[cultura] NAZA, come funzionano i sistemi di Intelligenza Artificiale usati per uccidere i palestinesi



Lavender assegna punteggi alle persone.

Habsora incrocia enormi quantità di informazioni per segnalare edifici e infrastrutture.

Where’s Daddy? segue i bersagli fino alle loro abitazioni.

Attorno a questi strumenti si muove una rete più ampia di sorveglianza, riconoscimento facciale, intercettazioni, analisi delle immagini e stime delle vittime civili

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Naza e i sistemi IA usati dagli israeliani per uccidere i palestinesi. Quali sono e come funzionano


Il documentario NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor ricostruisce il processo con cui l’esercito israeliano combina sorveglianza, analisi dei dati, sistemi di IA, localizzazione dei bersagli e stima delle possibili vittime civili prima di un attacco. Il racconto si basa sulle testimonianze di 24 persone provenienti dai servizi d’intelligence e dalle forze armate israeliane, chiamate a descrivere dall’interno strumenti, procedure e criteri utilizzati nelle operazioni a Gaza.

Il titolo del film deriva dall’ebraico nezek agavi, “danno collaterale”. Nel linguaggio militare israeliano, NAZA indica la stima dei civili che potrebbero essere uccisi o feriti durante un attacco contro un obiettivo militare. È quindi un parametro operativo distinto dai sistemi di intelligenza artificiale: entra nella fase in cui le informazioni raccolte su un bersaglio vengono confrontate con il numero previsto di persone presenti nell’area o nell’edificio da colpire. Sistemi come Lavender, Habsora e Where’s Daddy? intervengono invece nelle fasi precedenti, identificando persone, edifici, relazioni e spostamenti.

Nel film, presentato alla Mostra del cinema di Venezia del 2026 e vincitore del Premio speciale della giuria, la sigla NAZA diventa la chiave per entrare in un sistema costruito attorno a dati, algoritmi, telefoni, immagini satellitari, intercettazioni e decisioni umane. La scheda ufficiale della Biennale di Venezia descrive NAZA come un’indagine sui sistemi che hanno accompagnato le operazioni israeliane a Gaza. L’IDF, Israel Defense Forces, cioè le Forze di difesa israeliane, respinge le accuse del documentario e afferma che la selezione e l’autorizzazione degli attacchi spettano a personale umano.

Il tema era emerso con forza già nel 2024, con una ricostruzione del funzionamento degli strumenti Lavender e Where’s Daddy?, associati alla produzione e alla localizzazione dei bersagli.

Giuditta Mosca (Repubblica 30.9.2026)

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto un'indagine ufficiale per identificare le fonti anonime e i whistleblower israeliani (militari e testimoni) che hanno fornito informazioni e testimonianze per il documentario "NAZA" (vincitore di un premio speciale alla Mostra del Cinema di Venezia) sulla guerra a Gaza. • La richiesta del premier: Netanyahu e il ministro della Cultura Miki Zohar hanno condannato il film definendolo diffamatorio e hanno chiesto provvedimenti severi, arrivando a minacciare di revocare la cittadinanza israeliana ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor. • L'azione dell'IDF (Forze di Difesa Israeliane): il capo di stato maggiore dell'esercito israeliano Eyal Zamir ha ordinato l'avvio di una revisione legale e di un'indagine multidisciplinare per verificare la fuga di notizie e l'accesso non autorizzato a informazioni classificate da parte dei militari anonimi presenti nel documentario. • Le difese: un gruppo di 43 associazioni israeliane per i diritti umani ha preso le difese dei registi e denunciato le minacce rivolte agli autori del film.

La dichiarazione collettiva delle 43 associazioni è stata promossa e sottoscritta dalla quasi totalità della rete dei diritti umani in Israele. Tra i membri più rilevanti e storici di questa coalizione figurano: • B'Tselem: il centro israeliano d'informazione per i diritti umani nei territori occupati; • Breaking the Silence (Shovrim Shtika): l'organizzazione di veterani dell'esercito israeliano che raccoglie e pubblica le testimonianze dei soldati (analogamente a quanto fatto nel documentario NAZA);
• Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI);
• Yesh Din: organizzazione di volontari per la difesa dei diritti umani;
• Medici per i Diritti Umani - Israele (PHRI);
• Adalah: Centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele;
• Gisha: Centro per la tutela del diritto alla libertà di movimento.
Nel loro comunicato congiunto, le organizzazioni hanno sottolineato che le rivelazioni dei 24 whistleblower militari sull'uso dei sistemi di intelligenza artificiale richiedono un'indagine ufficiale e approfondita sulle modalità dei bombardamenti dell'IDF, rigettando le accuse di "tradimento" e le minacce di revoca della cittadinanza mosse dal governo contro i registi Yuval Abraham e Rachel Szor.


I registi di NAZA

Yuval Abraham e Rachel Szor sono i due registi e co-autori del documentario investigativo NAZA, un'opera che ha vinto il Premio Speciale della Giuria all'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Ecco i dettagli sul loro profilo e sul loro lavoro.
• Yuval Abraham: è un giornalista e attivista israeliano, noto per le sue inchieste pubblicate su testate come +972 Magazine e Local Call. Si è distinto per il suo lavoro di denuncia sulle disuguaglianze e sulla condizione dei palestinesi nei territori occupati. In precedenza aveva già co-diretto il noto documentario No Other Land (2024) insieme al palestinese Basel Adra, vincitore anche dell'Oscar come miglior documentario. • Rachel Szor: è una regista e direttrice della fotografia israeliana. Collabora stabilmente con Abraham in progetti di forte impegno civile e sociale. Ha curato la fotografia e la co-regia sia del pluripremiato No Other Land sia, più recentemente, di NAZA, focalizzando l'estetica visiva del nuovo film su riprese notturne e in ambienti oscurati per riflettere il tema dell'inchiesta sugli attacchi a Gaza.