[nonviolenza] Un ospite saltuario descrive gli incontri del sabato dell'Afesopsit alla Fattoria di Alice a Viterbo



UN OSPITE SALTUARIO DESCRIVE GLI INCONTRI DEL SABATO DELL'AFESOPSIT ALLA FATTORIA DI ALICE A VITERBO

Mi e' capitato di partecipare nel corso degli ultimi due anni ad alcuni degli incontri settimanali dell'Afesopsit presso la "Fattoria di Alice" a Viterbo.
Gli incontri si svolgono ogni sabato e consistono sostanzialmente nel pranzare insieme conversando e nel proseguire la conversazione anche dopo il pasto.
Puo' partecipare chiunque, ogni persona e' un ospite gradito.
Afesopsit e' la sigla dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", un'esperienza nata nel viterbese nel 1993 di auto-mutuo-aiuto delle persone con sofferenze psichiche, dei loro familiari, e di quanti condividono con loro un cammino di riconoscimento di dignita', di solidarieta' e di liberazione dall'emarginazione, dalla repressione, dall'isolamento e da tutte le violenze.
L'associazione e' stata fondata da Vito Ferrante - illustre scultore, militante per i diritti umani di tutti gli esseri umani e gia' apprezzatissimo consigliere comunale - che ne e' stato infaticabile animatore fino alla sua improvvisa prematura scomparsa nell'aprile di quest'anno.
La "Fattoria di Alice", che si trova subito fuori dal centro abitato di Viterbo in direzione della cittadina di Tuscania, e' stata realizzata costruendola in ogni sua parte da Vito Ferrante e dai soci dell'Afesopsit su un terreno donato da una coppia di vecchi amici e compagni di lotte, Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che anch'essi sono scomparsi da anni.
Le persone socie e sostenitrici dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" proseguono questa esperienza di solidarieta' e di liberazione anche nel loro ricordo.
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it

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Sulla base di quello che ho visto e sentito nel corso degli incontri cui ho preso parte, elenco le cose che di questa esperienza mi sono sembrate maggiormente caratterizzanti.
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La prima: le relazioni di eguaglianza fra tutte le persone.
Non vi sono assistenti e assistiti, ma persone che si riconoscono eguali in dignita' e diritti; ogni persona e' diversa da ogni altra ma tutte si riconoscono eguali e solidali.
Le difficolta' e le sofferenze proprie di ogni persona non creano barriere o gerarchie, ma anzi consolidano l'ascolto reciproco e la solidarieta' collettiva, aiutano ogni persona a comprendere il dolore e la fatica delle altre, creano un sentimento di affinita' e di vicinanza, rendono gioioso lo stare insieme invece di essere abbandonati alla solitudine.
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La seconda: la franchezza nel discutere, senza aver paura del fatto di avere opinioni diverse.
Le opinioni diverse sono sentite come una ricchezza comune, e non si cerca di nasconderle ma le si esamina appassionatamente sapendo distinguere il dissenso e la critica sulle cose dall'amicizia che resta comunque intatta anche nel conflitto delle idee.
Questo modo di stare in relazione, confrontarsi e cercare insieme, nella diversita' e finanche nel netto contrasto delle opinioni ma insieme nella fiducia reciproca e nella vicinanza sia delle emozioni sia della comune ricerca del vero e del giusto, costituisce un bene prezioso e un esempio di civile convivenza e di umana fraternita' e sorellanza.
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La terza: la disponibilita' a raccontarsi senza indossare maschere o ruoli.
Ogni testimonianza e' sincera, ogni riflessione e' veritiera, tutte le voci sono ugualmente autorevoli, e quindi si ascolta ogni persona con attenzione autentica e profonda empatia.
Quando vengono descritte situazioni particolarmente dolorose, talvolta si e' in grado di formulare suggerimenti e proposte, sempre si esprime sincera ed affettuosa solidarieta': e comunque sempre l'ascolto attento e accudente e' gia' un balsamo per le ferite.
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La quarta: il confronto con la cultura "alta" senza subalternita' e senza semplificazioni.
Spesso si ritiene che per poter apprezzare adeguatamente alcune esperienze artistiche o culturali particolarmente significative sia richiesta una particolare formazione intellettuale e particolari situazioni di privilegio, ed a chi non ne dispone non resta che la divulgazione, l'intrattenimento, la "cultura di massa" degradata e degradante.
Non e' cosi'. Ogni persona puo' accostarsi alle maggiori opere d'arte e di pensiero, alle vette del sapere, e ricavarne insieme felicita', comprensione, un aumento delle proprie conoscenze e capacita', un piu' forte e consapevole sentimento dell'umanita' propria e di tutti. Poiche' a questo servono la musica, le arti, la poesia, la filosofia e le scienze tutte: ad arricchire l'umanita' di ogni essere umano e quindi di tutti gli esseri umani.
Nell'esperienza degli incontri del sabato dell'Afesopsit e' accaduto di cantare ed apprezzare arie di grandi opere liriche rossiniane, mozartiane e verdiane; di leggere o recitare nelle lingue originali - dal greco e dal latino, dal francese, dall'inglese, dallo spagnolo e da altre lingue ancora - e poi tradurre e commentare coralmente sublimi opere poetiche; di ascoltare e ragionare insieme storie di vita e vicende memorabili, elaborazioni teoriche e svolgimenti storici; nella capacita' comune di apprezzare e comprendere, di cogliere il significato e il valore delle opere, delle figure, delle teorie e degli accadimenti oggetto di riflessione.
Come e' possibile questo? Con la capacita' di mettere in comune le conoscenze e le esperienze delle singole persone, di socializzare i saperi e le storie; ed anche grazie alla sperimentazione diretta della pratica musicale (dal canto alla danza) e della pratica della scrittura, particolarmente quella poetica, cosicche' le persone partecipanti si fanno piu' consapevoli anche degli aspetti tecnici dell'arte e dei saperi, la qual cosa favorisce quindi anche la piu' adeguata ed approfondita comprensione.
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La quinta: l'esperienza diretta della produzione letteraria
Dapprima con il racconto orale, poi con la testimonianza scritta, infine con la forma poetica; approfondendo il valore e il significato delle parole; studiando le tecniche del discorso in pubblico (l'arte retorica); della scrittura come forma fondamentale di comunicazione a distanza; del ragionare insieme come esperienza di democrazia e di ricerca della verita'.
Molte persone partecipanti agli incontri dell'Afesopsit hanno raccontato vicende, descritto problematiche, proposto questioni morali e civili, esistenziali e sociali, amministrative e giuridiche, politiche; molte hanno scritto ricordi, descrizioni, analisi, riflessioni ed interpretazioni; molte hanno scritto intense poesie liriche.
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La sesta: la democrazia praticata
Negli incontri del sabato dell'Afesopsit si pratica la democrazia: con l'ascolto, il rispetto, l'attenzione, la franchezza e la lealta', la ricerca comune senza pretendere di raggiungere conclusioni affrettate e lasciando quindi aperta la discussione, decidendo solo cio' su cui c'e' l'accordo persuaso di ogni persona.
Questi criteri sono anche stati messi per iscritto in un testo condiviso che forse varra' la pena riprodurre qui; eccolo:
"Alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme
- Si parla a turno facendo il giro;
- Si puo' parlare di tutto;
- Quando una persona parla, le altre la ascoltano senza commenti e senza interruzioni;
- Si da' a ogni persona tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che vuole dire;
- Si rispetta ogni persona anche se non si e' d'accordo con quello che dice;
- Nessuno impone niente a nessuno;
- Si decidono solo le cose su cui tutte le persone sono d'accordo".
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La settima: il confronto con le questioni piu' impegnative
Gli incontri del sabato dell'Afesopsit ovviamente sono anche occasione per riflettere insieme sulle questioni sentite come piu' impegnative, piu' dolorose, piu' faticose, piu' necessarie; ne elenco alcune:
- la lotta nonviolenta contro le istituzioni totali ed ogni forma di segregazione, di umiliazione, di espropriazione, di alienazione, di negazione dei diritti fondamentali di ogni essere umano;
- l'impegno personale e collettivo contro l'emarginazione, l'isolamento, la vergogna che le vittime provano per la violenza subita;
- l'impegno per garantire a tutte le persone l'assistenza necessaria, il diritto alla partecipazione, il rispetto della dignita', relazioni sociali e civili in condizioni di riconoscimento di umanita', di reciproco ascolto e di comune responsabilita', di rispetto dei diritti e di effettiva democrazia;
- l'impegno per leggi che siano - come sempre devono essere - "la difesa del debole dagli abusi del forte"; per un'autentica morale della solidarieta', della responsabilita' e della condivisione; per una politica come cura comune del bene comune;
- l'azione nonviolenta per la pace disarmata e disarmante, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la difesa dell'intero mondo vivente.
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L'ottava: un'esperienza di formazione alla gestione dei conflitti e dei negoziati.
Gli incontri pomeridiani del sabato sono anche un'occasione per l'autoformazione alla gestione dei conflitti e dei negoziati; alla costruzione di programmi e iniziative; alla relazione non subalterna con i rappresentanti dei pubblici poteri, alla formulazione di proposte per il bene comune; alla conduzione di lotte nonviolente per i diritti umani di tutte le persone.
Quest'attivita' di autoformazione si svolge con riferimento a vicende reali, problemi concrete, esigenze urgenti; e nell'acquisizione da parte di tutte le persone partecipanti delle competenze legali, amministrative, progettuali, comunicative, organizzative di cui e' necessario far uso.
Un aiuto grande e' la memoria e la riflessione sulle esperienze gia' condotte, come ad esempio l'esperienza nonviolenta del mese di occupazione giorno e notte di piazza del Comune a Viterbo nell'inverno del 2012 per ottenere da parte delle istituzioni competenti il rispetto di diritti fondamentali sanciti dalle leggi che in quel momento restavano inapplicate; una lotta nonviolenta che ottenne risultati significativi sotto molti aspetti e che e' tuttora elemento di ispirazione per le iniziative da condurre oggi, poiche' ancora oggi troppi impegni restano disattesi, troppi diritti umani vengono violati, troppe persone sono abbandonate e condannate alla sofferenza, alla paura, alla solitudine, alla violenza.
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In breve, queste mi sembrano le caratteristiche essenziali degli incontri dell'Afespsit che si svolgono ogni sabato alla "Fattoria di Alice".
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Aggiungo che le stesse caratteristiche mi sembra di aver riscontrato a suo tempo nell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", sempre a Viterbo; un'esperienza che si e' svolta dal 1993 fino ad alcuni anni fa, che aveva caratteristiche sue proprie ma che al suo meglio per molti aspetti era simile e vicina a quella dell'Afesopsit (anche perche' alcune persone  hanno preso parte sia all'una che all'altra).
Nel caso del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" decisiva fu la presenza di Alfio Pannega (1925-2010), un poeta antifascista nonviolento viterbese che visse l'intera vita in grande poverta' e che fu maestro di umanita', di vita buona e responsabile, di impegno morale e politico, per i molti giovani che a quell'esperienza presero parte.
Nel caso dell'Afesopsit decisiva e' stata la presenza, e adesso la memoria, di Vito Ferrante (che ci ha lasciato il 29 aprile di quest'anno).
Alfio e Vito erano grandi amici.
In entrambi i casi, sia nell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" che in quella dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", si praticava (si pratica tuttora) il rispetto di ogni essere umano e l'aiuto a chiunque abbia bisogno di aiuto, l'auto-mutuo-aiuto, un impegno di lotta nonviolenta per aiutare ogni persona a passare da condizioni di oppressione e  di emarginazione al riconoscimento e all'affermazione del proprio valore e del valore di tutti gli esseri umani; e sia nelle attivita' formative che nella costruzione delle relazioni che nelle concrete attivita' realizzative si usava sempre (e si usa tuttora) un approccio non tecnicistico e non autoritario, bensi' basato sul rispetto e l'aiuto reciproco e l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutte le persone.
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Mi e' sembrato che potesse essere utile raccontare quel che di questa esperienza degli incontri settimanali del sabato dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" alla "Fattoria di Alice" a me pare particolarmente peculiare e rilevante.
E che questa breve descrizione possa valere da esortazione ad altre persone a volervi prendere parte a cominciare dal prossimo incontro di sabato 22 agosto.

Benito D'Ippolito, che e' stato qualche volta ospite degli incontri del sabato dell'Afesopsit

Viterbo, 15 agosto 2026

Diffusione a cura di alcune amiche ed alcuni amici di Vito Ferrante, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

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