[nonviolenza] 48 voci adespote di una Viterbo segreta ricordano Alfio Pannega, comunista libertario e nonviolento



48 VOCI ADESPOTE DI UNA VITERBO SEGRETA RICORDANO ALFIO PANNEGA, COMUNISTA LIBERTARIO E NONVIOLENTO

 

Indice

1. Giobbe Santabarbara: Nel ricordo di Alfio Pannega, per la pace disarmata e disarmante

2. Tristano Callarari ricorda Alfio Pannega

3. Coriolano Demisoni ricorda Alfio Pannega

4. Alceo Scorticossi: Ricordare Alfio Pannega, ovvero un appello contro tutte le guerre

5. Giacomo Solvesti ricorda Alfio Pannega

6. Il ricordo di Rino Venedisci

7. Il ricordo di Evaristo Zuzzanghi

8. Tre amici di Alfio Pannega si associano alla proposta che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il centenario della nascita

8. Osvaldo Caffianchi: Se Alfio fosse qui

10. Tristano Malaccorsi ricorda Alfio Pannega

11. Gennaro Sabbiosi ricorda Alfio Pannega

12. Monaldo Scorticossi ricorda Alfio Pannega

13. Un ricordo di Alfio Pannega da parte di Memmo Sceccaspiri

14. Un ricordo di Alfio Pannega scritto da Gerberto Roscellini

15. Eusebio Defori ricorda Alfio Pannega

16. Tomasso Scotolatori: Un commento al convegno per il centenario della nascita di Alfio Pannega

17. Lucrezio Aruetti: La Viterbo sognata e inverata di Alfio Pannega

18. Tristano Timandri ricorda Alfio Pannega

19. Bastiano Chitoni ricorda Alfio Pannega

20. Teseo Scaramacchi ricorda Alfio Pannega

21. Ulisse Utissi ricorda Alfio Pannega

22. Girolamo Ulliusi ricorda Alfio Pannega

23. Erasmo Baccaglioni ricorda Alfio Pannega

24. Fedele Panciafichi ricorda Alfio Pannega

25. Terenzio Scatolari ricorda Alfio Pannega

26. Berto Tressordi ricorda Alfio Pannega

27. Ottaviano Focaroni ricorda Alfio Pannega

28. Luciano Bonfrate ricorda Alfio Pannega

29. Galliano Scarcassacci ricorda Alfio Pannega

30. Alceste Strapponi ricorda Alfio Pannega

31. Clementino Cucchiaroni ricorda Alfio Pannega

32. Gennaro Aniello Capotosti ricorda Alfio Pannega

33. Attijo Piascarani ricorda Alfio Pannega

34. Servio Malestri ricorda Alfio Pannega

35. Ausilio Smandrapponi ricorda Alfio Pannega

36. Donato Fratescorzi ricorda Alfio Pannega

37. Leopoldo Scimpanzieri ricorda Alfio Pannega

38. Federico Angelo Armecorrà ricorda Alfio Pannega ed altri amici

39. Marco Marcelliano Nedoluddi ricorda Alfio Pannega

40. Anastasio Vaculinciucchi ricorda Alfio Pannega

41. Berto Marcolfi ricorda Alfio Pannega

42. Gentilino Callarari ricorda Alfio Pannega

43. Giustino Filicasse ricorda Alfio Pannega

44. Miro Descheltri ricorda un aneddoto su Alfio Pannega

45. Farello Runciglioni ricorda Alfio Pannega

46. Annibale Scarpante: quattro ruminazioni ricordando Alfio Pannega

47. Marco Aurelio Scardanelli: Il centro sociale di Alfio Pannega

48. Alfonso Denocchiari ricorda Alfio Pannega

 

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1. Giobbe Santabarbara: Nel ricordo di Alfio Pannega, per la pace disarmata e disarmante

 

Ricordare Alfio Pannega è opporsi a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.

Le numerose e variegate iniziative di commemorazione di Alfio Pannega - l'indimenticabile poeta proletario, militante del movimento operaio, antifascista nonviolento viterbese -, iniziative che si stanno svolgendo a Viterbo e nell'Alto Lazio in quest'anno in cui ricorre il centenario della sua nascita, colmano il cuore di gioia, una sobria, serena e severa gioia che è insieme impegno morale e civile, fedeltà al vero e al bene.

Poiché ogni sincero ricordo di Alfio Pannega è altresì un appello, un ineludibile appello concreto e coerente, nitido e intransigente, a proseguire la sua lotta per la pace, per la pace disarmata e disarmante, per la pace che rispetta e salva tutte le vite.

Noi che abbiamo avuto la fortuna e l'onore di essere stati suoi compagni di riflessioni e di lotte, di pensiero e azione, sentiamo e sappiamo e testimoniamo che ricordare Alfio questo significa, e non altro: insorgere nonviolentemente contro tutte le guerre e le uccisioni. Insorgere nonviolentemente per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione. Insorgere nonviolentemente per salvare tutte le vite. Insorgere nonviolentemente contro ogni violenza e ogni oppressione.

Nel ricordo e alla scuola del nostro vecchio compagno Alfio Pannega la nonviolenza è in cammino, la nonviolenza è il cammino.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta nonviolenta per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera; per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto; per condividere fra tutte e tutti tutto il bene e tutti i beni; per affermare e difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani; per accudire e salvaguardare quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi, quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanità intera.

La pace sia con tutte e tutti; di tutte e tutti la pace sia il primo pensiero e il primo impegno.

Chi salva una vita salva il mondo.

 

* * *

 

2. Tristano Callarari ricorda Alfio Pannega

 

Alfio Pannega era l'uomo che raccoglieva il cartone, che si occupava di ripulire la mattina di buon'ora la citta' dagli scarti.

La citta' lo amava ma non lo capiva, perche' per capirlo occorreva ascoltarlo, e per ascoltarlo occorreva sentirlo, e per sentirlo occorreva rimettere in discussione tutte le gerarchie e le dominazioni e tutti i rapporti di produzione e di proprieta', come voleva Brecht.

*

Io lo conobbi a Valle Faul dove abitava, quando a Valle Faul vivevano anche alcune famiglie di sinti che poi il Comune brutalmente allontano', dapprima ancor piu' in periferia dietro piazza Lago di Monterosi, e poi di li' ancor piu' lontano, ancora piu' invisibili, dietro il cimitero: e' una storia dolorosa di sopraffazione e razzismo di cui mi ricordo forse soltanto io.

*

Ma lo scoprii veramente parlandoci a lungo di notte a Pratogiardino, quando la festa dell'Unita' spegneva le luci e restavano solo i compagni della vigilanza e pochi militanti nottambuli.

Era ovvio che fosse comunista: i poveri, gli sfruttati, gli umiliati e offesi, cos'altro dovrebbero essere?

Ma anche i militanti e i dirigenti del partito non lo capivano: gli volevano bene, sentivano che era uno di loro, ma non si fermavano ad ascoltarlo, a ragionarci dei compiti dell'ora del movimento operaio e contadino, della lotta contro la guerra e contro l'imperialismo, il colonialismo, il razzismo, del nocciolo duro del marxismo, della vita e della morte. Io l'ho fatto.

E lo facevano anche alcuni preti; strani preti: don Dante Bernini, i fratelli don Armando e don Bruno Marini, cristiani come dovevano esserlo i primi cristiani, e quindi piu' o meno come noi comunisti. Lo ascoltavano, lo aiutavano, lo rispettavano. Cristiani loro, comunista lui, dalla stessa parte della barricata.

*

Poi lo ritrovai, e lo frequentai, con l'occupazione dell'ex gazometro e la nascita del centro sociale: e li' comincio' la sua nuova vita; la felicita' di una famiglia estesa e vivace, la gioia di condividere con tanti giovani i giochi e le lotte, le discussioni e le avventure, la scelta collettiva della nonviolenza e le innumerevoli iniziative nonviolente; ottenendo finalmente il riconoscimento e la riconoscenza che non aveva mai avuto realmente fin li'.

Tra il 1993 e il 2010 il centro sociale (dapprima a Valle Faul, poi a Castel d'Asso) fu la sua casa, la sua famiglia, la sua cattedra e il suo distaccamento partigiano.

*

Comunista libertario, amico della nonviolenza, poeta e di poeti fine dicitore (di Dante, soprattutto e sopra tutti), persona buona e generosa, so che se passassi dinanzi alla sua tomba e gridassi "Alfio, arrivano gli sfruttatori", lui romperebbe la pietra e ne uscirebbe per riprendere la lotta.

 

* * *

 

3. Coriolano Demisoni ricorda Alfio Pannega

 

Anch'io conobbi e amai Alfio Pannega

che non si arrese mai alla violenza

che fu maestro nella gaia scienza

donando amor che il mondo unisce e spiega

 

Non fece parte mai della congrega

degli oppressori che tutti ci opprime

la contrastò con gli atti e con le rime

il bene fu per lui l'alfa e l'omega

 

Chi lo ricorda ne ricorda insieme

la gentilezza ed il coraggio grandi

di chi tutto accudisce e nulla teme

 

si oppone a tutti i crimini nefandi

essendo di virtù esempio e seme

e in vomeri tramuta gli empi brandi

 

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4. Alceo Scorticossi: Ricordare Alfio Pannega, ovvero un appello contro tutte le guerre

 

Mi è stato chiesto perché io attribuisca tanta importanza alle iniziative in corso in ricordo del mio vecchio amico e compagno di lotte Alfio Pannega che ci ha lasciato quindici anni fa e di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.

E' una domanda legittima, visto che non attribuisco nessuna importanza agli anniversari, non partecipo mai né a feste né a simposi, le celebrazioni mi imbarazzano, e quando sento commemorare qualcuno che ho conosciuto quei discorsi di solito mi rattristano ancor più.

Non solo: penso che chi è morto resta morto, tutto per lui è finito. Non condivido la fiducia (la fede, la speranza, l'eroica o narcotica illusione, ciascuno la chiami pure come vuole) che l'esistenza di un individuo possa continuare dopo la morte - se non nel ricordo altrui, certamente, ma lui non lo saprà mai, poiché ha cessato di esistere.

E allora perché?

Perché per me ricordare Alfio Pannega significa una cosa precisa: proseguire la lotta che fu anche la sua contro le guerre, le stragi, le uccisioni. Contro tutte le guerre, tutte le stragi, tutte le uccisioni.

Ecco quindi che ogni iniziativa per il centenario della nascita di Alfio Pannega ha per me un significato e un valore nitidi ed inequivocabili: convocano ad opporsi a tutte le guerre, a tutti i massacri, a tutte le uccisioni, e quindi ad opporsi a tutti gli strumenti con cui le guerre si fanno: le armi e le organizzazioni armate: tutte le armi servono sempre e soltanto ad uccidere.

Il mio amico e compagno di lotte Alfio Pannega questa eredità, questo legato lascia: che noi si continui ad opporci alla guerra; che noi si lotti per il disarmo e la smilitarizzazione di tutti i conflitti, i territori, le società, le culture; che noi si contrasti la violenza nell'unico modo concreto e coerente in cui contrastare la violenza è possibile: con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.

Chi in questi giorni, in questi mesi, sta ricordando Alfio a partire dalla propria personale relazione con lui, ne sta altresì prolungando - e per questo gli attesto tutta la mia gratitudine - l'estremo appello e il grido inesausto: sia pace fra tutti gli esseri umani e fra l'umanità e l'intero mondo vivente; cessate di uccidere, salvate tutte le vite; ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà; ogni vittima ha il volto di Abele; chi salva una vita, salva il mondo.

 

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5. Giacomo Solvesti ricorda Alfio Pannega

 

A quei tempi nella valle vivevano anche alcune famiglie zingare. Non ricordo se ho conosciuto prima loro o Alfio, ma con tutti strinsi amicizia.

Poi i proconsoli locali del regime della corruzione, che naturalmente era anche razzista, quelle famiglie le allontanò. Alfio restò.

A quei tempi con Alfio ci vedevamo raramente, ma quando accadeva ragionavamo a lungo: parlavamo soprattutto dei compiti del movimento operaio, delle lotte più urgenti, della situazione internazionale, del Vietnam e del Cile, ma anche della struttura di classe della società viterbese, della penetrazione dei poteri criminali e del sistema di potere andreottiano, e di quello che allora si cominciava a chiamare il modello di sviluppo.

Anni passarono.

Alfio era sempre lì, in fondo alla valle, nelle sue due stanzette a ridosso di Porta Faul, con i suoi cani e i rifiuti della città da cui ricavava nuovo valore e nuova vita. Un segreto re taumaturgo. Che dopo aver camminato per l'intera città trainando il suo carretto stracolmo di cartoni e di altri scarti del lavoro altrui e giungeva infine alla sua dimora si trovava solo, in una solitudine infinita.

Nel 1993 lo raggiunsero i ragazzi che occuparono l'ex-gazometro. Per Alfio fu rinascere. Una seconda vita.

Con loro visse, con loro giocò e gioì, con loro condusse lotte necessarie; li educò con l'esempio alla nonviolenza e al comunismo libertario, alla difesa della vita di tutti gli esseri viventi e dell'intero mondo vivente.

Poi il centro sociale - ed Alfio con esso -si trasferì a Castel d'Asso, in aperta campagna, e qui visse gli ultimi anni.

Quell'ultima gioia: il libro.

Quell'ultima campagna nonviolenta: per il diritto di tutte le persone ad avere una casa.

La mattina del 30 aprile 2010 non si svegliò più.

Sono passati quindici anni, sembra di parlare di un'epoca remota.

E' bello che in occasione del centenario della nascita tante persone lo ricordino con affetto e amicizia sinceri.

E mentre l'orrore della guerra divampa in tante parti del mondo divorando innumerevoli esseri umani innocenti, il ricordo di Alfio ci convoca ancora alla lotta contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni, per la pace che salva le vite, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

 

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6. Il ricordo di Rino Venedisci

 

Tre ricordi.

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Il primo ricordo, in anni lontani, forse mezzo secolo fa. Eravamo entrambi militanti del movimento operaio, e lo siamo restati anche quando le sue organizzazioni sono state distrutte dal trionfo del crimine e della follia che oggi governa il mondo e minaccia l'intera umanità di annichilimento. Scoprii allora, attraverso lunghe conversazioni a tu per tu, come questa persona che viveva ed aveva sempre vissuto in grande povertà svolgendo lavori assai gravosi e faticosi possedesse una cultura umanistica e  politica cospicua, come era proprio nel secolo scorso degli sfruttati che maturando una coscienza di classe sapevano che la loro militanza politica richiedeva anche uno studio costante e una capacità critica di analisi e di interpretazione che prefiguravano la possibilità che le oppresse e gli oppressi costruissero la società fraterna e sororale, responsabile e solidale, liberata e misericorde, che è il sogno dell'umanità intera fin dal sorgere dell'ominazione, fin dallo scoccare della scintilla della ragione. Credo di essere uno dei pochi (temo anzi dei pochissimi) che con Alfio ha ragionato per ore e ore sulle prospettive dell'umanità, sui compiti dell'ora del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione comune, sulle complessità del conflitto sociale e politico e su come contribuire a far crescere la scelta della nonviolenza nella tradizione di pensiero, di organizzazione e di lotte scaturita dal Manifesto del 1848 e dalla prima Internazionale; e mi porto nell'animo il cruccio di non aver saputo favorire abbastanza la socializzazione e la valorizzazione di questi suo saperi, di questa componente fondamentale della sua persona, della sua riflessione ed azione, della sua vicenda intellettuale ed esistenziale, della sua testimonianza.

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Il secondo ricordo, il punto di svolta nella vita di Alfio con la nascita nell'estate del 1993 del centro sociale nell'area dell'ex officina del gas di Viterbo, un impianto che da decenni era stato abbandonato al degrado e che un gruppo di giovani volenterosi decise di restituire come bene comune alla città. Del centro sociale Alfio è stato il perno e il cuore: e le centinaia e forse migliaia di giovani che nel corso di molti anni in vario modo e misura hanno preso parte a quell'esperienza, in lui hanno trovato un educatore al bene e al vero, alla virtù dell'attenzione e alla pratica della generosità. Per Alfio il centro sociale è stato focolare, cattedra e barricata; il luogo visibile e veggente in cui ha potuto svolgere il suo compito di educatore e di lottatore nonviolento per il bene comune dell'umanità, per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia dell'intero mondo vivente; e i ragazzi che il centro sociale hanno vissuto, animato o anche solo frequentato, sono stati la sua famiglia e restano la sua principale eredità.

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Il terzo ricordo risale agli ultimi anni della sua vita: la sua partecipazione persuasa ed entusiasmante alla lotta nonviolenta che ha salvato la preziosa area archeologica, naturalistica, storica e culturale del Bulicame dall'assalto di un folle progetto di cementificazione e di prostituzione sia ai poteri rapinatori ed onnidistruttivi, sia ai miti ed ai costumi più degradati e alienanti della contemporaneità.

Altri momenti ed altri temi ancora potrei evocare, ma bastino questi pochi cenni a dire non solo la mia personale gratitudine e nostalgia di un amico e compagno di lotte, ma anche la ferma e profonda convinzione di quanto preziosa e illuminante sia stata la sua testimonianza e quando decisivo il suo lascito che continuerà a dare frutti.

 

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7. Il ricordo di Evaristo Zuzzanghi

 

Mi chiedi di riuscire in due parole

a ricordare un vecchio e caro amico

e rievocare un tempo ormai antico

di lotte affinché sorgesse il sole

 

dell'avvenire. E quindi te la dico

la verità che in cuore preme e duole:

faceva scuola fuori dalle scuole

nessuno odiava e amava anche il nemico

 

soffriva e non portava alcun rancore

gioiva dell'altrui felicità

lottava per sconfiggere l'orrore

 

perché fosse giustizia e libertà

rendeva ad ogni vita amore e onore

e al male opponeva la pietà.

 

* * *

 

8. Tre amici di Alfio Pannega si associano alla proposta che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il centenario della nascita

 

Ci associamo alla proposta, da più parti formulata negli scorsi mesi e con particolare intensità nelle scorse settimane, che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il 21 settembre il centenario della nascita.

Come i facchini di Santa Rosa Alfio Pannega è stato un simbolo del popolo di Viterbo, con le sue doti di dignità, di generosità, di coraggio nell'affrontare le prove e le sofferenze della vita.

Per chiunque lo abbia conosciuto Alfio Pannega è stato un amico gentile e accudente, un maestro di vita sapiente e altruista, un esempio d'impegno morale e civile per il bene comune dell'umanità, un educatore alla nonviolenza che a tutte le ingiustizie si oppone.

Con viva speranza ci associamo quindi all'auspicio che come già il Comune di Viterbo, come tante associazioni di volontariato, come prestigiosi enti morali rappresentativi delle esperienze più preziose e dei valori più alti, anche i facchini di Santa Rosa che della città di Viterbo, del suo popolo e delle sue tradizioni sono da sempre voce e volto, ricordino Alfio Pannega, e nel ricordarlo invitino l'intera cittadinanza a proseguire nell'impegno che ha caratterizzato l'intera vita di Alfio: per la pace, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia di quest'unico mondo vivente casa comune dell'intera umana famiglia.

 

Benito D'Ippolito

Saverio Giufani

Corinzio Piegapini

 

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9. Osvaldo Caffianchi: Se Alfio fosse qui

 

Viterbo sta onorando il suo figlio Alfio Pannega nel centenario della nascita con una serie di iniziative che dimostrano quanto profondo fosse l'affetto che legava l'intera popolazione a quel concittadino dalla vita travagliata e dalla generosità infinita, che pur vivendo in un'estrema povertà (ma forse anche proprio per questo) seppe essere l'umanità come dovrebbe essere.

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Sul finire di aprile nella commemorazione tenuta al cimitero monumentale di Viterbo Alfio è stato ricordato non solo dai rappresentanti di alcune delle più autorevoli associazioni democratiche, organizzazioni di volontariato, espressioni della società civile, ma anche da numerosi pubblici amministratori cittadini, tra cui due sindaci emeriti.

E nel quindicesimo anniversario della sua scomparsa, il 30 aprile, la sindaca attuale lo ha ricordato con un messaggio di intensa commozione pubblicato nel sito istituzionale del Comune.

Successivamente, l'8 maggio, ad Alfio è stato intitolato l'"Emporio solidale" di Viterbo, una delle più rilevanti esperienze a Viterbo di aiuto a chi di aiuto ha più bisogno.

Il 3 settembre, poi, i facchini di Santa Rosa gli hanno dedicato la "girata" in piazza del Comune durante il trasporto della Macchina, l'evento più importante della vita cittadina. E' l'omaggio più grande che il popolo di Viterbo riserva ai suoi figli e ai suoi fratelli.

E il 21 settembre, nel giorno del centesimo genetliaco, in una storica sala dello storico Palazzo dei Priori, sede del Comune di Viterbo e testimonianza della longeva storia della città, un convegno sarà dedicato al ricordo del poeta antifascista nonviolento viterbese.

E sarebbero da ricordare anche le tante altre iniziative già realizzate e che si realizzeranno nei prossimi mesi: le repliche dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti; la lapide che verrà collocata su quella che tutti i viterbesi chiamano "la casa di Alfio" nella Valle di Faul; la nuova edizione assai ampliata del libro che raccoglie gran parte dell'opera poetica di Alfio; il festival del volontariato in cui il suo ricordo è stato centrale; la festa popolare nell'anniversario della fondazione del centro sociale di cui Alfio fu anima e cuore...

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Se Alfio fosse qui a veder tutto questo, l'intera città che si mobilita per ricordarlo e rendergli omaggio, che penserebbe, che direbbe, lui che visse come ultimo degli ultimi, lui che è stato l'ultimo dei grandi personaggi assurti a leggenda e mito scaturiti dalle viscere del popolo viterbese, lui autentico emblema della città e della sua storia di sofferenze e di lotte, di umiliazioni e riscatto, di miserie e grandezza?

Non so cosa avrebbe detto ma so che sarebbe stato felice.

So che sarebbe stato felice, ma so anche che subito avrebbe aggiunto: e adesso che avete onorato un morto, e va bene, adesso dovete pensare anche ai vivi, dovete pensare a salvare le vite di tutti quelli che la guerra sta uccidendo; dovete opporvi alla guerra, alle armi, al militarismo e a tutte le strutture, le ideologie e le pratiche assassine; dovete pensare a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto; dovete pensare a costruire pace e solidarietà, giustizia e libertà, una vita degna per tutte le persone.

E lo avrebbe detto con la sua consueta, affilata ironia che usava anche i toni del sarcasmo e il lessico delle taverne per controllare la commozione: era un animo gentile e generoso, finissimo e vibratile, che per pudore cercava di nascondere la struggente tenerezza e l'empatica malinconia che tutto lo pervadeva. E quindi usava sovente le parole secche e ardite come quelle che il suo amatissimo Dante evocava nell'incipit del XXXII canto dell'Inferno; per poi sciogliersi nell'intimità con gli amici più cari nel più lirico intenerimento, nell'emozione più intensa, fino alle lacrime, come quando ad esprimere una subitanea gioia non aveva bisogno di parole, sciogliendosi in una danza come gli eroi biblici, o della Grecia antica.

Perché così era Alfio il poeta, Alfio l'antifascista, Alfio il comunista libertario, Alfio il nonviolento, Alfio che sapeva recitare a memoria i canti della Divina commedia, Alfio che improvvisava fluenti ottave a braccio, Alfio il militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanità, Alfio che educò al vero e al bene tutti i giovani e tutte le giovani - e furono centinaia e forse migliaia - che lo frequentarono negli anni del centro sociale in cui lui anziano e saggio fu punto di riferimento e pietra di paragone, maestro di buoni pensieri, di buone parole, di buone azioni per la migliore gioventù viterbese.

Era un uomo senza rancore, di una generosità assoluta, sapeva amare l'umanità e il mondo, sapeva dire grazie alla vita; ed era segno di contraddizione, denunciatore della violenza della società divisa in classi, lottatore adamantino contro tutte le oppressioni e le menzogne, militante per la causa della solidarietà e della liberazione dell'umanità intera, nessuna persona esclusa.

*

Ebbi la fortuna di conoscerlo in anni lontani, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, molto prima della nascita del centro sociale; ed ebbi lunghe conversazioni con lui, in un tempo in cui moltissime persone gli volevano bene ma pochissime - forse solo io - passavano delle ore a ragionare con lui della vita e della morte, dei massimi sistemi, dei compiti del movimento operaio, della nostra comune militanza nel movimento delle oppresse e degli oppressi, delle ragioni della nostra lotta; e ci soccorrevano certo le riflessioni abissali e ineludibili dei tragici greci e di Platone, di Lucrezio e Dante, di Leopardi e Marx, ma anche di Orwell e Camus, di Tolstoj e Gandhi, di Rosa Luxemburg e Hannah Arendt, di Virginia Woolf e di Simone Weil, di Gramsci e di Croce, riflessioni che per così dire rivivevamo e quindi resuscitavamo nell'analizzare l'ora presente, i nostri doveri, le complessità e le contraddizioni di cui venire a capo. Ricordo quei nostri conversari con struggente nostalgia.

E ricordo che già allora eravamo amici della nonviolenza e sapevamo che il primo compito era opporsi alla guerra.

Mezzo secolo dopo è ancora il nostro primo dovere.

Opporsi a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.

Difendere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani.

Difendere quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi; quest'unico mondo vivente che è l'unica casa comune dell'intera umana famiglia.

Salvare tutte le vite.

Solo la nonviolenza può salvare l'umanità dalla catastrofe.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta comune per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera.

 

* * *

 

10. Tristano Malaccorsi ricorda Alfio Pannega

 

Alfio Pannega visse molte vite

di grande sofferenza e grande gioia

di solitudine miseria e noia

di umiliazioni ed angherie subite

 

a tutte resistette le ferite

percossa l'anima e l'epa croia

dalla violenza la boria e la foia

del lurco e dell'inetto restò mite

 

sempre si oppose all'odio e alla violenza

sempre lottò per liberare tutti

sempre fu amico della nonviolenza

 

ed ormai vecchio e colmo di sapienza

ebbe nei giovani compagni e frutti

donando a ognuno verità e coscienza.

 

* * *

 

11. Gennaro Sabbiosi ricorda Alfio Pannega

 

Il primo Alfio Pannega che ricordo

girava per le strade col carretto

all'alba per raccogliere il cartone

i cani lo seguivano e il rispetto

di quanti ne sapevano la storia

 

Conobbi poi quell'uomo quando ebbi

di dialogarci a lungo l'occasione

giù a Valle Faul che allora era un deserto

o nelle notti di Pratogiardino

tra noi comunisti e proletari

 

Sapeva tutto di Viterbo e tutto

di Dante e tutto dei nostri doveri

la povertà non l'aveva spezzato

con le armi della poesia lottava

per la giustizia e per la libertà

 

Poi venne la mattina in cui i ragazzi

restituirono alla città

l'area dismessa dell'ex-officina

del gas e fecero il centro sociale

risorse Alfio e fu di tutti il padre

 

Da quindici anni è morto e tante volte

nell'ora del dolore vengo a dirmi

che nelle lotte da condurre ancora

avrei bisogno di sentirlo al fianco

a contrastare la guerra e il fascismo

 

Ora che finalmente lo ricorda

intera la città di cui fu figlio

e ricordandolo - lo sappia o meno -

la lotta ne prosegue nonviolenta

mi dico che Alfio vive ancora e ancora

 

* * *

 

12. Monaldo Scorticossi ricorda Alfio Pannega

 

Mi chiedi cosa io ricordi di Alfio che già altri non abbiano rievocato.

 

La bontà, il candore, la capacità di accendersi subitaneamente sia d'indignazione che di felicità

son tutte cose che altri hanno già detto.

 

La militanza comunista libertaria, l'antifascismo che era in tutte le sue fibre

la coscienza di classe del proletario, l'impegno nonviolento per la pace

la solidarietà con tutte e tutti

anche queste sono cose a tutti note.

 

L'amore per la poesia e per Dante

l'amore accudente ed infinito

per tutte le persone che gli furono vicine

nell'esperienza del centro sociale

si sa bene anche questo.

 

La denuncia costante e intransigente

della violenza del fascismo

della rapina del capitale

del sistema di potere dei vampiri

l'orrore per tutti i carnefici

e per tutti quelli che stanno silenti a guardare i carnefici all'opera

anche queste sono cose risapute.

 

La gioia che si esprime nella danza

il piacere infinito della parola

che come un fiume impetuoso scorre

a dire il mondo e a crearlo il mondo

la tenerezza di figlio per sua madre

la capacità di avere compassione di tutto

e insieme la fermezza nel bene nel vero nel giusto

sono cose di lui che so io come sai tu.

 

Cosa posso quindi aggiungere di Alfio

che non sia stato già detto più e più volte?

Forse questo: che sapeva ascoltare

e ascoltando ti guariva le ferite.

 

* * *

 

13. Un ricordo di Alfio Pannega da parte di Memmo Sceccaspiri

 

Di Alfio ricordo l'amore infinito per sua madre, la sua prima maestra di dignità umana e di lotta nonviolenta.

Di Alfio ricordo i molti durissimi anni di estrema povertà ed estrema solitudine, pur essendo conosciuto ed amato da tutti i viterbesi.

Di Alfio ricordo la luminosa militanza comunista e libertaria affinché ogni essere umano potesse vivere una vita degna e felice e tutto il bene e tutti i beni fossero condivisi in fraternità e sorellanza da tutti gli esseri umani.

Di Alfio ricordo la generosità senza riserve nei confronti di chiunque avesse bisogno di aiuto.

Di Alfio ricordo l'amore immenso per la poesia come forma di liberazione e di solidarietà che ogni essere umano riconosce e raggiunge e conforta e sostiene.

Di Alfio ricordo la grande cultura: la profonda cultura del popolo e la conoscenza finissima dei classici della poesia italiana, da Dante ai poemi cavallereschi ai lirici del Novecento.

Di Alfio ricordo come con la nascita del centro sociale Valle Faul sia divenuto autentico maestro per innumerevoli giovani che da lui hanno appreso la buona politica, l'amore per la verità, la lotta nonviolenta, la dignità e la solidarietà che si oppone ad ogni violenza, ad ogni menzogna, ad ogni potere corrotto e corruttore, ad ogni rapina e devastazione, al sistema di potere che vampirizza gli esseri umani e la natura.

Di Alfio ricordo il costante impegno per la pace, per la giustizia e per la libertà, per la condivisione e per la misericordia: aveva conosciuto la violenza del fascismo e della guerra e si era opposto al fascismo e alla guerra allora e per tutto il resto della sua vita.

Di Alfio ricordo l'allegria quando era con le persone amiche, la gioia per la musica e la danza, la felicità quando lottava per il bene comune.

Di Alfio ricordo l'amicizia che ci univa, e ne sento una struggente nostalgia.

 

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14. Un ricordo di Alfio Pannega scritto da Gerberto Roscelllini

 

Soffrì molto Alfio Pannega: sfruttato, emarginato, oppresso, a lungo incompreso.

Fu molto felice Alfio Pannega: nella lotta nonviolenta per la liberazione dell'umanità intera e la salvaguardia dell'intero mondo vivente; nella poesia infinitamente amata, vissuta e creata; nella vita in comune nel centro sociale occupato autogestito Valle Faul, la sua grande famiglia, la scuola in cui educò al vero e al bene centinaia e forse migliaia di giovani viterbesi; nella testimonianza dell'umanità come potrebbe e dovrebbe essere: generosa e accudente, responsabile e solidale, gentile e misericordiosa.

Il nostro fratello Alfio Pannega.

Il nostro compagno antifascista comunista libertario nonviolento Alfio Pannega.

 

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15. Eusebio Defori ricorda Alfio Pannega

 

Cento anni fa, il 21 settembre 1921, nacque Alfio Pannega.

Anch'io l'ho conosciuto e gli sono stato amico e compagno di lotte nonviolente per la giustizia e per la libertà, per la pace disarmata e disarmante che salva tutte le vite, per la misericordia che ogni persona riconosce, soccorre, accoglie, conforta.

Ieri la città di Viterbo lo ha ricordato con un convegno a Palazzo dei Priori, sede del Comune, ed è stata una cosa buona e giusta.

Così come è stata una cosa buona e giusta, e d'incomparabile valore, che i facchini di Santa Rosa - che del popolo viterbese sono il fiore e l'emblema - lo abbiano ricordato dedicandogli la "girata" della Macchina nel trasporto del 3 settembre scorso.

Mi commuove questo omaggio corale di un'intera città a un uomo che visse l'intera sua vita nella più profonda povertà, e che solo in età tarda, dopo decenni di solitudine, ebbe il sollievo e la gioia immensa di trascorrere gli ultimi diciotto anni della sua vita, dal 1993 al 2010, circondato ed amato dai ragazzi del centro sociale Valle Faul, che sono stati la sua grande famiglia, i suoi compagni di riflessioni e di lotte, i suoi allievi e compagni di viaggio sulla via del vero e del bene.

Quale felicità sarebbe stata per Alfio sapere che a quindici anni della sua morte il popolo viterbese non lo ha dimenticato, ma anzi gli rende un così corale omaggio "tutti di un sentimento".

Quale felicità sarebbe stata per Alfio sapere che nel centenario della sua nascita sarebbe stato unanimemente riconosciuto e onorato per quello che veramente era: un uomo sapiente e saggio, buono come il pane, che ha luminosamente testimoniato la dignità e la solidarietà umana; che ha educato innumerevoli giovani alla libertà come bene comune indivisibile, all'uguaglianza di diritti nel riconoscimento e nel rispetto della diversità di ogni persona, all'universale fraternità e sorellanza, alla responsabilità, alla condivisione, alla generosità, alla nonviolenza che salva le vite; che ha dedicato l'intera sua vita ad opporsi a tutte le guerre, a tutte le uccisioni, a tutte le violenze e le ingiustizie; a difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani; a difendere l'intero mondo vivente.

Che doni grandi ci hai lasciato, amico mio; che noi si sappia proseguire la tua lotta per la liberazione e la salvezza dell'umanità intera.

 

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16. Tomasso Scotolatori: Un commento al convegno per il centenario della nascita di Alfio Pannega

 

Il convegno che si è svolto a Palazzo dei Priori a Viterbo il 21 settembre 2025 in occasione del centenario della nascita di Alfio Pannega ha presentato numerose testimonianze su vari aspetti della figura e dell'opera del poeta antifascista nonviolento viterbese cui la città ha reso omaggio nel corso di quest'anno con molte iniziative, tra cui straordinaria quella del ricordo da parte dei facchini di Santa Rosa nel corso del trasporto della Macchina il 3 settembre dedicandogli la "girata" di piazza del Comune, un onore che il popolo di Viterbo, di cui i facchini sono genuina espressione, riserva ai più grandi dei suoi figli.

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Tre dettagli di quel convegno vorremmo preliminarmente sottolineare, che forse non sono stati messi abbastanza in rilievo: la lettera del Prefetto di Viterbo, la presenza dei due sindaci emeriti Giovanni Maria Arena e Giulio Marini.

La prefettura di Viterbo fu presente con un suo rappresentante che intervenne l'8 maggio in occasione dell'intitolazione ad Alfio Pannega dell'emporio solidale di Viterbo; la lettera inviata ai promotori del convegno del 21 settembre ha confermato l'attenzione e il sentimento di vicinanza della prefettura, istituzione che nell'articolazione del sistema rappresentativo democratico ha un ruolo peculiare e rilevante.

I sindaci emeriti Giovanni Arena e Giulio Marini avevano già espresso in passato rilevanti testimonianze di affetto e considerazione per Alfio Pannega, e un ricordo particolare va alla promozione della "lectio magistralis" di Alfio Pannega nella Sala Regia di Palazzo dei Priori nel 2010, poco tempo prima della scomparsa del poeta antifascista nonviolento.

Al prefetto, ai sindaci emeriti, e naturalmente anche alla sindaca attuale, va la gratitudine di tutte le persone amiche di Alfio.

La loro partecipazione è stato segno del riconoscimento da parte delle istituzioni dell'ordinamento giuridico italiano del valore di un uomo che in vita aveva subito sfruttamento ed emarginazione, e che per tutta la vita aveva lottato per la democrazia e per i diritti umani di tutti gli esseri umani, da membro cosciente della classe operaia, da  militante antifascista, comunista e libertario, nonviolento.

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Nel convegno del 21 settembre molte voci hanno contribuito a ricostruire il volto di Alfio, e tra esse di particolare rilevanza quelle di Luciano Bernabei e di Arianna Marullo che con Alfio hanno vissuto l'esperienza del centro sociale Valle Faul, un'esperienza di solidarietà concreta, di auto-aiuto, di profonda formazione morale e politica, di produzione e fruizione culturale non mercificata, e soprattutto di riflessione e di lotta nonviolenta in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente; un'esperienza che ancora attende un'adeguata ricostruzione storica che renda giustizia e merito a una vicenda che con le sue luci e le sue ombre, le sue contraddizioni e i suoi conflitti, è stata nel suo insieme uno splendido esempio di passione etica, di impegno civile, di riconoscimento di umanità, di promozione della dignità di tutti e di ciascuno.

Nelle loro testimonianze Luciano Bernabei ed Arianna Marullo hanno espresso con parole illuminanti quella vicenda di vicinanza e di amore tra Alfio e gli innumerevoli giovani che si posero alla sua scuola di persona buona, che insieme a lui per anni ed anni lottarono nonviolentemente per il bene comune dell'umanità.

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Una cosa ancora vorremmo evidenziare particolarmente del convegno del 21 settembre: la presenza nella sala del convegno di quell'unica bandiera dispiegata: la bandiera della nonviolenza, con i colori dell'arcobaleno e il disegno delle mani che spezzano un fucile. A ricordare l'impegno di Alfio per la pace e il disarmo, la solidarietà e la riconciliazione, la nonviolenza che a tutte le violenze si oppone. Ed infatti, come è stato ripetutamente e giustamente detto nel corso di questo anno di iniziative in sua memoria, ricordare Alfio Pannega significa in primo luogo proseguirne la lotta contro tutte le guerre e le uccisioni; ogni iniziativa in sua memoria è un appello a salvare le vite, a costruire la pace, a contrastare il male facendo il bene, ad opporsi alla violenza con la scelta della nonviolenza.

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Alle tante testimonianze su Alfio ci piacerebbe aggiungere ancora una volta in particolare il ricordo della sua appassionata militanza comunista, libertaria ed antitotalitaria; come la sua scelta esistenziale e politica della nonviolenza abbia plasmato il comune sentire delle persone che hanno partecipato all'esperienza del centro sociale Valle Faul; come in lui la consapevolezza dell'ingiustizia sociale, la memoria della ferocia fascista, la denuncia del regime dello sfruttamento, della sopraffazione e della corruzione abbiano dato luogo a un impegno morale e politico caratterizzato dal rifiuto del risentimento come del fanatismo, dall'opposizione ad ogni menzogna e ad ogni violenza, dalla costante ricerca delle azioni più adeguate per affermare il bene comune dell'umanità e la salvaguardia del mondo vivente; e ancora: l'amore per la cultura che degnifica e salva tutti gli esseri umani; la difesa della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani; la decisività dell'impegno per la pace.

Ricordare Alfio Pannega è rievocare le ragioni della dignità umana, invitare all'impegno affinché tutti gli esseri umani siano di aiuto a tutti gli esseri umani, chiamare ad inverare quello che un vecchio filosofo chiamò "il sogno di una cosa": la convivenza fraterna e sororale dell'intera umana famiglia in armonia ed empatia, nell'eguaglianza di diritti fondata sul rispetto della diversità di ogni persona, realizzando giustizia e libertà.

Continua a scavare, vecchia talpa.

 

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17. Lucrezio Aruetti: La Viterbo sognata e inverata di Alfio Pannega

 

C'è una Viterbo diurna e una Viterbo notturna: in quella notturna c'è il mare. Come ne "I vitelloni" di Fellini. E il mare cominciava subito fuori la porta del Vignola che apre la cinta muraria cittadina a Valle Faul. E aggrappata alla porta del Vignola c'era la casa di Alfio, e aggrappato alla casa di Alfio l'ex-gazometro da decenni abbandonato, uno spazio vasto e prezioso che all'alba dell'11 luglio 1993 fu occupato per risanarlo e restituirlo alla città dai ragazzi che lì realizzarono il centro sociale Valle Faul: e del centro sociale Valle Faul Alfio fu il volto, la voce, il cuore.

Ricordo come un tempo magico i primi tempi dell'occupazione: la miriade d'iniziative culturali, le frotte di giovani e giovanissimi, la loro scoperta del mondo nell'esperienza più propria degli esseri umani: il dialogo, le infinite assemblee in cui tutte e tutti parlavano e si ascoltavano.

Ma ancora più straordinari furono gli sviluppi dei mesi e degli anni successivi: il centro sociale sempre più si caratterizzò come un luogo in cui si garantiva "un letto e un piatto di minestra" per chiunque ne avesse bisogno; un luogo di solidarietà e condivisione senza riserve e senza barriere; e un luogo di studio e di formazione: innanzitutto di accostamento teorico e pratico alla nonviolenza; poi anche di lettura e commento dei classici della letteratura, della filosofia, della morale e della politica; di preparazione a come si fa un discorso in pubblico, a come si scrive un comunicato stampa, a come si gestisce democraticamente un confronto d'idee, una ricerca condivisa e un consesso deliberativo; di conoscenza degli elementi fondamentali della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Costituzione della Repubblica italiana, come anche di altri testi giuridici, dal codice penale e di procedura penale al codice civile e di procedura civile; di studio approfondito delle principali questioni sociali e politiche - prime fra tutte l'opposizione alla guerra e al razzismo -; di preparazione alla lotta per il bene comune con metodi coerenti con il fine del bene, così come volevano Mohandas Gandhi e Martin Luther King, Aldo Capitini e Danilo Dolci, Lorenzo Milani e Franco Basaglia, Rosa Luxemburg e Marianella Garcia, Virginia Woolf e Simone Weil, Olympe de Gouges e Carla Lonzi, Laura Conti e Lidia Menapace, Hannah Arendt e Luce Fabbri.

E soprattutto fu il luogo in cui si prepararono, si organizzarono, si gestirono alcune grandi lotte nonviolente che ci portarono fino ad Aviano ad adoperarci per bloccare con la forza della nonviolenza il decollo dei bombardieri che di lì, violando la Costituzione della Repubblica italiana, recavano strage al di là dell'Adriatico.

L'esperienza del centro sociale di cui Alfio era anima e simbolo è stata, nel vivo delle contraddizioni e dei conflitti e nel groviglio delle complessità, un'esperienza di convivenza e di solidarietà, di edificazione morale e civile, di speranza e di testimonianza che per chi vi ha preso parte resta una vicenda indimenticabile, un dono luminoso e nutriente, e un'interiore preziosa risorsa per affrontare il cammino della vita.

Alfio e il suo centro sociale sono stati insieme un sogno che si avvera e un appello a continuare ed estendere quella passione e quell'impegno affinché ogni essere umano sia finalmente libero e felice.

La nonviolenza è in cammino. La nonviolenza è il cammino.

 

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18. Tristano Timandri ricorda Alfio Pannega

 

A mia memoria, negli anni Settanta Alfio, che era allora un cinquantenne, appariva già come un monumento storico, la sopravvivenza pittoresca di una Viterbo ottocentesca, preindustriale, del lavoro manuale, delle abilità artigiane e dell'appartenenza comunitaria, come certe figure del libro Cuore di Edmondo De Amicis.

Era circondato da un vasto affetto sincero e vibrante, ma anche chi gli voleva bene aveva nei suoi confronti un atteggiamento perlopiù paternalista: da una parte ci si gloriava di una conoscenza intima, di parlarci spesso e di "prenderci insieme un caffè" col figlio della Caterina (che era anch'essa una figura mitica), con "il nostro Alfio" che era insieme povero e poeta, emarginato ma buono come il pane; dall'altra non si voleva veramente sapere quali fossero le sue idee e quale fosse la sua vita una volta finito il giro delle vie cittadine col suo carretto e i suoi cani. Pochi, pochissimi andavano a trovarlo in fondo a Valle Faul; pochi, pochissimi volevano vedere le reali condizioni in cui viveva. Dignitoso com'era, Alfio non si commiserava mai, non chiedeva mai nulla per sé; militante com'era, Alfio si adoperava sempre per i diritti degli altri, per i diritti di tutti. E viveva nella povertà e nella solitudine, in una parte della città - la Valle Faul di allora, che era sostanzialmente un'enclave di desolazione, miseria, degrado, squallore e sofferenza; come Alfio vi vivevano altri reietti, altre vittime della società dello sfruttamento e dell'emarginazione, e le relazioni tra loro erano talvolta di solidarietà e generosità e talaltra di conflitto e sopraffazione. I cittadini che vivevano nella Viterbo più in alto di quella scarpata preferivano perlopiù non vedere e non sapere.

Pochi gli furono vicini con autentica profonda empatia, e tra loro almeno tre figure vorrei qui ricordare: Dante Bernini, Armando Marini, Bruno Marini; chi è di Viterbo sa cosa significano questi nomi benedetti.

Alfio era già allora un segno di contraddizione. E un testimone cosciente e militante di quella "contraddizione principale" - non solo della società industriale, ma lungo l'intero corso della storia dell'umanità - che gli esuli Carlo e Federico tematizzarono nel loro insuperato manifesto del 1848.

I suoi compagni di lotta del partito comunista avevano per lui un attaccamento profondo, ma poco lo ascoltavano quando Alfio proponeva di parlare della politica grande; non lo ascoltavano di più i giovani militanti dell'allora sinistra rivoluzionaria che pure anch'essi sentivano per lui un affetto verace. Una sola persona - militante della sinistra comunista antitotalitaria - a mia memoria lo sentì e lo seppe non solo compagno di lotta ma anche di riflessione, con lui molte ore ragionando insieme in quegli anni sui compiti dell'ora, sui massimi sistemi, sul presente e il futuro dell'umanità, sulla lotta principale e fondamentale e più urgente: quella contro la guerra che può annichilire l'intera umana famiglia.

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Negli anni Ottanta, poi, il venir meno delle speranze sia rivoluzionarie che riformiste (anche come esito della strategia della tensione da un lato e delle scellerate follie di giovani obnubilati dall'altro) ebbe come effetto che le classi subalterne subirono una virulenta controffensiva delle classi dominanti - e in Italia del regime della corruzione e della complicità con i poteri criminali che ne era feroce e squallida espressione nel nostro paese - intesa per un verso a narcotizzarle attraverso l'ideologia degradante diffusa dai mass-media e per l'altro a toglier loro sistematicamente tutte le conquiste di civiltà ottenute con le grandi lotte sociali dei decenni precedenti.

Per le persone le cui esistenze erano già precarie, fu come essere rigettate nell'abisso.

Anche Alfio subì un accrescersi ed incrudelire dell'emarginazione, della solitudine, delle angherie. I pochissimi amici che lo conoscevano non superficialmente, lo stimavano veramente e gli volevano bene con tutto il cuore, si chiedevano se i tantissimi suoi più superficiali amici si rendessero conto della terribile condizione esistenziale in cui Alfio era stato progressivamente precipitato.

Furono anni durissimi.

*

Principiando gli anni Novanta, in una società in cui si spegneva la speranza che la lotta delle oppresse e degli oppressi potesse realizzare giustizia e libertà, ormai pressoché ovunque schiacciata dal trionfo del capitalismo (e dalla catastrofe dei regimi totalitari che si erano pretesi socialisti ed erano stati invece prevalentemente dittature militariste ottuse e alienanti, quando non folli e sanguinarie - non i soviet, ma i gulag le caratterizzavano), del neocapitalismo liberista e globalizzato a un tempo, del suo dominio sia pratico che ideologico che si pretendeva senza alternative, e delle nuove potentissime ed alienantissime tecnologie al suo servizio, del consumismo iperdistruttivo e del nuovo razzismo e schiavismo, sembrava che anche per Alfio, che ormai invecchiava nella solitudine e nella miseria, il destino fosse segnato: e fosse quello tremendo dei poveri derubati di tutto, quello di sua madre: un destino che terminava con il ricovero in istituto e lì l'attesa della morte nel vuoto, nel silenzio, nel dolore immedicabile, nella dimenticanza che uccide.

E invece.

*

E invece nell'estate del 1993 avvenne un miracolo che ancora oggi mi commuove: un gruppo di ragazzi occupò l'area da decenni abbandonata dell'ex-gazometro, adiacente alla povera casa di Alfio a Valle Faul, anzi: più che adiacente; poiché passando dalla finestra del pianterreno della casa di Alfio (finestra sotto la quale erano ammucchiati alcuni materiali di scarto che lui raccoglieva per riciclarli, e che costituivano una sorta di scalino per cui la finestra era da lui usata abitualmente come una seconda porta su un altro lato dell'abitazione) si era già all'interno dell'area dell'ex-gazometro, oltre la recinzione.

In quella prima mattina dell'occupazione quando Alfio sentì le voci e la presenza dei ragazzi fu proprio passando dalla finestra che venne loro incontro: e fu amore a prima vista.

Fu amore a prima vista.

*

Il "centro sociale Valle Faul" realizzato nell'ex-gazometro abbandonato trovò in Alfio il suo volto e il suo cuore.

Per Alfio esso fu la famiglia che dopo la morte dell'amatissima madre non aveva più avuto; fu l'agorà in cui la sua voce trovò finalmente ascolto e le sue idee discussione e condivisione; fu la scuola in cui fu educatore ed insegnò la verità degli ultimi, l'ideale comunista e libertario, la nonviolenza come forma di lotta e come scelta di vita.

I ragazzi del centro sociale da Alfio appresero cose che divennero carne della loro carne, tessuto delle loro vite: l'accudimento reciproco; l'amore e la cura per gli animali, per le piante, per la terra; le tecniche dell'orto e l'amore per i libri; la generosità senza riserve e la piena condivisione di tutto il bene e tutti i beni; la gioia infinita della musica e della danza, della poesia improvvisata e declamata; la passione morale e civile per il bene comune, la militanza politica e la coscienza di classe delle oppresse e degli oppressi; la passione per la storia vissuta, per la cultura materiale, per le tradizioni popolari, per la lotta contro ogni violenza ed ogni menzogna, per la verità che libera; la nonviolenza gandhiana intimamente sentita, pensata e vissuta.

Il centro sociale fu una immensa scuola di democrazia, un'immensa esperienza di educazione morale e civile, il luogo di incontro e l'officina di grandi lotte nonviolente.

Le assemblee in cui a tutte e tutti era riconosciuto che la loro parola aveva valore; gli incontri di studio e di formazione; le innumerevoli iniziative culturali (la musica colta e quella popolare, la poesia, le arti visive: innumerevoli furono le iniziative dal quartetto d'archi di musica classica al concerto punk, dalla declamazioni dantesche ai "contrasti" in ottava rima dei poeti a braccio, dalle mostre fotografiche a quelle grafiche e pittoriche...: il centro sociale fu un laboratorio straordinariamente prolifico).

E soprattutto le iniziative di pace e di solidarietà, ospitando testimoni e compagni di lotte di ogni parte del mondo, organizzando iniziative di rilevanza locale, nazionale, internazionale; soprattutto contro la guerra, contro il razzismo, contro il maschilismo, contro il fascismo che torna, dalla parte di tutte le vittime, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, a sostegno di tutti i popoli oppressi, in difesa dell'intero mondo vivente.

Con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.

Con la scelta concreta e coerente della nonviolenza.

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Nel centro sociale Alfio trovò i suoi compagni di riflessione e di lotta, trovò la sua famiglia, trovò le persone che volevano ascoltarlo: e seppe essere uno straordinario educatore al vero e al bene, alla solidarietà e alla liberazione, alla comprensione e alla responsabilità, alla giustizia e alla misericordia.

Un esempio tra molti: ogni volta che qualcuno in città propose lo sgombero del centro sociale, il centro sociale lo invitò a passarvi una giornata, a condividere il pasto, a ragionare insieme; ogni volta le persone che avevano chiesto lo sgombero, dopo avere passato alcune ore con Alfio e con i ragazzi del centro ne divennero sostenitrici.

Non furono solo rose e fiori: il centro sociale subì anche aggressioni squadristiche e persino attentati; ma tenne sempre ferma la scelta di essere un luogo che accoglieva chiunque avesse bisogno di aiuto; come si amava dire: "qui chiunque può trovare un tetto sotto cui dormire e un piatto di minestra per vivere". E così è stato.

A un certo punto fu necessario lasciare quel sito e trasferirsi in un altro capannone abbandonato, questa volta in aperta campagna. Il trasferimento non fu facile. Alfio non volle abbandonare i suoi compagni. E le iniziative ripresero, sebbene il trovarsi non più entro la cinta delle mura cittadine ma lontani alcuni chilometri dalla città inevitabilmente rese più difficile l'impegno.

Nel frattempo col passare degli anni arrivarono anche i lutti, dolorosi, strazianti.

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Alfio continuò ad essere la voce e il volto del centro sociale, il suo cuore pulsante, fino alla fine dei suoi giorni.

Quando morì era impegnato con tutto se stesso in una iniziativa nonviolenta per il diritto alla casa per tutte le persone che a Viterbo una casa non avevano.

Morì il 30 aprile 2010 e i funerali si tennero il primo maggio. Fu salutato con il canto corale di "Bella ciao" e dell'"Internazionale".

Dopo il funerale tornando al centro sociale col cuore gonfio tutti i suoi amici sentivano che con Alfio era finito un tempo, ed era finito un mondo.

Resta la sua testimonianza di umanità, di dignità, di generosità, d'impegno intellettuale, morale e civile per il bene comune.

Resta il suo appello alla lotta nonviolenta per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera, contro tutte le guerre e le uccisioni, contro tutte le menzogne e le violenze, contro tutte le oppressioni e le viltà.

 

* * *

 

19. Bastiano Chitoni  ricorda Alfio Pannega

 

Subì tante ingiustizie Alfio Pannega, e visse una vita travagliata. I lavori più faticosi, la povertà più estrema, la solitudine che piega le ossa. Ma era un resistente, e resistette. Tante volte mi sono chiesto come ci riusciva, ma a lui non lo chiesi mai.

Ma seppe anche essere felice Alfio Pannega, e gli bastava poco. Il ricordo luminoso della madre, il vortice della danza, la poesia che sana le ferite e che chiama alla lotta, l'amicizia per chiunque incontrava, l'affetto accudente per gli animali, aiutare la terra a fare frutti, la lotta politica per il bene comune dell'intera umanità, condividere il pasto con gli amici, la sua grande famiglia del centro sociale Valle Faul. Gli bastava poco per essere felice, non sapeva cosa fosse il risentimento.

Era un proletario e un antifascista. Comunista libertario nonviolento. Un militante politico e un educatore. Un sapiente e un saggio. Un combattente nonviolento per la pace e la liberazione dell'umanità intera.

A quindici anni dalla morte, a cento dalla nascita, in questo 2025 la città in cui visse gli ha reso un omaggio sincero e corale, appassionato e unanime. Ma quel che più conta, che più gli stava a cuore, è che si prosegua la lotta cui dedicò l'intera sua vita: contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni; affinché ogni essere umano possa vivere una vita degna, solidale, gioiosa.

 

* * *

 

20. Teseo Scaramacchi ricorda Alfio Pannega

 

Tutte le persone che conoscevo a Viterbo conoscevano Alfio Pannega.

Lo conoscevo anch'io. Chi non lo conosceva?

Ma cosa significa conoscere?

Se significa saper indicare qualcuno o qualcosa e dirne il nome è un certo tipo di conoscenza.

Se significa averci condiviso il pane e il vino, è un altro.

Io ci condivisi il pane e il vino.

Ma non solo il pane e il vino ci condivisi, ci condivisi anche le lotte che era necessario fare: contro la guerra che non finisce mai, contro il fascismo che ritorna sempre, contro l'ingiustizia che ammorba e abbrucia il mondo, contro la barbarie che trasforma le persone in mostri.

Era un ottimo compagno di lotta Alfio Pannega. Un comunista di quelli di una volta che si sarebbero strappati il cuore per dare da mangiare agli affamati.

Ed era un amico della nonviolenza. Perché se in testa hai un cervello lo sai che l'unico modo per fermare l'orrore è la nonviolenza.

La lotta nonviolenta che ogni violenza contrasta.

La lotta nonviolenta che tutte le vite rispetta ed onora.

La lotta nonviolenta che sola puo' salvare l'umanità dalla catastrofe in corso.

Amava la vita Alfio Pannega, e combatteva affinché tutti potessero vivere una vita degna.

Mi hai chiesto di dire due parole per ricordarlo. Eccole qua.

 

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21. Ulisse Utissi ricorda Alfio Pannega

 

Tutto trascina il tempo e nell'abisso

della morte precipita ogni cosa

finisce il pane la seta la rosa

finisce quel ch'è unito e quel ch'è scisso

 

quel che era mobile e quel ch'era fisso

resta soltanto questa dolorosa

memoria la memoria luminosa

con Fedro lungo il corso dell'Ilisso

 

andando e conversando pianamente

nell'amicizia che salva e che lega

con la parola che si oppone al niente

 

e che preserva il mondo e lo dispiega

resta il ricordo vivo nella mente

del mio vecchio compagno Alfio Pannega

 

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22. Girolamo Ulliusi ricorda Alfio Pannega

 

Sapeva ricucire ogni ferita

la vita tante gliene aveva inferte

 

sempre lottò contro fascismo e guerra

sempre volle giustizia e libertà

 

amava il mondo ed aiutava tutti

provava compassione per chiunque

 

fu affanno la sua vita e fu una danza

in quella valle visse a lungo solo

 

era già vecchio quando una mattina

lo svegliò il chiasso dell'occupazione

 

fu un attimo e fu subito con loro

di quei ragazzi fu padre e compagno

 

fu vivo fino all'ultima sua ora

allora che sentì di morte il gelo

 

Nota: il verso finale è una citazione dantesca, Par., XIII, 15.

 

* * *

 

23. Erasmo Baccaglioni ricorda Alfio Pannega

 

In questo anno in cui ricorre il centenario della sua nascita, molte iniziative commemorative si sono svolte e molte persone che gli sono state amiche hanno ricordato Alfio Pannega con affetto sincero e profonda commozione.

Alle tante rievocazioni e riflessioni che sono già state dette e scritte vorrei aggiungere queste poche parole.

Era un uomo generoso ed ospitale, come gli eroi omerici per i quali l'ospite era sacro e veniva sempre accolto, e più una persona era straniera, più era bisognosa, e più ci si prodigava per essa. Alfio era così, accoglieva chiunque ed a chiunque dava tutto ciò che poteva dare. Quando l'intera umanità saprà essere come era lui, non ci saranno più guerre, né ingiustizie.

 

* * *

 

24. Fedele Panciafichi ricorda Alfio Pannega

 

Ho letto quello che hanno detto o scritto su Alfio Pannega tante persone che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. E mi pare che sia stato detto tutto, e con parole giuste, sincere e appassionate; cosa posso aggiungere?

Così dirò soltanto che hanno ragione quelli che hanno ricordato la sua generosità; che hanno ricordato come i ragazzi del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" furono la sua grande famiglia che lui amò di un amore infinito, lo stesso amore con cui aveva amato sua madre il cui ricordo sempre gli faceva sgorgare le lacrime dagli occhi; che hanno ricordato il suo impegno morale e civile, il suo antifascismo, la sua lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le ingiustizie, il suo amore accudente per l'intero mondo vivente. Ed anche il suo amore per la poesia, per la cultura, per i libri, per ogni opera che nutre l'umanità e la esorta al bene.

Mi ha dato una grande gioia in particolare che sia stato ricordato dai Facchini di Santa Rosa che gli hanno dedicato la "girata" della Macchina il 3  settembre di quest'anno, credo che ne sarebbe stato immensamente felice.

E mi ha dato una gioia altrettanto grande che l'epigrafe della lapide che si spera di riuscire a collocare sulla casa di due sole stanze in cui a lungo visse a Valle Faul sia stata scritta collettivamente dai suoi amici del centro sociale e dai suoi amici dell'Afesopsit (l"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" animata da Vito Ferrante).

Anche questo è stato già detto, ma giova ripeterlo una volta di più: chi vuole ricordare ed onorare Alfio Pannega ne prosegua la lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le uccisioni, per salvare tutte le vite, soccorrendo e accogliendo ogni persona bisognosa di aiuto, condividendo tutto il bene e tutti i beni, proteggendo quest'unico mondo vivente unica casa comune dell'intera famiglia umana.

 

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25. Terenzio Scatolari ricorda Alfio Pannega

 

Di prima del 1993, degli anni Settanta e Ottanta, di Alfio ho ricordi che ormai tendono a confondersi.

Lo ricordo col carretto carico di cartoni e il corteo dei suoi cani per le strade di Viterbo.

Lo ricordo a Valle Faul dove abitava quando ci vivevano ancora anche alcune famiglie sinte, che poi furono brutalmente allontanate. E qui voglio ricordare anche il mio amico Giovanni Caldaras, deceduto da molti anni, e forse sono l'unico che ancora ne ricorda il nome.

Lo ricordo alle feste dell'Unità a Pratogiardino, e ricordo le nostre lunghe conversazioni notturne quando ormai restavano pochi compagni e tiravamo tardi a ragionare delle lotte da condurre a Viterbo, in Italia e nel mondo per realizzare giustizia e libertà per tutti gli esseri umani.

*

Ma nella vita di Alfio Pannega l'evento capitale è stata l'occupazione da parte di un gruppo di giovani dell'impianto da decenni abbandonato dell'ex-gazometro a Valle Faul, adiacente alla casa di Alfio, e la nascita del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul". Era l'11 luglio 1993.

Fare la storia degli ultimi due decenni di vita di Alfio, dal 1993 al 2010, è fare la storia del centro sociale. Poiché del centro sociale Alfio fu luminoso il simbolo e pulsante il cuore, ed i ragazzi furono la sua famiglia e i suoi compagni di vita, di riflessione e di lotta. A quei giovani Alfio insegnò molto, donò tutto se stesso, con la parola con l'agire con l'esempio li formò all'amore per la verità, alla scelta della nonviolenza, alla lotta concreta e coerente contro tutte le guerre tutte le uccisioni tutte le oppressioni, alla condivisione e alla solidarietà con ogni essere umano e con l'intero mondo vivente. Li formò all'antifascismo più nitido e più intransigente che sempre si oppone ad ogni violenza, ad ogni iniquità, ad ogni abuso, ad ogni viltà, ad ogni indifferenza, e che sempre chiama a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

*

Alcuni dei protagonisti dell'esperienza del centro sociale, come Alfio, sono ormai già scomparsi: Claudio, Mario, Roland, altri ancora; altri sono invecchiati e in non buone condizioni di salute; altri si sono dispersi in luoghi lontani; sarebbe necessario che si procedesse presto a raccogliere le testimonianze di chi a quella storia di amore e di lotta prese parte, a raccogliere la documentazione delle innumerevoli iniziative culturali e militanti, a raccogliere le tracce nelle cronache cittadine delle vicende di cui il centro sociale fu protagonista - le tante iniziative nonviolente realizzate, ma anche le non poche aggressioni subite -, a raccogliere le memorie di chi ne ha scritto. E' una storia, quella del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", che merita di essere scritta e tramandata, così come merita di essere scritta e tramandata l'intera vita e la preziosa testimonianza di Alfio, che di quell'esperienza fu l'anima, il volto, la voce. Una voce che grida e che chiama alla lotta nonviolenta per la pace, la liberazione, la salvezza dell'umanità intera.

 

* * *

 

26. Berto Tressordi ricorda Alfio Pannega

 

"e di retro da tutti un vecchio solo"

(Purg., XXIX, 143)

 

Alfio Pannega era un uomo antico

sceso con una corda dalla luna

per tutti volle essere un amico

per tutti volle il bene e la fortuna

 

Lungo il cammino della schiera bruna

talora accade appaia palma o fico

a dare tregua a chi sempre digiuna

così Alfio soccorse ogni mendico

 

In questo mondo in cui nulla perdura

e dove regna ovunque la paura

e tutto prima o poi la morte schiaccia

 

Alfio si prese di ogni vita cura

si oppose a ogni violenza e ogni minaccia

accolse ogni persona tra le braccia.

 

* * *

 

27. Ottaviano Focaroni ricorda Alfio Pannega

 

Ripenso oggi a quel mio vecchio amico

ed alle quattro vite che lui visse

 

Gli anni del collegio in cui apprese

di Dante i versi e ne serbò memoria

fiorendo poi come poeta a braccio

di rime e ritmi limpida sorgente

 

Gli anni con la madre che adorava

e che gli fu maestra forte e saggia

vissuti in una grotta mentre intorno

prima il fascismo lordava e bruciava

ogni bene ogni amore ogni virtù

finché la guerra divorò ogni cosa

e poi cresceva il consumismo e tutto

inaridiva ciò che era gentile

con il benessere per chi arraffava

e le ferite per i derubati

 

Vennero gli anni senza più la madre

gli anni del lavoro senza requie

della fatica e della solitudine

la città intera sì lo conosceva

chiunque gli voleva un vero bene

ma dopo attraversata la città

tornato dal travaglio quotidiano

nella sua abitazione di due stanza

solo restava esposto alle angherie

e raramente qualche amico caro

veniva a fargli visita a passare

con lui le ore in cui si è più fragili

 

Lungo una vita di lotte e di stenti

conobbe la violenza del fascismo

conobbe della guerra la ferocia

e sempre fu un fiero antifascista

un avversario di tutte le guerre

fu sempre un militante comunista

un difensore dei diritti umani

e un amico della nonviolenza

schierato dalla parte delle vittime

compagno di ogni umiliato e offeso

e sempre fu amorevole custode

della natura ed accudente amico

degli animali come delle piante

sapendo che dell'umanità il bene

si realizza proteggendo il mondo

 

Poi nel '93 l'undici luglio

gli cambiò un miracolo la vita

l'occupazione del vecchio gazometro

la nascita di quel centro sociale

che fu per lui la casa e la famiglia

la cattedra da cui donò saggezza

la barricata per le giuste lotte

che ancora e ancora sono da condurre

per abolire ogni guerra e strage

per la salvezza di tutte le vite

perché vi sia giustizia e libertà

e di ogni essere umano sia difesa

la dignità la vita e ogni diritto

 

Di sofferenze e gioia fu tessuta

la vita sua di lotte e di passione

fu un animo gentile e generoso

esempio della nonviolenza in marcia

 

Tra storia e mito la sua intera vita

illumina la via all'umanità

 

* * *

 

28. Luciano Bonfrate ricorda Alfio Pannega

 

E' il giorno dei morti e tra i morti

io oggi ricordo il mio amico Alfio Pannega

 

da quando ci ha lasciato anni e anni

sono passati e la memoria mia si offusca

 

ma il suo volto la sua voce la sua figura

li serbo ancora vivi e luminosi

 

mi dice ancora continua la lotta

contro tutte le guerre e le oppressioni

 

mi dice ancora condividi tutto

accogli tutti difendi ogni persona

 

mi dice ancora gioisci della vita

e fa' che tutti possano gioirne

 

E' il giorno dei morti e tra i morti

io oggi ricordo il mio amico Alfio Pannega

 

* * *

 

29. Galliano Scarcassacci ricorda Alfio Pannega

 

Erano così quei vecchi comunisti

ogni ingiustizia li faceva infuriare

 

s'intenerivano per ogni gentilezza

ogni cosa volevano capire e contrastare tutte le violenze

 

se sul tavolo il cibo era poco dicevano di non avere fame

e aspettavano che tutti avessero mangiato per consumare di nascosto gli avanzi

 

se avevano quattro soldi due li regalavano per strada

la mano di un mendicante mai lasciavano vuota

 

non erano mai soddisfatti di sé borbottavano sempre

ogni notte lottavano con l'angelo

 

incoraggiavano tutti alla tenacia e alla lotta

non permettevano a nessuno di rassegnarsi al male

 

vivevano vite precarie e non riconosciute

erano timidi e senza corteccia

 

soffrivano di sapere che il loro stesso nome di comunisti

era insozzato dai fascisti che avevano preso il potere dicendosi tali

 

sapevano che dove la rivoluzione era stata fatta con le armi

non ne sarebbe scaturita giustizia e libertà

 

di tutte le vittime si sentivano fratelli e sorelle

e di nessun potente impennacchiato

 

se gli si offriva un qualche privilegio

scappavano con gli stivali delle sette leghe

 

non cedevano a nessuna lusinga

rispondevano sempre preferirei di no

 

non si arrendevano mai non mentivano mai

di nulla si illudevano e continuavano a lottare

 

feriti nel cuore e di ferro nelle braccia

amavano l'umanità per quello che era

 

neppure la tortura li piegava

morivano piuttosto che tradire un amico

 

vivevano nel fango e vedevano il cielo

a tutti donavano qualcosa fosse solo una parola o un sorriso

 

volevano abolire tutte le guerre

volevano salvare tutte le vite

 

erano così quei vecchi comunisti

come il mio vecchio amico Alfio Pannega

 

 

* * *

 

30. Alceste Strapponi ricorda Alfio Pannega

 

In questo anno 2025, che sta ormai per concludersi, a Viterbo si sono svolte molte iniziative per ricordare Alfio Pannega, ricorrendone il centenario della nascita (era nato a Viterbo il 21 settembre 1925, e sempre a Viterbo è deceduto il 30 aprile 2010).

Molti appassionati ricordi sono stati pronunciati e scritti: testimonianza di quanto fosse amato dall'intera città, di quanti lo ricordano con vivo affetto. A così tanti e commossi ricordi cosa si può aggiungere che non sia stato già detto? Temo quindi che queste mie parole saranno una ripetizione forse anche noiosa, e tuttavia non vorrei far mancare il mio modesto omaggio alla memoria di un vecchio amico e compagno di lotte.

Direi quindi innanzitutto questo: che Alfio era un uomo buono e ne diede infinite prove; che amava immensamente la poesia, ed era felice quando declamava i versi dei classici (Dante sopra tutti) come quando improvvisava i suoi; che era - e ne aveva fiera coscienza - un militante politico del movimento dei lavoratori, di tutti gli sfruttati e di tutti gli oppressi, in lotta contro tutte le ingiustizie e le violenze; che difendeva non solo i diritti umani di tutti gli esseri umani ma anche i diritti degli animali non umani, e si adoperava per la salvaguardia dell'intero mondo vivente.

E direi anche che nella sua visione del mondo non solo, come è ovvio, le dolorose esperienze esistenziali, ma anche una profonda cultura morale, sociale, civile e politica - conquistata da autodidatta -, gli avevano chiarito i compiti propri di ogni essere umano persuaso della dignità di tutti gli esseri umani; e fra le grandi tradizioni di pensiero e di lotta che per lui ebbero grande importanza vi furono il marxismo, il femminismo e la nonviolenza: il marxismo vissuto anche nell'esperienza della militanza nel partito comunista italiano; il femminismo appreso innanzitutto dall'esempio di sua madre Giovanna detta Caterina che senza essere un'intellettuale fu una fiera antesignana del movimento di liberazione delle donne (e per Alfio la prima e più importante maestra); la nonviolenza vissuta, meditata e testimoniata nel corso dell'intera sua vita e soprattutto nell'esperienza e nelle lotte dei suoi ultimi vent'anni.

Aggiungerei anche, ed anche questo è già stato detto molte volte, che Alfio fu il cuore dell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" e che lì educò - con le parole, con i gesti, con l'esempio della sua intera vita - alla verità e alla comprensione, alla generosità e alla lotta nonviolenta contro tutte le oppressioni, gli innumerevoli giovani che a quella esperienza presero parte.

Essergli stato amico è un privilegio ma anche un impegno: perché so che avrebbe voluto che noi si continuasse la lotta comune contro tutte le guerre e le uccisioni, in difesa di ogni persona bisognosa di aiuto, contro tutte le ingiustizie e le violenze, per il bene comune dell'umanità. Mi chiedo se ho saputo onorare adeguatamente il suo legato morale e civile.

 

* * *

 

31. Clementino Cucchiaroni ricorda Alfio Pannega

 

Me lo ricordo bbene 'r poro Alfietto

quanno ggirava a rriccoje 'r cartone

inzieme a' cani e a tira' 'r carretto

ch'adera propio 'na tribbolazione

 

e mm'aricordo quanto adera schietto

bono de core e core de leone

e je piaceva da parla' diretto

e nun ciaveva gnuna soggezzione

 

adera poveraccio e communista

nun abbozzava mai a le 'ngiustizzie

e difenneva e aiutava tutte

 

nun je piaceveno le cose brutte

come la guerra e tutte le malizzie

era poveta e era antifascista.

 

* * *

 

32. Gennaro Aniello Capotosti ricorda Alfio Pannega

 

Si mm' aricordo d'Arfio? M'aricordo

come si fosse jeri e sso' passati

nun zo quant'anni da quanno bbeati

commattevamo co' 'sto monno lordo

 

contro 'r potere sempre ladro e 'ngordo

che a nnoi sempre poracci e martrattati

ciariduceva sfranti e sderenati

e mm'aricordo sì, mica so' ssordo.

 

E allora co' l'Arfietto e le compagne

lottamme sempre contro 'r capitale

contro le guerre e tutte le magagne

 

perché finisse 'sto schifo de male

tutte le ggiorne fossero cuccagne

se stesse bbene tutte quante ugguale.

 

* * *

 

33. Attijo Piascarani ricorda Alfio Pannega

 

Alfio Pannega era un amico caro

di quelli che ne ringrazi la sorte

pensava giusto e parlava chiaro

fu schietto fino all'ora della morte

 

sapeva quanto il mondo fosse amaro

questa selva selvaggia e aspra e forte

fu un uomo buono e quindi un uomo raro

che raddrizzava tante cose storte

 

in questa furiosissima tempesta

che è la vita che ci tocca fare

lui seppe tener sempre alta la testa

 

e sempre tutte e tutti aiutare

conoscerlo è stata una gran festa

che io non potrò mai dimenticare.

 

* * *

 

34. Servio Malestri ricorda Alfio Pannega

 

Adè ssempre 'sta storia sempiterna

che ssempre morono le ggenti bbone

e nnue restamo cqui senza lanterna

ner bujo a ppati' 'mmezzo ae birbaccione

 

perché nun crepa mae chi cce governa

e ffa' le guerre e ll'antre sporcaccione

e 'nvece zompa ggiu' ppe' la caverna

chi cc'eva 'n core che valea 'n mijone?

 

C'è ppoco da strilla' così vva 'r monno

vinciono i peggio e i mejo se ne vanno

e ppare d'esse ggià ma lo sprofonno

 

a sopporta' 'sta vita e 'sto malanno

co' Alfio passae 'r tempo più gioconno

ch'era uno bbono e nun faceva danno.

 

* * *

 

35. Ausilio Smandrapponi ricorda Alfio Pannega

 

Tutte le vorte adè la stessa storia

"quant'era bbono quant'era ggentile

je piaceva la pace e nno er ciufile"

e zzitto llì a mmagna' ppaneccicoria.

 

Tutte le sarme finisciono in groria

"pareva rozzo e 'nvece era ciovile

adera propio n'anima non vile"

tutto sparisce pure la memoria.

 

Quante cazzate che ttocca a ssenti'

ciaveva gusto d'essa poveraccio?

a ccrepa' de fatica notte e ddì?

 

tutta la vita appresso ar cartonaccio?

si vve sentisse e rrivenisse cqui

io dico pijerebbe su 'r marraccio.

 

* * *

 

36. Donato Fratescorzi ricorda Alfio Pannega

 

Se proprio insisti ecco due parole:

da un lato c'è il ricordo del borghese

discorsi in ghingheri che sono fole

e più sono bugiardi e più è cortese.

 

Poi c'è 'r ricordo de chi è ssenza scole

che nun arriva a la fine der mese

che ppe' campa' ffatica eppoi je dole

e de la vita sa ssolo ll'offese.

 

E cquesti solo ponno di' chi adera

l'Alfio Pannega vero 'n carne e ossa

che vvita ha ffatto e quant'è stata nera.

 

Loro soltanto sanno quanto rossa

era l'anima sua e la sua bandiera:

sempre chiamò gli oppressi alla riscossa.

 

* * *

 

37. Leopoldo Scimpanzieri ricorda Alfio Pannega

 

Quanno che ppure Arfio Pannega morze

me chiesi che rrestava de Veterbe

restaveno oramae solo le scorze

la porvere le sasse e mmanco ll'erbe.

 

Era 'n poraccio ma ssempre soccorze

chi je chiedeva ajuto che sso' acerbe

tutte le vite e cco' ttutte le forze

commatté ccontro le ggente superbe.

 

La ggente bbona se n'è ita tutta

resta quela cattiva e ssenza core

Veterbe bbella è mmorta e rresta bbrutta

 

'sta città ppiena solo de dolore

vennuta a cchi je sputa eppoi la sfrutta

pora città che d'Arfio era ll'amore.

 

* * *

 

38. Federico Angelo Armecorrà ricorda Alfio Pannega ed altri amici

 

Nel periodo che vissi tra le mura di Viterbo non furono molte le persone che conobbi, ma tra quelle che conobbi ve ne erano di notevoli.

Tra queste ricordo Osvaldo Ercoli, Alfio Pannega, Achille Poleggi, Sauro Sorbini.

Sauro Sorbini a Viterbo era il leggendario tipografo anarchico, che aveva preso parte alla Resistenza contro il nazifascismo, che frequentemente interveniva sulle più gravi questioni cittadine, e non solo, con manifesti sempre sapidi e chiarificatori.

Achille Poleggi era la storia della sinistra socialista che poi si era incontrata coi movimenti della nuova sinistra, e per lunghi anni in Comune era stato l'opposizione più rigorosa, attenta, efficace.

Alfio Pannega era un proletario dalla nitida coscienza di classe, un militante comunista e libertario, un uomo dalla generosità infinita. Nel 1993 quando ragazze e ragazzi giovanissimi occuparono l'area dell'ex-gazometro da decenni abbandonata per realizzarvi il "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" lui fu con loro, il vecchio saggio, il vecchio compagno che non si era mai arreso, e loro furono la sua famiglia, i suoi compagni di riflessione e di lotta, non si lasciarono più.

Osvaldo Ercoli era per antonomasia in città il professore di matematica dal rigore logico e morale adamantino. In età già avanzata fu consigliere comunale e provinciale dei Verdi, impegnato in tutte le lotte per la pace e la difesa della natura, contro la corruzione e i poteri criminali, contro il regime dei rapinatori e per la giustizia che nessuno abbandona al dolore e alla morte.

Erano quattro persone amiche della nonviolenza. Di formazione diversa, con esperienze diverse, tutti e quattro sono stati maestri di nonviolenza a chi li ha conosciuti. Tutti e quattro si opposero sempre a tutte le guerre e a tutte le uccisioni; tutti e quattro difesero sempre tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani; tutti e quattro lottarono sempre per la giustizia e per la misericordia.

Non li ho dimenticati.

 

* * *

 

39. Marco Marcelliano Nedoluddi ricorda Alfio Pannega

 

Sono passati ormai diversi anni, e i ricordi sono un po' sfocati.

Lo ricordo declamare il canto del conte Ugolino.

Lo ricordo passare col carretto del cartone.

Lo ricordo che amorevolmente dava da mangiare ai cani.

Lo ricordo ridere e ballare.

Lo ricordo affettuoso come un padre e giocherellone come un fratello coi ragazzi del centro sociale che erano la sua grande famiglia.

Lo ricordo tenere un'orazione al Bullicame contro gli speculatori che volevano farne strame.

Lo ricordo triste e desolato nei lunghi anni in cui viveva solo, in una solitudine abissale.

Lo ricordo prima sorpreso, poi commosso e felice la mattina dell'occupazione del gazometro abbandonato.

Lo ricordo infinitamente paziente e accudente verso tutte le vite fragili.

Lo ricordo fieramente indignato contro tutti i soprusi e le ingustizie.

E lo ricordo quando diceva dell'orrore e dell'infamia della guerra e del fascismo e chiamava ancora e ancora alla resistenza nonviolenta.

Lo ricordo ancora.

 

* * *

 

40. Anastasio Vaculinciucchi ricorda Alfio Pannega

 

Ennò, nnu' rriducetelo a mmacchietta

quer poro Alfio vecchio amico mio

che nun adera mica 'na scimmietta

ma 'n orzo, ma 'n lione, santiddio.

 

s'ha dd'essa forti a ttira' la carretta

forti com'adè 'n omo, mica 'n fio,

che la vita è 'na rogna maladetta

pe' li sfruttati: soffri, mori e addio.

 

E allora nun ciadè gnente da ride

ma da commatte sì, boja de 'n cane,

pe' ffa' ffini' 'sta giostra 'ndo s'accide

 

e costrui' 'na vita meno trista

'ndo' tutti cianno casa, pace e ppane,

apposta è stato sempre communista.

 

* * *

 

41. Berto Marcolfi ricorda Alfio Pannega

 

D'improvviso stasera mi è venuto in mente che Alfio Pannega e i ragazzi del centro sociale insieme a cui viveva, e che sono stati la sua vera grande famiglia, mi ricordavano i "paisanos" di Pian della Tortilla, di Vicolo Cannery e di Quel fantastico giovedì di John Steinbeck. Chi ha letto quei libri ricorda quella comunità bislacca e picaresca, ma generosa e solidale, volta a volta ingenua e astuta, sprovveduta e sottile, sconclusionata e magnanima.

Alfio era già Alfio prima di incontrare quei giovani, era già un militante del movimento operaio, aveva già vissuto innumerevoli esperienze di sfruttamento e di dolore, ma anche di cultura - popolare e classica: Dante su tutti -, ed era già un simbolo della città di Viterbo che di Viterbo sapeva tutto e che tutti i viterbesi conosceva, ma mi piace pensare che l'incontro con quei ragazzi - la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'area abbandonata dell'ex-gazometro a Valle Faul - lo sottrasse a un destino di sottovalutazione e di solitudine, a un invecchiare triste e sofferente. Invece con loro quegli ultimi quasi vent'anni di vita (dal 1993 al 2010) furono per Alfio una rinascita, una festa, un riconoscimento. Fu finalmente capito nelle sue scelte, fu finalmente sostenuto nelle sue lotte, fu finalmente ascoltato come un vecchio saggio che educava con l'esempio, con l'ascolto, con la parola buona, che raccontava le sofferenze patite e quindi chiamava al dovere di lottare: contro il fascismo, contro la guerra, contro tutte le menzogne e le oppressioni, con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.

C'è speranza, se questo accadde a Viterbo.

 

* * *

 

42. Gentilino Callarari ricorda Alfio Pannega

 

Co' Alfio m'aricordo le nottate

melli' a Pprartiggiardino pe' la festa

dell'Unità che mmezze 'mbriacate

cor vino bbono che ddava a la testa

 

e mmica che dicemme le stronzate

la verità dicemme chiara e onesta

che ttutte hanno da essa libberate

ch'è ora ormae che 'r popolo se desta

 

ha dda fini' tutto 'sto sfruttamento

e gguerre e ddittature e schiavitù

e ha dda veni' finarmente 'r momento

 

che ll'omo all'omo nu'll'ammazzi ppiù

e se possa campa' senza tormento

libbere tutte e cuccuruccuccù.

 

* * *

 

43. Giustino Filicasse ricorda Alfio Pannega

 

Volesse bbene

nun adè 'na cosa dell'artro monno che mecquì si lo diche fae solo che rrida

nun adè arrennese e sta' zzitte mentre succedeno tutte 'ste sfraggelle

 

None, volesse bbene è commatte fino a la fine

pe' 'ffalle fini' tutte 'ste schifezze

e 'ffalla campa' bbene la ggente finarmente

senz'avecce ppiù né ffame né ffreddo né ppavura

 

Que' cce dicemme co' Alfio e cco ll'artre compagne 'na notte evvia de tant'anne fa

e que' emo cerco de fa' ffinché sse campa

 

Volesse bbene

se pò ffa' davero

 

* * *

 

44. Miro Descheltri ricorda un aneddoto su Alfio Pannega

 

Questo aneddoto me lo raccontò un vecchio amico, con cui non ci vediamo ormai da molti anni, forse dal secolo scorso.

In un cinema di Viterbo forse negli anni Sessanta o Settanta si proiettava un film di cui non ricordava più né il titolo né l'argomento; ricordava solo che in una scena d'intensa drammaticità la protagonista femminile chiamava il protagonista maschile, l'uomo che amava e che evidentemente era esposto a un gravissimo pericolo, gridandone a gran voce il nome: "Alfio! Alfio!".

E dalla semioscurità della sala cinematografica si levò baritonale una voce: "Che ciavete 'l cartone?".

Irrefrenabile fu l'applauso di tutti i presenti. La persona che aveva parlato si alzò in piedi levando in alto le braccia e stringendosi le mani come un campione sportivo, inchinandosi ai presenti.

E' una storia che solo i viterbesi possono capire.

 

* * *

 

45. Farello Runciglioni ricorda Alfio Pannega

 

Ricordare Alfio Pannega e' ricordare un tempo in cui gli oppressi avevano una chiara visione del mondo e lottavano per la pace, per il pane, per la terra, per la giustizia e per la liberta'.

Ricordare Alfio Pannega e' ricordare un tempo in cui sapevamo chi eravamo, da dove venivamo e dove andavamo: e venivamo da lontano e andavamo lontano.

La Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista era il nostro programma, politico e morale.

Ogni oppressa e ogni oppresso in tutto il mondo era una nostra sorella, un nostro fratello, una nostra compagna, un nostro compagno.

Tutte le lotte di liberazione erano una e la stessa: per costruire una societa' mondiale in cui da ogni persona fosse dato secondo le sue capacita', e ad ogni persona fosse dato secondo i suoi bisogni.

Il nostro canto era l'Internazionale.

Vivo ancora in quel tempo, dovessi pure essere l'ultimo.

Non ho dimenticato Alfio, non ho dimenticato nulla.

 

* * *

 

46. Annibale Scarpante: quattro ruminazioni ricordando Alfio Pannega

 

I. Sul franco parlare di Alfio Pannega

I giovani che occuparono l'area dell'ex-gazometro a Valle Faul a Viterbo nel 1993 e vi realizzarono il centro sociale erano perlopiù di provenienza urbana, studentesca e borghese, parlavano abitualmente l'italiano e il gergo giovanile diffusi dalla televisione.

Di Alfio molto li colpì il suo franco parlare, le frasi sentenziose, le interiezioni iperboliche, il dialetto ricco non solo sul piano lessicale ma anche morfologico e sintattico e prosodico, un linguaggio colorito e concreto legato all'esperienza operaia e contadina, un linguaggio in cui tutte le cose e i casi della vita si chiamano con il loro nome, senza eufemismi o esressioni generiche e astratte.

Molte volte dovetti dir loro che quel linguaggio non era una peculiarità di Alfio, ma il modo di parlare degli uomini adulti delle classi popolari sfruttate ed oppresse anche in città e il linguaggio di tutti gli uomini adulti nei paesi e nelle campagne, il linguaggio delle osterie e dei bar che alle osterie somigliavano, i luoghi della mia lontana gioventù.

Non era quella la pecularità di Alfio, anche se era un tratto assai appariscente insieme alla sua sorgiva gentilezza che si esprimeva in gesti e in parole ancor più commoventi dopo averlo ascoltato parlare  col lessico, il ritmo, il tono e la voce dei profeti biblici contro tutte le ingiustizie e le viltà.

Ben presto quei ragazzi scoprirono che non era nei segmenti talvolta fin grossolani e turpiloquenti di quel linguaggio il vero Alfio: scoprirono l'Alfio che a tutto e tutti prestava attenzione, l'Alfio generoso oltre ogni dire, l'Alfio militante antifascista nonviolento, l'Alfio poeta e dei più illustri poeti appassionato discepolo e solenne declamatore - Dante su tutti-, l'Alfio che quei ragazzi li amò tutti di un amore paterno trepidante e nutriente e da essi fu appassionatamente riamato.

*

II. Sul lavoro della memoria

Ascoltando e leggendo i ricordi di Alfio di cui ogni viterbese serba nel cuore e sulla lingua un vasto repertorio, sovente si notano errori fattuali o contraddizioni flagranti. Eppure quei ricordi sono sinceri, e costituiscono e preservano una indubitabile interiore verità. Perché allora accade? Perché è così che lavora la memoria, atttraverso un continuo lavoro di filtro, di riaggiustamento, di semplificazione ma anche di arricchimento.

Per questo io dico che tutti i ricordi di Alfio sono veri, anche quelli evidentemente mitici. E' il mito che insegna, ed infatti così si concludevano tutte le favole esopiche: "o mythos deloi...".

*

III. Niente amplificazioni, per favore

Quando si racconta di vicende passate e persone scomparse ci si sforzi di raccontare innanzitutto quel che si sa per esperienza diretta, e quanto si sa "de relato" dichiararlo tale.

Inoltre, di grazia, non si colga l'occasione commemorativa per proferire improperi nei confronti di reali o immaginari "nemici". Vale per la volgarità quel che disse una volta della stupidità il dottor Carlo Marx di Treviri: la stupidità non ha mai fatto bene a nessuno.

E analoganente, per favore, non si colga l'occasione commemorativa per lanciarsi in ricostruzioni fantasiose che non solo non giovano al recupero della verità storica, ma ingannando le persone (ovvero ferendole in ciò che hanno di più proprio: la facoltà di capire) costituiscono un'ingiustizia che a tutte le altre ingiustizie del mondo s'aggiunge e di cui nessuno sente il bisogno.

Se una cosa Alfio insegnava era la generosità, il rifiuto del risentimento, la solidarietà e il rispetto della verità. Era un militante per la liberazione dell'umanità, e condivideva quell'opinione che una volta espresse Leone Tolstoj: non crederò mai alla buona fede rivoluzionaria di chi si fa vuotare il vaso da notte da un altro.

*

IV. Della memoria come bene comune

Ci torno sopra: non piace neanche a me vedere Alfio ridotto a maschera carnevalesca per attribuirgli i propri pregiudizi e stereotipi, violandone la verità e quindi la dignità. Ma questo accade, e quando accade in buona fede fa parte del processo che trasforma una figura in leggenda.

Non piace neanche a me ascoltare o leggere storie su Alfio la cui falsità o erroneità è così flagrante che ci si chiede come possano essere venute in mente a chi le proferisce; ma anche questo sovente accade, e non necessariamente per malizia o protervia.

E allora? Si devono accettare tutti i ricordi, anche quelli palesemente insostenibili? Certo che no.

E proprio per questo ci siamo adoperati nel corso di quest'anno a correggere le stonature e a ribadire ogni volta che fosse necessario ciò che di Alfio ci sembra sia stato sicuramente vero: la bontà, la dignità, la responsabilità, l'impegno intellettuale, morale e politico per la vita, i diritti e la liberazione di tutti gli esseri umani.

Però ci siamo anche adoperati affinché il ricordo restasse plurale, affinché la memoria di Alfio fosse realmente un bene comune e non venisse sequestrata da chicchessia, affinché ogni persona che lo conobbe dicesse liberamente quello che pensava, ricordava o credeva di ricordare di lui; e se sono state dette o scritte anche delle amenità o delle corbellerie, pazienza: sono un dono anch'esse.

 

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47. Marco Aurelio Scardanelli: Il centro sociale di Alfio Pannega

 

Se la memoria non m'inganna, il centro sociale Valle Faul esisteva da poco quando subì la più squallida delle vigliaccherie di cui fu vittima.

Accadde questo: che una persona evidentemente perturbata penetrò in due chiese della città e con una bomboletta spray imbrattò pareti ed opere d'arte con scritte turpi e grottesche frutto del suo flagrante delirio. Non contento di questa ignobile impresa l'anonimo imbrattatore pensò bene di firmarsi col nome del centro sociale.

Fortunatamente nessuno a Viterbo credette neppure per un momento che il centro sociale di cui era anima e simbolo Alfio Pannega, il centro sociale che era nato per restituire alla città un bene pubblico da decenni abbandonato, il centro sociale che dava aiuto ed ospitalità a chiunque ne avesse bisogno, il centro sociale che lungo l'intero arco della sua esperienza si caratterizzò per la scelta meditata ed operante della nonviolenza, potesse aver fatto una simile porcheria, e quindi l'intera Viterbo riconobbe nel centro sociale un'altra vittima di quella infamia.

Ricordo che tutte le volte in cui con Alfio parlammo di quell'episodio (il cui autore credo sia restato ancor oggi ignoto) lui ne provava un'indignazione profonda. Alfio rispettava i sentimenti e le fedi di tutte le persone, amava con tutto il cuore la città e tutti i suoi monumenti, gioiva di ogni opera d'arte, era persuaso del dovere di tutti di prendersi cura del mondo intero, di non compiere alcun male, di contrastare il male facendo il bene.

Vi furono altri episodi di aggressione diretta al centro sociale, ed alcuni che avrebbero potuto avere esiti tremendi (una notte fu scagliato un ordigno incendiario verso la finestra aperta della casa di Alfio, ma per fortuna l'ignoto attentatore non centrò il bersaglio e colpì solo il muro; un'altra volta sempre nottetempo dalla strada fu esploso un colpo di pistola che colpì il bordo di una finestra...), ma forse nessun atto criminale fu così infame come quella aggressione indiretta.

Continuo a pensare che fu grazie alla presenza di Alfio come autorevole figura pienamente rappresentativa del senso e dei fini del centro sociale Valle Faul che l'intera Viterbo capì immediatamente che il centro sociale nulla aveva a che vedere con quel gesto sacrilego e demenziale.

 

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48. Alfonso Denocchiari ricorda Alfio Pannega

 

Se lo sarebbe creso 'r poro Arfietto

che li regazzi der centro sociale

pe' 'r centenaro arebbono architetto

tutte 'ste feste, 'sto gran carnovale?

 

Io nu' lo so, mma pppenzo che 'n pochetto

magara ce sperava, e bben' o mmale

essi ce lo sapevono e a stecchetto

tirorno su ppe' llui 'sta cattetrale.

 

Così cquell'omo che ffinché ccampava

nun ceva gnente e tutto arigavala

e ccampò ssempre 'n fonno a li scalini

 

j'è stato reso onore pe' 'n annata

e ddedicorno a esso la ggirata

er tre settemmre a ssera li facchini.

 

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Questa raccolta di testi già diffusi negli scorsi mesi è stata curata dal  "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

 

Viterbo, 10 agosto 2026

 

Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

 

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