasso (Fiorano Canavese, Torino). La dovette lasciare nel 1984, dopo aver subito drammatiche aggressioni, per l'eremo meno isolato di Ca' Sassino (Crotte di Strambino, Torino).
Frutto della creativita' di questo periodo furono la raccolta poetica Tu. Quasi preghiere (Torino 1971), tradotto in finlandese; le meditazioni biblico-sapienziali di E' piu' facile che un cammello... (Torino 1975), tradotto in spagnolo; le riflessioni di Nostro Signore del deserto: teologia e antropologia della preghiera (Assisi 1978); Erba della mia erba: resoconto di vita (Assisi 1981), che rielaborava "lettere dall'eremo" gia' apparse sulla rivista Rocca negli anni 1977-78.
Da questi testi emerge la dimensione spirituale e mistica della scrittrice: l'amore di Dio cantato con le parole dei libri biblici, per primo il Cantico dei Cantici; il sentimento di "immersione" nella "comunione cosmica" vissuto nella cura di piante e animali che, insieme alla scrittura, le assicurava la sussistenza; l'attesa della resurrezione prefigurata dai "fiori turchini e rossi", dalle "ali di uccelli", dalle "foglie verdi" evocate in una delle sue piu' fortunate liriche, Epigrafe (Tu. Quasi preghiere, Torino 1971, pp. 99 s.).
La scelta di vita appartata non si tradusse in isolamento dalla storia dei suoi anni. Zarri partecipo' intensamente al movimento del dissenso cattolico, intervenne nelle campagne per il mantenimento delle leggi del divorzio e dell'aborto in nome della laicita' dello Stato, condivise temi e motivi della nascente teologia femminista. Posizioni che le costarono emarginazioni e ostracismi ma non le impedirono di coltivare amicizie anche tra rappresentanti della gerarchia ecclesiastica, come i vescovi Luigi Bettazzi (Ivrea), Salvatore Baldassarri (Ravenna), Raffaele Nogaro (Caserta). Considerazione e attenzione le furono riservate anche dall'arcivescovo di Torino Michele Pellegrino, dall'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, dal cardinale Achille Silvestrini. Tra i religiosi va ricordato almeno l'affetto del padre camaldolese Benedetto Calati e dei teologi Giannino Piana, Paolo Ricca, Piero Coda. Numerosi anche i laici di diverso ambito e cultura che le furono vicini: il suo editore Piero Gribaudi, il biblista Paolo De Benedetti, il giornalista Sergio Zavoli, oltre a protagonisti della scena politica e giudiziaria come Oscar Luigi Scalfaro, Giancarlo Caselli, Rossana Rossanda, Pietro Ingrao, con i quali ultimi partecipo' a una significativa esperienza di confronti tra credenti e non credenti nell'eremo camaldolese di Monte Giove (Pesaro Urbino, 1987-2000).
Dialoghi e incontri furono organizzati anche nell'ultimo eremo di Zarri, Ca' Sassino, un complesso di cascine che permetteva l'ospitalita' di piccoli gruppi. Da qui continuo' a distinguersi come figura di riferimento di aree di cattolici critici durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, da lei giudicato conservatore e neo-temporalista. Negli anni Ottanta e Novanta firmo' rubriche di taglio religioso e politico sul quotidiano Il Manifesto, sul rotocalco femminile Anna, sul settimanale politico Avvenimenti, e, con lo pseudonimo Myriam, sul mensile Messaggero di Sant'Antonio; partecipo' a trasmissioni radiofoniche e televisive giungendo al grande pubblico con Samarcanda di Michele Santoro; offri' i frutti della sua maturita' di narratrice nei volumi Dodici lune (Milano 1989); Quaestio 98. Nudi senza vergogna (Milano 1994), romanzi teologici in cui si impegnava a riscattare la sessualita' dalle tradizionali censure cattoliche, riconoscendo nella comunione dei corpi un'anticipazione del Regno di Dio promesso dalla rivelazione biblica.
Contemplazione, scrittura, impegno si compenetrarono fino agli ultimissimi anni della sua vita, segnati da una malattia che ne limito' la liberta' di movimento, ma non il ritmo monastico delle sue giornate, l'energia interiore e l'attivita'. Nel 2004 accetto' la candidatura, come indipendente, alle elezioni europee nelle liste di Rifondazione comunista, non risultando eletta. Nel 2008 pubblico' il romanzo Vita e morte senza miracoli di Celestino VI (Reggio Emilia), in cui immaginava che fosse scelto come papa un semplice parroco di campagna. Alle sue riforme Adriana Zarri affido' l'ultimo messaggio di una Chiesa spogliata di ricchezze, potere, onori, ricondotta a quella parola del Vangelo a cui aveva inteso ispirare la sua vita.
Mori' nel suo eremo di Ca' Sassino il 18 novembre 2010.
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Opere. Oltre agli scritti indicati, si segnalano il saggio La narrazione teologica, in Essere teologi oggi. Dieci storie, introduzione di L. Sartori, Casale Monferrato 1986, pp. 197-214, e i libri postumi: Un eremo non e' un guscio di lumaca. Erba della mia erba e altri racconti di vita, Torino 2011; Quasi una preghiera, Torino 2012; Teologia del quotidiano, Torino 2012; Con quella luna negli occhi, Torino 2014.
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Fonti e bibliografia: Carteggi, appunti, biblioteca della scrittrice sono custoditi presso l'Associazione amici di Adriana Zarri, costituita dopo la sua morte, che ne mantiene vivi lo spirito e la memoria. Altri documenti sono conservati in archivi pubblici e privati di figure e istituzioni con cui fu in relazione. I principali sono: Firenze, Istituto Gramsci toscano, Fondo Mario Gozzini; Archivio privato di Luigi Bettazzi; Archivio privato di Piero Gribaudi depositato presso la Fondazione Vera Nocentini (Torino); Arezzo, Archivio storico del monastero di Camaldoli; Roma, Istituto per la storia dell'Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI, Archivio dell'Associazione teologica italiana.
Tra le sue interviste si ricordano in particolare quelle contenute in Rivolgimenti. Dialoghi di fine millennio, a cura di M. Guzzi, Genova 1990, pp. 78-96; M. Politi, Il ritorno di Dio. Viaggio tra i cattolici d'Italia, Milano 2004, pp. 162-182; Per un cristianesimo adulto, a cura di G. Pilastro, Trieste 2009, pp. 129-138. Pochi gli studi a lei dedicati, tra questi: R. Rosano, Cattolici e politica. Breve storia dell'impegno cattolico nella politica italiana attraverso il pensiero di A. Z., tesi di laurea, Universita' degli studi di Torino, a.a. 2015-16; G. D'Acunto, La gaia mistica. Il deserto fiorito di A. Z., in Studium, CXII (2016), 2, pp. 259-266; M. Maraviglia, A. Z. ed Elemire Zolla: una polemica sulla riforma liturgica, in Religioni e Societa', XXXIV (2019), 94, pp. 51-58; Ead., Semplicemente una che vive. Vita e opere di A. Z., Bologna 2020; G. Piana, Una teologia del probabile, Testimonianze, 2020, n. 63, in corso di stampa.
5. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
6. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Laura Boella, Cuori pensanti. Hannah Arendt, Simone Weil, Edith Stein, Maria Zambrano, Edizioni Tre Lune, Mantova 1998, pp. 136.
- Laura Boella, Le imperdonabili. Etty Hillesum, Cristina Campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva, Tre Lune Edizioni, Mantova 2000, pp. 148.
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Maestre
- Ruth Benedict, Il crisantemo e la spada, Rizzoli, Milano 1991, pp. VIII + 374.
- Ruth Benedict, Modelli di cultura, Feltrinelli, Milano 1960, 1979, pp. 280.
- Lucy Mair, Introduzione all'antropologia sociale, Feltrinelli, Milano 1970, 1980, pp. 312.
- Margaret Mead, L'adolescenza in Samoa, Giunti, Firenze 1954, 2007, pp. XVIII + 236.
- Margaret Mead, Maschio e femmina, Il Saggiatore, Milano 1962, Mondadori, Milano 1991, pp. 408.
- Margaret Mead, Popoli e paesi, Feltrinelli, Milano 1962, 1981, pp. 208.
- Margaret Mead, Sesso e temperamento in tre societa' primitive, Il Saggiatore, Milano 1967, Garzanti, Milano 1979, pp. 352.
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Classici
- Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976, pp. 708.
- Rosa Luxemburg, Scritti scelti, Edizioni Avanti!, 1963, Einaudi, Torino 1975, 1976, pp. CVIII + 760.
- Rosa Luxemburg, Lettere di lotta e disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches, Feltrinelli, Milano 1973, 2019, pp. 280.
- Rosa Luxemburg, Lettere 1893-1919, Editori Riuniti, Roma 1979, pp. XXXII + 280.
- Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori, Milano 1977, pp. LXXII + 360.
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 96 del 21 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 96 del 21 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Crimini
2. Mo'
3. Nell'incontro settimanale dell'Afesopsit di sabato 18 luglio alla "Fattoria di Alice" e' stata ricordata Ivana Garbujo
4. Mariangela Maraviglia: Adriana Zarri
5. Alcuni ulteriori riferimenti utili
6. Segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. CRIMINI
Se la memoria non m'inganna fu Brecht a scrivere che "quando i crimini si moltiplicano diventano invisibili".
*
Una catastrofe come la guerra russo-ucraina, innumerevoli persone assassinate e disastri ambientali forse irreversibili, per i mezzi d'informazione dominanti (e quindi per l'opinione pubblica, giacche' - come diceva quel pensatore di Treviri - le idee dominanti sono le idee della classe dominante) diventa una notizia cui si dedica meno attenzione che per un incidente stradale o una rissa, mentre e' l'orrore degli orrori e di punto in bianco puo' scatenare la guerra mondiale e l'apocalisse atomica.
Il massacro di Gaza, un cumulo atroce di crimini di guerra e di crimini contro l'umanita' cosi' abominevole che ogni persona decente in tutto il mondo se ne sente ferita e macchiata, prosegue sostanzialmente indisturbato e quando se ne da' notizia e' in guisa di postilla, ed invece convoca l'umanita' intera all'impegno piu' urgente per fermare questo diluvio di sangue, questa ferina barbarie, questo inabissamento nel male.
Per non dire dell'intero Medio Oriente in fiamme.
Per non dire delle guerre in Africa, di cui non si parla mai.
Per non dire dell'ecatombe nel Mediterraneo.
E si potrebbe continuare a lungo, ma fermiamoci qui.
*
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine della guerra nel cuore d'Europa, e quindi che il governo italiano cessi di contribuire ad alimentare le stragi e i disastri e s'impegni invece - Costituzione alla mano - affinche' cessi il massacro?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine dell'orrore di Gaza e la nascita di due stati per due popoli in Palestina, e quindi che il governo italiano cessi di essere effettuale complice dell'orrore e s'impegni invece -Costituzione alla mano, si' - affinche' cessi il massacro?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine della persecuzione e della strage dei migranti, e quindi che il governo italiano cessi di alimentare la strage e la riduzione in schiavitu' e s'impegni invece - Costituzione alla mano, ancora una volta - affinche' cessi la schiavitu' e cessi il massacro?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine del folle e scellerato riarmo?
Perche' nel nostro paese non emerge una esplicita volonta' popolare che chieda la fine della crescente militarizzazione, stupidissima e criminalissima, delle relazioni internazionali?
*
E se il governo italiano non si adopera per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione, il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa di quest'unico mondo vivente (ed e' evidente che non lo fa, anzi: fa l'esatto contrario), ebbene, perche' non si insorge nonviolentemente per chiederne le immediate dimissioni?
E le organizzazioni politiche che proclamano di voler essere fedeli alla Costituzione repubblicana ed antifascista perche' non dicono una parola chiara e impegnativa? Perche' non dicono: "il nostro programma politico e' la pace, il disarmo, la smilitarizzazione, il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa di quest'unico mondo vivente"?
*
Non sembra anche a chi legge queste righe che sia necessaria una politica nonviolenta contro la guerra prima che la guerra divori l'umanita' intera?
Non sembra anche a chi legge queste righe che sia necessaria una politica nonviolenta contro il razzismo prima che il razzismo ci trasformi tutti in carnefici e vittime, in vampiri e prede dissanguate, ed infine in cenere, in ombre, in nulla?
Non sembra anche a chi legge queste righe che sia necessaria una politica nonviolenta per la difesa dell'intero mondo vivente prima che i poteri dominanti riducano il pianeta a un deserto avvelenato?
*
Non si dovrebbe parlare di questo, di questo, di questo, nel dibattito pubblico in vista delle elezioni politiche che ci saranno tra una manciata di mesi?
*
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
Nonviolenza o barbarie.
2. WELTGEIST. MO'
Mo' je lo fo vveda io, mo'. Du' pornelle e le riporto a l'eta' dde la pietra, ar tempo de li dinosauri, vedi tu.
Che m'hanno da chieda scusa 'n ginocchio, m'hanno da chieda.
Cio' la bomma atomica cio', nun ce provate co' mme.
Si mme pijano li cinque minuti vedi tu, vedi tu si nu' llo fo.
'Na passata e vvia, nun ze sarva manco 'n moscerino.
So 'r capo der monno, si mme va lo fo, pozzo da fa' quer che mme pare a mme.
*
So' cquattro burinacci, j'ho ggia' distrutto tutto.
Ancora rugheno? E' pperche' nun ze so' accorte, che dormeno da piede dormeno.
La guerra ll'ho ggia' vinta, lo sanno pure li sassi. L'ho ppure detto a la televisione.
E' cche ccio' la strateggia, e ppure 'n mijone d'areoprani, 'n mijone, pure due, che esse se le sogneno.
Je convene da fa' la pace, ve lo dico io, che ssinno' sbraco tutto, me bbasta dillo e sbraco tutto.
Cio' ll'esercito piu' ganzo der monno, 'sti quattro beduini le scopo via co' 'n zoffio, manco ce perdo tempo.
*
Hanno ammazzato li sordati mia? Vedessero de nun famme veni' li nervi, che sse me pija 'n'attacco de nervi vegghi tu cche je fo.
Je dice bbene che ancora nun me so' ddeciso de scancellalle da la faccia de la terra, ma mmagara ciaripenzo, eh.
Propio mo' ch'evo ggia' vinto la guerra 'sti bburini m'ammazzeno li sordati mia? Mo' vegghi.
*
So' 'r padrone der monno, so'. Vedessero da mettese 'n riga e sull'attente che mica lo so quanto me dura la pazzienza.
M'eveno da da' 'r Nobbile de la pace, e 'nvece 'sti puzzoni...
Co' tutte le guerre ch'ho vvinto me ce doverebbono da fa' ppure 'n firme che mmagara me ce danno pure ll'Osca, che me lo meriterebbe propio, no?
'Sti mascarzoni, j'ho vvinto la guerra e nun ze vonno arrenne. Vedi tu ssi nu' lle spiano, sbraco tutto eppoi ce passo l'asfarto, eppoi sopra la varecchina.
E mme pijo 'r petrojo come bbottino de guerra.
Quanno uno e' 'n gegno come mme... co' ddu' papagne, co' ddu' sardelle, le mett'apposto man tutte.
3. INCONTRI. NELL'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT DI SABATO 18 LUGLIO ALLA "FATTORIA DI ALICE" E' STATA RICORDATA IVANA GARBUJO
Sabato 18 luglio 2026 si e' svolto il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 poco fuori Viterbo.
Ricordiamo ancora una volta che ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Il pasto in comune e la riflessione in comune
Dopo la condivisione del pasto - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - l'incontro e' proseguito nel pomeriggio con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, sia occasionali che abituali.
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Ricordando Ivana Garbujo
Questo sabato in particolare e' stata anche ricordata Ivana Garbujo, la sposa amatissima di Vito Ferrante, che e' deceduta il 12 luglio; e' stato il terzo terribile lutto che nell'arco di poche settimana ha colpito questa generosa famiglia di persone dedite alla solidarieta'; dapprima e' scomparsa la figlia Vittoria, poi il padre Vito, adesso anche la madre Ivana. Tutte le amiche e gli amici dell'Afesopsit si stringono intorno ad Antonella e Francesco, ad Antonio e Claudia, a Filippo e Vania, a tutti gli altri familiari, in questo momento di strazio indicibile.
Ricordando Ivana Garbujo varie persone hanno espresso la propria testimonianza e le proprie riflessioni, condividendo sentimenti profondi e ricordi ad un tempo addolorati e luminosi.
E' stata un'esperienza commemorativa preziosa e tenerissima, e la bellezza del ricordo di Ivana e' stato ancora un dono che Ivana ha fatto alle persone che l'hanno conosciuta e le hanno voluto bene, ancora un dono fatto all'umanita' da una persona buona che ci ha lasciato ma che resta viva nei nostri cuori e nel nostro agire.
Alleghiamo in calce una testimonianza redatta e diffusa il 14 luglio all'indomani del funerale di Ivana.
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Una festa della musica come forma di amore
Nel corso della giornata sono state consegnate a tutte le persone premiate le fotografie del concorso "Ascolta una cantante che amiamo", un'esperienza vissuta nel corso delle scorse settimane di invito all'ascolto di interpreti della grande musica lirica, jazz, folk e rock.
Le esecutrici da ascoltare, proposte in un foglio volante dal titolo "alcune cantanti che amiamo", erano le seguenti: alcune cantanti liriche; Cecilia Bartoli, Cathy Berberian, Montserrat Caballe', Maria Callas, Diana Damrau, Danielle de Niese, Natalie Dessay, Elina Garanca, Anna Moffo, Anna Netrebko, Patricia Petibon, Renata Tebaldi; alcune cantanti jazz: Betty Carter, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Billie Holiday, Mahalia Jackson, Abbey Lincoln, Hazel Scott, Nina Simone, Bessie Smith, Sarah Vaughan, Dinah Washington, Cassandra Wilson; alcune cantanti folk: Joan Armatrading, Joan Baez, Caterina Bueno, Maria Carta, Tracy Chapman, Teresa De Sio, Roberta Flack, Miriam Makeba, Giovanna Marini, Nelly Omar, Violeta Parra, Amalia Rodrigues; alcune cantanti rock: Beyonce', Debbie Harry, Janis Joplin, Annie Lennox, Fiorella Mannoia, Joni Mitchell, Alanis Morissette, Gianna Nannini, Dolores O'Riordan, Skin, Patti Smith, Lucinda Williams.
Alle persone premiate oltre l'attestato e' stata consegnata anche una raccolta di poesie dedicate a Vito Ferrante, una raccolta di testi di Primo Levi, un portfolio fotografico di alcune grandi maestre della cultura e dell'impegno morale e civile contemporaneo: Hannah Arendt, Natalia Ginzburg, Rosa Luxemburg, Maria Montessori, Simone Weil, Virginia Woolf, Adriana Zarri, Silvia Vegetti Finzi (quest'ultima e' vivente e ad essa le persone partecipanti all'incontro inviano un sincero ringraziamento per la sua straordinaria opera e un affettuoso saluto).
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Stare bene mentre si ragiona insieme
E' stata anche diffusa a tutte le persone partecipanti una proposta di sintesi dei criteri che presiedono allo svolgimento degli incontri, affinche' venga discussa nel prossimo incontro dopo matura riflessione da parte di ogni persona.
Il testo proposto e' il seguente:
"Proposta di alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme
- Si parla a turno facendo il giro.
- Si puo' parlare di tutto.
- Quando una persona parla, le altre la ascoltano senza commenti e senza interruzioni.
- Si da' a ogni persona tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che vuole dire.
- Si rispetta ogni persona anche se non si e' d'accordo con quello che dice.
- Nessuno impone niente a nessuno.
- Si decidono solo le cose su cui tutte le persone sono d'accordo".
*
Alcune nostre maestre di vita, di pensiero, di azione
A tutte le persone partecipanti sono state donate le fotografie di alcune donne di cui e' stata anche brevemente ricostruita la figura e l'azione: Nina Simone, Franca Ongaro Basaglia, Lidia Menapace, Vandana Shiva (che si aggiungono alle altre "maestre" di cui si e' parlato nelle scorse settimane sempre a partire dalla diffusione delle rispettive fotografie: Mahsa Amini, Tina Anselmi, Hannah Arendt, Maria Callas, Berta Caceres, Marianella Garcia, Natalia Ginzburg, Etty Hillesum, Rosa Luxemburg, Maria Montessori, Rossana Rossanda, Bertha von Suttner, Silvia Vegetti Finzi, Simone Weil, Virginia Woolf, Adriana Zarri).
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Come si scrive un comunicato stampa
Nel corso dell'incontro si e' anche svolta una riflessione su come si comunica in pubblico, facendo seguito ad un precedente incontro in cui si era riflettuto su "come si parla in pubblico"; in questo incontro del 18 luglio si e' riflettuto invece su "come si scrive un comunicato stampa".
Nel prossimo incontro ci si esercitera' ancora su questo argomento.
In un incontro successivo si ragionera' anche su come discutere e deliberare in modo efficace nel rispetto della dignita' di ogni persona.
Di seguito tre schede utilizzate nel corso degli incontri come materiali di riferimento.
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I. scheda prima: "come si parla in pubblico senza farsi del male"
1. Parlare e ascoltare e' l'attivita' delle persone che si incontrano e si riconoscono reciprocamente la dignita' di esseri umani, quindi:
- piu' parli tu e meno possono parlare gli altri: parla poco, ascolta molto;
- concentrati sull'essenziale: di' solo le cose di cui sei sicuro e che ti sembrano importanti sia per te che per chi ti ascolta;
- rispetta gli altri, se tu rispetti gli altri, e' piu' probabile che gli altri rispetteranno te;
- quando c'e' un'incomprensione:
a) non dire "Non hai capito", di' "Forse non mi sono espresso bene";
b) non dire "Non si capisce niente di quello che dici", di' "Forse non ho capito bene";
c) non dire "Tu dici solo sciocchezze", di' "Credo di non essere d'accordo su alcune cose che hai detto".
2. La comunicazione e' un'attivita' umana, che coinvolge tutta la persona:
- la parola
- l'intonazione
- il volto
- il corpo e la sua postura
- i gesti
3. La comunicazione e' un'azione complessa, composta da molti elementi:
- il messaggio
- l'emittente
- il ricevente
- il canale
- il codice
- il feedback
4. Un messaggio si compone sempre di tre elementi:
- il contenuto
- la forma
- la relazione
5. Parlare lentamente (si ha piu' tempo per pensare e si da' a chi ascolta piu' tempo per capire)
6. Respirare regolarmente (favorisce il controllo delle emozioni)
7. guardare negli occhi la persona o le persone alle quali si parla (e' l'unico modo per accorgersi se quello che si dice e' comprensibile)
8. Ricordarsi che la voce e' uno strumento musicale: occorre suonarlo bene
9. Le tecniche della retorica classica
- inventio = trovare, ideare le cose da dire (bisogna avere qualcosa da dire)
- dispositio = la disposizione, l'architettura del discorso (un discorso deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine)
- elocutio = l'abbellimento del discorso (se un discorso e' brutto e noioso, sembra anche sbagliato)
- memoria = ricordarsi le cose (occorre ricordare cosa si vuol dire; la memoria va tenuta in allenamento)
- actio = agire, ovvero recitare il discorso (un discorso in pubblico e' una "rappresentazione", ovvero richiede una "esecuzione" come se si fosse degli artisti della voce e del movimento del corpo, ovvero dei cantanti e degli attori)
10. Rispettare chi ci ascolta, adeguare il nostro modo di parlare affinche' sia comprensibile, e soprattutto non alzare la voce e non dare ordini, non interrompere mai chi sta parlando, non dire mai parolacce, non offendere mai le persone: chi ci ascolta permette che le nostre parole entrino nelle sue orecchie, quindi stiamo attenti a non insozzarle con il turpiloquio e con le offese.
*
II. scheda seconda: "come scrivere un comunicato-stampa che abbia qualche possibilita' di essere letto"
1. Abbi qualcosa di importante da dire
2. Parla di una cosa sola per volta (un comunicato deve avere un unico argomento)
3. Sii comprensibile
- scrivi frasi brevi;
- scrivi in modo semplice;
- usa parole che tutti capiscono;
- usa frasi chiare;
- non offendere mai le persone;
- di cio' di cui parli ricordati di scrivere: chi, che cosa, quando, dove, perche'.
4. Un comunicato deve contenere:
- un titolo breve che indichi precisamente l'argomento (per esempio: lungo da due a sette parole)
- eventualmente un sottotitolo un po' piu' lungo che riassuma il contenuto (per esempio: lungo da cinque a quindici parole)
- un testo essenziale (per esempio: tre-quattro frasi di non piu' di due-cinque righe per frase)
- la firma precisa e per esteso
- la data del giorno in cui viene diffuso
- il recapito postale, telefonico ed e-mail (ed eventualmente anche il sito web) del mittente
5. Il comunicato va inviato per posta elettronica sia ai mezzi d'informazione, sia alle persone (e anche alle associazioni, istituzioni, etc.) che si ritiene possano essere interessate a leggerlo.
6. Prima di diffondere il comunicato deve essere riletto almeno tre volte (possibilmente farlo leggere anche da una o due persone diverse da chi lo ha scritto). Piu' volte si rilegge e si corregge, piu' migliora.
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III. scheda terza: "una questione di democrazia, ovvero di giustizia e liberta'"
1. Non mentire: chi mente offende e umilia le persone in cio' che e' piu' proprio di un essere umano: la capacita' di capire.
2. Il segreto e' incompatibile con la democrazia.
3. Almeno tra noi che vogliamo lottare per il bene comune e i diritti umani di tutti gli esseri umani adottiamo dei comportamenti di rispetto, di ascolto e di aiuto reciproco.
4. Quando una persona parla, le altre ascoltano.
5. Chi e' piu' timido, va ascoltato di piu'.
6. Non dobbiamo avere paura di dire che ci sono cose che non sappiamo. Chi fa una domanda, fa del bene a tutti.
7. "Si puo' sempre dire un si' o un no" (Hannah Arendt)
8. Prendiamo le decisioni col metodo del consenso: ovvero facciamo solo le cose su cui tutte le persone presenti sono d'accordo.
9. Chi sa, ascolti.
10. Chi sa fare una cosa, aiuti le altre persone ad imparare a farla anche loro.
11. Giustizia e liberta' cominciano dalla condivisione.
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Una riflessione sulle truffe telefoniche
Nel corso dell'incontro si e' sviluppata anche una approfondita riflessione su come difendersi dalle truffe telefoniche, essendo risultato che questa e' una preoccupazione condivisa da molte persone partecipanti agli incontri.
In merito sono stati condivisi alcuni suggerimenti utili, come ad esempio: non dare mai il proprio consenso alle proposte avanzate da imbonitori che possono rivelarsi truffatori; segnalare alle forze dell'ordine le telefonate moleste e/o ingannevoli ricevute; attivare risorse di aiuto e tutela disponibili per difendere i propri diritti nella legalita' (facendo intervenire avvocati, servizi pubblici di assistenza sociale, operatori di pubblica sicurezza specificamente preposti, associazioni di volontariato di provato valore che prestano gratuitamente la propria assistenza); aiutare concretamente le persone vittime di truffe telefoniche.
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Una cosa importante
Una cosa importante che e' stata ancora una volta sottolineata e' che tutte le persone che partecipano agli incontri dell'Afesopsit possono contare sulla solidarieta' dell'associazione e di tutte le persone partecipanti, e possono quindi dire senza alcun imbarazzo quali problemi abbiano e su cosa abbiano bisogno di aiuto, sapendo di poter fare affidamento sull'amicizia, sulla sollecitudine insieme accudente e rispettosa e sulle conoscenze e competenze delle altre persone presenti: volersi bene e quindi aiutarsi e' insieme un'intima persuasione, un valore concretamente testimoniato e una risorsa pratica utilizzabile.
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Alcune proposte di iniziativa
Nel corso dell'incontro e' stato anche proposto di riprendere a realizzare alcune iniziative che in passato si realizzavano abitualmente grazie all'impegno di Vito Ferrante, come gite d'istruzione in luoghi di cultura o bellezza naturali, o anche semplici momenti di svago in campagna, in montagna o al mare.
Si e' anche riflettuto su altre iniziative culturali, musicali, di studio, di formazione, d'incontro e di solidarieta', ovviamente demandando specificamente alle successive assemblee di tutti i soci e del comitato direttivo dell'associazione di rifletterci approfonditamente e di prendere eventuali decisioni in merito ai tanti "desiderata" proposti dalle persone che fanno parte dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia".
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Prossimi incontri
L'Afesopsit si riunisce ogni sabato alla "Fattoria di Alice" ed ogni persona e' benvenuta.
Il prossimo incontro si svolgera' sempre presso la "Fattoria di Alice" sabato 25 luglio: si pranza insieme e poi sempre insieme di svolgono giochi, dialoghi, condivisione di esperienze, riflessioni ed esercitazioni.
Di settimana in settimana l'Afesopsit si conferma - ormai da oltre tre decenni, essendo stata fondata nel 1993 - un punto di riferimento fondamentale a Viterbo ed in tutto l'Alto Lazio per le iniziative di solidarieta', per riflessione sulle grandi questioni morali e civili, per la formazione delle persone che intendono impegnarsi per la dignita' e i diritti di tutte e tutti, per la conoscenza reciproca e la sollecitudine per il bene comune, per l'auto-mutuo-aiuto (ed ogni persona senziente e pensante sa di avere bisogno dell'aiuto altrui per superare tante difficolta' della vita).
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 19 luglio 2026
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Allegato: Un abbraccio ai familiari di Ivana, nel doloroso giorno delle esequie
Nella chiesa di Sant'Andrea e poi al cimitero monumentale di Viterbo la mattina del 14 luglio 2026 i familiari e gli amici hanno dato l'ultimo saluto ad Ivana Garbujo, sposa amatissima di Vito Ferrante, deceduta il 12 luglio a poche settimane dalla morte improvvisa, lo scorso aprile, della figlia Vittoria prima e del marito Vito poi.
Nell'arco di poche settimane questa generosa famiglia e' stata colpita tre volte dal piu' grande dei dolori, la perdita di una persona amata.
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Le persone amiche della famiglia esprimono la loro vicinanza ad Antonella, ad Antonio, a Claudia, a Francesco, a Filippo e a Vania, a tutti i familiari ed anche a tutte le persone partecipi dell'esperienza dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) che sono anch'esse parte integrante della famiglia di Ivana e di Vito, tutte e tutti straziati dal dolore per questo triplice lutto.
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Come persone amiche della famiglia e dell'Afesopsit un pensiero ancora vogliamo aggiungere a quelli cosi' profondi e luminosi espressi nell'omelia e poi nel saluto di Antonella - a nome dei figli, dei nipoti e di tutti i familiari - all'amatissima mamma.
Ed il nostro pensiero e' questo: che aver conosciuto ed amato questa famiglia e queste persone e' stato un dono prezioso e frugifero, un dono che rechiamo nel cuore insieme al vivo sentimento di un'inestinguibile gratitudine.
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Confidiamo che le innumerevoli persone che nelle scorse settimane, in occasione delle esequie di Vittoria e di Vito, e poi delle ulteriori commemorazioni di Vito, si sono dichiarate appassionatamente amiche di questa generosa grande famiglia, comprensiva dell'associazione da Vito fondata, sappiano ora dimostrarlo con una effettiva vicinanza alle persone che di essa restano.
Quell'amicizia tanto appassionatamente dichiarata non puo' essere un fuoco di paglia: l'esperienza associativa solidale e costruttrice di bene e di pace da questa famiglia creata deve proseguire nel cammino con la vicinanza e il sostegno di quanti sono stati toccati nell'animo dall'esempio e dall'appello di Ivana, di Vito, di Vittoria, e di quanti di questa grande generosa famiglia restano, pur col peso di tanti lutti cosi' dolorosi, a continuare ad essere portatrici e portatori della bonta' che riconosce e sostiene, che conforta e risana, che libera e salva.
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Alcune amiche ed alcuni amici di Vittoria, di Vito, di Ivana, della famiglia tutta e quindi dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 14 luglio 2026
4. MAESTRE. MARIANGELA MARAVIGLIA: ADRIANA ZARRI
[Dal sito www.treccani.it riproponiamo ancora una volta la seguente voce apparsa nel Dizionario biografico degli italiani nel 2020]
Adriana Zarri nacque a San Lazzaro di Savena (Bologna) il 26 aprile 1919, da Aldo Zarri e da Elide Predieri, dopo i fratelli Arturo (1907) e Adriano (1911).
Nonostante la situazione economico-sociale assai critica a causa della Grande Guerra appena conclusa, il mulino e il podere che la famiglia possedeva permisero ai suoi membri di condurre una vita decorosa.
Zarri frequento' le locali scuole elementari, ricevette una tradizionale educazione religiosa, ma sviluppo' un interiore sentimento di opposizione e rifiuto, risolto a undici anni dall'improvvisa "sensazione palpabile" di un "amore di Dio [...] senza limiti" (R. Baldini, Una donna nel deserto. Conversazione con Adriana Zarri, in Panorama, 20 luglio 1976, p. 125). Fu un evento che segno' la sua vita e determino' l'inizio di una precoce riflessione teologica a cui si accompagno' la scoperta di uno spiccato talento letterario.
Trasferita con la famiglia a Bologna nel giugno del 1933, fu iscritta a una scuola professionale e poi trasferita al liceo classico per le riconosciute doti intellettuali. Aderi' alla Gioventu' femminile di azione cattolica e ne divenne propagandista, coniugando la sua naturale indipendenza e fierezza all'intransigenza morale propria dell'associazione.
Nei primi anni Quaranta individuo' nella Compagnia di San Paolo – fondata da don Giovanni Rossi, gia' collaboratore dell'arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari – l'istituzione in cui poteva esprimere quella sintesi tra azione e contemplazione che avvertiva come tratto essenziale della sua vocazione religiosa. Vi entro' nel 1942, ebbe l'opportunita' di frequentare corsi di teologia per laici, ma la lascio' nel 1949 per una personale esigenza di liberta' di ricerca e di espressione, inconciliabile con le regole e le responsabilita' comuni di una istituzione ecclesiastica. Mantenne comunque rapporti di collaborazione con persone e attivita' culturali curate dalla Compagnia, come l'Istituto di propaganda libraria e la rivista Il Ragguaglio librario.
Dagli anni Cinquanta visse a Roma e, per un periodo, a Cisterna di Latina, dove tento' con il padre di avviare una piccola azienda agricola che anticipava le successive scelte di vita eremitica e contadina.
Dalla capitale stabili' contatti con personalita' cattoliche in dialogo con la cultura contemporanea, come Mario Gozzini, Nando Fabro, i padri Ernesto Balducci e Nazareno Fabbretti, pubblicando saggi e articoli sulla rivista fiorentina L'Ultima e sul foglio genovese Il Gallo. Si delineavano in quegli scritti alcuni temi fondamentali della sua riflessione: il rifiuto dell'immagine consueta di un Dio onnipotente e impassibile; la critica a un cristianesimo disincarnato e autoritario; la ricerca della santita' della vita nell'ordinarieta' del quotidiano. Motivi affioranti anche nel suo primo romanzo, Giorni feriali (Milano 1955), che le guadagno' la vittoria del premio letterario Alessandro Manzoni, promosso dalla Unione editori cattolici italiani, e una certa notorieta' di scrittrice.
Negli anni Sessanta condivise la diffusa speranza che il concilio Vaticano II favorisse un radicale rinnovamento della Chiesa sul piano biblico, teologico, liturgico, etico. La sua firma apparve su riviste di studio come Humanitas, edita da Morcelliana; Studium, di cultura cattolico democratica; Studi cattolici, vicina all'Opus Dei; Il Regno dei padri Dehoniani di Bologna; Persona, rivista di letteratura, arte e costume. Tra i settimanali collaboro' a L'Osservatore della domenica, il domenicale de L'Osservatore romano sul quale pure scrisse; a Il nostro tempo della diocesi di Torino e a Orizzonti, rivista di attualita' edita dalle Paoline. Piu' avanti la collaborazione si estese ai settimanali politici Politica e Settegiorni e al quindicinale Rocca della Pro civitate christiana, su cui continuo' a tenere una rubrica fino alla morte.
Queste pubblicazioni di diverso orientamento e finalita' offrirono a Zarri l'opportunita' di sperimentare diversi generi letterari: dalla meditazione spirituale alla prosa lirica, dal resoconto di vicende ecclesiali al saggio teologico. Si chiari' anche la sua duplice vocazione di scrittrice e teologa, presto espressa in un nuovo romanzo, L'ora di notte (Torino 1960); in raccolte di saggi, La Chiesa nostra figlia (Vicenza 1962) e Teologia del probabile. Riflessioni sul postconcilio (Torino 1967); nell'opera teologica Impazienza di Adamo. Ontologia della sessualita' (Torino 1964), poi tradotta in francese.
In questi scritti si fece paladina dell'audace riformismo atteso dalla stagione conciliare, caldeggiando il superamento di tradizionali assetti e linguaggi ecclesiastici, la revisione del ruolo subordinato dei laici al clero e dell'obbligo di questo al celibato, l'abbandono di strutture temporali e connubi della Chiesa con il potere politico.
In Impazienza di Adamo presento' una originale teologia trinitaria che proiettava la relazione stabilita nel pensiero cristiano tra Padre, Figlio, Spirito Santo nella dinamica maschile-femminile, riscattando la dimensione sessuale da consolidati rifiuti e la condizione della donna dalla secolare subalternita' all'uomo.
Negli scritti successivi il movimento trinitario fu letto da lei come principio informatore dell'intera realta' creata: uomo, mondo, natura, istituzioni (e la Chiesa tra queste) erano ugualmente segnati dal dinamismo amoroso della Trinita' divina, che si faceva "archetipo" di ogni "divenire", dell'eterno scambio di "donazione-ricezione", del "pluralismo" animatore del tutto. Una concezione che poi sempre sostenne contro staticita' e conformismi indotti da una visione "monolitica" di Dio (cfr. Per una fondazione metafisica del femminile, in Teologia e progetto-uomo in Italia, Assisi 1980, pp. 283-292).
Questi scritti e la partecipazione a conferenze e convegni, prima voce femminile e laica che si affermo' in campo teologico, le assicurarono l'amicizia di una figura prestigiosa come il teologo domenicano Marie-Dominique Chenu, con cui intrattenne un cospicuo carteggio, e l'invito nella nascente Associazione teologica italiana, del cui Consiglio di presidenza fece parte agl'inizi (1969-72).
Negli anni Settanta la sua vocazione religiosa si preciso' in un'opzione di vita di tipo monastico ed eremitico che la condusse a stabilirsi prima nel castello dei vescovi di Albiano d'Ivrea (1970-75), poi nella piu' solitaria Cascina Molinasso (Fiorano Canavese, Torino). La dovette lasciare nel 1984, dopo aver subito drammatiche aggressioni, per l'eremo meno isolato di Ca' Sassino (Crotte di Strambino, Torino).
Frutto della creativita' di questo periodo furono la raccolta poetica Tu. Quasi preghiere (Torino 1971), tradotto in finlandese; le meditazioni biblico-sapienziali di E' piu' facile che un cammello... (Torino 1975), tradotto in spagnolo; le riflessioni di Nostro Signore del deserto: teologia e antropologia della preghiera (Assisi 1978); Erba della mia erba: resoconto di vita (Assisi 1981), che rielaborava "lettere dall'eremo" gia' apparse sulla rivista Rocca negli anni 1977-78.
Da questi testi emerge la dimensione spirituale e mistica della scrittrice: l'amore di Dio cantato con le parole dei libri biblici, per primo il Cantico dei Cantici; il sentimento di "immersione" nella "comunione cosmica" vissuto nella cura di piante e animali che, insieme alla scrittura, le assicurava la sussistenza; l'attesa della resurrezione prefigurata dai "fiori turchini e rossi", dalle "ali di uccelli", dalle "foglie verdi" evocate in una delle sue piu' fortunate liriche, Epigrafe (Tu. Quasi preghiere, Torino 1971, pp. 99 s.).
La scelta di vita appartata non si tradusse in isolamento dalla storia dei suoi anni. Zarri partecipo' intensamente al movimento del dissenso cattolico, intervenne nelle campagne per il mantenimento delle leggi del divorzio e dell'aborto in nome della laicita' dello Stato, condivise temi e motivi della nascente teologia femminista. Posizioni che le costarono emarginazioni e ostracismi ma non le impedirono di coltivare amicizie anche tra rappresentanti della gerarchia ecclesiastica, come i vescovi Luigi Bettazzi (Ivrea), Salvatore Baldassarri (Ravenna), Raffaele Nogaro (Caserta). Considerazione e attenzione le furono riservate anche dall'arcivescovo di Torino Michele Pellegrino, dall'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, dal cardinale Achille Silvestrini. Tra i religiosi va ricordato almeno l'affetto del padre camaldolese Benedetto Calati e dei teologi Giannino Piana, Paolo Ricca, Piero Coda. Numerosi anche i laici di diverso ambito e cultura che le furono vicini: il suo editore Piero Gribaudi, il biblista Paolo De Benedetti, il giornalista Sergio Zavoli, oltre a protagonisti della scena politica e giudiziaria come Oscar Luigi Scalfaro, Giancarlo Caselli, Rossana Rossanda, Pietro Ingrao, con i quali ultimi partecipo' a una significativa esperienza di confronti tra credenti e non credenti nell'eremo camaldolese di Monte Giove (Pesaro Urbino, 1987-2000).
Dialoghi e incontri furono organizzati anche nell'ultimo eremo di Zarri, Ca' Sassino, un complesso di cascine che permetteva l'ospitalita' di piccoli gruppi. Da qui continuo' a distinguersi come figura di riferimento di aree di cattolici critici durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, da lei giudicato conservatore e neo-temporalista. Negli anni Ottanta e Novanta firmo' rubriche di taglio religioso e politico sul quotidiano Il Manifesto, sul rotocalco femminile Anna, sul settimanale politico Avvenimenti, e, con lo pseudonimo Myriam, sul mensile Messaggero di Sant'Antonio; partecipo' a trasmissioni radiofoniche e televisive giungendo al grande pubblico con Samarcanda di Michele Santoro; offri' i frutti della sua maturita' di narratrice nei volumi Dodici lune (Milano 1989); Quaestio 98. Nudi senza vergogna (Milano 1994), romanzi teologici in cui si impegnava a riscattare la sessualita' dalle tradizionali censure cattoliche, riconoscendo nella comunione dei corpi un'anticipazione del Regno di Dio promesso dalla rivelazione biblica.
Contemplazione, scrittura, impegno si compenetrarono fino agli ultimissimi anni della sua vita, segnati da una malattia che ne limito' la liberta' di movimento, ma non il ritmo monastico delle sue giornate, l'energia interiore e l'attivita'. Nel 2004 accetto' la candidatura, come indipendente, alle elezioni europee nelle liste di Rifondazione comunista, non risultando eletta. Nel 2008 pubblico' il romanzo Vita e morte senza miracoli di Celestino VI (Reggio Emilia), in cui immaginava che fosse scelto come papa un semplice parroco di campagna. Alle sue riforme Adriana Zarri affido' l'ultimo messaggio di una Chiesa spogliata di ricchezze, potere, onori, ricondotta a quella parola del Vangelo a cui aveva inteso ispirare la sua vita.
Mori' nel suo eremo di Ca' Sassino il 18 novembre 2010.
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Opere. Oltre agli scritti indicati, si segnalano il saggio La narrazione teologica, in Essere teologi oggi. Dieci storie, introduzione di L. Sartori, Casale Monferrato 1986, pp. 197-214, e i libri postumi: Un eremo non e' un guscio di lumaca. Erba della mia erba e altri racconti di vita, Torino 2011; Quasi una preghiera, Torino 2012; Teologia del quotidiano, Torino 2012; Con quella luna negli occhi, Torino 2014.
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Fonti e bibliografia: Carteggi, appunti, biblioteca della scrittrice sono custoditi presso l'Associazione amici di Adriana Zarri, costituita dopo la sua morte, che ne mantiene vivi lo spirito e la memoria. Altri documenti sono conservati in archivi pubblici e privati di figure e istituzioni con cui fu in relazione. I principali sono: Firenze, Istituto Gramsci toscano, Fondo Mario Gozzini; Archivio privato di Luigi Bettazzi; Archivio privato di Piero Gribaudi depositato presso la Fondazione Vera Nocentini (Torino); Arezzo, Archivio storico del monastero di Camaldoli; Roma, Istituto per la storia dell'Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI, Archivio dell'Associazione teologica italiana.
Tra le sue interviste si ricordano in particolare quelle contenute in Rivolgimenti. Dialoghi di fine millennio, a cura di M. Guzzi, Genova 1990, pp. 78-96; M. Politi, Il ritorno di Dio. Viaggio tra i cattolici d'Italia, Milano 2004, pp. 162-182; Per un cristianesimo adulto, a cura di G. Pilastro, Trieste 2009, pp. 129-138. Pochi gli studi a lei dedicati, tra questi: R. Rosano, Cattolici e politica. Breve storia dell'impegno cattolico nella politica italiana attraverso il pensiero di A. Z., tesi di laurea, Universita' degli studi di Torino, a.a. 2015-16; G. D'Acunto, La gaia mistica. Il deserto fiorito di A. Z., in Studium, CXII (2016), 2, pp. 259-266; M. Maraviglia, A. Z. ed Elemire Zolla: una polemica sulla riforma liturgica, in Religioni e Societa', XXXIV (2019), 94, pp. 51-58; Ead., Semplicemente una che vive. Vita e opere di A. Z., Bologna 2020; G. Piana, Una teologia del probabile, Testimonianze, 2020, n. 63, in corso di stampa.
5. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
6. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Laura Boella, Cuori pensanti. Hannah Arendt, Simone Weil, Edith Stein, Maria Zambrano, Edizioni Tre Lune, Mantova 1998, pp. 136.
- Laura Boella, Le imperdonabili. Etty Hillesum, Cristina Campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva, Tre Lune Edizioni, Mantova 2000, pp. 148.
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Maestre
- Ruth Benedict, Il crisantemo e la spada, Rizzoli, Milano 1991, pp. VIII + 374.
- Ruth Benedict, Modelli di cultura, Feltrinelli, Milano 1960, 1979, pp. 280.
- Lucy Mair, Introduzione all'antropologia sociale, Feltrinelli, Milano 1970, 1980, pp. 312.
- Margaret Mead, L'adolescenza in Samoa, Giunti, Firenze 1954, 2007, pp. XVIII + 236.
- Margaret Mead, Maschio e femmina, Il Saggiatore, Milano 1962, Mondadori, Milano 1991, pp. 408.
- Margaret Mead, Popoli e paesi, Feltrinelli, Milano 1962, 1981, pp. 208.
- Margaret Mead, Sesso e temperamento in tre societa' primitive, Il Saggiatore, Milano 1967, Garzanti, Milano 1979, pp. 352.
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Classici
- Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976, pp. 708.
- Rosa Luxemburg, Scritti scelti, Edizioni Avanti!, 1963, Einaudi, Torino 1975, 1976, pp. CVIII + 760.
- Rosa Luxemburg, Lettere di lotta e disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches, Feltrinelli, Milano 1973, 2019, pp. 280.
- Rosa Luxemburg, Lettere 1893-1919, Editori Riuniti, Roma 1979, pp. XXXII + 280.
- Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori, Milano 1977, pp. LXXII + 360.
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 96 del 21 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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