[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 170



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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 170 del 3 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

Sommario di questo numero:
1. La politica prima: salvare le vite
2. "La legislazione antifascista ed antirazzista in Italia". Un incontro di studio a Viterbo
3. Piero Calamandrei: Epigrafi per donne, uomini e citta' della Resistenza
4. Una piccola antologia gandhiana
5. Alcune pubblicazioni di e su Hannah Arendt
6. Segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento

1. EDITORIALE. LA POLITICA PRIMA: SALVARE LE VITE

Salvare le vite e' il primo dovere.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
*
Sconfiggere l'ingiustizia con la giustizia.
Vincere la paura con la generosita'.
Opporre all'indifferenza la sollecitudine.
*
Estinguere l'odio con la misericordia.
Riconoscere l'umanita' altrui e propria.
Nonviolenza o barbarie.

2. INCONTRI. "LA LEGISLAZIONE ANTIFASCISTA ED ANTIRAZZISTA IN ITALIA". UN INCONTRO DI STUDIO A VITERBO

Venerdi' 2 ottobre 2026 presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro di studio sul tema: "La legislazione antifascista ed antirazzista in Italia".
*
L'incontro e' stato coordinato dal responsabile della storica struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, ed aveva come fine anche la verifica di come alcuni fatti che stanno accadendo in citta' nella colpevole disattenzione (ed usiamo un eufemismo) delle istituzioni democratiche configurino non solo esempi di scandalosa violazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ma anche fattispecie di reato ai sensi della legislazione vigente.
*
Rispettare la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Rispettare la Costituzione della Repubblica italiana, democratica, antifascista, antirazzista.
Opporsi a tutte le violenze e ad ogni propaganda d'odio.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.

3. MAESTRI. PIERO CALAMANDREI: EPIGRAFI PER DONNE, UOMINI E CITTA' DELLA RESISTENZA
[I testi che qui ancora una volta riproponiamo sono estratti dal libro di discorsi, scritti ed epigrafi di Piero Calamandrei, Uomini e citta' della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente piu' volte ristampato dalla casa editrice Laterza]

VIVI E PRESENTI CON NOI
FINCHE' IN LORO
CI RITROVEREMO UNITI

MORTI PER SEMPRE
PER NOSTRA VILTA'
QUANDO FOSSE VERO
CHE SONO MORTI INVANO

(In limine al libro Uomini e citta' della Resistenza)

*

DA QUESTA CASA
OVE NEL 1925
IL PRIMO FOGLIO CLANDESTINO ANTIFASCISTA
DETTE ALLA RESISTENZA LA PAROLA D'ORDINE
NON MOLLARE
FEDELI A QUESTA CONSEGNA
COL PENSIERO E COLL'AZIONE
CARLO E NELLO ROSSELLI
SOFFRENDO CONFINI CARCERI ESILII
IN ITALIA IN FRANCIA IN SPAGNA
MOSSERO CONSAPEVOLI PER DIVERSE VIE
INCONTRO ALL'AGGUATO FASCISTA
CHE LI RICONGIUNSE NEL SACRIFICIO
IL 9 GIUGNO 1937
A BAGNOLES DE L'ORNE
MA INVANO SI ILLUSERO GLI OPRESSORI
DI AVER FATTO LA NOTTE SU QUELLE DUE FRONTI
QUANDO SPUNTO' L'ALBA
SI VIDERO IN ARMI
SU OGNI VETTA D'ITALIA
MILLE E MILLE COL LORO STESSO VOLTO
VOLONTARI DELLE BRIGATE ROSSELLI
CHE SULLA FIAMMA RECAVANO IMPRESSO
GRIDO LANCIATO DA UN POPOLO ALL'AVVENIRE
GIUSTIZIA E LIBERTA'

(Epigrafe sulla casa dei fratelli Rosselli, in Firenze, via Giusti n. 38)

*

GIUSTIZIA E LIBERTA'

PER QUESTO MORIRONO
PER QUESTO VIVONO

(Epigrafe sulla tomba dei fratelli Rosselli, nel cimitero di Trespiano - Firenze)

*

NON PIU' VILLA TRISTE
SE IN QUESTE MURA
SPIRITI INNOCENTI E FRATERNI
ARMATI SOL DI COSCIENZA
IN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICI
VOLLERO
PER RISCATTARE VERGOGNA
PER RESTITUIR DIGNITA'
PER NON RIVELARE IL COMPAGNO
LANGUIRE SOFFRIRE MORIRE
NON TRADIRE

(Epigrafe sulla villa di via Bolognese, a Firenze - dove fu la sede della banda Carita' - nella quale Enrico Bocci fu torturato: e che fu chiamata in quei mesi "Villa triste")

*

GIANFRANCO MATTEI
DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA
NELL'ORA DELL'AZIONE CLANDESTINA
FECE DELLA SUA SCIENZA
ARMA PER LA LIBERTA'
COMUNIONE COL SUO POPOLO
SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO

SU QUESTA CASA OVE NACQUE
RIMANGANO INCISE
LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE
QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE
E INVITTA CONSEGNO' ALL'AVVENIRE
LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE
"SIATE FORTI - COME IO LO FUI"

Milano 11 dicembre 1916 - Roma febbraio 1944

(Epigrafe sulla casa di Milano, ove nacque l'11 dicembre 1916 Gianfranco Mattei)

*

LA MADRE

QUANDO LA SERA TORNAVANO DAI CAMPI
SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE
IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL'USCIO
PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO
MA QUANDO IN UN UNICO SPARO
CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO
LA MADRE DISSE
NON VI RIMPROVERO O FIGLI
D'AVERMI DATO TANTO DOLORE
L'AVETE FATTO PER UN'IDEA
PERCHE' MAI PIU' NEL MONDO ALTRE MADRI
DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA
MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA
SE PIU' LA SERA NON TORNERETE
IL PADRE E' FORTE E RINCUORA I NIPOTI
DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO
MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA
O FIGLI CARI
VENGO CON VOI

(Epigrafe dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campegine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione)

*

A POCHI METRI DALL'ULTIMA CIMA
AVVOLTA NEL NEMBO
QUALCUNO PIU' SAGGIO DISSE SCENDIAMO
MA LIVIO COMANDA
QUANDO UN'IMPRESA SI E' COMINCIATA
NON VALE SAGGEZZA
A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

DALLA MONTAGNA NERA
DOPO DIECI ANNI DAL PRIMO CONVEGNO
S'AFFACCIANO LE OMBRE IN VEDETTA
L'HANNO RICONOSCIUTO
SVENTOLANO I VERDI FAZZOLETTI
RICANTAN LE VECCHIE CANZONI
E' LIVIO CHE SALE
E' IL LORO CAPO
CHE PER NON RINUNCIARE ALLA VETTA
TRA I MORTI GIOVANI
GIOVANE ANCH'EGLI
E' VOLUTO RESTARE

ASCIUGHIAMO IL PIANTO
GUARDIAMO SU IN ALTO
IN CERCA DI TE
COME TI VIDERO I TEDESCHI FUGGENTI
FERMO SULLA RUPE
LE SPALLE QUADRATE MONTANARE
LA MASCHIA FRONTE OSTINATA
L'OCCHIO ACCESO DI DOLCE FIEREZZA
FACCI UN CENNO LIVIO
SE VACILLEREMO
A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE
ANCHE SE QUESTO
E'
MORIRE

(Epigrafe per la morte di Livio Bianco avvenuta nel luglio del 1953, per una sciagura di montagna)

*

DALL'XI AGOSTO MCMXLIV
NON DONATA MA RICONQUISTATA
A PREZZO DI ROVINE DI TORTURE DI SANGUE
LA LIBERTA'
SOLA MINISTRA DI GIUSTIZIA SOCIALE
PER INSURREZIONE DI POPOLO
PER VITTORIA DEGLI ESERCITI ALLEATI
IN QUESTO PALAZZO DEI PADRI
PIU' ALTO SULLE MACERIE DEI PONTI
HA RIPRESO STANZA
NEI SECOLI

(Epigrafe apposta dopo la liberazione sulla parete di Palazzo Vecchio che guarda Via dei Gondi, a Firenze)

*

SULLE FOSSE DEL VOSTRO MARTIRIO
NEGLI STESSI CAMPI DI BATTAGLIA
O SUPPLIZIATI DI BELFIORE
O VOLONTARI DI CURTATONE E MONTANARA
DOPO UN SECOLO
MANTOVA VI AFFIDA
QUESTI SUOI CADUTI DELLA GUERRA PARTIGIANA

COME VOI SONO ANDATI INCONTRO ALLA MORTE
A FRONTE ALTA CON PASSO SICURO
SENZA VOLTARSI INDIETRO
ACCOGLIETELI OMBRE FRATERNE
SONO DELLA VOSTRA FAMIGLIA

MUTANO I VOLTI DEI CARNEFICI
RADETZKY O KESSELRING
VARIANO I NOMI DELLE LIBERAZIONI
RISORGIMENTO O RESISTENZA
MA L'ANELITO DEI POPOLI E' UNO
NELLA STORIA DOVE I SECOLI SONO ATTIMI
LE GENERAZIONI SI TRASMETTONO
QUESTA FIAMMA RIBELLE
PATIBOLI E TORTURE NON LA SPENGONO
DOPO CENT'ANNI
QUANDO L'ORA SPUNTA
I CIMITERI CHIAMANO LIBERTA'
DA OGNI TOMBA BALZA UNA GIOVANE SCHIERA
L'AVANZATA RIPRENDE
FINO A CHE OGNI SCHIAVITU' SARA' BANDITA
DAL MONDO PACIFICATO

(Epigrafe murata nella sala del Palazzo Provinciale di Mantova nel primo decennale della Resistenza, giugno 1954)

*

RITORNO DI KESSELRING

NON E' PIU' VERO NON E' PIU' VERO
O FUCILATI DELLA RESISTENZA
O INNOCENTI ARSI VIVI
DI SANT'ANNA E DI MARZABOTTO
NON E' PIU' VERO
CHE NEL ROGO DEI CASALI
DIETRO LE PORTE INCHIODATE
MADRI E CREATURE
TORCENDOSI TRA LE FIAMME
URLAVANO DISPERATAMENTE PIETA'

AI CAMERATI GUASTATORI
CHE SI GLORIARONO DI QUELLE GRIDA
SIA RESA ALFINE GIUSTIZIA
RIPRENDANO TORCE ED ELMETTI
SI SCHIERINO IN PARATA
ALTRI ROGHI DOVRANNO ESSERE ACCESI
PER LA FELICITA' DEL MONDO

NON PIU' FIORI PER LE VOSTRE TOMBE
SONO STATI TUTTI REQUISITI
PER FARE LA FIORITA
SULLE VIE DEL LORO RITORNO
LI COMANDERA' ANCORA
COLL'ONORE MILITARE
CUCITO IN ORO SUL PETTO
IL CAMERATA KESSELRING
IL VOSTRO ASSASSINO

*

IL MONUMENTO A KESSELRING

LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRA'
A DECIDERLO TOCCA A NOI

NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITA'
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDE FUGGIRE

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIU' DURO D'OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITA' NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA

(Lapide murata nel Palazzo Comunale di Cuneo il 21 dicembre 1952)

*

ALL'OMBRA DI QUESTE MONTAGNE
IL 12 SETTEMBRE 1943
POCHI RIBELLI QUI CONVENUTI
ARMATI DI FEDE E NON DI GALLONI
FURONO LA PRIMA PATTUGLIA
DELLA RESISTENZA PIEMONTESE
CHE DOPO DUE INVERNI
CON DUCCIO E LIVIO AL COMANDO
PER OGNI CADUTO CENTO SOPRAGGIUNTI
DIVENTO'
L'ESERCITO DI GIUSTIZIA E LIBERTA'
DILAGANTE VITTORIOSO IN PIANURA

NEL PRIMO DECENNALE
I VIVI SALUTANO I MORTI
DORMITE IN PACE COMPAGNI
L'IMPEGNO DI MARCIARE INSIEME
VERSO L'AVVENIRE
NON E' CADUTO

(Epigrafe murata sulla Chiesa di Madonna del Colletto, inaugurata il 27 settembre 1953 con un discorso di Ferruccio Parri)

*

CONTRO OGNI RITORNO

INERMI BORGATE DELL'ALPE
ASILO DI RIFUGIATI
PRESE D'ASSALTO COI LANCIAFIAMME
ARSI VIVI NEL ROGO DEI CASALI
I BAMBINI AVVINGHIATI ALLE MADRI
FOSSE NOTTURNE SCAVATE
DAGLI ASSASSINI IN FUGA
PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI
QUESTO VI RIUSCI'

S. TERENZIO BERGIOLA ZERI VINCA
FORNO MOMMIO TRAVERDE S. ANNA S. LEONARDO
SCRIVETE QUESTI NOMI
SON LE VOSTRE VITTORIE
MA ESPUGNARE QUESTE TRINCEE DI MARMO
DI DOVE IL POPOLO APUANO
CAVATORI E PASTORI
E LE LORO DONNE STAFFETTE
TUTTI ARMATI DI FAME E DI LIBERTA'
VI SFIDAVA BEFFARDO DA OGNI CIMA
QUESTO NON VI RIUSCI'
ORA SUL MARE SON TORNATI AL CARICO I VELIERI

E NELLE CAVE I BOATI DELLE MINE
CHIAMAN LAVORO E NON GUERRA
MA QUESTA PACE NON E' OBLIO
STANNO IN VEDETTA
QUESTE MONTAGNE DECORATE DI MEDAGLIE D'ORO
AL VALORE PARTIGIANO
TAGLIENTI COME LAME
IMMACOLATO BALUARDO SEMPRE ALL'ERTA
CONTRO OGNI RITORNO

(Epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido, inaugurata il 21 ottobre 1954)

*

FANTASMI

NON RAMMARICATEVI
DAI VOSTRI CIMITERI DI MONTAGNA
SE GIU' AL PIANO
NELL'AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE
MURATA COL VOSTRO SANGUE
SONO TORNATI
DA REMOTE CALIGINI
I FANTASMI DELLA VERGOGNA
TROPPO PRESTO LI AVEVAMO DIMENTICATI
E' BENE CHE SIANO ESPOSTI
IN VISTA SU QUESTO PALCO
PERCHE' TUTTO IL POPOLO
RICONOSCA I LORO VOLTI
E SI RICORDI
CHE TUTTO QUESTO FU VERO
CHIEDERANNO LA PAROLA
AVREMO TANTO DA IMPARARE
MANGANELLI PUGNALI PATIBOLI
VENT'ANNI DI RAPINE DUE ANNI DI CARNEFICINE
I BRIGANTI SUGLI SCANNI I GIUSTI ALLA TORTURA
TRIESTE VENDUTA AL TEDESCO
L'ITALIA RIDOTTA UN ROGO
QUESTO SI CHIAMA GOVERNARE
PER FAR GRANDE LA PATRIA
APPRENDEREMO DA FONTE DIRETTA
LA STORIA VISTA DALLA PARTE DEI CARNEFICI
PARLERANNO I DIPLOMATICI DELL'ASSE
I FIERI MINISTRI DI SALO'
APRIRANNO
I LORO ARCHIVI SEGRETI
DI OGNI IMPICCATO SAPREMO LA SEPOLTURA
DI OGNI INCENDIO SI RITROVERA' IL PROTOCOLLO
CIVITELLA SANT'ANNA BOVES MARZABOTTO
TUTTE IN REGOLA
SAPREMO FINALMENTE
QUANTO COSTO' L'ASSASSINIO
DI CARLO E NELLO ROSSELLI
MA FORSE A QUESTO PUNTO
PREFERIRANNO RINUNCIARE ALLA PAROLA
PECCATO
QUESTI GRANDI UOMINI DI STATO
AVREBBERO TANTO DA RACCONTARE

(Epigrafe pubblicata sul "Ponte" dopo le elezioni politiche del 7 giugno 1953)

4. MAESTRI. UNA PICCOLA ANTOLOGIA GANDHIANA
[Riproponiamo ancora una volta il seguente testo e nuovamente ringraziamo Enrico Peyretti per avercelo trasmesso. Si tratta dell'opuscolo "Gandhi testimone della nonviolenza", realizzato (grazie a Beppe Ceraolo, Elena Giglia, Enrico Peyretti, Laura Bounous, Teresella Parvopassu che hanno curato la ricerca e la raccolta dei testi) per l'iniziativa svoltasi "a cinquant'anni dopo la sua morte con violenza, 30 gennaio 1948" promossa dalla Scuola di pace "Ernesto Balducci" a Torino il 31 gennaio - 1 e 2 febbraio 1998. Enrico Peyretti accompagno' l'invio con le parole che qui riproduciamo: "Sette anni fa, a Torino, la Scuola di pace 'Ernesto Balducci', allora attiva a Torino, ricordo' i 50 anni dell'uccisione di Gandhi con una serata di letture, musiche, meditazione. Componemmo per l'occasione questa piccola antologia di testi gandhiani, ora ritrovata grazie a Elene Giglia. Aggiornata nell'indicazione delle fonti, la mettiamo a disposizione"]

Autoritratto di Gandhi
Non pretendo di essere perfetto. Ma pretendo di essere un appassionato ricercatore della Verita', la quale non e' altro che un sinonimo di Dio. E' nel corso di tale ricerca che ho scoperto la nonviolenza. La diffusione di essa e' la missione della mia vita. Non ho altri interessi nella vita che lo svolgimento di questa missione. ("Harijan", 7 luglio 1940, nell'antologia di Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, a cura e con saggio introduttivo di Giuliano Pontara, Einaudi, Torino 1996, p. 250 [di qui in poi tale testo sara' citato come Teoria cit.]).
Non sono un profeta, sono soltanto un comune mortale che procede dall'errore verso la verita'. ("Harijan", 28 marzo 1936, in Gandhi, Teoria cit., p. 5).
In qualsiasi momento ti sembri che le mie conclusioni siano fondate su dati inadeguati o su un ragionamento scorretto, richiama la mia attenzione su cio'. Potrai avere fede nei principi che io propugno, ma le conclusioni che deduco da certi fatti non possono essere materia di fede. La fede non ha posto in cose che possono essere colte dalla ragione. (Lettera a Mathuradas, 13 dicembre 1928, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVII).
Che il gandhismo sia distrutto se sostiene l'errore. La verita' e l'ahimsa non saranno mai distrutte, ma se gandhismo non e' altro che un nome per settarismo, esso merita di essere distrutto. Se dopo la mia morte dovessi venire a sapere che cio' che ho sostenuto e' degenerato in settarismo, ne sarei profondamente addolorato... che nessuno dica di essere un seguace di Gandhi. Basta che io sia seguace di me stesso. E so di essere io stesso un seguace imperfetto in quanto so di non vivere in perfetta coerenza con le convinzioni che sostengo. ("Harijan", 2 marzo 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVIII).
*
Che cos'e' la nonviolenza
Non credo sia presuntuoso da parte mia voler tracciare sinteticamente le caratteristiche e le condizioni del successo della nonviolenza. Esse sono:
1. La nonviolenza e' la legge della razza umana ed e' infinitamente piu' grande e piu' potente della forza bruta.
2. Essa non puo' essere di alcun aiuto a chi non possiede una fede profonda nel Dio dell'Amore.
3. La nonviolenza offre la piu' completa difesa del rispetto di se stesso e del senso dell'onore dell'uomo, ma non sempre garantisce la difesa della proprieta' della terra e di altri beni mobili, sebbene la sua pratica continua si dimostri anche nella difesa di questi ultimi un baluardo migliore del possesso di uomini armati. La nonviolenza, per la sua stessa natura, non e' di nessun aiuto nella difesa dei guadagni illegittimi e delle azioni immorali.
4. Gli individui e le nazioni che vogliono praticare la nonviolenza debbono essere pronti (le nazioni fino all'ultimo uomo) a sacrificare tutto tranne il loro onore. La nonviolenza dunque e' incompatibile con il possesso di paesi di altri popoli; vedi ad esempio l'imperialismo moderno, il quale deve chiaramente basarsi sulla forza per difendersi.
5. La nonviolenza e' un potere che puo' essere posseduto in egual misura da tutti - bambini, ragazzi, ragazze e uomini e donne adulti, posto che essi abbiano una fede profonda nel Dio dell'Amore e che quindi possiedano un uguale amore per tutto il genere umano. Quando la nonviolenza viene accettata come legge di vita essa deve pervadere tutto l'essere e non venire applicata soltanto ad azioni isolate.
6. E' un profondo errore supporre che questa legge sia applicabile per gli individui e non lo sia per le masse dell'umanita'. ("Harijan", 5 settembre 1936, in Gandhi, Teoria cit., pp. 10-11).
*
La prima condizione della nonviolenza e' la giustizia, dovunque, in ogni settore della vita
In questa guerra nonviolenta, il contributo delle donne deve essere maggiore di quello degli uomini. Chiamare le donne il sesso debole e' una calunnia; e' un'ingiustizia dell'uomo contro la donna. Se per forza si intende la forza bruta, allora e' vero che la donna e' meno forte dell'uomo. Ma se per forza si intende la forza morale, allora la donna e' infinitamente piu' forte dell'uomo. Non possiede forse una maggiore capacita' di intuizione, una maggiore capacita' di sacrificio, una maggiore perseveranza, un maggiore coraggio? Senza di essa l'uomo non potrebbe sopravvivere. Se la nonviolenza e' la legge della nostra esistenza, il futuro e' delle donne. ("Young India", 10 aprile 1930, in Gandhi, Teoria cit., p. 206).
La parola yajna indica un atto diretto al bene degli altri compiuto senza alcun desiderio di ricompensa, materiale o spirituale. Il termine "atto" deve essere inteso nel suo senso piu' vasto, e oltre all'azione vera e propria comprende anche il pensiero e la parola. Per "altri" si intende non soltanto l'umanita' ma tutti gli esseri viventi. (From Yeravda Mandir, capp. XIV-XV, in Gandhi, Teoria cit., p. 39).
A rigor di termini nessuna attivita' e nessuna occupazione e' possibile senza un certo grado, per quanto limitato, di violenza. La stessa vita e' impossibile senza una certa misura di violenza. Cio' che dobbiamo fare e' limitare questa violenza quanto piu' possibile. ("Harijan", primo settembre 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. XXXII).
Agisci in modo tale che la tua azione porti alla maggior riduzione possibile della violenza a lungo termine e in tutte le sue forme! (Imperativo etico della nonviolenza gandhiana secondo Arne Naess, , in Gandhi, Teoria cit., p. XXXIII).
*
Il lavoro costruttivo
Nella lotta per l'indipendenza la disobbedienza civile senza la collaborazione di milioni di uomini, realizzata attraverso un lavoro costruttivo, e' soltanto una bravata, ed e' peggio che inutile. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 191, in Gandhi, Teoria cit., p. CXVI).
I punti fondamentali del programma costruttivo sono: 1. Promozione della riconciliazione tra i vari gruppi religiosi in cui e' suddivisa la popolazione nel subcontinente indiano e in particolar modo tra indu' e musulmani;
2. Abolizione dell'istituzione della intoccabilita' come primo ma decisivo passo verso l'abolizione del sistema delle caste;
3. Lotta contro l'abuso delle bevande alcoliche e delle droghe;
4. Filatura e lavorazione casalinga del cotone vista come efficace strumento di sensibilizzazione e organizzazione politica, espressione della dignita' e importanza del lavoro manuale, protesta contro una civilta' industriale disumanizzante, valorizzazione del capitale umano e simbolo dell'indipendenza;
5. Promozione della piccola industria di villaggio come momento della realizzazione di un programma piu' vasto di decentramento e di autonomia a livello di villaggio;
6. realizzazione di un nuovo sistema di educazione dei bambini fondato sui principi della nonviolenza e volto a coltivare in essi il rispetto per quanto di buono e duraturo vi e' nella tradizione culturale dell'India invece che sradicarli da essa in nome di una "piu' progredita" civilta' occidentale;
7. Educazione degli adulti;
8. Parificazione dei due sessi in base all'assunto che in un sistema di vita fondato sulla nonviolenza la donna ha altrettanti diritto quanto l'uomo di forgiare il proprio destino;
9. Opera di miglioramento sia fisico che psichico dell'individuo si' da portarlo a capire e apprezzare l'importanza e la dignita' di una vita semplice in cui lavoro manuale e mentale si alternino in modo da permettere una piu' piena realizzazione di un ideale di umanita';
10. Propagazione della lingua nazionale;
11. Promozione dell'uguaglianza economica in base all'assunto che un sistema di governo fondato sulla nonviolenza e' impossibile sintantoche' esiste una societa' divisa in ricchi e poveri, capitale e lavoro. (Constructive programme: its meaning and place, Ahmedabad, 1941, in Gandhi, Teoria cit., p. LXXVIII).
*
Mezzi e fini
Mezzi impuri producono un fine impuro... Non si puo' raggiungere la verita' con la falsita'. Soltanto con una condotta libera da ogni falsita' si puo' raggiungere la verita'. La nonviolenza e la verita' sono o no due cose simili ma distinte? La risposta e' un categorico "no". La nonviolenza e' compresa nella verita' e viceversa. Per questo e' stato detto che sono le due facce di una stessa moneta. Sono inseparabili l'una dall'altra. ("Harijan", 13 luglio 1947, in Gandhi, Teoria cit., p. 126).
La convinzione che non vi sia un rapporto tra mezzi e fine e' un grande errore. A causa di tale errore anche uomini considerati religiosi hanno commesso gravi crimini. Affermare questo e' come sostenere che si puo' ottenere una rosa piantando della gramigna... I mezzi possono essere paragonati al seme, e il fine all'albero; tra i mezzi e il fine vi e' lo stesso inviolabile rapporto che esiste tra il seme e l'albero. (Hind Swaraj or Indian home rule, cap. XVI, in Gandhi, Teoria cit., p. 44).
*
Codardia, violenza e nonviolenza
Credo che nel caso in cui l'unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza... Tuttavia sono convinto che la nonviolenza e' infinitamente superiore alla violenza, che il perdono e' cosa piu' virile della punizione. ("Young India", 11 agosto 1920, in Gandhi, Teoria cit., pp. 18-19).
Non ho mai considerato la violenza come una cosa permessa. Ho semplicemente distinto tra il coraggio e la codardia. L'unica cosa lecita e' la nonviolenza. La violenza non puo' mai essere lecita nel senso che io intendo, ossia non rispetto alla legge fatta dall'uomo, ma rispetto alla legge fatta dalla natura per l'uomo. Tuttavia, sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata per autodifesa o a protezione degli indifesi, essa e' un atto di coraggio, di gran lunga migliore della codarda sottomissione. Quest'ultima non reca beneficio a nessun uomo e a nessuna donna. Nella violenza esistono molti gradi e varieta' di coraggio. Ciascun uomo deve saperli giudicare da solo. Nessun altro puo' farlo o ha il diritto di farlo al suo posto. ("Harijan", 27 ottobre 1946, in Gandhi, Teoria cit., p. 22).
Ricordo un incidente avvenuto vicino a Bettiah, quando la non-collaborazione era al suo apice. Erano state saccheggiate le case di alcuni abitanti di un villaggio. Questi erano fuggiti lasciando le mogli, i figli e i parenti alla merce' dei saccheggiatori. Quando io li rimproverai per la codardia che avevano dimostrato non compiendo il loro dovere, essi impudentemente si appellarono alla dottrina della nonviolenza. Io denunciai pubblicamente la loro condotta e affermai che la mia nonviolenza giustificava pienamente la violenza usata da coloro che non credevano nella nonviolenza e che erano chiamati a difendere l'onore delle loro donne e dei loro bambini. La nonviolenza non e' una giustificazione per il codardo, ma e' la suprema virtu' del coraggioso. La pratica della nonviolenza richiede molto piu' coraggio della pratica delle armi. La codardia e' assolutamente incompatibile con la nonviolenza. ("Young India", 12 agosto 1926, in Gandhi, Teoria cit., p. 23).
*
Verita' e amore
Per vedere faccia a faccia l'universale e onnipresente Spirito della Verita' si deve essere in grado di amare il piu' infimo degli esseri creati come se stessi. E un uomo che aspira a cio' non puo' permettersi di estraniarsi da nessun campo di attivita' umane. E' per questo che la mia devozione alla Verita' mi ha condotto alla politica; e posso dire senza alcuna esitazione, anche se con assoluta umilta', che coloro che affermano che la religione non ha nulla a che fare con la politica non sanno che cosa significa religione. (An Autobiography or the Story of my experiments with Truth, pp. 370-371, in Gandhi, Teoria cit., p. 31 [ma dell'intera opera vi e' anche una nota traduzione italiana: La mia vita per la liberta', Newton Compton, Roma 1973, piu' volte ristampata]).
Per me Dio e' Verita' e Amore; Dio e' etica e morale; Dio e' coraggio. Dio e' la sorgente della Luce e della Vita e tuttavia egli e' al di sopra e al di la' di esse. Dio e' coscienza. Egli e' persino l'ateismo dell'ateo... Egli e' un Dio personale per coloro che hanno bisogno della Sua presenza personale. Egli e' incarnato per coloro che hanno bisogno del Suo contatto. E' l'essenza purissima. Per coloro che hanno fede Egli semplicemente e'. Egli e' le cose piu' diverse per le persone piu' diverse. Egli e' in noi e tuttavia e' al di sopra e al di la' di noi. (Mohandas K. Gandhi, La forza della verita'. Scritti etici e politici. Vol. I: Civilta' politica e religione, Sonda, Torino 1991, pp. 505-506; anche in Gandhi, Teoria cit., p. CXL).
Il credente deve imparare a capire che ai milioni di diseredati, disoccupati e affamati l'unico modo in cui Dio puo' apparire e' sotto forma di lavoro e promessa di stipendio e cibo; ai poveri del mondo Dio puo' solo apparire come pane e burro. ("Young India", 15 novembre 1931).
La preghiera e' la vera e propria anima della vita dell'uomo perche' e' la parte piu' vitale della religione. La preghiera e' supplica, ma e' anche, in un senso lato, comunione spirituale. In entrambi i casi il risultato finale e' lo stesso. Persino quando supplica, essa dovrebbe purificare e pulire l'anima, liberata dallo strato di ignoranza e di oscurita' che la avvolge. Percio' colui che desidera ardentemente riconoscere il divino in se' deve ripiegare sulla preghiera. Ma la preghiera non e' puro esercizio di parole o di orecchie, non e' pura ripetizione di formule vuote... Nella preghiera e' meglio avere un cuore senza parole che parole senza cuore... Senza preghiera non vi e' pace spirituale... A parte sostenere la condizione dell'uomo dopo la morte, la preghiera ha un incalcolabile valore per l'uomo durante la vita in questo mondo. La preghiera e' il solo mezzo per portare correttezza, pace e calma nelle nostre azioni quotidiane. ("Young India", 23 gennaio 1930, in Gandhi, La forza della verita', Vol. I, Sonda, Torino 1991, pp. 491-492).
Quando l'attentatore gli sparo', Gandhi cadde invocando il nome di Dio: "He Ram". Dieci anni prima, in una conversazione aveva detto di avere continuamente il nome di Dio sulle labbra: "Una persona che ha rinunciato alla violenza - diceva Gandhi con voce appassionata - dovrebbe pronunciare il nome di Dio a ogni respiro". Egli lo faceva da piu' di venti anni, tanto che adesso il nome di Dio si ripeteva da se anche durante il sonno. (Resoconto di conversazione fedelmente trascritto da Pyarelal, segretario di Gandhi. Si legge in italiano in E. Easwaran, Badshah Khan. Il Gandhi musulmano, Sonda, Torino 1990, p. 190).
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Uguale rispetto per tutte le fedi religiose
Dio ha creato fedi diverse cosi' come ne ha creato i rispettivi fedeli. Come posso anche segretamente accogliere il pensiero che la fede del mio prossimo e' inferiore alla mia e desiderare che rinunci alla sua fede e che abbracci la mia? Come suo vero e fedele amico, posso soltanto desiderare e pregare che egli viva e cresca perfetto nella propria fede. Nella casa di Dio ci sono molte dimore, e tutte ugualmente sante. (Antiche come le montagne, Edizioni di Comunita', Milano 1963, pp. 104-105).
Dal momento che noi non penseremo mai tutti nello stesso modo e che vedremo la Verita' in maniera frammentaria e da angoli e visuali diverse, la regola d'oro della condotta e' quella della tolleranza reciproca. La coscienza non e' la stessa cosa per tutti. Anche per le persone piu' coscienziose vi sara' sempre posto per oneste differenze di opinione. L'unica possibile regola di condotta in ogni societa' civile e' pertanto quella della tolleranza reciproca. ("Young India", 23 settembre 1926, in Gandhi, Teoria cit., p. CXLII).
L'ahimsa ci insegna a nutrire per le fedi religiose degli altri lo stesso rispetto che abbiamo per la nostra, concedendo cosi' che anch'essa e' imperfetta. (Lettera del 23 settembre 1930, in gandhi, La forza della verita', Vol. I, p. 479; e anche in Gandhi, Teoria cit., p. CXLII).
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La sofferenza e' l'arma umana
La ricerca della verita' non ammette l'uso della violenza contro l'avversario, ma che questo deve essere distolto dall'errore con la pazienza e la comprensione. Infatti cio' che sembra la verita' ad uno puo' sembrare un errore ad un altro. E pazienza significa disposizione a soffrire. Dunque il senso della dottrina e' la difesa della verita' attuata non infliggendo sofferenze all'avversario ma a se stessi. ("Young India", 14 gennaio 1920, in Gandhi, Teoria cit., p. 16).
Sono andato sempre piu' convincendomi che la ragione non e' sufficiente ad assicurare cose di fondamentale importanza per gli uomini, che devono essere conquistate attraverso la sofferenza. La sofferenza e' la legge dell'umanita', cosi' come la guerra e' la legge della giungla. Ma la sofferenza e' infinitamente piu' potente della legge della giungla, ed e' in grado di convertire l'avversario e di aprire le sue orecchie, altrimenti chiuse, alla voce della ragione... La sofferenza, e non la spada, e' il simbolo della razza umana. ("Young India", 5 novembre 1931, in Gandhi, Teoria cit., p. 6).
L'uomo e' incapace di conoscere la verita' assoluta, e dunque non ha il diritto di punire. (Moral and political writings of Mahatma Gandhi, ed. by R. N. Iyer, Oxford University Press, 1986, II, p. 168, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVIII).
La dottrina della violenza riguarda solo l'offesa arrecata da una persona ai danni di un'altra. Soffrire l'offesa nella propria persona, al contrario, fa parte dell'essenza della nonviolenza e costituisce l'alternativa alla violenza contro il prossimo... Cosi' il satyagraha si distingue dalla resistenza passiva: nella resistenza passiva e' sempre presente l'idea di molestare la parte avversa e la contemporanea disposizione a sopportare le sofferenze che da tale azione conseguono; al contrario, nel satyagraha, non vi e' la piu' lontana idea di arrecare danno all'avversario. Il satyagraha postula la conquista dell'avversario attraverso la sofferenza nella propria persona. ("Young India", 8 ottobre 1925, in Gandhi, Teoria cit., p. 6; Satyagraha in South Africa, pp. 112-114, in Gandhi, Teoria cit., p.18 [il libro di Gandhi, Satyagraha in South Africa e' ora disponibile in traduzione italiana: Una guerra senza violenza. La nascita della nonviolenza moderna, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2005, il brano dianzi citato e' ivi a p. 107]).
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Il digiuno come strumento per risvegliare le coscienze
Il fine della nonviolenza e' sempre di risvegliare in chi commette il male quello che di migliore c'e' in lui. La sofferenza si rivolge alla parte migliore dell'anima del malvagio mentre la ritorsione si rivolge alla parte peggiore. Nelle circostanze adatte il digiuno e' il migliore strumento in tal senso. Se i politici non si rendono conto dell'efficacia del digiuno in campo politico cio' e' dovuto al fatto che si tratta di una utilizzazione inusitata di questa meravigliosa arma. ("Harijan", 26 luglio 1942, in Gandhi, Teoria cit., p. 187).
Il digiuno e' una potente arma... Esso non puo' essere intrapreso da tutti. La semplice capacita' fisica di sopportarlo non e' una qualita' sufficiente. Il digiuno e' completamente inutile senza una profonda fede in Dio. Esso non deve mai essere uno sforzo meccanico o una semplice imitazione. Deve essere ispirato dal profondo dell'anima. Per questo e' estremamente raro. ("Harijan", 18 marzo 1939, in Gandhi, Teoria cit., p. 188).
I miei digiuni sono sempre riusciti a risvegliare la coscienza delle persone che vi partecipavano e di quelle che con essi si cercava di influenzare. Con quei digiuni non e' stata mai commessa alcuna ingiustizia. In nessun caso in essi era presente l'idea di esercitare qualsiasi coercizione su qualcuno... Naturalmente non si puo' negare che i digiuni possono essere realmente coercitivi. Sono tali i digiuni per scopi egoistici. Un digiuno intrapreso per estorcere del denaro ad una persona o per qualche altro analogo scopo personale implica l'esercizio della coercizione o di influenza illecita. Non esiterei a schierarmi per la resistenza contro tale illecita influenza. ("Harijan", 9 settembre 1933, in Gandhi, Teoria cit., pp. 189-190).
[Cinque giorni prima di venire ucciso, Gandhi accettava di interrompere l'ennesimo digiuno, dopo aver ottenuto non solo la cessazione di gravi scontri fra indu' e musulmani nella citta' di Nuova Delhi e in altre parti dell'India, ma commoventi gesti di riconciliazione e di accoglienza con reciproci doni tra i contendenti]. La cessazione del digiuno e' avvenuta secondo l'usuale cerimonia di preghiera, durante la quale sono stati recitati passi delle sacre scritture giapponesi, musulmane e parsi, seguiti dal mantra: "Conducimi dalla falsita' alla verita' / dalle tenebre alla luce / dalla morte all'immortalita'". Sono state poi cantate dalle giovinette dell'ashram un inno indu' e l'inno cristiano Quando contemplo l'ammirabile croce, a cui ha fatto seguito il Ramadhun. Il Maulana Saheb ha portato un bicchiere di succo di frutta, e Gandhi ha interrotto il digiuno dopo che la frutta era stata distribuita e divisa tra tutti i presenti. ("Harijan", 25 gennaio 1948, in Gandhi, Teoria cit., p. 351).
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Il compromesso e la democrazia
E' proprio la mia insistenza sulla verita' che mi ha portato ad apprezzare la bellezza del compromesso. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 138, in Gandhi, Teoria cit., p. CXX).
Sono essenzialmente un uomo incline al compromesso perche' non sono mai sicuro di essere nel vero. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 138, in Gandhi, Teoria cit., p. CXX).
L'India sta cercando di sviluppare una vera democrazia, ossia libera dalla violenza. I nostri strumenti sono quelli del satyagraha che si esprimono nel Charkha - ossia l'arcolaio -, le industrie di villaggio, l'istruzione elementare combinata con il lavoro manuale, l'abolizione dell'intoccabilita', l'armonia delle comunita', e l'organizzazione nonviolenta dei lavoratori... Questo comporta un impegno di massa e un'educazione di massa. Abbiamo grandi organizzazioni per portare avanti queste attivita'. Queste hanno un carattere interamente volontario, e il loro unico scopo e' il servizio degli umili. ("Harijan", 18 maggio 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. 141).
La mia concezione della democrazia e' che sotto di essa il piu' debole deve avere le stesse possibilita' del piu' forte. Questo puo' avvenire soltanto attraverso la nonviolenza... Prendiamo un caso. Negli Stati Uniti la terra appartiene a pochi capitalisti. Lo stesso avviene in Sud Africa. Queste grandi proprieta' possono essere mantenute soltanto con la violenza, velata o aperta. La democrazia occidentale, nelle sue attuali caratteristiche, e' una forma diluita di nazismo o di fascismo. Al piu' e' un paravento per mascherare le tendenze naziste e fasciste dell'imperialismo. Perche' oggi vi e' la guerra, se non per la brama di spartizione delle spoglie del mondo? ("Harijan", 18 maggio 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. 140).
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Le macchine e l'uomo
Come potrei essere contro tutte le macchine quando so che persino il nostro corpo e' la piu' delicata delle macchine? Il filatoio e' una macchina; uno stuzzicadenti e' una macchina. Cio' che rifiuto e' il fanatismo per le macchine; non la macchina in se stessa. Il fanatismo per cio' che viene definito uno strumento per risparmiare fatica. L'uomo continua a "risparmiare fatica" mentre migliaia di persone sono senza lavoro e vengono gettate in strada a morire di fame. Io voglio risparmiare tempo e fatica non per una parte dell'umanita' ma per tutti. Desidero la concentrazione della ricchezza non nelle mani di pochi, ma di tutti. Oggi le macchine servono solo a consentire a pochi di dominare milioni di persone. Il movente di tutto cio' non e' la filantropia per risparmiare fatica, ma ingordigia. E' contro questa impostazione delle cose che sto combattendo con tutte le mie forze. La considerazione suprema e' per l'uomo. La macchina non dovrebbe portare all'atrofizzazione degli arti dell'uomo. Come esempio faro' delle debite eccezioni. Consideriamo la macchina da cucire Singer. E' una delle poche cose utili mai inventate, e la sua stessa invenzione e' un romanzo. (Hind Swaraj or Indian home rule, Introduzione all'edizione del 1938, trad. it. Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Edizioni del Movimento Nonviolento, 1984, p. 25).
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L'odio puo' essere sconfitto solo con l'amore
A quanto mi e' dato di vedere, la bomba atomica ha distrutto i sentimenti piu' nobili che hanno sostenuto l'umanita' per millenni. Una volta esistevano le cosiddette leggi di guerra, che rendevano le guerre tollerabili. Ora abbiamo visto la nuda verita'. La guerra non conosce altra legge che quella della forza. La bomba atomica ha fatto ottenere una vuota vittoria agli eserciti alleati, ma ha significato la distruzione dell'anima del Giappone. E' ancora troppo presto per vedere che cosa e' avvenuto nell'anima della nazione che ha impiegato la bomba atomica... La morale che si puo' legittimamente trarre dalla spaventosa tragedia provocata dalla bomba atomica e' che una bomba non puo' essere distrutta da un'altra bomba, come la violenza non puo' essere eliminata dalla violenza. Il genere umano puo' liberarsi dalla violenza soltanto ricorrendo alla nonviolenza. L'odio puo' essere sconfitto soltanto con l'amore. ("Harijan", 7 luglio 1947, in Gandhi, Teoria cit., pp. 353-354).
Io saro' contento se, quando qualcuno venisse per uccidermi, io potessi restare calmo, lasciarmi uccidere e pregare Dio che mi conceda di avere un buon sentimento per chi mi uccide. (Discussione con alcuni visitatori, New Delhi 17 luglio1947, in The collected works of Mahatma Gandhi, vol. 88, Ahmedabad 1983, p. 357).

5. MAESTRE. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI E SU HANNAH ARENDT

- Hannah Arendt, Il concetto d'amore in Agostino, Se, Milano 1992, pp. 168.
- Hannah Arendt, La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano 1964, 1993, pp. 318.
- Hannah Arendt, La vita della mente, Il Mulino, Bologna 1987, 1993, pp. 630.
- Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Comunita', Milano 1967, 1999, Einaudi, Torino 2004, Mondadori, Milano 2010, pp. LXXXIV + 710.
- Hannah Arendt, Rahel Varnhagen, Il Saggiatore, Milano 1988, 2004, pp. XLVI + 292 (+ un inserto fotografico di 16 pp.).
- Hannah Arendt, Sulla rivoluzione, Comunita', Milano 1983, 1996, pp. LXXVIII + 342.
- Hannah Arendt, Tra passato e futuro, Garzanti, Milano 1991, pp. 312.
- Hannah Arendt, Vita Activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1964, 1994, pp. XXXIV + 286.
- Hannah Arendt, Antologia, Feltrinelli, Milano 2006, pp. XXXVIII + 246.
- Hannah Arendt, Il pensiero secondo. Pagine scelte, Rcs, Milano 1999, pp. II + 238.
- Hannah Arendt, Archivio Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001, pp. 272.
- Hannah Arendt, Archivio Arendt. 2. 1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003, pp. XXVI + 230.
- Hannah Arendt, Alcune questioni di filosofia morale, trad. it., Einaudi, Torino 2003, pp. X + 116.
- Hannah Arendt, Antisemitismo e identita' ebraica. Scritti 1941-1945, Comunita', Torino 2002, Einaudi, Torino 2025, pp. XXX + 200.
- Hannah Arendt, Che cos'e' la politica, Comunita', Milano 1995, 1997, Einaudi, Torino 2001, 2006, pp. XIV + 194.
- Hannah Arendt, Disobbedienza civile, Chiarelettere, Milano 2017, 2019, pp. XXIV + 72.
- Hannah Arendt, Ebraismo e modernita', Unicopli, Milano 1986, Feltrinelli, Milano 1993, pp. 232.
- Hannah Arendt, Humanitas mundi. Scritti su Karl Jaspers, Mimesis, Milano-Udine 2015, pp. 102.
- Hannah Arendt, Il futuro alle spalle, Il Mulino, Bologna 1981, 1995, pp. X + 166.
- Hannah Arendt, Illuminismo e questione ebraica, Cronopio, Napoli 2009, pp. 48.
- Hannah Arendt, Il pescatore di perle. Walter Benjamin 1892-1940, Mondadori, Milano 1993, pp. VI +  106.
- Hannah Arendt, Il razzismo prima del razzismo, Castelvecchi, Roma 2018, pp. 80.
- Hannah Arendt, La lingua materna, Mimesis, Milano-Udine 1993, 2005, 2019, pp. 114.
- Hannah Arendt, La menzogna in politica, Marietti 1820, Bologna 2006, 2018, 2019, pp. XXXVIII + 88.
- Hannah Arendt, La rivoluzione ungherese e l'imperialismo totalitario, Raffaello Cortina Editore, Milano 2024, pp. L + 114.
- Hannah Arendt, L'ebreo come paria. Una tradizione nascosta, Giuntina, Firenze 2017, pp. 68.
- Hannah Arendt, L'umanita' in tempi bui, Cortina, Milano 2006, 2019, pp. 90.
- Hannah Arendt, Marx e la tradizione del pensiero politico occidentale, Raffaello Cortina Editore, Milano 2016, pp. 168.
- Hannah Arendt, Per un'etica della responsabilita'. Lezioni di teoria politica, Mimesis, Milano-Udine 2017, pp. 152.
- Hannah Arendt, Politica ebraica, Cronopio, Napoli 2013, pp. 312.
- Hannah Arendt, Politica e menzogna, Sugarco, Milano 1985, pp. 288.
- Hannah Arendt, Responsabilita' e giudizio, Einaudi, Torino 2004, pp. XXXII + 238.
- Hannah Arendt, Ritorno in Germania, Donzelli, Roma 1996, pp. 64.
- Hannah Arendt, Rosa Luxemburg, Mimesis, Milano-Udine 2022, pp. 138.
- Hannah Arendt, Socrate, Raffaello Cortina Editore, Milano 2015, pp. 126.
- Hannah Arendt, Sulla violenza, Guanda, Parma 1996, pp. 96.
- Hannah Arendt, Sul Secondo sesso di Simone de Beauvoir, Farina Editore, 2022, 2024, pp. 40.
- Hannah Arendt, Verita' e politica, Bollati Boringhieri, Torino 1995, pp. 98.
- Hannah Arendt, Verita' e umanita', Mimesis, Milano-Udine 2014, pp. 76.
- Hannah Arendt, Quaderni e diari, Neri Pozza, 2007, pp. 656.
- Hannah Arendt - Karl Jaspers, Carteggio 1926-1969. Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989, pp. XXIV + 248.
- Hannah Arendt - Mary McCarthy, Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975, Sellerio, Palermo 1999, pp. 720.
- Hannah Arendt - Kurt Blumenfeld, Carteggio 1933-1963, Ombre corte, Verona 2015, pp. 280.
- Hannah Arendt - Martin Heidegger, Lettere 1925-1975, Einaudi, Torino 2000, 2007, pp. VI + 320 (+ un inserto fotografico di 16 pp.).
- Hannah Arendt - Joachim Fest, Eichmann o la banalita' del male. Interviste, lettere, documenti, Giuntina, Firenze 2013, 2014, pp. 222.
- Hannah Arendt - Walter Benjamin, L'angelo della storia. Testi, lettere, documenti, Giuntina, Firenze 2017, 2018, pp. 270.
- Hannah Arendt - Guenther Anders, Scrivimi qualcosa di te. Lettere e documenti, Carocci, Roma 2017, pp. XII + 194.
- Hannah Arendt, L'amicizia e la Shoah. Corrispondenza con Leni Yahil, Edb, Bologna 2017, pp. 112.
- Hannah Arendt, Guenther Stern-Anders, Le Elegie duinesi di R. M. Rilke, Asterios, Trieste 2014, 2019, pp. 80.
- AA. VV., Hannah Arendt e la questione sociale, a cura di Ilaria Possenti, volume monografico di "aut aut", n. 386, giugno 2020, Il Saggiatore, Milano 2020, pp. 184.
- Guenther Anders, La battaglia delle ciliege, Donzelli, Roma 2015, pp. LXXVI + 84.
- Fina Birules, Hannah Arendt. Il mondo in gioco, Castelvecchi, Roma 2025, pp. 224.
- Laura Boella, Hannah Arendt. Agire politicamente. Pensare politicamente, Feltrinelli, Milano 1995, pp. 240.
- Laura Boella, Hannah Arendt. Un umanesimo difficile, Feltrinelli, Milano 2020, 140.
- Adriana Cavarero, Arendt e la banalita' del male, Gedi, Roma 2019, pp. 160.
- Rita Corsi, Hannah Arendt, Carocci, Roma 2025, pp. 104.
- Roberto Esposito, L'origine della politica: Hannah Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996, pp. 128.
- Elzbieta Ettinger, Hannah Arendt e Martin Heidegger. Una storia d'amore, Garzanti, Milano 2000, pp. 128.
- Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1995, pp. XXVIII + 114.
- Simona Forti (a cura di), Hannah Arendt, Milano 1999.
- Friedrich G. Friedmann, Hannah Arendt, Giuntina, Firenze 2001, pp. 192.
- Ingeborg Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000, pp. 158.
- Olivia Guaraldo, Arendt, Rcs, Milano 2014, pp. 168.
- Wolfgang Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999, pp. 160.
- Marie Luise Knott, Hannah Arendt. Un ritratto controcorrente, Raffaello Cortina Editore, Milano 2012, pp. 124.
- Julia Kristeva, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 2005, VI + 298.
- Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro sguardi su Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994, pp. 94.
- Eugenia Lamedica, Hannah Arendt e il '68, Jaca Book, Milano 2018, pp. 128.
- Thomas Meyer, Hannah Arendt. Una vita filosofica, Feltrinelli, Milano 2025, pp. 480.
- Luca Mori, Hanna Arendt. Filosofia e politica dopo Auschwitz, Carocci, Roma 2023, pp. 244.
- Ana Nuno, Hannah Arendt, Rba, Milano 2019, pp. 190.
- Alois Prinz, Io, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1999, 2009, pp. VI + 218.
- Paul Ricoeur, Hannah Arendt, Morcelliana, Brescia 2017, pp. 110.
- Cristina Sanchez, Arendt. La politica in tempi bui, Hachette, Milano 2015, pp. 144.
- Agustin Serrano de Haro, Hannah Arendt, Rba, Milano 2018, pp. 156.
- Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt, Bollati Boringhieri, Torino 1994, pp. 642.

6. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Riletture
- Stefania Bartoloni (a cura di), A volto scoperto. Donne  e diritti umani, Manifestolibri, Roma 2002, pp. 206.
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Classici
- Miguel de Cervantes Saavedra, Tutte le opere, Mursia, Milano 1972, 1978, 2 voll. per pp. XII + 1310 (vol. I) e pp. VI + 1266 (vol. II).

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 170 del 3 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it