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[cultura] Il film "Dio ride" di Giovanni Veronesi: la rivoluzione della gioia contro l’oppressione del potere
- Subject: [cultura] Il film "Dio ride" di Giovanni Veronesi: la rivoluzione della gioia contro l’oppressione del potere
- From: Associazione PeaceLink <info at peacelink.it>
- Date: Tue, 03 Nov 2026 14:03:42 +0000
“Dio ride” è un film di Giovanni Veronesi ambientato nel Seicento che lancia un messaggio di nonviolenza, vicinanza agli ultimi e ribellione pacifica contro le strutture autoritarie del potere.
Al centro della narrazione c’è il duello ideologico tra due visioni del mondo, anzi tre.
Da un lato troviamo l'umile frate cappuccino Leopoldo da Casamacchia, interpretato da un magistrale Pierfrancesco Favino, che attraversa le campagne toscane devastate dalla peste predicando un Vangelo alternativo basato sulla felicità. La sua tesi è considerata scandalosa dall'establishment: Dio non è un giudice severo e tenebroso, ma un'entità che ama il sorriso, l'ironia e la gioia della condivisione.
Dall’altro lato si erge l’Inquisizione, che vede con diffidenza questo frate sorridente che va controcorrente nel suo modo di rapportarsi agli altri, senza tuttavia essere un ribelle. La gente segue fra Leopoldo perché fa ridere e restituisce speranza alla vita.
E poi c’è il terzo punto di vista, quello dell'inquisitore Vincenzo Maculani, interpretato da Silvio Orlando, inviato dal Papa per soffocare un messaggio considerato “eretico” in quanto rischia di minare il controllo sociale e l'oscurantismo della Chiesa ufficiale. Il cardinale Maculani non è cattivo, anzi rimane ammirato dalla gioia che fra Leopoldo trasmette.
Fra Leopoldo non combatte il potere con le armi o con l'odio, ma risponde all'Inquisizione con un’idea della vita radicalmente opposta alla tristezza e alla rassegnazione. La sua relazione con il mondo è basata sulla simpatia verso il prossimo e sull’accoglienza.
“Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”: questa frase di Gandhi sembra essere il filo conduttore del film.
Fa Leopoldo ascolta i più deboli, gli emarginati, i senza speranza.Una critica all'autoritarismo percorre il film in forma prima leggera e scanzonata e poi in modo sempre più drammatico, fino a quando il frate viene torturato perché non accetta l’abiura proposta dal cardinale Maculani. Comincia un calvario che giunge infine al rogo, un calvario che il cardinale Maculani non riesce a fermare.
L'opera di Veronesi fa emergere i meccanismi con cui le istituzioni totalizzanti usano la tristezza e la paura per sottomettere il popolo. E contemporaneamente fa percepire il valore catartico dell’ironia trasformandola da semplice intrattenimento gioioso a strumento di resistenza alla vita cupa di un potere oppressivo.
Con la coinvolgente fotografia di Mauro Calvesi, basata su sapienti chiaroscuri e una gestione dinamica della macchina da presa, il film rapisce lo spettatore. Lo colpisce al cuore in particolare nel finale, anche grazie alle musiche di Paolo Buonvino che conferiscono alle immagini la dimensione lirica della sofferenza ma anche quella evocativa della speranza.
—- Recensione di Alessandro Marescotti