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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 117
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 117
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Tue, 11 Aug 2026 06:57:30 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 117 dell'11 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Poiche' pensiamo che ogni essere umano sia un essere umano
2. Brevissima storia del comunismo a Viterbo
3. 48 voci adespote di una Viterbo segreta ricordano Alfio Pannega, comunista libertario e nonviolento (parte prima)
4. Alcuni ulteriori riferimenti utili
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. POICHE' PENSIAMO CHE OGNI ESSERE UMANO SIA UN ESSERE UMANO
Poiche' pensiamo che ogni essere umano sia un essere umano
tutti gli esseri umani crediamo che abbiano diritto
alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Quindi logicamente ne consegue
che tutte le guerre e tutte le uccisioni
tutte le violenze e tutte le oppressioni
e' giusto e necessario che siano abolite
poiche' confliggono col riconoscimento
dell'evidente umanita' di ogni essere umano.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. LANX SATURA. BREVISSIMA STORIA DEL COMUNISMO A VITERBO
I.
Alfio Pannega era un comunista libertario nonviolento, e ormai e' morto.
Vito Ferrante era un comunista libertario nonviolento, e ormai e' morto pure lui.
Di comunisti libertari nonviolenti certe volte mi pare che in questa citta'
ci sono restato solo io
e non mi sento neppure tanto bene.
II.
Ma non e' vero.
Ogni giorno feriti dal dolore
incontro compagne e compagni innumerevoli
e so che loro che mi sopravviveranno
sono l'umanita' nella cui bonta' confido
e so che un giorno faranno il mondo giusto
per cui e Alfio e Vito ed io abbiamo creduto
valesse la pena lottare per tutta la vita.
3. MEMORIA RESISTENTE. 48 VOCI ADESPOTE DI UNA VITERBO SEGRETA RICORDANO ALFIO PANNEGA, COMUNISTA LIBERTARIO E NONVIOLENTO (PARTE PRIMA)
Indice
1. Giobbe Santabarbara: Nel ricordo di Alfio Pannega, per la pace disarmata e disarmante
2. Tristano Callarari ricorda Alfio Pannega
3. Coriolano Demisoni ricorda Alfio Pannega
4. Alceo Scorticossi: Ricordare Alfio Pannega, ovvero un appello contro tutte le guerre
5. Giacomo Solvesti ricorda Alfio Pannega
6. Il ricordo di Rino Venedisci
7. Il ricordo di Evaristo Zuzzanghi
8. Tre amici di Alfio Pannega si associano alla proposta che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il centenario della nascita
8. Osvaldo Caffianchi: Se Alfio fosse qui
10. Tristano Malaccorsi ricorda Alfio Pannega
11. Gennaro Sabbiosi ricorda Alfio Pannega
12. Monaldo Scorticossi ricorda Alfio Pannega
13. Un ricordo di Alfio Pannega da parte di Memmo Sceccaspiri
14. Un ricordo di Alfio Pannega scritto da Gerberto Roscellini
15. Eusebio Defori ricorda Alfio Pannega
16. Tomasso Scotolatori: Un commento al convegno per il centenario della nascita di Alfio Pannega
17. Lucrezio Aruetti: La Viterbo sognata e inverata di Alfio Pannega
18. Tristano Timandri ricorda Alfio Pannega
19. Bastiano Chitoni ricorda Alfio Pannega
20. Teseo Scaramacchi ricorda Alfio Pannega
21. Ulisse Utissi ricorda Alfio Pannega
22. Girolamo Ulliusi ricorda Alfio Pannega
23. Erasmo Baccaglioni ricorda Alfio Pannega
24. Fedele Panciafichi ricorda Alfio Pannega
25. Terenzio Scatolari ricorda Alfio Pannega
26. Berto Tressordi ricorda Alfio Pannega
27. Ottaviano Focaroni ricorda Alfio Pannega
28. Luciano Bonfrate ricorda Alfio Pannega
29. Galliano Scarcassacci ricorda Alfio Pannega
30. Alceste Strapponi ricorda Alfio Pannega
31. Clementino Cucchiaroni ricorda Alfio Pannega
32. Gennaro Aniello Capotosti ricorda Alfio Pannega
33. Attijo Piascarani ricorda Alfio Pannega
34. Servio Malestri ricorda Alfio Pannega
35. Ausilio Smandrapponi ricorda Alfio Pannega
36. Donato Fratescorzi ricorda Alfio Pannega
37. Leopoldo Scimpanzieri ricorda Alfio Pannega
38. Federico Angelo Armecorrà ricorda Alfio Pannega ed altri amici
39. Marco Marcelliano Nedoluddi ricorda Alfio Pannega
40. Anastasio Vaculinciucchi ricorda Alfio Pannega
41. Berto Marcolfi ricorda Alfio Pannega
42. Gentilino Callarari ricorda Alfio Pannega
43. Giustino Filicasse ricorda Alfio Pannega
44. Miro Descheltri ricorda un aneddoto su Alfio Pannega
45. Farello Runciglioni ricorda Alfio Pannega
46. Annibale Scarpante: quattro ruminazioni ricordando Alfio Pannega
47. Marco Aurelio Scardanelli: Il centro sociale di Alfio Pannega
48. Alfonso Denocchiari ricorda Alfio Pannega
* * *
1. Giobbe Santabarbara: Nel ricordo di Alfio Pannega, per la pace disarmata e disarmante
Ricordare Alfio Pannega è opporsi a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.
Le numerose e variegate iniziative di commemorazione di Alfio Pannega - l'indimenticabile poeta proletario, militante del movimento operaio, antifascista nonviolento viterbese -, iniziative che si stanno svolgendo a Viterbo e nell'Alto Lazio in quest'anno in cui ricorre il centenario della sua nascita, colmano il cuore di gioia, una sobria, serena e severa gioia che è insieme impegno morale e civile, fedeltà al vero e al bene.
Poiché ogni sincero ricordo di Alfio Pannega è altresì un appello, un ineludibile appello concreto e coerente, nitido e intransigente, a proseguire la sua lotta per la pace, per la pace disarmata e disarmante, per la pace che rispetta e salva tutte le vite.
Noi che abbiamo avuto la fortuna e l'onore di essere stati suoi compagni di riflessioni e di lotte, di pensiero e azione, sentiamo e sappiamo e testimoniamo che ricordare Alfio questo significa, e non altro: insorgere nonviolentemente contro tutte le guerre e le uccisioni. Insorgere nonviolentemente per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione. Insorgere nonviolentemente per salvare tutte le vite. Insorgere nonviolentemente contro ogni violenza e ogni oppressione.
Nel ricordo e alla scuola del nostro vecchio compagno Alfio Pannega la nonviolenza è in cammino, la nonviolenza è il cammino.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta nonviolenta per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera; per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto; per condividere fra tutte e tutti tutto il bene e tutti i beni; per affermare e difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani; per accudire e salvaguardare quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi, quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanità intera.
La pace sia con tutte e tutti; di tutte e tutti la pace sia il primo pensiero e il primo impegno.
Chi salva una vita salva il mondo.
* * *
2. Tristano Callarari ricorda Alfio Pannega
Alfio Pannega era l'uomo che raccoglieva il cartone, che si occupava di ripulire la mattina di buon'ora la citta' dagli scarti.
La citta' lo amava ma non lo capiva, perche' per capirlo occorreva ascoltarlo, e per ascoltarlo occorreva sentirlo, e per sentirlo occorreva rimettere in discussione tutte le gerarchie e le dominazioni e tutti i rapporti di produzione e di proprieta', come voleva Brecht.
*
Io lo conobbi a Valle Faul dove abitava, quando a Valle Faul vivevano anche alcune famiglie di sinti che poi il Comune brutalmente allontano', dapprima ancor piu' in periferia dietro piazza Lago di Monterosi, e poi di li' ancor piu' lontano, ancora piu' invisibili, dietro il cimitero: e' una storia dolorosa di sopraffazione e razzismo di cui mi ricordo forse soltanto io.
*
Ma lo scoprii veramente parlandoci a lungo di notte a Pratogiardino, quando la festa dell'Unita' spegneva le luci e restavano solo i compagni della vigilanza e pochi militanti nottambuli.
Era ovvio che fosse comunista: i poveri, gli sfruttati, gli umiliati e offesi, cos'altro dovrebbero essere?
Ma anche i militanti e i dirigenti del partito non lo capivano: gli volevano bene, sentivano che era uno di loro, ma non si fermavano ad ascoltarlo, a ragionarci dei compiti dell'ora del movimento operaio e contadino, della lotta contro la guerra e contro l'imperialismo, il colonialismo, il razzismo, del nocciolo duro del marxismo, della vita e della morte. Io l'ho fatto.
E lo facevano anche alcuni preti; strani preti: don Dante Bernini, i fratelli don Armando e don Bruno Marini, cristiani come dovevano esserlo i primi cristiani, e quindi piu' o meno come noi comunisti. Lo ascoltavano, lo aiutavano, lo rispettavano. Cristiani loro, comunista lui, dalla stessa parte della barricata.
*
Poi lo ritrovai, e lo frequentai, con l'occupazione dell'ex gazometro e la nascita del centro sociale: e li' comincio' la sua nuova vita; la felicita' di una famiglia estesa e vivace, la gioia di condividere con tanti giovani i giochi e le lotte, le discussioni e le avventure, la scelta collettiva della nonviolenza e le innumerevoli iniziative nonviolente; ottenendo finalmente il riconoscimento e la riconoscenza che non aveva mai avuto realmente fin li'.
Tra il 1993 e il 2010 il centro sociale (dapprima a Valle Faul, poi a Castel d'Asso) fu la sua casa, la sua famiglia, la sua cattedra e il suo distaccamento partigiano.
*
Comunista libertario, amico della nonviolenza, poeta e di poeti fine dicitore (di Dante, soprattutto e sopra tutti), persona buona e generosa, so che se passassi dinanzi alla sua tomba e gridassi "Alfio, arrivano gli sfruttatori", lui romperebbe la pietra e ne uscirebbe per riprendere la lotta.
* * *
3. Coriolano Demisoni ricorda Alfio Pannega
Anch'io conobbi e amai Alfio Pannega
che non si arrese mai alla violenza
che fu maestro nella gaia scienza
donando amor che il mondo unisce e spiega
Non fece parte mai della congrega
degli oppressori che tutti ci opprime
la contrastò con gli atti e con le rime
il bene fu per lui l'alfa e l'omega
Chi lo ricorda ne ricorda insieme
la gentilezza ed il coraggio grandi
di chi tutto accudisce e nulla teme
si oppone a tutti i crimini nefandi
essendo di virtù esempio e seme
e in vomeri tramuta gli empi brandi
***
4. Alceo Scorticossi: Ricordare Alfio Pannega, ovvero un appello contro tutte le guerre
Mi è stato chiesto perché io attribuisca tanta importanza alle iniziative in corso in ricordo del mio vecchio amico e compagno di lotte Alfio Pannega che ci ha lasciato quindici anni fa e di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.
E' una domanda legittima, visto che non attribuisco nessuna importanza agli anniversari, non partecipo mai né a feste né a simposi, le celebrazioni mi imbarazzano, e quando sento commemorare qualcuno che ho conosciuto quei discorsi di solito mi rattristano ancor più.
Non solo: penso che chi è morto resta morto, tutto per lui è finito. Non condivido la fiducia (la fede, la speranza, l'eroica o narcotica illusione, ciascuno la chiami pure come vuole) che l'esistenza di un individuo possa continuare dopo la morte - se non nel ricordo altrui, certamente, ma lui non lo saprà mai, poiché ha cessato di esistere.
E allora perché?
Perché per me ricordare Alfio Pannega significa una cosa precisa: proseguire la lotta che fu anche la sua contro le guerre, le stragi, le uccisioni. Contro tutte le guerre, tutte le stragi, tutte le uccisioni.
Ecco quindi che ogni iniziativa per il centenario della nascita di Alfio Pannega ha per me un significato e un valore nitidi ed inequivocabili: convocano ad opporsi a tutte le guerre, a tutti i massacri, a tutte le uccisioni, e quindi ad opporsi a tutti gli strumenti con cui le guerre si fanno: le armi e le organizzazioni armate: tutte le armi servono sempre e soltanto ad uccidere.
Il mio amico e compagno di lotte Alfio Pannega questa eredità, questo legato lascia: che noi si continui ad opporci alla guerra; che noi si lotti per il disarmo e la smilitarizzazione di tutti i conflitti, i territori, le società, le culture; che noi si contrasti la violenza nell'unico modo concreto e coerente in cui contrastare la violenza è possibile: con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Chi in questi giorni, in questi mesi, sta ricordando Alfio a partire dalla propria personale relazione con lui, ne sta altresì prolungando - e per questo gli attesto tutta la mia gratitudine - l'estremo appello e il grido inesausto: sia pace fra tutti gli esseri umani e fra l'umanità e l'intero mondo vivente; cessate di uccidere, salvate tutte le vite; ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà; ogni vittima ha il volto di Abele; chi salva una vita, salva il mondo.
***
5. Giacomo Solvesti ricorda Alfio Pannega
A quei tempi nella valle vivevano anche alcune famiglie zingare. Non ricordo se ho conosciuto prima loro o Alfio, ma con tutti strinsi amicizia.
Poi i proconsoli locali del regime della corruzione, che naturalmente era anche razzista, quelle famiglie le allontanò. Alfio restò.
A quei tempi con Alfio ci vedevamo raramente, ma quando accadeva ragionavamo a lungo: parlavamo soprattutto dei compiti del movimento operaio, delle lotte più urgenti, della situazione internazionale, del Vietnam e del Cile, ma anche della struttura di classe della società viterbese, della penetrazione dei poteri criminali e del sistema di potere andreottiano, e di quello che allora si cominciava a chiamare il modello di sviluppo.
Anni passarono.
Alfio era sempre lì, in fondo alla valle, nelle sue due stanzette a ridosso di Porta Faul, con i suoi cani e i rifiuti della città da cui ricavava nuovo valore e nuova vita. Un segreto re taumaturgo. Che dopo aver camminato per l'intera città trainando il suo carretto stracolmo di cartoni e di altri scarti del lavoro altrui e giungeva infine alla sua dimora si trovava solo, in una solitudine infinita.
Nel 1993 lo raggiunsero i ragazzi che occuparono l'ex-gazometro. Per Alfio fu rinascere. Una seconda vita.
Con loro visse, con loro giocò e gioì, con loro condusse lotte necessarie; li educò con l'esempio alla nonviolenza e al comunismo libertario, alla difesa della vita di tutti gli esseri viventi e dell'intero mondo vivente.
Poi il centro sociale - ed Alfio con esso -si trasferì a Castel d'Asso, in aperta campagna, e qui visse gli ultimi anni.
Quell'ultima gioia: il libro.
Quell'ultima campagna nonviolenta: per il diritto di tutte le persone ad avere una casa.
La mattina del 30 aprile 2010 non si svegliò più.
Sono passati quindici anni, sembra di parlare di un'epoca remota.
E' bello che in occasione del centenario della nascita tante persone lo ricordino con affetto e amicizia sinceri.
E mentre l'orrore della guerra divampa in tante parti del mondo divorando innumerevoli esseri umani innocenti, il ricordo di Alfio ci convoca ancora alla lotta contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni, per la pace che salva le vite, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
* * *
6. Il ricordo di Rino Venedisci
Tre ricordi.
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Il primo ricordo, in anni lontani, forse mezzo secolo fa. Eravamo entrambi militanti del movimento operaio, e lo siamo restati anche quando le sue organizzazioni sono state distrutte dal trionfo del crimine e della follia che oggi governa il mondo e minaccia l'intera umanità di annichilimento. Scoprii allora, attraverso lunghe conversazioni a tu per tu, come questa persona che viveva ed aveva sempre vissuto in grande povertà svolgendo lavori assai gravosi e faticosi possedesse una cultura umanistica e politica cospicua, come era proprio nel secolo scorso degli sfruttati che maturando una coscienza di classe sapevano che la loro militanza politica richiedeva anche uno studio costante e una capacità critica di analisi e di interpretazione che prefiguravano la possibilità che le oppresse e gli oppressi costruissero la società fraterna e sororale, responsabile e solidale, liberata e misericorde, che è il sogno dell'umanità intera fin dal sorgere dell'ominazione, fin dallo scoccare della scintilla della ragione. Credo di essere uno dei pochi (temo anzi dei pochissimi) che con Alfio ha ragionato per ore e ore sulle prospettive dell'umanità, sui compiti dell'ora del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione comune, sulle complessità del conflitto sociale e politico e su come contribuire a far crescere la scelta della nonviolenza nella tradizione di pensiero, di organizzazione e di lotte scaturita dal Manifesto del 1848 e dalla prima Internazionale; e mi porto nell'animo il cruccio di non aver saputo favorire abbastanza la socializzazione e la valorizzazione di questi suo saperi, di questa componente fondamentale della sua persona, della sua riflessione ed azione, della sua vicenda intellettuale ed esistenziale, della sua testimonianza.
*
Il secondo ricordo, il punto di svolta nella vita di Alfio con la nascita nell'estate del 1993 del centro sociale nell'area dell'ex officina del gas di Viterbo, un impianto che da decenni era stato abbandonato al degrado e che un gruppo di giovani volenterosi decise di restituire come bene comune alla città. Del centro sociale Alfio è stato il perno e il cuore: e le centinaia e forse migliaia di giovani che nel corso di molti anni in vario modo e misura hanno preso parte a quell'esperienza, in lui hanno trovato un educatore al bene e al vero, alla virtù dell'attenzione e alla pratica della generosità. Per Alfio il centro sociale è stato focolare, cattedra e barricata; il luogo visibile e veggente in cui ha potuto svolgere il suo compito di educatore e di lottatore nonviolento per il bene comune dell'umanità, per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia dell'intero mondo vivente; e i ragazzi che il centro sociale hanno vissuto, animato o anche solo frequentato, sono stati la sua famiglia e restano la sua principale eredità.
*
Il terzo ricordo risale agli ultimi anni della sua vita: la sua partecipazione persuasa ed entusiasmante alla lotta nonviolenta che ha salvato la preziosa area archeologica, naturalistica, storica e culturale del Bulicame dall'assalto di un folle progetto di cementificazione e di prostituzione sia ai poteri rapinatori ed onnidistruttivi, sia ai miti ed ai costumi più degradati e alienanti della contemporaneità.
Altri momenti ed altri temi ancora potrei evocare, ma bastino questi pochi cenni a dire non solo la mia personale gratitudine e nostalgia di un amico e compagno di lotte, ma anche la ferma e profonda convinzione di quanto preziosa e illuminante sia stata la sua testimonianza e quando decisivo il suo lascito che continuerà a dare frutti.
* * *
7. Il ricordo di Evaristo Zuzzanghi
Mi chiedi di riuscire in due parole
a ricordare un vecchio e caro amico
e rievocare un tempo ormai antico
di lotte affinché sorgesse il sole
dell'avvenire. E quindi te la dico
la verità che in cuore preme e duole:
faceva scuola fuori dalle scuole
nessuno odiava e amava anche il nemico
soffriva e non portava alcun rancore
gioiva dell'altrui felicità
lottava per sconfiggere l'orrore
perché fosse giustizia e libertà
rendeva ad ogni vita amore e onore
e al male opponeva la pietà.
* * *
8. Tre amici di Alfio Pannega si associano alla proposta che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il centenario della nascita
Ci associamo alla proposta, da più parti formulata negli scorsi mesi e con particolare intensità nelle scorse settimane, che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il 21 settembre il centenario della nascita.
Come i facchini di Santa Rosa Alfio Pannega è stato un simbolo del popolo di Viterbo, con le sue doti di dignità, di generosità, di coraggio nell'affrontare le prove e le sofferenze della vita.
Per chiunque lo abbia conosciuto Alfio Pannega è stato un amico gentile e accudente, un maestro di vita sapiente e altruista, un esempio d'impegno morale e civile per il bene comune dell'umanità, un educatore alla nonviolenza che a tutte le ingiustizie si oppone.
Con viva speranza ci associamo quindi all'auspicio che come già il Comune di Viterbo, come tante associazioni di volontariato, come prestigiosi enti morali rappresentativi delle esperienze più preziose e dei valori più alti, anche i facchini di Santa Rosa che della città di Viterbo, del suo popolo e delle sue tradizioni sono da sempre voce e volto, ricordino Alfio Pannega, e nel ricordarlo invitino l'intera cittadinanza a proseguire nell'impegno che ha caratterizzato l'intera vita di Alfio: per la pace, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia di quest'unico mondo vivente casa comune dell'intera umana famiglia.
Benito D'Ippolito
Saverio Giufani
Corinzio Piegapini
* * *
9. Osvaldo Caffianchi: Se Alfio fosse qui
Viterbo sta onorando il suo figlio Alfio Pannega nel centenario della nascita con una serie di iniziative che dimostrano quanto profondo fosse l'affetto che legava l'intera popolazione a quel concittadino dalla vita travagliata e dalla generosità infinita, che pur vivendo in un'estrema povertà (ma forse anche proprio per questo) seppe essere l'umanità come dovrebbe essere.
*
Sul finire di aprile nella commemorazione tenuta al cimitero monumentale di Viterbo Alfio è stato ricordato non solo dai rappresentanti di alcune delle più autorevoli associazioni democratiche, organizzazioni di volontariato, espressioni della società civile, ma anche da numerosi pubblici amministratori cittadini, tra cui due sindaci emeriti.
E nel quindicesimo anniversario della sua scomparsa, il 30 aprile, la sindaca attuale lo ha ricordato con un messaggio di intensa commozione pubblicato nel sito istituzionale del Comune.
Successivamente, l'8 maggio, ad Alfio è stato intitolato l'"Emporio solidale" di Viterbo, una delle più rilevanti esperienze a Viterbo di aiuto a chi di aiuto ha più bisogno.
Il 3 settembre, poi, i facchini di Santa Rosa gli hanno dedicato la "girata" in piazza del Comune durante il trasporto della Macchina, l'evento più importante della vita cittadina. E' l'omaggio più grande che il popolo di Viterbo riserva ai suoi figli e ai suoi fratelli.
E il 21 settembre, nel giorno del centesimo genetliaco, in una storica sala dello storico Palazzo dei Priori, sede del Comune di Viterbo e testimonianza della longeva storia della città, un convegno sarà dedicato al ricordo del poeta antifascista nonviolento viterbese.
E sarebbero da ricordare anche le tante altre iniziative già realizzate e che si realizzeranno nei prossimi mesi: le repliche dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti; la lapide che verrà collocata su quella che tutti i viterbesi chiamano "la casa di Alfio" nella Valle di Faul; la nuova edizione assai ampliata del libro che raccoglie gran parte dell'opera poetica di Alfio; il festival del volontariato in cui il suo ricordo è stato centrale; la festa popolare nell'anniversario della fondazione del centro sociale di cui Alfio fu anima e cuore...
*
Se Alfio fosse qui a veder tutto questo, l'intera città che si mobilita per ricordarlo e rendergli omaggio, che penserebbe, che direbbe, lui che visse come ultimo degli ultimi, lui che è stato l'ultimo dei grandi personaggi assurti a leggenda e mito scaturiti dalle viscere del popolo viterbese, lui autentico emblema della città e della sua storia di sofferenze e di lotte, di umiliazioni e riscatto, di miserie e grandezza?
Non so cosa avrebbe detto ma so che sarebbe stato felice.
So che sarebbe stato felice, ma so anche che subito avrebbe aggiunto: e adesso che avete onorato un morto, e va bene, adesso dovete pensare anche ai vivi, dovete pensare a salvare le vite di tutti quelli che la guerra sta uccidendo; dovete opporvi alla guerra, alle armi, al militarismo e a tutte le strutture, le ideologie e le pratiche assassine; dovete pensare a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto; dovete pensare a costruire pace e solidarietà, giustizia e libertà, una vita degna per tutte le persone.
E lo avrebbe detto con la sua consueta, affilata ironia che usava anche i toni del sarcasmo e il lessico delle taverne per controllare la commozione: era un animo gentile e generoso, finissimo e vibratile, che per pudore cercava di nascondere la struggente tenerezza e l'empatica malinconia che tutto lo pervadeva. E quindi usava sovente le parole secche e ardite come quelle che il suo amatissimo Dante evocava nell'incipit del XXXII canto dell'Inferno; per poi sciogliersi nell'intimità con gli amici più cari nel più lirico intenerimento, nell'emozione più intensa, fino alle lacrime, come quando ad esprimere una subitanea gioia non aveva bisogno di parole, sciogliendosi in una danza come gli eroi biblici, o della Grecia antica.
Perché così era Alfio il poeta, Alfio l'antifascista, Alfio il comunista libertario, Alfio il nonviolento, Alfio che sapeva recitare a memoria i canti della Divina commedia, Alfio che improvvisava fluenti ottave a braccio, Alfio il militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanità, Alfio che educò al vero e al bene tutti i giovani e tutte le giovani - e furono centinaia e forse migliaia - che lo frequentarono negli anni del centro sociale in cui lui anziano e saggio fu punto di riferimento e pietra di paragone, maestro di buoni pensieri, di buone parole, di buone azioni per la migliore gioventù viterbese.
Era un uomo senza rancore, di una generosità assoluta, sapeva amare l'umanità e il mondo, sapeva dire grazie alla vita; ed era segno di contraddizione, denunciatore della violenza della società divisa in classi, lottatore adamantino contro tutte le oppressioni e le menzogne, militante per la causa della solidarietà e della liberazione dell'umanità intera, nessuna persona esclusa.
*
Ebbi la fortuna di conoscerlo in anni lontani, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, molto prima della nascita del centro sociale; ed ebbi lunghe conversazioni con lui, in un tempo in cui moltissime persone gli volevano bene ma pochissime - forse solo io - passavano delle ore a ragionare con lui della vita e della morte, dei massimi sistemi, dei compiti del movimento operaio, della nostra comune militanza nel movimento delle oppresse e degli oppressi, delle ragioni della nostra lotta; e ci soccorrevano certo le riflessioni abissali e ineludibili dei tragici greci e di Platone, di Lucrezio e Dante, di Leopardi e Marx, ma anche di Orwell e Camus, di Tolstoj e Gandhi, di Rosa Luxemburg e Hannah Arendt, di Virginia Woolf e di Simone Weil, di Gramsci e di Croce, riflessioni che per così dire rivivevamo e quindi resuscitavamo nell'analizzare l'ora presente, i nostri doveri, le complessità e le contraddizioni di cui venire a capo. Ricordo quei nostri conversari con struggente nostalgia.
E ricordo che già allora eravamo amici della nonviolenza e sapevamo che il primo compito era opporsi alla guerra.
Mezzo secolo dopo è ancora il nostro primo dovere.
Opporsi a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.
Difendere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani.
Difendere quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi; quest'unico mondo vivente che è l'unica casa comune dell'intera umana famiglia.
Salvare tutte le vite.
Solo la nonviolenza può salvare l'umanità dalla catastrofe.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta comune per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera.
* * *
10. Tristano Malaccorsi ricorda Alfio Pannega
Alfio Pannega visse molte vite
di grande sofferenza e grande gioia
di solitudine miseria e noia
di umiliazioni ed angherie subite
a tutte resistette le ferite
percossa l'anima e l'epa croia
dalla violenza la boria e la foia
del lurco e dell'inetto restò mite
sempre si oppose all'odio e alla violenza
sempre lottò per liberare tutti
sempre fu amico della nonviolenza
ed ormai vecchio e colmo di sapienza
ebbe nei giovani compagni e frutti
donando a ognuno verità e coscienza.
* * *
11. Gennaro Sabbiosi ricorda Alfio Pannega
Il primo Alfio Pannega che ricordo
girava per le strade col carretto
all'alba per raccogliere il cartone
i cani lo seguivano e il rispetto
di quanti ne sapevano la storia
Conobbi poi quell'uomo quando ebbi
di dialogarci a lungo l'occasione
giù a Valle Faul che allora era un deserto
o nelle notti di Pratogiardino
tra noi comunisti e proletari
Sapeva tutto di Viterbo e tutto
di Dante e tutto dei nostri doveri
la povertà non l'aveva spezzato
con le armi della poesia lottava
per la giustizia e per la libertà
Poi venne la mattina in cui i ragazzi
restituirono alla città
l'area dismessa dell'ex-officina
del gas e fecero il centro sociale
risorse Alfio e fu di tutti il padre
Da quindici anni è morto e tante volte
nell'ora del dolore vengo a dirmi
che nelle lotte da condurre ancora
avrei bisogno di sentirlo al fianco
a contrastare la guerra e il fascismo
Ora che finalmente lo ricorda
intera la città di cui fu figlio
e ricordandolo - lo sappia o meno -
la lotta ne prosegue nonviolenta
mi dico che Alfio vive ancora e ancora
* * *
12. Monaldo Scorticossi ricorda Alfio Pannega
Mi chiedi cosa io ricordi di Alfio che già altri non abbiano rievocato.
La bontà, il candore, la capacità di accendersi subitaneamente sia d'indignazione che di felicità
son tutte cose che altri hanno già detto.
La militanza comunista libertaria, l'antifascismo che era in tutte le sue fibre
la coscienza di classe del proletario, l'impegno nonviolento per la pace
la solidarietà con tutte e tutti
anche queste sono cose a tutti note.
L'amore per la poesia e per Dante
l'amore accudente ed infinito
per tutte le persone che gli furono vicine
nell'esperienza del centro sociale
si sa bene anche questo.
La denuncia costante e intransigente
della violenza del fascismo
della rapina del capitale
del sistema di potere dei vampiri
l'orrore per tutti i carnefici
e per tutti quelli che stanno silenti a guardare i carnefici all'opera
anche queste sono cose risapute.
La gioia che si esprime nella danza
il piacere infinito della parola
che come un fiume impetuoso scorre
a dire il mondo e a crearlo il mondo
la tenerezza di figlio per sua madre
la capacità di avere compassione di tutto
e insieme la fermezza nel bene nel vero nel giusto
sono cose di lui che so io come sai tu.
Cosa posso quindi aggiungere di Alfio
che non sia stato già detto più e più volte?
Forse questo: che sapeva ascoltare
e ascoltando ti guariva le ferite.
* * *
13. Un ricordo di Alfio Pannega da parte di Memmo Sceccaspiri
Di Alfio ricordo l'amore infinito per sua madre, la sua prima maestra di dignità umana e di lotta nonviolenta.
Di Alfio ricordo i molti durissimi anni di estrema povertà ed estrema solitudine, pur essendo conosciuto ed amato da tutti i viterbesi.
Di Alfio ricordo la luminosa militanza comunista e libertaria affinché ogni essere umano potesse vivere una vita degna e felice e tutto il bene e tutti i beni fossero condivisi in fraternità e sorellanza da tutti gli esseri umani.
Di Alfio ricordo la generosità senza riserve nei confronti di chiunque avesse bisogno di aiuto.
Di Alfio ricordo l'amore immenso per la poesia come forma di liberazione e di solidarietà che ogni essere umano riconosce e raggiunge e conforta e sostiene.
Di Alfio ricordo la grande cultura: la profonda cultura del popolo e la conoscenza finissima dei classici della poesia italiana, da Dante ai poemi cavallereschi ai lirici del Novecento.
Di Alfio ricordo come con la nascita del centro sociale Valle Faul sia divenuto autentico maestro per innumerevoli giovani che da lui hanno appreso la buona politica, l'amore per la verità, la lotta nonviolenta, la dignità e la solidarietà che si oppone ad ogni violenza, ad ogni menzogna, ad ogni potere corrotto e corruttore, ad ogni rapina e devastazione, al sistema di potere che vampirizza gli esseri umani e la natura.
Di Alfio ricordo il costante impegno per la pace, per la giustizia e per la libertà, per la condivisione e per la misericordia: aveva conosciuto la violenza del fascismo e della guerra e si era opposto al fascismo e alla guerra allora e per tutto il resto della sua vita.
Di Alfio ricordo l'allegria quando era con le persone amiche, la gioia per la musica e la danza, la felicità quando lottava per il bene comune.
Di Alfio ricordo l'amicizia che ci univa, e ne sento una struggente nostalgia.
* * *
14. Un ricordo di Alfio Pannega scritto da Gerberto Roscelllini
Soffrì molto Alfio Pannega: sfruttato, emarginato, oppresso, a lungo incompreso.
Fu molto felice Alfio Pannega: nella lotta nonviolenta per la liberazione dell'umanità intera e la salvaguardia dell'intero mondo vivente; nella poesia infinitamente amata, vissuta e creata; nella vita in comune nel centro sociale occupato autogestito Valle Faul, la sua grande famiglia, la scuola in cui educò al vero e al bene centinaia e forse migliaia di giovani viterbesi; nella testimonianza dell'umanità come potrebbe e dovrebbe essere: generosa e accudente, responsabile e solidale, gentile e misericordiosa.
Il nostro fratello Alfio Pannega.
Il nostro compagno antifascista comunista libertario nonviolento Alfio Pannega.
* * *
15. Eusebio Defori ricorda Alfio Pannega
Cento anni fa, il 21 settembre 1921, nacque Alfio Pannega.
Anch'io l'ho conosciuto e gli sono stato amico e compagno di lotte nonviolente per la giustizia e per la libertà, per la pace disarmata e disarmante che salva tutte le vite, per la misericordia che ogni persona riconosce, soccorre, accoglie, conforta.
Ieri la città di Viterbo lo ha ricordato con un convegno a Palazzo dei Priori, sede del Comune, ed è stata una cosa buona e giusta.
Così come è stata una cosa buona e giusta, e d'incomparabile valore, che i facchini di Santa Rosa - che del popolo viterbese sono il fiore e l'emblema - lo abbiano ricordato dedicandogli la "girata" della Macchina nel trasporto del 3 settembre scorso.
Mi commuove questo omaggio corale di un'intera città a un uomo che visse l'intera sua vita nella più profonda povertà, e che solo in età tarda, dopo decenni di solitudine, ebbe il sollievo e la gioia immensa di trascorrere gli ultimi diciotto anni della sua vita, dal 1993 al 2010, circondato ed amato dai ragazzi del centro sociale Valle Faul, che sono stati la sua grande famiglia, i suoi compagni di riflessioni e di lotte, i suoi allievi e compagni di viaggio sulla via del vero e del bene.
Quale felicità sarebbe stata per Alfio sapere che a quindici anni della sua morte il popolo viterbese non lo ha dimenticato, ma anzi gli rende un così corale omaggio "tutti di un sentimento".
Quale felicità sarebbe stata per Alfio sapere che nel centenario della sua nascita sarebbe stato unanimemente riconosciuto e onorato per quello che veramente era: un uomo sapiente e saggio, buono come il pane, che ha luminosamente testimoniato la dignità e la solidarietà umana; che ha educato innumerevoli giovani alla libertà come bene comune indivisibile, all'uguaglianza di diritti nel riconoscimento e nel rispetto della diversità di ogni persona, all'universale fraternità e sorellanza, alla responsabilità, alla condivisione, alla generosità, alla nonviolenza che salva le vite; che ha dedicato l'intera sua vita ad opporsi a tutte le guerre, a tutte le uccisioni, a tutte le violenze e le ingiustizie; a difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani; a difendere l'intero mondo vivente.
Che doni grandi ci hai lasciato, amico mio; che noi si sappia proseguire la tua lotta per la liberazione e la salvezza dell'umanità intera.
* * *
16. Tomasso Scotolatori: Un commento al convegno per il centenario della nascita di Alfio Pannega
Il convegno che si è svolto a Palazzo dei Priori a Viterbo il 21 settembre 2025 in occasione del centenario della nascita di Alfio Pannega ha presentato numerose testimonianze su vari aspetti della figura e dell'opera del poeta antifascista nonviolento viterbese cui la città ha reso omaggio nel corso di quest'anno con molte iniziative, tra cui straordinaria quella del ricordo da parte dei facchini di Santa Rosa nel corso del trasporto della Macchina il 3 settembre dedicandogli la "girata" di piazza del Comune, un onore che il popolo di Viterbo, di cui i facchini sono genuina espressione, riserva ai più grandi dei suoi figli.
*
Tre dettagli di quel convegno vorremmo preliminarmente sottolineare, che forse non sono stati messi abbastanza in rilievo: la lettera del Prefetto di Viterbo, la presenza dei due sindaci emeriti Giovanni Maria Arena e Giulio Marini.
La prefettura di Viterbo fu presente con un suo rappresentante che intervenne l'8 maggio in occasione dell'intitolazione ad Alfio Pannega dell'emporio solidale di Viterbo; la lettera inviata ai promotori del convegno del 21 settembre ha confermato l'attenzione e il sentimento di vicinanza della prefettura, istituzione che nell'articolazione del sistema rappresentativo democratico ha un ruolo peculiare e rilevante.
I sindaci emeriti Giovanni Arena e Giulio Marini avevano già espresso in passato rilevanti testimonianze di affetto e considerazione per Alfio Pannega, e un ricordo particolare va alla promozione della "lectio magistralis" di Alfio Pannega nella Sala Regia di Palazzo dei Priori nel 2010, poco tempo prima della scomparsa del poeta antifascista nonviolento.
Al prefetto, ai sindaci emeriti, e naturalmente anche alla sindaca attuale, va la gratitudine di tutte le persone amiche di Alfio.
La loro partecipazione è stato segno del riconoscimento da parte delle istituzioni dell'ordinamento giuridico italiano del valore di un uomo che in vita aveva subito sfruttamento ed emarginazione, e che per tutta la vita aveva lottato per la democrazia e per i diritti umani di tutti gli esseri umani, da membro cosciente della classe operaia, da militante antifascista, comunista e libertario, nonviolento.
*
Nel convegno del 21 settembre molte voci hanno contribuito a ricostruire il volto di Alfio, e tra esse di particolare rilevanza quelle di Luciano Bernabei e di Arianna Marullo che con Alfio hanno vissuto l'esperienza del centro sociale Valle Faul, un'esperienza di solidarietà concreta, di auto-aiuto, di profonda formazione morale e politica, di produzione e fruizione culturale non mercificata, e soprattutto di riflessione e di lotta nonviolenta in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente; un'esperienza che ancora attende un'adeguata ricostruzione storica che renda giustizia e merito a una vicenda che con le sue luci e le sue ombre, le sue contraddizioni e i suoi conflitti, è stata nel suo insieme uno splendido esempio di passione etica, di impegno civile, di riconoscimento di umanità, di promozione della dignità di tutti e di ciascuno.
Nelle loro testimonianze Luciano Bernabei ed Arianna Marullo hanno espresso con parole illuminanti quella vicenda di vicinanza e di amore tra Alfio e gli innumerevoli giovani che si posero alla sua scuola di persona buona, che insieme a lui per anni ed anni lottarono nonviolentemente per il bene comune dell'umanità.
*
Una cosa ancora vorremmo evidenziare particolarmente del convegno del 21 settembre: la presenza nella sala del convegno di quell'unica bandiera dispiegata: la bandiera della nonviolenza, con i colori dell'arcobaleno e il disegno delle mani che spezzano un fucile. A ricordare l'impegno di Alfio per la pace e il disarmo, la solidarietà e la riconciliazione, la nonviolenza che a tutte le violenze si oppone. Ed infatti, come è stato ripetutamente e giustamente detto nel corso di questo anno di iniziative in sua memoria, ricordare Alfio Pannega significa in primo luogo proseguirne la lotta contro tutte le guerre e le uccisioni; ogni iniziativa in sua memoria è un appello a salvare le vite, a costruire la pace, a contrastare il male facendo il bene, ad opporsi alla violenza con la scelta della nonviolenza.
*
Alle tante testimonianze su Alfio ci piacerebbe aggiungere ancora una volta in particolare il ricordo della sua appassionata militanza comunista, libertaria ed antitotalitaria; come la sua scelta esistenziale e politica della nonviolenza abbia plasmato il comune sentire delle persone che hanno partecipato all'esperienza del centro sociale Valle Faul; come in lui la consapevolezza dell'ingiustizia sociale, la memoria della ferocia fascista, la denuncia del regime dello sfruttamento, della sopraffazione e della corruzione abbiano dato luogo a un impegno morale e politico caratterizzato dal rifiuto del risentimento come del fanatismo, dall'opposizione ad ogni menzogna e ad ogni violenza, dalla costante ricerca delle azioni più adeguate per affermare il bene comune dell'umanità e la salvaguardia del mondo vivente; e ancora: l'amore per la cultura che degnifica e salva tutti gli esseri umani; la difesa della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani; la decisività dell'impegno per la pace.
Ricordare Alfio Pannega è rievocare le ragioni della dignità umana, invitare all'impegno affinché tutti gli esseri umani siano di aiuto a tutti gli esseri umani, chiamare ad inverare quello che un vecchio filosofo chiamò "il sogno di una cosa": la convivenza fraterna e sororale dell'intera umana famiglia in armonia ed empatia, nell'eguaglianza di diritti fondata sul rispetto della diversità di ogni persona, realizzando giustizia e libertà.
Continua a scavare, vecchia talpa.
* * *
17. Lucrezio Aruetti: La Viterbo sognata e inverata di Alfio Pannega
C'è una Viterbo diurna e una Viterbo notturna: in quella notturna c'è il mare. Come ne "I vitelloni" di Fellini. E il mare cominciava subito fuori la porta del Vignola che apre la cinta muraria cittadina a Valle Faul. E aggrappata alla porta del Vignola c'era la casa di Alfio, e aggrappato alla casa di Alfio l'ex-gazometro da decenni abbandonato, uno spazio vasto e prezioso che all'alba dell'11 luglio 1993 fu occupato per risanarlo e restituirlo alla città dai ragazzi che lì realizzarono il centro sociale Valle Faul: e del centro sociale Valle Faul Alfio fu il volto, la voce, il cuore.
Ricordo come un tempo magico i primi tempi dell'occupazione: la miriade d'iniziative culturali, le frotte di giovani e giovanissimi, la loro scoperta del mondo nell'esperienza più propria degli esseri umani: il dialogo, le infinite assemblee in cui tutte e tutti parlavano e si ascoltavano.
Ma ancora più straordinari furono gli sviluppi dei mesi e degli anni successivi: il centro sociale sempre più si caratterizzò come un luogo in cui si garantiva "un letto e un piatto di minestra" per chiunque ne avesse bisogno; un luogo di solidarietà e condivisione senza riserve e senza barriere; e un luogo di studio e di formazione: innanzitutto di accostamento teorico e pratico alla nonviolenza; poi anche di lettura e commento dei classici della letteratura, della filosofia, della morale e della politica; di preparazione a come si fa un discorso in pubblico, a come si scrive un comunicato stampa, a come si gestisce democraticamente un confronto d'idee, una ricerca condivisa e un consesso deliberativo; di conoscenza degli elementi fondamentali della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Costituzione della Repubblica italiana, come anche di altri testi giuridici, dal codice penale e di procedura penale al codice civile e di procedura civile; di studio approfondito delle principali questioni sociali e politiche - prime fra tutte l'opposizione alla guerra e al razzismo -; di preparazione alla lotta per il bene comune con metodi coerenti con il fine del bene, così come volevano Mohandas Gandhi e Martin Luther King, Aldo Capitini e Danilo Dolci, Lorenzo Milani e Franco Basaglia, Rosa Luxemburg e Marianella Garcia, Virginia Woolf e Simone Weil, Olympe de Gouges e Carla Lonzi, Laura Conti e Lidia Menapace, Hannah Arendt e Luce Fabbri.
E soprattutto fu il luogo in cui si prepararono, si organizzarono, si gestirono alcune grandi lotte nonviolente che ci portarono fino ad Aviano ad adoperarci per bloccare con la forza della nonviolenza il decollo dei bombardieri che di lì, violando la Costituzione della Repubblica italiana, recavano strage al di là dell'Adriatico.
L'esperienza del centro sociale di cui Alfio era anima e simbolo è stata, nel vivo delle contraddizioni e dei conflitti e nel groviglio delle complessità, un'esperienza di convivenza e di solidarietà, di edificazione morale e civile, di speranza e di testimonianza che per chi vi ha preso parte resta una vicenda indimenticabile, un dono luminoso e nutriente, e un'interiore preziosa risorsa per affrontare il cammino della vita.
Alfio e il suo centro sociale sono stati insieme un sogno che si avvera e un appello a continuare ed estendere quella passione e quell'impegno affinché ogni essere umano sia finalmente libero e felice.
La nonviolenza è in cammino. La nonviolenza è il cammino.
(parte prima - segue)
4. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Sabino Cassese, Come si misura una democrazia. Proposte per riaprare l'Italia, Rcs, Milano 2026, pp. 288, euro 17.
- Ezzideen Shehab, Diario di un giovane medico. Appunti dal genocidio a Gaza, Mimesis, Sesto San Giovanni (Milano) 2026, pp. 162, euro 16.
*
Riletture
- Francesco Codato, Follia, potere e istituzione: genesi del pensiero di Franco Basaglia, Tangram, Trento, 2010, 2014, pp. 208.
- Jean Starobinski, Il rimedio nel male, Einaudi, Torino 1990, pp. VI + 272.
*
Classici
- Dante Alighieri, La divina commedia, Sansoni, Firenze 1951, pp. VI + 862. Commento di Attilio Momigliano.
- Gogol', Opere, Mondadori, Milano 1994-1996, 2006, 2 voll. per pp. CXXXVIII + 1334 (vol. I) + LXXX + 1424 (vol. II).
*
Maestri
- Guido Calogero, Filosofia del dialogo, Edizioni di Comunita', Milano 1962, 1977, pp. 414.
- Guido Calogero, Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo, Edizioni dell'Ateneo, Roma 1968, pp. XVI + 176.
*
Maestre
- Alba de Cespedes, Nessuno torna indietro, Mondadori, Milano 1938, 1966, pp. 300.
- Giuliana Morandini, ... e allora mi hanno rinchiusa, Bompiani, Milano 1977, 1985, pp. XVIII + 242.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 117 dell'11 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 117 dell'11 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Poiche' pensiamo che ogni essere umano sia un essere umano
2. Brevissima storia del comunismo a Viterbo
3. 48 voci adespote di una Viterbo segreta ricordano Alfio Pannega, comunista libertario e nonviolento (parte prima)
4. Alcuni ulteriori riferimenti utili
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. POICHE' PENSIAMO CHE OGNI ESSERE UMANO SIA UN ESSERE UMANO
Poiche' pensiamo che ogni essere umano sia un essere umano
tutti gli esseri umani crediamo che abbiano diritto
alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Quindi logicamente ne consegue
che tutte le guerre e tutte le uccisioni
tutte le violenze e tutte le oppressioni
e' giusto e necessario che siano abolite
poiche' confliggono col riconoscimento
dell'evidente umanita' di ogni essere umano.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. LANX SATURA. BREVISSIMA STORIA DEL COMUNISMO A VITERBO
I.
Alfio Pannega era un comunista libertario nonviolento, e ormai e' morto.
Vito Ferrante era un comunista libertario nonviolento, e ormai e' morto pure lui.
Di comunisti libertari nonviolenti certe volte mi pare che in questa citta'
ci sono restato solo io
e non mi sento neppure tanto bene.
II.
Ma non e' vero.
Ogni giorno feriti dal dolore
incontro compagne e compagni innumerevoli
e so che loro che mi sopravviveranno
sono l'umanita' nella cui bonta' confido
e so che un giorno faranno il mondo giusto
per cui e Alfio e Vito ed io abbiamo creduto
valesse la pena lottare per tutta la vita.
3. MEMORIA RESISTENTE. 48 VOCI ADESPOTE DI UNA VITERBO SEGRETA RICORDANO ALFIO PANNEGA, COMUNISTA LIBERTARIO E NONVIOLENTO (PARTE PRIMA)
Indice
1. Giobbe Santabarbara: Nel ricordo di Alfio Pannega, per la pace disarmata e disarmante
2. Tristano Callarari ricorda Alfio Pannega
3. Coriolano Demisoni ricorda Alfio Pannega
4. Alceo Scorticossi: Ricordare Alfio Pannega, ovvero un appello contro tutte le guerre
5. Giacomo Solvesti ricorda Alfio Pannega
6. Il ricordo di Rino Venedisci
7. Il ricordo di Evaristo Zuzzanghi
8. Tre amici di Alfio Pannega si associano alla proposta che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il centenario della nascita
8. Osvaldo Caffianchi: Se Alfio fosse qui
10. Tristano Malaccorsi ricorda Alfio Pannega
11. Gennaro Sabbiosi ricorda Alfio Pannega
12. Monaldo Scorticossi ricorda Alfio Pannega
13. Un ricordo di Alfio Pannega da parte di Memmo Sceccaspiri
14. Un ricordo di Alfio Pannega scritto da Gerberto Roscellini
15. Eusebio Defori ricorda Alfio Pannega
16. Tomasso Scotolatori: Un commento al convegno per il centenario della nascita di Alfio Pannega
17. Lucrezio Aruetti: La Viterbo sognata e inverata di Alfio Pannega
18. Tristano Timandri ricorda Alfio Pannega
19. Bastiano Chitoni ricorda Alfio Pannega
20. Teseo Scaramacchi ricorda Alfio Pannega
21. Ulisse Utissi ricorda Alfio Pannega
22. Girolamo Ulliusi ricorda Alfio Pannega
23. Erasmo Baccaglioni ricorda Alfio Pannega
24. Fedele Panciafichi ricorda Alfio Pannega
25. Terenzio Scatolari ricorda Alfio Pannega
26. Berto Tressordi ricorda Alfio Pannega
27. Ottaviano Focaroni ricorda Alfio Pannega
28. Luciano Bonfrate ricorda Alfio Pannega
29. Galliano Scarcassacci ricorda Alfio Pannega
30. Alceste Strapponi ricorda Alfio Pannega
31. Clementino Cucchiaroni ricorda Alfio Pannega
32. Gennaro Aniello Capotosti ricorda Alfio Pannega
33. Attijo Piascarani ricorda Alfio Pannega
34. Servio Malestri ricorda Alfio Pannega
35. Ausilio Smandrapponi ricorda Alfio Pannega
36. Donato Fratescorzi ricorda Alfio Pannega
37. Leopoldo Scimpanzieri ricorda Alfio Pannega
38. Federico Angelo Armecorrà ricorda Alfio Pannega ed altri amici
39. Marco Marcelliano Nedoluddi ricorda Alfio Pannega
40. Anastasio Vaculinciucchi ricorda Alfio Pannega
41. Berto Marcolfi ricorda Alfio Pannega
42. Gentilino Callarari ricorda Alfio Pannega
43. Giustino Filicasse ricorda Alfio Pannega
44. Miro Descheltri ricorda un aneddoto su Alfio Pannega
45. Farello Runciglioni ricorda Alfio Pannega
46. Annibale Scarpante: quattro ruminazioni ricordando Alfio Pannega
47. Marco Aurelio Scardanelli: Il centro sociale di Alfio Pannega
48. Alfonso Denocchiari ricorda Alfio Pannega
* * *
1. Giobbe Santabarbara: Nel ricordo di Alfio Pannega, per la pace disarmata e disarmante
Ricordare Alfio Pannega è opporsi a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.
Le numerose e variegate iniziative di commemorazione di Alfio Pannega - l'indimenticabile poeta proletario, militante del movimento operaio, antifascista nonviolento viterbese -, iniziative che si stanno svolgendo a Viterbo e nell'Alto Lazio in quest'anno in cui ricorre il centenario della sua nascita, colmano il cuore di gioia, una sobria, serena e severa gioia che è insieme impegno morale e civile, fedeltà al vero e al bene.
Poiché ogni sincero ricordo di Alfio Pannega è altresì un appello, un ineludibile appello concreto e coerente, nitido e intransigente, a proseguire la sua lotta per la pace, per la pace disarmata e disarmante, per la pace che rispetta e salva tutte le vite.
Noi che abbiamo avuto la fortuna e l'onore di essere stati suoi compagni di riflessioni e di lotte, di pensiero e azione, sentiamo e sappiamo e testimoniamo che ricordare Alfio questo significa, e non altro: insorgere nonviolentemente contro tutte le guerre e le uccisioni. Insorgere nonviolentemente per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione. Insorgere nonviolentemente per salvare tutte le vite. Insorgere nonviolentemente contro ogni violenza e ogni oppressione.
Nel ricordo e alla scuola del nostro vecchio compagno Alfio Pannega la nonviolenza è in cammino, la nonviolenza è il cammino.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta nonviolenta per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera; per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto; per condividere fra tutte e tutti tutto il bene e tutti i beni; per affermare e difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani; per accudire e salvaguardare quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi, quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanità intera.
La pace sia con tutte e tutti; di tutte e tutti la pace sia il primo pensiero e il primo impegno.
Chi salva una vita salva il mondo.
* * *
2. Tristano Callarari ricorda Alfio Pannega
Alfio Pannega era l'uomo che raccoglieva il cartone, che si occupava di ripulire la mattina di buon'ora la citta' dagli scarti.
La citta' lo amava ma non lo capiva, perche' per capirlo occorreva ascoltarlo, e per ascoltarlo occorreva sentirlo, e per sentirlo occorreva rimettere in discussione tutte le gerarchie e le dominazioni e tutti i rapporti di produzione e di proprieta', come voleva Brecht.
*
Io lo conobbi a Valle Faul dove abitava, quando a Valle Faul vivevano anche alcune famiglie di sinti che poi il Comune brutalmente allontano', dapprima ancor piu' in periferia dietro piazza Lago di Monterosi, e poi di li' ancor piu' lontano, ancora piu' invisibili, dietro il cimitero: e' una storia dolorosa di sopraffazione e razzismo di cui mi ricordo forse soltanto io.
*
Ma lo scoprii veramente parlandoci a lungo di notte a Pratogiardino, quando la festa dell'Unita' spegneva le luci e restavano solo i compagni della vigilanza e pochi militanti nottambuli.
Era ovvio che fosse comunista: i poveri, gli sfruttati, gli umiliati e offesi, cos'altro dovrebbero essere?
Ma anche i militanti e i dirigenti del partito non lo capivano: gli volevano bene, sentivano che era uno di loro, ma non si fermavano ad ascoltarlo, a ragionarci dei compiti dell'ora del movimento operaio e contadino, della lotta contro la guerra e contro l'imperialismo, il colonialismo, il razzismo, del nocciolo duro del marxismo, della vita e della morte. Io l'ho fatto.
E lo facevano anche alcuni preti; strani preti: don Dante Bernini, i fratelli don Armando e don Bruno Marini, cristiani come dovevano esserlo i primi cristiani, e quindi piu' o meno come noi comunisti. Lo ascoltavano, lo aiutavano, lo rispettavano. Cristiani loro, comunista lui, dalla stessa parte della barricata.
*
Poi lo ritrovai, e lo frequentai, con l'occupazione dell'ex gazometro e la nascita del centro sociale: e li' comincio' la sua nuova vita; la felicita' di una famiglia estesa e vivace, la gioia di condividere con tanti giovani i giochi e le lotte, le discussioni e le avventure, la scelta collettiva della nonviolenza e le innumerevoli iniziative nonviolente; ottenendo finalmente il riconoscimento e la riconoscenza che non aveva mai avuto realmente fin li'.
Tra il 1993 e il 2010 il centro sociale (dapprima a Valle Faul, poi a Castel d'Asso) fu la sua casa, la sua famiglia, la sua cattedra e il suo distaccamento partigiano.
*
Comunista libertario, amico della nonviolenza, poeta e di poeti fine dicitore (di Dante, soprattutto e sopra tutti), persona buona e generosa, so che se passassi dinanzi alla sua tomba e gridassi "Alfio, arrivano gli sfruttatori", lui romperebbe la pietra e ne uscirebbe per riprendere la lotta.
* * *
3. Coriolano Demisoni ricorda Alfio Pannega
Anch'io conobbi e amai Alfio Pannega
che non si arrese mai alla violenza
che fu maestro nella gaia scienza
donando amor che il mondo unisce e spiega
Non fece parte mai della congrega
degli oppressori che tutti ci opprime
la contrastò con gli atti e con le rime
il bene fu per lui l'alfa e l'omega
Chi lo ricorda ne ricorda insieme
la gentilezza ed il coraggio grandi
di chi tutto accudisce e nulla teme
si oppone a tutti i crimini nefandi
essendo di virtù esempio e seme
e in vomeri tramuta gli empi brandi
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4. Alceo Scorticossi: Ricordare Alfio Pannega, ovvero un appello contro tutte le guerre
Mi è stato chiesto perché io attribuisca tanta importanza alle iniziative in corso in ricordo del mio vecchio amico e compagno di lotte Alfio Pannega che ci ha lasciato quindici anni fa e di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.
E' una domanda legittima, visto che non attribuisco nessuna importanza agli anniversari, non partecipo mai né a feste né a simposi, le celebrazioni mi imbarazzano, e quando sento commemorare qualcuno che ho conosciuto quei discorsi di solito mi rattristano ancor più.
Non solo: penso che chi è morto resta morto, tutto per lui è finito. Non condivido la fiducia (la fede, la speranza, l'eroica o narcotica illusione, ciascuno la chiami pure come vuole) che l'esistenza di un individuo possa continuare dopo la morte - se non nel ricordo altrui, certamente, ma lui non lo saprà mai, poiché ha cessato di esistere.
E allora perché?
Perché per me ricordare Alfio Pannega significa una cosa precisa: proseguire la lotta che fu anche la sua contro le guerre, le stragi, le uccisioni. Contro tutte le guerre, tutte le stragi, tutte le uccisioni.
Ecco quindi che ogni iniziativa per il centenario della nascita di Alfio Pannega ha per me un significato e un valore nitidi ed inequivocabili: convocano ad opporsi a tutte le guerre, a tutti i massacri, a tutte le uccisioni, e quindi ad opporsi a tutti gli strumenti con cui le guerre si fanno: le armi e le organizzazioni armate: tutte le armi servono sempre e soltanto ad uccidere.
Il mio amico e compagno di lotte Alfio Pannega questa eredità, questo legato lascia: che noi si continui ad opporci alla guerra; che noi si lotti per il disarmo e la smilitarizzazione di tutti i conflitti, i territori, le società, le culture; che noi si contrasti la violenza nell'unico modo concreto e coerente in cui contrastare la violenza è possibile: con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Chi in questi giorni, in questi mesi, sta ricordando Alfio a partire dalla propria personale relazione con lui, ne sta altresì prolungando - e per questo gli attesto tutta la mia gratitudine - l'estremo appello e il grido inesausto: sia pace fra tutti gli esseri umani e fra l'umanità e l'intero mondo vivente; cessate di uccidere, salvate tutte le vite; ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà; ogni vittima ha il volto di Abele; chi salva una vita, salva il mondo.
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5. Giacomo Solvesti ricorda Alfio Pannega
A quei tempi nella valle vivevano anche alcune famiglie zingare. Non ricordo se ho conosciuto prima loro o Alfio, ma con tutti strinsi amicizia.
Poi i proconsoli locali del regime della corruzione, che naturalmente era anche razzista, quelle famiglie le allontanò. Alfio restò.
A quei tempi con Alfio ci vedevamo raramente, ma quando accadeva ragionavamo a lungo: parlavamo soprattutto dei compiti del movimento operaio, delle lotte più urgenti, della situazione internazionale, del Vietnam e del Cile, ma anche della struttura di classe della società viterbese, della penetrazione dei poteri criminali e del sistema di potere andreottiano, e di quello che allora si cominciava a chiamare il modello di sviluppo.
Anni passarono.
Alfio era sempre lì, in fondo alla valle, nelle sue due stanzette a ridosso di Porta Faul, con i suoi cani e i rifiuti della città da cui ricavava nuovo valore e nuova vita. Un segreto re taumaturgo. Che dopo aver camminato per l'intera città trainando il suo carretto stracolmo di cartoni e di altri scarti del lavoro altrui e giungeva infine alla sua dimora si trovava solo, in una solitudine infinita.
Nel 1993 lo raggiunsero i ragazzi che occuparono l'ex-gazometro. Per Alfio fu rinascere. Una seconda vita.
Con loro visse, con loro giocò e gioì, con loro condusse lotte necessarie; li educò con l'esempio alla nonviolenza e al comunismo libertario, alla difesa della vita di tutti gli esseri viventi e dell'intero mondo vivente.
Poi il centro sociale - ed Alfio con esso -si trasferì a Castel d'Asso, in aperta campagna, e qui visse gli ultimi anni.
Quell'ultima gioia: il libro.
Quell'ultima campagna nonviolenta: per il diritto di tutte le persone ad avere una casa.
La mattina del 30 aprile 2010 non si svegliò più.
Sono passati quindici anni, sembra di parlare di un'epoca remota.
E' bello che in occasione del centenario della nascita tante persone lo ricordino con affetto e amicizia sinceri.
E mentre l'orrore della guerra divampa in tante parti del mondo divorando innumerevoli esseri umani innocenti, il ricordo di Alfio ci convoca ancora alla lotta contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni, per la pace che salva le vite, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
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6. Il ricordo di Rino Venedisci
Tre ricordi.
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Il primo ricordo, in anni lontani, forse mezzo secolo fa. Eravamo entrambi militanti del movimento operaio, e lo siamo restati anche quando le sue organizzazioni sono state distrutte dal trionfo del crimine e della follia che oggi governa il mondo e minaccia l'intera umanità di annichilimento. Scoprii allora, attraverso lunghe conversazioni a tu per tu, come questa persona che viveva ed aveva sempre vissuto in grande povertà svolgendo lavori assai gravosi e faticosi possedesse una cultura umanistica e politica cospicua, come era proprio nel secolo scorso degli sfruttati che maturando una coscienza di classe sapevano che la loro militanza politica richiedeva anche uno studio costante e una capacità critica di analisi e di interpretazione che prefiguravano la possibilità che le oppresse e gli oppressi costruissero la società fraterna e sororale, responsabile e solidale, liberata e misericorde, che è il sogno dell'umanità intera fin dal sorgere dell'ominazione, fin dallo scoccare della scintilla della ragione. Credo di essere uno dei pochi (temo anzi dei pochissimi) che con Alfio ha ragionato per ore e ore sulle prospettive dell'umanità, sui compiti dell'ora del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione comune, sulle complessità del conflitto sociale e politico e su come contribuire a far crescere la scelta della nonviolenza nella tradizione di pensiero, di organizzazione e di lotte scaturita dal Manifesto del 1848 e dalla prima Internazionale; e mi porto nell'animo il cruccio di non aver saputo favorire abbastanza la socializzazione e la valorizzazione di questi suo saperi, di questa componente fondamentale della sua persona, della sua riflessione ed azione, della sua vicenda intellettuale ed esistenziale, della sua testimonianza.
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Il secondo ricordo, il punto di svolta nella vita di Alfio con la nascita nell'estate del 1993 del centro sociale nell'area dell'ex officina del gas di Viterbo, un impianto che da decenni era stato abbandonato al degrado e che un gruppo di giovani volenterosi decise di restituire come bene comune alla città. Del centro sociale Alfio è stato il perno e il cuore: e le centinaia e forse migliaia di giovani che nel corso di molti anni in vario modo e misura hanno preso parte a quell'esperienza, in lui hanno trovato un educatore al bene e al vero, alla virtù dell'attenzione e alla pratica della generosità. Per Alfio il centro sociale è stato focolare, cattedra e barricata; il luogo visibile e veggente in cui ha potuto svolgere il suo compito di educatore e di lottatore nonviolento per il bene comune dell'umanità, per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia dell'intero mondo vivente; e i ragazzi che il centro sociale hanno vissuto, animato o anche solo frequentato, sono stati la sua famiglia e restano la sua principale eredità.
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Il terzo ricordo risale agli ultimi anni della sua vita: la sua partecipazione persuasa ed entusiasmante alla lotta nonviolenta che ha salvato la preziosa area archeologica, naturalistica, storica e culturale del Bulicame dall'assalto di un folle progetto di cementificazione e di prostituzione sia ai poteri rapinatori ed onnidistruttivi, sia ai miti ed ai costumi più degradati e alienanti della contemporaneità.
Altri momenti ed altri temi ancora potrei evocare, ma bastino questi pochi cenni a dire non solo la mia personale gratitudine e nostalgia di un amico e compagno di lotte, ma anche la ferma e profonda convinzione di quanto preziosa e illuminante sia stata la sua testimonianza e quando decisivo il suo lascito che continuerà a dare frutti.
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7. Il ricordo di Evaristo Zuzzanghi
Mi chiedi di riuscire in due parole
a ricordare un vecchio e caro amico
e rievocare un tempo ormai antico
di lotte affinché sorgesse il sole
dell'avvenire. E quindi te la dico
la verità che in cuore preme e duole:
faceva scuola fuori dalle scuole
nessuno odiava e amava anche il nemico
soffriva e non portava alcun rancore
gioiva dell'altrui felicità
lottava per sconfiggere l'orrore
perché fosse giustizia e libertà
rendeva ad ogni vita amore e onore
e al male opponeva la pietà.
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8. Tre amici di Alfio Pannega si associano alla proposta che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il centenario della nascita
Ci associamo alla proposta, da più parti formulata negli scorsi mesi e con particolare intensità nelle scorse settimane, che i facchini di Santa Rosa ricordino l'indimenticabile poeta viterbese di cui ricorre il 21 settembre il centenario della nascita.
Come i facchini di Santa Rosa Alfio Pannega è stato un simbolo del popolo di Viterbo, con le sue doti di dignità, di generosità, di coraggio nell'affrontare le prove e le sofferenze della vita.
Per chiunque lo abbia conosciuto Alfio Pannega è stato un amico gentile e accudente, un maestro di vita sapiente e altruista, un esempio d'impegno morale e civile per il bene comune dell'umanità, un educatore alla nonviolenza che a tutte le ingiustizie si oppone.
Con viva speranza ci associamo quindi all'auspicio che come già il Comune di Viterbo, come tante associazioni di volontariato, come prestigiosi enti morali rappresentativi delle esperienze più preziose e dei valori più alti, anche i facchini di Santa Rosa che della città di Viterbo, del suo popolo e delle sue tradizioni sono da sempre voce e volto, ricordino Alfio Pannega, e nel ricordarlo invitino l'intera cittadinanza a proseguire nell'impegno che ha caratterizzato l'intera vita di Alfio: per la pace, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia di quest'unico mondo vivente casa comune dell'intera umana famiglia.
Benito D'Ippolito
Saverio Giufani
Corinzio Piegapini
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9. Osvaldo Caffianchi: Se Alfio fosse qui
Viterbo sta onorando il suo figlio Alfio Pannega nel centenario della nascita con una serie di iniziative che dimostrano quanto profondo fosse l'affetto che legava l'intera popolazione a quel concittadino dalla vita travagliata e dalla generosità infinita, che pur vivendo in un'estrema povertà (ma forse anche proprio per questo) seppe essere l'umanità come dovrebbe essere.
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Sul finire di aprile nella commemorazione tenuta al cimitero monumentale di Viterbo Alfio è stato ricordato non solo dai rappresentanti di alcune delle più autorevoli associazioni democratiche, organizzazioni di volontariato, espressioni della società civile, ma anche da numerosi pubblici amministratori cittadini, tra cui due sindaci emeriti.
E nel quindicesimo anniversario della sua scomparsa, il 30 aprile, la sindaca attuale lo ha ricordato con un messaggio di intensa commozione pubblicato nel sito istituzionale del Comune.
Successivamente, l'8 maggio, ad Alfio è stato intitolato l'"Emporio solidale" di Viterbo, una delle più rilevanti esperienze a Viterbo di aiuto a chi di aiuto ha più bisogno.
Il 3 settembre, poi, i facchini di Santa Rosa gli hanno dedicato la "girata" in piazza del Comune durante il trasporto della Macchina, l'evento più importante della vita cittadina. E' l'omaggio più grande che il popolo di Viterbo riserva ai suoi figli e ai suoi fratelli.
E il 21 settembre, nel giorno del centesimo genetliaco, in una storica sala dello storico Palazzo dei Priori, sede del Comune di Viterbo e testimonianza della longeva storia della città, un convegno sarà dedicato al ricordo del poeta antifascista nonviolento viterbese.
E sarebbero da ricordare anche le tante altre iniziative già realizzate e che si realizzeranno nei prossimi mesi: le repliche dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti; la lapide che verrà collocata su quella che tutti i viterbesi chiamano "la casa di Alfio" nella Valle di Faul; la nuova edizione assai ampliata del libro che raccoglie gran parte dell'opera poetica di Alfio; il festival del volontariato in cui il suo ricordo è stato centrale; la festa popolare nell'anniversario della fondazione del centro sociale di cui Alfio fu anima e cuore...
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Se Alfio fosse qui a veder tutto questo, l'intera città che si mobilita per ricordarlo e rendergli omaggio, che penserebbe, che direbbe, lui che visse come ultimo degli ultimi, lui che è stato l'ultimo dei grandi personaggi assurti a leggenda e mito scaturiti dalle viscere del popolo viterbese, lui autentico emblema della città e della sua storia di sofferenze e di lotte, di umiliazioni e riscatto, di miserie e grandezza?
Non so cosa avrebbe detto ma so che sarebbe stato felice.
So che sarebbe stato felice, ma so anche che subito avrebbe aggiunto: e adesso che avete onorato un morto, e va bene, adesso dovete pensare anche ai vivi, dovete pensare a salvare le vite di tutti quelli che la guerra sta uccidendo; dovete opporvi alla guerra, alle armi, al militarismo e a tutte le strutture, le ideologie e le pratiche assassine; dovete pensare a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto; dovete pensare a costruire pace e solidarietà, giustizia e libertà, una vita degna per tutte le persone.
E lo avrebbe detto con la sua consueta, affilata ironia che usava anche i toni del sarcasmo e il lessico delle taverne per controllare la commozione: era un animo gentile e generoso, finissimo e vibratile, che per pudore cercava di nascondere la struggente tenerezza e l'empatica malinconia che tutto lo pervadeva. E quindi usava sovente le parole secche e ardite come quelle che il suo amatissimo Dante evocava nell'incipit del XXXII canto dell'Inferno; per poi sciogliersi nell'intimità con gli amici più cari nel più lirico intenerimento, nell'emozione più intensa, fino alle lacrime, come quando ad esprimere una subitanea gioia non aveva bisogno di parole, sciogliendosi in una danza come gli eroi biblici, o della Grecia antica.
Perché così era Alfio il poeta, Alfio l'antifascista, Alfio il comunista libertario, Alfio il nonviolento, Alfio che sapeva recitare a memoria i canti della Divina commedia, Alfio che improvvisava fluenti ottave a braccio, Alfio il militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanità, Alfio che educò al vero e al bene tutti i giovani e tutte le giovani - e furono centinaia e forse migliaia - che lo frequentarono negli anni del centro sociale in cui lui anziano e saggio fu punto di riferimento e pietra di paragone, maestro di buoni pensieri, di buone parole, di buone azioni per la migliore gioventù viterbese.
Era un uomo senza rancore, di una generosità assoluta, sapeva amare l'umanità e il mondo, sapeva dire grazie alla vita; ed era segno di contraddizione, denunciatore della violenza della società divisa in classi, lottatore adamantino contro tutte le oppressioni e le menzogne, militante per la causa della solidarietà e della liberazione dell'umanità intera, nessuna persona esclusa.
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Ebbi la fortuna di conoscerlo in anni lontani, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, molto prima della nascita del centro sociale; ed ebbi lunghe conversazioni con lui, in un tempo in cui moltissime persone gli volevano bene ma pochissime - forse solo io - passavano delle ore a ragionare con lui della vita e della morte, dei massimi sistemi, dei compiti del movimento operaio, della nostra comune militanza nel movimento delle oppresse e degli oppressi, delle ragioni della nostra lotta; e ci soccorrevano certo le riflessioni abissali e ineludibili dei tragici greci e di Platone, di Lucrezio e Dante, di Leopardi e Marx, ma anche di Orwell e Camus, di Tolstoj e Gandhi, di Rosa Luxemburg e Hannah Arendt, di Virginia Woolf e di Simone Weil, di Gramsci e di Croce, riflessioni che per così dire rivivevamo e quindi resuscitavamo nell'analizzare l'ora presente, i nostri doveri, le complessità e le contraddizioni di cui venire a capo. Ricordo quei nostri conversari con struggente nostalgia.
E ricordo che già allora eravamo amici della nonviolenza e sapevamo che il primo compito era opporsi alla guerra.
Mezzo secolo dopo è ancora il nostro primo dovere.
Opporsi a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.
Difendere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani.
Difendere quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi; quest'unico mondo vivente che è l'unica casa comune dell'intera umana famiglia.
Salvare tutte le vite.
Solo la nonviolenza può salvare l'umanità dalla catastrofe.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta comune per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera.
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10. Tristano Malaccorsi ricorda Alfio Pannega
Alfio Pannega visse molte vite
di grande sofferenza e grande gioia
di solitudine miseria e noia
di umiliazioni ed angherie subite
a tutte resistette le ferite
percossa l'anima e l'epa croia
dalla violenza la boria e la foia
del lurco e dell'inetto restò mite
sempre si oppose all'odio e alla violenza
sempre lottò per liberare tutti
sempre fu amico della nonviolenza
ed ormai vecchio e colmo di sapienza
ebbe nei giovani compagni e frutti
donando a ognuno verità e coscienza.
* * *
11. Gennaro Sabbiosi ricorda Alfio Pannega
Il primo Alfio Pannega che ricordo
girava per le strade col carretto
all'alba per raccogliere il cartone
i cani lo seguivano e il rispetto
di quanti ne sapevano la storia
Conobbi poi quell'uomo quando ebbi
di dialogarci a lungo l'occasione
giù a Valle Faul che allora era un deserto
o nelle notti di Pratogiardino
tra noi comunisti e proletari
Sapeva tutto di Viterbo e tutto
di Dante e tutto dei nostri doveri
la povertà non l'aveva spezzato
con le armi della poesia lottava
per la giustizia e per la libertà
Poi venne la mattina in cui i ragazzi
restituirono alla città
l'area dismessa dell'ex-officina
del gas e fecero il centro sociale
risorse Alfio e fu di tutti il padre
Da quindici anni è morto e tante volte
nell'ora del dolore vengo a dirmi
che nelle lotte da condurre ancora
avrei bisogno di sentirlo al fianco
a contrastare la guerra e il fascismo
Ora che finalmente lo ricorda
intera la città di cui fu figlio
e ricordandolo - lo sappia o meno -
la lotta ne prosegue nonviolenta
mi dico che Alfio vive ancora e ancora
* * *
12. Monaldo Scorticossi ricorda Alfio Pannega
Mi chiedi cosa io ricordi di Alfio che già altri non abbiano rievocato.
La bontà, il candore, la capacità di accendersi subitaneamente sia d'indignazione che di felicità
son tutte cose che altri hanno già detto.
La militanza comunista libertaria, l'antifascismo che era in tutte le sue fibre
la coscienza di classe del proletario, l'impegno nonviolento per la pace
la solidarietà con tutte e tutti
anche queste sono cose a tutti note.
L'amore per la poesia e per Dante
l'amore accudente ed infinito
per tutte le persone che gli furono vicine
nell'esperienza del centro sociale
si sa bene anche questo.
La denuncia costante e intransigente
della violenza del fascismo
della rapina del capitale
del sistema di potere dei vampiri
l'orrore per tutti i carnefici
e per tutti quelli che stanno silenti a guardare i carnefici all'opera
anche queste sono cose risapute.
La gioia che si esprime nella danza
il piacere infinito della parola
che come un fiume impetuoso scorre
a dire il mondo e a crearlo il mondo
la tenerezza di figlio per sua madre
la capacità di avere compassione di tutto
e insieme la fermezza nel bene nel vero nel giusto
sono cose di lui che so io come sai tu.
Cosa posso quindi aggiungere di Alfio
che non sia stato già detto più e più volte?
Forse questo: che sapeva ascoltare
e ascoltando ti guariva le ferite.
* * *
13. Un ricordo di Alfio Pannega da parte di Memmo Sceccaspiri
Di Alfio ricordo l'amore infinito per sua madre, la sua prima maestra di dignità umana e di lotta nonviolenta.
Di Alfio ricordo i molti durissimi anni di estrema povertà ed estrema solitudine, pur essendo conosciuto ed amato da tutti i viterbesi.
Di Alfio ricordo la luminosa militanza comunista e libertaria affinché ogni essere umano potesse vivere una vita degna e felice e tutto il bene e tutti i beni fossero condivisi in fraternità e sorellanza da tutti gli esseri umani.
Di Alfio ricordo la generosità senza riserve nei confronti di chiunque avesse bisogno di aiuto.
Di Alfio ricordo l'amore immenso per la poesia come forma di liberazione e di solidarietà che ogni essere umano riconosce e raggiunge e conforta e sostiene.
Di Alfio ricordo la grande cultura: la profonda cultura del popolo e la conoscenza finissima dei classici della poesia italiana, da Dante ai poemi cavallereschi ai lirici del Novecento.
Di Alfio ricordo come con la nascita del centro sociale Valle Faul sia divenuto autentico maestro per innumerevoli giovani che da lui hanno appreso la buona politica, l'amore per la verità, la lotta nonviolenta, la dignità e la solidarietà che si oppone ad ogni violenza, ad ogni menzogna, ad ogni potere corrotto e corruttore, ad ogni rapina e devastazione, al sistema di potere che vampirizza gli esseri umani e la natura.
Di Alfio ricordo il costante impegno per la pace, per la giustizia e per la libertà, per la condivisione e per la misericordia: aveva conosciuto la violenza del fascismo e della guerra e si era opposto al fascismo e alla guerra allora e per tutto il resto della sua vita.
Di Alfio ricordo l'allegria quando era con le persone amiche, la gioia per la musica e la danza, la felicità quando lottava per il bene comune.
Di Alfio ricordo l'amicizia che ci univa, e ne sento una struggente nostalgia.
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14. Un ricordo di Alfio Pannega scritto da Gerberto Roscelllini
Soffrì molto Alfio Pannega: sfruttato, emarginato, oppresso, a lungo incompreso.
Fu molto felice Alfio Pannega: nella lotta nonviolenta per la liberazione dell'umanità intera e la salvaguardia dell'intero mondo vivente; nella poesia infinitamente amata, vissuta e creata; nella vita in comune nel centro sociale occupato autogestito Valle Faul, la sua grande famiglia, la scuola in cui educò al vero e al bene centinaia e forse migliaia di giovani viterbesi; nella testimonianza dell'umanità come potrebbe e dovrebbe essere: generosa e accudente, responsabile e solidale, gentile e misericordiosa.
Il nostro fratello Alfio Pannega.
Il nostro compagno antifascista comunista libertario nonviolento Alfio Pannega.
* * *
15. Eusebio Defori ricorda Alfio Pannega
Cento anni fa, il 21 settembre 1921, nacque Alfio Pannega.
Anch'io l'ho conosciuto e gli sono stato amico e compagno di lotte nonviolente per la giustizia e per la libertà, per la pace disarmata e disarmante che salva tutte le vite, per la misericordia che ogni persona riconosce, soccorre, accoglie, conforta.
Ieri la città di Viterbo lo ha ricordato con un convegno a Palazzo dei Priori, sede del Comune, ed è stata una cosa buona e giusta.
Così come è stata una cosa buona e giusta, e d'incomparabile valore, che i facchini di Santa Rosa - che del popolo viterbese sono il fiore e l'emblema - lo abbiano ricordato dedicandogli la "girata" della Macchina nel trasporto del 3 settembre scorso.
Mi commuove questo omaggio corale di un'intera città a un uomo che visse l'intera sua vita nella più profonda povertà, e che solo in età tarda, dopo decenni di solitudine, ebbe il sollievo e la gioia immensa di trascorrere gli ultimi diciotto anni della sua vita, dal 1993 al 2010, circondato ed amato dai ragazzi del centro sociale Valle Faul, che sono stati la sua grande famiglia, i suoi compagni di riflessioni e di lotte, i suoi allievi e compagni di viaggio sulla via del vero e del bene.
Quale felicità sarebbe stata per Alfio sapere che a quindici anni della sua morte il popolo viterbese non lo ha dimenticato, ma anzi gli rende un così corale omaggio "tutti di un sentimento".
Quale felicità sarebbe stata per Alfio sapere che nel centenario della sua nascita sarebbe stato unanimemente riconosciuto e onorato per quello che veramente era: un uomo sapiente e saggio, buono come il pane, che ha luminosamente testimoniato la dignità e la solidarietà umana; che ha educato innumerevoli giovani alla libertà come bene comune indivisibile, all'uguaglianza di diritti nel riconoscimento e nel rispetto della diversità di ogni persona, all'universale fraternità e sorellanza, alla responsabilità, alla condivisione, alla generosità, alla nonviolenza che salva le vite; che ha dedicato l'intera sua vita ad opporsi a tutte le guerre, a tutte le uccisioni, a tutte le violenze e le ingiustizie; a difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani; a difendere l'intero mondo vivente.
Che doni grandi ci hai lasciato, amico mio; che noi si sappia proseguire la tua lotta per la liberazione e la salvezza dell'umanità intera.
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16. Tomasso Scotolatori: Un commento al convegno per il centenario della nascita di Alfio Pannega
Il convegno che si è svolto a Palazzo dei Priori a Viterbo il 21 settembre 2025 in occasione del centenario della nascita di Alfio Pannega ha presentato numerose testimonianze su vari aspetti della figura e dell'opera del poeta antifascista nonviolento viterbese cui la città ha reso omaggio nel corso di quest'anno con molte iniziative, tra cui straordinaria quella del ricordo da parte dei facchini di Santa Rosa nel corso del trasporto della Macchina il 3 settembre dedicandogli la "girata" di piazza del Comune, un onore che il popolo di Viterbo, di cui i facchini sono genuina espressione, riserva ai più grandi dei suoi figli.
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Tre dettagli di quel convegno vorremmo preliminarmente sottolineare, che forse non sono stati messi abbastanza in rilievo: la lettera del Prefetto di Viterbo, la presenza dei due sindaci emeriti Giovanni Maria Arena e Giulio Marini.
La prefettura di Viterbo fu presente con un suo rappresentante che intervenne l'8 maggio in occasione dell'intitolazione ad Alfio Pannega dell'emporio solidale di Viterbo; la lettera inviata ai promotori del convegno del 21 settembre ha confermato l'attenzione e il sentimento di vicinanza della prefettura, istituzione che nell'articolazione del sistema rappresentativo democratico ha un ruolo peculiare e rilevante.
I sindaci emeriti Giovanni Arena e Giulio Marini avevano già espresso in passato rilevanti testimonianze di affetto e considerazione per Alfio Pannega, e un ricordo particolare va alla promozione della "lectio magistralis" di Alfio Pannega nella Sala Regia di Palazzo dei Priori nel 2010, poco tempo prima della scomparsa del poeta antifascista nonviolento.
Al prefetto, ai sindaci emeriti, e naturalmente anche alla sindaca attuale, va la gratitudine di tutte le persone amiche di Alfio.
La loro partecipazione è stato segno del riconoscimento da parte delle istituzioni dell'ordinamento giuridico italiano del valore di un uomo che in vita aveva subito sfruttamento ed emarginazione, e che per tutta la vita aveva lottato per la democrazia e per i diritti umani di tutti gli esseri umani, da membro cosciente della classe operaia, da militante antifascista, comunista e libertario, nonviolento.
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Nel convegno del 21 settembre molte voci hanno contribuito a ricostruire il volto di Alfio, e tra esse di particolare rilevanza quelle di Luciano Bernabei e di Arianna Marullo che con Alfio hanno vissuto l'esperienza del centro sociale Valle Faul, un'esperienza di solidarietà concreta, di auto-aiuto, di profonda formazione morale e politica, di produzione e fruizione culturale non mercificata, e soprattutto di riflessione e di lotta nonviolenta in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente; un'esperienza che ancora attende un'adeguata ricostruzione storica che renda giustizia e merito a una vicenda che con le sue luci e le sue ombre, le sue contraddizioni e i suoi conflitti, è stata nel suo insieme uno splendido esempio di passione etica, di impegno civile, di riconoscimento di umanità, di promozione della dignità di tutti e di ciascuno.
Nelle loro testimonianze Luciano Bernabei ed Arianna Marullo hanno espresso con parole illuminanti quella vicenda di vicinanza e di amore tra Alfio e gli innumerevoli giovani che si posero alla sua scuola di persona buona, che insieme a lui per anni ed anni lottarono nonviolentemente per il bene comune dell'umanità.
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Una cosa ancora vorremmo evidenziare particolarmente del convegno del 21 settembre: la presenza nella sala del convegno di quell'unica bandiera dispiegata: la bandiera della nonviolenza, con i colori dell'arcobaleno e il disegno delle mani che spezzano un fucile. A ricordare l'impegno di Alfio per la pace e il disarmo, la solidarietà e la riconciliazione, la nonviolenza che a tutte le violenze si oppone. Ed infatti, come è stato ripetutamente e giustamente detto nel corso di questo anno di iniziative in sua memoria, ricordare Alfio Pannega significa in primo luogo proseguirne la lotta contro tutte le guerre e le uccisioni; ogni iniziativa in sua memoria è un appello a salvare le vite, a costruire la pace, a contrastare il male facendo il bene, ad opporsi alla violenza con la scelta della nonviolenza.
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Alle tante testimonianze su Alfio ci piacerebbe aggiungere ancora una volta in particolare il ricordo della sua appassionata militanza comunista, libertaria ed antitotalitaria; come la sua scelta esistenziale e politica della nonviolenza abbia plasmato il comune sentire delle persone che hanno partecipato all'esperienza del centro sociale Valle Faul; come in lui la consapevolezza dell'ingiustizia sociale, la memoria della ferocia fascista, la denuncia del regime dello sfruttamento, della sopraffazione e della corruzione abbiano dato luogo a un impegno morale e politico caratterizzato dal rifiuto del risentimento come del fanatismo, dall'opposizione ad ogni menzogna e ad ogni violenza, dalla costante ricerca delle azioni più adeguate per affermare il bene comune dell'umanità e la salvaguardia del mondo vivente; e ancora: l'amore per la cultura che degnifica e salva tutti gli esseri umani; la difesa della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani; la decisività dell'impegno per la pace.
Ricordare Alfio Pannega è rievocare le ragioni della dignità umana, invitare all'impegno affinché tutti gli esseri umani siano di aiuto a tutti gli esseri umani, chiamare ad inverare quello che un vecchio filosofo chiamò "il sogno di una cosa": la convivenza fraterna e sororale dell'intera umana famiglia in armonia ed empatia, nell'eguaglianza di diritti fondata sul rispetto della diversità di ogni persona, realizzando giustizia e libertà.
Continua a scavare, vecchia talpa.
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17. Lucrezio Aruetti: La Viterbo sognata e inverata di Alfio Pannega
C'è una Viterbo diurna e una Viterbo notturna: in quella notturna c'è il mare. Come ne "I vitelloni" di Fellini. E il mare cominciava subito fuori la porta del Vignola che apre la cinta muraria cittadina a Valle Faul. E aggrappata alla porta del Vignola c'era la casa di Alfio, e aggrappato alla casa di Alfio l'ex-gazometro da decenni abbandonato, uno spazio vasto e prezioso che all'alba dell'11 luglio 1993 fu occupato per risanarlo e restituirlo alla città dai ragazzi che lì realizzarono il centro sociale Valle Faul: e del centro sociale Valle Faul Alfio fu il volto, la voce, il cuore.
Ricordo come un tempo magico i primi tempi dell'occupazione: la miriade d'iniziative culturali, le frotte di giovani e giovanissimi, la loro scoperta del mondo nell'esperienza più propria degli esseri umani: il dialogo, le infinite assemblee in cui tutte e tutti parlavano e si ascoltavano.
Ma ancora più straordinari furono gli sviluppi dei mesi e degli anni successivi: il centro sociale sempre più si caratterizzò come un luogo in cui si garantiva "un letto e un piatto di minestra" per chiunque ne avesse bisogno; un luogo di solidarietà e condivisione senza riserve e senza barriere; e un luogo di studio e di formazione: innanzitutto di accostamento teorico e pratico alla nonviolenza; poi anche di lettura e commento dei classici della letteratura, della filosofia, della morale e della politica; di preparazione a come si fa un discorso in pubblico, a come si scrive un comunicato stampa, a come si gestisce democraticamente un confronto d'idee, una ricerca condivisa e un consesso deliberativo; di conoscenza degli elementi fondamentali della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Costituzione della Repubblica italiana, come anche di altri testi giuridici, dal codice penale e di procedura penale al codice civile e di procedura civile; di studio approfondito delle principali questioni sociali e politiche - prime fra tutte l'opposizione alla guerra e al razzismo -; di preparazione alla lotta per il bene comune con metodi coerenti con il fine del bene, così come volevano Mohandas Gandhi e Martin Luther King, Aldo Capitini e Danilo Dolci, Lorenzo Milani e Franco Basaglia, Rosa Luxemburg e Marianella Garcia, Virginia Woolf e Simone Weil, Olympe de Gouges e Carla Lonzi, Laura Conti e Lidia Menapace, Hannah Arendt e Luce Fabbri.
E soprattutto fu il luogo in cui si prepararono, si organizzarono, si gestirono alcune grandi lotte nonviolente che ci portarono fino ad Aviano ad adoperarci per bloccare con la forza della nonviolenza il decollo dei bombardieri che di lì, violando la Costituzione della Repubblica italiana, recavano strage al di là dell'Adriatico.
L'esperienza del centro sociale di cui Alfio era anima e simbolo è stata, nel vivo delle contraddizioni e dei conflitti e nel groviglio delle complessità, un'esperienza di convivenza e di solidarietà, di edificazione morale e civile, di speranza e di testimonianza che per chi vi ha preso parte resta una vicenda indimenticabile, un dono luminoso e nutriente, e un'interiore preziosa risorsa per affrontare il cammino della vita.
Alfio e il suo centro sociale sono stati insieme un sogno che si avvera e un appello a continuare ed estendere quella passione e quell'impegno affinché ogni essere umano sia finalmente libero e felice.
La nonviolenza è in cammino. La nonviolenza è il cammino.
(parte prima - segue)
4. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Sabino Cassese, Come si misura una democrazia. Proposte per riaprare l'Italia, Rcs, Milano 2026, pp. 288, euro 17.
- Ezzideen Shehab, Diario di un giovane medico. Appunti dal genocidio a Gaza, Mimesis, Sesto San Giovanni (Milano) 2026, pp. 162, euro 16.
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Riletture
- Francesco Codato, Follia, potere e istituzione: genesi del pensiero di Franco Basaglia, Tangram, Trento, 2010, 2014, pp. 208.
- Jean Starobinski, Il rimedio nel male, Einaudi, Torino 1990, pp. VI + 272.
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Classici
- Dante Alighieri, La divina commedia, Sansoni, Firenze 1951, pp. VI + 862. Commento di Attilio Momigliano.
- Gogol', Opere, Mondadori, Milano 1994-1996, 2006, 2 voll. per pp. CXXXVIII + 1334 (vol. I) + LXXX + 1424 (vol. II).
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Maestri
- Guido Calogero, Filosofia del dialogo, Edizioni di Comunita', Milano 1962, 1977, pp. 414.
- Guido Calogero, Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo, Edizioni dell'Ateneo, Roma 1968, pp. XVI + 176.
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Maestre
- Alba de Cespedes, Nessuno torna indietro, Mondadori, Milano 1938, 1966, pp. 300.
- Giuliana Morandini, ... e allora mi hanno rinchiusa, Bompiani, Milano 1977, 1985, pp. XVIII + 242.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 117 dell'11 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it