[pace] Cosa stanno facendo i pacifisti americani



Riceviamo da UFPJ (United for Peace and Justice) e pubblichiamo. Il testo, giunto a PeaceLink dagli Stati Uniti, racconta ciò che il movimento pacifista americano sta facendo in queste settimane: dalla difesa del diritto di voto alle mobilitazioni contro il budget militare, dalla denuncia della complicità a Gaza all'impegno contro il rischio nucleare.

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Mentre negli Stati Uniti si avvicina la scadenza elettorale, un ampio fronte di organizzazioni per la pace e la giustizia sociale lancia un messaggio chiaro: il voto non è solo un atto civico, ma un diritto sacro conquistato con la lotta di generazioni intere. E la difesa di quel diritto passa tanto dalle urne quanto dalle piazze. È quanto emerge dal bollettino che la rete UFPJ (United for Peace and Justice) ha inviato dagli Stati Uniti.

Un diritto conquistato, non concesso

«Credo che votare sia un diritto sacro, che onora coloro che hanno rischiato e sacrificato la propria vita per garantirlo, in particolare durante l'era Jim Crow. Porta con sé l'eredità di generazioni che hanno combattuto e sono morte per il diritto di voto, conquistandolo attraverso la resistenza e l'azione collettiva».

A scriverlo è la Reverenda Dr. Monica Joy Cross, co-presidente della California Poor People's Campaign. Il suo intervento va oltre la semplice esortazione al voto: «Votare significa più delle elezioni; afferma la dignità, la giustizia e l'autodeterminazione. Riconosco anche che la soppressione del voto e il disimpegno politico possono servire gli interessi di chi cerca di concentrare il potere e silenziare le comunità emarginate». E conclude: «Per me, votare e organizzarsi dal basso non sono priorità in competizione; sono parti essenziali della nostra lotta collettiva per la democrazia, la compassione, la solidarietà e il bene comune».

Chi sono i protagonisti: una mappa dei movimenti

Per orientarsi tra le sigle citate nel bollettino di UFPJ, vale la pena soffermarsi su chi sono i soggetti in campo.

No Kings è una coalizione nata per contrastare quella che i promotori definiscono la deriva autoritaria dell'amministrazione Trump. Il nome richiama i principi fondativi degli Stati Uniti e la lotta contro Giorgio III: «No Kings» significa rifiutare un presidente che si comporta come un monarca. La coalizione riunisce organizzazioni sindacali, gruppi di attivisti progressisti, associazioni per i diritti civili e leader religiosi, tra cui Indivisible, MoveOn, American Federation of Teachers, ACLU e Service Employees International Union . Le prime tre ondate di protesta, nel 2025 e nel 2026, hanno portato milioni di persone in piazza in tutto il paese .

Indivisible è il motore organizzativo dietro molte di queste mobilitazioni. Fondata nel 2016 da ex collaboratori del Congresso, è oggi una rete nazionale di oltre 2.500 gruppi locali, presente nel 99% dei distretti congressuali, con milioni di attivisti . Il suo approccio è decentralizzato: fornisce strumenti, formazione e coordinamento strategico, ma sono i gruppi locali a decidere come agire nel proprio territorio . Indivisible è anche tra i promotori della campagna Hands Off Our Vote, nata per proteggere il diritto di voto e garantire che ogni scheda venga contata .

La Poor People's Campaign ha radici lontane: fu lanciata da Martin Luther King Jr. nel 1967 per denunciare la povertà e chiedere una "carta dei diritti economici" per i poveri di ogni etnia . Oggi, nella sua rinascita come Poor People's Campaign: A National Call for Moral Revival, è un movimento che intreccia lotte contro razzismo sistemico, povertà, devastazione ecologica, militarismo e la distorsione del discorso morale religioso. La California Poor People's Campaign, di cui fa parte la Rev. Dr. Cross, è una delle articolazioni statali di questa rete .

Infine, UFPJ (United for Peace and Justice) è la rete che ha inviato il bollettino a PeaceLink. Fondata nel 2002 per opporsi all'invasione statunitense dell'Iraq, è oggi una coalizione di centinaia di organizzazioni pacifiste e per la giustizia sociale negli Stati Uniti. Il suo lavoro spazia dal cessate il fuoco a Gaza e in Ucraina alla lotta contro le armi nucleari, dalla riconversione delle risorse militari ai bisogni umani alla formazione di giovani attivisti . UFPJ è parte della Poor People's Campaign e collabora con Abolition 2000 per l'eliminazione degli arsenali nucleari.

No Kings: l'onda del movimento e la sfida alla censura

Il 17 ottobre la coalizione No Kings ha promosso quella che viene definita la più grande attivazione di voto anticipato nella storia degli Stati Uniti, con circa 2.500 eventi in tutto il paese. L'obiettivo, ha spiegato il cofondatore di Indivisible Ezra Levin, era duplice: da un lato portare alle urne un numero di elettori così alto da rendere difficile per l'amministrazione Trump rivendicare frodi; dall'altro, come ha detto lo stesso Levin, «crediamo a Trump quando ha segnalato ancora e ancora che intendeva sabotare le elezioni. Come si previene il sabotaggio usando gli strumenti a disposizione? Si vota come dannati» .

Secondo l'analisi preliminare di Indivisible, nei codici postali interessati dagli eventi No Kings il voto anticipato è cresciuto del 51% rispetto al sabato equivalente del 2022, l'ultima tornata di midterm.

L’Early Voting (o voto anticipato) è un sistema che permette di esprimere il proprio voto per posta (chiedendo le schede con largo anticipo) o di persona in seggi appositamente allestiti Stato per Stato.

Ma proprio nel momento culminante della giornata nazionale d'azione, Meta ha sospeso senza giustificazione l'account Instagram della coalizione No Kings. Un episodio che getta ombre sulle pressioni che incombono sul processo elettorale. «Ci sono molti modi potenziali in cui Trump e i suoi accoliti potrebbero tentare di sabotare queste elezioni», scrive UFPJ. La campagna Hands Off Our Vote lavora perché ogni elettore idoneo possa esprimere il proprio voto e perché ogni scheda sia contata. E se si tentasse di sovvertire la volontà popolare, «la coalizione No Kings sarà pronta a mobilitarsi con numeri davvero storici».

Dopo il 17 ottobre: difendere il voto

Il 21 ottobre NoKings.org ha organizzato una call di massa dal titolo "What's Next After 10/17? Election Defense", da cui sono emerse indicazioni concrete: firmare l'impegno a difendere il voto; offrirsi per ospitare o partecipare a eventi di risposta rapida nonviolenta; fare un piano di voto e incoraggiare i propri cari a fare lo stesso; offrire volontariato per i ruoli locali di protezione elettorale; reclutare amici e familiari; utilizzare il toolkit per messaggi e social media; partecipare alla call sui diritti federali di voto del 29 ottobre. La registrazione dell'incontro è disponibile sul canale YouTube di No Kings.

Una politica estera "people-first"

Sul fronte della politica estera, UFPJ promuove il People-First Foreign Policy Pledge, che individua tre posizioni che ogni candidato al Congresso, indipendentemente dal partito, dovrebbe sottoscrivere: porre fine alla guerra in Iran e a tutte le guerre senza fine; tagliare il bilancio del Pentagono e abolire l'ICE; fermare ogni aiuto a Israele e agli altri violatori dei diritti umani. Tre posizioni definite di buon senso, con ampio sostegno trasversale tra democratici, repubblicani e indipendenti, che antepongono la sicurezza e il benessere del paese e del mondo ai profitti di guerra.

Le mobilitazioni contro il budget militare

Numerosi gli appuntamenti di formazione e mobilitazione promossi dalla rete pacifista. Il 9 novembre si terrà il webinar "The Ukraine War Now: Diplomacy, Power Plays, & Driving New Nuclear Arms Races", organizzato dalla Campaign for Peace, Disarmament and Common Security e New Hampshire Peace Action, con Anatol Lieven e George Beebe del Quincy Institute.

Dal 10 al 12 novembre una coalizione che include CODEPINK, Veterans for Peace, American Muslims for Palestine, Doctors Against Genocide e UFPJ porterà a Washington D.C. la Taxpayer Uprising, tre giorni di nonviolenza creativa per fermare il budget di guerra da 1.500 miliardi di dollari e chiedere che quelle risorse siano investite nei bisogni delle persone.

Sul fronte della spesa militare, è disponibile la registrazione del webinar "U.S. Military Spending and How to Stop It" di World Beyond War, con David Vine, Hanna Homestead, John Reuwer e Sunjeev Bery: la spesa militare statunitense è il doppio di quanto venga dichiarato e supera quella del resto del mondo messo insieme, alimentando una corsa globale agli armamenti e il rischio di guerra nucleare.

Dal 11 settembre al rischio nucleare: memoria e attualità

Il 6 ottobre Historians for Peace and Democracy ha ospitato il webinar "Falling Towers and Endless War: 25 Years of the War on Terror", con Terry Kay Rockefeller, Juan Cole e Jeremy Varon, per riflettere sull'eredità dell'11 settembre e sul superamento del paradigma della "guerra al terrore".

E mentre si avvicina il quarantennale del summit di Reykjavík — dove Reagan e Gorbaciov sfiorarono l'eliminazione completa degli arsenali nucleari — il Dr. Robert Dodge di Physicians for Social Responsibility ricorda che oggi, con 12.187 testate nel mondo, «siamo molto più vicini alla guerra nucleare di quanto lo fossimo in qualsiasi momento degli 81 anni dell'era nucleare. La guerra nucleare è un pericolo reale e presente. Non è un futuro che deve essere. Ma è il futuro che sarà se non agiamo».

Iran, Gaza e la società civile che chiede conto

Sul Medio Oriente, UFPJ mette in guardia dalle semplificazioni: il webinar "What Does Iran Want?" ha analizzato la politica estera iraniana attraverso una lente storica, mostrando come pressioni esterne, sanzioni e guerre statunitensi e israeliane indeboliscano le fazioni moderate e rafforzino le linee dure. Quanto a Israele, le elezioni difficilmente cambieranno la politica verso i palestinesi: tutti i principali candidati sostengono la continuazione degli insediamenti in Cisgiordania, mentre a Gaza la "Linea Gialla" restringe il 65% del territorio e il Ministero della Salute avverte di malnutrizione e fame "catastrofiche".

Il 10 ottobre, a Seattle, Veterans for Peace, WILPF U.S. e American Friends Service Committee hanno tenuto un People's Tribunal sulla complicità del governo statunitense a Gaza: sette ore di testimonianze e prove, sul modello di un'udienza davanti a un gran giurato, per stabilire se vi siano elementi sufficienti per incriminare funzionari governativi e attori statali.

Uno sguardo a Cuba

Infine, la serie di incontri "Peace & Justice Conversations" di New Hampshire Peace Action ha ospitato Danny Valdes, fondatore di Cuban Americans for Cuba, che ha illustrato l'evoluzione della politica statunitense verso Cuba e l'importanza di sollecitare i propri rappresentanti per porre fine all'embargo e costruire una relazione giusta e umana tra i due paesi.

UFPJ (United for Peace and Justice) è una rete diversificata di organizzazioni per la pace e la giustizia. Per informazioni è possibile scrivere all'indirizzo info.ufpj at gmail.com e contattare l'organizzatrice nazionale George Friday.