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[news] Perché Trump ha scaricato Zelensky?
- Subject: [news] Perché Trump ha scaricato Zelensky?
- From: Associazione PeaceLink <info at peacelink.it>
- Date: Sun, 11 Oct 2026 14:17:33 +0000
=== USA e Ucraina, due linguaggi ormai divergenti. Zelensky resta solo (con alcuni alleati europei) ===
L'ultimo articolo di PeaceLink racconta la rottura: Trump ha "scaricato" Zelensky, chiedendogli di «smettere di colpire le raffinerie russe» e affermando che «è giunto il momento che l'Ucraina trovi un nuovo presidente in grado di raggiungere un accordo».
https://www.peacelink.it/conflitti/a/51656.html (leggere qui)Ma la notizia di oggi non nasce dal nulla: è l'esito di trattative fallite, di un negoziato che non ha mai realmente funzionato. E che ora svela ciò che era rimasto sottotraccia.
—- Il fallimento dei negoziati in FloridaPrima dell'attacco verbale di Trump, c'erano stati incontri tra la delegazione ucraina e gli inviati della Casa Bianca. L'ultimo, il più rilevante, si era tenuto a Miami, con Steve Witkoff e Jared Kushner da parte americana, insieme a rappresentanti europei. Doveva durare due giorni. Si è concluso prematuramente e inutilmente: un membro della delegazione ucraina lo ha definito una vera e propria "trappola".
«Eravamo seduti tutti lì come degli stupidi», ha detto un partecipante della delegazione ucraina. La delegazione ha lasciato gli Usa per protesta dopo aver appreso con stupore l’accordo fra Trump e Putin sul gasolio:
https://www.peacelink.it/economia/a/51654.html —- Il rientro anticipato della delegazione di KievSecondo quanto ricostruito dai media internazionali, e ripresi anche sul Corriere della Sera, la delegazione di Kiev in Florida è stata informata della decisione di allentare le sanzioni sulle esportazioni di gasolio russo e ciò ha provocato l’interruzione del secondo giorno di vertice con il rientro immediato dei delegati ucraini.
Leggere qui: https://www.open.online/2026/10/11/russia-ucraina-usa-aggiornamenti-11-ottobre/ —- L’irrigidimento di ZelenskyIn quei colloqui è emerso con chiarezza l’irrigidimento di Zelensky su un punto specifico: gli attacchi ucraini alle raffinerie di petrolio russe.
Trump ha chiesto ripetutamente a Zelensky di fermare questi attacchi, ben sei volte secondo alcune fonti. La motivazione è elettorale: gli attacchi alle raffinerie russe fanno salire il prezzo del diesel negli Stati Uniti, a pochi mesi dalle elezioni di midterm di novembre.
Il rifiuto ucraino è stato costante: Zelensky ha sistematicamente ignorato queste richieste. Per Kiev, quegli attacchi sono obiettivi militari legittimi e uno dei pochi strumenti di pressione efficaci per danneggiare la macchina da guerra russa.
Donald Trump ha duramente attaccato Zelensky, affermando che il leader ucraino "avrebbe potuto porre fine alla guerra molte volte, ma ha preferito di no" e auspicando un cambio al vertice a Kiev. Tali dichiarazioni hanno subito incassato il plauso del Cremlino, che ha definito le parole di Trump "storiche e iconiche", aprendo un nuovo fronte di forte apprensione all'interno dell'Unione Europea.
—- Ricordate lo scontro nello Studio Ovale del 28 febbraio 2025?Sembrava essere stato superato l’aspro confronto di quel giorno quando Zelensky e Trump hanno avuto un acceso battibecco alla Casa Bianca. E invece no. Ripercorriamo velocemente il momento saliente di quello scontro fra Trump e Zelensky.
Trump disse: “Non hai le carte in mano in questo momento" ("You don't have the cards right now"). Zelensky rispose seccamente: "Non stiamo giocando a carte".
In effetti l'Ucraina si trovava in una situazione militare estremamente critica nei primi mesi del 2025, proprio mentre si consumava lo scontro nello Studio Ovale. Le forze di Mosca stavano guadagnando terreno rapidamente lungo diverse direttrici calde del Donbass (tra cui Pokrovsk, Kurakhove e Chasiv Yar), sfruttando una massiccia superiorità numerica e di fuoco. L'esercito ucraino affrontava una drammatica carenza di personale dovuta all'usura di anni di combattimenti e alle enormi difficoltà nel reclutamento. I reparti in prima linea erano stremati e sotto organico. Questa debolezza strutturale sul campo è esattamente ciò che ha spinto Trump nello Studio Ovale ad affermare: "Senza di noi non hai carte". Dal punto di vista della Casa Bianca, la vulnerabilità dell'Ucraina imponeva a Kiev di scendere a compromessi con la Russia, cosa sempre respinta da Zelensky.
—- Adesso però Zelensky ha i frutti militari dell’Operazione VivaldiOggi le cose sono cambiate? Forse adesso Zelensky ritiene - rispetto al 2025 - di “avere le carte” con l’Operazione Vivaldi. Per chi non sapesse cosa sia questa operazione militare clicchi qui https://www.peacelink.it/conflitti/a/51644.html
L’Operazione Vivaldi, lanciata dalle forze ucraine e condotta dal Terzo Corpo d'armata (collegato alla leadership dell'unità Azov), rappresenta proprio il tentativo di Zelensky per dimostrare di avere "le carte in mano" dal punto di vista geopolitico e militare.
L'offensiva ucraina, con l’Operazione Vivaldi, si è concentrata nel settore strategico di Lyman, nel nord della regione di Donetsk. Liberando insediamenti come Shandrigolove, Iarova e Novo Selifka, Kiev è riuscita a eliminare il saliente russo e a frenare la pericolosa avanzata di Mosca verso Sloviansk. Questo doveva servire a dimostrare a Donald Trump e agli alleati occidentali che l'esercito ucraino conserva ancora intatta la capacità di contrattaccare e vincere.
L'Operazione Vivaldi nel Donbass ha permesso alle forze ucraine di riconquistare circa 176 chilometri quadrati e di eliminare il saliente russo a nord di Lyman. Secondo l'ISW, il contrattacco ha "sventato" il tentativo russo di occupare l'intera regione di Donetsk.
Il limite dell’Operazione Vivaldi è tuttavia evidente: la carenza di effettivi — alcune unità hanno forza pari alla metà della dotazione prevista — impedisce di trasformare il vantaggio tattico in svolta strategica. Il bilancio territoriale netto resta comunque a favore della Russia (circa 170 km² di guadagno netto quest'anno).
—- Il fallimento nel Kursk e l’operazione VivaldiNon è la prima volta che Kiev cerca di attirare l’attenzione sulla sua vitalità militare nonostante le difficoltà.
Si ricorderà che l'incursione ucraina nel territorio russo di Kursk (lanciata nell'agosto del 2024) è nata con l'intento di conquistare una preziosa "moneta di scambio" per futuri negoziati, ma la situazione era radicalmente cambiata al momento dell'incontro allo Studio Ovale il 28 febbraio 2025. Il collasso del fronte di Kursk stava arrivando: nei mesi precedenti l'incontro, una massiccia controffensiva russa aveva quasi del tutto cancellato la presenza ucraina nella regione. A febbraio 2025, a Kiev restava solo un sottile cuneo di territorio, difeso a carissimo prezzo e con circa 10.000 soldati ucraini a costante rischio accerchiamento. Il tentativo di scambio territoriale fallì. Solo poche settimane prima del bilaterale a Washington, a metà febbraio 2025, Zelensky aveva tentato una mossa diplomatica disperata offrendo pubblicamente a Vladimir Putin uno "scambio alla pari" di territori (la restituzione di quel che restava del Kursk in cambio di terre ucraine occupate). La proposta era caduta nel vuoto a causa del disinteresse di Mosca, conscia del proprio vantaggio militare. Quando Trump ha gelato Zelensky dicendogli "senza di noi non hai carte", si riferiva precisamente a questo: la fiammata strategica di Kursk si era ormai spenta, lasciando l'Ucraina vulnerabile e priva di quella massa territoriale russa che avrebbe potuto riequilibrare il tavolo delle trattative.
—- Tre motivi di scetticismoDal punto di vista dell'amministrazione statunitense, l'Operazione Vivaldi rischia di seguire lo stesso identico copione dell'incursione a Kursk dell'anno precedente: un iniziale successo tattico e d'immagine che, nel medio termine, rischia di esaurirsi a causa della sproporzione di risorse.
Gli analisti vicini a Trump valutano l’operazione ucraina a Lyman attraverso tre motivi di scetticismo. 1) Il problema della sostenibilità. Proprio come accadde a Kursk – dove l'Ucraina impiegò truppe d'élite che vennero poi logorate e respinte dalla controffensiva russa – Washington teme che l'Operazione Vivaldi non abbia la capacità di resistere nel tempo e di ribaltare le sorti della guerra. 2) La disparità demografica e industriale. Per Trump, la realtà dei numeri non cambia con un singolo contrattacco. La Russia mantiene una capacità di rimpiazzo di uomini e mezzi che l'Ucraina non può avere. Di conseguenza, qualsiasi avanzata locale viene vista da Washington come una "fiammata" temporanea che non sposta l'equilibrio complessivo della guerra. 3) La lettura politica. Agli occhi di Trump, queste operazioni vengono spesso interpretate non come mosse puramente militari, ma come manovre di comunicazione politica orchestrate da Zelensky per forzare la mano all'Occidente, dimostrare che la vittoria è ancora possibile e richiedere lo sblocco di nuovi e massicci pacchetti di aiuti finanziari e militari.
—- L’impossibilità per Zelensky di fare passi indietroPer questi motivi, nonostante l'orgoglio di Kiev per i successi del Terzo Corpo d'armata guidato da uno spirito fortemente nazionalista (ci sono uomini dell’unità militare Azov), la posizione di Trump rimane rigida: le "carte" per dettare le condizioni di pace Zelensky non le ha. Trump preferisce il gasolio di Putin a un sostegno incondizionato verso Zelensky, l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani. Nella visione della Casa Bianca, l'unica via d'uscita realistica resta un negoziato che prenda atto dei reali rapporti di forza globali sul terreno.
Per anni, la narrazione ufficiale a Kiev è stata incentrata sulla liberazione di “ogni centimetro di terra ucraina”, inclusi il Donbass e la Crimea. Accettare compromessi che congelino il conflitto sulle linee attuali o che cedano formalmente territori verrebbe percepito da una parte dell'opinione pubblica e, soprattutto, dai settori più nazionalisti e dai militari in prima linea, come un tradimento dei sacrifici compiuti. Se Zelensky cede alla pressione esterna per evitare il collasso economico e militare, rischia il caos politico interno; se rifiuta, rischia un lento strangolamento sul terreno bellico ma soprattutto economico-sociale.
Quando lo scorso anno sono trapelate le prime bozze di accordo sostenute dagli USA (come il piano in 28 punti che prevedeva forti concessioni territoriali alla Russia e restrizioni sulla NATO), la reazione di Kiev è stata di netto rifiuto: l'ipotesi è stata bocciata come una "capitolazione forzata".
Al Piano in 28 punti (novembre 2025), frutto della trattativa dell'inviato Steve Witkoff e del russo Kirill Dmitriev), è stato contrapposto il Piano in 20 punti (dicembre 2025) elaborato da Ucraina ed Unione Europea nel quale non vi è alcun riconoscimento delle annessioni russe.
Zelensky aveva pensato nel 2023 di vincere la guerra, con la famosa controffensiva per la quale l’Europa e gli Stati Uniti avevano inviato molti blindati. Ora si trova in difficoltà e non riesce ad ammettere che la scommessa della vittoria è stata persa e per quella scommessa persa ha sacrificato centinaia di migliaia di uomini.
Questo è uno dei temi più centrali, complessi e dolorosi dell'intero conflitto armato, ed è l'argomento cardine intorno a cui ruota il dibattito politico interno all’Ucraina.
La transizione psicologica e politica dalla "scommessa della vittoria" del 2023 alla “cruda realtà” dei negoziati del 2025/2026 mette in luce il drammatico vicolo cieco in cui si trova Volodymyr Zelensky.
—- Come Kiev si infilata in un vicolo ciecoNel 2023, dopo i successi storici delle controffensive di Kharkiv e Kherson della fine del 2022, il clima a Kiev e nelle capitali occidentali era di forte ottimismo. Zelensky aveva scommesso tutto sulla grande controffensiva dell'estate 2023, convinto che l'afflusso di carri armati e mezzi occidentali avrebbe permesso di sfondare le linee russe, raggiungere il Mar d'Azov e tagliare il ponte di Crimea, costringendo Vladimir Putin alla resa.
Quello scontro frontale del 2023 contro le fortificatissime linee difensive russe (la cosiddetta "Linea Surovikin") si è però risolto in un sostanziale fallimento strategico, segnando l'inizio di una logorante guerra d'attrito.
La decisione di continuare a difendere a oltranza posizioni simboliche (come Bakhmut) e di tentare costose operazioni di sfondamento ha causato centinaia di migliaia di vittime tra morti e feriti gravi. Tantissimi sono gli amputati a causa della martellante e superiore artiglieria russa. E oggi ci sono i lanci devastanti delle spaventose bombe plananti che spappolano i fanti ucraini, lanci a cui Kiev non può opporre praticamente nulla. A ciò si aggiunge la situazione drammatica delle difese aeree ucraine fortemente degradate e più permeabili rispetto agli scorsi anni. Certamente Kiev vanta la capacità di lanciare in profondità missili e droni. Ma proprio questi colpi in profondità sulle raffinate russe hanno irritato Trump per gli effetti di rincaro del gasolio.
E questi colpi in profondità garantiscono la vittoria ucraina sul lungo termine o offrono solo l’illusione di prolungare una guerra persa che vede ingrossarsi le fila dei disertori (1) e dei renitenti (2)?
Per un leader che ha basato la propria legittimità sulla promessa della vittoria totale e sul ripristino dei confini del 1991, dichiarare oggi che quegli stessi confini sono irraggiungibili per via militare è politicamente devastante.
—-(1) Disertori in Ucraina https://liste.peacelink.it/pace/2026/10/msg00006.html (2) Renitenti in Ucraina https://liste.peacelink.it/pace/2026/10/msg00008.html