[nonviolenza] Il ragionamento di un vecchio consigliere, indirizzato agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo



IL RAGIONAMENTO DI UN VECCHIO CONSIGLIERE, INDIRIZZATO AGLI ATTUALI CONSIGLIERI PROVINCIALI DI VITERBO

Al Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo (ergo: al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo)
e a tutti i consiglieri provinciali di Viterbo

e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente della Regione Lazio
alla Sindaca del Comune di Viterbo

ed anche, ovviamente:
ai mezzi d'informazione

Oggetto: rispettare la Costituzione repubblicana e far ricoprire la scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti

Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
consenta ad un vecchio consigliere provinciale del secolo scorso di esprimerle alcune franche opinioni che la prego di comunicare anche a tutti i consiglieri provinciali in carica.
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Una premessa: non solo perche' sono vecchio, so che le vicende della storia e della vita sono sovente complesse ed ambigue; so che raramente tutto il bene e' da una parte e tutto il male dall'altra, e so che ancor piu' raramente la verita' e' chiara ed univoca, ed anzi il piu' delle volte vi sono ragioni in conflitto e verita' parziali e relative, ed e' compito del dialogo nello spazio pubblico comporle in modo adeguato.
E tuttavia vi sono anche vicende in cui veramente le cose sono chiare e distinte come sarebbe piaciuto a Cartesio.
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Nel caso della scritta "Casa del Balilla" apparsa a seguito dei lavori di restauro sulla facciata dell'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo che attualmente ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, mi sembra che il nocciolo della questione sia chiarissimo: riesumare la visibilita' di quella scritta (originaria o apocrifa che sia) sarebbe una cosa semplicemente illecita, immorale, irragionevole e - last but not least - diseducativa.
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E valga il vero.
La questione non e' solo tecnica, afferente cioe' meramente alle teorie, alle prassi ed alle buone norme del restauro, ma eminentemente politica; e politica nel senso forte del termine, il solo che mi interessi: ovvero riferita alla convivenza, alla civilta' umana, ai valori che la fondano ed alle forme in cui si realizza. E non occorrera' qui citare Aristotele o Kant per essere concordi su questo.
Quanto alle ragioni per cui la scelta di riesumare la visibilita' di quella scritta sarebbe palesemente illecita, immorale, irragionevole e diseducativa, mi sia consentito di ripetere tout court quello che ho scritto nella mia lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno pochi giorni fa.
Scrivevo: "Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici sopra citati "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
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In conclusione: riesumare la visibilita' di quella scritta a caratteri cubitali sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti significherebbe dare il messaggio che tutto sia a un dipresso equivalente: che indottrinamento fascista e pedagogia democratica sono piu' o meno la stessa cosa; che la vittima Mariano Buratti ed i suoi carnefici sono sullo stesso piano; che il razzismo, i lager e lo sterminio (l'esito ultimo del fascismo) vanno considerati alla pari della lotta per la dignita', la liberta' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Invece no.
Non e' vero che "questa e quella per me pari sono". La prostituzione al male assoluto (il "male radicale" e la "banalita' del male" su cui ha scritto parole decisive Hannah Arendt) e la lotta per il bene comune dell'umanita', non sono affatto equivalenti, bensi' in irriducibile oppposizione; non "et et", ma "aut aut".
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Sono peraltro convinto che le considerazioni che ho sommariamente esposto nelle righe precedenti siano condivise anche da tutti gli amministratori provinciali viterbesi attuali, e da lei in primis, e credo quindi che la decisione che verra' presa sara' coerente con la ragione, la morale, le leggi vigenti, la consapevolezza storica maturata attraverso cosi' tante sofferenze da ogni persona senziente e pensante.
Ed e' per questo che confido che la Provincia di Viterbo prendera' infine la saggia decisione di rispettare la Costituzione repubblicana e le citate leggi vigenti che da essa discendono, e di far ricoprire quella scritta fascista.
In caso contrario (ma sinceramente non credo che possa verificarsi questa irrealistica situazione) sarebbe inevitabile adire le vie legali per ripristinare il rispetto della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, il rispetto della legislazione vigente, il rispetto della memoria dei martiri che contro la barbarie fascista lottarono, e fra essi mariano Buratti.
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Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
ebbero a scrivere Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro appello per il disarmo atomico: "ricordatevi della vostra umanita'", con queste stesse parole vorrei concludere questa lettera a lei ed a tutti gli attuali consiglieri provinciali di Viterbo.
voglia gradire distinti saluti,

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

Viterbo, 4 settembre 2026

Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

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