[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 80



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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 80 del 5 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

Sommario di questo numero:
1. Contro tutte le uccisioni
2. Si e' svolto sabato 4 luglio alla "Fattoria di Alice" a Viterbo l'incontro settimanale dell'Afesopsit
3. Paolo Bagnoli: Piero Gobetti
4. Quattro proposte
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento

1. EDITORIALE. CONTRO TUTTE LE UCCISIONI

Salvare tutte le vite.
Nonviolenza o barbarie.

2. INCONTRI. SI E' SVOLTO SABATO 4 LUGLIO ALLA "FATTORIA DI ALICE" A VITERBO L'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT

Sabato 4 luglio 2026 si e' svolto il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo.
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Dapprima vi e' stata la condivisione del pasto, che e' anche un momento di profonda condivisione e solidarieta', di sincera empatia, di ascolto reciproco e di intensa vicinanza - e risonanza - emotiva.
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E' poi seguita la seconda parte della premiazione del concorso "Ascolta una cantante che amiamo" con la consegna del relativo attestato alle persone che non lo avevano ricevuto nell'incontro della scorsa settimana, sabato 27 giugno, non essendo quel giorno presenti.
L'iniziativa era uno sviluppo di due attivita' svolte sabato 13 e sabato 20 giugno, nel corso delle quali era emersa la proposta di invitare tutte le persone presenti ad ascoltare celebri brani musicali eseguiti da una grande cantante di musica lirica, jazz, folk o rock. Le esecutrici da ascoltare, proposte in un foglio volante dal titolo "alcune cantanti che amiamo", erano le seguenti: alcune cantanti liriche; Cecilia Bartoli, Cathy Berberian, Montserrat Caballe', Maria Callas, Diana Damrau, Danielle de Niese, Natalie Dessay, Elina Garanca, Anna Moffo, Anna Netrebko, Patricia Petibon, Renata Tebaldi; alcune cantanti jazz: Betty Carter, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Billie Holiday, Mahalia Jackson, Abbey Lincoln, Hazel Scott, Nina Simone, Bessie Smith, Sarah Vaughan, Dinah Washington, Cassandra Wilson; alcune cantanti folk: Joan  Armatrading, Joan Baez, Caterina Bueno, Maria Carta, Tracy Chapman, Teresa De Sio, Roberta Flack, Miriam Makeba, Giovanna Marini, Nelly Omar, Violeta Parra, Amalia Rodrigues; alcune cantanti rock: Beyonce', Debbie Harry, Janis Joplin, Annie Lennox, Fiorella Mannoia, Joni Mitchell, Alanis Morissette, Gianna Nannini, Dolores O'Riordan, Skin, Patti Smith, Lucinda Williams.
Alle persone premiate oltre l'attestato e' stata consegnata anche una raccolta di poesie dedicate a Vito Ferrante, una raccolta di testi di Primo Levi, un portfolio fotografico di alcune grandi maestre della cultura e dell'impegno morale e civile contemporaneo: Hannah Arendt, Natalia Ginzburg, Rosa Luxemburg, Maria Montessori, Simone Weil, Virginia Woolf, Adriana Zarri, Silvia Vegetti Finzi (quest'ultima e' vivente e ad essa le persone partecipanti all'incontro inviano un sincero ringraziamento per la sua straordinaria opera e un affettuoso saluto).
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L'incontro e' proseguito nel pomeriggio con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza.
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Nel corso della riflessione condivisa sono state presentate anche le figure di Bertha von Suttner, di Etty Hillesum, di Maria Callas e di Mahsa Amini, alcune fotografie delle quali sono state diffuse a tutte le persone presenti.
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E' stato anche letto un testo di Primo Levi su "la vergogna del mondo" (estratto da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1157-1158); lo riproduciamo testualmente:
"E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il "partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare".
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Altri poeti e poetesse di cui si e' fatta menzione e di cui si sono citati dei versi nel corso dell'incontro: Bertolt Brecht e Saffo (all'opera di Saffo sara' dedicata una lettura e un commento in un prossimo incontro anche attraverso le traduzioni di Salvatore Quasimodo e di Manara Valgimigli).
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Tra gli altri argomenti su cui si e' svolta una corale, approfondita riflessione: alcuni episodi della storia viterbese ed italiana dell'ultimo mezzo secolo; la denuncia della violenza razzista e maschilista; la condizione esistenziale della perdita della liberta' e la violenza strutturale delle istituzioni totali; la vicenda storica, economica e culturale delle popolazioni nomadi e la situazione sociale ed esistenziale delle persone che vi fanno parte; l'importanza (ma anche i limiti e le difficolta') delle esperienze di solidarieta' in corso; il dovere morale e civile di soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
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Il prossimo incontro si svolgera' sabato 11 luglio.
Ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it

3. MAESTRI. PAOLO BAGNOLI: PIERO GOBETTI
[Da Il Contributo italiano alla storia del pensiero – Storia e Politica (2013) nel sito www.treccani.it]

Nella storia italiana il pensiero di Piero Gobetti, ispiratore dell'antifascismo di matrice liberale, segna uno snodo politico, culturale e civile fondamentale per comprendere problemi e insufficienze della vita nazionale; soprattutto per capire quanto la mancanza del senso concreto della liberta' abbia impedito all'Italia di maturare una coscienza e una mentalita' improntate alla modernita'. La profonda intenzione etica che informa la breve vita di Gobetti rappresenta il filo conduttore lungo il quale si dipana l'esperienza unica, straordinaria e tragica di questo giovane, che costruisce il proprio percorso facendosi modello di quell'Italia moderna il cui vuoto civile e politico, riconducibile al "fallimento della rivoluzione italiana dell'800", egli ritiene causa di un'aspra crisi, risolvibile solo con un passaggio rivoluzionario, ossia con una doppia palingenesi, morale e politica.
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La vita
Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901, da una famiglia di origine contadina. Studente di notevole intelligenza, gia' durante gli studi al liceo Gioberti progetta con alcuni amici la sua prima rivista, "Energie nove", che inizia a uscire il I novembre 1918. Iscrittosi alla facolta' di Giurisprudenza nel 1922, si laurea con Gioele Solari con una tesi su La filosofia politica di Vittorio Alfieri. Vicino alle posizioni dell'"Unita'" di Gaetano Salvemini e al movimento raccolto attorno alla sua rivista, impone all'attenzione della cultura italiana "Energie nove" per la qualita' dei collaboratori e dei temi trattati. Dopo averne sospeso le pubblicazioni nel febbraio 1920, prendendo le distanze dal 'problemismo' di Salvemini – il quale, contro ogni astrattezza del pensiero, proponeva un metodo di riduzione a problemi concreti, da analizzare in ogni loro parte –, Gobetti segue da vicino l'occupazione delle fabbriche (settembre 1920); si dedica nel frattempo a un impegnativo programma di studi e di riflessione critica ad ampio spettro su temi storici, letterari e filosofici.
Nel gennaio 1921 diviene critico teatrale del quotidiano "L'Ordine nuovo", su invito di Antonio Gramsci che ne e' il direttore. Nel gennaio 1922 annuncia l'uscita di una nuova rivista, "La Rivoluzione liberale", il cui primo numero vede la luce il 12 febbraio; il fine che si propone e' quello di creare una nuova classe dirigente cosciente delle proprie tradizioni storiche e delle esigenze di partecipazione del popolo alla vita dello Stato. Gia' nel maggio dedica un numero al fascismo e, dall'autunno, la lotta al fascismo diviene il motore della rivista.
Nel gennaio 1923 sposa Ada Prospero e il 6 febbraio subisce il primo arresto; nell'aprile fonda la casa editrice Piero Gobetti e il 29 maggio viene nuovamente arrestato.
Nel marzo 1924 pubblica il volume La Rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia. Strenuo e coraggioso oppositore del regime, all'impegno antifascista dedica ogni sua energia; gli viene perquisita l'abitazione e, dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti (10 giugno), prende l'iniziativa di chiedere le dimissioni di Benito Mussolini. A Matteotti dedica il fascicolo del I luglio, e da li' all'autunno lavora alla costituzione di una nuova formazione politica. Il 5 settembre viene aggredito dai fascisti mentre esce di casa, a seguito di un attacco da lui mosso al deputato Carlo Delcroix che aveva provocato una violenta reazione da parte della stampa fascista. Nel dicembre nascono i primi gruppi di amici della rivista in diverse citta' italiane e, nello stesso mese, Gobetti fa uscire il primo numero della rivista letteraria "Il Baretti", che s'impone all'attenzione generale per la qualita' della formula e dei collaboratori.
Dal gennaio 1925 si susseguono i sequestri di "La Rivoluzione liberale", e nel giugno comincia a maturare in Gobetti l'idea di andare in esilio per continuare il proprio lavoro; nel novembre le autorita' gli impongono la rinuncia a qualsiasi attivita' giornalistica ed editoriale, la rivista cessa le pubblicazioni e l'esilio diviene una necessita'. Il 28 dicembre gli nasce l'unico figlio, Paolo, e il 6 febbraio 1926 prende la via di Parigi, ove si ammala gravemente, accudito dagli amici Giuseppe Prezzolini, Luigi Emery e Francesco Saverio Nitti. Muore in clinica il 15 febbraio 1926. Viene sepolto al cimitero del Pere Lachaise, ove ancora oggi riposa.
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L'aridita'
Gobetti concepisce la propria esistenza in quanto pensiero compiuto, e l'idea della compiutezza sovrintende coerentemente (in una sorta di persistenza psicologica irrinunciabile) tutto l'arco della sua breve vita, che lo vede impegnato in una costante riduzione a unita' di ogni aspetto del proprio lavoro.
Per tali motivi non si coglie il significato del gobettismo (come scelta di vita che intreccia l'impegno pubblico con la costruzione della propria interiorita') se non si specifica come sia Gobetti stesso a delineare il 'modello Gobetti': l'avvio di un siffatto processo risiede nella decisione di 'riscattarsi' eticamente dal contesto familiare, vale a dire di autoformarsi consapevolmente. Per Gobetti, infatti, impegnarsi seriamente in un processo educativo significa riscattarsi intellettualmente dall'anonimato morale che caratterizza la propria famiglia, proiettando la propria vita in un ideale per il quale non e' il denaro a conferire dignita' agli esseri umani e la conquista dell'istruzione non rappresenta semplicemente il modo di uscire dalla condizione di inferiorita' sociale che quotidianamente assillava i suoi genitori. In ogni scritto nel quale fa riferimento al suo percorso di formazione e alle origini da cui trae la sua motivazione, troviamo il richiamo al tema dell'aridita', talora chiamata aridezza, concetto che si coniuga, molto spesso, a quelli di volonta' e di solitudine.
L'aridezza e' la chiave per comprendere e riassumere il nucleo alla base della sua formazione e per interpretare il suo percorso; essa costituisce la cifra etica che connota tale nucleo in quanto pilastro edificativo di un progetto di vita morale inteso come pratica operosita'. Una "fondamentale aridezza" e una "inesauribile volonta'" sono le qualita' che egli si riconosce, quelle che ne segnano il percorso esistenziale nella consapevolezza che la vita non dev'essere ridotta solo a una serie di esami e che si ha "bisogno di esami perche' si e' qualcosa" socialmente (L'editore ideale. Frammenti autobiografici con iconografia, 1966, p. 42). Egli scrive ancora di se': "Ho l'anima e l'inquietudine di un barbaro, con la sensibilita' di un cinico; la storia non mi ha dato eredita' di sorta; l'ambiente in cui son vissuto non mi ha offerto comunicazioni; non ha alimentato i miei problemi; non devo nulla a nessuno. Se ho voluto la storia me la sono dovuta creare io; se ho voluto capire ho dovuto vivere; il mio gusto si e' formato per un duro proposito. Ho peccato per amore quasi infantile per la cultura, per la filosofia, bisognava bene che amassi qualcosa con tutta l'oscura violenza nascosta della mia originaria volonta' di vivere [...]. Cinico perche' arido, forte perche' solo e spregiudicato" (p. 42).
L'aridita' consente di costruire la realta' alla luce di un progetto spirituale; di realizzare quel "mondo ideale" che anche Ada condivide nella ricerca espressiva della propria personale compiutezza. L'esplicitazione del rapporto tra intenzione e progetto chiarisce la ragione per la quale tornano spesso nei suoi scritti i temi della solitudine, della forza e del sacrificio. Per Gobetti, infatti, al dovere della coscienza corrisponde la volonta' di stare nella lotta, combattendo con audacia, intolleranza, sacrificio e dedizione.
Il riscatto dall'aridita' si snoda per Gobetti in un contesto storico e territoriale ben preciso: vale a dire, la guerra e il Piemonte. La guerra, cui non ha partecipato per ragioni anagrafiche, gli appare come una chiamata alla maturita' nazionale cui nessuno puo' sottrarsi, e Torino e il Piemonte rappresentano dei veri e propri luoghi morali. E' nel Piemonte, infatti, che i risvolti tipici dell'aridita' hanno un riscontro positivo, essendo una terra capace di coniugare "morale" e "pratica", come dimostrano le figure di Luigi Einaudi (1874-1961) e di Edoardo Giretti (1864-1940).
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L'impegno critico
La figura e l'opera di Gobetti si configurano e si chiariscono, nel loro complesso, nella formula della "rivoluzione liberale"; essa, tuttavia, non e' solo il punto di approdo di un intenso percorso intellettuale e politico, ma il costante riferimento di un'intenzione etica cui egli ispira la sua vita.
Il processo formativo che Gobetti persegue, innestandolo sul "riscatto dell'aridita'", costituisce il paradigma stesso del modello costruttivo della rivoluzione liberale, cui e' affidato il compito di portare l'Italia nell'ambito della "modernita'". Con tale espressione va intesa la razionale acquisizione di una coscienza storica laicamente consapevole e basata su un liberalismo attivo, realizzazione compiuta di una liberta' fondata su valori e opere concrete. Gobetti fa di se stesso il paradigma dell'Italia moderna, ossia dell'Italia della rivoluzione liberale.
La coscienza morale e culturale dello scarto storico nazionale rappresenta l'impulso fondamentale che induce a sentirsi attori del processo storico: il Paese nuovo si forma formando in primo luogo se stessi. Tale constatazione consente di capire come questo impegno per la continua ricerca di un'oggettiva superiorita' etica, perseguito da Gobetti con chiarezza e senza ambiguita', si caratterizzi quale elemento di forte originalita' rispetto ai percorsi, pure animati da nobili ragioni, di tanti giovani intellettuali che si propongono di essere dentro la storia italiana per cambiarla in profondita'. Quello di Gobetti e' un percorso di formazione di tale purezza etica da acquisire un valore pedagogico oggettivo e paradigmatico, configurandosi come valido per la 'rigenerazione' dell'uomo italiano. In cio' Gobetti e' da subito un rivoluzionario per naturale inclinazione della sua intelligenza e della sua sensibilita' alle questioni civili, che caratterizzano come umanesimo integrale il fattore fondante la modernita' da conquistare.
Alla base di tale umanesimo vi sono la concretezza etica, in grado di generare comportamenti esemplari, il valore della liberta' e l'idea di storia che deve informare la politica. Etica, liberta' e storia rappresentano le qualita' 'espressive' dell'uomo che si affida alla ragione e, attraverso la ragione dell'uomo, sorveglia l'azione della politica mediante l'operare della critica. Per Gobetti il giornalismo e' la forma principale dell'esercizio critico. Infatti, mentre il giornalista e' di solito inteso come colui che pratica una scrittura soggettivamente influenzata dai fattori psicologici personali, il critico esprime oggettivita' morale. Il giornalismo generico e' un prodotto descrittivo, quello critico "un atto di volonta'" (lettera a Lionello Fiumi del I gennaio 1919, in Carteggio 1918-1922, 2003, p. 18) che si propone, nell'essenza del suo farsi, di cogliere i contrasti.
La costruzione del proprio profilo di critico e la funzione che in quanto tale e' chiamato a svolgere costituiscono il filo connettivo che lega la prima fase dell'impegno gobettiano, riconducibile, dal punto di vista temporale, alla prima serie della rivista "Energie nove" (novembre 1918 - marzo 1919). In questo periodo, Gobetti getta le basi del proprio pensiero e della propria azione, mentre i percorsi privati e quelli pubblici s'intrecciano. Con la fine di "Energie nove" (febbraio 1920) inizia una nuova fase, in cui egli sviluppera' la missione del critico per sopperire a quell'"assenza di organizzazione" che costituisce il cuore della crisi postbellica (Intermezzo, "Energie nove", 12 febbraio 1920, ora in Scritti politici, cit., p. 181) e per dominare i fatti della storia e conferire loro senso.
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La storia in movimento
E' un dato acquisito dalla storiografia gobettiana che l'occupazione delle fabbriche costitui' un passaggio importante per la maturazione del suo pensiero; non tanto perche' lo porto' alla scoperta del movimento operaio nella sua concretezza di soggetto politico, quanto perche' quegli avvenimenti gli consentirono di mettere a fuoco il problema della rivoluzione in Italia.
Nell'occupazione delle fabbriche, Gobetti intravede in prospettiva "la piu' grande battaglia ideale del secolo" (lettera ad Ada del 7 settembre 1920, in P. Gobetti, A. Gobetti, Nella tua breve esistenza, 1991, p. 376); se cosi' realmente sara', egli non potra' che collocarsi "necessariamente dalla parte che ha piu' religiosita' e volonta' di sacrificio" (p. 376), appunto le qualita' che devono saper dimostrare di possedere gli operai in quanto soggetto autonomo. Il raggiungimento di tale autonomia segnera' anche un cambiamento all'interno del movimento di Ordine nuovo, ossia nella componente politica cui gli operai fanno riferimento, in quanto espressione di una consapevole soggettivita' rivoluzionaria. L'osservazione non e' di poco conto, sia in relazione all'interpretazione che Gobetti da' degli eventi, sia perche' chiarisce la distinzione tra soggetto sociale – gli operai – e soggetto politico – Ordine nuovo –, e rappresenta un significativo indizio del tipo di rapporto che Gobetti sin dagli inizi instaura con il comunismo torinese, di cui e' attento osservatore dall'interno in quanto collaboratore del giornale diretto da Gramsci.
Ricordando i suoi rapporti con Gobetti, Lelio Basso ha corretto un'immagine che lo vuole attratto quasi fatalmente dai comunisti, osservando: "Noi discutemmo profondamente la possibilita' che si iscrivesse lui stesso al PSI a quell'epoca, siccome si pensa sempre a un Gobetti attorno al partito comunista, lui forse pensava viceversa" (Amici di Gobetti, interviste a Lelio Basso e a Pietro Nenni, "Mezzosecolo", 2001-2002, p. 295).
L'auspicio che la classe operaia maturi una funzione di classe dirigente, dimostrando di essere in grado di guidare grandi e complesse realta' industriali e non lasciandosi attrarre da tentazioni collettivistiche, indica come Gobetti non persegua l'idea che la rivoluzione debba sradicare l'Italia dal contesto occidentale nel quale si trova, ma anzi auspichi che essa ve la radichi ben piu' profondamente, nel segno di quella modernita' di cui la stessa cultura industriale e' espressione. Tale convincimento si esplicitera', nel febbraio 1922, nel ritenere che "il tramonto del capitalismo, previsto e predicato dal Marx e' un mito utilissimo, una delle piu' forti molle della storia moderna ma sarebbe ingenuo discuterne come di una verita' scientifica o di un fatto serio. [...] L'Italia non puo' aderire al blocco delle nazioni proletarie, perche' le nazioni proletarie non esistono e la politica si fa con ben altro realismo. L'Italia deve aderire, non politicamente, ma economicamente [...] all'Europa (e all'America) operosa" (Crisi morale e crisi politica, "La Rivoluzione liberale", 19 febbraio 1922, ora in Scritti politici, cit., pp. 245 e 248).
Per Gobetti la rivoluzione italiana sara' possibile solo quando ci sara' una nazione italiana rinnovata moralmente e spiritualmente. Ed egli si interessa al movimento operaio nella sua funzione di critico della politica. Indicativo e' quanto scrive a Santino Caramella l'8 agosto 1920: "Io ho per la politica interesse di studioso. Non ho mirato mai all'azione come tale, ma sempre ad una educazione politica. Credo che avvicinando il mondo degli studi e la realta' pratica [...] ne verra' vantaggio all'uno e all'altra. [...] Tu sai che sono antimarxista e mi pare che il movimento operaio debba andare (e va infatti) per una via che si crea ogni giorno – il socialismo e' il punto di partenza (non il marxismo che non e' sentito) ma il punto di arrivo e' sempre liberalismo, storia; contingenza dolorosa di problemi e di soluzioni che non sono mai in un sistema preconcetto, perche' nascono dalla conciliazione pratica di quel sistema e di tutti gli altri secondo cui pensano gli uomini" (Carteggio, cit., pp. 140-41).
Il socialismo, a suo avviso, e' mancato all'appuntamento della storia. Gobetti contesta la tesi secondo la quale il fallimento del Partito socialista italiano sarebbe dovuto al fatto che esso perseguiva la rivoluzione; al contrario, tale fallimento si deve alle insufficienze rivoluzionarie del partito e alla sua mancata comprensione della propria funzione. Gobetti critica la pratica riformista di Filippo Turati: di fronte al problema italiano ci si doveva porre come ha fatto Matteotti, "l'oppositore piu' intelligente e piu' irriducibile tra i socialisti unitari" (Ho conosciuto Matteotti, "La Rivoluzione liberale", 17 giugno 1924, ora in Scritti politici, cit., p. 707), a cui il I luglio 1924, come gia' accennato, dedica un numero intero di "La Rivoluzione liberale". E due settimane dopo, a testimonianza del suo interesse per il mondo socialista al di la' delle critiche, ospita un articolo di Carlo Rosselli intitolato Liberalismo socialista, che accompagna con una Nota in cui, tra l'altro, scrive che "anche il nostro liberalismo e' socialista se si accetta il bilancio del marxismo e del socialismo da noi offerto piu' volte" ("La Rivoluzione liberale", 15 luglio 1924, ora in Scritti politici, cit., p. 761).
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Il nodo del Risorgimento
Nell'estate del 1921 Gobetti ha ormai elaborato l'idea di liberalismo e ne ha individuato le radici storiche. In tale riflessione, centrale e' l'esame critico che compie del moto risorgimentale, snodo fondamentale per "rifare la nostra cultura" (lettera ad Ada dell'8 settembre 1921, in Nella tua breve esistenza, cit., p. 495). La questione risorgimentale e' essenziale per comprendere le questioni italiane e la riflessione su di esse che e' alla base dell'elaborazione politica di Gobetti e della sua idea di Italia. Nel fallimento del moto risorgimentale affonda le sue radici l'esigenza rivoluzionaria provocata dalla crisi dell'Italia giolittiana – Gobetti, come Salvemini, e' un acerrimo nemico della politica di Giovanni Giolitti – e della sua matrice liberale.
Egli e' convinto del "fallimento della rivoluzione italiana dell'800" (lettera a Giannotto Perelli del 12 dicembre 1920, in Carteggio, cit., p. 183) ed e' interessato alle figure di Giovanni Maria Bertini, Luigi Ornato, Domenico Berti e, soprattutto, Vittorio Alfieri. Il suo lavoro di critica al Risorgimento presuppone un intento di ordine generale espresso, nel congedare la sua prima rivista, quando richiama "il fallimento ideale dell'Italia" (La rivoluzione italiana. Discorso ai collaboratori di "Energie Nove", "L'educazione nazionale", 30 novembre 1920, ora in Scritti politici, cit., p. 187). Ecco perche' la questione del Risorgimento costituisce il corpo centrale dell'elaborazione di Gobetti, poiche' "soltanto se ci sara' chiaro il problema dell'unita' nel nostro Risorgimento, il problema dello Stato e dei suoi fondamenti ideali e pratici, potremo nella realta' imporre la nuova idea" (p. 188).
Il Risorgimento, malgrado la conquista dell'indipendenza, non ha generato un processo autonomo e ha lasciato irrisolta la questione della nazione. Gobetti ritiene che l'essenza "dello Stato moderno come Stato-liberta' dei cittadini" coincida "col concetto di rivoluzione", che e' gia' liberale poiche' "perenne in se stessi il principio della loro attivita' e autorita' morale: la rivoluzione coincide dunque col concetto stesso di funzione del popolo" (La crisi rivoluzionaria dell'Ottocento in Italia, "L'Arduo", 31 maggio 1921, ora in Scritti storici, letterari e filosofici, 1969, p. 165). Ne consegue che le ragioni della rivoluzione liberale risiedono in cio' che il Risorgimento non e' stato, e non tanto come moto politico quanto come processo morale e culturale da parte di cittadini coscienti. Questi, vivificando l'essere della Nazione – ossia il dato unitario che presuppone e invera la nazione medesima – determinano la forma stessa dello Stato quale sintesi di un'iniziativa continua che si concretizza nella liberta', principio ispiratore fondamentale dell'individuo e dei cittadini, del singolo come della societa'. Al Risorgimento e' mancata una "classe di governo" adeguata, ossia un'elite, ed e' questo uno dei temi che caratterizza il pensiero politico di Gobetti. Piu' in generale, poi, all'Italia e' mancata una riforma religiosa, questione che attiene alla liberta' e alla necessita' di una coscienza civile.
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Liberalismo e fascismo
Il tema della liberta' costituisce la linea guida di tutto il pensiero gobettiano. Come egli evidenzia nel Manifesto con cui apre, nel 1922, "La Rivoluzione liberale", tre sono i punti sui quali deve agire la sua iniziativa: "1) la mancanza di una classe dirigente come classe politica; 2) la mancanza di una vita economica moderna, ossia di una classe tecnica progredita [...]; 3) la mancanza di una coscienza e di un diretto esercizio della liberta'" (Manifesto, "La Rivoluzione liberale", 12 febbraio 1922, ora in Scritti politici, cit., p. 229).
Questi tre punti si riconducono alla questione della liberta' e del suo pratico estrinsecarsi, ossia di una "lotta politica aperta" la quale, per esistere, presuppone classi dirigenti liberamente scelte.
Gobetti non definisce il suo liberalismo proprio perche' e' un liberale: pur associando l'aggettivo liberale al sostantivo rivoluzione, qualifica il suo liberalismo come "potenziale", vale a dire come una concezione politico-dottrinaria che aderisce alle iniziative autonomistiche di tipo nuovo, quelle che evidenziano momenti di rottura sociale e politica facendo emergere soggettivita' che animano dialetticamente il quadro nazionale. Il liberalismo gobettiano resta, dunque, dottrinariamente indefinito, benche' si precisi implicitamente nella coincidenza con "le forze rivoluzionarie creative" poiche' e', per sua intima natura, rivoluzionario. Per Gobetti, infatti, "il liberalismo soddisfa l'esigenza conservatrice creando un governo, ma per arricchire la spiritualita' della vita sociale non puo' agire che come forza rivoluzionaria, come opposizione ai falsi realismi, alle idolatrie dei fatti compiuti. La funzione del liberalismo e' mancata il giorno in cui ha dovuto assumere una responsabilita' di governo. Il liberalismo puo' estrinsecare la sua capacita' creativa di uno Stato soltanto attraverso un autonomo processo di disciplina libertaria" (Liberali e conservatori, "La Rivoluzione liberale", 26 marzo 1922, ora in Scritti politici, cit., p. 277).
In un articolo del maggio 1922, Gobetti definisce il fascismo, nelle sue manifestazioni squadristiche, come espressione di un'"insufficienza ideale", testimonianza di "riscossa padronale" e soggetto che "arma gli esasperati della guerra e gli avventurieri della borghesia intellettuale"; esso e' "il termometro della nostra crisi, la misura dell'impotenza del popolo a crearsi uno Stato" (Esperienza liberale, "La Rivoluzione liberale", 28 maggio 1922, ora in Scritti politici, cit., p. 356). Il fascismo rappresenta quindi un epifenomeno dell'equivoco del liberalismo italiano, caratterizzato dall'assenza di ogni preoccupazione ricostruttiva nei confronti dello Stato e chiara espressione della "malattia nazionale", vale a dire di quelle insufficienze morali e ideali che si vanno aggravando sempre piu', in un rapporto perverso tra causa ed effetto. In questo testo Gobetti storicizza il fascismo per quello che e', contro ogni illusione riguardante il suo possibile riassorbimento nei canoni dello Stato liberale e il suo possibile evolversi in canoni di ordine democratico. Scrive infatti: "La guerra ha generato una crisi di orgoglio e una negazione di tutte le misure negli spiriti. Piccoli individui hanno avuto l'illusione, attraverso un'esperienza eccezionale, di difendere e incarnare l'originalita' di un popolo o di un mondo. In realta' nessun partito puo' sostituire lo Stato, a nessun movimento sociale puo' spettare la funzione del coordinamento della volonta' e del rafforzamento della coesione degli spiriti, perche' queste sono funzioni che non hanno organo, e si realizzano per impulsi di lotta e di consenso in un processo tutto immanente" (p. 357).
Il fascismo appare a Gobetti come la risultante politica dello stato morale del Paese, il frutto della sua crisi spirituale e sociale, un fenomeno intrinsecamente antipolitico, motivato da miti dogmatici e anacronistico; e Mussolini, "torbido condottiero di compagnie di ventura", per quanto "rozzo, povero d'idee e' riuscito talvolta, per la robustezza e disinvoltura, l'ostetrico della storia" (Uomini e idee, "La Rivoluzione liberale", 28 maggio 1922, ora in Scritti politici, cit., p. 360).
Il fascismo, quindi, gli conferma la necessita' che la cultura politica subisca un processo di educazione e di rivoluzione e che si attui una prassi in grado di riscattare il Paese da una "immaturita' politica" tale da richiedere "il duro sforzo di una precisa responsabilita' ideale" (Note di politica interna, "La Rivoluzione liberale", 30 luglio 1922, ora in Scritti politici, cit., p. 397).
Anche in questa netta posizione sul fascismo appare evidente come per Gobetti, liberale non schierato in un campo politico-partitico, solo l'assunzione integrale della liberta' (e della dialettica connessa) conferisce moralita' e rinnovamento alla lotta politica democratica. In una nozione ampia di liberta' egli comprende idee, fatti storici e uomini molto diversi ideologicamente tra loro. Tale posizione continua a essere oggi motivo di discussione, cosi' come la questione se egli possa realmente essere definito un liberale per i giudizi positivi espressi sulla Rivoluzione d'ottobre, pur essendo – e piu' volte lo dichiara – ne' comunista, ne' attratto dal comunismo. Il suo pensiero politico, tra i piu' originali del Novecento italiano, ha inoltre pervaso la disputa e le polemiche che si sono via via accese sull'esperienza del Partito d'azione e sul significato della 'cultura azionista'. Il fatto che, a tanti anni dalla morte, la figura e le idee di Gobetti accendano ancora vivaci dibattiti conferma quanto forte sia il suo radicamento nella storia politico-culturale italiana.
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Opere
La filosofia politica di Vittorio Alfieri, Torino 1923.
La frustra teatrale, Milano 1923.
La Rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Bologna 1924 (poi Torino 1948; poi con un saggio introduttivo di G. De Caro, Torino 1965; poi a cura di E. Alessandrone Perona, Torino 1983; poi con un saggio di P. Flores d'Arcais, Torino 1995; poi a cura di E. Sbardella, Roma 1988; poi con prefazione di A. Carioti, Milano 2011).
Paradosso dello spirito russo, e altri scritti sulla rivoluzione russa, Torino 1926.
Risorgimento senza eroi. Studi sul pensiero piemontese nel Risorgimento, Torino 1926.
Opera critica, 2 voll., Torino 1927.
Scritti attuali, prefazione di U. Calosso, Roma 1945.
Antologia della "Rivoluzione liberale", a cura di N. Valeri, Torino 1948.
Coscienza liberale e classe operaia, a cura di P. Spriano, Torino 1951.
Le riviste di Piero Gobetti, a cura di L. Basso, L. Anderlini, Milano 1961.
L'editore ideale. Frammenti autobiografici con iconografia, a cura e con prefazione di F. Antonicelli, Milano 1966.
Scritti politici, a cura di P. Spriano, Torino 1969.
Scritti storici, letterari e filosofici, a cura di P. Spriano, con due note di V. Strada e F. Venturi, Torino 1969.
Gobetti e "La Voce", a cura di G. Prezzolini, Firenze 1971.
Scritti di critica teatrale, a cura e con introduzione di G. Guazzotti, C. Gobetti, Torino 1974.
P. Gobetti, A. Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1908-1926, a cura di E. Alessandrone Perona, Torino 1991.
Al nostro posto. Scritti politici da "La Rivoluzione liberale", con un saggio di L. Einaudi, a cura di P. Costa, A. Riscassi, Arezzo 1996.
Con animo di liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi 1918-1926, a cura di B. Gariglio, presentazione di G. De Rosa, Milano 1997.
Dizionario delle idee, a cura di S. Bucchi, Roma 1997.
Scritti sull'arte, a cura di M. De Benedictis, prefazione di R. Crovi, Torino 2000.
Carteggio 1918-1922, a cura di E. Alessandrone Perona, Torino 2003.
Lo scrittoio e il proscenio. Scritti letterari e teatrali, a cura di G. Davico Bonino, con uno scritto di C. Dionisotti, Nardo' 2010.
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Bibliografia
G. Carocci, Piero Gobetti nella storia del pensiero politico, "Belfagor", 1951, 2, pp. 130-48.
P. Bagnoli, Piero Gobetti: cultura e politica in un liberale del Novecento, prefazione di N. Bobbio, Firenze 1984.
U. Morra di Lavriano, Vita di Piero Gobetti, Torino 1984.
N. Bobbio, Italia fedele. Il mondo di Gobetti, Firenze 1986.
G. Spadolini, Gobetti. Un'idea dell'Italia, Milano 1993.
P. Bagnoli, Rosselli, Gobetti e la rivoluzione democratica. Uomini e idee tra liberalismo e socialismo, Scandicci 1996.
P. Bagnoli, Piero Gobetti: una sintesi etico-politica, in E.A. Albertoni, P. Bagnoli, Studi sull'elitismo, Milano 2001, pp. 19-50.
C. Malandrino, Gobetti Piero, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, LVII vol., Roma 2002, ad vocem.
P. Bagnoli, Il metodo della liberta'. Piero Gobetti tra eresia e rivoluzione, Reggio Emilia 2003.
P. Polito, Il liberalismo di Piero Gobetti, Torino 2007.
P. Bagnoli, L'uomo morale e la rivoluzione italiana. Una lettura nuova di Piero Gobetti, Ravenna 2009.
L'autunno delle liberta'. Lettere ad Ada in morte di Piero Gobetti, a cura di B. Gariglio, Torino 2009.
E. Vial, introduzione a P. Gobetti, Liberalisme et revolution antifasciste, ed. E. Vial, Paris 2010, pp. 12-102.
L'Archivio di Piero Gobetti. Tracce di una prodigiosa giovinezza, a cura di S. Barbalato, con contributi di C. Gobetti, E. Alessandrone Perona, M. Scavino, Milano 2010.

4. REPETITA IUVANT. QUATTRO PROPOSTE

Prima proposta: Luisa Morgantini: Perche' donare il 5xmille a AssopacePalestina
Mie care e cari,
e' tempo di dichiarazione dei redditi e di scegliere a quale associazione dedicare il 5xmille.
Lo so, siamo in tante associazioni a chiedere di usufruire del 5xmille e forse molte anche piu' meritevoli di AssopacePalestina.
Eppure, vi chiedo di scegliere per il vostro 5xmille proprio AssopacePalestina.
Contribuirete:
- al pagamento delle tasse universitarie per il diritto allo studio per le giovani e i giovani palestinesi della zona collinare di Masafer Yatta, a sud di Hebron;
- al sostegno ai bambini alle bambine e alle donne, nei campi profughi New Askar e Balata a Nablus;
- al sostegno ai centri antiviolenza e accoglienza per le donne e le bambine sopravvissute alla violenza, promosse dalla onlus Pangea a Gaza;
- al sostegno al Jenin Creative Cultural Centre per aiutare i bambini, le donne e gli anziani del campo profughi di Jenin;
- al sostegno all'Edward Said conservatory di Gaza e alla scuola di musica Al Kamandjati, nei campi profughi palestinesi di Qalandya, Al Amari, Jalazon in Palestina, e di Chatila e Bourj el Barajneh in Libano;
- al sostegno all'Ospedale Al Awda di Gaza;
- alla campagna per la liberazione di Marwan Barghouthi e dei prigionieri palestinesi;
- a far conoscere la cultura palestinese: il teatro, la musica e il cinema;
- a far conoscere, invitando in Italia palestinesi e israeliani, la realta' dell'occupazione e della colonizzazione israeliana;
- e molto, molto altro ancora.
La scelta dei nostri progetti non e' casuale: operiamo in quei villaggi e situazioni dove e' presente il coordinamento dei comitati popolari per la resistenza nonviolenta o per progetti che  attraverso l'arte esprimono forme nuove di resistenza.
Ricordiamo a coloro che avessero fatto donazioni nel 2025, che gli importi donati possono essere detratti dalle tasse. Se lo comunicate via mail all'indirizzo assopacepalestina.donazioni at gmail.com vi invieremo il modulo di ricezione della donazione in modo da poterlo inserire nella vostra denuncia dei redditi.
Le nostre attivita' e i progetti sono visibili nel nostro sito, sulle nostre pagine fb e sul nostro prfilo instagram.
Grazie, un abbraccio.
Luisa Morgantini
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Come devolvere il 5xmille a AssopacePalestina
I modelli per la dichiarazione dei redditi Certificazione Unica (CU), 730 e Modello Redditi (ex Unico) contengono una sezione dedicata alla donazione del cinque per mille.
Per destinare il 5xmille ad AssopacePalestina è necessario:
1. firmare  nel riquadro "Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS..."
2. Indicare il codice fiscale: 920 662 30 605
Anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi, si puo' scegliere di destinare il cinque per mille dell'IRPEF, utilizzando l’apposita scheda allegata allo schema di Certificazione Unica(CU) o al Modello Redditi Persone Fisiche.
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Seconda proposta: Tre proposte ad ogni persona di volonta' buona per la pace nel cuore d'Europa
La prima proposta: scriviamo alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Carissime e carissimi,
vi preghiamo di voler scrivere alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Gli indirizzi di posta elettronica sono i seguenti: ambrusitalia at mid.ru, culturaroma at mid.ru, consitalia at mid.ru, emb_it at mfa.gov.ua, gc_it at mfa.gov.ua
Il messaggio che proponiamo e' il seguente:
"Gentilissimi ambasciatori di Russia ed Ucraina,
vi saremmo assai grati se voleste trasmettere questa richiesta di pace ai vostri governi.
Sia la pace nel cuore d'Europa.
Cessino immediatamente le uccisioni e le devastazioni.
Si passi immediatamente dal conflitto armato al negoziato diplomatico.
Si inviino aiuti umanitari a tutte le vittime della guerra che alla guerra sono sopravvissute.
Si costruisca un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
FIRMA, DATA, INDIRIZZO DEL MITTENTE".
Facciamo sentire la voce dell'umanita'.
Chi salva una vita salva il mondo.
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La seconda proposta: diffondiamo ovunque la richiesta rivolta ai governi  di non uccidere piu'.
Alle persone amiche della nonviolenza, alle associazioni democratiche, alle istituzioni sollecite del bene comune, ai mezzi d'informazione, chiediamo di diffondere ovunque possibile questa richiesta rivolta ai governi di Russia ed Ucraina e con essi ai governi di tutti i paesi europei:
"Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di non uccidere piu' i cittadini di Russia e Ucraina.
Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di cessare immediatamente la guerra ed avviare immediatamente negoziati di pace.
Chiediamo a tutti i governi europei la pace disarmata e disarmante, che sola salva le vite, dall'Atlantico agli Urali.
Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Il movimento della societa' civile scaturito dall'appello 'per la pace nel cuore d'Europa'".
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La terza proposta: sottoscriviamo e sosteniamo l'appello "per la pace nel cuore d'Europa".
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Il testo seminale dell'appello "Per la pace nel cuore d'Europa" con le firme di tutte le persone e le associazioni sottoscrittrici e con i molti altri contributi di riflessione e proposta che nel frattempo lo hanno arricchito ed approfondito possono essere richiesti scrivendo agli stessi indirizzi: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Terza proposta: Una persona, un voto
Riprendiamo l'iniziativa "Una persona, un voto" affinche' a tutte le persone che vivono nel nostro paese, e che nel nostro paese intendono restare, dopo un ragionevole lasso di tempo (e crediamo che sei mesi sia abbastanza) sia riconosciuto il diritto di voto in tutte le elezioni, senza il quale non vi e' democrazia ma un regime razzista e schiavista in conflitto con i valori fondanti della stessa Costituzione della Repubblica italiana.
Di seguito riproponiamo l'appello cosi' come gia' diffuso nel 2017.
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Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia
Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.
Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.
Una persona, un voto. Il momento e' ora.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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L'elenco delle numerose e prestigiose adesioni gia' raccolte nel 2017 puo' essere richiesto scrivendo agli stessi indirizzi: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Quarta proposta: Una richiesta al Presidente dello Stato di Israele: conceda la grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese
Al Presidente dello Stato di Israele Yitzhak Herzog
Oggetto: richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese
Egregio Presidente,
Le scriviamo per formularLe la richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese.
Non c'e' bisogno che illustriamo a Lei cio' che Lei gia' sa perfettamente: ovvero che Marwan Barghouti puo' dare un contributo fondamentale e decisivo per la risoluzione pacifica, fondata sulla verita', la giustizia e la comprensione reciproca, del conflitto israelo-palestinese nel pieno rispetto di tutti i diritti di entrambi i popoli e di ogni persona.
Dinanzi alla tragedia tuttora in corso e' ragionevole pensare che la liberazione di Marwan Barghouti possa essere il passo indispensabile per avviare un circolo virtuoso dopo cosi' tante sofferenze.
Ignoriamo quali siano le precise e specifiche procedure istituzionali previste nell'ordinamento giuridico del suo Paese per attivare l'istituto della concessione della grazia, ma con questa lettera aperta La preghiamo di adoperarSi a questo fine che ci sembra essere, per usare il linguaggio di Gandhi, un vero e proprio "fine sovraordinato" rispetto a tante altre considerazioni.
Liberi Marwan Barghouti: il popolo di Israele, il popolo di Palestina, e tutti i popoli e le persone ragionevoli del mondo Gliene saranno per sempre grati.
Voglia gradire distinti saluti,
Beppe Manni
Gianfranco Monaca
Riccardo Orioles
Enrico Peyretti
Giulio Sica
Peppe Sini
Viterbo, 30 giugno 2026
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 80 del 5 luglio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it