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[disarmo] Leonardo Ukraine: testare Michelangelo Dome in un contesto di guerra reale
- Subject: [disarmo] Leonardo Ukraine: testare Michelangelo Dome in un contesto di guerra reale
- From: Associazione PeaceLink <info at peacelink.it>
- Date: Wed, 26 Aug 2026 10:12:27 +0000
Leonardo Ukraine è stata registrata nel registro delle imprese ucraino il 20 maggio 2026, ma la notizia è diventata pubblica solo settimane dopo, quando è emersa dal resoconto semestrale del gruppo, pubblicato a fine luglio. Un rappresentante della comunicazione di Leonardo ha confermato a Euractiv che le procedure legali necessarie per l’avvio delle attività sono state completate.
L’operazione non nasce da un’improvvisa intuizione, ma è il punto d’arrivo di un percorso avviato e strutturato, che in materia di droni comprende anche LBA Systems, la joint venture paritetica con la turca Baykar, diventata pienamente operativa a luglio 2026e dedicata a progettazione, sviluppo, produzione e supporto di sistemi aerei unmanned.
Leonardo Ukraine va ad inserirsi quindi come il terzo tassello di una strategia costruita in meno di un anno dal gruppo dopo – appunto – la joint venture con Baykar e il rafforzamento dell’architettura di difesa multidominio Michelangelo Dome.
GLI OBIETTIVI ECONOMICIIl motivo economico dell’operazione è duplice. Da un lato Leonardo vuole inserirsi direttamente nella filiera di circa 2.500 aziende cresciuta in Ucraina attorno a droni, guerra elettronica e intelligenza artificiale. Non è tanto il numero delle imprese a fare la differenza, quanto la velocità del ciclo sviluppo-test-correzione: tecnologie progettate dalle imprese vengono impiegate sul campo, ricevono il feedback delle unità militari e vengono modificate rapidamente — un modello di innovazione che è difficilmente replicabile nei tradizionali cicli di sviluppo dell’industria europea della difesa.
Dall’altro lato, l’Ucraina diventa un banco di prova operativo per il progetto più ambizioso di Leonardo, che è il Michelangelo Dome, un’ architettura integrata di difesa multidominio con cui il gruppo punta a mettere in rete sensori, sistemi di comando e controllo ed effettori contro minacce che vanno dai droni ai missili. La posta in gioco economica è tutt’altro che marginale: Leonardo stima per Michelangelo Dome opportunità commerciali nell’ordine di circa 21 miliardi di euro nell’arco di un decennio, con una quota significativa già proiettata al 2030. Testare il sistema in un contesto di guerra reale permetterebbe di validare capacità critiche come la navigazione in assenza di GPS, la resistenza al jamming e la gestione di sciami di droni intercettori in un contesto reale di minaccia: un vantaggio competitivo che nessun poligono di prova può replicare.
A questo si aggiunge l’accesso a piattaforme dati come Brave1 Dataroom, realizzata insieme al ministero della Difesa ucraino, alle forze armate, all’intelligence militare e alla statunitense Palantir, che mette a disposizione degli sviluppatori dati visivi e termici raccolti in condizioni reali per addestrare algoritmi di riconoscimento e intercettazione delle minacce aeree; dati che, secondo la piattaforma, hanno già permesso di automatizzare il 95% del processo di abbattimento dei droni russi Shahed.
LA DIMENSIONE POLITICAL’operazione non è soltanto industriale. La scelta di Leonardo si intreccia con un asse politico-diplomatico più ampio tra Roma e Kyiv: qualche tempo prima della notizia sulla nuova società, il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva avanzato la proposta di portare in Italia come advisor Mykhailo Fedorov, già ministro della Difesa ucraino, protagonista della trasformazione digitale e militare del Paese. Presi separatamente sono due fatti distinti, ma letti insieme delineano un disegno più ampio di avvicinamento tra il sistema industriale della difesa italiano e l’ecosistema tecnologico-militare ucraino.
I RISCHI DELL’OPERAZIONERischio operativo e di sicurezza fisica. Aprire una filiale a Kyivsignifica insediare personale e asset in un Paese formalmente in guerra, esposto a attacchi missilistici e con droni su base quasi quotidiana. Non è un rischio teorico: qualunque presenza fisica stabile — uffici, laboratori, personale distaccato — è soggetta alle stesse minacce che colpiscono le infrastrutture ucraine.
Rischio geopolitico e reputazionale. L’insediamento di un grande gruppo della difesa europea in territorio ucraino rappresenta, agli occhi di Mosca, un ulteriore segnale di coinvolgimento diretto dell’industria bellica occidentale, ed italiana, nel conflitto. Questo può tradursi in tensioni diplomatiche, pressioni politiche o, in scenari estremi, ritorsioni indirette (cyberattacchi, sabotaggi, campagne di disinformazione) contro asset e interessi del gruppo, anche al di fuori del territorio ucraino.
Rischio finanziario e di mercato. Alcuni analisti finanziari che seguono il titolo Leonardo alla Borsa di Milano hanno definito l’operazione, non senza una punta di scetticismo, “un salto nel buio”.
Fonte: Ageei https://ageei.eu/leonardo-sbarca-in-ucraina-dentro-la-nuova-frontiera-industriale-della-difesa-italiana-infografica/
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