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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 113
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 113
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Fri, 7 Aug 2026 05:52:48 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 113 del 7 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. La vita
2. Il 6 agosto a Viterbo un incontro di riflessione nell'anniversario della bomba di Hiroshima
3. Sabato 8 agosto alla "Fattoria di Alice" e' festa grande nell'incontro settimanale dell'Afesopsit
4. Nove amici di Alfio Pannega
5. Luisa Morgantini: Da Gaza a Supino (Frosinone). Un'iniziativa e un appello
6. segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. LA VITA
La vita, che e' cosi' breve.
La vita, che e' cosi' bella.
Tu non sprecare la tua.
Tu non toglierla agli altri.
*
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. IL 6 AGOSTO A VITERBO UN INCONTRO DI RIFLESSIONE NELL'ANNIVERSARIO DELLA BOMBA DI HIROSHIMA
Giovedi' 6 agosto 2026, anniversario dell'orrore della bomba di Hiroshima (6 agosto 1945), presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro di commemorazione, di testimonianza, di riflessione.
All'incontro ha preso parte il responsabile della storica struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini.
*
Opporsi a tutte le guerre e a tutte le uccisioni.
Opporsi a tutte le armi e a tutte le organizzazioni armate.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.
3. INCONTRI. SABATO 8 AGOSTO ALLA "FATTORIA DI ALICE" E' FESTA GRANDE NELL'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT
Sabato 8 agosto 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 appena fuori Viterbo.
*
Questa giornata sara' resa eccezionale dalla festa in onore di una delle persone partecipanti che compie gli anni ed a cui vanno i piu' fervidi auguri di viva felicita' da parte di tutte e tutti.
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Dopo la condivisione del pasto - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - l'incontro proseguira' nel pomeriggio (con inizio all'incirca alle ore 14) con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali.
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Ricordiamo ancora una volta che ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
Ci vediamo quindi questo sabato, come ogni sabato, alla "Fattoria di Alice". Ogni persona e' benvenuta.
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Tra le proposte di lavoro nel pomeriggio ci sara' il consueto accostamento alle figure e alle opere di alcune donne considerate "maestre", overo punti di riferimento per la riflessione e per l'azione: ed in particolare:
- la cantante, musicista e ricercatrice cilena Violeta Parra, autrice dell'indimenticabile canzone "Gracias a la vida";
- la cantante e musicista statunitense Joan Baez, una delle voci fondamentali dell'impegno per la pace e i diritti umani;
- l'attivista per i diritti umani brasiliana Marielle Franco, brutalmente assassinata proprio per il suo impegno nonviolento contro tutte le violenze;
- l'ambientalista nativa americana Winona LaDuke, una delle voci piu' atorevoli della riflessione e dell'impegno ecologista.
E' prevista anche la lettura e il commento di alcune poesie di Saffo (di cui sara' messa a disposizione delle persone partecipanti una silloge nella traduzione di Riccardo Orioles).
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Negli incontri pomeridiani del sabato ampio spazio si dedica abitualmente anche alla riflessione sulla poesia, anche nei suoi aspetti tecnici, con la prospettiva di proseguire anche nell'esperienza della produzione di lavori in versi, come gia' realizzati lo scorso anno in memoria di Alfio Pannega e quest'anno in memoria di Vito Ferrante.
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Ugualmente ampio spazio si dedica all'esame di situazioni concrete di diritti violati ed all'elaborazione di strategie di intervento affinche' sia le risorse della societa' civile che quelle delle istituzioni democratiche convergano nel ripristinare i diritti, nel dare risposta ai bisogni fondamentali di ogni essere umano, nel garantire assistenza a chi di assistenza ha assoluta necessita', e nel sostenere i percorsi di aiuto, di condivisione, di solidarieta' e di liberazione.
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Come di consueto in calce a questo comunicato alleghiamo alcuni dei materiali che verranno diffusi ed utilizzati nel corso dell'incontro pomeridiano, al quale (cosi' come al pranzo, ovviamente) sono invitate tutte le persone interessate a conoscere l'esperienza dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" e della Fattoria di Alice, entrambe create dall'indimenticabile Vito Ferrante che ci ha lasciato tre mesi fa.
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Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 6 agosto 2026
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Allegato primo: Roberto Catarinozzi: Il cerchio spontaneo e il punto senza punto. Una riflessione sull'incontro di sabato scorso dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Rileggendo il resoconto dell'incontro di sabato passato vorrei evidenziare gli aspetti positivi dell'incontro che va dal primo saluto con tutti, al pranzo bellissimo insieme a tante persone amiche, ed ovviamente l'incontro/cerchio che, ormai da un po', ci accomuna ed accompagna, verso una forma di liberta' con la maiuscola.
Non posso non ricordare che eravamo in tanti, almeno una quindicina se non di piu'.
Ho riscontrato una maggiore partecipazione che fa ben sperare in tanti altri incontri futuri e costruttivi.
Personalmente, ci tengo molto a questa partecipazione che deve essere interpretata nel giusto modo, un insieme di tanti pensieri a volte condivisi ed altre meno e/o per niente, ed e' questo il bello, alimenta la "sconversazione" che a volte (lo dico da osservatore non solitario) fa perdere il filo e la concentrazione in quanto se ci sono troppi interventi fuori dal filo conduttore si rischia il fuori tema...
L'obiettivo e' quello di poter ascoltare cosa ognuno ha da dire, cosa sente, raccontarci la sua storia e/o raccontare una storia e, per ottenere questo, c'e' bisogno di uno sforzo da parte di tutti (compreso chi scrive).
Personalmente ho bisogno di ascoltare chi parla, senza interruzioni, al fine di comprendere al meglio.
Mi farebbe piacere che quelle poche regole di democrazia che abbiamo condiviso liberamente, diventino il nostro motto.
Buona democrazia a tutti,
Roberto
*
Promemoria: Alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme
Nel corso dei nostri incontri si lavora sulla base di alcune regole relazionali e comunicative - per cosi' dire: "alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme" - condivise dalle persone partecipanti; sintetizzandole in alcune formule essenziali esse sono:
- Si parla a turno facendo il giro;
- Si puo' parlare di tutto;
- Quando una persona parla, le altre la ascoltano senza commenti e senza interruzioni;
- Si da' a ogni persona tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che vuole dire;
- Si rispetta ogni persona anche se non si e' d'accordo con quello che dice;
- Nessuno impone niente a nessuno;
- Si decidono solo le cose su cui tutte le persone sono d'accordo.
* * *
Allegato secondo: Alessandra Casciani ricorda Alfio Pannega e Vito Ferrante
Alfio
Ciao Alfio, salutami gli angeli che ora saranno i tuoi nuovi compagni!
Quando ti ho conosciuto lavoravo a Roma, mi stavo separando dalla mia famiglia, stavo lasciando la mia citta', era un momento delicato.
A viterbo mi teneva legata mio cugino Mario, che mi conosceva sin da piccola, mi fidavo felicemente di lui e quando tornavo da Roma era lui la mia base.
Fino a quando un giorno mi porto' al CSOA Valle Faul proprio i primi giorni dopo l'occupazione: una fucina di creativita' e speranza, c'era un fermento colorato che mi eccitava, era meravigliosa quell'amalgama umano unito insieme con uno scopo. Fino a quando arrivammo da Alfio, a cui Mario, fiero, mi presento'. Stava in un cerchietto di persone, in un angolo raccolto ma esposto, mi sembrava un quadro di Toulouse-Lautrec.
Delicatamente si volto' verso di me con due occhi limpidi come il cielo sereno immersi in una faccia tutto un sorriso e mi disse: "Lo vedi 'sti ragazzi che stanno a fa'? Ma c'hanno raggione!".
Da qui e' iniziato un percorso fatto di formazione, incontri, concerti, assemblee, battaglie.
Formazione perche' la lotta nonviolenta va appresa, ma tutto va appreso "nel giusto modo", e in questo ci fu chi fu instancabile, ogni persona e' cresciuta col Centro.
Io tornavo da Roma felice per seguire una "lezione" mentre Alfio sonnecchiava su una seggiola sotto l'albero, tutti felici di trovarsi "come a scuola" ma... nel modo giusto.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere e scambiare con personaggi delle lotte "importanti", con musicisti internazionali e non, il tutto in nome della lotta nonviolenta contro ogni ingiustizia e sopruso.
Per me e' stato un tempo bellissimo, anche se ero "saltuaria" mi sentivo a casa e sentivo un posto dove ritornare, dove c'era un nonno che con serena gioia antica mi accoglieva, sempre, e cosi' con molti.
Alfio sapeva dire e fare cio' che serviva, sapeva dare a ognuno la giusta parola, il giusto atteggiamento.
Io mi incantavo a guardare la sua gestualita' piena di grazia quando faceva le cose, sfogliava un giornale, raccoglieva il finocchietto, parlava con qualcuno... era un guardare che mi rinfrancava, vedevo amore in movimento...
Condividevamo l'amore per la natura e il piacere nella raccolta e trasformazione delle erbe spontanee, da mangiare poi magari tutti insieme in qualche leccornioso modo... al Centro si amava cucinare, ci si "ingarellava" pure... e Alfio sornione assisteva, aspettando l'occasione di entrare in scena con qualche sua rima o aneddoto, se poi c'era un musicista lo spettacolo era garantito!
Qualcuno dice che l'amore autentico non muore mai, continua a circolare...
*
Vito
Devo ammettere che la sua morte e' stata proprio una brutta sorpresa, e ora c'e' da rimboccarsi le maniche... con calma.
Vito era un grande amico di Alfio e del centro sociale e non si lasciava sfuggire l'occasione di esserci nonostante fosse superimpegnato.
Con Vito avevo inizialmente una relazione mediata da Roland, con cui condivideva il piacere nel fare con le mani, l'arte di fare riciclando di cui anche Alfio fu Maestro... sapevano fare tutto, era una fortuna averli accanto!
L'attenzione per le diversita' e l'amore per la liberta' di essere e manifestarsi.
Con Vito abbiamo condiviso iniziative bellissime.
In occasione di un raduno nazionale degli ecovillaggi, sul tema delle diversita', abbiamo invitato Vito col suo gruppo, qualcuno del gruppo che venne con Vito si ricordera' forse.
Una volta invece andammo io e Ro' alla Fattoria per montare tre tepee (le tradizionali tende dei nativi americano), fu bello, abbiamo anche delle foto, ma il progetto nel tempo si areno'... Vito voleva fare un totem al centro dei tre tepee, per radunarcisi intorno e leggere poesie indiane, racconti, storie, la cultura, il modo in cui erano legati alla terra...
Un giorno invece, un annetto prima di andarsene, incontrai Vito col furgone vicino casa mia, si fermo', mi saluto' e col suo candore sorridente mi disse: "Eh, io faccio questo", indicando con le mani il furgone.
Era totalmente sereno, al di la' dei suoi guai, forse c'erano due o tre persone con lui.
Sin da piccola, alla morte di qualche autentico "grande", mi impaurivo. Ricordo quando mori' Madre Teresa, pensai che stavamo rimanendo soli, senza piu' Maestri e che "il male" avrebbe potuto sovrastare...
Poi, andando avanti ho capito che la paura e' di perdere l'umanita', di non trovarla piu' nelle persone, e allora ecco che la perdita di Vito mi fa riemergere questi timori.
Per fortuna che ci sono i pranzi alla Fattoria dove di umanita' se ne incontra in abbondanza!
Grazie Vito, a buon rendere.
* * *
Allegato terzo: Immacolata ricorda Vito Ferrante
I. Vito "come folgore sulla via di Damasco"
Quanto fragore
nel silenzio del mondo
c'e' un uomo
sotto l'albero del noce
che insegue la bellezza
mentre scorre la vita.
*
II. Giardino primavera
C'e' una rosa che piange la'
nel giardino degli ultimi
ed il profumo si espande
fino a raggiungere tutti, e si fa avanti,
come virtu' antica
c'e' il vento che soffia
nel giardino degli ultimi
la bellezza si compie
la natura sussulta
c'e' una rosa che piange
ed il profumo si arresta
c'e' la pace, l'amore, la dignita'
ed il dolore
c'e' una rosa che piange
mentre nasce l'amore
*
III. Vito
Cuore e ragione
poesia
un intreccio di mani
che plasma la materia
per forgiare pensieri
anime e sentieri
doloroso e' il cammino
ma fecondo!
spirito libero
mai asservito ai potenti
rivoluzione d'amore!
*
IV. Vito: poeta, artista, artigiano, scultore
"Abbiamo bisogno di contadini, di poeti,
gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento"
(da "Cedi la strada agli alberi" di Franco Arminio)
In lui si esprimevano l'arte della parola
e del fare
costruttore di opere, di sculture e di pace
si mobilitava per i diritti dei sofferenti
e per ridare dignita' alle persone
e cura alle loro famiglie
Riusciva a trattenere l'amore
recuperava bellezza dalle macerie
E' proprio vero, le imprese piu' importanti
nascono nel silenzio, che poi si fa
assordante ed arriva ovunque, la' dove
non te l'aspetti e fa rumore.
L'amore e' un atto politico, sociale.
*
V. Da immacolata a Vito
Non ti ho mai conosciuto
ma le tue opere, i tuoi
pensieri sono giunti a me
con forza e mi hanno
trafitto il cuore e la coscienza.
* * *
Allegato quarto: Saffo tradotta da Riccardo Orioles
Mi pare un dio chi felice ti siede
accanto e stretto a te le tue parole
si gode e il dolce amoroso sorriso
e il cuore balza in petto. Se ti vedo
un attimo, ammutolisce la voce
tace la lingua una fiamma sottile
mi freme lungo il corpo - piu' non vedo
e piu' non sento e sudo freddo e sono
pronta a morire...
*
Le stelle attorno alla lucente luna
ancora una volta svaniscono e lei
spande il suo chiaro sulla terra, lieve
luce d'argento...
*
Potessi averla anch'io, o Dea bionda, potessi,
aver questa fortuna!
*
Ma io ti ho amato tanto tanto ed eri
- allora - una monella goffa e magra
*
E sul mio letto morbido il tuo corpo,
se sarai stanca, posero' pian piano...
*
Hai fatto bene a venire - ti volevo
Acqua per il mio corpo che bruciava
*
Coglieva dolcissima i fiori
una ragazza - io la vidi...
*
Rabbrividi' l'anima alle colombe,
mute restarono le ali...
*
Cavalli e fanti e corpi armati in guerra
e' l'ideale di certuni - navi
sognano altri - ma il piu' grande e' l'amore.
Pensaci: pure Elena la bella,
la piu' bella di tutte, per amore
abbandono' lo sposo e ando' per mare
ad Ilio ne' mai piu' si volse indietro
e cancello' la figlia e padre e madre.
Cosi' la travolse la dea. E tu, lontana,
cosi' sei nel ricordo. E ti rivedo,
amata, che cammini nella luce
- per te tutti gli eserciti darei
del mio paese e tutte le armi e i soldati
*
D'allegri fiori cingiti i capelli,
amata mia, e intreccia le ghirlande
d'erba di campo con le dita lievi.
La nostra dea e le Grazie sono amiche dei fiori,
non ne gode lo sguardo chi non li ha per corona
*
Cosi' insieme danzavano allora le donne cretesi
muovendo svelte i piedi attorno all'ara.
Sfioravano lievi le cime
dell'erba del tenero prato
*
L'amore che mi scuote nel profondo
come vento sugli alberi, sul monte
*
Desiderio di te mi sconvolge
mi fa tremare nel corpo - l'amore
e' belva troppo dolce troppo amara
*
E non mi pensi piu', e gia' immemore voli
presso una donna che non sono io
*
La luna risplendeva piena, ed esse
si disponevan torno torno all'ara...
*
Tramonto' gia' le Pleiadi e la luna
passo' gia' mezzanotte, e passa il tempo
Ed io son qui, sola
*
A cosa, dolce amico, mi somigli?
A un alberello gentile, amico mio, assomigli
*
Queste canzoni cantero'
alle mie care ragazze...
*
"E te lo vorrei dire, ma ho paura..."
"Se tu amassi davvero, se potessi
dirmi senz'arrossire queste cose,
tu mi diresti tutto, amato mio:
e i tuoi occhi sarebbero piu' belli"
*
Ho una bambina bella, pare un fiore
dai ricci d'oro la bambina mia.
Conta piu' lei per me di tutto il regno,
conta persino piu' della mia isola amata
*
Dolce madre, non piu'
lavorero' con te su questa tela
l'amore di un ragazzo mi ha presa
e la lieve Afrodite
*
Come il frutto piu' bello, piu' rosso, sull'alto del melo
che il contadino non colse - non ce la fece a toccarlo,
troppo alto per lui era il ramo...
*
Resterai li' distesa e non ricorderanno
nulla di te ne' ci sara' rimpianto
per te che non hai scelto l'allegria,
chiusa in te stessa. Ed anche nel paese
di Ade vagherai senza sapere
fluttuando fra le informi ombre dei morti
*
Mia madre mi diceva che un bel nastro
- da ragazza, ai tempi dei nastri sui capelli -
gia' le bastava, rosso, per sentirsi piu' bella.
Ma tu, testarossa, avevi sui capelli
solamente dei fiori, tu capelli di fuoco.
Ed adesso mi chiedi un cappellino:
ma il tuo ragazzo, sai, non e' d'accordo...
*
Nella citta' lontana tu rivedi
la nostra allegra vita. Ti ricordi,
che gioia il tuo canto, e come t'ammirava
la tua compagna? Ed ora fra le donne
splendi laggiu', come la rosea luna,
a notte, fra le evanescenti stelle
le fa sbiadire e libera si posa
sul mare scintillante e sopra i fiori
dei campi - quando fresca la rugiada
li bagna e rifioriscono le rose.
E cammini e ricordi, e nostalgia
il tuo cuore d'amica getta indietro
e "Tornate!" tu gridi, muta, a noi
*
Tu mi lasciavi, io morivo. Piangevi,
dicevi: "Saffo, come non vorrei
lasciarti!". Io ti risposi: "Sii felice
dove vai, e pensa un poco a me,
perche' io ti ho amata". Vedi? Quanta gioia,
quante viole raccolte e quante rose
insieme, quanti fiori fra i capelli,
quante ghirlande a maggio mi donavi
e quante io a te, e come il corpo spargevi
di profumo lucente, e come a letto
il desiderio ardente della tua
dolce amica acquietavi...
Non c'era fonte, allora, ne' ruscello
ne' collina ne' sacro bosco senza
i nostri corpi uniti nella danza...
*
Espero, tutto riporti
quel che disperse nella luce Aurora,
riporti la capretta, riporti l'agnella,
riporti la ragazza tenerella alla madre...
*
Voce di primavera, dolce canto, usignuolo...
*
Ceci d'oro crescevano
sulla riva del mare...
*
"Gioventu', gioventu', mi lasci e te ne vai?"
"Mai piu' verro' da te, mai piu' verro'"
*
Un frammento di Alceo su Saffo
Dolce sorriso, chioma
di viola, bellissima Saffo...
4. AMICIZIE. NOVE AMICI DI ALFIO PANNEGA
Per la realizzazione del sito dell'"Archivio Alfio Pannega", realizzazione che sta giungendo a felice conclusione, ho raccolto questi nove ricordi, che scrissi l'anno scorso, di altrettanti amici di Alfio e miei che anch'essi ci hanno lasciato da anni.
Li invio, questi minimi ricordi, ad alcuni amici che forse avranno piacere di ricordare ancora queste persone buone.
Peppe Sini
Viterbo, 5 agosto 2026
* * *
Alfio Pannega e don Dante Bernini
Altre persone hanno già raccontato l'amicizia che ha legato per decenni e decenni Alfio e don Dante, il proletario comunista che raccoglieva il cartone e il vescovo dai prestigiosi incarichi internazionali che papa Wojtyla chiamava "il mio vescovo".
Pietro Benedetti ne ha rievocato anche drammaturgicamente l'affettuosa vicinanza, il consonante sentire, profonda la comprensione reciproca; Antonella Litta, che a entrambi è stata vicina negli ultimi anni delle loro vite, ha testimoniato più volte la luminosa umanità di entrambi.
Non altro vorrei aggiungere che questo: entrambi ho conosciuto ed amato, entrambi sono tra gli esempi cui cerco di ispirare quotidianamente la mia condotta.
*
Alfio Pannega e Claudio Dian
Claudio, con Antonietta e Giselle bambina, venne al centro sociale poco dopo la sua creazione.
Con Alfio fu amore a prima vista, in una convivenza che diede ad Alfio quello che aveva sempre desiderato e non aveva mai più avuto dopo la morte dell'amata sua madre Caterina: una famiglia.
E' morto ancor giovane Claudio, ma del centro sociale è stato per anni ed anni - gli anni decisivi - uno dei pilastri, e tutte le persone che a quell'esperienza hanno preso parte lo ricordano con struggente nostalgia.
Nella chiesa colma di giovani in cui si svolse il suo funerale don Alberto Canuzzi, amico di entrambi, che officiava il rito, mi chiese di essere io a leggere i brani del testo sacro dal rito previsti; dissi di sì e lo feci: ogni volta che ho ricordato quel giorno mi è sempre sembrato che fosse una cosa bella che per ricordare Claudio un ateo comunista leggesse quel passo dell'Apocalisse in cui è detto che la tenda dell'autentico bene, della verità che non delude, non è in una siderale lontananza, ma è proprio qui, tra noi, nella nostra sollecitudine che riconosce e difende e sostiene e accudisce ogni altra persona bisognosa di aiuto, nel nostro amore reciproco, nel nostro condividere tutto il bene e tutti i beni.
*
Alfio Pannega e Osvaldo Ercoli
C'è una fotografia di Mario Onofri, scattata una sera al centro sociale: Alfio Pannega e Osvaldo Ercoli seduti fianco a fianco che parlano tra loro, le braccia sulle spalle, sorridenti: due vecchi amici, due vecchi saggi.
Ricordo il giorno dell'occupazione del centro sociale: Alfio che uscì dalla finestra al pianterreno della sua abitazione, che dava nello spazio dell'ex-gazometro, e vide quei ragazzi sconosciuti che strappavano erbacce e ripulivano il terreno, e vide me e subito ci salutammo e mi chiese cosa stesse accadendo. Glielo dissi e mi disse che era con noi. Era così, Alfio. E del centro sociale è poi stato il simbolo, il testimone, la voce autorevole ogni volta che occorreva levare la voce.
Ricordo il giorno dell'occupazione del centro sociale: telefonai da una cabina telefonica che era subito al di là di Porta Faul a Osvaldo: gli descrissi la situazione e lo invitai a venire. Venne subito. Era così, Osvaldo.
Perché sia Alfio che Osvaldo non avevano esitazioni: quando pensavano che una cosa era giusta, accorrevano subito a dare una mano. Quando vedevano un'ingiustizia, insorgevano subito. Quando vedevano che qualcuno aveva bisogno di aiuto, chiunque fosse, loro erano lì con il braccio e ancor più col cuore.
Con Alfio e con Osvaldo ho vissuto alcune delle esperienze più felici della mia vita.
Con Alfio le tante lotte del centro sociale e la fatica di operare per risolvere conflitti e contraddizioni e problemi sia classici che imprevedibili - che non mancarono mai - nel centro sociale, per formare i più giovani alla nonviolenza che è il contrario della passività, ma la lotta più nitida e più intransigente contro tutte le violenze, le oppressioni, le viltà e le menzogne. Un ricordo fra mille: la manifestazione dinanzi alle sorgenti del Bulicame per salvare quel bene comune dell'intera umanità dal pericolo di irreversibile devastazione che poteri stoltissimi volevano imporre, e in quella manifestazione il discorso sommesso e possente di Alfio che parlò come parla un roveto ardente.
Con Osvaldo per cinque anni per sei giorni alla settimana dalla mattina alla sera ho vissuto fianco a fianco l'esperienza nel Consiglio provinciale di Viterbo, e sia in quegli anni, che negli anni precedenti e successivi ho condiviso tante lotte necessarie e tante esperienze decisive: una per tutte, quando durante la guerra dei Balcani, in cui anche l'Italia fu coinvolta per decisione illegale e criminale del governo di allora in flagrante violazione dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana, andammo ad Aviano, da dove partivano i bombardieri stragisti, a cercar di ostruirne il decollo occupando lo spazio aereo con le nostre mongolfiere della pace; eravamo lì con Osvaldo e con le compagne e i compagni del centro sociale ad agire la nonviolenza, assumendoci la responsabilità dei nostri atti, rompendo l'implicita complicità che i governi pretendono dai cittadini quando violano la legge e uccidono degli esseri umani come nel caso di tutte le guerre.
Alfio ci ha lasciato improvvisamente nel 2010, Osvaldo nel 2022 dopo una lunga e dolorosa malattia. Il mio mondo si vuota delle amicizie più grandi, resta la luce del loro ricordo.
*
Alfio Pannega e Gianni Fiorentini
Ricordo che il giorno che accompagnammo Alfio alla sepoltura poi andammo al centro sociale e sostammo a lungo conversando fra noi, smarriti, debilitati: la morte improvvisa di Alfio tutti ci aveva gettati in un'immedicabile tristezza, sentivamo che era finito un mondo.
E non solo perché Alfio era davvero l'ultimo della Viterbo di un tempo, della Viterbo popolare orgogliosa della sua storia di lotte e del suo proprio ricco sapere; e non solo perché valeva per Alfio quello che Amadou Hampaté Ba dice della morte degli anziani in Africa, che quando muore uno di loro è come se bruciasse un'intera biblioteca e le opere in essa custodite vanno perse per sempre: Alfio conosceva tutto di Viterbo, ed aveva fatto tante e tali esperienze, che era una fonte di storia orale inesauribile, un'enciclopedia vivente, e resta in noi suoi vecchi amici il rammarico ancora di non aver saputo preservare che poche gocce della conoscenza e della sapienza depositate nella sua memoria.
Quel giorno sapevamo anche che l'esperienza del centro sociale sarebbe sì proseguita, ma non sarebbe più stata la stessa senza Alfio ma solo col ricordo di Alfio. Sentivamo quel sentimento del passare irreversibile del tempo che Borges nell'incipit dell'Aleph tematizza con un correlativo oggettivo stupendo che qui non dirò.
Quel giorno credo che con Gianni parlammo forse ancora una volta dell'apocatastasi di Origene, della concezione figurale che Auerbach dimostrò presiedere alla Commedia dantesca, della morale kantiana, in una girandola di pensieri che tutti facevano perno sulla tristezza per la scomparsa di Alfio e sul dovere di continuarne la lotta per il bene comune dell'umanità.
In un'altra occasione, sempre dopo un'iniziativa di commemorazione di Alfio, forse un anno dopo, forse nel quartiere popolare di Pianoscarano, se non ricordo male, parlammo ancora della perdita e del lutto, delle dialettiche della memoria e dell'oblio, del senso della vita e della morte. Era così parlare con Gianni: nella concretezza delle situazioni esistenziali, dell'empirico fare solidale e nonviolento, emergevano sempre anche le ultime cose, le fondamenta invisibili del Dasein, l'intreccio vivo tra etica e politica, il bisogno di quella riforma intellettuale e morale di cui scriveva Gramsci nei quaderni del carcere, la "crisi della presenza" demartiniana, le meditazioni estreme di Bonhoeffer consegnate alle ultime lettere e raccolte poi in Resistenza e resa.
Gianni aveva una eccezionale formazione teologica e filosofica, aveva collaborato con padre Balducci, aveva fatto scelte di verità che avevano implicato dover affrontare prove impegnative che aveva sostenuto con la forza e la semplicità della persona buona, della persona magnanima. Non aveva mai neppure un filo di risentimento, non era mai subalterno alle aggressioni e alle contrarietà, sempre conservava e donava una mitezza pacificatrice, umanizzante, che favoriva la comprensione, il dialogo, l'empatia, la ricerca comune del bene comune.
Anche Gianni ormai da anni ci ha lasciato.
Antonella Litta, la sua sposa, ne continua la lotta nonviolenta per la liberazione e la salvezza comune dell'umanità intera.
*
Alfio Pannega e Roland Krappmann
La storia di vita di Roland la raccontò lui stesso in una lunga intervista apparsa agli inizi del millennio su "La critica sociologica", la bella rivista di Franco Ferrarotti, disponibile anche nella rete telematica.
Giunse col suo carrozzone di artista di strada al centro sociale di Viterbo. Sono molti gli artisti di strada, i circensi, i giocolieri, i clown, che al centro sociale hanno fatto sovente tappa o vi si sono fermati per qualche tempo. Roland è restato, e del centro sociale è stato per molti anni uno dei saggi cui tutti si rivolgevano per consiglio.
Ad Alfio lo accomunavano i profondi saperi botanici, la capacità di fare mille cose, l'aver conosciuto la vita nei luoghi in cui veramente apprendi cosa sia l'umanità, senza maschere, senza menzogne: i luoghi che ricorda anche George Orwell a cominciare da Senza un soldo a Parigi e a Londra.
Era un uomo di una gentilezza così profonda che parlare con lui rasserenava anche il più esacerbato degli animi.
Ed era un uomo di una generosità impareggiabile: veramente era un altro Alfio.
Insieme animammo anche, con altri amici ancora, gli incontri di accostamento alla nonviolenza in un ecovillaggio nella campagna viterbese.
Tra altre esperienze, era stato amico di un dakota esule in Europa, ed aveva una profonda conoscenza della visione del mondo dei nativi americani.
Trovarsi insieme con Roland e con Alfio era come sentirsi nel cuore, nel centro del mondo. Come disse Alce Nero: ogni luogo è il centro del mondo. Lo è ogni volta che degli esseri umani vi s'incontrano e si scambiano il dono dell'amicizia e condividono fra loro e con chiunque tutto il bene e tutti i beni.
*
Alfio Pannega e don Bruno Marini
Chi fra gli amici di Alfio ha conosciuto don Bruno Marini ne ricorda l'immensa bontà, la stessa bontà che aveva Alfio.
E ricorda che ad Alfio don Bruno fu legato da un'amicizia di piena reciprocità, affettuosa e generosa di pensieri e parole ed azioni, che perdurò fino alla morte.
E ricorda sicuramente anche che, come Alfio, anche don Bruno dovette affrontare prove impegnative, sempre testimoniando la verità senza mai perdere la tenerezza.
Prete operaio in Italia, missionario profondamento coinvolto con la chiesa popolare in America Latina, a Viterbo e nel viterbese fu - come anche suo fratello don Armando Marini - un punto di riferimento per tante persone bisognose di aiuto e per innumerevoli giovani che seppe educare al bene e al vero.
Io che scrivo queste righe lo conobbi in anni ormai lontanissimi, e particolarmente negli anni forse più aspri ma anche più felici delle nostre vite condividemmo un comune impegno nei movimenti di liberazione degli oppressi, di solidarietà concreta, di lotta per la giustizia e la libertà con la forza della verità e della misericordia, con quella tensione morale e quella fermezza di condotta che fu di Rosa Luxemburg e di Antonio Gramsci, come di Helder Camara e di Giulio Girardi, di Luce Fabbri e di Ernesto Balducci.
Lo rividi l'ultima volta quando lui già duramente colpito da una malattia inesorabile contro cui lungamente lottò, prese parte come me a un incontro nella sala d'Ercole di Palazzo dei Priori, sede del Comune di Viterbo, un incontro non banale ed anzi finanche fortemente conflittuale nel nome e nel ricordo di Alfio, poco dopo la morte del nostro indimenticabile comune amico e compagno di lotte.
Oggi, rivedendo i loro volti nella mia memoria, mi sembra di vederli sorridere ed abbracciarsi ancora.
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Alfio Pannega e Luisa Moglia
Luisa parlava con gli alberi. Sentiva le vibrazioni del mondo vivente, ne coglieva la venustà, ne udiva la voce che convoca al rispetto e all'accudimento per tutto il creato. Amava gli animali e le piante così come amava le persone.
E come Luisa era Alfio.
Antonella Litta me la fece conoscere, ed io feci conoscere loro Alfio e il centro sociale: non fu un conoscere, ma un riconoscere e riconoscersi, un riconoscimento e una riconoscenza. Come voleva Platone, conoscere è sempre anche reminiscenza.
L'ultima volta che parlai a lungo con Luisa fu durante un lungo viaggio in cui ragionando dei nostri doveri verso gli altri esseri viventi sovente ci sovvenne di Alfio e di come lui sapesse adempiere spontaneamente a questa fondamentale esigenza morale di rispettare tutti i viventi, una consapevolezza che ogni giorno di più si impone con compiuta evidenza a tutte le persone senzienti e pensanti dinanzi alla catastrofe della biosfera provocata da poteri dominanti stoltissimi e sciaguratissimi.
Luisa, come Alfio, era una consapevole amica della nonviolenza ("persuasa", avrebbe detto Aldo Capitini) e partecipava a molte iniziative che in quegli anni insieme realizzavamo per la pace, contro il razzismo, di solidarietà concreta con le persone ridotte a "scarti" dalla violenza dei potenti, e ovviamente in difesa dell'intero mondo vivente.
Gli ultimi anni della sua vita furono rattristati dalla malattia, dalla sofferenza, temo anche da una profonda solitudine quando lasciò l'Alto Lazio per tornare nella sua terra d'origine.
Ogni volta che mi torna alla mente il suo volto dolce, la sua voce sommessa, la sobrietà della sua presenza, l'eleganza dei suoi gesti morbidi e misurati, penso che veramente era l'umanità come dovrebbe essere. Come Alfio.
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Alfio Pannega e Mario Onofri
Se Alfio del centro sociale è stato la voce, Mario ne è stato l'occhio; quello che Alfio faceva con lo strumento della poesia, Mario faceva con lo strumento della luce. E' stato un grande artista visivo Mario Onofri, ed è non piccolo rammarico di noi che gli siamo stati amici che la gran parte del suo immenso e prezioso archivio fotografico giaccia ancora pressoché inesplorato.
A Roma aveva collaborato con prestigiose gallerie d'arte; a Viterbo era stato anche apprezzato artigiano: sapeva e sapeva fare molte cose, con la semplicità di chi non ha bisogno di esibire la sua bravura, con la precisione e l'estro dell'artista che - come i grandi del Rinascimento - era anche un tecnico rifinito ed insieme alla costante ricerca di qualcosa di ulteriore; si interessava di tutto, ed aiutava tutti: mai parlava del bene che faceva, ma chi gli era amico lo sapeva e lo amava ancor più anche per questo.
Negli ultimi anni si divideva tra Viterbo e una casetta sul mare vicino Civitavecchia in cui passava mesi e mesi in una solitudine contemplativa; quando era a Viterbo la maggior parte del tempo era al centro sociale, a risolvere problemi, a colloquiare con tutti, ad aiutare a pensare, a conoscere, ad agire; ad aiutare ad accostarsi alla nonviolenza, a scegliere la nonviolenza.
Ricordava Tiziano Terzani: nell'amore per l'India che aveva più volte visitato conoscendola sia negli slums che nella sua realtà rurale, l'India profonda, sofferente, saggia, gandhiana; nell'impegno contro la guerra e nella solidarietà con tutte le vittime; nella lotta nonviolenta contro tutte le ingiustizie.
Conservo ancora in casa alcuni suoi libri che lui mi ha donato: tra essi una vetusta edizione dalle pagine ormai fragilissime della Vita nova di Dante (al centro sociale pare quasi che avessimo il culto di Dante: Alfio ne declamava a memorie interi canti, io vi tenevo ogni domenica degli incontri di lettura e commento della Divina commedia cui partecipavano persone di ogni provenienza e di ogni età: per noi Dante era - ed è - l'esule condannato a morte che continuava la lotta per l'umanità intera, un nostro compagno: come Giacomo Leopardi, come Primo Levi).
Del centro sociale Mario è stato una delle persone più rappresentative, delle più impegnate: come Alfio, cui era legato da un'amicizia tenerissima fatta anche di scherzi e sproloqui e trovate rabelaisiane.
Come me, Mario apparteneva a una generazione di vent'anni più vecchia della maggior parte dei "ragazzi" del centro sociale; più di me riusciva ad essere con loro e come loro anche nei tratti giocosi e burleschi, negli atteggiamenti festosi e bizzarri, nella gioia che prefigura qui e adesso l'umanità liberata che con la nostra lotta cerchiamo di fare in modo che possa esistere un giorno, se prima i poteri folli e scellerati che governano il mondo non ci massacreranno tutti con le loro guerre e le loro rapine che tutto a deserto riducono, con i loro veleni e le loro bombe atomiche la cui verità nessuno descrisse con altrettanta precisione di Guenther Anders, alcuni cui scritti tante volte leggemmo insieme al centro sociale.
*
Alfio Pannega e Giuseppe Tacconi
La prima volta che Giuseppe Tacconi venne al centro sociale (per una delle primo riunioni del comitato che si opponeva al mega-aeroporto che avrebbe devastato irreversibilmente la preziosa area d'immenso valore archeologico, naturalistico e culturale del Bulicame cantato da Dante) poi mi disse che le persone che animavano quell'esperienza di solidarietà e di condivisione gli sembravano essere come i cristiani delle prime comunità: che tutto condividevano e che ad ogni persona davano aiuto, tutto donando senza alcuna riserva.
Era proprio così.
E Giuseppe Tacconi, antifascista che aveva conosciuto la violenza e l'infamia del regime mussoliniano, intellettuale raffinato, architetto di grande rigore e creatività, militante del movimento operaio, riconosceva immediatamente di essere tra persone amiche, tra persone che condividevano il pane: compagni, quindi. E ne era insieme sorpreso e felice.
Era un uomo colto ed elegante Giuseppe Tacconi, ironico ed autoironico, garbato ed accudente, di una cortesia squisita; ed insieme fermo nelle convinzioni e nell'impegno; tanto amabile nelle relazioni umane quanto indignato ed in rivolta di fronte alle ingiustizie; intransigente nell'antifascismo che per lui era non solo esperienza vissuta di un tempo ormai lontano ma quotidiana fedeltà alle vittime, a tutte le vittime, ed alle ragioni della lotta per la libertà contro la schiavitù, per la civiltà contro la barbarie, per la bellezza che è nel bene contro la brutalità e l'ignominia del male; la lotta nonviolenta che proseguì per l'intera sua vita.
Così diversi e così affini nel sentire, nelle scelte decisive, nella testimonianza al vero e al giusto, Alfio Pannega e Giuseppe Tacconi s'incontrarono al centro sociale e si riconobbero subito compagni di lotta.
Anche Giuseppe Tacconi anni fa ci ha lasciato. Anche per lui, come per Alfio, dissi alcune parole dinanzi al feretro. Entrambi restano vivi nel mio cuore, di entrambi penso che ancora e ancora lottano insieme a noi per il bene comune dell'umanità intera.
5. REPETITA IUVANT. LUISA MORGANTINI: DA GAZA A SUPINO (FROSINONE). UN'INIZIATIVA E UN APPELLO
[Da Luisa Morgantini, presidente di AssopacePalestina (per contatti: lmorgantiniassopace at gmail.com), riceviamo e diffondiamo; ed invitiamo tutte e tutti a sostenere questa iniziativa]
A Supino, in provincia di Frosinone, al centro di AssopacePalestina "Bab el Sham" (la porta del sole), dal 16 al 23 agosto 2026, 60 studentesse e studenti di Gaza, che hanno avuto scholarship da diverse Universita' italiane, si incontreranno per conoscersi, scambiare idee, essere di reciproco aiuto, per condividere la loro situazione, i bisogni e le necessita' che hanno, le rivendicazioni da presentare al nostro governo; per avere scambi con i rappresentanti italiani della società civile e di partiti, esperienze comuni e diverse, per trovare insieme un percorso solidale.
Ci saranno anche momenti culturali e turistici.
Le "guide turistiche per Gaza" di Roma si sono offerte di accompagnarli ad una visita a Roma, e poi visita ad Anagni, citta' storica, con un incontro con il sindaco e la giunta comunale, e poi al mare e trekking sui Monti Lepini. Naturalmente saranno accolti dal sindaco di Supino, paese dove resteranno dal 16 al 23 agosto 2026.
I Gazawi si sono offerti di fare una serata con la cittadinanza per far gustare la cucina palestinese, che come per l'Italia ha grande importanza nella loro cultura. La serata dalle ore 18.30 si svolgera' il giorno 19 agosto nella piazza Umberto di Supino.
*
AssopacePalestina e' un'associazione di volontariato, i finanziamenti per le varie iniziative in Italia e in Palestina sono fatti da donazioni volontarie, potete vedere il nostro sito assopacepalestina.org, dove trovate anche i nostri progetti.
L'accoglienza, vitto e alloggio per i sessanta ospiti (il viaggio per raggiungere Supino e' a carico dei partecipanti) ha un costo che non possiamo permetterci.
Probabilmente vi e ci direte: allora perchèe' vi siete imbarcati in questa avventura?
Perche' e' importante accogliere e creare reti di solidarieta' con giovani arrivati in Italia e che vivono i traumi di cio' che hanno vissuto.
Oggi sono lontani dai bombardamenti, dalla distruzione, dalla fame e sete che i gazawi continuano a subire, dove malgrado l'annunciata tregua, Israele continua ad uccidere bambini, uomini e donne, e a radere al suolo tutto il nord e il centro di Gaza, ma il trauma continua per le loro famiglie ancora a Gaza, per il loro futuro in esilio, per il loro paese privato della liberta' e autodeterminazione.
*
A cosa mira questa lettera?
A far si' che si esprima la vostra solidarieta' in modo concreto.
- Abbiamo bisogno di sostenere vitto e alloggio per 60 persone e gli spostamenti previsti per l'intera settimana. L'alloggio per 42 persone e' messo a disposizione da AssopacePalestina nel centro Bab El Shams, dovremo trovare 20 lettini e materassi per 20 persone. Li stiamo cercando in Ciociaria con le diverse organizzazioni sportive e altre.
- Acquistare vettovaglie per 60 persone per una settimana. Nel circondario stiamo cercando di raccogliere il cibo per almeno le colazioni e i pranzi, e cioe': pomodori, latte, caffe', uova, olive, olio extravergine, formaggi, marmellate, ma anche tonno, lenticchie, ceci, riso, cipolle, aglio, carote.
- Raccogliere fondi per cene in pizzeria e i trasporti locali.
*
Potete versare il vostro contributo sul conto corrente bancario con la causale: Gazawi a Supino
Associazione Assopace Palestina ODV
BANCA ETICA
IBAN: IT55G0501803200000020001143
BIC: ETICIT22XXX
Per usufruire della detrazione fiscale e' necessario effettuare il bonifico con la dicitura “erogazione liberale” e a seguire l’indicazione del Progetto al quale si intende dare il contributo.
Puoi scegliere di sostenere un progetto specifico tra i progetti in corso. Per la scelta dei progetti, consulta la pagina Progetti nel sito assopacepalestina.org.
*
un grande abbraccio, e ricordo con Gioconda Belli, poetessa nicaraguense, che "la solidarieta' e' la tenerezza dei popoli".
Luisa Morgantini, presidente assopacePalestina
Tel. 3483921465
6. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Lewis Mumford, La condizione dell'uomo, Etas Kompass, Milano 1967, Bompiani, Milano 1977, 2 voll. per complessive pp. XXX + 530.
- Lewis Mumford, In nome della ragione, Edi zioni di Comunita', Milano 1959, Etas Libri, Milano 1980, pp. VI + 186.
- Lewis Mumford, Il mito della macchina, Il Saggiatore, Milano 1969, pp. 448 (+ un inserto fotografico di 48 illustrazioni).
- Lewis Mumford, Melville, Edizioni di Comunita', Milano 1965, pp. 320.
- Lewis Mumford, Storia del'utopia, Donzelli, Roma 1997, 2008, Feltrnelli, Milano 2017, pp. XIV + 228.
*
Riedizioni
- Franco Berrino, Il nostro veleno quotidiano, Rcs, Milano 2026, pp. 224, euro 15.
- Luciano Canfora, Le vie del classicismo, Laterza, Roma-Bari 1989, Rcs, Milano 2026, pp. VI + 330, euro 10,99.
- Bob Woodward, War, Rcs, Milano 2024, 2026, pp. 480, euro 9,99.
*
Classici
- Massimo Mila, Breve storia della musica, Einaudi, Torino 1963, 1987, pp. 496.
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Maestre
- Bianca Guidetti Serra, Compagne, Einaudi, Torino 1977, 2 volumi, pp. XX + 662.
- Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, Bompiani, Milano 2005, pp. 432.
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 113 del 7 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 113 del 7 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. La vita
2. Il 6 agosto a Viterbo un incontro di riflessione nell'anniversario della bomba di Hiroshima
3. Sabato 8 agosto alla "Fattoria di Alice" e' festa grande nell'incontro settimanale dell'Afesopsit
4. Nove amici di Alfio Pannega
5. Luisa Morgantini: Da Gaza a Supino (Frosinone). Un'iniziativa e un appello
6. segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. LA VITA
La vita, che e' cosi' breve.
La vita, che e' cosi' bella.
Tu non sprecare la tua.
Tu non toglierla agli altri.
*
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. IL 6 AGOSTO A VITERBO UN INCONTRO DI RIFLESSIONE NELL'ANNIVERSARIO DELLA BOMBA DI HIROSHIMA
Giovedi' 6 agosto 2026, anniversario dell'orrore della bomba di Hiroshima (6 agosto 1945), presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro di commemorazione, di testimonianza, di riflessione.
All'incontro ha preso parte il responsabile della storica struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini.
*
Opporsi a tutte le guerre e a tutte le uccisioni.
Opporsi a tutte le armi e a tutte le organizzazioni armate.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.
3. INCONTRI. SABATO 8 AGOSTO ALLA "FATTORIA DI ALICE" E' FESTA GRANDE NELL'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT
Sabato 8 agosto 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 appena fuori Viterbo.
*
Questa giornata sara' resa eccezionale dalla festa in onore di una delle persone partecipanti che compie gli anni ed a cui vanno i piu' fervidi auguri di viva felicita' da parte di tutte e tutti.
*
Dopo la condivisione del pasto - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - l'incontro proseguira' nel pomeriggio (con inizio all'incirca alle ore 14) con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali.
*
Ricordiamo ancora una volta che ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza doi solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
Ci vediamo quindi questo sabato, come ogni sabato, alla "Fattoria di Alice". Ogni persona e' benvenuta.
*
Tra le proposte di lavoro nel pomeriggio ci sara' il consueto accostamento alle figure e alle opere di alcune donne considerate "maestre", overo punti di riferimento per la riflessione e per l'azione: ed in particolare:
- la cantante, musicista e ricercatrice cilena Violeta Parra, autrice dell'indimenticabile canzone "Gracias a la vida";
- la cantante e musicista statunitense Joan Baez, una delle voci fondamentali dell'impegno per la pace e i diritti umani;
- l'attivista per i diritti umani brasiliana Marielle Franco, brutalmente assassinata proprio per il suo impegno nonviolento contro tutte le violenze;
- l'ambientalista nativa americana Winona LaDuke, una delle voci piu' atorevoli della riflessione e dell'impegno ecologista.
E' prevista anche la lettura e il commento di alcune poesie di Saffo (di cui sara' messa a disposizione delle persone partecipanti una silloge nella traduzione di Riccardo Orioles).
*
Negli incontri pomeridiani del sabato ampio spazio si dedica abitualmente anche alla riflessione sulla poesia, anche nei suoi aspetti tecnici, con la prospettiva di proseguire anche nell'esperienza della produzione di lavori in versi, come gia' realizzati lo scorso anno in memoria di Alfio Pannega e quest'anno in memoria di Vito Ferrante.
*
Ugualmente ampio spazio si dedica all'esame di situazioni concrete di diritti violati ed all'elaborazione di strategie di intervento affinche' sia le risorse della societa' civile che quelle delle istituzioni democratiche convergano nel ripristinare i diritti, nel dare risposta ai bisogni fondamentali di ogni essere umano, nel garantire assistenza a chi di assistenza ha assoluta necessita', e nel sostenere i percorsi di aiuto, di condivisione, di solidarieta' e di liberazione.
*
Come di consueto in calce a questo comunicato alleghiamo alcuni dei materiali che verranno diffusi ed utilizzati nel corso dell'incontro pomeridiano, al quale (cosi' come al pranzo, ovviamente) sono invitate tutte le persone interessate a conoscere l'esperienza dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" e della Fattoria di Alice, entrambe create dall'indimenticabile Vito Ferrante che ci ha lasciato tre mesi fa.
*
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
*
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 6 agosto 2026
* * *
Allegato primo: Roberto Catarinozzi: Il cerchio spontaneo e il punto senza punto. Una riflessione sull'incontro di sabato scorso dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Rileggendo il resoconto dell'incontro di sabato passato vorrei evidenziare gli aspetti positivi dell'incontro che va dal primo saluto con tutti, al pranzo bellissimo insieme a tante persone amiche, ed ovviamente l'incontro/cerchio che, ormai da un po', ci accomuna ed accompagna, verso una forma di liberta' con la maiuscola.
Non posso non ricordare che eravamo in tanti, almeno una quindicina se non di piu'.
Ho riscontrato una maggiore partecipazione che fa ben sperare in tanti altri incontri futuri e costruttivi.
Personalmente, ci tengo molto a questa partecipazione che deve essere interpretata nel giusto modo, un insieme di tanti pensieri a volte condivisi ed altre meno e/o per niente, ed e' questo il bello, alimenta la "sconversazione" che a volte (lo dico da osservatore non solitario) fa perdere il filo e la concentrazione in quanto se ci sono troppi interventi fuori dal filo conduttore si rischia il fuori tema...
L'obiettivo e' quello di poter ascoltare cosa ognuno ha da dire, cosa sente, raccontarci la sua storia e/o raccontare una storia e, per ottenere questo, c'e' bisogno di uno sforzo da parte di tutti (compreso chi scrive).
Personalmente ho bisogno di ascoltare chi parla, senza interruzioni, al fine di comprendere al meglio.
Mi farebbe piacere che quelle poche regole di democrazia che abbiamo condiviso liberamente, diventino il nostro motto.
Buona democrazia a tutti,
Roberto
*
Promemoria: Alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme
Nel corso dei nostri incontri si lavora sulla base di alcune regole relazionali e comunicative - per cosi' dire: "alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme" - condivise dalle persone partecipanti; sintetizzandole in alcune formule essenziali esse sono:
- Si parla a turno facendo il giro;
- Si puo' parlare di tutto;
- Quando una persona parla, le altre la ascoltano senza commenti e senza interruzioni;
- Si da' a ogni persona tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che vuole dire;
- Si rispetta ogni persona anche se non si e' d'accordo con quello che dice;
- Nessuno impone niente a nessuno;
- Si decidono solo le cose su cui tutte le persone sono d'accordo.
* * *
Allegato secondo: Alessandra Casciani ricorda Alfio Pannega e Vito Ferrante
Alfio
Ciao Alfio, salutami gli angeli che ora saranno i tuoi nuovi compagni!
Quando ti ho conosciuto lavoravo a Roma, mi stavo separando dalla mia famiglia, stavo lasciando la mia citta', era un momento delicato.
A viterbo mi teneva legata mio cugino Mario, che mi conosceva sin da piccola, mi fidavo felicemente di lui e quando tornavo da Roma era lui la mia base.
Fino a quando un giorno mi porto' al CSOA Valle Faul proprio i primi giorni dopo l'occupazione: una fucina di creativita' e speranza, c'era un fermento colorato che mi eccitava, era meravigliosa quell'amalgama umano unito insieme con uno scopo. Fino a quando arrivammo da Alfio, a cui Mario, fiero, mi presento'. Stava in un cerchietto di persone, in un angolo raccolto ma esposto, mi sembrava un quadro di Toulouse-Lautrec.
Delicatamente si volto' verso di me con due occhi limpidi come il cielo sereno immersi in una faccia tutto un sorriso e mi disse: "Lo vedi 'sti ragazzi che stanno a fa'? Ma c'hanno raggione!".
Da qui e' iniziato un percorso fatto di formazione, incontri, concerti, assemblee, battaglie.
Formazione perche' la lotta nonviolenta va appresa, ma tutto va appreso "nel giusto modo", e in questo ci fu chi fu instancabile, ogni persona e' cresciuta col Centro.
Io tornavo da Roma felice per seguire una "lezione" mentre Alfio sonnecchiava su una seggiola sotto l'albero, tutti felici di trovarsi "come a scuola" ma... nel modo giusto.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere e scambiare con personaggi delle lotte "importanti", con musicisti internazionali e non, il tutto in nome della lotta nonviolenta contro ogni ingiustizia e sopruso.
Per me e' stato un tempo bellissimo, anche se ero "saltuaria" mi sentivo a casa e sentivo un posto dove ritornare, dove c'era un nonno che con serena gioia antica mi accoglieva, sempre, e cosi' con molti.
Alfio sapeva dire e fare cio' che serviva, sapeva dare a ognuno la giusta parola, il giusto atteggiamento.
Io mi incantavo a guardare la sua gestualita' piena di grazia quando faceva le cose, sfogliava un giornale, raccoglieva il finocchietto, parlava con qualcuno... era un guardare che mi rinfrancava, vedevo amore in movimento...
Condividevamo l'amore per la natura e il piacere nella raccolta e trasformazione delle erbe spontanee, da mangiare poi magari tutti insieme in qualche leccornioso modo... al Centro si amava cucinare, ci si "ingarellava" pure... e Alfio sornione assisteva, aspettando l'occasione di entrare in scena con qualche sua rima o aneddoto, se poi c'era un musicista lo spettacolo era garantito!
Qualcuno dice che l'amore autentico non muore mai, continua a circolare...
*
Vito
Devo ammettere che la sua morte e' stata proprio una brutta sorpresa, e ora c'e' da rimboccarsi le maniche... con calma.
Vito era un grande amico di Alfio e del centro sociale e non si lasciava sfuggire l'occasione di esserci nonostante fosse superimpegnato.
Con Vito avevo inizialmente una relazione mediata da Roland, con cui condivideva il piacere nel fare con le mani, l'arte di fare riciclando di cui anche Alfio fu Maestro... sapevano fare tutto, era una fortuna averli accanto!
L'attenzione per le diversita' e l'amore per la liberta' di essere e manifestarsi.
Con Vito abbiamo condiviso iniziative bellissime.
In occasione di un raduno nazionale degli ecovillaggi, sul tema delle diversita', abbiamo invitato Vito col suo gruppo, qualcuno del gruppo che venne con Vito si ricordera' forse.
Una volta invece andammo io e Ro' alla Fattoria per montare tre tepee (le tradizionali tende dei nativi americano), fu bello, abbiamo anche delle foto, ma il progetto nel tempo si areno'... Vito voleva fare un totem al centro dei tre tepee, per radunarcisi intorno e leggere poesie indiane, racconti, storie, la cultura, il modo in cui erano legati alla terra...
Un giorno invece, un annetto prima di andarsene, incontrai Vito col furgone vicino casa mia, si fermo', mi saluto' e col suo candore sorridente mi disse: "Eh, io faccio questo", indicando con le mani il furgone.
Era totalmente sereno, al di la' dei suoi guai, forse c'erano due o tre persone con lui.
Sin da piccola, alla morte di qualche autentico "grande", mi impaurivo. Ricordo quando mori' Madre Teresa, pensai che stavamo rimanendo soli, senza piu' Maestri e che "il male" avrebbe potuto sovrastare...
Poi, andando avanti ho capito che la paura e' di perdere l'umanita', di non trovarla piu' nelle persone, e allora ecco che la perdita di Vito mi fa riemergere questi timori.
Per fortuna che ci sono i pranzi alla Fattoria dove di umanita' se ne incontra in abbondanza!
Grazie Vito, a buon rendere.
* * *
Allegato terzo: Immacolata ricorda Vito Ferrante
I. Vito "come folgore sulla via di Damasco"
Quanto fragore
nel silenzio del mondo
c'e' un uomo
sotto l'albero del noce
che insegue la bellezza
mentre scorre la vita.
*
II. Giardino primavera
C'e' una rosa che piange la'
nel giardino degli ultimi
ed il profumo si espande
fino a raggiungere tutti, e si fa avanti,
come virtu' antica
c'e' il vento che soffia
nel giardino degli ultimi
la bellezza si compie
la natura sussulta
c'e' una rosa che piange
ed il profumo si arresta
c'e' la pace, l'amore, la dignita'
ed il dolore
c'e' una rosa che piange
mentre nasce l'amore
*
III. Vito
Cuore e ragione
poesia
un intreccio di mani
che plasma la materia
per forgiare pensieri
anime e sentieri
doloroso e' il cammino
ma fecondo!
spirito libero
mai asservito ai potenti
rivoluzione d'amore!
*
IV. Vito: poeta, artista, artigiano, scultore
"Abbiamo bisogno di contadini, di poeti,
gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento"
(da "Cedi la strada agli alberi" di Franco Arminio)
In lui si esprimevano l'arte della parola
e del fare
costruttore di opere, di sculture e di pace
si mobilitava per i diritti dei sofferenti
e per ridare dignita' alle persone
e cura alle loro famiglie
Riusciva a trattenere l'amore
recuperava bellezza dalle macerie
E' proprio vero, le imprese piu' importanti
nascono nel silenzio, che poi si fa
assordante ed arriva ovunque, la' dove
non te l'aspetti e fa rumore.
L'amore e' un atto politico, sociale.
*
V. Da immacolata a Vito
Non ti ho mai conosciuto
ma le tue opere, i tuoi
pensieri sono giunti a me
con forza e mi hanno
trafitto il cuore e la coscienza.
* * *
Allegato quarto: Saffo tradotta da Riccardo Orioles
Mi pare un dio chi felice ti siede
accanto e stretto a te le tue parole
si gode e il dolce amoroso sorriso
e il cuore balza in petto. Se ti vedo
un attimo, ammutolisce la voce
tace la lingua una fiamma sottile
mi freme lungo il corpo - piu' non vedo
e piu' non sento e sudo freddo e sono
pronta a morire...
*
Le stelle attorno alla lucente luna
ancora una volta svaniscono e lei
spande il suo chiaro sulla terra, lieve
luce d'argento...
*
Potessi averla anch'io, o Dea bionda, potessi,
aver questa fortuna!
*
Ma io ti ho amato tanto tanto ed eri
- allora - una monella goffa e magra
*
E sul mio letto morbido il tuo corpo,
se sarai stanca, posero' pian piano...
*
Hai fatto bene a venire - ti volevo
Acqua per il mio corpo che bruciava
*
Coglieva dolcissima i fiori
una ragazza - io la vidi...
*
Rabbrividi' l'anima alle colombe,
mute restarono le ali...
*
Cavalli e fanti e corpi armati in guerra
e' l'ideale di certuni - navi
sognano altri - ma il piu' grande e' l'amore.
Pensaci: pure Elena la bella,
la piu' bella di tutte, per amore
abbandono' lo sposo e ando' per mare
ad Ilio ne' mai piu' si volse indietro
e cancello' la figlia e padre e madre.
Cosi' la travolse la dea. E tu, lontana,
cosi' sei nel ricordo. E ti rivedo,
amata, che cammini nella luce
- per te tutti gli eserciti darei
del mio paese e tutte le armi e i soldati
*
D'allegri fiori cingiti i capelli,
amata mia, e intreccia le ghirlande
d'erba di campo con le dita lievi.
La nostra dea e le Grazie sono amiche dei fiori,
non ne gode lo sguardo chi non li ha per corona
*
Cosi' insieme danzavano allora le donne cretesi
muovendo svelte i piedi attorno all'ara.
Sfioravano lievi le cime
dell'erba del tenero prato
*
L'amore che mi scuote nel profondo
come vento sugli alberi, sul monte
*
Desiderio di te mi sconvolge
mi fa tremare nel corpo - l'amore
e' belva troppo dolce troppo amara
*
E non mi pensi piu', e gia' immemore voli
presso una donna che non sono io
*
La luna risplendeva piena, ed esse
si disponevan torno torno all'ara...
*
Tramonto' gia' le Pleiadi e la luna
passo' gia' mezzanotte, e passa il tempo
Ed io son qui, sola
*
A cosa, dolce amico, mi somigli?
A un alberello gentile, amico mio, assomigli
*
Queste canzoni cantero'
alle mie care ragazze...
*
"E te lo vorrei dire, ma ho paura..."
"Se tu amassi davvero, se potessi
dirmi senz'arrossire queste cose,
tu mi diresti tutto, amato mio:
e i tuoi occhi sarebbero piu' belli"
*
Ho una bambina bella, pare un fiore
dai ricci d'oro la bambina mia.
Conta piu' lei per me di tutto il regno,
conta persino piu' della mia isola amata
*
Dolce madre, non piu'
lavorero' con te su questa tela
l'amore di un ragazzo mi ha presa
e la lieve Afrodite
*
Come il frutto piu' bello, piu' rosso, sull'alto del melo
che il contadino non colse - non ce la fece a toccarlo,
troppo alto per lui era il ramo...
*
Resterai li' distesa e non ricorderanno
nulla di te ne' ci sara' rimpianto
per te che non hai scelto l'allegria,
chiusa in te stessa. Ed anche nel paese
di Ade vagherai senza sapere
fluttuando fra le informi ombre dei morti
*
Mia madre mi diceva che un bel nastro
- da ragazza, ai tempi dei nastri sui capelli -
gia' le bastava, rosso, per sentirsi piu' bella.
Ma tu, testarossa, avevi sui capelli
solamente dei fiori, tu capelli di fuoco.
Ed adesso mi chiedi un cappellino:
ma il tuo ragazzo, sai, non e' d'accordo...
*
Nella citta' lontana tu rivedi
la nostra allegra vita. Ti ricordi,
che gioia il tuo canto, e come t'ammirava
la tua compagna? Ed ora fra le donne
splendi laggiu', come la rosea luna,
a notte, fra le evanescenti stelle
le fa sbiadire e libera si posa
sul mare scintillante e sopra i fiori
dei campi - quando fresca la rugiada
li bagna e rifioriscono le rose.
E cammini e ricordi, e nostalgia
il tuo cuore d'amica getta indietro
e "Tornate!" tu gridi, muta, a noi
*
Tu mi lasciavi, io morivo. Piangevi,
dicevi: "Saffo, come non vorrei
lasciarti!". Io ti risposi: "Sii felice
dove vai, e pensa un poco a me,
perche' io ti ho amata". Vedi? Quanta gioia,
quante viole raccolte e quante rose
insieme, quanti fiori fra i capelli,
quante ghirlande a maggio mi donavi
e quante io a te, e come il corpo spargevi
di profumo lucente, e come a letto
il desiderio ardente della tua
dolce amica acquietavi...
Non c'era fonte, allora, ne' ruscello
ne' collina ne' sacro bosco senza
i nostri corpi uniti nella danza...
*
Espero, tutto riporti
quel che disperse nella luce Aurora,
riporti la capretta, riporti l'agnella,
riporti la ragazza tenerella alla madre...
*
Voce di primavera, dolce canto, usignuolo...
*
Ceci d'oro crescevano
sulla riva del mare...
*
"Gioventu', gioventu', mi lasci e te ne vai?"
"Mai piu' verro' da te, mai piu' verro'"
*
Un frammento di Alceo su Saffo
Dolce sorriso, chioma
di viola, bellissima Saffo...
4. AMICIZIE. NOVE AMICI DI ALFIO PANNEGA
Per la realizzazione del sito dell'"Archivio Alfio Pannega", realizzazione che sta giungendo a felice conclusione, ho raccolto questi nove ricordi, che scrissi l'anno scorso, di altrettanti amici di Alfio e miei che anch'essi ci hanno lasciato da anni.
Li invio, questi minimi ricordi, ad alcuni amici che forse avranno piacere di ricordare ancora queste persone buone.
Peppe Sini
Viterbo, 5 agosto 2026
* * *
Alfio Pannega e don Dante Bernini
Altre persone hanno già raccontato l'amicizia che ha legato per decenni e decenni Alfio e don Dante, il proletario comunista che raccoglieva il cartone e il vescovo dai prestigiosi incarichi internazionali che papa Wojtyla chiamava "il mio vescovo".
Pietro Benedetti ne ha rievocato anche drammaturgicamente l'affettuosa vicinanza, il consonante sentire, profonda la comprensione reciproca; Antonella Litta, che a entrambi è stata vicina negli ultimi anni delle loro vite, ha testimoniato più volte la luminosa umanità di entrambi.
Non altro vorrei aggiungere che questo: entrambi ho conosciuto ed amato, entrambi sono tra gli esempi cui cerco di ispirare quotidianamente la mia condotta.
*
Alfio Pannega e Claudio Dian
Claudio, con Antonietta e Giselle bambina, venne al centro sociale poco dopo la sua creazione.
Con Alfio fu amore a prima vista, in una convivenza che diede ad Alfio quello che aveva sempre desiderato e non aveva mai più avuto dopo la morte dell'amata sua madre Caterina: una famiglia.
E' morto ancor giovane Claudio, ma del centro sociale è stato per anni ed anni - gli anni decisivi - uno dei pilastri, e tutte le persone che a quell'esperienza hanno preso parte lo ricordano con struggente nostalgia.
Nella chiesa colma di giovani in cui si svolse il suo funerale don Alberto Canuzzi, amico di entrambi, che officiava il rito, mi chiese di essere io a leggere i brani del testo sacro dal rito previsti; dissi di sì e lo feci: ogni volta che ho ricordato quel giorno mi è sempre sembrato che fosse una cosa bella che per ricordare Claudio un ateo comunista leggesse quel passo dell'Apocalisse in cui è detto che la tenda dell'autentico bene, della verità che non delude, non è in una siderale lontananza, ma è proprio qui, tra noi, nella nostra sollecitudine che riconosce e difende e sostiene e accudisce ogni altra persona bisognosa di aiuto, nel nostro amore reciproco, nel nostro condividere tutto il bene e tutti i beni.
*
Alfio Pannega e Osvaldo Ercoli
C'è una fotografia di Mario Onofri, scattata una sera al centro sociale: Alfio Pannega e Osvaldo Ercoli seduti fianco a fianco che parlano tra loro, le braccia sulle spalle, sorridenti: due vecchi amici, due vecchi saggi.
Ricordo il giorno dell'occupazione del centro sociale: Alfio che uscì dalla finestra al pianterreno della sua abitazione, che dava nello spazio dell'ex-gazometro, e vide quei ragazzi sconosciuti che strappavano erbacce e ripulivano il terreno, e vide me e subito ci salutammo e mi chiese cosa stesse accadendo. Glielo dissi e mi disse che era con noi. Era così, Alfio. E del centro sociale è poi stato il simbolo, il testimone, la voce autorevole ogni volta che occorreva levare la voce.
Ricordo il giorno dell'occupazione del centro sociale: telefonai da una cabina telefonica che era subito al di là di Porta Faul a Osvaldo: gli descrissi la situazione e lo invitai a venire. Venne subito. Era così, Osvaldo.
Perché sia Alfio che Osvaldo non avevano esitazioni: quando pensavano che una cosa era giusta, accorrevano subito a dare una mano. Quando vedevano un'ingiustizia, insorgevano subito. Quando vedevano che qualcuno aveva bisogno di aiuto, chiunque fosse, loro erano lì con il braccio e ancor più col cuore.
Con Alfio e con Osvaldo ho vissuto alcune delle esperienze più felici della mia vita.
Con Alfio le tante lotte del centro sociale e la fatica di operare per risolvere conflitti e contraddizioni e problemi sia classici che imprevedibili - che non mancarono mai - nel centro sociale, per formare i più giovani alla nonviolenza che è il contrario della passività, ma la lotta più nitida e più intransigente contro tutte le violenze, le oppressioni, le viltà e le menzogne. Un ricordo fra mille: la manifestazione dinanzi alle sorgenti del Bulicame per salvare quel bene comune dell'intera umanità dal pericolo di irreversibile devastazione che poteri stoltissimi volevano imporre, e in quella manifestazione il discorso sommesso e possente di Alfio che parlò come parla un roveto ardente.
Con Osvaldo per cinque anni per sei giorni alla settimana dalla mattina alla sera ho vissuto fianco a fianco l'esperienza nel Consiglio provinciale di Viterbo, e sia in quegli anni, che negli anni precedenti e successivi ho condiviso tante lotte necessarie e tante esperienze decisive: una per tutte, quando durante la guerra dei Balcani, in cui anche l'Italia fu coinvolta per decisione illegale e criminale del governo di allora in flagrante violazione dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana, andammo ad Aviano, da dove partivano i bombardieri stragisti, a cercar di ostruirne il decollo occupando lo spazio aereo con le nostre mongolfiere della pace; eravamo lì con Osvaldo e con le compagne e i compagni del centro sociale ad agire la nonviolenza, assumendoci la responsabilità dei nostri atti, rompendo l'implicita complicità che i governi pretendono dai cittadini quando violano la legge e uccidono degli esseri umani come nel caso di tutte le guerre.
Alfio ci ha lasciato improvvisamente nel 2010, Osvaldo nel 2022 dopo una lunga e dolorosa malattia. Il mio mondo si vuota delle amicizie più grandi, resta la luce del loro ricordo.
*
Alfio Pannega e Gianni Fiorentini
Ricordo che il giorno che accompagnammo Alfio alla sepoltura poi andammo al centro sociale e sostammo a lungo conversando fra noi, smarriti, debilitati: la morte improvvisa di Alfio tutti ci aveva gettati in un'immedicabile tristezza, sentivamo che era finito un mondo.
E non solo perché Alfio era davvero l'ultimo della Viterbo di un tempo, della Viterbo popolare orgogliosa della sua storia di lotte e del suo proprio ricco sapere; e non solo perché valeva per Alfio quello che Amadou Hampaté Ba dice della morte degli anziani in Africa, che quando muore uno di loro è come se bruciasse un'intera biblioteca e le opere in essa custodite vanno perse per sempre: Alfio conosceva tutto di Viterbo, ed aveva fatto tante e tali esperienze, che era una fonte di storia orale inesauribile, un'enciclopedia vivente, e resta in noi suoi vecchi amici il rammarico ancora di non aver saputo preservare che poche gocce della conoscenza e della sapienza depositate nella sua memoria.
Quel giorno sapevamo anche che l'esperienza del centro sociale sarebbe sì proseguita, ma non sarebbe più stata la stessa senza Alfio ma solo col ricordo di Alfio. Sentivamo quel sentimento del passare irreversibile del tempo che Borges nell'incipit dell'Aleph tematizza con un correlativo oggettivo stupendo che qui non dirò.
Quel giorno credo che con Gianni parlammo forse ancora una volta dell'apocatastasi di Origene, della concezione figurale che Auerbach dimostrò presiedere alla Commedia dantesca, della morale kantiana, in una girandola di pensieri che tutti facevano perno sulla tristezza per la scomparsa di Alfio e sul dovere di continuarne la lotta per il bene comune dell'umanità.
In un'altra occasione, sempre dopo un'iniziativa di commemorazione di Alfio, forse un anno dopo, forse nel quartiere popolare di Pianoscarano, se non ricordo male, parlammo ancora della perdita e del lutto, delle dialettiche della memoria e dell'oblio, del senso della vita e della morte. Era così parlare con Gianni: nella concretezza delle situazioni esistenziali, dell'empirico fare solidale e nonviolento, emergevano sempre anche le ultime cose, le fondamenta invisibili del Dasein, l'intreccio vivo tra etica e politica, il bisogno di quella riforma intellettuale e morale di cui scriveva Gramsci nei quaderni del carcere, la "crisi della presenza" demartiniana, le meditazioni estreme di Bonhoeffer consegnate alle ultime lettere e raccolte poi in Resistenza e resa.
Gianni aveva una eccezionale formazione teologica e filosofica, aveva collaborato con padre Balducci, aveva fatto scelte di verità che avevano implicato dover affrontare prove impegnative che aveva sostenuto con la forza e la semplicità della persona buona, della persona magnanima. Non aveva mai neppure un filo di risentimento, non era mai subalterno alle aggressioni e alle contrarietà, sempre conservava e donava una mitezza pacificatrice, umanizzante, che favoriva la comprensione, il dialogo, l'empatia, la ricerca comune del bene comune.
Anche Gianni ormai da anni ci ha lasciato.
Antonella Litta, la sua sposa, ne continua la lotta nonviolenta per la liberazione e la salvezza comune dell'umanità intera.
*
Alfio Pannega e Roland Krappmann
La storia di vita di Roland la raccontò lui stesso in una lunga intervista apparsa agli inizi del millennio su "La critica sociologica", la bella rivista di Franco Ferrarotti, disponibile anche nella rete telematica.
Giunse col suo carrozzone di artista di strada al centro sociale di Viterbo. Sono molti gli artisti di strada, i circensi, i giocolieri, i clown, che al centro sociale hanno fatto sovente tappa o vi si sono fermati per qualche tempo. Roland è restato, e del centro sociale è stato per molti anni uno dei saggi cui tutti si rivolgevano per consiglio.
Ad Alfio lo accomunavano i profondi saperi botanici, la capacità di fare mille cose, l'aver conosciuto la vita nei luoghi in cui veramente apprendi cosa sia l'umanità, senza maschere, senza menzogne: i luoghi che ricorda anche George Orwell a cominciare da Senza un soldo a Parigi e a Londra.
Era un uomo di una gentilezza così profonda che parlare con lui rasserenava anche il più esacerbato degli animi.
Ed era un uomo di una generosità impareggiabile: veramente era un altro Alfio.
Insieme animammo anche, con altri amici ancora, gli incontri di accostamento alla nonviolenza in un ecovillaggio nella campagna viterbese.
Tra altre esperienze, era stato amico di un dakota esule in Europa, ed aveva una profonda conoscenza della visione del mondo dei nativi americani.
Trovarsi insieme con Roland e con Alfio era come sentirsi nel cuore, nel centro del mondo. Come disse Alce Nero: ogni luogo è il centro del mondo. Lo è ogni volta che degli esseri umani vi s'incontrano e si scambiano il dono dell'amicizia e condividono fra loro e con chiunque tutto il bene e tutti i beni.
*
Alfio Pannega e don Bruno Marini
Chi fra gli amici di Alfio ha conosciuto don Bruno Marini ne ricorda l'immensa bontà, la stessa bontà che aveva Alfio.
E ricorda che ad Alfio don Bruno fu legato da un'amicizia di piena reciprocità, affettuosa e generosa di pensieri e parole ed azioni, che perdurò fino alla morte.
E ricorda sicuramente anche che, come Alfio, anche don Bruno dovette affrontare prove impegnative, sempre testimoniando la verità senza mai perdere la tenerezza.
Prete operaio in Italia, missionario profondamento coinvolto con la chiesa popolare in America Latina, a Viterbo e nel viterbese fu - come anche suo fratello don Armando Marini - un punto di riferimento per tante persone bisognose di aiuto e per innumerevoli giovani che seppe educare al bene e al vero.
Io che scrivo queste righe lo conobbi in anni ormai lontanissimi, e particolarmente negli anni forse più aspri ma anche più felici delle nostre vite condividemmo un comune impegno nei movimenti di liberazione degli oppressi, di solidarietà concreta, di lotta per la giustizia e la libertà con la forza della verità e della misericordia, con quella tensione morale e quella fermezza di condotta che fu di Rosa Luxemburg e di Antonio Gramsci, come di Helder Camara e di Giulio Girardi, di Luce Fabbri e di Ernesto Balducci.
Lo rividi l'ultima volta quando lui già duramente colpito da una malattia inesorabile contro cui lungamente lottò, prese parte come me a un incontro nella sala d'Ercole di Palazzo dei Priori, sede del Comune di Viterbo, un incontro non banale ed anzi finanche fortemente conflittuale nel nome e nel ricordo di Alfio, poco dopo la morte del nostro indimenticabile comune amico e compagno di lotte.
Oggi, rivedendo i loro volti nella mia memoria, mi sembra di vederli sorridere ed abbracciarsi ancora.
*
Alfio Pannega e Luisa Moglia
Luisa parlava con gli alberi. Sentiva le vibrazioni del mondo vivente, ne coglieva la venustà, ne udiva la voce che convoca al rispetto e all'accudimento per tutto il creato. Amava gli animali e le piante così come amava le persone.
E come Luisa era Alfio.
Antonella Litta me la fece conoscere, ed io feci conoscere loro Alfio e il centro sociale: non fu un conoscere, ma un riconoscere e riconoscersi, un riconoscimento e una riconoscenza. Come voleva Platone, conoscere è sempre anche reminiscenza.
L'ultima volta che parlai a lungo con Luisa fu durante un lungo viaggio in cui ragionando dei nostri doveri verso gli altri esseri viventi sovente ci sovvenne di Alfio e di come lui sapesse adempiere spontaneamente a questa fondamentale esigenza morale di rispettare tutti i viventi, una consapevolezza che ogni giorno di più si impone con compiuta evidenza a tutte le persone senzienti e pensanti dinanzi alla catastrofe della biosfera provocata da poteri dominanti stoltissimi e sciaguratissimi.
Luisa, come Alfio, era una consapevole amica della nonviolenza ("persuasa", avrebbe detto Aldo Capitini) e partecipava a molte iniziative che in quegli anni insieme realizzavamo per la pace, contro il razzismo, di solidarietà concreta con le persone ridotte a "scarti" dalla violenza dei potenti, e ovviamente in difesa dell'intero mondo vivente.
Gli ultimi anni della sua vita furono rattristati dalla malattia, dalla sofferenza, temo anche da una profonda solitudine quando lasciò l'Alto Lazio per tornare nella sua terra d'origine.
Ogni volta che mi torna alla mente il suo volto dolce, la sua voce sommessa, la sobrietà della sua presenza, l'eleganza dei suoi gesti morbidi e misurati, penso che veramente era l'umanità come dovrebbe essere. Come Alfio.
*
Alfio Pannega e Mario Onofri
Se Alfio del centro sociale è stato la voce, Mario ne è stato l'occhio; quello che Alfio faceva con lo strumento della poesia, Mario faceva con lo strumento della luce. E' stato un grande artista visivo Mario Onofri, ed è non piccolo rammarico di noi che gli siamo stati amici che la gran parte del suo immenso e prezioso archivio fotografico giaccia ancora pressoché inesplorato.
A Roma aveva collaborato con prestigiose gallerie d'arte; a Viterbo era stato anche apprezzato artigiano: sapeva e sapeva fare molte cose, con la semplicità di chi non ha bisogno di esibire la sua bravura, con la precisione e l'estro dell'artista che - come i grandi del Rinascimento - era anche un tecnico rifinito ed insieme alla costante ricerca di qualcosa di ulteriore; si interessava di tutto, ed aiutava tutti: mai parlava del bene che faceva, ma chi gli era amico lo sapeva e lo amava ancor più anche per questo.
Negli ultimi anni si divideva tra Viterbo e una casetta sul mare vicino Civitavecchia in cui passava mesi e mesi in una solitudine contemplativa; quando era a Viterbo la maggior parte del tempo era al centro sociale, a risolvere problemi, a colloquiare con tutti, ad aiutare a pensare, a conoscere, ad agire; ad aiutare ad accostarsi alla nonviolenza, a scegliere la nonviolenza.
Ricordava Tiziano Terzani: nell'amore per l'India che aveva più volte visitato conoscendola sia negli slums che nella sua realtà rurale, l'India profonda, sofferente, saggia, gandhiana; nell'impegno contro la guerra e nella solidarietà con tutte le vittime; nella lotta nonviolenta contro tutte le ingiustizie.
Conservo ancora in casa alcuni suoi libri che lui mi ha donato: tra essi una vetusta edizione dalle pagine ormai fragilissime della Vita nova di Dante (al centro sociale pare quasi che avessimo il culto di Dante: Alfio ne declamava a memorie interi canti, io vi tenevo ogni domenica degli incontri di lettura e commento della Divina commedia cui partecipavano persone di ogni provenienza e di ogni età: per noi Dante era - ed è - l'esule condannato a morte che continuava la lotta per l'umanità intera, un nostro compagno: come Giacomo Leopardi, come Primo Levi).
Del centro sociale Mario è stato una delle persone più rappresentative, delle più impegnate: come Alfio, cui era legato da un'amicizia tenerissima fatta anche di scherzi e sproloqui e trovate rabelaisiane.
Come me, Mario apparteneva a una generazione di vent'anni più vecchia della maggior parte dei "ragazzi" del centro sociale; più di me riusciva ad essere con loro e come loro anche nei tratti giocosi e burleschi, negli atteggiamenti festosi e bizzarri, nella gioia che prefigura qui e adesso l'umanità liberata che con la nostra lotta cerchiamo di fare in modo che possa esistere un giorno, se prima i poteri folli e scellerati che governano il mondo non ci massacreranno tutti con le loro guerre e le loro rapine che tutto a deserto riducono, con i loro veleni e le loro bombe atomiche la cui verità nessuno descrisse con altrettanta precisione di Guenther Anders, alcuni cui scritti tante volte leggemmo insieme al centro sociale.
*
Alfio Pannega e Giuseppe Tacconi
La prima volta che Giuseppe Tacconi venne al centro sociale (per una delle primo riunioni del comitato che si opponeva al mega-aeroporto che avrebbe devastato irreversibilmente la preziosa area d'immenso valore archeologico, naturalistico e culturale del Bulicame cantato da Dante) poi mi disse che le persone che animavano quell'esperienza di solidarietà e di condivisione gli sembravano essere come i cristiani delle prime comunità: che tutto condividevano e che ad ogni persona davano aiuto, tutto donando senza alcuna riserva.
Era proprio così.
E Giuseppe Tacconi, antifascista che aveva conosciuto la violenza e l'infamia del regime mussoliniano, intellettuale raffinato, architetto di grande rigore e creatività, militante del movimento operaio, riconosceva immediatamente di essere tra persone amiche, tra persone che condividevano il pane: compagni, quindi. E ne era insieme sorpreso e felice.
Era un uomo colto ed elegante Giuseppe Tacconi, ironico ed autoironico, garbato ed accudente, di una cortesia squisita; ed insieme fermo nelle convinzioni e nell'impegno; tanto amabile nelle relazioni umane quanto indignato ed in rivolta di fronte alle ingiustizie; intransigente nell'antifascismo che per lui era non solo esperienza vissuta di un tempo ormai lontano ma quotidiana fedeltà alle vittime, a tutte le vittime, ed alle ragioni della lotta per la libertà contro la schiavitù, per la civiltà contro la barbarie, per la bellezza che è nel bene contro la brutalità e l'ignominia del male; la lotta nonviolenta che proseguì per l'intera sua vita.
Così diversi e così affini nel sentire, nelle scelte decisive, nella testimonianza al vero e al giusto, Alfio Pannega e Giuseppe Tacconi s'incontrarono al centro sociale e si riconobbero subito compagni di lotta.
Anche Giuseppe Tacconi anni fa ci ha lasciato. Anche per lui, come per Alfio, dissi alcune parole dinanzi al feretro. Entrambi restano vivi nel mio cuore, di entrambi penso che ancora e ancora lottano insieme a noi per il bene comune dell'umanità intera.
5. REPETITA IUVANT. LUISA MORGANTINI: DA GAZA A SUPINO (FROSINONE). UN'INIZIATIVA E UN APPELLO
[Da Luisa Morgantini, presidente di AssopacePalestina (per contatti: lmorgantiniassopace at gmail.com), riceviamo e diffondiamo; ed invitiamo tutte e tutti a sostenere questa iniziativa]
A Supino, in provincia di Frosinone, al centro di AssopacePalestina "Bab el Sham" (la porta del sole), dal 16 al 23 agosto 2026, 60 studentesse e studenti di Gaza, che hanno avuto scholarship da diverse Universita' italiane, si incontreranno per conoscersi, scambiare idee, essere di reciproco aiuto, per condividere la loro situazione, i bisogni e le necessita' che hanno, le rivendicazioni da presentare al nostro governo; per avere scambi con i rappresentanti italiani della società civile e di partiti, esperienze comuni e diverse, per trovare insieme un percorso solidale.
Ci saranno anche momenti culturali e turistici.
Le "guide turistiche per Gaza" di Roma si sono offerte di accompagnarli ad una visita a Roma, e poi visita ad Anagni, citta' storica, con un incontro con il sindaco e la giunta comunale, e poi al mare e trekking sui Monti Lepini. Naturalmente saranno accolti dal sindaco di Supino, paese dove resteranno dal 16 al 23 agosto 2026.
I Gazawi si sono offerti di fare una serata con la cittadinanza per far gustare la cucina palestinese, che come per l'Italia ha grande importanza nella loro cultura. La serata dalle ore 18.30 si svolgera' il giorno 19 agosto nella piazza Umberto di Supino.
*
AssopacePalestina e' un'associazione di volontariato, i finanziamenti per le varie iniziative in Italia e in Palestina sono fatti da donazioni volontarie, potete vedere il nostro sito assopacepalestina.org, dove trovate anche i nostri progetti.
L'accoglienza, vitto e alloggio per i sessanta ospiti (il viaggio per raggiungere Supino e' a carico dei partecipanti) ha un costo che non possiamo permetterci.
Probabilmente vi e ci direte: allora perchèe' vi siete imbarcati in questa avventura?
Perche' e' importante accogliere e creare reti di solidarieta' con giovani arrivati in Italia e che vivono i traumi di cio' che hanno vissuto.
Oggi sono lontani dai bombardamenti, dalla distruzione, dalla fame e sete che i gazawi continuano a subire, dove malgrado l'annunciata tregua, Israele continua ad uccidere bambini, uomini e donne, e a radere al suolo tutto il nord e il centro di Gaza, ma il trauma continua per le loro famiglie ancora a Gaza, per il loro futuro in esilio, per il loro paese privato della liberta' e autodeterminazione.
*
A cosa mira questa lettera?
A far si' che si esprima la vostra solidarieta' in modo concreto.
- Abbiamo bisogno di sostenere vitto e alloggio per 60 persone e gli spostamenti previsti per l'intera settimana. L'alloggio per 42 persone e' messo a disposizione da AssopacePalestina nel centro Bab El Shams, dovremo trovare 20 lettini e materassi per 20 persone. Li stiamo cercando in Ciociaria con le diverse organizzazioni sportive e altre.
- Acquistare vettovaglie per 60 persone per una settimana. Nel circondario stiamo cercando di raccogliere il cibo per almeno le colazioni e i pranzi, e cioe': pomodori, latte, caffe', uova, olive, olio extravergine, formaggi, marmellate, ma anche tonno, lenticchie, ceci, riso, cipolle, aglio, carote.
- Raccogliere fondi per cene in pizzeria e i trasporti locali.
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Potete versare il vostro contributo sul conto corrente bancario con la causale: Gazawi a Supino
Associazione Assopace Palestina ODV
BANCA ETICA
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un grande abbraccio, e ricordo con Gioconda Belli, poetessa nicaraguense, che "la solidarieta' e' la tenerezza dei popoli".
Luisa Morgantini, presidente assopacePalestina
Tel. 3483921465
6. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Lewis Mumford, La condizione dell'uomo, Etas Kompass, Milano 1967, Bompiani, Milano 1977, 2 voll. per complessive pp. XXX + 530.
- Lewis Mumford, In nome della ragione, Edi zioni di Comunita', Milano 1959, Etas Libri, Milano 1980, pp. VI + 186.
- Lewis Mumford, Il mito della macchina, Il Saggiatore, Milano 1969, pp. 448 (+ un inserto fotografico di 48 illustrazioni).
- Lewis Mumford, Melville, Edizioni di Comunita', Milano 1965, pp. 320.
- Lewis Mumford, Storia del'utopia, Donzelli, Roma 1997, 2008, Feltrnelli, Milano 2017, pp. XIV + 228.
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Riedizioni
- Franco Berrino, Il nostro veleno quotidiano, Rcs, Milano 2026, pp. 224, euro 15.
- Luciano Canfora, Le vie del classicismo, Laterza, Roma-Bari 1989, Rcs, Milano 2026, pp. VI + 330, euro 10,99.
- Bob Woodward, War, Rcs, Milano 2024, 2026, pp. 480, euro 9,99.
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Classici
- Massimo Mila, Breve storia della musica, Einaudi, Torino 1963, 1987, pp. 496.
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Maestre
- Bianca Guidetti Serra, Compagne, Einaudi, Torino 1977, 2 volumi, pp. XX + 662.
- Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, Bompiani, Milano 2005, pp. 432.
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 113 del 7 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it