[taranto] ILVA si ferma, la salute prima di tutto: è la vittoria dei bambini



L’ordinanza della Corte d’Appello di Milano, che respinge le azioni legali contro lo stop agli altiforni, certifica quello che tutti ormai sapevano e si apprestavano a fare: l'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto chiude. Resta in piedi un ricorso straordinario in Cassazione, ma i rilievi sollevati e riscontrati in sede giudiziaria (la presenza di amianto e l'incidenza di polveri sottili) a fronte dell'impraticabilità dei rimedi proposti e dell'indeterminatezza del costo economico da sostenere chiudono pressoché definitivamente la partita.

Vince la componente forse più debole ma di sicuro la più determinata e caparbia: i genitori tarantini. In nome dei bambini volati via a causa del "mostro d'acciaio" - la più tenace spinta ad agire - hanno portato avanti una battaglia capace di resistere agli anni, approdando infine a Milano (sede della società titolare degli impianti), prima in Tribunale e poi in Corte d'Appello. Il colpo più fragoroso lo mettono a segno loro. Ed è un risultato che inchioda alle proprie responsabilità almeno quattordici anni di classe politica italiana, nell'alternarsi dei vari governi che si sono succeduti dall'esplosione dell'inchiesta "Ambiente svenduto" ad oggi. Una politica - lo dicono i fatti, trasversali nella loro drammatica evidenza - impalpabile soprattutto nella forma della politica industriale, ancor più di fronte alla necessità di porre rimedio a un disastro sociale e ambientale.

Per i magistrati, più volte criticati per i provvedimenti presi ma alla fine di gran lunga i più concreti nel dare uno sbocco alla crisi, il diritto alla vita e alla salute ha prioritario rilievo costituzionale: "Nel conflitto tra il diritto all'esercizio dell'attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle emissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest'ultimo", scrivono nell'ordinanza depositata ieri.
Quattordici anni sono volati via senza soluzione alcuna.

E ora l'incedere del tempo alza il ritmo, sotto la spinta degli eventi. Serve un intervento speciale e mirato per la città.

Occorre disinnescare subito, con un robusto piano di ammortizzatori sociali e sostegni occupazionali, la bomba a orologeria che lo stop dell'area a caldo innesca, in chiave lavorativa, nell'ex Ilva e nell'indotto. E bisogna procedere a tappe forzate sulla strada della piena decarbonizzazione e della completa definizione dei nuovi assetti proprietari del polo siderurgico, se si intende- ma sul serio- dare un futuro agli impianti, anche solo per l'area a freddo. Tra bandi aperti, chiusi, riaperti o solo fessurati per nuove candidature last minute, la girandola delle proposte amplia le offerte na confonde e offusca l'orizzonte Si riparte da qui. Poche e solide certezze: la forza delle battaglie giuste: il primato della vita e della salute. E costato molto, troppo. Ma ora è chiaro a tutti qual è la scala di priorità. Nel suo giusto ordine.

Rosario Tornesello
Editoriale del Nuovo Quotidiano di Puglia 12 settembre 2026