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[nonviolenza] Sei mesi senza Vito. Un ricordo di Vito Ferrante
- Subject: [nonviolenza] Sei mesi senza Vito. Un ricordo di Vito Ferrante
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Thu, 29 Oct 2026 06:52:48 +0100
SEI MESI SENZA VITO. UN RICORDO DI VITO FERRANTE
Sono passati sei mesi dall'improvvisa scomparsa di Vito Ferrante.
Ci ha lasciato il 29 aprile, pochi giorni dopo sua figlia Vittoria, qualche settimana prima di sua moglie Ivana: una tremenda serie di lutti che si e' abbattuta sulla sua meravigliosa famiglia.
Ad Antonella e ad Antonio, di Vito ed Ivana i figli e di Vittoria la sorella e il fratello, vorremmo dire ancora una volta la nostra vicinanza, il nostro affetto, la nostra amicizia.
E la nostra vicinanza, il nostro affetto, la nostra amicizia vorremmo dire anche alla vera e propria "famiglia allargata" di Vito, l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione di tutte le persone oppresse e sofferenti, l'impegno cui Vito dedico' tutto se' stesso per l'intera sua vita.
*
Sono passati sei mesi dall'improvvisa scomparsa di Vito Ferrante, e sembra un attimo.
Sembra un attimo, ed e' gia' la meta' di un anno.
Molte persone amiche di Vito, molte associazioni ed istituzioni che con lui hanno collaborato, hanno iniziato una riflessione su come commemorarlo al meglio, su come raccoglierne e preservarne e mettere a disposizione delle future generazioni l'opera e l'eredita' del grande artista, del generoso militante politico del movimento operaio, del pubblico amministratore limpido e costantemente sollecito del bene comune, dell'uomo di pace, del punto di riferimento per l'intera societa' civile viterbese e per tutte le esperienze di volontariato e di solidarieta', dell'ispiratore ed animatore di buone pratiche di auto-mutuo-aiuto e di liberazione di tutte le oppresse e tutti gli oppressi, del promotore di tante lotte nonviolente in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
*
L'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", adesso presieduta da sua figlia, la dottoressa Antonella Ferrante, ha iniziato il percorso di memoria, di riflessione e di organizzazione che portera' nelle prossime settimane e nei prossimi mesi alla realizzazione di rilevanti iniziative pubbliche coinvolgendo personalita', esperienze, movimenti, associazioni ed istituzioni che di Vito serbano un vivo e grato ricordo, che con lui hanno collaborato in tante occasioni.
L'incontro dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che si svolgera' sabato 31 ottobre 2026 alla Fattoria di Alice (in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo), sara' occasione, oltre che per il consueto incontro conviviale settimanale, anche per proseguire nella riflessione e nell'organizzazione delle iniziative che ricordando Vito ne proseguiranno l'azione di pace e di solidarieta'.
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Alleghiamo in calce due ricordi di Vito pronunciati in occasione delle esequie del 9 maggio 2026 e della giornata di ricordo promossa dall'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) il 17 giugno 2026.
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Una minima notizia su Vito Ferrante
Vito Ferrante (Adelfia, primo aprile 1947 - Viterbo, 29 aprile 2026), persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' stato il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, Vito Ferrante e' stato una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' stato a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani.
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, stefania0560 at hotmail.it
La pagina Facebook dell'associazione e' all'indirizzo: https://www.facebook.com/afesopsit/?locale=it_IT
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 29 ottobre 2026
Mittenti: alcune amiche e alcuni amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato primo: Alcune parole per Vito Ferrante
[Ricostruite a memoria il giorno dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 9 maggio 2026 alla Fattoria di Alice, dopo la benedizione delle spoglie mortali, e prima del risuonare delle note del Silenzio]
Vorrei dire innanzitutto a Ivana, ad Antonella, ad Antonio, a Claudia, a Francesco, a Filippo e a Vania, al fratello Paolo e alla sorella Chiara, a tutti i familiari di Vito, ed insieme a loro anche alle amiche e agli amici dell'Afesopsit, che anche loro sono la famiglia di Vito, vorrei dirvi l'amicizia e l'affetto di tutti noi che siamo qui e di tutti quelli che Vito hanno conosciuto ed amato.
La morte nell'arco di pochi giorni vi ha strappato prima Vittoria e poi Vito, e non so immaginare uno strazio piu' grande.
Il vostro dolore e' anche il nostro dolore.
*
Vito una volta fece un sogno, il sogno di una cosa.
Ma questo sogno ve lo raccontero' alla fine.
*
Un uomo una volta racconto' di una persona che svegliatasi dal sonno si scopri' trasformata in uno scarafaggio: ma naturalmente non era uno scarafaggio, era una persona, solo che gli altri la guardavano e la trattavano come se fosse uno scarafaggio.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona fosse guardata e trattata come uno scarafaggio, ma ogni persona venisse riconosciuta persona, splendente di verita', di luce e di bellezza. Ogni persona, tutte le persone. E le persone che Vito incontrava, e che qualche volta loro stesse si erano convinte di essere scarafaggi, Vito le baciava - come fanno le principesse coi rospi nelle fiabe - e quelle persone tornavano a riconoscersi esseri umani, persone libere, persone forti, persone belle.
*
Quell'uomo raccontava anche la storia di una persona che non aveva fatto niente di male, eppure le facevano un processo, le volevano togliere la liberta' senza neppure dirgli perche' (e un perche' non c'era), e alla fine veniva uccisa.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona venisse uccisa, nessuna persona venisse imprigionata, nessuna persona venisse perseguitata; perche' nessun innocente, inerme, fragile (e tutti gli esseri umani sono fragili) subisse violenza. E so che sembra incredibile, ma tante e tante persone ha salvato, lui che non aveva alcun potere, lui che non aveva ne' ricchezze ne' potenza, tante e tante ne ha salvate.
*
E sempre quell'uomo raccontava la storia di un castello inaccessibile, dal quale padroni potentissimi e invisibili dominavano su tutte le terre e su chi ci viveva. E chi in quelle terre viveva non poteva ne' avvicinarsi al castello, ne' disobbedire agli ordini crudeli e incomprensibili degli invisibili inaccessibili padroni.
Ecco, Vito ha lottato per tutta la vita per far crollare le mura di quel castello malvagio e per rovesciare quei sovrani invisibili e crudeli; ha lottato per tutta la vita in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani. Questa lotta per la liberazione di tutte e tutti Vito e io la chiamavamo con un nome preciso (tante volte tradito e sfigurato): comunismo, mettere in comune tutto il bene e tutti i beni, abbattere tutti i poteri oppressivi, abolire tutte le carceri e le schiavitu', realizzare giustizia e liberta', misericordia e condivisione, da ciascuna persona secondo le sue capacita' e a ciascuna persona secondo i suoi bisogni.
*
Vi e' nel mondo una tragica realta': la sofferenza, il dolore, la paura, la solitudine, il male; gli antichi lo chiamavano "mysterium iniquitatis", il mistero dell'iniquita', il mistero dell'ingiustizia: perche' l'ingiustizia e' un mistero, dal momento che ogni persona ragionevole preferirebbe la giustizia. E invece c'e' l'ingiustizia, il male, la solitudine, la paura, il dolore, la sofferenza.
In una vecchia storia questo mysterium iniquitatis, questa presenza del male, ha un simbolo possente e tremendo: una balena bianca.
E un uomo forte e rabbioso decide di affrontarla e ucciderla, e ne va alla caccia con altri uomini forti. Ma nonostante tutta la sua forza e tutta la sua rabbia, la balena lo uccide, ed uccide tutti gli altri uomini che erano con lui, e si salva solo uno per poterlo raccontare.
Ecco, Vito sapeva che nella lotta contro il male la prima cosa che devi fare e' evitare di fare altro male, e' evitare di far soffrire e morire altre persone oltre le tante che gia' soffrono tanto e le tante che sono gia' morte.
Cosa fare, allora? Come combattere il male senza accrescerlo?
C'e' una parola per questo: questa parola e' nonviolenza, che e' la lotta la piu' nitida e intransigente, la piu' concreta e coerente contro tutte le violenze e le oppressioni, ovvero la lotta contro il male che non fa altro male ma fa solo il bene e che cosi', facendo il bene, affronta e sconfigge il male. Per tutta la vita Vito e' stato un esempio della nonviolenza in azione, della nonviolenza in cammino.
*
Il mondo in cui viviamo, quest'unico mondo che abbiamo, quest'unico mondo vivente, e' colmo di dolore.
Un uomo antico, di cui non sappiamo neppure il nome, che e' ricordato solo con la definizione di quello che sta facendo: "la persona che parla nell'assemblea" (in ebraico: Qoelet), diceva che tutto e' inutile, che tutto e' vanita', che tutto e' niente. Ma quell'uomo antico diceva anche che e' meglio essere in due che uno solo, perche' la persona sola che cade lungo la strada non ha nessuno che la aiuti a rialzarsi, se invece c'e' qualcun altro, una compagna o un compagno vicino a te, ti aiuta a rialzarti, ti aiuta a continuare insieme il cammino.
Ecco, Vito e' stato quel compagno (compagno e' un'antica parola che significa la persona che condivide il suo pane con te), quel compagno che ti aiuta a rialzarti; e' stato questo per tante persone che oggi qui lo ricordano con amore inestinguibile.
*
Era un uomo che aiutava tutti e sembrava che avesse energie infinite. Invece anche le persone buone faticano e soffrono, sono assalite dai dubbi e dagli scrupoli, sperimentano le perdite, i limiti, gli errori e i fallimenti, subiscono gli scacchi; e molto spesso solo poche persone di quelle che che gli stanno vicino se ne accorgono e gli dicono una parola buona, gli prestano il loro ascolto che e' il primo aiuto. Per questo una persona buona una sera disse alle persone che lo ascoltavano che quando sarebbero tornate a casa si ricordassero di accarezzare le persone che amavano, e cosi' ricordatevene anche voi.
Anche le persone buone soffrono. Come quel Giobbe che subisce ogni sofferenza, eppure resiste, con una infinita pazienza, con una infinita fiducia, perche' sa che tutto gli puo' essere tolto ma non la sua verita', non la sua bonta'.
Ecco, le tante sofferenze che Vito ha subito, e per ultima la perdita dell'amatissima figlia Vittoria, non gli hanno mai tolto la sua bonta'.
*
Se io dovessi dire in una sola parola chi era Vito, dovrei prima raccontarvi una storia, una vecchia storia che si ripete ogni giorno.
Un uomo andava per strada tra Gerusalemme e Gerico quando fu aggredito dai briganti, che gli rubarono tutto, lo pestarono a sangue, e lo lasciarono per terra piu' morto che vivo. Passo' una persona di quelle che sanno tutto e a tutti fanno la predica, vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via; passo' poi uno di quelli che contano, di quelli importanti, che stanno nelle istituzioni, che di mestiere si occupano delle decisioni politiche, della sanita', dei servizi sociali: anche lui vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via anche lui. E quell'uomo massacrato era li' per terra e stava per morire. Poi arrivo' Vito.
Poi arrivo' Vito, si fermo', lo medico', se lo carico' sulle spalle, lo porto' in salvo; gli salvo' la vita.
Ecco chi era Vito: Vito era quel buon samaritano che aiuta chiunque ha bisogno di aiuto, senza chiedergli niente in cambio e anzi dandogli tutto: lo aiuta perche' e' giusto aiutare chi ha bisogno di aiuto. Questo era Vito, uno che salvava le vite, e tante persone che sono oggi qui possono testimoniarlo.
*
Dovrei dirvi adesso anche di cosa abbiano significato per noi, per Vito e per me, nel nostro dialogo che e' durato piu' di quarant'anni e che adesso la sua morte interrompe per sempre, dovrei dirvi cosa hanno significato per noi Franco Basaglia, Primo Levi, Nelson Mandela, Alfio Pannega (e un anno fa Vito ha scritto una poesia bellissima dedicata ad Alfio), Teresa Blasi, Marco Scipioni, le donne di Erinna, le compagne e i compagni del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, le amiche e gli amici dell'Afesopsit, ma credo che basti aver detto i loro nomi, e magari un'altra volta potremo parlarne a lungo.
*
Ancora una cosa mi preme dire, e poi vi dico di quel sogno di cui dicevo all'inizio.
C'e' una parola che mi ha sempre affascinato e turbato, la parola "persona"; e' una parola latina che significa sia la pienezza di dignita' e virtu' di ogni essere umano, ma significa anche la maschera che nasconde il volto, e significa anche "nessuno".
Ed ogni persona si ricorda e si riconosce in quell'Ulisse che dice a Polifemo, il gigantesco mangiatore di uomini che gli chiede come si chiami, che il suo nome e' Nessuno. E sottile e' il confine tra essere qualcuno ed essere nessuno, e puo' bastare un soffio per precipitare nell'abisso, ma anche di questo parleremo un'altra volta.
Ebbene, in Portogallo vi e' stata una persona che di cognome faceva proprio "persona", che in portoghese si dice Pessoa. Fernando Pessoa si chiamava, ed era un poeta (poeta e' un'antica parola di origine greca, "poietes", che significa la persona che fa le cose, che le sa fare e quindi le fa, e Vito era una persona che sapeva fare tutto e tutto faceva, ognuno di noi lo sa bene). Ha scritto una poesia, Fernando Pessoa, che so a memoria e che vorrei tradurvi dal portoghese un po' alla buona, un po' troppo alla buona. Dice cosi':
Il poeta e' uno che finge, che fa finta
Fa finta cosi' bene, cosi' completamente
che arriva a far finta che sia dolore
il dolore che davvero sente.
E quelli che leggono quello che ha scritto
nel dolore letto sentono bene
non i due dolori, quello vero e quello finto, che il poeta ha sentito
ma solo quello che loro non hanno
(perche' loro hanno un altro dolore, il loro dolore, il loro doppio dolore).
E cosi' va girando in tondo
illudendo la ragione
questo trenino a molla
che chiamiamo cuore.
Che grande cuore ha avuto Vito, che grande poeta e' stato, che grande amico e compagno ci ha lasciato.
*
Ecco, detto tutto questo adesso vorrei dirvi quel sogno di Vito.
Sogno' di essere l'umanita' come dovrebbe essere: un'umanita' capace di fare la cosa giusta, di prendersi cura di ogni persona senza abbandonarne nessuna, affinche' tutte le persone potessero vivere libere e per quanto possibile felici, di quella sobria felicita' che e' un'aspirazione e un diritto di tutti gli esseri umani.
Sogno' di essere una persona buona e giusta, una di quelle trenta persone che un'antica storia dice che senza saperlo tengono insieme il mondo, e se una di loro mancasse allora il mondo si disgregherebbe. ed e' per questo che devi essere tu a prendere il posto di Vito, devi essere tu a fare quello che faceva Vito, adesso che Vito non c'e' piu'.
Fece questo sogno Vito, di essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Ed e' certo un grande mistero, ma anche un'evidente verita', che ci riusci'. Riusci' ad essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Per questo ne sentiamo la perdita cosi' profondamente.
Per questo gli siamo grati cosi' infinitamente.
Per questo ci lascia un esempio e un appello cosi' forti.
Che noi tutti si possa essere degni, si sappia essere capaci, di continuare la sua lotta.
* * *
Allegato secondo: Alcune parole dette durante l'incontro in memoria di Vito Ferrante promosso dall'Anpi il 17 giugno 2026 a Viterbo
[Ricostruite a memoria poche ore dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 17 giugno 2026 alla Fattoria di Alice in occasione dell'incontro promosso dall'Anpi]
1. Un messaggio di Antonella Ferrante
Innanzi tutto permettetemi di riferirvi un messaggio di Antonella Ferrante, la figlia di Vito che ne porta avanti l'impegno, che avrebbe voluto essere qui con noi oggi ma un'esigenza familiare glielo ha impedito.
Antonella manda comunque il suo ringraziamento a chi ha promosso questa commemorazione e a tutte le persone che vi prendono parte.
Ed egualmente noi ringraziamo lei, e le siamo vicini in questo momento e le mandiamo i migliori auguri affinche' la sua famiglia, gia' cosi' duramente provata per le morti di Vittoria e di Vito, possa trovare tranquillita' e salute in questo momento di dolorosa elaborazione del lutto e di impegno a raccogliere le forze per proseguire nel cammino cosi' come Vito avrebbe voluto.
2. Antifascismo e' nonviolenza
Mi sembra giusto che l'Associazione nazionale partigiani d'Italia ricordi Vito Ferrante; non solo per i legami d'impegno comune e di personale vicinanza e sincero affetto ed amicizia, ma per un motivo piu' profondo, sostanziale.
L'Anpi agisce nel ricordo dell'antifascismo storico che alla dittatura fascista, alla guerra fascista, all'occupazione nazista e agli orrori dalla dittatura, dalla guerra e dall'occupazione provocati si oppose.
L'antifascismo attuale intende inverare e proseguire oggi quella lotta necessaria contro la disumanita', e ve ne e' grande bisogno.
Ebbene, il fascismo nella sua essenza consiste di due cose: la violenza sfrenata e la sordita' per le sofferenze degli altri (il motto degli squadristi, ricorderete, era infatti "Me ne frego").
Ne consegue che l'antifascismo e' il ripudio della violenza e quindi la lotta contro la violenza; ed insieme e' il contrario dell'indifferenza al dolore degli altri: l'antifascismo e' la pratica personale, sociale e politica del rispetto e della solidarieta' nei confronti di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
C'e' una parola, un concetto, che perfettamente equivale alla parola, al concetto, di antifascismo, ed e' nonviolenza.
L'antifascismo e' la nonviolenza vissuta e praticata, che diviene progetto ed azione politica.
La nonviolenza e' l'antifascismo concreto e coerente, sentito ed agito nella dimensione esistenziale, in quella teoretica, in quella pratica: morale, sociale, politica.
Orbene, l'intera vita di Vito Ferrante, l'intera sua azione, e' stata antifascismo nitido e intransigente, e' stata nonviolenza in cammino.
E la sua opera, che prosegue anche ora che la sua vita si e' conclusa, e' azione politica nel senso piu' preciso e forte del termine: azione di responsabilita', azione di solidarieta', azione di liberazione, azione di condivisione fra tutte e tutti di tutto il bene e tutti i beni.
L'azione di salvare tutte le vite.
L'azione di riconoscere, inverare, difendere e promuovere la dignita' umana di ogni essere umano.
L'azione che si oppone a tutte le guerre, a tutte le oppressioni, a tutte le violenze.
*
3. Come fare cio' che occorre fare
Ma come condurre questa azione cosi' necessaria, oggi piu' che mai?
Vito ci ha mostrato come farlo.
Non come tecnico che sa cio' che altri non sanno e se lo tiene stretto, ma come persona che condivide i suoi saperi, i suoi talenti, il suo tempo e valorizza i saperi, i talenti, il tempo altrui.
Non come borghese che fa l'elemosina al povero, non come brav'uomo paternalista che mentre aiuta marca le distanze e riproduce i rapporti gerarchici, di potere e di classe tra persona e persona, tra benefattore e beneficiato, riproducendo cosi' gli stessi rapporti di forza e di dominio del sistema di potere e del modo di produzione e riproduzione sociale che nega l'eguale dignita' di tutti gli esseri umani.
No, Vito ha saputo fare il bene ponendosi alla pari con le persone che aiutava e cosi' suscitando nelle persone che aiutava il rispetto di se', la coscienza della propria dignita' e del proprio valore, aiutandole a farsi soggetti morali, sociali e politici della propria e comune liberazione.
Cosi' era Vito e questo luogo, la "Fattoria di Alice" che ovunque reca la traccia dell'opera di Vito, lo ricorda, cosi' come ricorda chi dono' a Vito questo pezzo di terra per farne un luogo di solidarieta' e di liberazione, Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che anch'essi come Vito dedicarono l'intera loro vita all'impegno per la realizzazione di una societa' fondata sul principio "da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni", che invera la regola aurea presente in tutte le grandi tradizioni di pensiero: "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te".
*
4. O mythos deloi, due storie e una spina
Se ve ne fosse il tempo (ma avremo altre occasioni ancora di ragionare sul lascito di Vito e stasera le parole devono lasciare spazio alla musica e alla convivialita'), se ve ne fosse il tempo amerei raccontare tanti episodi della vita di Vito e ricavarne una morale come nelle favole antiche di Esopo e Fedro. Ma sara' per un'altra volta.
Vorrei quindi concludere raccontandovi una lirica, un'antica storia cinese e lasciandovi infine una spina, poiche' le spine talvolta sono la parte migliore della rosa.
*
5. Sandro Penna e l'Oms
C'e' una poesia di Sandro Penna che, riprendendo il modulo delle Beatitudini, dice cosi':
"Felice chi e' diverso
essendo egli diverso
ma guai a chi e' diverso
essendo egli comune".
Ebbene, ho letto pochi giorni fa nelle pagine iniziali di un libro che fa il quadro della riflessione sulla salute mentale oggi, un dato dell'Organizzazione Mondiale della Sanita': su otto miliardi di esseri umani viventi nel mondo, circa un miliardo soffre di sofferenze psichiche, soffre nella sua anima.
Una persona su otto.
Non basterebbe questo a convincere qualunque persona che abbia un cuore e una testa che e' ora di piantarla con le guerre, le rapine, le violenze, il razzismo e la schiavitu', e dedicarci finalmente al primo compito dell'umanita', l'auto-mutuo-aiuto? Io credo di si'.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Vito ha dedicato la sua vita a questo impegno.
*
6. Da Chuang Tzu a Sigismondo
Noi siamo stranieri a noi stessi.
Un'antica storia taoista racconta che il saggio cinese Chuang Tzu sogno' di essere una farfalla, ed al risveglio non sapeva piu' se lui stesso era Chuang Tzu che aveva sognato di essere una farfalla, o una farfalla che stava sognando di essere Chuang Tzu.
Vi sono due capolavori del "siglo de oro" della letteratura spagnola che riflettono su questo nesso tra sogno e mondo: il "Don Chisciotte" di Cervantes e "La vita e' sogno" di Calderon de la Barca; al termine di quest'ultima opera Sigismondo, il protagonista che ha subito l'iniqua reclusione ed ora e' finalmente libero, dice questi versi:
"pues asi' llegue' a saber
que toda la dicha humana
en fin pasa como sueno".
Tradotto alla buona: "E cosi' giunsi a capire / che tutta la felicita' umana / infine passa come un sogno".
E quindi in questa nostra vita, in questo nostro sogno, facciamo il bene, rispettiamoci ed aiutiamoci l'un l'altro: e' il modo migliore, e l'unico decente, di essere persone, di essere esseri umani.
*
7. Avrei voluto dirvi di Vito, Leopardi, Weil e Basaglia
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare il programma di Giacomo Leopardi: fare della nostra sofferenza uno strumento di comprensione della realta' e un'azione politica di liberazione dell'umanita' intera (e' il messaggio contenuto nell'ultima immensa poesia di Leopardi, "La ginestra, o il fiore del deserto").
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare la proposta di Simone Weil, esercitare la virtu' dell'attenzione, porsi all'ascolto del dolore delle altre persone fino a sentirlo come il proprio dolore ed adoperarsi per affrontarlo insieme.
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' ad inverare il progetto di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia: di aiutare e di liberare tutte e tutti, e cosi' liberare anche se' stessi, e dare un senso alla vita e all'intera avventura umana.
Ma ne parleremo un'altra volta.
*
8. Infine, una spina
Come tutti i vecchi amici di Vito alla notizia della sua improvvisa scomparsa mi sono detto che era una catastrofe.
Ed ho creduto di dover fare quello che tutti facciamo quando uno dei nostri compagni di lotta ci lascia.
Le amiche e gli amici dell'Afesopsit (questo acronimo impronunciabile che sta per "Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia") sanno perfettamente che Vito e' insostituibile, ma in queste settimane di dolorosa elaborazione del lutto hanno continuato ad incontrarsi e a portare avanti le loro attivita' solidali e liberatrici e stanno cercando di trovare il modo per proseguire il lavoro di Vito ora che Vito non c'e' piu', e che loro sono Vito.
Perche' ora loro sono Vito.
Perche' Vito vive nel loro ricordo e nella loro azione, e continuera' a vivere finche' una persona continuera' a ricordarlo e ne proseguira' la lotta.
Credo che dovremmo dar loro una mano, non solo con le commemorazioni che pure sono benedette, ma mettendo a disposizione le nostre persone, le nostre capacita', il nostro tempo.
Non e' una cosa facile.
E' un dovere al quale non possiamo sottrarci.
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Sono passati sei mesi dall'improvvisa scomparsa di Vito Ferrante.
Ci ha lasciato il 29 aprile, pochi giorni dopo sua figlia Vittoria, qualche settimana prima di sua moglie Ivana: una tremenda serie di lutti che si e' abbattuta sulla sua meravigliosa famiglia.
Ad Antonella e ad Antonio, di Vito ed Ivana i figli e di Vittoria la sorella e il fratello, vorremmo dire ancora una volta la nostra vicinanza, il nostro affetto, la nostra amicizia.
E la nostra vicinanza, il nostro affetto, la nostra amicizia vorremmo dire anche alla vera e propria "famiglia allargata" di Vito, l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione di tutte le persone oppresse e sofferenti, l'impegno cui Vito dedico' tutto se' stesso per l'intera sua vita.
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Sono passati sei mesi dall'improvvisa scomparsa di Vito Ferrante, e sembra un attimo.
Sembra un attimo, ed e' gia' la meta' di un anno.
Molte persone amiche di Vito, molte associazioni ed istituzioni che con lui hanno collaborato, hanno iniziato una riflessione su come commemorarlo al meglio, su come raccoglierne e preservarne e mettere a disposizione delle future generazioni l'opera e l'eredita' del grande artista, del generoso militante politico del movimento operaio, del pubblico amministratore limpido e costantemente sollecito del bene comune, dell'uomo di pace, del punto di riferimento per l'intera societa' civile viterbese e per tutte le esperienze di volontariato e di solidarieta', dell'ispiratore ed animatore di buone pratiche di auto-mutuo-aiuto e di liberazione di tutte le oppresse e tutti gli oppressi, del promotore di tante lotte nonviolente in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
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L'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", adesso presieduta da sua figlia, la dottoressa Antonella Ferrante, ha iniziato il percorso di memoria, di riflessione e di organizzazione che portera' nelle prossime settimane e nei prossimi mesi alla realizzazione di rilevanti iniziative pubbliche coinvolgendo personalita', esperienze, movimenti, associazioni ed istituzioni che di Vito serbano un vivo e grato ricordo, che con lui hanno collaborato in tante occasioni.
L'incontro dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che si svolgera' sabato 31 ottobre 2026 alla Fattoria di Alice (in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo), sara' occasione, oltre che per il consueto incontro conviviale settimanale, anche per proseguire nella riflessione e nell'organizzazione delle iniziative che ricordando Vito ne proseguiranno l'azione di pace e di solidarieta'.
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Alleghiamo in calce due ricordi di Vito pronunciati in occasione delle esequie del 9 maggio 2026 e della giornata di ricordo promossa dall'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) il 17 giugno 2026.
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Una minima notizia su Vito Ferrante
Vito Ferrante (Adelfia, primo aprile 1947 - Viterbo, 29 aprile 2026), persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' stato il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, Vito Ferrante e' stato una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' stato a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani.
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, stefania0560 at hotmail.it
La pagina Facebook dell'associazione e' all'indirizzo: https://www.facebook.com/afesopsit/?locale=it_IT
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 29 ottobre 2026
Mittenti: alcune amiche e alcuni amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato primo: Alcune parole per Vito Ferrante
[Ricostruite a memoria il giorno dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 9 maggio 2026 alla Fattoria di Alice, dopo la benedizione delle spoglie mortali, e prima del risuonare delle note del Silenzio]
Vorrei dire innanzitutto a Ivana, ad Antonella, ad Antonio, a Claudia, a Francesco, a Filippo e a Vania, al fratello Paolo e alla sorella Chiara, a tutti i familiari di Vito, ed insieme a loro anche alle amiche e agli amici dell'Afesopsit, che anche loro sono la famiglia di Vito, vorrei dirvi l'amicizia e l'affetto di tutti noi che siamo qui e di tutti quelli che Vito hanno conosciuto ed amato.
La morte nell'arco di pochi giorni vi ha strappato prima Vittoria e poi Vito, e non so immaginare uno strazio piu' grande.
Il vostro dolore e' anche il nostro dolore.
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Vito una volta fece un sogno, il sogno di una cosa.
Ma questo sogno ve lo raccontero' alla fine.
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Un uomo una volta racconto' di una persona che svegliatasi dal sonno si scopri' trasformata in uno scarafaggio: ma naturalmente non era uno scarafaggio, era una persona, solo che gli altri la guardavano e la trattavano come se fosse uno scarafaggio.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona fosse guardata e trattata come uno scarafaggio, ma ogni persona venisse riconosciuta persona, splendente di verita', di luce e di bellezza. Ogni persona, tutte le persone. E le persone che Vito incontrava, e che qualche volta loro stesse si erano convinte di essere scarafaggi, Vito le baciava - come fanno le principesse coi rospi nelle fiabe - e quelle persone tornavano a riconoscersi esseri umani, persone libere, persone forti, persone belle.
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Quell'uomo raccontava anche la storia di una persona che non aveva fatto niente di male, eppure le facevano un processo, le volevano togliere la liberta' senza neppure dirgli perche' (e un perche' non c'era), e alla fine veniva uccisa.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona venisse uccisa, nessuna persona venisse imprigionata, nessuna persona venisse perseguitata; perche' nessun innocente, inerme, fragile (e tutti gli esseri umani sono fragili) subisse violenza. E so che sembra incredibile, ma tante e tante persone ha salvato, lui che non aveva alcun potere, lui che non aveva ne' ricchezze ne' potenza, tante e tante ne ha salvate.
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E sempre quell'uomo raccontava la storia di un castello inaccessibile, dal quale padroni potentissimi e invisibili dominavano su tutte le terre e su chi ci viveva. E chi in quelle terre viveva non poteva ne' avvicinarsi al castello, ne' disobbedire agli ordini crudeli e incomprensibili degli invisibili inaccessibili padroni.
Ecco, Vito ha lottato per tutta la vita per far crollare le mura di quel castello malvagio e per rovesciare quei sovrani invisibili e crudeli; ha lottato per tutta la vita in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani. Questa lotta per la liberazione di tutte e tutti Vito e io la chiamavamo con un nome preciso (tante volte tradito e sfigurato): comunismo, mettere in comune tutto il bene e tutti i beni, abbattere tutti i poteri oppressivi, abolire tutte le carceri e le schiavitu', realizzare giustizia e liberta', misericordia e condivisione, da ciascuna persona secondo le sue capacita' e a ciascuna persona secondo i suoi bisogni.
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Vi e' nel mondo una tragica realta': la sofferenza, il dolore, la paura, la solitudine, il male; gli antichi lo chiamavano "mysterium iniquitatis", il mistero dell'iniquita', il mistero dell'ingiustizia: perche' l'ingiustizia e' un mistero, dal momento che ogni persona ragionevole preferirebbe la giustizia. E invece c'e' l'ingiustizia, il male, la solitudine, la paura, il dolore, la sofferenza.
In una vecchia storia questo mysterium iniquitatis, questa presenza del male, ha un simbolo possente e tremendo: una balena bianca.
E un uomo forte e rabbioso decide di affrontarla e ucciderla, e ne va alla caccia con altri uomini forti. Ma nonostante tutta la sua forza e tutta la sua rabbia, la balena lo uccide, ed uccide tutti gli altri uomini che erano con lui, e si salva solo uno per poterlo raccontare.
Ecco, Vito sapeva che nella lotta contro il male la prima cosa che devi fare e' evitare di fare altro male, e' evitare di far soffrire e morire altre persone oltre le tante che gia' soffrono tanto e le tante che sono gia' morte.
Cosa fare, allora? Come combattere il male senza accrescerlo?
C'e' una parola per questo: questa parola e' nonviolenza, che e' la lotta la piu' nitida e intransigente, la piu' concreta e coerente contro tutte le violenze e le oppressioni, ovvero la lotta contro il male che non fa altro male ma fa solo il bene e che cosi', facendo il bene, affronta e sconfigge il male. Per tutta la vita Vito e' stato un esempio della nonviolenza in azione, della nonviolenza in cammino.
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Il mondo in cui viviamo, quest'unico mondo che abbiamo, quest'unico mondo vivente, e' colmo di dolore.
Un uomo antico, di cui non sappiamo neppure il nome, che e' ricordato solo con la definizione di quello che sta facendo: "la persona che parla nell'assemblea" (in ebraico: Qoelet), diceva che tutto e' inutile, che tutto e' vanita', che tutto e' niente. Ma quell'uomo antico diceva anche che e' meglio essere in due che uno solo, perche' la persona sola che cade lungo la strada non ha nessuno che la aiuti a rialzarsi, se invece c'e' qualcun altro, una compagna o un compagno vicino a te, ti aiuta a rialzarti, ti aiuta a continuare insieme il cammino.
Ecco, Vito e' stato quel compagno (compagno e' un'antica parola che significa la persona che condivide il suo pane con te), quel compagno che ti aiuta a rialzarti; e' stato questo per tante persone che oggi qui lo ricordano con amore inestinguibile.
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Era un uomo che aiutava tutti e sembrava che avesse energie infinite. Invece anche le persone buone faticano e soffrono, sono assalite dai dubbi e dagli scrupoli, sperimentano le perdite, i limiti, gli errori e i fallimenti, subiscono gli scacchi; e molto spesso solo poche persone di quelle che che gli stanno vicino se ne accorgono e gli dicono una parola buona, gli prestano il loro ascolto che e' il primo aiuto. Per questo una persona buona una sera disse alle persone che lo ascoltavano che quando sarebbero tornate a casa si ricordassero di accarezzare le persone che amavano, e cosi' ricordatevene anche voi.
Anche le persone buone soffrono. Come quel Giobbe che subisce ogni sofferenza, eppure resiste, con una infinita pazienza, con una infinita fiducia, perche' sa che tutto gli puo' essere tolto ma non la sua verita', non la sua bonta'.
Ecco, le tante sofferenze che Vito ha subito, e per ultima la perdita dell'amatissima figlia Vittoria, non gli hanno mai tolto la sua bonta'.
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Se io dovessi dire in una sola parola chi era Vito, dovrei prima raccontarvi una storia, una vecchia storia che si ripete ogni giorno.
Un uomo andava per strada tra Gerusalemme e Gerico quando fu aggredito dai briganti, che gli rubarono tutto, lo pestarono a sangue, e lo lasciarono per terra piu' morto che vivo. Passo' una persona di quelle che sanno tutto e a tutti fanno la predica, vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via; passo' poi uno di quelli che contano, di quelli importanti, che stanno nelle istituzioni, che di mestiere si occupano delle decisioni politiche, della sanita', dei servizi sociali: anche lui vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via anche lui. E quell'uomo massacrato era li' per terra e stava per morire. Poi arrivo' Vito.
Poi arrivo' Vito, si fermo', lo medico', se lo carico' sulle spalle, lo porto' in salvo; gli salvo' la vita.
Ecco chi era Vito: Vito era quel buon samaritano che aiuta chiunque ha bisogno di aiuto, senza chiedergli niente in cambio e anzi dandogli tutto: lo aiuta perche' e' giusto aiutare chi ha bisogno di aiuto. Questo era Vito, uno che salvava le vite, e tante persone che sono oggi qui possono testimoniarlo.
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Dovrei dirvi adesso anche di cosa abbiano significato per noi, per Vito e per me, nel nostro dialogo che e' durato piu' di quarant'anni e che adesso la sua morte interrompe per sempre, dovrei dirvi cosa hanno significato per noi Franco Basaglia, Primo Levi, Nelson Mandela, Alfio Pannega (e un anno fa Vito ha scritto una poesia bellissima dedicata ad Alfio), Teresa Blasi, Marco Scipioni, le donne di Erinna, le compagne e i compagni del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, le amiche e gli amici dell'Afesopsit, ma credo che basti aver detto i loro nomi, e magari un'altra volta potremo parlarne a lungo.
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Ancora una cosa mi preme dire, e poi vi dico di quel sogno di cui dicevo all'inizio.
C'e' una parola che mi ha sempre affascinato e turbato, la parola "persona"; e' una parola latina che significa sia la pienezza di dignita' e virtu' di ogni essere umano, ma significa anche la maschera che nasconde il volto, e significa anche "nessuno".
Ed ogni persona si ricorda e si riconosce in quell'Ulisse che dice a Polifemo, il gigantesco mangiatore di uomini che gli chiede come si chiami, che il suo nome e' Nessuno. E sottile e' il confine tra essere qualcuno ed essere nessuno, e puo' bastare un soffio per precipitare nell'abisso, ma anche di questo parleremo un'altra volta.
Ebbene, in Portogallo vi e' stata una persona che di cognome faceva proprio "persona", che in portoghese si dice Pessoa. Fernando Pessoa si chiamava, ed era un poeta (poeta e' un'antica parola di origine greca, "poietes", che significa la persona che fa le cose, che le sa fare e quindi le fa, e Vito era una persona che sapeva fare tutto e tutto faceva, ognuno di noi lo sa bene). Ha scritto una poesia, Fernando Pessoa, che so a memoria e che vorrei tradurvi dal portoghese un po' alla buona, un po' troppo alla buona. Dice cosi':
Il poeta e' uno che finge, che fa finta
Fa finta cosi' bene, cosi' completamente
che arriva a far finta che sia dolore
il dolore che davvero sente.
E quelli che leggono quello che ha scritto
nel dolore letto sentono bene
non i due dolori, quello vero e quello finto, che il poeta ha sentito
ma solo quello che loro non hanno
(perche' loro hanno un altro dolore, il loro dolore, il loro doppio dolore).
E cosi' va girando in tondo
illudendo la ragione
questo trenino a molla
che chiamiamo cuore.
Che grande cuore ha avuto Vito, che grande poeta e' stato, che grande amico e compagno ci ha lasciato.
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Ecco, detto tutto questo adesso vorrei dirvi quel sogno di Vito.
Sogno' di essere l'umanita' come dovrebbe essere: un'umanita' capace di fare la cosa giusta, di prendersi cura di ogni persona senza abbandonarne nessuna, affinche' tutte le persone potessero vivere libere e per quanto possibile felici, di quella sobria felicita' che e' un'aspirazione e un diritto di tutti gli esseri umani.
Sogno' di essere una persona buona e giusta, una di quelle trenta persone che un'antica storia dice che senza saperlo tengono insieme il mondo, e se una di loro mancasse allora il mondo si disgregherebbe. ed e' per questo che devi essere tu a prendere il posto di Vito, devi essere tu a fare quello che faceva Vito, adesso che Vito non c'e' piu'.
Fece questo sogno Vito, di essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Ed e' certo un grande mistero, ma anche un'evidente verita', che ci riusci'. Riusci' ad essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Per questo ne sentiamo la perdita cosi' profondamente.
Per questo gli siamo grati cosi' infinitamente.
Per questo ci lascia un esempio e un appello cosi' forti.
Che noi tutti si possa essere degni, si sappia essere capaci, di continuare la sua lotta.
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Allegato secondo: Alcune parole dette durante l'incontro in memoria di Vito Ferrante promosso dall'Anpi il 17 giugno 2026 a Viterbo
[Ricostruite a memoria poche ore dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 17 giugno 2026 alla Fattoria di Alice in occasione dell'incontro promosso dall'Anpi]
1. Un messaggio di Antonella Ferrante
Innanzi tutto permettetemi di riferirvi un messaggio di Antonella Ferrante, la figlia di Vito che ne porta avanti l'impegno, che avrebbe voluto essere qui con noi oggi ma un'esigenza familiare glielo ha impedito.
Antonella manda comunque il suo ringraziamento a chi ha promosso questa commemorazione e a tutte le persone che vi prendono parte.
Ed egualmente noi ringraziamo lei, e le siamo vicini in questo momento e le mandiamo i migliori auguri affinche' la sua famiglia, gia' cosi' duramente provata per le morti di Vittoria e di Vito, possa trovare tranquillita' e salute in questo momento di dolorosa elaborazione del lutto e di impegno a raccogliere le forze per proseguire nel cammino cosi' come Vito avrebbe voluto.
2. Antifascismo e' nonviolenza
Mi sembra giusto che l'Associazione nazionale partigiani d'Italia ricordi Vito Ferrante; non solo per i legami d'impegno comune e di personale vicinanza e sincero affetto ed amicizia, ma per un motivo piu' profondo, sostanziale.
L'Anpi agisce nel ricordo dell'antifascismo storico che alla dittatura fascista, alla guerra fascista, all'occupazione nazista e agli orrori dalla dittatura, dalla guerra e dall'occupazione provocati si oppose.
L'antifascismo attuale intende inverare e proseguire oggi quella lotta necessaria contro la disumanita', e ve ne e' grande bisogno.
Ebbene, il fascismo nella sua essenza consiste di due cose: la violenza sfrenata e la sordita' per le sofferenze degli altri (il motto degli squadristi, ricorderete, era infatti "Me ne frego").
Ne consegue che l'antifascismo e' il ripudio della violenza e quindi la lotta contro la violenza; ed insieme e' il contrario dell'indifferenza al dolore degli altri: l'antifascismo e' la pratica personale, sociale e politica del rispetto e della solidarieta' nei confronti di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
C'e' una parola, un concetto, che perfettamente equivale alla parola, al concetto, di antifascismo, ed e' nonviolenza.
L'antifascismo e' la nonviolenza vissuta e praticata, che diviene progetto ed azione politica.
La nonviolenza e' l'antifascismo concreto e coerente, sentito ed agito nella dimensione esistenziale, in quella teoretica, in quella pratica: morale, sociale, politica.
Orbene, l'intera vita di Vito Ferrante, l'intera sua azione, e' stata antifascismo nitido e intransigente, e' stata nonviolenza in cammino.
E la sua opera, che prosegue anche ora che la sua vita si e' conclusa, e' azione politica nel senso piu' preciso e forte del termine: azione di responsabilita', azione di solidarieta', azione di liberazione, azione di condivisione fra tutte e tutti di tutto il bene e tutti i beni.
L'azione di salvare tutte le vite.
L'azione di riconoscere, inverare, difendere e promuovere la dignita' umana di ogni essere umano.
L'azione che si oppone a tutte le guerre, a tutte le oppressioni, a tutte le violenze.
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3. Come fare cio' che occorre fare
Ma come condurre questa azione cosi' necessaria, oggi piu' che mai?
Vito ci ha mostrato come farlo.
Non come tecnico che sa cio' che altri non sanno e se lo tiene stretto, ma come persona che condivide i suoi saperi, i suoi talenti, il suo tempo e valorizza i saperi, i talenti, il tempo altrui.
Non come borghese che fa l'elemosina al povero, non come brav'uomo paternalista che mentre aiuta marca le distanze e riproduce i rapporti gerarchici, di potere e di classe tra persona e persona, tra benefattore e beneficiato, riproducendo cosi' gli stessi rapporti di forza e di dominio del sistema di potere e del modo di produzione e riproduzione sociale che nega l'eguale dignita' di tutti gli esseri umani.
No, Vito ha saputo fare il bene ponendosi alla pari con le persone che aiutava e cosi' suscitando nelle persone che aiutava il rispetto di se', la coscienza della propria dignita' e del proprio valore, aiutandole a farsi soggetti morali, sociali e politici della propria e comune liberazione.
Cosi' era Vito e questo luogo, la "Fattoria di Alice" che ovunque reca la traccia dell'opera di Vito, lo ricorda, cosi' come ricorda chi dono' a Vito questo pezzo di terra per farne un luogo di solidarieta' e di liberazione, Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che anch'essi come Vito dedicarono l'intera loro vita all'impegno per la realizzazione di una societa' fondata sul principio "da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni", che invera la regola aurea presente in tutte le grandi tradizioni di pensiero: "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te".
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4. O mythos deloi, due storie e una spina
Se ve ne fosse il tempo (ma avremo altre occasioni ancora di ragionare sul lascito di Vito e stasera le parole devono lasciare spazio alla musica e alla convivialita'), se ve ne fosse il tempo amerei raccontare tanti episodi della vita di Vito e ricavarne una morale come nelle favole antiche di Esopo e Fedro. Ma sara' per un'altra volta.
Vorrei quindi concludere raccontandovi una lirica, un'antica storia cinese e lasciandovi infine una spina, poiche' le spine talvolta sono la parte migliore della rosa.
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5. Sandro Penna e l'Oms
C'e' una poesia di Sandro Penna che, riprendendo il modulo delle Beatitudini, dice cosi':
"Felice chi e' diverso
essendo egli diverso
ma guai a chi e' diverso
essendo egli comune".
Ebbene, ho letto pochi giorni fa nelle pagine iniziali di un libro che fa il quadro della riflessione sulla salute mentale oggi, un dato dell'Organizzazione Mondiale della Sanita': su otto miliardi di esseri umani viventi nel mondo, circa un miliardo soffre di sofferenze psichiche, soffre nella sua anima.
Una persona su otto.
Non basterebbe questo a convincere qualunque persona che abbia un cuore e una testa che e' ora di piantarla con le guerre, le rapine, le violenze, il razzismo e la schiavitu', e dedicarci finalmente al primo compito dell'umanita', l'auto-mutuo-aiuto? Io credo di si'.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Vito ha dedicato la sua vita a questo impegno.
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6. Da Chuang Tzu a Sigismondo
Noi siamo stranieri a noi stessi.
Un'antica storia taoista racconta che il saggio cinese Chuang Tzu sogno' di essere una farfalla, ed al risveglio non sapeva piu' se lui stesso era Chuang Tzu che aveva sognato di essere una farfalla, o una farfalla che stava sognando di essere Chuang Tzu.
Vi sono due capolavori del "siglo de oro" della letteratura spagnola che riflettono su questo nesso tra sogno e mondo: il "Don Chisciotte" di Cervantes e "La vita e' sogno" di Calderon de la Barca; al termine di quest'ultima opera Sigismondo, il protagonista che ha subito l'iniqua reclusione ed ora e' finalmente libero, dice questi versi:
"pues asi' llegue' a saber
que toda la dicha humana
en fin pasa como sueno".
Tradotto alla buona: "E cosi' giunsi a capire / che tutta la felicita' umana / infine passa come un sogno".
E quindi in questa nostra vita, in questo nostro sogno, facciamo il bene, rispettiamoci ed aiutiamoci l'un l'altro: e' il modo migliore, e l'unico decente, di essere persone, di essere esseri umani.
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7. Avrei voluto dirvi di Vito, Leopardi, Weil e Basaglia
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare il programma di Giacomo Leopardi: fare della nostra sofferenza uno strumento di comprensione della realta' e un'azione politica di liberazione dell'umanita' intera (e' il messaggio contenuto nell'ultima immensa poesia di Leopardi, "La ginestra, o il fiore del deserto").
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare la proposta di Simone Weil, esercitare la virtu' dell'attenzione, porsi all'ascolto del dolore delle altre persone fino a sentirlo come il proprio dolore ed adoperarsi per affrontarlo insieme.
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' ad inverare il progetto di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia: di aiutare e di liberare tutte e tutti, e cosi' liberare anche se' stessi, e dare un senso alla vita e all'intera avventura umana.
Ma ne parleremo un'altra volta.
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8. Infine, una spina
Come tutti i vecchi amici di Vito alla notizia della sua improvvisa scomparsa mi sono detto che era una catastrofe.
Ed ho creduto di dover fare quello che tutti facciamo quando uno dei nostri compagni di lotta ci lascia.
Le amiche e gli amici dell'Afesopsit (questo acronimo impronunciabile che sta per "Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia") sanno perfettamente che Vito e' insostituibile, ma in queste settimane di dolorosa elaborazione del lutto hanno continuato ad incontrarsi e a portare avanti le loro attivita' solidali e liberatrici e stanno cercando di trovare il modo per proseguire il lavoro di Vito ora che Vito non c'e' piu', e che loro sono Vito.
Perche' ora loro sono Vito.
Perche' Vito vive nel loro ricordo e nella loro azione, e continuera' a vivere finche' una persona continuera' a ricordarlo e ne proseguira' la lotta.
Credo che dovremmo dar loro una mano, non solo con le commemorazioni che pure sono benedette, ma mettendo a disposizione le nostre persone, le nostre capacita', il nostro tempo.
Non e' una cosa facile.
E' un dovere al quale non possiamo sottrarci.
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