[nonviolenza] Il 17 agosto a Viterbo un incontro di pace e solidarieta'. Con due ricordi di Alfio Pannega e di Vito Ferrante da parte di Emilio Garbujo



IL 17 AGOSTO A VITERBO UN INCONTRO DI PACE E SOLIDARIETA'. CON DUE RICORDI DI ALFIO PANNEGA E DI VITO FERRANTE DA PARTE DI EMILIO GARBUJO

Lunedi' 17 agosto 2026 presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro di riflessione e di testimonianza per la pace e la solidarieta'.
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L'incontro ha avuto al suo centro il ricordo di Alfio Pannega e di Vito Ferrante.
Allegate in calce le testimonianze su Alfio e su Vito da parte di Emilio Garbujo, uno degli animatori dell'incontro, fondamentale protagonista del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" e storico collaboratore del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo.
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Nel corso dell'incontro si e' riflettuto anche sulle iniziative necessarie e doverose per contrastare la guerra e il razzismo, per difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani qui e ovunque, per preservare quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.

Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

Viterbo, 17 agosto 2026

Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

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Allegato primo: Emilio Garbujo ricorda Alfio Pannega

Ho conosciuto veramente Alfio, non il "personaggio pittoresco" ma l'essere umano autentico, quando avevo quattordici anni.
Due giorni prima della festa di Santa Rosa ebbi un incidente col motorino e finii all'Ospedale Grande: non camminavo, avevo un ginocchio malridotto e li' nella corsia di ortopedia conobbi Alfio, che si trovava li' degente anche lui.
Ricordo che ero disperato perche' per le feste di Santa Rosa a Viterbo c'erano le giostre e io non ci potevo andare, e dovevo invece stare li' in ospedale con la gamba immobilizzata; Alfio mi diceva: "Non ti preoccupare, che passa tutto", anche lui aveva avuto un incidente e camminava con l'aiuto di una stampella.
Giocando a "sette e mezzo" con altri degenti mi capito' di vincere diverse volte, e per festeggiare proposi ad Alfio di andare a fare colazione al bar del duomo. Cosi' la mattina successiva Alfio trovo' una carrozzina, mi ci sistemai e partimmo, lui zoppo che mi spingeva e io in carrozzina: uscimmo dall'ospedale e andammo al bar del duomo a fare colazione, e poi facemmo un giro nei dintorni per passare un po' di tempo fuori dall'ospedale. Quando tornammo ci fecero "una fierata" perche' non volevano che andassimo in giro mentre eravamo degenti in ospedale.
Restai in ospedale per due mesi, ed Alfio anche; lo conobbi in quella circostanza e ne scoprii la grande generosita', la disponibilita' ad aiutare gli altri, la capacita' di empatia e di condivisione.
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Durante l'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" la presenza di Alfio fu costante e fondamentale: fu un punto di riferimento per tutte le persone che vi presero parte, insegno' a tutti cosa fossero la dignita', la responsabilita' e la solidarieta', dimostro' con l'esempio il dovere di prendersi cura degli altri e della natura, l'impegno nonviolento contro tutte le ingiustizie, il rispetto per ogni essere umano, la scelta di mettere tutto in comune e il consapevole impegno politico comunista e libertario affinche' fra tutti gli esseri umani cessasse ogni oppressione, ogni sfruttamento, ogni predominio, ogni violenza. Ed insieme a tutto questo il grande amore per la poesia, la memoria della storia della Viterbo popolare e resistente, l'antifascismo vissuto come scelta esistenziale, morale e politica giorno per giorno per tutta la vita.
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Tra gli innumerevoli ricordi mi viene adesso in mente di quando un anno d'estate per un paio di settimane tutti gli occupanti del centro sociale partirono per viaggiare in occasione del periodo delle ferie (chi per andare a fare i mercatini nelle cittadine dell'Italia centrale, chi per riprendere l'attivita' di artista di strada, chi per partecipare ad iniziative culturali, sociali e militanti in varie parti d'Italia e d'Europa); in quelle settimane restai solo al centro con Alfio e i suoi cani; e tra me e lui la nostra amicizia si fece ancora piu' profonda e piu' intensa nel preparare i pasti e consumarli insieme, nel prenderci cura da soli delle tante cose da fare nel centro - dalla cura delle piante e degli animali, al tenere in ordine ed efficienti le poche risorse di cui il centro disponeva, nell'accogliere gli ospiti di passaggio.
Una sera che ero andato a gettare l'immondizia, nel punto di raccolta trovai tra i rifiuti una piccola televisione gettata via non so da chi; la presi, la riparammo alla bell'e meglio, la attaccammo ai cavi, e sotto gli archi del centro la accendemmo: funzionava ma si vedeva un solo canale che trasmetteva un film su Girolimoni, e ce lo vedemmo io e Alfio da soli; "un film magnifico", disse Alfio.
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Nel corso della pluridecennale esperienza del centro sociale capitarono anche tanti episodi buffi: una volta diedi una ripulita dalle erbe selvatiche che continuamente ricrescevano, e distrattamente vicino alla fontanella tagliai anche le piante cui Alfio teneva molto, le piante di calle e di papiro: c'era un nido di vespe, e quindi iniziai a tagliare da li' credendo di fare la cosa giusta; all'ora di pranzo, quando Alfio se ne accorse, ando' su tutte le furie credendo che le avessi tagliate apposta per fargli uno scherzo (durante la vita del centro sociale si scherzava molto, ci si voleva tutte e tutti un bene dell'anima, ci si aiutava sempre), e ce ne volle per fargli passare l'arrabbiatura.
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Per me Alfio e' stato un amico e un maestro, un compagno di lotte lotte nonviolente e di esperienze di vita indimenticabili; ne porto nel cuore la memoria, e resta per me una luce e uno sprone a lottare ancora contro tutte le ingiustizie e le violenze, per la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, in difesa dell'intero mondo vivente, per il bene comune dell'umanita'.

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Allegato secondo: Emilio Garbujo ricorda Vito Ferrante

A Vito mi hanno legato sia rapporti di parentela che di amicizia che di impegno comune nel volontariato, nell'impegno sociale, e nella scelta politica della lotta nonviolenta dalla parte delle oppresse e degli oppressi contro tutte le ingiustizie e le violenze.
Vito frequentava spesso il "centro sociale Valle Faul" e passo' innumerevoli serate con noi li'; ed alcuni di noi del centro sociale (che avevamo competente lavorative in ambito edilizio, di carpenteria, di idraulica ed in genere in tutti i lavori manuali) gli abbiamo dato una mano sia per i lavori per casa sua, sia anche per i lavori necessari per realizzare la "Fattoria di Alice".
Ricordo che alla "Fattoria di Alice" io e altri amici e compagni realizzammo tra l'altro le tubazioni dell'acqua per abbeverare gli animali - in particolare ricordo i cavalli - e quando alla fine del lavoro i familiari e i ragazzi dell'associazione fondata da Vito (l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", in sigla: Afesopsit) volevano ricompensarci per il lavoro svolto, noi non volemmo essere pagati ma destinammo quei soldi all'acquisto della prima sella affinche' i ragazzi potessero andare a cavallo e venisse avviata l'attivita' dell'ippoterapia.
La collaborazione con Vito e' stata sempre convinta ed intensa, e si e' mantenuta e rafforzata sempre piu', fino alla sua improvvisa prematura scomparsa lo scorso aprile, e adesso prosegue con l'impegno a sostegno dell'Afesopsit, l'associazione da lui fondata.
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Ricordo fra i tanti un episodio buffo.
Vito oltre che un eccellente scultore, un militante politico del movimento operaio, un consigliere comunale proverbiale per onesta' e competenza, il fondatore e l'animatore di una delle esperienze di volontariato e di solidarieta' piu' importanti a Viterbo, era anche tante altre cose, tra cui uno straordinario atleta di lotta greco-romana.
Una volta, ricordo che era il mio compleanno, nella sua campagna feci l'arbitro di un incontro di lotta greco-romana tra lui e Luciano: a un certo punto caddi dalla staccionata su cui ero seduto, sbattei sui sassi, e per due mesi non ho camminato.
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Alla "Fattoria di Alice" insieme a Luciano e agli altri del centro sociale per molto tempo tutti i sabati dal pomeriggio alla sera stavamo con Vito e coi ragazzi dell'associazione di Vito; e con la partecipazione di tutte e tutti si faceva ìì il karaoke; era un grande divertimento per tutte le persone presenti.
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Ricordo anche alcune importanti iniziative di lotta nonviolenta promosse da Vito in difesa dei diritti delle persone sofferenti, emarginate, abbandonate, oppresse: importantissima fu l'occupazione dell'ospedale vecchio (l'Ospedale Grande) di Viterbo, al quale partecipammo in molti del centro sociale (ricordo tra gli altri Claudio, Luciano, Mario, Francesca, Arianna, Antonietta...) insieme a Vito e ai ragazzi e i familiari della sua associazione; l'occupazione si protrasse per diversi giorni, ricordo con particolare commozione le sere in cui si cenava insieme e poi le notti accampati li'.
Grazie a quella lotta si ottennero risultati importanti.
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Ricordo anche con grande vivezza un'altra importante iniziativa promossa da Vito e dal"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia": l'occupazione di piazza del Comune a Viterbo nel gennaio 2012, per far si' che le istituzioni rispettassero le leggi e gli impegni e garantissero l'assistenza indispensabile alle persone sofferenti psichiche a Viterbo e nel Lazio; ricordo ancora tante persone che vi presero parte, i ragazzi dell'associazione, i familiari, i compagni del centro sociale, e tra gli altri Fabietto, Guerrino, altri di Canepina e di altri paesi ancora venuti per sostenere i ragazzi e l'associazione di Vito.
Tutte le sere i familiari, ma anche semplici cittadini che passando per la piazza ci avevano visto ed avevano parlato con noi, ci portavano da mangiare, e poi si restava la notte nelle tende...
Li' festeggiai un mio compleanno con i ragazzi, domenica 8 gennaio, e fu uno dei piu' bei compleanni, con un fuoco in mezzo alla piazza e cucinammo pasta per tutti, anche per i passanti, e tutti i ragazzi mi fecero dei doni: un cappello, una sciarpa, e ce ne era bisogno con quel freddo invernale, particolarmente la notte.
Dopo oltre venti giorni ottenemmo finalmente l'attenzione e l'impegno delle istituzioni a fare cio' che era giusto e necessario.
E come queste, tante altre lotte dovemmo condurre.
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Sono tanti i ricordi, e adesso Vito non c'e' piu'.
Ma c'e' ancora l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" da lui fondata nel 1993 che ne prosegue l'impegno giorno per giorno; c'e' ancora la "Fattoria di Alice" che lui con l'aiuto nostro e di tante altre persone ha costruito pezzo per pezzo, piantando tutti gli alberi, seminando e accudendo tutte le piante, portando e accudendo tutti gli animali, costruendo tutti gli impianti e le strutture, tirando su' dal nulla tutto cio' che li' esiste, e che oggi costituisce non solo un'esperienza di solidarieta' ma anche un vero e proprio parco naturalistico urbano.
Continuo quindi a partecipare tutti i sabati agli incontri dell'associazione alla Fattoria: si pranza insieme e poi nel pomeriggio si dialoga, si ragiona, si svolgono varie attivita' culturali e ricreative (e tra esse anche la poesia, la danza e il canto), varie riflessioni morali e civili, si ricostruisce la storia delle lotte delle oppresse e degli oppressi contro tutte le ingiustizie, e si preparano le iniziative e le lotte nonviolente necessarie per affermare la dignita' e i diritti di ogni essere umano.
Cosi' come Alfio, anche Vito continua a vivere nel nostro stare insieme, nella nostra azione di solidarieta', nel nostro impegno sociale e politico contro tutte le segregazioni e le esclusioni, contro tutte le oppressioni e le emarginazioni, contro tutte le ingiustizie e le violenze.

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