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[nonviolenza] Sabato 25 luglio alla "Fattoria di Alice" l'incontro settimanale dell'Afesopsit (con due nuovi ricordi di Vito Ferrante)
- Subject: [nonviolenza] Sabato 25 luglio alla "Fattoria di Alice" l'incontro settimanale dell'Afesopsit (con due nuovi ricordi di Vito Ferrante)
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Thu, 23 Jul 2026 14:25:14 +0200
SABATO 25 LUGLIO ALLA "FATTORIA DI ALICE" L'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT (CON DUE NUOVI RICORDI DI VITO FERRANTE)
Sabato 25 luglio 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 appena fuori Viterbo.
Dopo la condivisione del pasto - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - l'incontro proseguira' nel pomeriggio (con inizio all'incirca alle ore 14) con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali.
Ricordiamo ancora una volta che ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
*
Questo sabato in particolare ci si occupera' anche di diritti violati e di iniziative di solidarieta' da intraprendere con riferimento a vicende concrete; proseguiranno inoltre anche le consuete attivita' di riflessione, di studio e di espressione del sentire comune attraverso le risorse e le forme del gioco, dell'arte, della musica, della poesia.
*
Ci vediamo quindi questo sabato, come ogni sabato, alla "Fattoria di Alice". Ogni persona e' benvenuta.
*
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
*
Allegati in calce due nuovi ricordi di Vito Ferrante scritti da Antonella Litta e da Giulio Vittorangeli.
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 23 luglio 2026
Mittenti: le amiche e gli amici di Vito Ferrante, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
* * *
Allegato primo: Antonella Litta ricorda Vito Ferrante
Di Vito ho conosciuto prima la sua fama e poi lui.
La sua buona fama infatti precedette la nostra conoscenza.
Di Vito Ferrante avevo sentito parlare in piu' occasioni.
Mi veniva descritto come un uomo di grande tempra, convinto assertore ed operatore nel concreto di tante azioni e progetti volti all'affermazione della dignita' di ogni persona, in ogni situazione.
Sapevo di Vito che aveva cominciato da tantissimi anni e molto presto a prendersi cura delle persone, in particolare di quelle piu' fragili nell’anima, nella mente, nella psiche.
Sapevo che aveva dato vita ad una associazione di cui facevano parte persone sofferenti, i loro familiari, gli amici e chiunque volesse partecipare di questa speciale esperienza di aiuto reciproco, del prendersi cura vicendevole.
Un'esperienza che anche a Viterbo, tra ostacoli e fatiche di ogni genere - imposte anche da chi avrebbe dovuto invece facilitare ed aiutare -, faceva e continua a far vivere la freschezza e la liberta' dell'esperienza di cura legata al nome dello psichiatra Franco Basaglia che aveva letteralmente liberato dalle catene i pazienti psichiatrici non curati ma da sempre reclusi nei manicomi.
Porta infatti il suo nome la Legge 180 che ha sancito, nel 1978, la chiusura dei manicomi e la progressiva costruzione di un sistema basato sulla presa in carico territoriale, garantendo percorsi di cura rispettosi della dignita' e dei diritti delle persone con disturbi psichiatrici.
Nello stesso anno, con la Legge 833/1978, veniva istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), segnando un cambiamento radicale nell'approccio alla salute, inclusa quella mentale.
Sapere di questa realta' a Viterbo molto mi incuriosiva da piu' punti di vista ma per diverso tempo non ebbi occasione di venirvi in contatto. Feci la conoscenza di Vito in occasione della protesta svoltasi in piazza del Comune a Viterbo nel pieno dell'inverno del 2017, e proseguita per giorni e giorni con un presidio costante, anche di notte - e si dormiva al freddo nelle tende.
Vito mi dette la sensazione di un concentrato di energia, anche nella sua struttura fisica, il viso con i suoi folti baffi richiamava alla mia mente i tanti bei visi degli attivisti rivoluzionari del Sud America.
Anche il suono della sua voce era particolare, lo sguardo buono e scrutante al tempo stesso, forte la sua stretta di mano.
Dopo quel primo incontro ce ne furono altri. Alcuni legati ad iniziative che come Anpi svolgemmo presso la Fattoria di Alice e altri incontri piu' "interni" alla associazione a cui presi parte con interesse e anche curiosita'. La sensazione che ne ricavavo ogni volta era di una grande famiglia dove si esercitava la cura reciproca senza piu' confini tra sofferenti, amici, familiari e ospiti saltuari, come me.
Vito era il padre, il fratello e l'amico dentro questo gruppo di persone.
Il suo metodo di cura era basato sulla relazione che stabiliva con tutti e con ciascuno, sull'amicizia, la generosita', la disponibilita' e l'abbraccio che donava e riceveva.
Come medico trovavo conferma chiara e concreta in Vito che prima di ogni terapia farmacologica viene il riconoscimento dell'altro come persona e l'instaurare una relazione di bene, fiducia e non giudicante.
Questo ho imparato anche da Vito, questo ho visto nell'associazione da lui fondata e parte della sua stessa vita che ora continua anche nella sua assenza fisica.
* * *
Allegato secondo: Giulio Vittorangeli ricorda Vito Ferrante
Ho conosciuto Vito Ferrante alla metà degli anni '80 del secolo scorso, anni che vedevano il protagonismo del popolo sudafricano nella lotta contro l'apartheid, lo scoppio della prima Intifada in Palestina, il riscatto del Centro America sotto l'impulso della Rivoluzione Sandinista.
L’ho conosciuto quando (se non ricordo male) come Associazione Italia-Nicaragua facemmo una iniziativa di solidarieta' con il popolo del Nicaragua, in quella che era allora la sezione di Pianoscarano del Partito Comunista, la mitica sezione Biferali, dal nome della banda partigiana di Viterbo.
Vito era un dirigente di quella sezione.
La conoscenza poi si approfondi' negli anni successivi, ed ho iniziato ad apprezzare le doti di Vito, quelle doti di cui tanti hanno parlato, il grande rigore morale e la sconfinata generosita'.
Poi con la sconfitta elettorale del Fronte Sandinista in Nicaragua, 1990, lo scioglimento del Partito Comunista, ci siamo persi di vista.
Dopo la fondazione di Afesopsit eravamo tornati a frequentarci, anche se saltuariamente, sapendo che le nostre strade correvano parallele legate dal valore della solidarieta'.
Lo invitai alla presentazione del nostro Progetto "Mulukuku, Nicaragua - Tenemos en la mente la salud!" per la formazione di operatori nel settore della salute mentale, a Viterbo nel novembre 2010.
Non potendo partecipare invio' un breve ma significativo messaggio di saluto.
In conclusione, non voglio usare la retorica e tanto meno frasi roboanti, Vito e' stato una persona normale e speciale allo stesso tempo, certamente con uno spessore e una sensibilita' sopra la media; ed e' per questa sua dimensione "umana" e "comune" che le sue parole continuano a risuonarci, non per commuoverci ma per muoverci, per incoraggiarci e quasi obbligarci a fare, a schierarci, a riappropriarci della nostra umanita', a coltivare speranze e utopie, a inseguire il sogno individuale e collettivo di liberta'.
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Sabato 25 luglio 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 appena fuori Viterbo.
Dopo la condivisione del pasto - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - l'incontro proseguira' nel pomeriggio (con inizio all'incirca alle ore 14) con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali.
Ricordiamo ancora una volta che ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Questo sabato in particolare ci si occupera' anche di diritti violati e di iniziative di solidarieta' da intraprendere con riferimento a vicende concrete; proseguiranno inoltre anche le consuete attivita' di riflessione, di studio e di espressione del sentire comune attraverso le risorse e le forme del gioco, dell'arte, della musica, della poesia.
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Ci vediamo quindi questo sabato, come ogni sabato, alla "Fattoria di Alice". Ogni persona e' benvenuta.
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Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Allegati in calce due nuovi ricordi di Vito Ferrante scritti da Antonella Litta e da Giulio Vittorangeli.
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 23 luglio 2026
Mittenti: le amiche e gli amici di Vito Ferrante, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato primo: Antonella Litta ricorda Vito Ferrante
Di Vito ho conosciuto prima la sua fama e poi lui.
La sua buona fama infatti precedette la nostra conoscenza.
Di Vito Ferrante avevo sentito parlare in piu' occasioni.
Mi veniva descritto come un uomo di grande tempra, convinto assertore ed operatore nel concreto di tante azioni e progetti volti all'affermazione della dignita' di ogni persona, in ogni situazione.
Sapevo di Vito che aveva cominciato da tantissimi anni e molto presto a prendersi cura delle persone, in particolare di quelle piu' fragili nell’anima, nella mente, nella psiche.
Sapevo che aveva dato vita ad una associazione di cui facevano parte persone sofferenti, i loro familiari, gli amici e chiunque volesse partecipare di questa speciale esperienza di aiuto reciproco, del prendersi cura vicendevole.
Un'esperienza che anche a Viterbo, tra ostacoli e fatiche di ogni genere - imposte anche da chi avrebbe dovuto invece facilitare ed aiutare -, faceva e continua a far vivere la freschezza e la liberta' dell'esperienza di cura legata al nome dello psichiatra Franco Basaglia che aveva letteralmente liberato dalle catene i pazienti psichiatrici non curati ma da sempre reclusi nei manicomi.
Porta infatti il suo nome la Legge 180 che ha sancito, nel 1978, la chiusura dei manicomi e la progressiva costruzione di un sistema basato sulla presa in carico territoriale, garantendo percorsi di cura rispettosi della dignita' e dei diritti delle persone con disturbi psichiatrici.
Nello stesso anno, con la Legge 833/1978, veniva istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), segnando un cambiamento radicale nell'approccio alla salute, inclusa quella mentale.
Sapere di questa realta' a Viterbo molto mi incuriosiva da piu' punti di vista ma per diverso tempo non ebbi occasione di venirvi in contatto. Feci la conoscenza di Vito in occasione della protesta svoltasi in piazza del Comune a Viterbo nel pieno dell'inverno del 2017, e proseguita per giorni e giorni con un presidio costante, anche di notte - e si dormiva al freddo nelle tende.
Vito mi dette la sensazione di un concentrato di energia, anche nella sua struttura fisica, il viso con i suoi folti baffi richiamava alla mia mente i tanti bei visi degli attivisti rivoluzionari del Sud America.
Anche il suono della sua voce era particolare, lo sguardo buono e scrutante al tempo stesso, forte la sua stretta di mano.
Dopo quel primo incontro ce ne furono altri. Alcuni legati ad iniziative che come Anpi svolgemmo presso la Fattoria di Alice e altri incontri piu' "interni" alla associazione a cui presi parte con interesse e anche curiosita'. La sensazione che ne ricavavo ogni volta era di una grande famiglia dove si esercitava la cura reciproca senza piu' confini tra sofferenti, amici, familiari e ospiti saltuari, come me.
Vito era il padre, il fratello e l'amico dentro questo gruppo di persone.
Il suo metodo di cura era basato sulla relazione che stabiliva con tutti e con ciascuno, sull'amicizia, la generosita', la disponibilita' e l'abbraccio che donava e riceveva.
Come medico trovavo conferma chiara e concreta in Vito che prima di ogni terapia farmacologica viene il riconoscimento dell'altro come persona e l'instaurare una relazione di bene, fiducia e non giudicante.
Questo ho imparato anche da Vito, questo ho visto nell'associazione da lui fondata e parte della sua stessa vita che ora continua anche nella sua assenza fisica.
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Allegato secondo: Giulio Vittorangeli ricorda Vito Ferrante
Ho conosciuto Vito Ferrante alla metà degli anni '80 del secolo scorso, anni che vedevano il protagonismo del popolo sudafricano nella lotta contro l'apartheid, lo scoppio della prima Intifada in Palestina, il riscatto del Centro America sotto l'impulso della Rivoluzione Sandinista.
L’ho conosciuto quando (se non ricordo male) come Associazione Italia-Nicaragua facemmo una iniziativa di solidarieta' con il popolo del Nicaragua, in quella che era allora la sezione di Pianoscarano del Partito Comunista, la mitica sezione Biferali, dal nome della banda partigiana di Viterbo.
Vito era un dirigente di quella sezione.
La conoscenza poi si approfondi' negli anni successivi, ed ho iniziato ad apprezzare le doti di Vito, quelle doti di cui tanti hanno parlato, il grande rigore morale e la sconfinata generosita'.
Poi con la sconfitta elettorale del Fronte Sandinista in Nicaragua, 1990, lo scioglimento del Partito Comunista, ci siamo persi di vista.
Dopo la fondazione di Afesopsit eravamo tornati a frequentarci, anche se saltuariamente, sapendo che le nostre strade correvano parallele legate dal valore della solidarieta'.
Lo invitai alla presentazione del nostro Progetto "Mulukuku, Nicaragua - Tenemos en la mente la salud!" per la formazione di operatori nel settore della salute mentale, a Viterbo nel novembre 2010.
Non potendo partecipare invio' un breve ma significativo messaggio di saluto.
In conclusione, non voglio usare la retorica e tanto meno frasi roboanti, Vito e' stato una persona normale e speciale allo stesso tempo, certamente con uno spessore e una sensibilita' sopra la media; ed e' per questa sua dimensione "umana" e "comune" che le sue parole continuano a risuonarci, non per commuoverci ma per muoverci, per incoraggiarci e quasi obbligarci a fare, a schierarci, a riappropriarci della nostra umanita', a coltivare speranze e utopie, a inseguire il sogno individuale e collettivo di liberta'.
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