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[nonviolenza] Una proposta al presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" Enrico Mezzetti
- Subject: [nonviolenza] Una proposta al presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" Enrico Mezzetti
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Wed, 02 Sep 2026 09:22:31 +0200
UNA PROPOSTA AL PRESIDENTE DEL COMITATO PROVINCIALE DI VITERBO DELL'"ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA" ENRICO MEZZETTI
Carissimo Enrico,
ti scrivo per proporti che l'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" prenda l'iniziative di incontrare il Presidente della Provincia di Viterbo per illustrargli le incontrovertibili ragioni giuridiche per le quali l'ente deve disporre che la scritta fascista "Casa del Balilla" non campeggi, ne' ora ne' mai piu', sulla facciata dell'edificio che ospita l'istituto scolastico pubblico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
A me sembra evidente che l'associazione che tu autorevolmente presiedi nella provincia di Viterbo abbia titolo piu' di chiunque altro per rappresentare a chi presiede l'ente committente dei lavori di restauro dell'edificio in questione l'incontrovertibile necessita' - dovere morale e civile, ma anche dovere giuridico - che quella scritta fascista non sia riesumata ma sia nuovamente resa invisibile come lo e' stata nei decenni scorsi.
Non ho certo bisogno di suggerire a te come argomentare in merito, poiche' lo hai gia' fatto nel tuo intervento pubblico di alcune settimane fa e perche' la tua competenza come giurista e' da tutti riconosciuta ed apprezzata.
E non dubito che il tuo intervento sara' tale da persuadere pienamente l'interlocutore istituzionale a fare cio' che e' giusto.
*
Carissimo Enrico,
io stesso ho ripetutamente scritto al Presidente della Provincia e ad altre figure istituzionali variamente competenti per fornire loro alcuni basilari elementi di riflessione; dalla mia ultima lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno mi permetto di riprendere le righe seguenti:
"Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
*
Carissimo Enrico,
forse anche tu ritieni, come ritengo anch'io, che comunque la Provincia decidera' (o avra' gia' deciso) motu proprio nel senso da noi auspicato, essendo palesemente l'unica cosa lecita e ragionevole da fare.
E tuttavia ti pregherei di promuovere comunque al piu' presto l'incontro tra l'Anpi e il Presidente della Provincia: se la decisione giusta e' gia' nelle intenzioni dell'ente locale, sara' un incontro ad adiuvandum; nel caso invece che si stia per commettere - diciamo cosi': per incredibile sbadataggine - una sciocchezza sesquipedale ovvero un grottesco obbrobrio, servira' ad evitare che tale infamia avvenga.
*
Un abbraccio dal tuo vecchio amico e compagno di lotte nonviolente e quindi ipso facto antifasciste,
Peppe Sini
Viterbo, 2 settembre 2026
Mittente: Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Carissimo Enrico,
ti scrivo per proporti che l'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" prenda l'iniziative di incontrare il Presidente della Provincia di Viterbo per illustrargli le incontrovertibili ragioni giuridiche per le quali l'ente deve disporre che la scritta fascista "Casa del Balilla" non campeggi, ne' ora ne' mai piu', sulla facciata dell'edificio che ospita l'istituto scolastico pubblico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
A me sembra evidente che l'associazione che tu autorevolmente presiedi nella provincia di Viterbo abbia titolo piu' di chiunque altro per rappresentare a chi presiede l'ente committente dei lavori di restauro dell'edificio in questione l'incontrovertibile necessita' - dovere morale e civile, ma anche dovere giuridico - che quella scritta fascista non sia riesumata ma sia nuovamente resa invisibile come lo e' stata nei decenni scorsi.
Non ho certo bisogno di suggerire a te come argomentare in merito, poiche' lo hai gia' fatto nel tuo intervento pubblico di alcune settimane fa e perche' la tua competenza come giurista e' da tutti riconosciuta ed apprezzata.
E non dubito che il tuo intervento sara' tale da persuadere pienamente l'interlocutore istituzionale a fare cio' che e' giusto.
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Carissimo Enrico,
io stesso ho ripetutamente scritto al Presidente della Provincia e ad altre figure istituzionali variamente competenti per fornire loro alcuni basilari elementi di riflessione; dalla mia ultima lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno mi permetto di riprendere le righe seguenti:
"Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
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Carissimo Enrico,
forse anche tu ritieni, come ritengo anch'io, che comunque la Provincia decidera' (o avra' gia' deciso) motu proprio nel senso da noi auspicato, essendo palesemente l'unica cosa lecita e ragionevole da fare.
E tuttavia ti pregherei di promuovere comunque al piu' presto l'incontro tra l'Anpi e il Presidente della Provincia: se la decisione giusta e' gia' nelle intenzioni dell'ente locale, sara' un incontro ad adiuvandum; nel caso invece che si stia per commettere - diciamo cosi': per incredibile sbadataggine - una sciocchezza sesquipedale ovvero un grottesco obbrobrio, servira' ad evitare che tale infamia avvenga.
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Un abbraccio dal tuo vecchio amico e compagno di lotte nonviolente e quindi ipso facto antifasciste,
Peppe Sini
Viterbo, 2 settembre 2026
Mittente: Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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