[nonviolenza] Una lettera aperta all'Assemblea dei Sindaci della Provincia di Viterbo: per il rispetto delle leggi e della morale



UNA LETTERA APERTA ALL'ASSEMBLEA DEI SINDACI DELLA PROVINCIA DI VITERBO: PER IL RISPETTO DELLE LEGGI E DELLA MORALE

Egregi Sindaci della Provincia di Viterbo,
come sapete perfettamente, dopo la delirante riforma delle Province che anni addietro aboli' il voto popolare e ridusse questo ente locale a qualcosa per cui e' difficile trovare eufemismi e che quindi chiameremo ircocervo, l'assemblea dei sindaci e' uno degli organi delle Province insieme al Consiglio Provinciale e al Presidente della Provincia; ed essa assemblea ha poteri propositivi, consultivi e di controllo.
Orbene, certamente non ignorate che nel corso di lavori di restauro della facciata dell'edificio che a Viterbo ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti e' frammentariamente riemersa la scritta di epoca fascista "Casa del Balilla", a suo tempo opportunamente ricoperta.
E certamente sapete anche che l'Opera Balilla era un istituto fascista preposto all'indottrinamento dei piu' giovani per prostituirli all'ideologia e al culto della violenza totalitaria, per farne veri e propri automi complici degli efferati crimini del regime fascista.
E sicuramente sapete altresi' che il committente del restauro e responsabile per l'edilizia scolastica delle scuole medie superiori e' l'Amministrazione Provinciale, di cui collegialmente - appunto in quanto membri dell'"assemblea dei sindaci" - siete un organo.
Non ignorate infine quello che ogni persona dotata del ben dell'intelletto sa: ovvero che quella scritta di effettuale propaganda fascista deve essere sic et simpliciter nuovamente ricoperta, non solo per le fin troppo evidenti ragioni morali, ma soprattutto per l'essenziale ragione giuridica che l'esibizione di quella scritta viola ipso facto il combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205; ovvero: quella scritta si colloca hic et nunc, nell'Italia repubblicana, democratica ed antifascista, al di fuori della legalita', e la sua eventuale rinnovata esibizione sulla facciata di una scuola della Repubblica costituisce inequivocabilmente un reato oltre che un'infamia.
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Egregi Sindaci della Provincia di Viterbo,
sono quindi a sollecitare la vostra vigilanza e, se necessario, il vostro intervento, affinche' la Provincia di Viterbo non decida insensatamente e scelleratamente di lasciare visibile quella scritta a caratteri cubitali di effettuale propaganda fascista sulla facciata dell'edificio che ospita la scuola intitolata al martire Mariano Buratti, medaglia d'oro della Resistenza, che dai fascisti fu torturato ed assassinato.
La Provincia decida invece, secondo legge e secondo ragione, di ricoprire nuovamente quella scritta, cosi' come e' stata ricoperta e resa quindi invisibile nel corso dei decenni dalla fine del fascismo fino ad oggi.
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Allego in calce quattro mie lettere a vari rappresentanti istituzionali, ultimo e maggiore il Presidente della Repubblica; lettere che possono essere utili per un sommario inquadramento ed una ragionevole risoluzione della grottesca vicenda che ancora attende una positiva conclusione rispettosa delle leggi, della morale, della giustizia, della memoria e della ragione umana.
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Un cordiale saluto,

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, e gia' consigliere comunale e provinciale

Viterbo, 11 settembre 2026

Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

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Allegato primo: Una lettera al Presidente della Provincia di Viterbo (31 luglio 2026)
Al Presidente della Provincia di Viterbo
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Oggetto: cogenti ragioni giuridiche che impediscono l'ostensione di una scritta di effettuale propaganda fascista sull'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo attualmente sede del liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
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Egregio Presidente della Provincia di Viterbo,
mi permetto di segnalarle le cogenti ragioni giuridiche che impediscono l'ostensione di una scritta di propaganda fascista sull'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo attualmente sede del liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
Le ho gia' indicate giorni fa nella mia lettera alla Soprintendente per i beni culturali dell'Etruria meridionale, lettera di cui ho gia'dato diffusione pubblica (inviandola anche a lei, egregio Presidente); ma nel dubbio che non le sia pervenuta, e rilevando che - a mia conoscenza, e sarei lieto di sbagliarmi - altri soggetti non le hanno ancora segnalato esplicitamente tali dirimenti ragioni, gliele trascrivo qui di seguito in quanto lei presiede l'ente pubblico committente del restauro dell'edificio.
Ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205, ebbene, la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera).
Alle ragioni giuridiche ovviamente si uniscono le ragioni morali che ogni persona senziente e pensante conosce e riconosce.
Voglia gradire distinti saluti da un vecchio consigliere provinciale del secolo scorso (quando i consiglieri provinciali erano eletti dai cittadini), che oltre mezzo secolo fa frequento' il liceo a Mariano Buratti intitolato ed allora guidato da Raimondo Pesaresi, indimenticabile maestro di rigore morale e civile, di acribia e di parresia, di fedelta' al vero, al bene, alla giustizia e alla democrazia, a sua volta memore ed erede del lascito di pensiero e azione del suo antico maestro Gaetano De Santis, uno dei dodici docenti universitari che nel 1931 rifiutarono di giurare sottomissione al regime fascista.
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 31 luglio 2026

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Allegato secondo: una lettera aperta al Ministro dell'Istruzione e al Ministro dell'Interno affinche' a Viterbo non si commetta un'illegalita' e una follia (31 agosto 2026)
Al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
e per opportuna conoscenza:
al Presidente della Provincia di Viterbo
alla Sindaca del Comune di Viterbo
al Prefetto di Viterbo
al Questore di Viterbo
al Presidente del Tribunale di Viterbo
e sempre per opportuna conoscenza:
all'Ufficio Scolastico Regionale del Lazio
al Presidente della Regione Lazio
ai consiglieri regionali del Lazio
ai consiglieri provinciali e comunali di Viterbo
ai mezzi d'informazione
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Oggetto: richiesta di attenzione ed intervento affinche' non si commetta l'illegalita' e la follia della ostentazione di una scritta fascista sulla facciata dell'edificio che ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti a Viterbo.
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Egregio Ministro dell'Istruzione,
egregio Ministro dell'Interno,
richiedo la vostra attenzione e il vostro intervento in merito a quanto segue, pur nella speranza che questa lettera si riveli superflua, ovvero che quanto in essa sostengo sia gia' stato fatto proprio dall'ente responsabile del caso che segnalo (l'Amministrazione provinciale di Viterbo) e quindi il vostro intervento non sia necessario, ne' vi sia bisogno di adire successivamente le vie legali.
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Il fatto
Da alcuni anni la sede del liceo classico di Viterbo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti si trova in un edificio in via Tommaso Carletti, edificio che durante il ventennio fascista era stato sede dell'"Opera Balilla" e della "Gioventu' Italiana del Littorio", due strutture del regime finalizzate all'indottrinamento dei giovani affinche' si prostituissero all'ideologia e alla prassi proprie del fascismo: culto e pratica della violenza assassina, del razzismo genocida, della guerra stragista; negazione della democrazia e dei diritti umani.
Nel corso di un recente restauro sarebbe apparsa sulla facciata la scritta "Casa del Balilla" che, se originale, era stata opportunamente coperta o rimossa in seguito al crollo della scellerata dittatura.
Dopo che l'opinione pubblica ne ha avuto notizia, vi sono state autorevoli dichiarazioni ed iniziative pubbliche che hanno evidenziato in vario modo la necessita' che quella scritta, legata a un regime criminale, non sia ostentata sulla facciata di un istituto educativo.
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Anche il sottoscritto e' intervenuto con tre lettere alle istituzioni competenti o coinvolte, lettere con le quali ha ripetutamente segnalato le inconfutabili e dirimenti ragioni giuridiche che escludono la possibilita' che quella scritta sia ostentata sulla facciata dell'edificio del liceo.
Si vedano le mie lettere:
a) alla Soprintendente per i beni culturali, del 26 luglio 2026, in cui scrivevo "Credo anche... che la famigerata scritta sull'edificio in via Tommaso Carletti debba essere rimossa, sia alla luce della piu' elementare riflessione morale, sia stante il combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205";
b) al Presidente della Provincia di Viterbo, del 31 luglio 2026, in cui scrivevo "mi permetto di segnalarle le cogenti ragioni giuridiche che impediscono l'ostensione di una scritta di propaganda fascista sull'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo attualmente sede del liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti. (...) Ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205, ebbene, la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera). Alle ragioni giuridiche ovviamente si uniscono le ragioni morali che ogni persona senziente e pensante conosce e riconosce";
c) Al Prefetto di Viterbo, al Presidente della Regione Lazio, alla Sindaca di Viterbo, del 4 agosto 2026, in cui scrivevo "vi invio per conoscenza copia di due lettere inviate nelle scorse settimane alla Soprintendente per i beni culturali dell'Etruria Meridionale ed al Presidente della Provincia di Viterbo. In entrambe segnalo le ragioni giuridiche, ovvero le norme di legge il cui combinato disposto e' inequivocabile, che impediscono la riesumazione e l'esibizione della scritta (originaria o apocrifa che sia) di effettuale propaganda fascista sull'edificio sito in via Tommaso Carletti in Viterbo che attualmente ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti. Tali ragioni, unite a quelle etiche evidentissime ad ogni persona razionale e morale, pongo altresi' alla vostra attenzione. [Seguono le due lettere di cui ai punti a) e b) riporto i fondamentali estratti].
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Ad oggi ancora non e' stata resa di pubblico dominio la decisione dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo (competente per l'edilizia scolastica delle scuole medie superiori e quindi anche per l'edificio in questione), riguardo alla copertura o all'ostensione pubblica di tale scritta.
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La tesi che in questa lettera si sostiene
E' del tutto evidente che tale scritta, anche se illo tempore effettivamente presente sulla facciata dell'edificio (cosa che peraltro e' stata messa in discussione alla luce della documentazione fotografica disponibile negli archivi pubblici), oggi, nell'Italia della repubblica democratica costituzionale ed antifascista, non puo' e non deve essere piu' esibita sulla facciata di un edificio scolastico.
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Le argomentazioni
Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici sopra citati "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
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In conclusione
Qualora - contra rationem atque contra legem - l'ente competente commettesse l'errore e l'iniquita' di voler ostendere quella scritta fascista sulla scuola intitolata a un martire che dalla violenza fascista e' stato assassinato, sarebbe necessario adire le aule di giustizia per porre rimedio a una decisione sciagurata.
Ma voglio credere che l'Amministrazione provinciale di Viterbo, dopo adeguata riflessione, abbia gia' deciso di far ricoprire quella scritta obbrobriosa; cosicche' anche questa lettera che richiede la vostra attenzione e il vostro intervento come ministri della Repubblica che in quanto tali avete giurato fedelta' alla Costituzione che contiene quella inequivocabile ed inaggirabile XII disposizione transitoria e finale, voglio confidare che si riveli non necessaria.
Ma nel dubbio ho preferito comunque sottoporvi la vicenda e richiedervi dell'intervento che riterrete opportuno e che necessariamente dovra' essere coerente con la Costituzione della Repubblica e le altre leggi vigenti precedentemente citate e quindi con le ragioni giuridiche sopra esposte.
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Vogliate gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 31 agosto 2026

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Allegato terzo: Il ragionamento di un vecchio consigliere, indirizzato agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo (4 settembre 2026)
Al Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo (ergo: al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo)
e a tutti i consiglieri provinciali di Viterbo
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente della Regione Lazio
alla Sindaca del Comune di Viterbo
ed anche, ovviamente:
ai mezzi d'informazione
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Oggetto: rispettare la Costituzione repubblicana e far ricoprire la scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
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Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
consenta ad un vecchio consigliere provinciale del secolo scorso di esprimerle alcune franche opinioni che la prego di comunicare anche a tutti i consiglieri provinciali in carica.
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Una premessa: non solo perche' sono vecchio, so che le vicende della storia e della vita sono sovente complesse ed ambigue; so che raramente tutto il bene e' da una parte e tutto il male dall'altra, e so che ancor piu' raramente la verita' e' chiara ed univoca, ed anzi il piu' delle volte vi sono ragioni in conflitto e verita' parziali e relative, ed e' compito del dialogo nello spazio pubblico comporle in modo adeguato.
E tuttavia vi sono anche vicende in cui veramente le cose sono chiare e distinte come sarebbe piaciuto a Cartesio.
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Nel caso della scritta "Casa del Balilla" apparsa a seguito dei lavori di restauro sulla facciata dell'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo che attualmente ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, mi sembra che il nocciolo della questione sia chiarissimo: riesumare la visibilita' di quella scritta (originaria o apocrifa che sia) sarebbe una cosa semplicemente illecita, immorale, irragionevole e - last but not least - diseducativa.
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E valga il vero.
La questione non e' solo tecnica, afferente cioe' meramente alle teorie, alle prassi ed alle buone norme del restauro, ma eminentemente politica; e politica nel senso forte del termine, il solo che mi interessi: ovvero riferita alla convivenza, alla civilta' umana, ai valori che la fondano ed alle forme in cui si realizza. E non occorrera' qui citare Aristotele o Kant per essere concordi su questo.
Quanto alle ragioni per cui la scelta di riesumare la visibilita' di quella scritta sarebbe palesemente illecita, immorale, irragionevole e diseducativa, mi sia consentito di ripetere tout court quello che ho scritto nella mia lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno pochi giorni fa.
Scrivevo: "Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici sopra citati "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
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In conclusione: riesumare la visibilita' di quella scritta a caratteri cubitali sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti significherebbe dare il messaggio che tutto sia a un dipresso equivalente: che indottrinamento fascista e pedagogia democratica sono piu' o meno la stessa cosa; che la vittima Mariano Buratti ed i suoi carnefici sono sullo stesso piano; che il razzismo, i lager e lo sterminio (l'esito ultimo del fascismo) vanno considerati alla pari della lotta per la dignita', la liberta' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Invece no.
Non e' vero che "questa e quella per me pari sono". La prostituzione al male assoluto (il "male radicale" e la "banalita' del male" su cui ha scritto parole decisive Hannah Arendt) e la lotta per il bene comune dell'umanita', non sono affatto equivalenti, bensi' in irriducibile oppposizione; non "et et", ma "aut aut".
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Sono peraltro convinto che le considerazioni che ho sommariamente esposto nelle righe precedenti siano condivise anche da tutti gli amministratori provinciali viterbesi attuali, e da lei in primis, e credo quindi che la decisione che verra' presa sara' coerente con la ragione, la morale, le leggi vigenti, la consapevolezza storica maturata attraverso cosi' tante sofferenze da ogni persona senziente e pensante.
Ed e' per questo che confido che la Provincia di Viterbo prendera' infine la saggia decisione di rispettare la Costituzione repubblicana e le citate leggi vigenti che da essa discendono, e di far ricoprire quella scritta fascista.
In caso contrario (ma sinceramente non credo che possa verificarsi questa irrealistica situazione) sarebbe inevitabile adire le vie legali per ripristinare il rispetto della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, il rispetto della legislazione vigente, il rispetto della memoria dei martiri che contro la barbarie fascista lottarono, e fra essi mariano Buratti.
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Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
ebbero a scrivere Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro appello per il disarmo atomico: "ricordatevi della vostra umanita'", con queste stesse parole vorrei concludere questa lettera a lei ed a tutti gli attuali consiglieri provinciali di Viterbo.
voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 4 settembre 2026

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Allegato quarto: Una lettera aperta al Presidente della Repubblica per il rispetto della legalita' costituzionale e della legislazione antifascista (10 settembre 2026)
Al Presidente della Repubblica
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente del Senato della Repubblica
al Presidente della Camera dei Deputati
al Presidente della Regione Lazio
al presidente della Provincia di Viterbo
alla Sindaca del Comune di Viterbo
al Presidente del Tribunale di Viterbo
e sempre per opportuna conoscenza:
alle associazioni democratiche
ai mezzi d'informazione
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Oggetto: richiesta di attenzione ed intervento per il rispetto della legalita' costituzionale e della legislazione antifascista che dalla Costituzione discende
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Egregio Presidente della Repubblica,
La prego di scusarmi se mi permetto di sollecitare la sua attenzione ed il suo intervento nelle forme che riterra' adeguate ed opportune in relazione a una vicenda locale ma che mi sembra altresi' di rilevanza ed interesse generale.
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I termini della questione sono i seguenti: a seguito di lavori di manutenzione straordinaria dell'edificio sito in via Tommaso Carletti a Viterbo che da anni ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, sono riemersi sulla facciata alcuni frammenti di una scritta che verosimilmente sembra essere "Casa del Balilla".
L'edificio in questione in effetti fu edificato durante il ventennio fascista come sede viterbese dell'"Opera Balilla" e successivamente divenne sede della "Gioventu' italiana del littorio".
Dopo la caduta del fascismo la scritta che qualificava quell'edificio come sede di una struttura di indottrinamento fascista fu ricoperta, ed essa non e' stata piu' visibile nel corso dei decessi fino ad oggi.
Peraltro essa e' ancora coperta dai teloni del cantiere, non essendo ancora conclusi i lavori di manutenzione straordinaria.
L'ente committente dei lavori di manutenzione straordinaria, finanziati con i fondi del Pnrr, e' la Provincia di Viterbo.
A tutt'oggi non e' ancora chiaro cosa la Provincia intenda fare in merito alla scritta "Casa del Balilla", e tale incertezza ha suscitato vivo sconcerto in citta', con prese di posizioni e manifestazioni pubbliche che hanno avuto eco anche sulla stampa nazionale.
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Orbene, e' mio convincimento che tale scritta debba essere nuovamente ricoperta, affinche' il liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti - ricordato con una lapide all'ingresso della scuola -, non ostenti sulla sua facciata una scritta a caratteri cubitali che qualificherebbe l'edificio come istituzione fascista, ovvero come luogo intitolato ai carnefici di Mariano Buratti.
Negli scorsi mesi e nelle scorse settimane ho ripetutamente segnalato alle istituzioni variamente competenti che rendere nuovamente visibile quella scritta sarebbe non soltanto irrazionale ed immorale, ma anche in flagrante contrasto con la Costituzione della Repubblica italiana e con le leggi antifasciste che ne discendono.
Mi permetto di segnalarLe qui le mie lettere:
a) alla Soprintendente per i beni culturali, del 26 luglio 2026, in cui gia' scrivevo "Credo anche... che la famigerata scritta sull'edificio in via Tommaso Carletti debba essere rimossa, sia alla luce della piu' elementare riflessione morale, sia stante il combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205";
b) al Presidente della Provincia di Viterbo, del 31 luglio 2026, in cui scrivevo "mi permetto di segnalarle le cogenti ragioni giuridiche che impediscono l'ostensione di una scritta di propaganda fascista sull'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo attualmente sede del liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti. (...) Ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge  25 giugno 1993, n. 205, ebbene, la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera). Alle ragioni giuridiche ovviamente si uniscono le ragioni morali che ogni persona senziente e pensante conosce e riconosce";
c) Al Prefetto di Viterbo, al Presidente della Regione Lazio, alla Sindaca di Viterbo, del 4 agosto 2026;
d) al Ministro dell'Istruzione e al Ministro dell'Interno, del 31 agosto 2026;
e) al Presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia", del 2 settembre 2026;
f) agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo, del 4 settembre 2026.
I testi integrali di tutte le lettere succitate sono disponibili nella rete telematica nel sito: https://liste.peacelink.it/nonviolenza/
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In tutti questi interventi ho ripetutamente messo in rilievo non solo le ragioni morali, ma soprattutto quelle eminentemente giuridiche, che traggono il loro fondamento dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica italiana.
E mi sembra evidente che su questa inconfutabile ed incontrovertibile base giuridica si debba fondare la decisione della Provincia di Viterbo.
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Egregio Presidente della Repubblica,
concludo sollecitando la sua autorevole attenzione ed il suo autorevole intervento di supremo garante della Costituzione della Repubblica affinche' non possa verificarsi il grottesco oltraggio per cui la sede di una scuola intitolata alla memoria del martire della Resistenza Mariano Buratti, torturato ed assassinato dai  fascisti, rechi sulla sua facciata un'altra intitolazione che quel medesimo luogo qualificherebbe come sede di una struttura di indottrinamento fascista.
Voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (e per avventura antico allievo del liceo intitolato a Mariano Buratti e gia' consigliere provinciale di Viterbo nel secolo scorso - quando i consiglieri provinciali erano eletti col voto democraticamente espresso da tutti i cittadini)
Viterbo, 10 settembre 2026

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