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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 181
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 181
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Wed, 14 Oct 2026 06:20:46 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 181 del 14 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. A tutte le guerre e a tutte le uccisioni occorre opporsi sempre
2. Peppe Sini: Difendere la democrazia e i diritti di tutti opponendosi al "golpe bianco" della nuova incostituzionale ed anomica legge elettorale
3. Nel pomeriggio di sabato 10 ottobre dall'incontro dell'Afesopsit un saluto grato e affettuoso a Giancarla Codrignani
4. Guenther Anders: Comandamenti dell'era atomica
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. A TUTTE LE GUERRE E A TUTTE LE UCCISIONI OCCORRE OPPORSI SEMPRE
A tutte le guerre e a tutte le uccisioni occorre opporsi sempre.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. L'ORA. PEPPE SINI: DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E I DIRITTI DI TUTTI OPPONENDOSI AL "GOLPE BIANCO" DELLA NUOVA INCOSTITUZIONALE ED ANOMICA LEGGE ELETTORALE
La legge elettorale approvata da una maggioranza parlamentare che rappresenta meno di un quarto dell'elettorato italiano e' non solo incostituzionale, ma anche scellerata ed ignobile.
Ed e' l'esito finale di oltre trent'anni di soperchierie e deliri legislativi in materia elettorale che dagli anni Novanta ad oggi hanno creato le condizioni che hanno riportato i fascisti al potere, violentato la legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico, negato diritti umani, sociali e civili fondamentali.
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Le intenzioni del governo, e della maggioranza parlamentare che lo sostiene, con questa legge sono esplicite: far vincere una minoranza organizzata con un "premio di maggioranza" che rinnova i fasti della famigerata "legge truffa"; privare il Presidente della Repubblica di un decisivo potere che la Costituzione gli attribuisce; ostacolare pesantemente la partecipazione alla competizione elettorale di forze politiche che non siano gia' rappresentate in Parlamento; far prevalere l'autoritarismo sulla democrazia.
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Credo che bene abbiano fatto illustri giuristi ad elaborare specifici ricorsi evidenziando l'incostituzionalita' delle norme maggiormente caratterizzanti questa legge anomica, frutto e veicolo di una "eversione dall'alto" della quale nel corso della storia abbiamo gia' avuto tragici esempi.
E credo che sia diritto e dovere di ogni persona senziente e pensante esprimere la propria opposizione a questo vero e proprio tentativo di "golpe bianco".
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Credo anche, infine e innanzitutto, che questa grottesca vicenda debba essere uno stimolo in piu' ad unire le forze democratiche, a promuovere la difesa della Costituzione della Repubblica, a tornare al rispetto delle norme e dei valori costituzionali di pace, di solidarieta', di riconoscimento e protezione dei diritti umani di tutti gli esseri umani; norme e valori costituzionali che gia' troppe volte sono stati violati in questi decenni di crescente barbarie.
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All'attacco alla democrazia da parte del governo e dei suoi sodali occorre rispondere con la difesa nitida e intransigente della democrazia, dello stato di diritto, dei diritti umani di tutti gli esseri umani, della Costituzione repubblicana e antifascista.
3. INCONTRI. NEL POMERIGGIO DI SABATO 10 OTTOBRE DALL'INCONTRO DELL'AFESOPSIT UN SALUTO GRATO E AFFETTUOSO A GIANCARLA CODRIGNANI
Sabato 10 ottobre 2026, dopo l'assemblea delle socie e dei soci che ha eletto la nuova presidente Antonella Ferrante e il nuovo comitato direttivo dell'associazione composto da Erina Anziani, Fernando Ferrari, Francesco Ferrari, Paola Lanchi, Stefania Lombardi, Sabina Mastropietro, Doria Principi, Paolo Sanetti, l'incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo) e' proseguito come di consueto con il pasto in comune e il "colloquio corale" pomeridiano.
L'incontro era aperto, come sempre, a tutte le persone interessate.
Negli incontri settimanali dell'Afesopsit, infatti, ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza di solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come quindi e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue concretamente e coerentemente l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Il programma della giornata
Dopo l'assemblea, come ogni sabato si e' proseguito con la condivisione del pasto e con lo scambio di doni, e si e' concluso con il consueto colloquio corale su argomenti che spaziano dalla musica alla poesia, dall'impegno morale e civile alla meditazione di fondamentali questioni esistenziali e sociali, dall'analisi di vicende personali significative e di complesse problematiche concrete fino alla proposta di iniziative di solidarieta' per i diritti di tutte e tutti e quindi per il bene comune dell'umanita'.
Il tutto nel ricordo vivo e fecondo di Vito Ferrante, indimenticabile fondatore ed animatore dell'associazione, che ci ha lasciati il 29 aprile scorso, ma la cui luminosa memoria contInua ad animare l'associazione e le sue iniziative.
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Il pasto in comune
Come sempre la preparazione e la consumazione del pasto in comune - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - e' stata anche un'occasione felice e feconda per condividere confidenze, emozioni, notizia e conoscenze; per rinsaldare ancor piu' i legami di amicizia e di solidarieta'; per praticare l'accoglienza verso chi partecipava per la prima volta; per il dialogo riconoscente e il colloquio corale; per assaporare ancora e ancora il sentimento gioioso e struggente della vicinanza accudente e della reciproca comprensione.
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Un dono prezioso
Alle persone presenti e' stato fatto dono di una serie di fotografie di Vito Ferrante, l'indimenticabile fondatore dell'associazione il cui ricordo vivissimo durante la giornata ha commosso fino alle lacrime molte delle persone partecipanti.
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Ancora alcune nostre maestre di vita, di pensiero, di azione
E' seguito il consueto accostamento, favorito dalla diffusione a tutte le persone partecipanti di fotoritratti di grande formato, alle figure e alle opere di alcune donne che consideriamo nostre "maestre", ovvero punti di riferimento per la riflessione e per l'azione; ed in particolare:
- Giancarla Codrignani (Bologna, 18 luglio 1930), intellettuale, giornalista, saggista, gia' legislatrice, impegnata nei movimenti pacifisti, femministi, nonviolenti. Una delle figure piu' vive della cultura e dell'impegno civile in Italia;
- Jane Goodall (Londra, 3 aprile 1934 – Los Angeles, primo ottobre 2025), illustre scienziata, studiosa di zoologia, etologia, antropologia ed ecologia, una delle piu' prestigiose militanti in difesa dell'intero mondo vivente;
- Carla Lonzi (Firenze, 6 marzo 1931 – Milano, 2 agosto 1982), saggista, critica d'arte, editrice, e' una delle personalita' decisive del femminismo in Italia;
- Margaret Mead (Filadelfia, 16 dicembre 1901 – New York, 15 novembre 1978), una delle massime personalita' dell'antropologia, autrice di opere fondamentali.
Queste figure si aggiungono a quelle gia' proposte nei precedenti incontri, tra cui particolarmente: Anna Achmatova, Svetlana Aleksievic, Sibilla Aleramo, Mahsa Amini, Tina Anselmi, Hannah Arendt, Ingeborg Bachmann, Joan Baez, Simone de Beauvoir, Rosanna Benzi, Anna Bravo, Berta Caceres, Maria Callas, Jane Campion, Laura Conti, Angela Davis, Grazia Deledda, Emily Dickinson, Luce Fabbri, Marielle Franco, Marianella Garcia, Natalia Ginzburg, Ada Gobetti, Nadine Gordimer, Olympe de Gouges, Bianca Guidetti Serra, Etty Hillesum, Billie Holiday, bell hooks, Frida Khalo, Anna Kuliscioff, Winona LaDuke, Tamara de Lempicka, Rosa Luxemburg, Wangari Maathai, Dacia Maraini, Michela Marzano, Lea Melandri, Lidia Menapace, Tina Modotti, Maria Montessori, Elsa Morante, Martha C. Nussbaum, Franca Ongaro Basaglia, Violeta Parra, Fernanda Pivano, Sylvia Plath, Elena Pulcini, Rossana Rossanda, Vandana Shiva, Nina Simone, Susan Sontag, Bertha von Suttner, Wislawa Szymborska, Silvia Vegetti Finzi, Simone Weil, Christa Wolf, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf, Adriana Zarri.
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Un omaggio e un saluto a Giancarla Codrignani
In particolare le persone presenti hanno rivolto un grato e comosso saluto a Giancarla Codrignani, che a 96 anni continua ad essere un punto di riferimento per tutte le persone impegnate per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Una dele persone presenti, legata a Giancarla Codrignani da un'amicizia di molti decenni, ha illustrato la sua figura, la sua testimonianza, il suo operato, i suoi scritti; ed e' stato spontaneo da parte di tutte e tutti inviarle un sincero ringraziamento e un affettuoso saluto.
Riportiamo qui di seguito alcuni estratti dalla voce a Giancarla Codrignani dedicata nel sito enciclopedico di Wikipedia:
"Giancarla Codrignani (Bologna, 18 luglio 1930) e' una scrittrice, giornalista, politica e intellettuale italiana, impegnata nel movimento per la pace e laicamente di area cattolica, piu' volte parlamentare della Repubblica.
Subito dopo la laurea in lettere antiche comincia la sua carriera come docente di lettere greche e latine nei licei classici, collabora con l'Istituto di filologia dell'Universita' di Bologna, per il quale cura l'edizione critica del Codice Catulliano 2744. Presidente della LOC (Lega degli Obiettori di Coscienza), ha svolto il suo impegno come parlamentare nella Sinistra Indipendente, per tre legislature dal 1976 al 1987, occupandosi delle tematiche riguardanti l'obiezione di coscienza al servizio militare e il servizio civile sostitutivo, il disarmo e la difesa popolare nonviolenta. Testimone delle prime elezioni libere in Nicaragua e inviata in missione parlamentare in Cile durante l'assedio, la sua opera e' stata riconosciuta dall'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. Attiva in varie esperienze di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu' rappresentative della cultura italiana della nonviolenza. Nel 2015 viene pubblicata una sua biografia e nel 2016 un'intervista pubblicata su Radio Emilia-Romagna "Giancarla Codrignani: cerco solo di capire". Cura anche il blog Vorreicapire dove pubblica articoli su argomenti di ambito internazionali, su donne, sindacati, partiti e molti altro.
Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell'amministrazione di Bologna e nell'Associazione Orlando e del Centro delle donne di Bologna, nel quale e' direttrice della testata giornalistica di Server Donne. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su numerosi giornali e riviste anche on-line.
Tra le opere piu' importanti:
L'odissea intorno al telaio, Ed. Thema, Bologna (1989);
Amerindiana, Ed. Terra Nuova, Roma (1992);
Ecuba e le altre, Ed. Cultura della Pace, S. Domenico di Fiesole, Firenze (1994);
Ecuba e le altre, Ed. Ebook @ Women (2014) - versione digitale;
L'amore ordinato, Ed. Com-Nuovi Tempi, Roma (2005);
Ottanta, gli anni di una politica, Ed. Servitium, Milano (2010);
Stiano pure scomode, Signore, Ed. Cooperativa Libera Stampa, Roma (2013);
Tacete! Ma davvero? : se le donne potessero predicare, prefazione di Luigi Bettazzi, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2016;
Europa madre e figlia nostra: democratica, ecologica, nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona, 2019;
La diplomazia delle donne, Pendragon, Bologna 2020.
Suoi articoli e interventi appaiono sui principali quotidiani e sulle maggiori riviste specializzate, come "Il manifesto", "Confronti", "Solidarieta' Internazionale", "Mosaico di Pace", "Noidonne"".
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Verso una "Festa delle artiste che amiamo"
Nel corso dell'incontro e' stata anche diffusa e illustrata una scheda preliminare per la promozione dell'iniziativa "Guardare il mondo con occhi di donna. Verso una festa delle artiste che amiamo", iniziativa che si svolgera' nei prossimi incontri del sabato dell'Afesopsit, con l'invito a tutte le persone partecipanti a cercare notizia e vedere le opere di almeno otto delle artiste qui di seguito elencate:
a) 21 pittrici
Rosa Bonheur
Leonora Carrington
Mary Cassatt
Helen Frankenthaler
Carlotta Gargalli
Artemisia Gentileschi
Natalija Goncarova
Eugenia Grassis Rossi
Camilla Guiscardi
Angelica Kauffmann
Frida Khalo
Yayoi Kusama
Bice Lazzari
Tamara de Lempicka
Berthe Morisot
Georgia O'Keeffe
Elvira Raimondi
Antonietta Raphaël
Bridget Riley
Niki de Saint Phalle
Elisabetta Sirani
b) 21 scultrici
Magdalena Abakanowicz
Hélène Bertaux
Louise Bourgeois
Camille Claudel
Anna Chromy
Properzia de' Rossi
Seena Donneson
Amalia Dupré
Alba Gonzales
Barbara Hepworth
Lucienne-Antoinette Heuvelmans
Katarzyna Kobro
Käthe Kollwitz
Luo Li Rong
Marcello
Jane Poupelet
Rabarama
Germaine Richier
Luisa Roldán
Augusta Savage
Marja Vallila
c) 21 fotografe
Berenice Abbott
Karimeh Abbud
Boushra Almutawakel
Diane Arbus
Letizia Battaglia
Margaret Bourke-White
Julia Margaret Cameron
Carla Cerati
Gisèle Freund
Consuelo Kanaga
Gertrude Käsebier
Barbara Kruger
Dorothea Lange
Annie Leibovitz
Paola Mattioli
Tina Modotti
Martha Rosler
Alice Seeley Harris
Cindy Sherman
Gerda Taro
Yva
d) 21 registe cinematografiche
Chantal Akerman
Elisa Amoruso
Francesca Archibugi
Kathryn Bigelow
Jane Campion
Liliana Cavani
Cristina Comencini
Paola Cortellesi
Sofia Coppola
Emma Dante
Claire Denis
Mati Diop
Alice Guy
Elvira Notari
Adina Pintilie
Vivian Qu
Alice Rohrwacher
Roberta Torre
Agnès Varda
Lina Wertmüller
Chloé Zhao
A tutte le persone che prenderanno parte all'iniziativa verra' successivamente rilasciato un attestato di partecipazione.
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Nel prosieguo del pomeriggio il consueto colloquio corale
Nel prosieguo del pomeriggio si e' continuato con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali. In particolare sono stati commentati con vivissimo apprezzamento i risultati dell'assemblea della mattina e si e' ragionato sulle prossime iniziative dell'associazione.
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Sabato 17 ottobre l'Afesopsit e' impegnata nella raccolta alimentare della "spesa solidale"
Sabato 17 ottobre l'Afesopsit partecipera' alla raccolta alimentare della "spesa solidale" in via Monte Cervino a Viterbo insieme a "Viterbo con amore", e pertanto il consueto incontro conviviale alla "Fattoria di Alice" non si terra'.
Il prossimo appuntamento in Fattoria e' per sabato 24 ottobre.
Tutte le persone interessate sono fin d'ora invitate a partecipare.
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
La pagina Facebook dell'associazione e' all'indirizzo: https://www.facebook.com/afesopsit/?locale=it_IT
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 13 ottobre 2026
4. MAESTRI. GUENTHER ANDERS: COMANDAMENTI DELL'ERA ATOMICA
[Nuovamente riproponiamo il seguente testo allegato alla lettera 4 (di Anders a Eatherly, del 2 luglio 1959), precedentemente apparso nella "Frankfurter Allgemeine Zeitung" del 13 luglio 1957, che estraiamo dalla corrispondenza tra Guenther Anders e Claude Eatherly, Il pilota di Hiroshima. Ovvero: la coscienza al bando, Einaudi, Torino 1962, poi Linea d'ombra, Milano 1992, ivi alle pp. 38-50, nella traduzione di Renato Solmi]
Il tuo primo pensiero dopo il risveglio sia: "Atomo". Poiche' non devi cominciare un solo giorno nell'illusione che quello che ti circonda sia un mondo stabile. Quello che ti circonda e' qualcosa che domani potrebbe essere gia' semplicemente "stato"; e noi, tu e io e tutti i nostri contemporanei, siamo piu' "caduchi" di tutti quelli che finora sono stati considerati tali. Poiche' la nostra caducita' non significa solo il nostro essere "mortali"; e neppure che ciascuno di noi puo' essere ucciso. Questo era vero anche in passato. Ma significa che possiamo essere uccisi in blocco, che possiamo essere uccisi come "umanita'". Dove "umanita'" non e' solo l'umanita' attuale, quella che si estende e si distribuisce attraverso le regioni terrestri; ma e' anche quella che si estende attraverso le regioni del tempo: poiche', se l'umanita' attuale sara' uccisa, si estinguera' con lei anche l'umanita' passata, e anche quella futura. La porta davanti alla quale ci troviamo reca quindi la scritta: "Nulla sara' stato", e sull'altro verso le parole: "Il tempo e' stato solo un interludio". Ma, in questo caso, il tempo non sara' stato un interludio fra due eternita' (come speravano i nostri antenati), ma un interludio fra due nulla: fra il nulla di cio' che, nessuno potendolo ricordare, "sara' stato" come se non fosse mai stato, e il nulla di cio' che non potra' mai essere. E poiche' non ci sara' nessuno per distinguere i due nulla, essi si confonderanno in un nulla unico. Ecco quindi la nuova, apocalittica forma di caducita' che e' la nostra, e accanto alla quale tutto cio' che ha avuto finora questo nome e' diventato un'inezia. - E perche' questo non ti sfugga, il tuo primo pensiero dopo il risveglio sia: "Atomo".
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La possibilita' dell'apocalisse
E questo sia il tuo secondo pensiero dopo il risveglio: "La possibilita' dell'apocalisse e' opera nostra. Ma noi non sappiamo quello che facciamo". No, non lo sappiamo; e non lo sanno nemmeno quelli che dispongono e decidono di essa; poiche' anch'essi sono come noi; anch'essi sono noi; anch'essi sono radicalmente incompetenti. E' vero che questa incompetenza non e' colpa loro, ma e' piuttosto l'effetto di una circostanza che non si puo' attribuire a nessuno di loro ne' di noi: la sproporzione continuamente crescente fra la nostra facolta' produttiva e la nostra facolta' immaginativa, fra cio' che possiamo produrre e cio' che possiamo immaginare.
Poiche', nel corso dell'epoca tecnica, il rapporto tradizionale tra fantasia e azione si e' rovesciato. Se era naturale, per i nostri antenati, considerare la fantasia "esorbitante", esuberante, eccessiva, e cioe' tale che superava e trascendeva l'ambito del reale, oggi i poteri della nostra fantasia (e i limiti della nostra sensibilita' e della nostra responsabilita') sono inferiori a quelli della nostra prassi; per cui si puo' dire che oggi la nostra fantasia non e' all'altezza degli effetti che possiamo produrre. Non e' solo la nostra ragione a essere kantianamente limitata e finita, ma anche la nostra immaginazione e - a maggior ragione - la nostra sensibilita'. Possiamo pentirci, tutt'al piu', dell'uccisione di un uomo: e' tutto cio' che si puo' chiedere alla nostra sensibilita'; possiamo rappresentarci, tutt'al piu', l'uccisione di dieci uomini: e' tutto cio' che si puo' chiedere alla nostra immaginazione; ma ammazzare centomila persone non presenta piu' alcuna difficolta'. E cio' non solo per ragioni tecniche; e non solo perche' l'azione si e' ridotta a semplice collaborazione e partecipazione, a un "azionare" che rende invisibile l'effetto, ma anche e proprio per una ragione di ordine morale: e cioe' perche' la strage in massa trascende di gran lunga la sfera di quelle azioni che siamo in grado di rappresentarci concretamente e a cui possiamo reagire sentimentalmente; e la cui esecuzione potrebbe essere inibita dall'immaginazione o dai sentimenti. - Le tue verita' successive dovrebbero quindi essere queste: "L'inibizione diminuisce progressivamente con l'ingrandirsi oltre misura dell'azione"; e "L'uomo e' minore (piu' piccolo) di se stesso". Questa e' la formula della nostra attuale schizofrenia, e cioe' del fatto che le nostre varie facolta' operano separatamente, come entita' isolate e prive di coordinazione che hanno perso il contatto fra loro.
Ma non e' per formulare nozioni definitive e fatalmente disfattistiche su noi stessi che devi formulare queste verita': ma, al contrario, per inorridire della finitezza e per vedere in essa uno scandalo; per sciogliere e allentare quei limiti irrigiditi e trasformarli in barriere da superare; per revocare e abolire la schizofrenia. Naturalmente, finche' ti e' concesso di sopravvivere, puoi anche metterti a sedere, rinunciare ad ogni speranza e rassegnarti alla tua schizofrenia. Ma se non sei disposto a questo, devi cercare di raggiungere te stesso, di portarti alla tua propria altezza. E cio' significa (questo e' il tuo compito) che devi cercare di colmare l'abisso fra le due facolta': la facolta' produttiva e la facolta' riproduttiva; che devi livellare la differenza di altezza che le separa; o, in altri termini, che devi sforzarti di allargare l'ambito limitato della tua immaginazione (e quello ancora piu' ristretto del tuo sentimento), finche' sentimento ed immaginazione arrivino ad apprendere e a concepire l'enormita' che sei stato in grado di produrre; finche' tu possa accettare o respingere cio' che hai inteso. Insomma, il tuo compito consiste nell'allargare la tua fantasia morale.
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Non aver paura di aver paura
Il tuo compito successivo e' quello di allargare il tuo senso del tempo. Poiche' decisivo per la nostra situazione attuale non e' solo (cio' che ormai sanno tutti) che lo spazio terrestre si e' contratto, e che tutti i luoghi che si potevano considerare lontani fino a ieri sono ormai localita' viciniori; ma che anche lo spazio temporale si e' contratto, e che tutti i punti del nostro sistema temporale si sono avvicinati; che i futuri che potevano sembrare fino a ieri a distanza irraggiungibile, confinano ormai direttamente col nostro presente; che li abbiamo trasformati in comunita' attigue. Cio' vale sia per il mondo orientale che per quello occidentale. Per il mondo orientale, poiche' il futuro vi e' pianificato in una misura senza precedenti; e il futuro pianificato non e' piu' un futuro "in grembo agli dei", ma un prodotto in fabbricazione: che, per il fatto di essere previsto, e' gia' visto come parte integrante dello spazio in cui ci si trova. In altri termini: poiche' tutto cio' che si fa, lo si fa per quel prodotto futuro, esso getta gia' la sua ombra sul presente, appartiene gia', in un senso pragmatico, al presente stesso. E cio' vale, in secondo luogo (ed e' il caso che ci riguarda), per gli uomini del mondo occidentale attuale; poiche' questo, anche senza proporselo direttamente, opera gia' sui futuri piu' remoti: decidendo, ad esempio, della salute o della degenerazione, e forse dell'esistenza o dell'inesistenza dei suoi nipoti. E non importa che esso, o, piuttosto, che noi, si miri consapevolmente a questo risultato: poiche' cio' che conta, da un punto di vista morale, e' soltanto il fatto. E dal momento che il fatto - l'"azione a distanza" non pianificata - ci e' noto, continuando ad agire come se non sapessimo quello che facciamo commettiamo un delitto colposo.
E il tuo pensiero successivo dopo il risveglio sia: "Non esser vile, abbi il coraggio di aver paura! Astringiti a fornire quel tanto di paura che corrisponde alla grandezza del pericolo apocalittico!" Anche e proprio la paura fa parte dei sentimenti che siamo incapaci o riluttanti a fornire; e dire che abbiamo gia' paura, che ne abbiamo anche troppa, e che viviamo, anzi, nell'"epoca della paura", e' una frase priva di senso, che, se non e' diffusa ad arte col preciso intento di ingannare, e' pur sempre uno strumento ideale per impedire l'avvento di una paura veramente adeguata all'enormita' del pericolo, e per renderci indolenti e passivi. - E' vero piuttosto il contrario: che viviamo in un'epoca refrattaria all'angoscia e assistiamo quindi passivamente all'evoluzione in corso. Percio' vi e' tutta una serie di ragioni (a prescindere dai limiti della nostra capacita' di sentire), che non e' possibile enumerare qui (1). Ma non possiamo fare a meno di menzionarne una, a cui gli eventi del recente passato conferiscono un'attualita' e un'importanza particolare. Si tratta della mania delle competenze, e cioe' della persuasione, inculcata in noi dalla divisione del lavoro, che ogni problema rientri in un determinato ambito giuridico in cui non abbiamo il diritto di interferire e di dire la nostra. Cosi', per esempio, il problema atomico rientra nella competenza dei politici e dei militari. E questo "non aver diritto" si trasforma subito e automaticamente in "non aver bisogno". In altri termini: non c'e' bisogno che mi occupi dei problemi di cui non sono tenuto e autorizzato ad occuparmi. E posso fare a meno di aver paura, poiche' la paura stessa viene "sbrigata" in un altro ressort. Percio' ripeti dopo il tuo risveglio: "Res nostra agitur". Il che significa due cose: 1) che la cosa ci riguarda perche' ci puo' colpire; e 2) che la pretesa di alcuni a una competenza di carattere esclusivo e' infondata, perche' siamo tutti, in quanto uomini, ugualmente incompetenti. Credere che in puncto "fine del mondo" possa aver luogo una competenza maggiore o minore, e che quelli che (in seguito a una divisione casuale del lavoro, delle responsabilita' e dei compiti) sono diventati politici o militari, e che si occupano della fabbricazione e dell'"impiego" della bomba piu' attivamente o piu' direttamente di noi, siano percio' piu' "competenti" di noi, e' una follia pura e semplice. Chi cerca di farcelo credere (che si tratti di questi pretesi competenti o di altri) dimostra solo la sua incompetenza morale. Ma la nostra situazione morale finisce per diventare intollerabile quando quei pretesi competenti (che sono incapaci di vedere i problemi se non in termini tattici) pretendono di insegnarci che non abbiamo nemmeno il diritto di aver paura, e tanto meno di porci problemi morali: dal momento che la coscienza morale implica una responsabilita', e la responsabilita' e' affar loro, affare dei competenti; con la nostra paura, con la nostra angoscia morale, invaderemmo - secondo loro - un campo di loro competenza. In conclusione: devi rifiutarti di riconoscere un ceto privilegiato, un "clero dell'apocalisse": un gruppo che si arroghi una competenza esclusiva per la catastrofe che sarebbe la catastrofe di tutti. Se ci e' lecito variare il detto rankiano ("ugualmente vicini a Dio"), potremmo dire che "ognuno di noi e' ugualmente vicino alla fine possibile". E percio' ognuno di noi ha lo stesso diritto, e lo stesso dovere, di elevare ad alta voce il suo monito. A cominciare da te.
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Contro la discussione di carattere tattico
Non solo la nostra immaginazione, la nostra sensibilita' e la nostra responsabilita' vengono meno di fronte alla "cosa": ma non siamo neppure in grado di pensarla. Poiche' sotto qualunque categoria cercassimo di sussumerla, la penseremmo in modo sbagliato: per il semplice fatto di ridurla sotto una determinata categoria o classe di concetti, ne faremmo un oggetto fra gli altri e la minimizzeremmo. Anche se puo' esistere in molti esemplari, e' unica nel suo genere, non appartiene a nessuna specie: e', quindi, un monstrum. Disgraziatamente e' proprio questa ("mostruosa") inclassificabilita' a portarci a trascurare la cosa, o a dimenticarla addirittura. Tendiamo a considerare come inesistente tutto cio' che non siamo in grado di classificare. Ma nella misura in cui si parla della cosa (cio' che peraltro non avviene ancora nella conversazione quotidiana fra gli uomini), tendiamo a classificarla (poiche' e' la soluzione piu' comoda e meno inquietante) come un'arma, o piu' in generale come un mezzo. Ma essa non e' un mezzo, poiche' e' essenziale alla natura del mezzo risolversi nello scopo raggiunto e scomparire, come la via nella meta. Il che non accade in questo caso. Poiche' anzi l'effetto inevitabile (e perfino l'effetto consapevolmente ricercato) della cosa e' maggiore di ogni scopo pensabile; poiche' questo, per forza di cose, scompare e si annulla nell'effetto. Scompare e si annulla insieme al mondo in cui c'erano ancora "fini e mezzi". Ed e' chiaro che una cosa che distrugge, con la sua sola esistenza, lo schema "fini e mezzi", non puo' essere un mezzo. Percio' la tua massima successiva sia: "Nessuno mi fara' credere che la bomba sia un mezzo". E dal momento che non e' un mezzo come i milioni di mezzi che compongono il nostro mondo, non puoi tollerare che sia prodotta come se si trattasse di un frigorifero, di un dentifricio e nemmeno di una pistola, per costruire la quale nessuno ci interpella. - E come non devi credere a quelli che la chiamano un "mezzo", non devi credere nemmeno ai persuasori piu' sottili che sostengono che la cosa serve esclusivamente alla "dissuasione", ed e' prodotta, cioe', solo allo scopo di non essere usata. Poiche' non si sono mai visti oggetti il cui impiego si esaurisse nel loro non essere usati; o, tutt'al piu', vi sono stati oggetti che, in determinati casi, non furono usati (e cioe' quando la minaccia del loro uso, spesso gia' avvenuto, si era gia' rivelata sufficiente). Del resto, non dobbiamo mai dimenticare che la cosa e' gia' stata "usata" realmente (e senza giustificazione adeguata) a Hiroshima e Nagasaki. Infine, non dovresti permettere che l'oggetto il cui effetto supera ogni immaginazione sia classificato in modo falso con un'etichetta sciocca e minimizzante. Quando l'esplosione di una bomba H e' definita ufficialmente "azione Opa" o "azione nonnino", non e' solo una manifestazione di cattivo gusto, ma anche un inganno consapevole.
Inoltre devi opporti e ribellarti tutte le volte che la cosa (la cui semplice presenza e' gia' una forma di uso) e' discussa da un punto di vista puramente "tattico". Questo tipo di discussione e' assolutamente inadeguato, poiche' l'idea di potersi servire tatticamente delle armi atomiche presuppone l'esistenza di una situazione politica indipendente dal fatto stesso della loro esistenza. Ma questa e' una supposizione affatto irreale, poiche' la situazione politica (l'espressione "era atomica" e' perfettamente giustificata) e' definita dal fatto delle armi atomiche. Non sono le armi atomiche a presentarsi, fra le altre cose, sulla scena politica, ma sono gli avvenimenti politici a svolgersi all'interno della situazione atomica; e la maggior parte delle azioni politiche sono passi intrapresi all'interno di questa situazione. I tentativi di utilizzare la possibilita' della fine del mondo come una pedina sullo scacchiere della politica internazionale, indipendentemente o meno dalla loro astuzia, sono segni di accecamento. L'epoca delle astuzie e' finita. Percio' devi farti un principio di sabotare tutte le analisi in cui i tuoi contemporanei cercano di esaminare il fatto del pericolo atomico da un punto di vista puramente tattico, e di portare la discussione sul punto essenziale: sulla minaccia che pesa sull'umanita' di un'apocalisse provocata da lei stessa; e fallo anche a costo di essere deriso come persona priva di realismo politico. In realta', ad essere poco realisti, sono proprio i puri tattici, che vedono le armi atomiche solo come mezzi, e che non capiscono che i fini che cercano o pretendono di raggiungere mediante la loro tattica, sono completamente svuotati di significato dall'uso (anzi, dalla semplice possibilita' dell'uso) di questi mezzi.
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La decisione e' gia' stata presa
Non lasciarti ingannare da chi sostiene che ci troveremmo ancora (e ci troveremo forse sempre) nello stadio sperimentale, nello stadio delle esperienze di laboratorio. Poiche' questa e' solo una frase. E non solo perche' abbiamo gia' gettato delle bombe (cio' che molti stranamente dimenticano), e l'epoca "in cui si fa sul serio" e' quindi gia' cominciata da un pezzo; ma anche perche' (ed e' la ragione piu' importante) non e' possibile parlare, in questo caso, di esperimenti. La tua ultima massima sara', quindi, questa: "Per quanto felice possa essere l'esito degli esperimenti, e' lo sperimentare stesso che fallisce". E fallisce perche' si puo' parlare di esperimenti solo dove l'evento sperimentale non esce e non spezza l'ambito isolato e circoscritto del laboratorio; condizione che non si ritrova in questo caso. Poiche' fa proprio parte dell'essenza della cosa, e dell'effetto ricercato della maggior parte degli esperimenti attuali, accrescere il piu' possibile la forza esplosiva e il fall-out radioattivo dell'arma; e cioe', per quanto contraddittoria possa essere la formula, provare fino a che punto si possa superare ogni limite sperimentale. Cio' che e' prodotto dai cosiddetti "esperimenti" non rientra piu', quindi, nella classe degli effetti sperimentali, ma nello spazio reale, nell'ambito della storia (dove si trovano, ad esempio, i pescatori giapponesi contagiati dal fall-out) e perfino della storia futura, poiche' e' il futuro stesso ad essere investito (ad esempio la salute delle prossime generazioni), e si puo' quindi dire che il futuro, secondo la formula filosofica del libro di Jungk, "e' gia' cominciato". E' quindi del tutto illusoria e ingannevole l'affermazione a cui si ricorre cosi' volentieri, che l'impiego della cosa non e' stato ancora deciso. - E' vero, invece, che la decisione e' gia' avvenuta attraverso i cosiddetti esperimenti. Fa quindi parte dei tuoi doveri denunciare e distruggere l'apparenza che noi si viva ancora nella "preistoria" atomica: e chiamare per nome cio' che e'.
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Siamo manipolati dai nostri apparecchi
Ma tutti questi postulati e questi divieti si possono condensare in un solo comandamento: "Abbi solo quelle cose le cui massime potrebbero diventare le tue massime e quindi le massime di una legislazione universale".
E' un postulato che puo' lasciare interdetti: l'espressione "massime delle cose" puo' sembrare, a tutta prima, paradossale. Ma solo perche' strano e paradossale e' il fatto stesso designato dall'espressione. Cio' che vogliamo dire e' solo che, vivendo in un mondo di apparecchi, siamo soggetti al trattamento dei nostri apparecchi (e sempre in un modo determinato dalla natura degli apparecchi). Ma poiche', d'altra parte, siamo gli utenti di questi apparecchi, e trattiamo il nostro prossimo per mezzo di essi, finiamo per trattare il nostro prossimo, anziche' secondo i nostri principi, secondo i modi di operare degli apparecchi, e cioe', in certo qual modo, secondo le loro massime. Il postulato esige che ci rendiamo conto di queste massime come se fossero le nostre (dal momento che lo sono effettivamente e di fatto); che la nostra coscienza morale, anziche' dedicarsi all'esame di se stessa (che e' ormai un lusso privo di conseguenze), si dedichi a quello degli "impulsi nascosti" e dei "principi" dei nostri apparecchi. Esaminando scrupolosamente la propria anima alla maniera tradizionale, un ministro atomico non vi troverebbe, probabilmente, nulla di particolarmente peccaminoso; ma esaminando la "vita intima" dei suoi aggeggi, vi troverebbe niente meno che l'erostratismo, e un erostratismo su scala cosmica; poiche' erostratico e' il modo in cui le armi atomiche trattano l'umanita'. Solo quando ci saremo abituati a questa nuova forma di azione morale ("l'analisi del cuore degli apparecchi"), avremo qualche motivo di sperare che, dovendo decidere del nostro essere o non-essere, sapremo decidere per la conservazione del nostro essere.
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Impossibilita' di non-potere
Il tuo principio successivo sia: "Non credere che quando saremo riusciti a compiere il primo passo, la cessazione dei cosiddetti esperimenti, il pericolo si possa considerare passato, e che noi si possa dormire sugli allori". Poiche' la fine degli esperimenti non significa ancora quella della produzione di bombe e tanto meno la distruzione delle bombe e dei tipi che sono gia' stati sperimentati e che sono pronti per l'uso. Vi possono essere varie ragioni per una cessazione degli esperimenti: uno stato vi si puo' risolvere, ad esempio, perche' ogni ulteriore esperimento sarebbe superfluo, dal momento che la produzione dei tipi sperimentati o la riserva di bombe esistenti bastano gia' per ogni eventualita'; insomma, perche' sarebbe assurdo e antieconomico uccidere l'umanita' piu' di una volta.
Non credere nemmeno che avremmo diritto di stare tranquilli una volta che fossimo riusciti ad eseguire il secondo passo (l'arresto della produzione di bombe A e H), o che potremmo metterci a sedere dopo il terzo passo (la distruzione di tutte le riserve). Anche in un mondo completamente "pulito" (e cioe' in un mondo dove non ci fossero piu' bombe A o H, e dove quindi, apparentemente, non "avremmo" bombe), continueremmo, tuttavia, ad averle, poiche' sapremmo come fare per produrle. Nella nostra epoca contrassegnata dalla riproduzione meccanica non si puo' dire che un oggetto possibile non esista, poiche' cio' che conta non sono gli oggetti fisici reali, ma i loro tipi, i loro "modelli". Anche dopo aver eliminato tutti gli oggetti fisici che hanno a che fare con la produzione delle bombe A o H, l'umanita' potrebbe cadere vittima dei loro disegni. Si potrebbe concludere, allora, che bisogna distruggere questi ultimi. Ma anche questo e' impossibile, poiche' i modelli sono indistruttibili come le idee di Platone; in un certo senso sono addirittura la loro realizzazione diabolica. Insomma, anche se ci riuscisse di distruggere fisicamente i fatali apparecchi e i loro "modelli", e di salvare cosi' la nostra generazione: anche questa sarebbe solo una pausa, sarebbe solo una dilazione. La produzione potrebbe essere ripresa ogni giorno, il terrore rimane, e dovrebbe restare, quindi, anche la tua paura. D'ora in poi l'umanita' dovra' vivere, per tutta l'eternita', sotto l'ombra minacciosa del mostro. Il pericolo apocalittico non si lascia eliminare una volta per tutte, con un atto solo, ma solo con una serie indefinita di atti quotidiani. Dobbiamo comprendere, insomma (e questa comprensione finisce di mostrarci il carattere fatale della nostra situazione), che la nostra lotta contro la permanenza fisica degli ordigni e la loro costruzione, sperimentazione ed accumulazione rimane, in definitiva, insufficiente. Poiche' la meta che dobbiamo raggiungere non puo' consistere nel non-avere la cosa, ma solo nel non adoperarla mai, anche se non possiamo fare in modo di non averla; nel non adoperarla mai, anche se non ci sara' mai un giorno in cui non potremmo adoperarla.
Ecco quindi il tuo compito: far capire all'umanita' che nessuna misura fisica, nessuna distruzione di oggetti materiali potra' mai rappresentare una garanzia assoluta e definitiva, e che dobbiamo, invece, essere fermamente decisi a non compiere mai quel passo, anche se sara', in un certo senso, sempre possibile. Se non riusciamo - si', tu, tu ed io - a infondere questa coscienza e questa convinzione nell'umanita', siamo perduti.
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Note
1. Cfr. Guenther Anders, Die Antiquierheit des Menschen, C. H. Beksche Verlagsbuchhandlung, pp. 264 sgg.
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Joel Kotek, Pierre Rigoulot, Il secolo dei campi, Mondadori, Milano 2001, 2002, pp. VI + 618.
- Wolfgang Sofsky, L'ordine del terrore, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. X + 524.
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Classici
- Mario Luzi, L'opera poetica, Mondadori, Milano 1998, 2013, 3 voll. per complessive pp. CXIV + 1932.
- Sylvia Plath, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2013, pp. LXIV + 886.
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Strumenti
- Franco Demarchi, Aldo Ellena (a cura di), Dizionario di sociologia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1976, pp. 1438.
- Walter Laqueur (a cura di), Dizionario dell'Olocausto, Einaudi, Torino 2004, 2007, pp. XXXIV + 934.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 181 del 14 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 181 del 14 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. A tutte le guerre e a tutte le uccisioni occorre opporsi sempre
2. Peppe Sini: Difendere la democrazia e i diritti di tutti opponendosi al "golpe bianco" della nuova incostituzionale ed anomica legge elettorale
3. Nel pomeriggio di sabato 10 ottobre dall'incontro dell'Afesopsit un saluto grato e affettuoso a Giancarla Codrignani
4. Guenther Anders: Comandamenti dell'era atomica
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. A TUTTE LE GUERRE E A TUTTE LE UCCISIONI OCCORRE OPPORSI SEMPRE
A tutte le guerre e a tutte le uccisioni occorre opporsi sempre.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. L'ORA. PEPPE SINI: DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E I DIRITTI DI TUTTI OPPONENDOSI AL "GOLPE BIANCO" DELLA NUOVA INCOSTITUZIONALE ED ANOMICA LEGGE ELETTORALE
La legge elettorale approvata da una maggioranza parlamentare che rappresenta meno di un quarto dell'elettorato italiano e' non solo incostituzionale, ma anche scellerata ed ignobile.
Ed e' l'esito finale di oltre trent'anni di soperchierie e deliri legislativi in materia elettorale che dagli anni Novanta ad oggi hanno creato le condizioni che hanno riportato i fascisti al potere, violentato la legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico, negato diritti umani, sociali e civili fondamentali.
*
Le intenzioni del governo, e della maggioranza parlamentare che lo sostiene, con questa legge sono esplicite: far vincere una minoranza organizzata con un "premio di maggioranza" che rinnova i fasti della famigerata "legge truffa"; privare il Presidente della Repubblica di un decisivo potere che la Costituzione gli attribuisce; ostacolare pesantemente la partecipazione alla competizione elettorale di forze politiche che non siano gia' rappresentate in Parlamento; far prevalere l'autoritarismo sulla democrazia.
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Credo che bene abbiano fatto illustri giuristi ad elaborare specifici ricorsi evidenziando l'incostituzionalita' delle norme maggiormente caratterizzanti questa legge anomica, frutto e veicolo di una "eversione dall'alto" della quale nel corso della storia abbiamo gia' avuto tragici esempi.
E credo che sia diritto e dovere di ogni persona senziente e pensante esprimere la propria opposizione a questo vero e proprio tentativo di "golpe bianco".
*
Credo anche, infine e innanzitutto, che questa grottesca vicenda debba essere uno stimolo in piu' ad unire le forze democratiche, a promuovere la difesa della Costituzione della Repubblica, a tornare al rispetto delle norme e dei valori costituzionali di pace, di solidarieta', di riconoscimento e protezione dei diritti umani di tutti gli esseri umani; norme e valori costituzionali che gia' troppe volte sono stati violati in questi decenni di crescente barbarie.
*
All'attacco alla democrazia da parte del governo e dei suoi sodali occorre rispondere con la difesa nitida e intransigente della democrazia, dello stato di diritto, dei diritti umani di tutti gli esseri umani, della Costituzione repubblicana e antifascista.
3. INCONTRI. NEL POMERIGGIO DI SABATO 10 OTTOBRE DALL'INCONTRO DELL'AFESOPSIT UN SALUTO GRATO E AFFETTUOSO A GIANCARLA CODRIGNANI
Sabato 10 ottobre 2026, dopo l'assemblea delle socie e dei soci che ha eletto la nuova presidente Antonella Ferrante e il nuovo comitato direttivo dell'associazione composto da Erina Anziani, Fernando Ferrari, Francesco Ferrari, Paola Lanchi, Stefania Lombardi, Sabina Mastropietro, Doria Principi, Paolo Sanetti, l'incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo) e' proseguito come di consueto con il pasto in comune e il "colloquio corale" pomeridiano.
L'incontro era aperto, come sempre, a tutte le persone interessate.
Negli incontri settimanali dell'Afesopsit, infatti, ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza di solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come quindi e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue concretamente e coerentemente l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Il programma della giornata
Dopo l'assemblea, come ogni sabato si e' proseguito con la condivisione del pasto e con lo scambio di doni, e si e' concluso con il consueto colloquio corale su argomenti che spaziano dalla musica alla poesia, dall'impegno morale e civile alla meditazione di fondamentali questioni esistenziali e sociali, dall'analisi di vicende personali significative e di complesse problematiche concrete fino alla proposta di iniziative di solidarieta' per i diritti di tutte e tutti e quindi per il bene comune dell'umanita'.
Il tutto nel ricordo vivo e fecondo di Vito Ferrante, indimenticabile fondatore ed animatore dell'associazione, che ci ha lasciati il 29 aprile scorso, ma la cui luminosa memoria contInua ad animare l'associazione e le sue iniziative.
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Il pasto in comune
Come sempre la preparazione e la consumazione del pasto in comune - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - e' stata anche un'occasione felice e feconda per condividere confidenze, emozioni, notizia e conoscenze; per rinsaldare ancor piu' i legami di amicizia e di solidarieta'; per praticare l'accoglienza verso chi partecipava per la prima volta; per il dialogo riconoscente e il colloquio corale; per assaporare ancora e ancora il sentimento gioioso e struggente della vicinanza accudente e della reciproca comprensione.
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Un dono prezioso
Alle persone presenti e' stato fatto dono di una serie di fotografie di Vito Ferrante, l'indimenticabile fondatore dell'associazione il cui ricordo vivissimo durante la giornata ha commosso fino alle lacrime molte delle persone partecipanti.
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Ancora alcune nostre maestre di vita, di pensiero, di azione
E' seguito il consueto accostamento, favorito dalla diffusione a tutte le persone partecipanti di fotoritratti di grande formato, alle figure e alle opere di alcune donne che consideriamo nostre "maestre", ovvero punti di riferimento per la riflessione e per l'azione; ed in particolare:
- Giancarla Codrignani (Bologna, 18 luglio 1930), intellettuale, giornalista, saggista, gia' legislatrice, impegnata nei movimenti pacifisti, femministi, nonviolenti. Una delle figure piu' vive della cultura e dell'impegno civile in Italia;
- Jane Goodall (Londra, 3 aprile 1934 – Los Angeles, primo ottobre 2025), illustre scienziata, studiosa di zoologia, etologia, antropologia ed ecologia, una delle piu' prestigiose militanti in difesa dell'intero mondo vivente;
- Carla Lonzi (Firenze, 6 marzo 1931 – Milano, 2 agosto 1982), saggista, critica d'arte, editrice, e' una delle personalita' decisive del femminismo in Italia;
- Margaret Mead (Filadelfia, 16 dicembre 1901 – New York, 15 novembre 1978), una delle massime personalita' dell'antropologia, autrice di opere fondamentali.
Queste figure si aggiungono a quelle gia' proposte nei precedenti incontri, tra cui particolarmente: Anna Achmatova, Svetlana Aleksievic, Sibilla Aleramo, Mahsa Amini, Tina Anselmi, Hannah Arendt, Ingeborg Bachmann, Joan Baez, Simone de Beauvoir, Rosanna Benzi, Anna Bravo, Berta Caceres, Maria Callas, Jane Campion, Laura Conti, Angela Davis, Grazia Deledda, Emily Dickinson, Luce Fabbri, Marielle Franco, Marianella Garcia, Natalia Ginzburg, Ada Gobetti, Nadine Gordimer, Olympe de Gouges, Bianca Guidetti Serra, Etty Hillesum, Billie Holiday, bell hooks, Frida Khalo, Anna Kuliscioff, Winona LaDuke, Tamara de Lempicka, Rosa Luxemburg, Wangari Maathai, Dacia Maraini, Michela Marzano, Lea Melandri, Lidia Menapace, Tina Modotti, Maria Montessori, Elsa Morante, Martha C. Nussbaum, Franca Ongaro Basaglia, Violeta Parra, Fernanda Pivano, Sylvia Plath, Elena Pulcini, Rossana Rossanda, Vandana Shiva, Nina Simone, Susan Sontag, Bertha von Suttner, Wislawa Szymborska, Silvia Vegetti Finzi, Simone Weil, Christa Wolf, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf, Adriana Zarri.
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Un omaggio e un saluto a Giancarla Codrignani
In particolare le persone presenti hanno rivolto un grato e comosso saluto a Giancarla Codrignani, che a 96 anni continua ad essere un punto di riferimento per tutte le persone impegnate per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Una dele persone presenti, legata a Giancarla Codrignani da un'amicizia di molti decenni, ha illustrato la sua figura, la sua testimonianza, il suo operato, i suoi scritti; ed e' stato spontaneo da parte di tutte e tutti inviarle un sincero ringraziamento e un affettuoso saluto.
Riportiamo qui di seguito alcuni estratti dalla voce a Giancarla Codrignani dedicata nel sito enciclopedico di Wikipedia:
"Giancarla Codrignani (Bologna, 18 luglio 1930) e' una scrittrice, giornalista, politica e intellettuale italiana, impegnata nel movimento per la pace e laicamente di area cattolica, piu' volte parlamentare della Repubblica.
Subito dopo la laurea in lettere antiche comincia la sua carriera come docente di lettere greche e latine nei licei classici, collabora con l'Istituto di filologia dell'Universita' di Bologna, per il quale cura l'edizione critica del Codice Catulliano 2744. Presidente della LOC (Lega degli Obiettori di Coscienza), ha svolto il suo impegno come parlamentare nella Sinistra Indipendente, per tre legislature dal 1976 al 1987, occupandosi delle tematiche riguardanti l'obiezione di coscienza al servizio militare e il servizio civile sostitutivo, il disarmo e la difesa popolare nonviolenta. Testimone delle prime elezioni libere in Nicaragua e inviata in missione parlamentare in Cile durante l'assedio, la sua opera e' stata riconosciuta dall'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. Attiva in varie esperienze di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu' rappresentative della cultura italiana della nonviolenza. Nel 2015 viene pubblicata una sua biografia e nel 2016 un'intervista pubblicata su Radio Emilia-Romagna "Giancarla Codrignani: cerco solo di capire". Cura anche il blog Vorreicapire dove pubblica articoli su argomenti di ambito internazionali, su donne, sindacati, partiti e molti altro.
Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell'amministrazione di Bologna e nell'Associazione Orlando e del Centro delle donne di Bologna, nel quale e' direttrice della testata giornalistica di Server Donne. Scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su numerosi giornali e riviste anche on-line.
Tra le opere piu' importanti:
L'odissea intorno al telaio, Ed. Thema, Bologna (1989);
Amerindiana, Ed. Terra Nuova, Roma (1992);
Ecuba e le altre, Ed. Cultura della Pace, S. Domenico di Fiesole, Firenze (1994);
Ecuba e le altre, Ed. Ebook @ Women (2014) - versione digitale;
L'amore ordinato, Ed. Com-Nuovi Tempi, Roma (2005);
Ottanta, gli anni di una politica, Ed. Servitium, Milano (2010);
Stiano pure scomode, Signore, Ed. Cooperativa Libera Stampa, Roma (2013);
Tacete! Ma davvero? : se le donne potessero predicare, prefazione di Luigi Bettazzi, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2016;
Europa madre e figlia nostra: democratica, ecologica, nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona, 2019;
La diplomazia delle donne, Pendragon, Bologna 2020.
Suoi articoli e interventi appaiono sui principali quotidiani e sulle maggiori riviste specializzate, come "Il manifesto", "Confronti", "Solidarieta' Internazionale", "Mosaico di Pace", "Noidonne"".
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Verso una "Festa delle artiste che amiamo"
Nel corso dell'incontro e' stata anche diffusa e illustrata una scheda preliminare per la promozione dell'iniziativa "Guardare il mondo con occhi di donna. Verso una festa delle artiste che amiamo", iniziativa che si svolgera' nei prossimi incontri del sabato dell'Afesopsit, con l'invito a tutte le persone partecipanti a cercare notizia e vedere le opere di almeno otto delle artiste qui di seguito elencate:
a) 21 pittrici
Rosa Bonheur
Leonora Carrington
Mary Cassatt
Helen Frankenthaler
Carlotta Gargalli
Artemisia Gentileschi
Natalija Goncarova
Eugenia Grassis Rossi
Camilla Guiscardi
Angelica Kauffmann
Frida Khalo
Yayoi Kusama
Bice Lazzari
Tamara de Lempicka
Berthe Morisot
Georgia O'Keeffe
Elvira Raimondi
Antonietta Raphaël
Bridget Riley
Niki de Saint Phalle
Elisabetta Sirani
b) 21 scultrici
Magdalena Abakanowicz
Hélène Bertaux
Louise Bourgeois
Camille Claudel
Anna Chromy
Properzia de' Rossi
Seena Donneson
Amalia Dupré
Alba Gonzales
Barbara Hepworth
Lucienne-Antoinette Heuvelmans
Katarzyna Kobro
Käthe Kollwitz
Luo Li Rong
Marcello
Jane Poupelet
Rabarama
Germaine Richier
Luisa Roldán
Augusta Savage
Marja Vallila
c) 21 fotografe
Berenice Abbott
Karimeh Abbud
Boushra Almutawakel
Diane Arbus
Letizia Battaglia
Margaret Bourke-White
Julia Margaret Cameron
Carla Cerati
Gisèle Freund
Consuelo Kanaga
Gertrude Käsebier
Barbara Kruger
Dorothea Lange
Annie Leibovitz
Paola Mattioli
Tina Modotti
Martha Rosler
Alice Seeley Harris
Cindy Sherman
Gerda Taro
Yva
d) 21 registe cinematografiche
Chantal Akerman
Elisa Amoruso
Francesca Archibugi
Kathryn Bigelow
Jane Campion
Liliana Cavani
Cristina Comencini
Paola Cortellesi
Sofia Coppola
Emma Dante
Claire Denis
Mati Diop
Alice Guy
Elvira Notari
Adina Pintilie
Vivian Qu
Alice Rohrwacher
Roberta Torre
Agnès Varda
Lina Wertmüller
Chloé Zhao
A tutte le persone che prenderanno parte all'iniziativa verra' successivamente rilasciato un attestato di partecipazione.
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Nel prosieguo del pomeriggio il consueto colloquio corale
Nel prosieguo del pomeriggio si e' continuato con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali. In particolare sono stati commentati con vivissimo apprezzamento i risultati dell'assemblea della mattina e si e' ragionato sulle prossime iniziative dell'associazione.
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Sabato 17 ottobre l'Afesopsit e' impegnata nella raccolta alimentare della "spesa solidale"
Sabato 17 ottobre l'Afesopsit partecipera' alla raccolta alimentare della "spesa solidale" in via Monte Cervino a Viterbo insieme a "Viterbo con amore", e pertanto il consueto incontro conviviale alla "Fattoria di Alice" non si terra'.
Il prossimo appuntamento in Fattoria e' per sabato 24 ottobre.
Tutte le persone interessate sono fin d'ora invitate a partecipare.
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
La pagina Facebook dell'associazione e' all'indirizzo: https://www.facebook.com/afesopsit/?locale=it_IT
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 13 ottobre 2026
4. MAESTRI. GUENTHER ANDERS: COMANDAMENTI DELL'ERA ATOMICA
[Nuovamente riproponiamo il seguente testo allegato alla lettera 4 (di Anders a Eatherly, del 2 luglio 1959), precedentemente apparso nella "Frankfurter Allgemeine Zeitung" del 13 luglio 1957, che estraiamo dalla corrispondenza tra Guenther Anders e Claude Eatherly, Il pilota di Hiroshima. Ovvero: la coscienza al bando, Einaudi, Torino 1962, poi Linea d'ombra, Milano 1992, ivi alle pp. 38-50, nella traduzione di Renato Solmi]
Il tuo primo pensiero dopo il risveglio sia: "Atomo". Poiche' non devi cominciare un solo giorno nell'illusione che quello che ti circonda sia un mondo stabile. Quello che ti circonda e' qualcosa che domani potrebbe essere gia' semplicemente "stato"; e noi, tu e io e tutti i nostri contemporanei, siamo piu' "caduchi" di tutti quelli che finora sono stati considerati tali. Poiche' la nostra caducita' non significa solo il nostro essere "mortali"; e neppure che ciascuno di noi puo' essere ucciso. Questo era vero anche in passato. Ma significa che possiamo essere uccisi in blocco, che possiamo essere uccisi come "umanita'". Dove "umanita'" non e' solo l'umanita' attuale, quella che si estende e si distribuisce attraverso le regioni terrestri; ma e' anche quella che si estende attraverso le regioni del tempo: poiche', se l'umanita' attuale sara' uccisa, si estinguera' con lei anche l'umanita' passata, e anche quella futura. La porta davanti alla quale ci troviamo reca quindi la scritta: "Nulla sara' stato", e sull'altro verso le parole: "Il tempo e' stato solo un interludio". Ma, in questo caso, il tempo non sara' stato un interludio fra due eternita' (come speravano i nostri antenati), ma un interludio fra due nulla: fra il nulla di cio' che, nessuno potendolo ricordare, "sara' stato" come se non fosse mai stato, e il nulla di cio' che non potra' mai essere. E poiche' non ci sara' nessuno per distinguere i due nulla, essi si confonderanno in un nulla unico. Ecco quindi la nuova, apocalittica forma di caducita' che e' la nostra, e accanto alla quale tutto cio' che ha avuto finora questo nome e' diventato un'inezia. - E perche' questo non ti sfugga, il tuo primo pensiero dopo il risveglio sia: "Atomo".
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La possibilita' dell'apocalisse
E questo sia il tuo secondo pensiero dopo il risveglio: "La possibilita' dell'apocalisse e' opera nostra. Ma noi non sappiamo quello che facciamo". No, non lo sappiamo; e non lo sanno nemmeno quelli che dispongono e decidono di essa; poiche' anch'essi sono come noi; anch'essi sono noi; anch'essi sono radicalmente incompetenti. E' vero che questa incompetenza non e' colpa loro, ma e' piuttosto l'effetto di una circostanza che non si puo' attribuire a nessuno di loro ne' di noi: la sproporzione continuamente crescente fra la nostra facolta' produttiva e la nostra facolta' immaginativa, fra cio' che possiamo produrre e cio' che possiamo immaginare.
Poiche', nel corso dell'epoca tecnica, il rapporto tradizionale tra fantasia e azione si e' rovesciato. Se era naturale, per i nostri antenati, considerare la fantasia "esorbitante", esuberante, eccessiva, e cioe' tale che superava e trascendeva l'ambito del reale, oggi i poteri della nostra fantasia (e i limiti della nostra sensibilita' e della nostra responsabilita') sono inferiori a quelli della nostra prassi; per cui si puo' dire che oggi la nostra fantasia non e' all'altezza degli effetti che possiamo produrre. Non e' solo la nostra ragione a essere kantianamente limitata e finita, ma anche la nostra immaginazione e - a maggior ragione - la nostra sensibilita'. Possiamo pentirci, tutt'al piu', dell'uccisione di un uomo: e' tutto cio' che si puo' chiedere alla nostra sensibilita'; possiamo rappresentarci, tutt'al piu', l'uccisione di dieci uomini: e' tutto cio' che si puo' chiedere alla nostra immaginazione; ma ammazzare centomila persone non presenta piu' alcuna difficolta'. E cio' non solo per ragioni tecniche; e non solo perche' l'azione si e' ridotta a semplice collaborazione e partecipazione, a un "azionare" che rende invisibile l'effetto, ma anche e proprio per una ragione di ordine morale: e cioe' perche' la strage in massa trascende di gran lunga la sfera di quelle azioni che siamo in grado di rappresentarci concretamente e a cui possiamo reagire sentimentalmente; e la cui esecuzione potrebbe essere inibita dall'immaginazione o dai sentimenti. - Le tue verita' successive dovrebbero quindi essere queste: "L'inibizione diminuisce progressivamente con l'ingrandirsi oltre misura dell'azione"; e "L'uomo e' minore (piu' piccolo) di se stesso". Questa e' la formula della nostra attuale schizofrenia, e cioe' del fatto che le nostre varie facolta' operano separatamente, come entita' isolate e prive di coordinazione che hanno perso il contatto fra loro.
Ma non e' per formulare nozioni definitive e fatalmente disfattistiche su noi stessi che devi formulare queste verita': ma, al contrario, per inorridire della finitezza e per vedere in essa uno scandalo; per sciogliere e allentare quei limiti irrigiditi e trasformarli in barriere da superare; per revocare e abolire la schizofrenia. Naturalmente, finche' ti e' concesso di sopravvivere, puoi anche metterti a sedere, rinunciare ad ogni speranza e rassegnarti alla tua schizofrenia. Ma se non sei disposto a questo, devi cercare di raggiungere te stesso, di portarti alla tua propria altezza. E cio' significa (questo e' il tuo compito) che devi cercare di colmare l'abisso fra le due facolta': la facolta' produttiva e la facolta' riproduttiva; che devi livellare la differenza di altezza che le separa; o, in altri termini, che devi sforzarti di allargare l'ambito limitato della tua immaginazione (e quello ancora piu' ristretto del tuo sentimento), finche' sentimento ed immaginazione arrivino ad apprendere e a concepire l'enormita' che sei stato in grado di produrre; finche' tu possa accettare o respingere cio' che hai inteso. Insomma, il tuo compito consiste nell'allargare la tua fantasia morale.
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Non aver paura di aver paura
Il tuo compito successivo e' quello di allargare il tuo senso del tempo. Poiche' decisivo per la nostra situazione attuale non e' solo (cio' che ormai sanno tutti) che lo spazio terrestre si e' contratto, e che tutti i luoghi che si potevano considerare lontani fino a ieri sono ormai localita' viciniori; ma che anche lo spazio temporale si e' contratto, e che tutti i punti del nostro sistema temporale si sono avvicinati; che i futuri che potevano sembrare fino a ieri a distanza irraggiungibile, confinano ormai direttamente col nostro presente; che li abbiamo trasformati in comunita' attigue. Cio' vale sia per il mondo orientale che per quello occidentale. Per il mondo orientale, poiche' il futuro vi e' pianificato in una misura senza precedenti; e il futuro pianificato non e' piu' un futuro "in grembo agli dei", ma un prodotto in fabbricazione: che, per il fatto di essere previsto, e' gia' visto come parte integrante dello spazio in cui ci si trova. In altri termini: poiche' tutto cio' che si fa, lo si fa per quel prodotto futuro, esso getta gia' la sua ombra sul presente, appartiene gia', in un senso pragmatico, al presente stesso. E cio' vale, in secondo luogo (ed e' il caso che ci riguarda), per gli uomini del mondo occidentale attuale; poiche' questo, anche senza proporselo direttamente, opera gia' sui futuri piu' remoti: decidendo, ad esempio, della salute o della degenerazione, e forse dell'esistenza o dell'inesistenza dei suoi nipoti. E non importa che esso, o, piuttosto, che noi, si miri consapevolmente a questo risultato: poiche' cio' che conta, da un punto di vista morale, e' soltanto il fatto. E dal momento che il fatto - l'"azione a distanza" non pianificata - ci e' noto, continuando ad agire come se non sapessimo quello che facciamo commettiamo un delitto colposo.
E il tuo pensiero successivo dopo il risveglio sia: "Non esser vile, abbi il coraggio di aver paura! Astringiti a fornire quel tanto di paura che corrisponde alla grandezza del pericolo apocalittico!" Anche e proprio la paura fa parte dei sentimenti che siamo incapaci o riluttanti a fornire; e dire che abbiamo gia' paura, che ne abbiamo anche troppa, e che viviamo, anzi, nell'"epoca della paura", e' una frase priva di senso, che, se non e' diffusa ad arte col preciso intento di ingannare, e' pur sempre uno strumento ideale per impedire l'avvento di una paura veramente adeguata all'enormita' del pericolo, e per renderci indolenti e passivi. - E' vero piuttosto il contrario: che viviamo in un'epoca refrattaria all'angoscia e assistiamo quindi passivamente all'evoluzione in corso. Percio' vi e' tutta una serie di ragioni (a prescindere dai limiti della nostra capacita' di sentire), che non e' possibile enumerare qui (1). Ma non possiamo fare a meno di menzionarne una, a cui gli eventi del recente passato conferiscono un'attualita' e un'importanza particolare. Si tratta della mania delle competenze, e cioe' della persuasione, inculcata in noi dalla divisione del lavoro, che ogni problema rientri in un determinato ambito giuridico in cui non abbiamo il diritto di interferire e di dire la nostra. Cosi', per esempio, il problema atomico rientra nella competenza dei politici e dei militari. E questo "non aver diritto" si trasforma subito e automaticamente in "non aver bisogno". In altri termini: non c'e' bisogno che mi occupi dei problemi di cui non sono tenuto e autorizzato ad occuparmi. E posso fare a meno di aver paura, poiche' la paura stessa viene "sbrigata" in un altro ressort. Percio' ripeti dopo il tuo risveglio: "Res nostra agitur". Il che significa due cose: 1) che la cosa ci riguarda perche' ci puo' colpire; e 2) che la pretesa di alcuni a una competenza di carattere esclusivo e' infondata, perche' siamo tutti, in quanto uomini, ugualmente incompetenti. Credere che in puncto "fine del mondo" possa aver luogo una competenza maggiore o minore, e che quelli che (in seguito a una divisione casuale del lavoro, delle responsabilita' e dei compiti) sono diventati politici o militari, e che si occupano della fabbricazione e dell'"impiego" della bomba piu' attivamente o piu' direttamente di noi, siano percio' piu' "competenti" di noi, e' una follia pura e semplice. Chi cerca di farcelo credere (che si tratti di questi pretesi competenti o di altri) dimostra solo la sua incompetenza morale. Ma la nostra situazione morale finisce per diventare intollerabile quando quei pretesi competenti (che sono incapaci di vedere i problemi se non in termini tattici) pretendono di insegnarci che non abbiamo nemmeno il diritto di aver paura, e tanto meno di porci problemi morali: dal momento che la coscienza morale implica una responsabilita', e la responsabilita' e' affar loro, affare dei competenti; con la nostra paura, con la nostra angoscia morale, invaderemmo - secondo loro - un campo di loro competenza. In conclusione: devi rifiutarti di riconoscere un ceto privilegiato, un "clero dell'apocalisse": un gruppo che si arroghi una competenza esclusiva per la catastrofe che sarebbe la catastrofe di tutti. Se ci e' lecito variare il detto rankiano ("ugualmente vicini a Dio"), potremmo dire che "ognuno di noi e' ugualmente vicino alla fine possibile". E percio' ognuno di noi ha lo stesso diritto, e lo stesso dovere, di elevare ad alta voce il suo monito. A cominciare da te.
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Contro la discussione di carattere tattico
Non solo la nostra immaginazione, la nostra sensibilita' e la nostra responsabilita' vengono meno di fronte alla "cosa": ma non siamo neppure in grado di pensarla. Poiche' sotto qualunque categoria cercassimo di sussumerla, la penseremmo in modo sbagliato: per il semplice fatto di ridurla sotto una determinata categoria o classe di concetti, ne faremmo un oggetto fra gli altri e la minimizzeremmo. Anche se puo' esistere in molti esemplari, e' unica nel suo genere, non appartiene a nessuna specie: e', quindi, un monstrum. Disgraziatamente e' proprio questa ("mostruosa") inclassificabilita' a portarci a trascurare la cosa, o a dimenticarla addirittura. Tendiamo a considerare come inesistente tutto cio' che non siamo in grado di classificare. Ma nella misura in cui si parla della cosa (cio' che peraltro non avviene ancora nella conversazione quotidiana fra gli uomini), tendiamo a classificarla (poiche' e' la soluzione piu' comoda e meno inquietante) come un'arma, o piu' in generale come un mezzo. Ma essa non e' un mezzo, poiche' e' essenziale alla natura del mezzo risolversi nello scopo raggiunto e scomparire, come la via nella meta. Il che non accade in questo caso. Poiche' anzi l'effetto inevitabile (e perfino l'effetto consapevolmente ricercato) della cosa e' maggiore di ogni scopo pensabile; poiche' questo, per forza di cose, scompare e si annulla nell'effetto. Scompare e si annulla insieme al mondo in cui c'erano ancora "fini e mezzi". Ed e' chiaro che una cosa che distrugge, con la sua sola esistenza, lo schema "fini e mezzi", non puo' essere un mezzo. Percio' la tua massima successiva sia: "Nessuno mi fara' credere che la bomba sia un mezzo". E dal momento che non e' un mezzo come i milioni di mezzi che compongono il nostro mondo, non puoi tollerare che sia prodotta come se si trattasse di un frigorifero, di un dentifricio e nemmeno di una pistola, per costruire la quale nessuno ci interpella. - E come non devi credere a quelli che la chiamano un "mezzo", non devi credere nemmeno ai persuasori piu' sottili che sostengono che la cosa serve esclusivamente alla "dissuasione", ed e' prodotta, cioe', solo allo scopo di non essere usata. Poiche' non si sono mai visti oggetti il cui impiego si esaurisse nel loro non essere usati; o, tutt'al piu', vi sono stati oggetti che, in determinati casi, non furono usati (e cioe' quando la minaccia del loro uso, spesso gia' avvenuto, si era gia' rivelata sufficiente). Del resto, non dobbiamo mai dimenticare che la cosa e' gia' stata "usata" realmente (e senza giustificazione adeguata) a Hiroshima e Nagasaki. Infine, non dovresti permettere che l'oggetto il cui effetto supera ogni immaginazione sia classificato in modo falso con un'etichetta sciocca e minimizzante. Quando l'esplosione di una bomba H e' definita ufficialmente "azione Opa" o "azione nonnino", non e' solo una manifestazione di cattivo gusto, ma anche un inganno consapevole.
Inoltre devi opporti e ribellarti tutte le volte che la cosa (la cui semplice presenza e' gia' una forma di uso) e' discussa da un punto di vista puramente "tattico". Questo tipo di discussione e' assolutamente inadeguato, poiche' l'idea di potersi servire tatticamente delle armi atomiche presuppone l'esistenza di una situazione politica indipendente dal fatto stesso della loro esistenza. Ma questa e' una supposizione affatto irreale, poiche' la situazione politica (l'espressione "era atomica" e' perfettamente giustificata) e' definita dal fatto delle armi atomiche. Non sono le armi atomiche a presentarsi, fra le altre cose, sulla scena politica, ma sono gli avvenimenti politici a svolgersi all'interno della situazione atomica; e la maggior parte delle azioni politiche sono passi intrapresi all'interno di questa situazione. I tentativi di utilizzare la possibilita' della fine del mondo come una pedina sullo scacchiere della politica internazionale, indipendentemente o meno dalla loro astuzia, sono segni di accecamento. L'epoca delle astuzie e' finita. Percio' devi farti un principio di sabotare tutte le analisi in cui i tuoi contemporanei cercano di esaminare il fatto del pericolo atomico da un punto di vista puramente tattico, e di portare la discussione sul punto essenziale: sulla minaccia che pesa sull'umanita' di un'apocalisse provocata da lei stessa; e fallo anche a costo di essere deriso come persona priva di realismo politico. In realta', ad essere poco realisti, sono proprio i puri tattici, che vedono le armi atomiche solo come mezzi, e che non capiscono che i fini che cercano o pretendono di raggiungere mediante la loro tattica, sono completamente svuotati di significato dall'uso (anzi, dalla semplice possibilita' dell'uso) di questi mezzi.
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La decisione e' gia' stata presa
Non lasciarti ingannare da chi sostiene che ci troveremmo ancora (e ci troveremo forse sempre) nello stadio sperimentale, nello stadio delle esperienze di laboratorio. Poiche' questa e' solo una frase. E non solo perche' abbiamo gia' gettato delle bombe (cio' che molti stranamente dimenticano), e l'epoca "in cui si fa sul serio" e' quindi gia' cominciata da un pezzo; ma anche perche' (ed e' la ragione piu' importante) non e' possibile parlare, in questo caso, di esperimenti. La tua ultima massima sara', quindi, questa: "Per quanto felice possa essere l'esito degli esperimenti, e' lo sperimentare stesso che fallisce". E fallisce perche' si puo' parlare di esperimenti solo dove l'evento sperimentale non esce e non spezza l'ambito isolato e circoscritto del laboratorio; condizione che non si ritrova in questo caso. Poiche' fa proprio parte dell'essenza della cosa, e dell'effetto ricercato della maggior parte degli esperimenti attuali, accrescere il piu' possibile la forza esplosiva e il fall-out radioattivo dell'arma; e cioe', per quanto contraddittoria possa essere la formula, provare fino a che punto si possa superare ogni limite sperimentale. Cio' che e' prodotto dai cosiddetti "esperimenti" non rientra piu', quindi, nella classe degli effetti sperimentali, ma nello spazio reale, nell'ambito della storia (dove si trovano, ad esempio, i pescatori giapponesi contagiati dal fall-out) e perfino della storia futura, poiche' e' il futuro stesso ad essere investito (ad esempio la salute delle prossime generazioni), e si puo' quindi dire che il futuro, secondo la formula filosofica del libro di Jungk, "e' gia' cominciato". E' quindi del tutto illusoria e ingannevole l'affermazione a cui si ricorre cosi' volentieri, che l'impiego della cosa non e' stato ancora deciso. - E' vero, invece, che la decisione e' gia' avvenuta attraverso i cosiddetti esperimenti. Fa quindi parte dei tuoi doveri denunciare e distruggere l'apparenza che noi si viva ancora nella "preistoria" atomica: e chiamare per nome cio' che e'.
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Siamo manipolati dai nostri apparecchi
Ma tutti questi postulati e questi divieti si possono condensare in un solo comandamento: "Abbi solo quelle cose le cui massime potrebbero diventare le tue massime e quindi le massime di una legislazione universale".
E' un postulato che puo' lasciare interdetti: l'espressione "massime delle cose" puo' sembrare, a tutta prima, paradossale. Ma solo perche' strano e paradossale e' il fatto stesso designato dall'espressione. Cio' che vogliamo dire e' solo che, vivendo in un mondo di apparecchi, siamo soggetti al trattamento dei nostri apparecchi (e sempre in un modo determinato dalla natura degli apparecchi). Ma poiche', d'altra parte, siamo gli utenti di questi apparecchi, e trattiamo il nostro prossimo per mezzo di essi, finiamo per trattare il nostro prossimo, anziche' secondo i nostri principi, secondo i modi di operare degli apparecchi, e cioe', in certo qual modo, secondo le loro massime. Il postulato esige che ci rendiamo conto di queste massime come se fossero le nostre (dal momento che lo sono effettivamente e di fatto); che la nostra coscienza morale, anziche' dedicarsi all'esame di se stessa (che e' ormai un lusso privo di conseguenze), si dedichi a quello degli "impulsi nascosti" e dei "principi" dei nostri apparecchi. Esaminando scrupolosamente la propria anima alla maniera tradizionale, un ministro atomico non vi troverebbe, probabilmente, nulla di particolarmente peccaminoso; ma esaminando la "vita intima" dei suoi aggeggi, vi troverebbe niente meno che l'erostratismo, e un erostratismo su scala cosmica; poiche' erostratico e' il modo in cui le armi atomiche trattano l'umanita'. Solo quando ci saremo abituati a questa nuova forma di azione morale ("l'analisi del cuore degli apparecchi"), avremo qualche motivo di sperare che, dovendo decidere del nostro essere o non-essere, sapremo decidere per la conservazione del nostro essere.
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Impossibilita' di non-potere
Il tuo principio successivo sia: "Non credere che quando saremo riusciti a compiere il primo passo, la cessazione dei cosiddetti esperimenti, il pericolo si possa considerare passato, e che noi si possa dormire sugli allori". Poiche' la fine degli esperimenti non significa ancora quella della produzione di bombe e tanto meno la distruzione delle bombe e dei tipi che sono gia' stati sperimentati e che sono pronti per l'uso. Vi possono essere varie ragioni per una cessazione degli esperimenti: uno stato vi si puo' risolvere, ad esempio, perche' ogni ulteriore esperimento sarebbe superfluo, dal momento che la produzione dei tipi sperimentati o la riserva di bombe esistenti bastano gia' per ogni eventualita'; insomma, perche' sarebbe assurdo e antieconomico uccidere l'umanita' piu' di una volta.
Non credere nemmeno che avremmo diritto di stare tranquilli una volta che fossimo riusciti ad eseguire il secondo passo (l'arresto della produzione di bombe A e H), o che potremmo metterci a sedere dopo il terzo passo (la distruzione di tutte le riserve). Anche in un mondo completamente "pulito" (e cioe' in un mondo dove non ci fossero piu' bombe A o H, e dove quindi, apparentemente, non "avremmo" bombe), continueremmo, tuttavia, ad averle, poiche' sapremmo come fare per produrle. Nella nostra epoca contrassegnata dalla riproduzione meccanica non si puo' dire che un oggetto possibile non esista, poiche' cio' che conta non sono gli oggetti fisici reali, ma i loro tipi, i loro "modelli". Anche dopo aver eliminato tutti gli oggetti fisici che hanno a che fare con la produzione delle bombe A o H, l'umanita' potrebbe cadere vittima dei loro disegni. Si potrebbe concludere, allora, che bisogna distruggere questi ultimi. Ma anche questo e' impossibile, poiche' i modelli sono indistruttibili come le idee di Platone; in un certo senso sono addirittura la loro realizzazione diabolica. Insomma, anche se ci riuscisse di distruggere fisicamente i fatali apparecchi e i loro "modelli", e di salvare cosi' la nostra generazione: anche questa sarebbe solo una pausa, sarebbe solo una dilazione. La produzione potrebbe essere ripresa ogni giorno, il terrore rimane, e dovrebbe restare, quindi, anche la tua paura. D'ora in poi l'umanita' dovra' vivere, per tutta l'eternita', sotto l'ombra minacciosa del mostro. Il pericolo apocalittico non si lascia eliminare una volta per tutte, con un atto solo, ma solo con una serie indefinita di atti quotidiani. Dobbiamo comprendere, insomma (e questa comprensione finisce di mostrarci il carattere fatale della nostra situazione), che la nostra lotta contro la permanenza fisica degli ordigni e la loro costruzione, sperimentazione ed accumulazione rimane, in definitiva, insufficiente. Poiche' la meta che dobbiamo raggiungere non puo' consistere nel non-avere la cosa, ma solo nel non adoperarla mai, anche se non possiamo fare in modo di non averla; nel non adoperarla mai, anche se non ci sara' mai un giorno in cui non potremmo adoperarla.
Ecco quindi il tuo compito: far capire all'umanita' che nessuna misura fisica, nessuna distruzione di oggetti materiali potra' mai rappresentare una garanzia assoluta e definitiva, e che dobbiamo, invece, essere fermamente decisi a non compiere mai quel passo, anche se sara', in un certo senso, sempre possibile. Se non riusciamo - si', tu, tu ed io - a infondere questa coscienza e questa convinzione nell'umanita', siamo perduti.
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Note
1. Cfr. Guenther Anders, Die Antiquierheit des Menschen, C. H. Beksche Verlagsbuchhandlung, pp. 264 sgg.
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Joel Kotek, Pierre Rigoulot, Il secolo dei campi, Mondadori, Milano 2001, 2002, pp. VI + 618.
- Wolfgang Sofsky, L'ordine del terrore, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. X + 524.
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Classici
- Mario Luzi, L'opera poetica, Mondadori, Milano 1998, 2013, 3 voll. per complessive pp. CXIV + 1932.
- Sylvia Plath, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2013, pp. LXIV + 886.
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Strumenti
- Franco Demarchi, Aldo Ellena (a cura di), Dizionario di sociologia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1976, pp. 1438.
- Walter Laqueur (a cura di), Dizionario dell'Olocausto, Einaudi, Torino 2004, 2007, pp. XXXIV + 934.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 181 del 14 ottobre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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