[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 169



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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 169 del 2 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

Sommario di questo numero:
1. Nulla e' piu' urgente
2. Sabato 3 ottobre il prossimo incontro dell'Afesopsit alla "Fattoria di Alice"
3. Sabato 3 ottobre alla "Fattoria di Alice" sara' ricordato Luciano Dottarelli, pensatore e costruttore di pace e di solidarieta'
4. Hannah Arendt: La Resistenza nonviolenta in Danimarca
5. Tano Grasso: Un decalogo contro l'estorsione (1992)
6. Tano Grasso: Un decalogo contro l'usura (1996)
7. Segnalazioni librarie
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

1. EDITORIALE. NULLA E' PIU' URGENTE

Fermare la guerra e le stragi. Nulla e' piu' urgente.
Fermare il riarmo e la militarizzazione. Nulla e' piu' urgente.
Fermare tutte le uccisioni. Nulla e' piu' urgente.
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Salvare le vite e' il primo dovere.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Nonviolenza o barbarie.

2. INCONTRI. SABATO 3 OTTOBRE IL PROSSIMO INCONTRO DELL'AFESOPSIT ALLA "FATTORIA DI ALICE"

Sabato 3 ottobre 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese  20, nei pressi di Viterbo).
L'incontro e' aperto, come sempre, a tutte le persone interessate. Negli incontri settimanali dell'Afesopsit, infatti, ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza di solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come quindi e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue concretamente e coerentemente l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Il programma della giornata
Come ogni sabato si comincia con la condivisione del pasto (intorno alle ore 13), si prosegue con lo scambio di doni, e si conclude con un colloquio corale (che inizia di solito intorno alle ore 14) su argomenti che possono spaziare dalla musica alla poesia, dall'impegno morale e civile alla meditazione di fondamentali questioni esistenziali e sociali, dall'analisi di vicende personali significative e di complesse problematiche concrete fino alla proposta di iniziative di solidarieta' per i diritti di tutte e tutti e quindi per il bene comune dell'umanita'.
Il tutto nel ricordo vivo e fecondo di Vito Ferrante, indimenticabile fondatore ed animatore dell'associazione, che ci ha lasciati il 29 aprile scorso, ma la cui luminosa memoria contInua ad animare l'associazione e le sue iniziative.
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Il pasto in comune
Come sempre la preparazione e la consumazione del pasto in comune - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - e'  anche un'occasione felice e feconda per condividere confidenze, emozioni, notizia e conoscenze; per rinsaldare ancor piu' i legami di amicizia e di solidarieta'; per praticare l'accoglienza verso chi partecipava per la prima volta; per il dialogo riconoscente e il colloquio corale; per assaporare ancora e ancora il sentimento gioioso e struggente della vicinanza accudente e della reciproca comprensione.
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Un ricordo di Luciano Dottarelli
Dopo la conclusione del pasto l'incontro pomeridiano iniziera' con un ricordo di Luciano Dottarelli, l'indimenticabile sindaco, docente, saggista e filosofo recentemente scomparso, che di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" e' stato amico e sostenitore.
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Ancora alcune nostre maestre di vita, di pensiero, di azione
Seguita' il consueto accostamento, favorito dalla diffusione a tutte le persone partecipanti di fotoritratti di grande formato, alle figure e alle opere di alcune donne che consideriamo nostre "maestre", ovvero punti di riferimento per la riflessione e per l'azione; ed in particolare:
- Tamara de Lempicka (Varsavia, 16 giugno 1894 – Cuernavaca, 18 marzo 1980), una delle grandi pittrici novecentesche;
- Elena Pulcini (L'Aquila, 10 marzo 1950 – Firenze, 9 aprile 2021), filosofa che ha dato straordinari contributi all'etica della cura e alla riflessione nonviolenta;
- Jane Campion (Wellington, 30 aprile 1954), illustre regista cinematografica neozelandese, autrice di film indimenticabili;
- Michela Marzano (Roma, 20 agosto 1970), filosofa, saggista e gia' parlamentare, autrice di acutissimi saggi su decisive questioni dell'attualita'.
Queste figure si sono aggiunte a quelle gia' proposte nei precedenti incontri, tra cui particolarmente: Anna Achmatova, Svetlana Aleksievic, Sibilla Aleramo, Mahsa Amini, Tina Anselmi, Hannah Arendt, Ingeborg Bachmann, Joan Baez, Simone de Beauvoir, Rosanna Benzi, Anna Bravo, Berta Caceres, Maria Callas, Laura Conti, Angela Davis, Grazia Deledda, Emily Dickinson, Luce Fabbri, Marielle Franco, Marianella Garcia, Natalia Ginzburg, Ada Gobetti, Nadine Gordimer, Olympe de Gouges, Bianca Guidetti Serra, Etty Hillesum, Billie Holiday, bell hooks, Frida Khalo, Anna Kuliscioff, Winona LaDuke, Rosa Luxemburg, Wangari Maathai, Dacia Maraini, Lea Melandri, Lidia Menapace, Tina Modotti, Maria Montessori, Elsa Morante, Martha C. Nussbaum, Franca Ongaro Basaglia, Violeta Parra, Fernanda Pivano, Sylvia Plath, Rossana Rossanda, Vandana Shiva, Nina Simone, Susan Sontag, Bertha von Suttner, Wislawa Szymborska, Silvia Vegetti Finzi, Simone Weil,  Christa Wolf, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf, Adriana Zarri.
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Nel prosieguo del pomeriggio il consueto colloquio corale e un gioco di ruolo
Nel prosieguo del pomeriggio si continuera' con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali. In particolare si prevede di riflettere sulle prossime iniziative di solidarieta' in cui l'associazione sara' impegnata nelle successive settimane.
E' previsto anche l'utilizzo della tecnica del "gioco di ruolo" per esplorare dinamiche e conflitti.
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In preparazione dell'assemblea dei soci del 10 ottobre
Nel corso del pomeriggio si riflettera' anche sulla storia e sui programmi dell'Afesopsit in vista dell'assemblea dei soci che si svolgera' il prossimo sabato 10 ottobre con inizio alle ore 11.
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 30 settembre 2026

3. AMICIZIE. SABATO 3 OTTOBRE ALLA "FATTORIA DI ALICE" SARA' RICORDATO LUCIANO DOTTARELLI, PENSATORE E COSTRUTTORE DI PACE E DI SOLIDARIETA'

Sabato 3 ottobre 2026 nel corso del consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese  20, nei pressi di Viterbo) sara' commemorato Luciano Dottarelli, indimenticabile amico ed illustre personalita' che ci ha lasciato pochi giorni fa dopo una lunga malattia.
La commemorazione avverra' dopo il pasto in comune che caratterizza tutti gli incontri settimanali dell'associazione fondata da Vito Ferrante, che anch'egli ci ha lasciato alcuni mesi fa, e che di Luciano Dottarelli era amico e compagno di impegno morale e civile da decine d'anni.
Alcune parole saranno dette dal responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, anch'egli pluridecennale amico e compagno di riflessioni e di lotte di entrambi.
L'incontro e' aperto, come sempre, a tutte le persone interessate. Negli incontri settimanali dell'Afesopsit, infatti, ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Prevedibilmente il pranzo si concludera' intorno alle ore 14, e successivamente si terra' la commemorazione.
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Alleghiamo in calce la voce dedicata a Luciano Dottarelli nell'edizione italiana di Wikipedia.
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Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
Per contattare il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo scrivere una e-mail a: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, primo ottobre 2026
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Allegato. Wikipedia: Luciano Dottarelli
Luciano Dottarelli (Bolsena, 2 novembre 1956 – Bolsena, 29 settembre 2026) e' stato un filosofo italiano.
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Biografia
Si e' formato alla Facolta' di Filosofia dell'Universita' di Perugia dove ha studiato con Cornelio Fabro e si e' laureato con una tesi sul dibattito epistemologico del Novecento (Karl Popper, P. K. Feyerabend, I. Lakatos, Thomas Kuhn) sotto la guida di Massimo Baldini. Si e' poi specializzato in Filosofia all'Universita' di Urbino, dove ha avuto come maestri Italo Mancini e Pasquale Salvucci, con cui ha discusso una tesi sulle implicazioni epistemologiche della filosofia di Immanuel Kant. Ha insegnato nei Licei ed e' stato docente a contratto di Filosofia della scienza, Filosofia morale e Bioetica nelle Universita' della Tuscia, di Macerata e Firenze.
Ha sempre coniugato il lavoro didattico e di ricerca con l'impegno civile. Per 13 anni consecutivi e' stato Sindaco della citta' di Bolsena, in provincia di Viterbo. Eletto la prima volta nel 1986, con una lista civica di sinistra, e' stato successivamente confermato nel 1990 e nel 1995. Dal 2005 al 2010 ha ricoperto il ruolo di Direttore generale della Provincia di Viterbo e in tale veste, oltre al coordinamento e alla sovrintendenza della gestione complessiva dell'Ente, ha avuto la responsabilita' diretta della formazione e organizzazione delle risorse umane, del percorso di certificazione EMAS, del processo Agenda 21 locale e del progetto Arco Latino, strumento per la definizione di una strategia integrata di sviluppo dell'area del Mediterraneo. Con Pasquale Picone, filosofo e psicoanalista junghiano, nel 2004 e' stato cofondatore della Societa' Filosofica Italiana - sezione di Viterbo, di cui fu vicepresidente. Nel 2013 ha costituito il Club per l'UNESCO Viterbo Tuscia, di cui fu presidente.
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Pensiero
I suoi interessi teorici si sono rivolti all'epistemologia, all'etica, alla filosofia politica e alla pratica filosofica.
In Popper e il gioco della scienza ha svolto un'analisi critica dell'epistemologia falsificazionista, mostrando come l'ultimo Popper, pur rendendosi conto della coerenza dello sviluppo evoluzionistico della propria epistemologia, arretrasse e resistesse dal trarne le estreme conseguenze, restando fedele al paradigma del razionalismo critico, difendendolo sino in fondo, ma con ragioni sempre piu' deboli.
Nei suoi lavori su Immanuel Kant (Kant e la metafisica come scienza, Abitare un mondo comune. Follia e metafisica nel pensiero di Kant, Immanuel Kant come maestro di saggezza) ha evidenziato sia il proposito kantiano di fondare come una scienza rigorosa la metaphysica generalis, prima parte della metafisica come era intesa nella tradizione razionalistica tedesca, sia il carattere che viene ad assumere la metaphysica specialis, dopo la critica: un pensare congetturale e analogico che e' anche fede, prassi, vita. In questa prospettiva la filosofia kantiana viene valorizzata per la sua peculiare dimensione "cosmica", come "scienza della relazione di ogni conoscenza e di ogni uso della ragione umana con lo scopo essenziale di essa" e viene ricollegata alla filosofia come era praticata soprattutto nell'antichita': arte di vivere, esercizio spirituale. Il filosofo pratico, il maestro di saggezza tramite l'insegnamento e l'esempio, e' cosi' "l'autentico filosofo", che, nel quadro della complessiva ed originale riorganizzazione kantiana dell'orizzonte utopico di derivazione platonica e rousseauiana, diventa esso stesso un ideale regolativo, al quale colui che piu' si e' avvicinato e' stato Socrate, per via della sua esemplare coerenza di vita.
In Freud. Un filosofo dietro al divano, il lavoro del fondatore della psicoanalisi viene letto come un episodio della lunga tradizione che ha interpretato la filosofia come "medicina per l'anima". Il rapporto di Freud con la filosofia si nutre di una profonda ambivalenza: da un lato un'irresistibile attrazione; dall'altro quasi la necessita' di rassicurare se stesso e gli altri su una propria "incapacita' costituzionale" (Autobiografia, 1924) alla pura speculazione e sulla sua ferma volonta' di sottrarsi - proprio lui, formidabile affabulatore - al fascino delle narrazioni filosofiche. La riflessione di Freud non trascura nessuna delle dimensioni fondamentali della ricerca filosofica. Neanche quella teoretica, volta a costruire visioni complessive dell'uomo e del mondo; quella che gli appare la piu' rischiosa, perche' la piu' astratta, la piu' esposta alla frequentazione della metafisica e della religione, sempre in procinto di cadere nella trappola della verita' assoluta. Piu' a suo agio Freud si sente invece nel lavorare lungo un'altra linea d'impegno tradizionale della filosofia: la riflessione critica sui saperi e sulle pratiche umane. Nell'opera di smascheramento dei meccanismi con cui le ideologie e le prassi individuali e sociali ammantano la loro miseria "umana, troppo umana", le potenzialita' della psicoanalisi si esprimono al meglio. Ma - secondo l'interpretazione di Luciano Dottarelli - la fatica intellettuale di Freud trova la propria collocazione piu' appropriata nella dimensione della ricerca filosofica che interpreta se stessa come un'attivita' in cui l'uomo si dedica alla cura e alla fioritura di se', alla coltivazione della propria umanita'.
Questa dimensione della filosofia come arte di vivere e' stata approfondita da Luciano Dottarelli attraverso la ricostruzione della vita e del pensiero del filosofo stoico Musonio Rufo nella monografia su Musonio l'Etrusco. La filosofia come scienza di vita. Testimonianza della vitalita' della tradizione culturale etrusca in epoca romana, la filosofia di Musonio e' espressione significativa di quel crogiolo di idee ed esperienze di ricerca della felicita' che e' l'ellenismo della tarda antichita', in cui si rispecchiera' poi la civilta' medievale e soprattutto quella umanistico-rinascimentale. Musonio ha dato il tono di fondo all'impegno prevalente nella tradizione filosofica della Tuscia: ricerca di una scienza di vita, studio di perfezione, imitazione di Dio, askesis, esercizio per sviluppare la conoscenza e la coltivazione di se', finalizzata alla fioritura dell'autentica esistenza umana. L'adesione del filosofo di Volsinii allo stoicismo e' decisamente sotto il segno di Socrate: la filosofia puo' proporsi come arte regia in quanto, in primo luogo, e' arte di governare se stessi. L'ideale dell'autosufficienza del saggio si traduce nella predilezione per l'agricoltura, come attivita' piu' appropriata per il filosofo. "La terra in effetti – affermava Musonio – ricambia con i frutti piu' belli e piu' giusti coloro che si prendono cura di essa, dando molte volte tanto quel che riceve ed offrendo grande abbondanza di tutto quanto e' necessario per vivere a chi ha la volonta' di faticare: e tutto questo con decenza, nulla di cio' con vergogna". Ad un analogo sentimento di appartenenza al cosmo e ad un profondo rispetto per gli altri esseri umani e per tutti i viventi, sono ispirate anche le sue riflessioni sui rapporti sociali, sulla schiavitu', sulle donne, sulla nonviolenza, sull'alimentazione, sul vestire e sull'abitare. Riflessioni che Musonio - secondo la concorde testimonianza dei contemporanei - seppe tradurre con coerenza esemplare in una efficace pratica di elevazione spirituale, diretta a coinvolgere, insieme, il corpo e l'anima. Sobrieta', rispetto, universalita' e condivisione sono le parole di riferimento di una visione etica che anticipa in modo sorprendente istanze fondamentali della moderna sensibilita' ecologista.
La visione della filosofia come arte di maneggiare gli assoluti e' approfondita nel libro Maneggiare assoluti. Immanuel Kant, Primo Levi e altri maestri. "La filosofia - sostiene Luciano Dottarelli - anche quella piu' incline a farsi coinvolgere nell'impresa di estinguere la sete dell'assoluto, contiene in se', nella propria vocazione alla ricerca di una comune verita' mediante il dialogo, un antidoto indispensabile al rischio distruttivo che puo' annidarsi in ogni tentativo umano, tanto umano di cogliere la totalita', l'infinito, Dio. Anche le grandi tradizioni religiose, quelle che da secoli sono impegnate a tracciare sentieri, trovare parole, celebrare liturgie per saziare la fame di assoluto che agita il cuore e la mente degli uomini non possono fare a meno di intessere un intenso dialogo con questa tradizione di ricerca, soprattutto nei momenti cruciali, quando diventa urgente addomesticare i demoni che una frequentazione inadeguata del sacro puo' evocare. Demoni che portano il nome di fanatismo, intolleranza, totalitarismo e di cui la storia degli uomini alla ricerca della verita' assoluta, della totalita' autentica ed incondizionata, dell'esperienza integrale e' purtroppo costellata. La consapevolezza che anche la filosofia non possa dichiararsi storicamente innocente, non cancella ma spinge a ritrovare sempre di nuovo la vocazione piu' profonda di quest'originale forma di esercizio spirituale: una ricerca appassionata del bene e della verita', capace di resistere alla suggestione del possesso compiuto e di mantenersi in quella apertura alla possibilita' dell'errore che e' presidio di autentica liberta' per se' e per gli altri".
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Opere
Popper e il "gioco della scienza", Massari, 1992.
Kant e la metafisica come scienza, Massari, 1995.
Abitare un mondo comune. Follia e metafisica nel pensiero di Kant (Introduzione al Saggio sulle malattie della mente di I.Kant, Massari, 2001.
Utopia e ragione come luoghi di incontro con l'altro, in AA.VV., Le ragioni della speranza, La Piccola Editrice, 2003.
Maneggiare assoluti. Immanuel Kant, Primo Levi e altri maestri, Il Prato, 2012.
Musonio l'Etrusco. La filosofia come scienza di vita, Annulli Editori, 2015.
Freud. Un filosofo dietro al divano, Annulli Editori, 2015.
Riverberi. Di Tuscia e d'altro, Annulli Editori, 2018.
La farfalla dell'anima e la liberta' (a cura di), Armando Editore, 2018.
Ecosofia. Sapienze della terra per la coltivazione dell'umanita', Annulli Editori, 2021.
Freud e Signorelli. Orvieto e l'Etruria nell'ombelico del sogno psicoanalitico, IF Press, 2023.
Immanuel Kant come maestro di saggezza, IF Press, 2024
Dante Alighieri. Vita filosofica e poesia, Annulli Editori, 2025.

4. MAESTRE. HANNAH ARENDT: LA RESISTENZA NONVIOLENTA IN DANIMARCA
[Da Hannah Arendt, La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano 1964, 1993, alle pp. 177-182]

La storia degli ebrei danesi e' una storia sui generis, e il comportamento della popolazione e del governo danese non trova riscontro in nessun altro paese d'Europa, occupato o alleato dell'Asse o neutrale e indipendente che fosse. Su questa storia si dovrebbero tenere lezioni obbligatorie in tutte le universita' ove vi sia una facolta' di scienze politiche, per dare un'idea della potenza enorme della nonviolenza e della resistenza passiva, anche se l'avversario e' violento e dispone di mezzi infinitamente superiori. Certo, anche altri paesi d'Europa difettavano di "comprensione per la questione ebraica", e anzi si puo' dire che la maggioranza dei paesi europei fossero contrari alle soluzioni "radicali" e "finali". Come la Danimarca, anche la Svezia, l'Italia e la Bulgaria si rivelarono quasi immuni dall'antisemitismo, ma delle tre di queste nazioni che si trovavano sotto il tallone tedesco soltanto la danese oso' esprimere apertamente cio' che pensava. L'Italia e la Bulgaria sabotarono gli ordini della Germania e svolsero un complicato doppio gioco, salvando i loro ebrei con un tour de force d'ingegnosita', ma non contestarono mai la politica antisemita in quanto tale. Era esattamente l'opposto di quello che fecero i danesi. Quando i tedeschi, con una certa cautela, li invitarono a introdurre il distintivo giallo, essi risposero che il re sarebbe stato il primo a portarlo, e i ministri danesi fecero presente che qualsiasi provvedimento antisemita avrebbe provocato le loro immediate dimissioni. Decisivo fu poi il fatto che i tedeschi non riuscirono nemmeno a imporre che si facesse una distinzione tra gli ebrei di origine danese (che erano circa seimilaquattrocento) e i millequattrocento ebrei di origine tedesca che erano riparati in Danimarca prima della guerra e che ora il governo del Reich aveva dichiarato apolidi. Il rifiuto opposto dai danesi dovette stupire enormemente i tedeschi, poiche' ai loro occhi era quanto mai "illogico" che un governo proteggesse gente a cui pure aveva negato categoricamente la cittadinanza e anche il permesso di lavorare. (Dal punto di vista giuridico, prima della guerra la situazione dei profughi in Danimarca non era diversa da quella che c'era in Francia, con la sola differenza che la corruzione dilagante nella vita amministrativa della Terza Repubblica permetteva ad alcuni di farsi naturalizzare, grazie a mance o "aderenze", e a molti di lavorare anche senza un permesso; la Danimarca invece, come la Svizzera, non era un paese pour se debrouiller). I danesi spiegarono ai capi tedeschi che siccome i profughi, in quanto apolidi, non erano piu' cittadini tedeschi, i nazisti non potevano pretendere la loro consegna senza il consenso danese. Fu uno dei pochi casi in cui la condizione di apolide si rivelo' un buon pretesto, anche se naturalmente non fu per il fatto in se' di essere apolidi che gli ebrei si salvarono, ma perche' il governo danese aveva deciso di difenderli. Cosi' i nazisti non poterono compiere nessuno di quei passi preliminari che erano tanto importanti nella burocrazia dello sterminio, e le operazioni furono rinviate all'autunno del 1943.
Quello che accadde allora fu veramente stupefacente; per i tedeschi, in confronto a cio' che avveniva in altri paesi d'Europa, fu un grande scompiglio. Nell'agosto del 1943 (quando ormai l'offensiva tedesca in Russia era fallita, l'Afrika Korps si era arreso in Tunisia e gli Alleati erano sbarcati in Italia) il governo svedese annullo' l'accordo concluso con la Germania nel 1940, in base al quale le truppe tedesche avevano il diritto di attraversare la Svezia. A questo punto i danesi decisero di accelerare un po' le cose: nei cantieri della Danimarca ci furono sommosse, gli operai si rifiutarono di riparare le navi tedesche e scesero in sciopero. Il comandante militare tedesco proclamo' lo stato d'emergenza e impose la legge marziale, e Himmler penso' che fosse il momento buono per affrontare il problema ebraico, la cui "soluzione" si era fatta attendere fin troppo. Ma un fatto che Himmler trascuro' fu che (a parte la resistenza danese) i capi tedeschi che ormai da anni vivevano in Danimarca non erano piu' quelli di un tempo. Non solo il generale von Hannecken, il comandante militare, si rifiuto' di mettere truppe a disposizione del dott. Werner Best, plenipotenziario del Reich; ma anche le unita' speciali delle SS (gli Einsatzkommandos) che lavoravano in Danimarca trovarono molto da ridire sui "provvedimenti ordinati dagli uffici centrali", come disse Best nella deposizione che rese poi a Norimberga. E lo stesso Best, che veniva dalla Gestapo ed era stato consigliere di Heydrich e aveva scritto un famoso libro sulla polizia e aveva lavorato per il governo militare di Parigi con piena soddisfazione dei suoi superiori, non era piu' una persona fidata, anche se non e' certo che a Berlino se ne rendessero perfettamente conto. Comunque, fin dall'inizio era chiaro che le cose non sarebbero andate bene, e l'ufficio di Eichmann mando' allora in Danimarca uno dei suoi uomini migliori, Rolf Guenther, che sicuramente nessuno poteva accusare di non avere la necessaria "durezza". Ma Guenther non fece nessuna impressione ai suoi colleghi di Copenhagen, e von Hannecken si rifiuto' addirittura di emanare un decreto che imponesse a tutti gli ebrei di presentarsi per essere mandati a lavorare.
Best ando' a Berlino e ottenne la promessa che tutti gli ebrei danesi sarebbero stati inviati a Theresienstadt, a qualunque categoria appartenessero - una concessione molto importante, dal punto di vista dei nazisti. Come data del loro arresto e della loro immediata deportazione (le navi erano gia' pronte nei porti) fu fissata la notte del primo ottobre, e non potendosi fare affidamento ne' sui danesi ne' sugli ebrei ne' sulle truppe tedesche di stanza in Danimarca, arrivarono dalla Germania unita' della polizia tedesca, per effettuare una perquisizione casa per casa. Ma all'ultimo momento Best proibi' a queste unita' di entrare negli alloggi, perche' c'era il rischio che la polizia danese intervenisse e, se la popolazione danese si fosse scatenata, era probabile che i tedeschi avessero la peggio. Cosi' poterono essere catturati soltanto quegli ebrei che aprivano volontariamente la porta. I tedeschi trovarono esattamente 477 persone (su piu' di 7.800) in casa e disposte a lasciarli entrare. Pochi giorni prima della data fatale un agente marittimo tedesco, certo Georg F. Duckwitz, probabilmente istruito dallo stesso Best, aveva rivelato tutto il piano al governo danese, che a sua volta si era affrettato a informare i capi della comunita' ebraica. E questi, all'opposto dei capi ebraici di altri paesi, avevano comunicato apertamente la notizia ai fedeli, nelle sinagoghe, in occasione delle funzioni religiose del capodanno ebraico. Gli ebrei ebbero appena il tempo di lasciare le loro case e di nascondersi, cosa che fu molto facile perche', come si espresse la sentenza, "tutto il popolo danese, dal re al piu' umile cittadino", era pronto a ospitarli.
Probabilmente sarebbero dovuti rimanere nascosti per tutta la durata della guerra se la Danimarca non avesse avuto la fortuna di essere vicina alla Svezia. Si ritenne opportuno trasportare tutti gli ebrei in Svezia, e cosi' si fece con l'aiuto della flotta da pesca danese. Le spese di trasporto per i non abbienti (circa cento dollari a persona) furono pagate in gran parte da ricchi cittadini danesi, e questa fu forse la cosa piu' stupefacente di tutte, perche' negli altri paesi gli ebrei pagavano da se' le spese della propria deportazione, gli ebrei ricchi spendevano tesori per comprarsi permessi di uscita (in Olanda, Slovacchia e piu' tardi Ungheria), o corrompendo le autorita' locali o trattando "legalmente" con le SS, le quali accettavano soltanto valuta pregiata e, per esempio in Olanda, volevano dai cinquemila ai diecimila dollari per persona. Anche dove la popolazione simpatizzava per loro e cercava sinceramente di aiutarli, gli ebrei dovevano pagare se volevano andar via, e quindi le possibilita' di fuggire, per i poveri, erano nulle.
Occorse quasi tutto ottobre per traghettare gli ebrei attraverso le cinque-quindici miglia di mare che separano la Danimarca dalla Svezia. Gli svedesi accolsero 5.919 profughi, di cui almeno 1.000 erano di origine tedesca, 1.310 erano mezzi ebrei e 686 erano non ebrei sposati ad ebrei. (Quasi la meta' degli ebrei di origine danese rimase invece in Danimarca, e si salvo' tenendosi nascosta). Gli ebrei non danesi si trovarono bene come non mai, giacche' tutti ottennero il permesso di lavorare. Le poche centinaia di persone che la polizia tedesca era riuscita ad arrestare furono trasportate a Theresienstadt: erano persone anziane o povere, che o non erano state avvertite in tempo o non avevano capito la gravita' della situazione. Nel ghetto godettero di privilegi come nessun altro gruppo, grazie all'incessante campagna che in Danimarca fecero su di loro le autorita' e privati cittadini. Ne perirono quarantotto, una percentuale non molto alta, se si pensa alla loro eta' media. Quando tutto fu finito, Eichmann si senti' in dovere di riconoscere che "per varie ragioni" l'azione contro gli ebrei danesi era stata un "fallimento"; invece quel singolare individuo che era il dott. Best dichiaro': "Obiettivo dell'operazione non era arrestare un gran numero di ebrei, ma ripulire la Danimarca dagli ebrei: ed ora questo obiettivo e' stato raggiunto".
L'aspetto politicamente e psicologicamente piu' interessante di tutta questa vicenda e' forse costituito dal comportamento delle autorita' tedesche insediate in Danimarca, dal loro evidente sabotaggio degli ordini che giungevano da Berlino. A quel che si sa, fu questa l'unica volta che i nazisti incontrarono una resistenza aperta, e il risultato fu a quanto pare che quelli di loro che vi si trovarono coinvolti cambiarono mentalita'. Non vedevano piu' lo sterminio di un intero popolo come una cosa ovvia. Avevano urtato in una resistenza basata su saldi principi, e la loro "durezza" si era sciolta come ghiaccio al sole permettendo il riaffiorare, sia pur timido, di un po' di vero coraggio. Del resto, che l'ideale della "durezza", eccezion fatta forse per qualche bruto, fosse soltanto un mito creato apposta per autoingannarsi, un mito che nascondeva uno sfrenato desiderio di irreggimentarsi a qualunque prezzo, lo si vide chiaramente al processo di Norimberga, dove gli imputati si accusarono e si tradirono a vicenda giurando e spergiurando di essere sempre stati "contrari" o sostenendo, come fece piu' tardi anche Eichmann, che i loro superiori avevano abusato delle loro migliori qualita'. (A Gerusalemme Eichmann accuso' "quelli al potere" di avere abusato della sua "obbedienza": "il suddito di un governo buono e' fortunato, il suddito di un governo cattivo e' sfortunato: io non ho avuto fortuna"). Ora avevano perduto l'altezzosita' d'un tempo, e benche' i piu' di loro dovessero ben sapere che non sarebbero sfuggiti alla condanna, nessuno ebbe il fegato di difendere l'ideologia nazista.

5. MATERIALI. TANO GRASSO: UN DECALOGO CONTRO L'ESTORSIONE (1992)
[Riproponiamo questo testo estratto da Tano Grasso, Contro il racket, Laterza, Roma-Bari 1992]

1. Non sottovalutare mai la prima telefonata, il primo segnale "strano", il primo passaggio dal negozio di persone sospette.
2. Mettiti subito in contatto con le forze dell'ordine. In questa fase un contatto con le autorita' di polizia non richiede la formale denuncia del presunto estorsore ne' e' detto che il passaggio successivo debba essere, sempre e in ogni caso, la deposizione in tribunale.
3. Collabora con la polizia, chiedi che in questa fase ti sia garantito il necessario anonimato. Insieme si puo' individuare una strategia di attacco che consenta una serie di indagini per "incastrare" coloro che tentano l'estorsione, senza la necessita' di chiamare in causa direttamente la vittima. Una volta individuati, possono, ad esempio, essere arrestati per altri reati.
4. Non chiudere subito la trattativa con l'estorsore: non dire ne' si' ne' no. Bisogna prendere tempo. Se matura nella vittima la consapevolezza e la disponibilita' a giungere fino in fondo, si possono attuare strategie piu' impegnative.
5. Devi farli arrestare tutti. Di solito, all'inizio, il criminale tende a dare ampi margini di tempo per decidere. Si apre una vera e propria trattativa per la definizione del quanto pagare. Non precipitare i tempi serve a fare venire allo scoperto il maggior numero di persone coinvolte. Si evita cosi' di far arrestare solo l'ultima ruota del carro. Nel momento in cui si va a chiudere la trattativa interviene sempre un personaggio di rilievo della famiglia mafiosa che spende la propria autorevolezza per superare le ultime esitazioni della vittima. Adesso puo' scattare la "trappola".
6. Non fidarti dei falsi amici. Spesso entrano in gioco nuove figure che intervengono per svolgere la mediazione. Ovviamente si tratta di una mediazione apparente, essendo priivilegiati gli interessi di chi estorce. Chi interviene e', di solito, un altro imprenditore che gia' paga da molto tempo e il cui livello di invischiamento e' ad uno stadio gia' avanzato.
7. Non cedere alla paura. Durante la trattativa si ricorre all'uso di forme di violenza, attentati e minacce, al fine di superare l'eventuale resistenza della vittima, impaurendola. E' il momento piu' delicato. Se cedi adesso, e' finita: hai ceduto per sempre. E' il momento di assumerti la responsabilita' piu' impegnativa. Mai e poi mai bisogna pagare.
8. Evita di esporti da solo. Il coraggio del singolo non e' mai sufficiente, occorre l'"intelligenza". Come si puo' intervenire per ridurre al minimo il rischio individuale? Lo strumento quasi magico e' l'associazione. Occorre parlare con altri colleghi, coinvolgere le associazioni di categoria. Laddove queste non sono sensibili bisogna dar vita ad altre associazioni. Deve nascere una rete di protezione attorno a chi ha deciso di ribellarsi.
9. Ricerca la solidarieta' dell'intera comunita'. L'estorsione non riguarda solo gli imprenditori e gli operatori commerciali, ma tutti i cittadini. Non sentirsi isolati da' forza. In un primo momento puo' anche succedere che si venga guardati con sospetto o che perlomeno vi sia una sottovalutazione del fenomeno. L'iniziativa pubblica dell'associazione serve a coinvolgere il maggior numero di soggetti, politici e istituzionali, e anche i comuni cittadini, la societa' civile. E' questa la vera protezione alla tua persona.
10. Ora non sei piu' solo. L'associazione, con i propri legali, interviene nel processo penale costituendosi parte civile. Fiduciosi bisogna aspettare la sentenza di condanna.

6. MATERIALI. TANO GRASSO: UN DECALOGO CONTRO L'USURA (1996)
[Riproponiamo questo testo estratto da Tano Grasso, Ladri di vita, Baldini & Castoldi, Milano 1996]

1. Rivolgiti subito ai superiori dell'istituto di credito quando la banca ti nega un prestito, e ti sembra che sia un'ingiustizia. Cerca di ottenere una motivazione per il diniego e sforzati di capire. E' possibile che ci siano anche errori nel piano finanziario e nell'organizzazione complessiva della tua azienda. Se e' cosi' alle difficolta' di oggi ne seguiranno altre, piu' gravi, domani. In questi casi hai bisogno di consulenza piu' che di denaro. Cerca di farti aiutare da un'associazione di difesa dei consumatori. Ricordati che l'Abi ha approvato un Codice di comportamento per le banche aderenti che prevede, fra l'altro, di ridurre il più possibile i tempi per la concessione degli affidamenti e di seguire criteri di trasparenza nelle procedure per la valutazione delle relative richieste. Verifica se l'istituto di credito a cui ti sei rivolto ha aderito al Codice di comportamento e segnala eventuali inadempienze all'Abi.
2. Denuncia subito se qualcuno della banca che ti ha negato il credito ti indica altri (privati o finanziarie) cui rivolgerti per avere un prestito. Ricordati che l'aderente al Codice di comportamento si e' impegnato a rafforzare le procedure interne per il controllo del proprio personale. La nuova legge antiusura prevede una sanzione penale per chi, nell'esercizio di un'attivita' bancaria, indirizza un cliente verso un soggetto non abilitato all'esercizio dell'attivita' finanziaria.
3. Leggi con attenzione tutte le clausole contrattuali quando ti viene concesso il credito. In caso di dubbi fatti assistere da un'associazione. Tanto i tassi che ti vengono proposti quanto le altre condizioni possono essere contrattati. Non dimenticare che tu sei un cliente che paga un servizio e non il beneficiario di un atto di generosita'. Ricordati che, sulla base del Codice di comportamento, la banca e' tenuta a fornire, se lo richiedi, una copia in bianco del contratto relativo al prodotto o al servizio offerto, prima della firma dello stesso contratto.
4. Cerca di concordare sempre un piano di rientro se improvvisamente la banca ti chiede il rimborso del credito. Fatti assistere da un consulente. Ricordati che una banca che opera correttamente ha interesse a recuperare i crediti e a non far fallire i propri clienti: per questo non puo' non prendere in considerazione ogni fattiva proposta di pagamento del debito. Se ti si chiede un aumento del tasso di interesse concordato, verificane la legittimita'. Cerca di evitare gli sconfinamenti (il denaro costa di piu' e tu sei in una posizione di debolezza): opera per trasformare l'extra-fido in normale affidamento o cerca all'inizio del rapporto di contrattare un affidamento piu' elevato secondo le tue esigenze. Attento, che se operi con lo sconfinamento il direttore della banca ha un enorme potere discrezionale per importi il rientro immediato.
5. Assicurati quando ti rivolgi a una finanziaria che sia abilitata a esercitare il credito. C'e' una legge che obbliga a essere iscritti in un apposito elenco e questa condizione deve essere pubblicizzata. Adesso questo obbligo vale anche per chi esercita l'attivita' di mediazione o di consulenza finanziaria. Assicurati sempre che tutte le condizioni risultino dal contratto: diffida da chi ti propone tassi troppo alti o troppo bassi. Non rilasciare mai assegni tuoi o di terzi a garanzia; se rilasci effetti cambiari, accertati che cio' risulti nel contratto. Se l'adempimento delle tue obbligazioni e' garantito da beni mobili o immobili, verifica che cio' risulti specificamente nel contratto: non firmare mai, comunque, promesse di vendita o similari.
6. Non rivolgerti mai, per nessuna ragione, a chi ti offre denaro in prestito con rapide procedure chiedendoti in cambio interessi elevati o altre pesanti condizioni. Costui, anche se non e' un usuraio, anche se e' un amico, e' per te l'anticamera dell'usuraio. Ricordati che l'usuraio non ti sara' mai amico, non sara' mai il tuo salvatore, ma il tuo carnefice. Se entri nel "giro" dell'usura, prima o poi, non sarai piu' proprietario della tua azienda ne' dei tuoi beni.
7. Rivolgiti a un Consorzio fidi o alla Fondazione antiusura piu' vicina alla tua citta' se nessuna banca o finanziaria e' in grado di garantirti un prestito. La nuova legge contro l'usura ha stanziato delle somme per consentire a queste strutture di prevenzione di offrire prestiti garantiti dai loro fondi rischi a chi non e' "meritevole" per il mondo del credito.
8. Denuncia prima possibile l'usuraio. Non esitare a rivolgersi alle autorita' di polizia. Non perdere mai tempo: prima denunci e maggiori sono le possibilita' di tornare alla vita normale. Non aspettare di essere completamente strozzato. L'usuraio, approfittando delle tue condizioni di difficolta' economiche, ti offre un prestito con interessi sproporzionati o con altre condizioni vessatorie oppure con interessi che eccedono il "tasso soglia" stabilito dalla legge. Adesso esiste una legge che aiuta le vittime d'usura che hanno denunciato offrendo loro un prestito senza interessi di durata quinquennale. Rivolgiti alla prefettura della tua provincia o a una associazione di categoria per chiedere informazioni sulle procedure di accesso al Fondo di solidarieta' per le vittime d'usura.
9. Fatti furbo. Chi ti offre denaro in prestito lo fa solo perche' ci guadagna. Tu devi cercare di difenderti. Cerca di segnare sempre tutti i movimenti di contante e di titoli, tutti i "dare" e "avere": possono essere decisivi come prova del tuo sfruttamento usuraio. Quando ti incontri con l'usuraio cerca di registrare le conversazioni o di avere testimoni.
10. Fai valere i tuoi diritti. Nel caso in cui l'usuraio agisca per il recupero coattivo del credito, non esitare a opporti nelle forme di legge: mai l'usuraio puo' presentare istanze di fallimento contro di te e se viene accertato il rapporto usuraio il contratto viene annullato. Non dimenticare che un'azione civile alle volte puo' essere sospesa quando e' pendente un procedimento penale per usura. Ricordati che con la nuova legge il presidente del tribunale puo' disporre la sospensione della pubblicazione o la cancellazione del protesto a seguito di un titolo di pagamento presentato da un imputato per il delitto d'usura. Ricordati, ancora, che il protestato che ha adempiuto all'obbligazione entro un anno dal levato protesto puo' ottenere la riabilitazione.
In ogni caso, non restare mai solo: cerca il sostegno di un'associazione di categoria o di un'associazione antiracket.

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Riletture
- Manning Marable, Malcolm X. Tutte le verita' oltre la leggenda, Donzelli, Roma 2011, Feltrinelli, Milano 2019, pp. XXIV + 618.
- Elena Pulcini, La cura del mondo. Paura e responsabilita' nell'età globale, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp. 298.
- Raymond Queneau, Batons, chiffres et lettres, 1950, Gallimard, Paris 1965, 1985, pp. 378.
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Maestre
- Lea Melandri, Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati Boringhieri, Torino 2001, pp. 192.
- Lea Melandri, Amore e violenza. Il fattore molesto della civilta', Bollati Boringhieri, Torino 2011, pp. 166.
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Classici
- Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, Einaudi, Torino 1965, 1994, pp. XL + 682.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 169 del 2 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it