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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 122
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 122
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sun, 16 Aug 2026 08:04:46 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 122 del 16 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Prendere sul serio questo serio pensiero
2. Jean-Marie Muller: Premessa a "Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace"
3. Un ospite saltuario descrive gli incontri del sabato dell'Afesopsit alla Fattoria di Alice a Viterbo
4. Luisa Morgantini: Da Gaza a Supino (Frosinone). Un'iniziativa e un appello
5. Enrico Peyretti: Il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza
6. Tre iniziative di pace che invitiamo a sostenere
7. Alcuni ulteriori riferimenti utili
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. PRENDERE SUL SERIO QUESTO SERIO PENSIERO
"Non uccidere" sia il tuo primo pensiero.
Ovvero: Salva tutte le vite.
Ovvero: Soccorri, accogli, assisti ogni persona bisognosa di aiuto.
Ovvero: Difendi quest'unico mondo vivente.
Ovvero: abolisci la guerra assassina e gli strumenti della guerra assassina.
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Ogni vittima ha il volto di Abele.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Chi salva una vita salva il mondo.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
2. TESTI. JEAN-MARIE MULLER: PREMESSA A "IL PRINCIPIO NONVIOLENZA. UNA FILOSOFIA DELLA PACE"
[Da Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Plus - Pisa University Press, Pisa 2004 (traduzione italiana di Enrico Peyretti dell'edizione originale Le principe de non-violence. Parcours philosophique, Desclee de Brouwer, Paris 1995) riproponiamo la Premessa alle pp. 21-27. Ringraziamo di cuore Enrico Peyretti per averci messo a disposizione la sua traduzione]
La violenza e' la materia prima dell'attualita'. Essa e' il migliore ingrediente del sensazionale. Ogni giorno noi siamo informati delle violenze che qui o la' nel mondo brutalizzano e assassinano i nostri simili.
L'informazione alla quale noi siamo sottomessi fa di noi dei voyeurs, dei guardoni che guardano gli altri morire e soffrire. Noi non abbiamo piu' molta distanza dall'avvenimento che si svolge sotto i nostri occhi in tempo reale. Ma senza questa presa di distanza non c'e' piu' posto per il pensiero. I mezzi di comunicazione di massa non ci informano sulle ragioni e sui rischi della violenza, ma sulla violenza stessa. Essi non suscitano un'opinione pubblica ma un'emozione pubblica.
Le violenze che fanno l'attualita' hanno delle spiegazioni circostanziate relative alle situazioni economiche e politiche nelle quali esse avvengono, ma tutte si radicano in cio' che si puo' chiamare una "cultura della violenza". Nel confronto tra le culture che ha luogo dappertutto nel mondo e in ogni societa', e' usuale fare appello alla mutua tolleranza. Si fa notare che se noi facciamo lo sforzo di conoscerci meglio e di comprendere meglio la cultura degli altri, noi scopriremo cio' che ciascuna cultura racchiude di grandezza e di nobilta'. E si afferma che per vivere in pace gli uni con gli altri noi dobbiamo accettare le nostre differenze. Tutto questo e' vero, ma soltanto in parte, poiche' non sono forse piuttosto le nostre somiglianze che generano i nostri conflitti, le nostre questioni e le nostre lotte? Non e' forse per il fatto che noi ci imitiamo gli uni gli altri che ci ritroviamo continuamente in guerra gli uni contro gli altri? Non e' forse perche' le nostre culture sono ugualmente impregnate dalla "ideologia della violenza" che noi siamo in permanenza sul punto di ucciderci gli uni gli altri? In realta', l'ideologia della violenza necessaria legittima e onorevole tende a cancellare le differenze tra le diverse culture e fa venire in luce delle somiglianze spaventose. Le nostre culture si assomigliano perche' esse sono tutte culture della violenza. E' per questo, per vivere in pace le une con le altre, che non si tratta tanto di accettare le nostre differenze, quanto di rifiutare le nostre somiglianze.
Una delle insistenze prioritarie di questo libro sara' di analizzare e fare la critica radicale di cio' che noi chiamiamo la "cultura della violenza" e "l'ideologia della violenza". Poi noi apriremo le prospettive di una "filosofia della nonviolenza" e di una "cultura della nonviolenza" di cui ci sforzeremo di precisare i fondamenti e gli elementi.
A guardare la storia, puo' sembrare che la violenza pesi sull'umanita' come una fatalita'. Se l'uomo fosse un animale sarebbe il piu' crudele degli animali. Ma l'uomo e' un essere dotato di ragione ed e' precisamente per questo che egli e' il piu' crudele degli esseri viventi. Se l'uomo non fosse dotato di ragione, non sarebbe stato capace di programmare scientemente e scientificamente le tragedie di Auschwitz, di Hiroshima e dell'arcipelago Gulag. E tante altre tragedie sono avvenute attraverso il mondo prima e dopo queste che possono tutte ugualmente essere simbolo dell'orrore e della violenza organizzata dell'uomo contro l'uomo. Come puo' la coscienza umana non rivoltarsi al ricordo di tutte queste violenze e di tutte le persone il cui volto attraverso il corso dei secoli è stato sfigurato dal ferro e dal fuoco? E' lo scandalo di questa violenza esercitata da uomini su altri uomini che mette in movimento il pensiero filosofico; e' la certezza che questo male non deve essere che provoca la riflessione. Noi vogliamo sostenere che la rivolta del pensiero davanti alla violenza che fa soffrire gli uomini e' l'atto fondatore della filosofia. Noi vogliamo affermare che il rifiuto di ogni legittimazione di questa violenza fonda il principio di nonviolenza.
La cultura e', secondo la definizione che ne ha dato Marcel Mauss "l'insieme delle forme acquisite di comportamento nelle societa' umane" (1). E' per questo che noi parliamo di "cultura della violenza" per dire che gli individui, sotto l'effetto dell'influenza sociale, orientano il loro comportamento privilegiando la violenza come mezzo normale per difendere la loro comunita' di fronte alle minacce che pesano su di essa. La cultura coltiva la violenza (coltivare viene dal latino colere che significa nello stesso tempo coltivare ed onorare) inculcando negli individui l'idea che essa e' la virtu' dell'uomo forte, dell'uomo coraggioso, dell'uomo d'onore che assume il rischio di morire per difendere i valori che danno un senso alla sua vita. Nell'immaginario dei popoli, l'eroe e' colui che ha preso le armi per difendere la patria contro i barbari. E la societa' innalza statue e rende un culto ai suoi eroi. La cultura circonda la violenza di prestigio, ma, precisamente, dire che la violenza e' prestigiosa e' riconoscere (secondo il significato etimologico di questa parola che viene dal latino praestigiosus, "che fa illusione") che essa e' illusoria, cioe' che essa inganna coloro che cedono alla sua tentazione. Ma da quando degli uomini hanno cominciato a versare il loro sangue per una causa, questa, qualunque essa sia, diventa sacra. Sara' per loro necessario continuare sempre a versare il loro sangue affinche' non si possa dire che le prime vittime hanno versato il loro invano. E' la violenza in definitiva che sacralizza la causa e non il contrario. Cosi' Zarathustra proclama ai suoi "fratelli" nella guerra: "Voi dite che la buona causa santifica persino la guerra? Io vi dico: e' la buona guerra che santifica ogni causa" (2). Se la violenza e' sacralizzata, la nonviolenza non puo' essere che sacrilegio e colui che vi si appella merita l'anatema.
Una delle manifestazioni piu' significative della nostra cultura della violenza e' l'importanza considerevole degli investimenti intellettuali consentiti nell'attivita' delle nostre societa' per la fabbricazione delle armi in vista di organizzare l'omicidio di massa dei nostri simili, e noi siamo a tal punto "coltivati" che questa produzione di armi non soltanto non ci scandalizza, ma nemmeno ci stupisce. Noi abbiamo d'altra parte a nostra disposizione una quantita' di argomenti per giustificare questo fatto.
La cultura della violenza ha bisogno di riferirsi a una costruzione razionale che permetta agli individui di giustificare la violenza. E' qui che interviene la "ideologia della violenza”. La sua funzione e' quella di costruire una rappresentazione della violenza che evita di vedere cio' che essa e' effettivamente: inumana e scandalosa. L'ideologia della violenza mira ad occultare cio' che la violenza ha di irrazionale ed inaccettabile e a farne prevalere una rappresentazione razionale accettabile. Si tratta di dissimulare la realta' scandalosa della violenza attraverso una rappresentazione che la valorizzi positivamente. Lo scopo ricercato - e spesso raggiunto - e' la banalizzazione della violenza. Invece di essere bandita - dichiarata fuori legge - la violenza e' banalizzata - dichiarata conforme alla legge. Da questo momento, piu' nessun freno intellettuale si opporra' all'uso della violenza.
"La morale, scrive Emmanuel Levinas, non appartiene alla cultura: essa permette di giudicarla" (3). Per poter giudicare la cultura, e' importante dunque sospendere la nostra adesione ai giudizi che la cultura ci ha inculcato. Difficile impresa, che esige di prendere una distanza dalla nostra cultura per disapprendere quello che noi abbiamo appreso, per rinnovare il nostro sguardo sull'uomo e sul mondo, per ri-pensare il nostro pensiero. Si tratta di rimettere in causa i nostri saperi per rimettere ordine nelle nostre idee. Si tratta di mettere in dubbio le nostre credenze per ri-prendere coscienza, per ri-prendere conoscenza. Ma in nome di quali criteri e di quali esigenze? In nome della filosofia? Ma dove scoprire la sorgente della filosofia se non ancora nella nostra cultura? Sarebbe illusorio pretendere di sfuggire ad ogni influenza, ma forse e' possibile prendere la misura delle influenze culturali alle quali noi siamo stati sottomessi - esse sono molteplici e contraddittorie - e di discernere quelle che sono delle aperture verso una maggiore luce, che sono portatrici di senso, e quelle al contrario che sono delle chiusure e degli accecamenti. Forse e' possibile scegliere le nostre influenze. L'uomo deve fare questa scommessa, che egli non e' un essere determinato sottomesso alla fatalita'. Egli non e' libero, egli non nasce libero, ma puo' conquistare la propria liberta'. La liberta' e' sempre un inizio, un ri-cominciamento. Come ultima risorsa, l'uomo non ha altra scelta che farsi lui stesso giudice della verita' che da' senso alla sua vita. Egli non potrebbe senza dimissionare dalla sua responsabilita' sottomettersi a una qualunque autorita' esteriore che gli detti la verita'. Per diventare responsabile ed autonomo egli non puo' far altro che affidarsi alla sua propria ragione e non alle ragioni degli altri. Poiche' e' un essere ragionevole, l'uomo ha la facolta' di liberarsi poco a poco dai condizionamenti e dalle chiusure della cultura per costruire poco a poco il suo pensiero, la sua morale, la sua filosofia.
Noi abbiamo preso l'abitudine di mettere le violenze che condanniamo sul conto degli estremismi. Ma questi estremismi che noi rifiutiamo non sono possibili che grazie alle ortodossie che noi accettiamo. Per definizione, l'estremista e' il partigiano di una dottrina spinta fino alle sue conseguenze estreme, e cio' significa che esiste un legame tra questa dottrina e le ragioni degli estremisti. L'ortodossia della dottrina alla quale questi si riferiscono non e' innocente dei misfatti e dei crimini ai quali essi si abbandonano. Gli estremismi di cui noi vediamo dappertutto gli effetti distruttivi non possono esistere che per il fatto che essi prendono dalle ortodossie gli argomenti per la loro propaganda. Certo, essi esagerano, ma precisamente cio' che essi esagerano, cioe' ingrandiscono e amplificano, sono i principi dell'ortodossia. E' l'ortodossia che offre la materia prima dell'esagerazione dell'estremismo; e' essa che gli fornisce i pretesti che servono a giustificare i suoi eccessi. Le ortodossie portano cosi' il germe e nutrono esse stesse le escrescenze degli estremismi. Giustificando "l'uso ragionevole della violenza", le ortodossie giustificano gia' l'abuso degli estremismi. Poiche' la violenza non e' ragionevole ed e' in se stessa un abuso. La violenza che si crede legata pacificamente dentro l'ortodossia si risveglia da un momento all'altro, si scatena e diventa orrenda. Ma proprio l'ortodossia e' il suo campo base da cui essa dirige le sue operazioni criminali. Per combattere la violenza degli estremismi bisogna arrivare a braccarla e stanarla nei punti precisi dove essa si ripara nel seno delle ortodossie.
L'ideologia nazionalista che insegna il disprezzo dello straniero si appoggia sul culto della patria che esalta l'identita' nazionale dei popoli. Lo stato totalitario pretende di fondare la sua legittimita' sulla dottrina della democrazia che attribuisce allo stato il monopolio della violenza legittima. La guerra totale fonda la sua giustificazione sulla dottrina della guerra giusta che legittima e onora la violenza e l'omicidio dal momento che essi sono al servizio di una causa giusta. L'integrismo religioso si radica nell'ortodossia delle religioni che professano una dottrina della violenza legittima.
Percio' non e' possibile sconfessare, ricusare e disarmare gli estremismi senza rimettere in causa le ortodossie che forniscono loro le giustificazioni. Per spezzare la logica di violenza degli estremismi, noi dobbiamo cominciare col rompere con tutto cio' che nella nostra propria cultura, legittima e onora la violenza come la virtu' dell'uomo forte. Questa rottura sara' dolorosa, perche' essa dovra' avvenire in profondita'. Noi scopriremo che per rompere con la cultura della violenza si tratta in definitiva di rompere con la nostra stessa cultura. Ed e' estremamente difficile rifiutare la tradizione che ci e' stata trasmessa come una eredita' sacra. Anche quando noi avremo acquisito la convinzione che questa rottura e' necessaria per delegittimare definitivamente la violenza, essa ci apparira' ancora, in qualche misura, come un rinnegamento, come una abiura. Soprattutto, essa sara' sentita come un sacrilegio dagli altri, da quelli che vorranno difendere la tradizione. Questo senso di sacrilegio sara' raddoppiato quando, come e' spesso il caso, l'ideologia della violenza sara' coniugata con una dottrina religiosa. Quelli che vorranno difendere la sana dottrina denunceranno ogni rottura come un'eresia e non mancheranno di gettare l'anatema sugli infedeli.
Le tradizioni di cui noi siamo gli eredi, mentre hanno dato un grande e bello spazio alla violenza, non hanno praticamente accordato alcuno spazio alla nonviolenza, fino al punto di ignorarne il nome. Tuttavia, in ciascuna delle nostre tradizioni ci sono dei punti di appoggio sui quali noi possiamo fondare una saggezza della nonviolenza. Ciascuna delle nostre tradizioni, in effetti, porta in se stessa dei "valori" che conferiscono ad ogni uomo dignita', grandezza e nobilta', e che domandano che ogni uomo sia rispettato e amato. Per se stessi, questi valori vengono a contraddire la pretesa della violenza di dominare la vita degli uomini e delle societa'. In ciascuna delle nostre culture, in un momento o in un altro, si sono trovate delle donne e degli uomini che hanno avuto la forza di entrare in dissenso dai loro contemporanei per affermare il primato di questi valori sopra le pretese della violenza. Ma, il piu' delle volte, questi valori si sono trovati largamente coperti e sopraffatti dalle scorie dell'ideologia della violenza e, per questo fatto, sono stati negati e rinnegati. E' nella fedelta' a questi valori, dal momento in cui saranno purificati da ogni mescolanza, che ciascuno di noi puo' convincersi che l'esigenza della nonviolenza fonda l'umanita' dell'uomo. E noi scopriremo che questa fedelta' ci condurra' al di la' della rottura che avremo operato, ci condurra' nel cuore stesso della nostra cultura.
Cosi', ciascuno di noi, se vuole uscire dalla logica della violenza ed entrare nella dinamica della nonviolenza, e' messo di fronte, all'interno della propria cultura, ad una doppia esigenza di rottura e di fedelta'. Proprio situandoci nella prospettiva aperta da questa doppia esigenza, facendo un doppio lavoro di riscontro attraverso alcuni dei testi che fondano la nostra cultura, noi abbiamo voluto scrivere questo libro.
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Note
1. Citato nel Dictionnaire historique de la langue française, diretto da Alain Rey, Le Robert, Paris 1993.
2. Nietzsche, Ainsi parlait Zarathoustra, Gallimard, Paris 1989, p. 59; in trad. italiana: Cosi' parlo' Zarathustra, Adelphi, Milano 1982, pp. 51-52.
3. Emmanuel Levinas, Humanisme de l'autre homme, Le Livre de Poche, serie Biblio-Essais, Paris 1994, p. 58. Trad. italiana: Umanesimo dell'altro uomo, il melangolo, Genova 1988, p. 84.
3. TESTIMONIANZE. UN OSPITE SALTUARIO DESCRIVE GLI INCONTRI DEL SABATO DELL'AFESOPSIT ALLA FATTORIA DI ALICE A VITERBO
Mi e' capitato di partecipare nel corso degli ultimi due anni ad alcuni degli incontri settimanali dell'Afesopsit presso la "Fattoria di Alice" a Viterbo.
Gli incontri si svolgono ogni sabato e consistono sostanzialmente nel pranzare insieme conversando e nel proseguire la conversazione anche dopo il pasto.
Puo' partecipare chiunque, ogni persona e' un ospite gradito.
Afesopsit e' la sigla dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", un'esperienza nata nel viterbese nel 1993 di auto-mutuo-aiuto delle persone con sofferenze psichiche, dei loro familiari, e di quanti condividono con loro un cammino di riconoscimento di dignita', di solidarieta' e di liberazione dall'emarginazione, dalla repressione, dall'isolamento e da tutte le violenze.
L'associazione e' stata fondata da Vito Ferrante - illustre scultore, militante per i diritti umani di tutti gli esseri umani e gia' apprezzatissimo consigliere comunale - che ne e' stato infaticabile animatore fino alla sua improvvisa prematura scomparsa nell'aprile di quest'anno.
La "Fattoria di Alice", che si trova subito fuori dal centro abitato di Viterbo in direzione della cittadina di Tuscania, e' stata realizzata costruendola in ogni sua parte da Vito Ferrante e dai soci dell'Afesopsit su un terreno donato da una coppia di vecchi amici e compagni di lotte, Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che anch'essi sono scomparsi da anni.
Le persone socie e sostenitrici dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" proseguono questa esperienza di solidarieta' e di liberazione anche nel loro ricordo.
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Sulla base di quello che ho visto e sentito nel corso degli incontri cui ho preso parte, elenco le cose che di questa esperienza mi sono sembrate maggiormente caratterizzanti.
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La prima: le relazioni di eguaglianza fra tutte le persone.
Non vi sono assistenti e assistiti, ma persone che si riconoscono eguali in dignita' e diritti; ogni persona e' diversa da ogni altra ma tutte si riconoscono eguali e solidali.
Le difficolta' e le sofferenze proprie di ogni persona non creano barriere o gerarchie, ma anzi consolidano l'ascolto reciproco e la solidarieta' collettiva, aiutano ogni persona a comprendere il dolore e la fatica delle altre, creano un sentimento di affinita' e di vicinanza, rendono gioioso lo stare insieme invece di essere abbandonati alla solitudine.
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La seconda: la franchezza nel discutere, senza aver paura del fatto di avere opinioni diverse.
Le opinioni diverse sono sentite come una ricchezza comune, e non si cerca di nasconderle ma le si esamina appassionatamente sapendo distinguere il dissenso e la critica sulle cose dall'amicizia che resta comunque intatta anche nel conflitto delle idee.
Questo modo di stare in relazione, confrontarsi e cercare insieme, nella diversita' e finanche nel netto contrasto delle opinioni ma insieme nella fiducia reciproca e nella vicinanza sia delle emozioni sia della comune ricerca del vero e del giusto, costituisce un bene prezioso e un esempio di civile convivenza e di umana fraternita' e sorellanza.
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La terza: la disponibilita' a raccontarsi senza indossare maschere o ruoli.
Ogni testimonianza e' sincera, ogni riflessione e' veritiera, tutte le voci sono ugualmente autorevoli, e quindi si ascolta ogni persona con attenzione autentica e profonda empatia.
Quando vengono descritte situazioni particolarmente dolorose, talvolta si e' in grado di formulare suggerimenti e proposte, sempre si esprime sincera ed affettuosa solidarieta': e comunque sempre l'ascolto attento e accudente e' gia' un balsamo per le ferite.
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La quarta: il confronto con la cultura "alta" senza subalternita' e senza semplificazioni.
Spesso si ritiene che per poter apprezzare adeguatamente alcune esperienze artistiche o culturali particolarmente significative sia richiesta una particolare formazione intellettuale e particolari situazioni di privilegio, ed a chi non ne dispone non resta che la divulgazione, l'intrattenimento, la "cultura di massa" degradata e degradante.
Non e' cosi'. Ogni persona puo' accostarsi alle maggiori opere d'arte e di pensiero, alle vette del sapere, e ricavarne insieme felicita', comprensione, un aumento delle proprie conoscenze e capacita', un piu' forte e consapevole sentimento dell'umanita' propria e di tutti. Poiche' a questo servono la musica, le arti, la poesia, la filosofia e le scienze tutte: ad arricchire l'umanita' di ogni essere umano e quindi di tutti gli esseri umani.
Nell'esperienza degli incontri del sabato dell'Afesopsit e' accaduto di cantare ed apprezzare arie di grandi opere liriche rossiniane, mozartiane e verdiane; di leggere o recitare nelle lingue originali - dal greco e dal latino, dal francese, dall'inglese, dallo spagnolo e da altre lingue ancora - e poi tradurre e commentare coralmente sublimi opere poetiche; di ascoltare e ragionare insieme storie di vita e vicende memorabili, elaborazioni teoriche e svolgimenti storici; nella capacita' comune di apprezzare e comprendere, di cogliere il significato e il valore delle opere, delle figure, delle teorie e degli accadimenti oggetto di riflessione.
Come e' possibile questo? Con la capacita' di mettere in comune le conoscenze e le esperienze delle singole persone, di socializzare i saperi e le storie; ed anche grazie alla sperimentazione diretta della pratica musicale (dal canto alla danza) e della pratica della scrittura, particolarmente quella poetica, cosicche' le persone partecipanti si fanno piu' consapevoli anche degli aspetti tecnici dell'arte e dei saperi, la qual cosa favorisce quindi anche la piu' adeguata ed approfondita comprensione.
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La quinta: l'esperienza diretta della produzione letteraria
Dapprima con il racconto orale, poi con la testimonianza scritta, infine con la forma poetica; approfondendo il valore e il significato delle parole; studiando le tecniche del discorso in pubblico (l'arte retorica); della scrittura come forma fondamentale di comunicazione a distanza; del ragionare insieme come esperienza di democrazia e di ricerca della verita'.
Molte persone partecipanti agli incontri dell'Afesopsit hanno raccontato vicende, descritto problematiche, proposto questioni morali e civili, esistenziali e sociali, amministrative e giuridiche, politiche; molte hanno scritto ricordi, descrizioni, analisi, riflessioni ed interpretazioni; molte hanno scritto intense poesie liriche.
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La sesta: la democrazia praticata
Negli incontri del sabato dell'Afesopsit si pratica la democrazia: con l'ascolto, il rispetto, l'attenzione, la franchezza e la lealta', la ricerca comune senza pretendere di raggiungere conclusioni affrettate e lasciando quindi aperta la discussione, decidendo solo cio' su cui c'e' l'accordo persuaso di ogni persona.
Questi criteri sono anche stati messi per iscritto in un testo condiviso che forse varra' la pena riprodurre qui; eccolo:
"Alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme
- Si parla a turno facendo il giro;
- Si puo' parlare di tutto;
- Quando una persona parla, le altre la ascoltano senza commenti e senza interruzioni;
- Si da' a ogni persona tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che vuole dire;
- Si rispetta ogni persona anche se non si e' d'accordo con quello che dice;
- Nessuno impone niente a nessuno;
- Si decidono solo le cose su cui tutte le persone sono d'accordo".
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La settima: il confronto con le questioni piu' impegnative
Gli incontri del sabato dell'Afesopsit ovviamente sono anche occasione per riflettere insieme sulle questioni sentite come piu' impegnative, piu' dolorose, piu' faticose, piu' necessarie; ne elenco alcune:
- la lotta nonviolenta contro le istituzioni totali ed ogni forma di segregazione, di umiliazione, di espropriazione, di alienazione, di negazione dei diritti fondamentali di ogni essere umano;
- l'impegno personale e collettivo contro l'emarginazione, l'isolamento, la vergogna che le vittime provano per la violenza subita;
- l'impegno per garantire a tutte le persone l'assistenza necessaria, il diritto alla partecipazione, il rispetto della dignita', relazioni sociali e civili in condizioni di riconoscimento di umanita', di reciproco ascolto e di comune responsabilita', di rispetto dei diritti e di effettiva democrazia;
- l'impegno per leggi che siano - come sempre devono essere - "la difesa del debole dagli abusi del forte"; per un'autentica morale della solidarieta', della responsabilita' e della condivisione; per una politica come cura comune del bene comune;
- l'azione nonviolenta per la pace disarmata e disarmante, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la difesa dell'intero mondo vivente.
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L'ottava: un'esperienza di formazione alla gestione dei conflitti e dei negoziati.
Gli incontri pomeridiani del sabato sono anche un'occasione per l'autoformazione alla gestione dei conflitti e dei negoziati; alla costruzione di programmi e iniziative; alla relazione non subalterna con i rappresentanti dei pubblici poteri, alla formulazione di proposte per il bene comune; alla conduzione di lotte nonviolente per i diritti umani di tutte le persone.
Quest'attivita' di autoformazione si svolge con riferimento a vicende reali, problemi concrete, esigenze urgenti; e nell'acquisizione da parte di tutte le persone partecipanti delle competenze legali, amministrative, progettuali, comunicative, organizzative di cui e' necessario far uso.
Un aiuto grande e' la memoria e la riflessione sulle esperienze gia' condotte, come ad esempio l'esperienza nonviolenta del mese di occupazione giorno e notte di piazza del Comune a Viterbo nell'inverno del 2012 per ottenere da parte delle istituzioni competenti il rispetto di diritti fondamentali sanciti dalle leggi che in quel momento restavano inapplicate; una lotta nonviolenta che ottenne risultati significativi sotto molti aspetti e che e' tuttora elemento di ispirazione per le iniziative da condurre oggi, poiche' ancora oggi troppi impegni restano disattesi, troppi diritti umani vengono violati, troppe persone sono abbandonate e condannate alla sofferenza, alla paura, alla solitudine, alla violenza.
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In breve, queste mi sembrano le caratteristiche essenziali degli incontri dell'Afespsit che si svolgono ogni sabato alla "Fattoria di Alice".
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Aggiungo che le stesse caratteristiche mi sembra di aver riscontrato a suo tempo nell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", sempre a Viterbo; un'esperienza che si e' svolta dal 1993 fino ad alcuni anni fa, che aveva caratteristiche sue proprie ma che al suo meglio per molti aspetti era simile e vicina a quella dell'Afesopsit (anche perche' alcune persone hanno preso parte sia all'una che all'altra).
Nel caso del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" decisiva fu la presenza di Alfio Pannega (1925-2010), un poeta antifascista nonviolento viterbese che visse l'intera vita in grande poverta' e che fu maestro di umanita', di vita buona e responsabile, di impegno morale e politico, per i molti giovani che a quell'esperienza presero parte.
Nel caso dell'Afesopsit decisiva e' stata la presenza, e adesso la memoria, di Vito Ferrante (che ci ha lasciato il 29 aprile di quest'anno).
Alfio e Vito erano grandi amici.
In entrambi i casi, sia nell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" che in quella dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", si praticava (si pratica tuttora) il rispetto di ogni essere umano e l'aiuto a chiunque abbia bisogno di aiuto, l'auto-mutuo-aiuto, un impegno di lotta nonviolenta per aiutare ogni persona a passare da condizioni di oppressione e di emarginazione al riconoscimento e all'affermazione del proprio valore e del valore di tutti gli esseri umani; e sia nelle attivita' formative che nella costruzione delle relazioni che nelle concrete attivita' realizzative si usava sempre (e si usa tuttora) un approccio non tecnicistico e non autoritario, bensi' basato sul rispetto e l'aiuto reciproco e l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutte le persone.
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Mi e' sembrato che potesse essere utile raccontare quel che di questa esperienza degli incontri settimanali del sabato dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" alla "Fattoria di Alice" a me pare particolarmente peculiare e rilevante.
E che questa breve descrizione possa valere da esortazione ad altre persone a volervi prendere parte a cominciare dal prossimo incontro di sabato 22 agosto.
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Benito D'Ippolito, che e' stato qualche volta ospite degli incontri del sabato dell'Afesopsit
Viterbo, 15 agosto 2026
4. REPETITA IUVANT. LUISA MORGANTINI: DA GAZA A SUPINO (FROSINONE). UN'INIZIATIVA E UN APPELLO
[Da Luisa Morgantini, presidente di AssopacePalestina (per contatti: lmorgantiniassopace at gmail.com), riceviamo e diffondiamo; ed invitiamo tutte e tutti a sostenere questa iniziativa]
A Supino, in provincia di Frosinone, al centro di AssopacePalestina "Bab el Sham" (la porta del sole), dal 16 al 23 agosto 2026, 60 studentesse e studenti di Gaza, che hanno avuto scholarship da diverse Universita' italiane, si incontreranno per conoscersi, scambiare idee, essere di reciproco aiuto, per condividere la loro situazione, i bisogni e le necessita' che hanno, le rivendicazioni da presentare al nostro governo; per avere scambi con i rappresentanti italiani della società civile e di partiti, esperienze comuni e diverse, per trovare insieme un percorso solidale.
Ci saranno anche momenti culturali e turistici.
Le "guide turistiche per Gaza" di Roma si sono offerte di accompagnarli ad una visita a Roma, e poi visita ad Anagni, citta' storica, con un incontro con il sindaco e la giunta comunale, e poi al mare e trekking sui Monti Lepini. Naturalmente saranno accolti dal sindaco di Supino, paese dove resteranno dal 16 al 23 agosto 2026.
I Gazawi si sono offerti di fare una serata con la cittadinanza per far gustare la cucina palestinese, che come per l'Italia ha grande importanza nella loro cultura. La serata dalle ore 18.30 si svolgera' il giorno 19 agosto nella piazza Umberto di Supino.
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AssopacePalestina e' un'associazione di volontariato, i finanziamenti per le varie iniziative in Italia e in Palestina sono fatti da donazioni volontarie, potete vedere il nostro sito assopacepalestina.org, dove trovate anche i nostri progetti.
L'accoglienza, vitto e alloggio per i sessanta ospiti (il viaggio per raggiungere Supino e' a carico dei partecipanti) ha un costo che non possiamo permetterci.
Probabilmente vi e ci direte: allora perchèe' vi siete imbarcati in questa avventura?
Perche' e' importante accogliere e creare reti di solidarieta' con giovani arrivati in Italia e che vivono i traumi di cio' che hanno vissuto.
Oggi sono lontani dai bombardamenti, dalla distruzione, dalla fame e sete che i gazawi continuano a subire, dove malgrado l'annunciata tregua, Israele continua ad uccidere bambini, uomini e donne, e a radere al suolo tutto il nord e il centro di Gaza, ma il trauma continua per le loro famiglie ancora a Gaza, per il loro futuro in esilio, per il loro paese privato della liberta' e autodeterminazione.
*
A cosa mira questa lettera?
A far si' che si esprima la vostra solidarieta' in modo concreto.
- Abbiamo bisogno di sostenere vitto e alloggio per 60 persone e gli spostamenti previsti per l'intera settimana. L'alloggio per 42 persone e' messo a disposizione da AssopacePalestina nel centro Bab El Shams, dovremo trovare 20 lettini e materassi per 20 persone. Li stiamo cercando in Ciociaria con le diverse organizzazioni sportive e altre.
- Acquistare vettovaglie per 60 persone per una settimana. Nel circondario stiamo cercando di raccogliere il cibo per almeno le colazioni e i pranzi, e cioe': pomodori, latte, caffe', uova, olive, olio extravergine, formaggi, marmellate, ma anche tonno, lenticchie, ceci, riso, cipolle, aglio, carote.
- Raccogliere fondi per cene in pizzeria e i trasporti locali.
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Potete versare il vostro contributo sul conto corrente bancario con la causale: Gazawi a Supino
Associazione Assopace Palestina ODV
BANCA ETICA
IBAN: IT55G0501803200000020001143
BIC: ETICIT22XXX
Per usufruire della detrazione fiscale e' necessario effettuare il bonifico con la dicitura “erogazione liberale” e a seguire l’indicazione del Progetto al quale si intende dare il contributo.
Puoi scegliere di sostenere un progetto specifico tra i progetti in corso. Per la scelta dei progetti, consulta la pagina Progetti nel sito assopacepalestina.org.
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un grande abbraccio, e ricordo con Gioconda Belli, poetessa nicaraguense, che "la solidarieta' e' la tenerezza dei popoli".
Luisa Morgantini, presidente assopacePalestina
Tel. 3483921465
5. REPETITA IUVANT. ENRICO PEYRETTI: IL NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA
[Da Enrico Peyretti, uno dei maestri della cultura della pace, riceviamo e diffondiamo]
La proposta del Nobel per la Pace ai bambini di Gaza (Avvenire, 5 agosto), presentata stamani alla 232esima Presenza settimanale di Pace (piazza Carignano, Torino) e' importante e giusta. Propongo qui che chi vuole mandi a lettere at avvenire.it oppure a segr.direttore at avvenire.it questo o simile testo:
"Io sottoscritto chiedo che il quotidiano Avvenire, ed altre eventuali voci concordi, popongano l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza. Essi sono le vittime piu' numerose, piu' innocenti, piu' rappresentative di tutti i colpiti dal male disumano di tutte le guerre".
Firma e indirizzo mail.
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Chi approva l'iniziativa la diffonda attraverso i suoi contatti.
6. HIC ET NUNC. TRE INIZIATIVE DI PACE CHE INVITIAMO A SOSTENERE
La prima iniziativa di pace che invitiamo a sostenere: l'appello "Una persona, un voto"
vi preghiamo di sottoscrivere e diffondere questo appello "Una persona, un voto" affinche' a tutte le persone che vivono nel nostro paese, e che nel nostro paese intendono restare, dopo un ragionevole lasso di tempo (e crediamo che sei mesi sia abbastanza) sia riconosciuto il diritto di voto in tutte le elezioni, senza il quale non vi e' democrazia ma un regime razzista e schiavista in conflitto con i valori fondanti della stessa Costituzione della Repubblica italiana.
Di seguito riproponiamo l'appello cosi' come gia' diffuso nel 2017.
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Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia
Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.
Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.
Una persona, un voto. Il momento e' ora.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
* * *
La seconda iniziativa di pace che invitiamo a sostenere: "per la pace nel cuore d'Europa", tre proposte
La prima proposta: scriviamo alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Carissime e carissimi,
vi preghiamo di voler scrivere alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Gli indirizzi di posta elettronica sono i seguenti: ambrusitalia at mid.ru, culturaroma at mid.ru, consitalia at mid.ru, emb_it at mfa.gov.ua, gc_it at mfa.gov.ua
Il messaggio che proponiamo e' il seguente:
"Gentilissimi ambasciatori di Russia ed Ucraina,
vi saremmo assai grati se voleste trasmettere questa richiesta di pace ai vostri governi.
Sia la pace nel cuore d'Europa.
Cessino immediatamente le uccisioni e le devastazioni.
Si passi immediatamente dal conflitto armato al negoziato diplomatico.
Si inviino aiuti umanitari a tutte le vittime della guerra che alla guerra sono sopravvissute.
Si costruisca un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
FIRMA, DATA, INDIRIZZO DEL MITTENTE".
Facciamo sentire la voce dell'umanita'.
Chi salva una vita salva il mondo.
*
La seconda proposta: diffondiamo ovunque la richiesta rivolta ai governi di non uccidere piu'.
Alle persone amiche della nonviolenza, alle associazioni democratiche, alle istituzioni sollecite del bene comune, ai mezzi d'informazione, chiediamo di diffondere ovunque possibile questa richiesta rivolta ai governi di Russia ed Ucraina e con essi ai governi di tutti i paesi europei:
"Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di non uccidere piu' i cittadini di Russia e Ucraina.
Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di cessare immediatamente la guerra ed avviare immediatamente negoziati di pace.
Chiediamo a tutti i governi europei la pace disarmata e disarmante, che sola salva le vite, dall'Atlantico agli Urali.
Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Il movimento della societa' civile scaturito dall'appello 'per la pace nel cuore d'Europa'".
*
La terza proposta: sottoscriviamo e sosteniamo l'appello "per la pace nel cuore d'Europa".
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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La terza iniziativa di pace che invitiamo a sostenere: "per la liberazione di Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese"
Al Presidente dello Stato di Israele Yitzhak Herzog
Oggetto: richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese
Egregio Presidente,
Le scriviamo per formularLe la richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese.
Non c'e' bisogno che illustriamo a Lei cio' che Lei gia' sa perfettamente: ovvero che Marwan Barghouti puo' dare un contributo fondamentale e decisivo per la risoluzione pacifica, fondata sulla verita', la giustizia e la comprensione reciproca, del conflitto israelo-palestinese nel pieno rispetto di tutti i diritti di entrambi i popoli e di ogni persona.
Dinanzi alla tragedia tuttora in corso e' ragionevole pensare che la liberazione di Marwan Barghouti possa essere il passo indispensabile per avviare un circolo virtuoso dopo cosi' tante sofferenze.
Ignoriamo quali siano le precise e specifiche procedure istituzionali previste nell'ordinamento giuridico del suo Paese per attivare l'istituto della concessione della grazia, ma con questa lettera aperta La preghiamo di adoperarSi a questo fine che ci sembra essere, per usare il linguaggio di Gandhi, un vero e proprio "fine sovraordinato" rispetto a tante altre considerazioni.
Liberi Marwan Barghouti: il popolo di Israele, il popolo di Palestina, e tutti i popoli e le persone ragionevoli del mondo Gliene saranno per sempre grati.
Voglia gradire distinti saluti.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
7. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Conferenza episcopale italiana, Educare a una pace disarmata e disarmante. Nota pastorale, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2026, pp. 112, euro 10.
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Riletture
- Francesca Albanese, Lex Takkenberg, Palestinian Refugees in International Law, Oxford University Press, Oxford 1998, 2020, pp. XLIV + 560.
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Classici
- Fernand Braudel, Civilta' e imperi del Mediterraneo nell'eta' di Filippo II, Einaudi, Torino 1953, 2010, Mondadori, Milano 2011, 2 voll. per complessive pp. XXXVI + 1450.
*
Maestre
- Anna Achmatova, Il prodigio delle cose, Passigli, Bagno a Ripoli (Fi) 2007, Rcs, Milano 2012, pp. 240.
- Anna Achmatova, Io sono la vostra voce..., Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1990, 1995, pp. XLVI + 330.
- Anna Achmatova, La corsa del tempo, Einaudi, Torino 1992, 2004, pp. LVI + 320.
- Anna Achmatova, Lo stormo bianco, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1995, Fabbri-Rcs, Milano 1997, pp. 220.
- Anna Achmatova, Poema senza eroe, Einaudi, Torino 1966, 1993, pp. 182.
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 122 del 16 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 122 del 16 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Prendere sul serio questo serio pensiero
2. Jean-Marie Muller: Premessa a "Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace"
3. Un ospite saltuario descrive gli incontri del sabato dell'Afesopsit alla Fattoria di Alice a Viterbo
4. Luisa Morgantini: Da Gaza a Supino (Frosinone). Un'iniziativa e un appello
5. Enrico Peyretti: Il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza
6. Tre iniziative di pace che invitiamo a sostenere
7. Alcuni ulteriori riferimenti utili
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. PRENDERE SUL SERIO QUESTO SERIO PENSIERO
"Non uccidere" sia il tuo primo pensiero.
Ovvero: Salva tutte le vite.
Ovvero: Soccorri, accogli, assisti ogni persona bisognosa di aiuto.
Ovvero: Difendi quest'unico mondo vivente.
Ovvero: abolisci la guerra assassina e gli strumenti della guerra assassina.
*
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Chi salva una vita salva il mondo.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
2. TESTI. JEAN-MARIE MULLER: PREMESSA A "IL PRINCIPIO NONVIOLENZA. UNA FILOSOFIA DELLA PACE"
[Da Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Plus - Pisa University Press, Pisa 2004 (traduzione italiana di Enrico Peyretti dell'edizione originale Le principe de non-violence. Parcours philosophique, Desclee de Brouwer, Paris 1995) riproponiamo la Premessa alle pp. 21-27. Ringraziamo di cuore Enrico Peyretti per averci messo a disposizione la sua traduzione]
La violenza e' la materia prima dell'attualita'. Essa e' il migliore ingrediente del sensazionale. Ogni giorno noi siamo informati delle violenze che qui o la' nel mondo brutalizzano e assassinano i nostri simili.
L'informazione alla quale noi siamo sottomessi fa di noi dei voyeurs, dei guardoni che guardano gli altri morire e soffrire. Noi non abbiamo piu' molta distanza dall'avvenimento che si svolge sotto i nostri occhi in tempo reale. Ma senza questa presa di distanza non c'e' piu' posto per il pensiero. I mezzi di comunicazione di massa non ci informano sulle ragioni e sui rischi della violenza, ma sulla violenza stessa. Essi non suscitano un'opinione pubblica ma un'emozione pubblica.
Le violenze che fanno l'attualita' hanno delle spiegazioni circostanziate relative alle situazioni economiche e politiche nelle quali esse avvengono, ma tutte si radicano in cio' che si puo' chiamare una "cultura della violenza". Nel confronto tra le culture che ha luogo dappertutto nel mondo e in ogni societa', e' usuale fare appello alla mutua tolleranza. Si fa notare che se noi facciamo lo sforzo di conoscerci meglio e di comprendere meglio la cultura degli altri, noi scopriremo cio' che ciascuna cultura racchiude di grandezza e di nobilta'. E si afferma che per vivere in pace gli uni con gli altri noi dobbiamo accettare le nostre differenze. Tutto questo e' vero, ma soltanto in parte, poiche' non sono forse piuttosto le nostre somiglianze che generano i nostri conflitti, le nostre questioni e le nostre lotte? Non e' forse per il fatto che noi ci imitiamo gli uni gli altri che ci ritroviamo continuamente in guerra gli uni contro gli altri? Non e' forse perche' le nostre culture sono ugualmente impregnate dalla "ideologia della violenza" che noi siamo in permanenza sul punto di ucciderci gli uni gli altri? In realta', l'ideologia della violenza necessaria legittima e onorevole tende a cancellare le differenze tra le diverse culture e fa venire in luce delle somiglianze spaventose. Le nostre culture si assomigliano perche' esse sono tutte culture della violenza. E' per questo, per vivere in pace le une con le altre, che non si tratta tanto di accettare le nostre differenze, quanto di rifiutare le nostre somiglianze.
Una delle insistenze prioritarie di questo libro sara' di analizzare e fare la critica radicale di cio' che noi chiamiamo la "cultura della violenza" e "l'ideologia della violenza". Poi noi apriremo le prospettive di una "filosofia della nonviolenza" e di una "cultura della nonviolenza" di cui ci sforzeremo di precisare i fondamenti e gli elementi.
A guardare la storia, puo' sembrare che la violenza pesi sull'umanita' come una fatalita'. Se l'uomo fosse un animale sarebbe il piu' crudele degli animali. Ma l'uomo e' un essere dotato di ragione ed e' precisamente per questo che egli e' il piu' crudele degli esseri viventi. Se l'uomo non fosse dotato di ragione, non sarebbe stato capace di programmare scientemente e scientificamente le tragedie di Auschwitz, di Hiroshima e dell'arcipelago Gulag. E tante altre tragedie sono avvenute attraverso il mondo prima e dopo queste che possono tutte ugualmente essere simbolo dell'orrore e della violenza organizzata dell'uomo contro l'uomo. Come puo' la coscienza umana non rivoltarsi al ricordo di tutte queste violenze e di tutte le persone il cui volto attraverso il corso dei secoli è stato sfigurato dal ferro e dal fuoco? E' lo scandalo di questa violenza esercitata da uomini su altri uomini che mette in movimento il pensiero filosofico; e' la certezza che questo male non deve essere che provoca la riflessione. Noi vogliamo sostenere che la rivolta del pensiero davanti alla violenza che fa soffrire gli uomini e' l'atto fondatore della filosofia. Noi vogliamo affermare che il rifiuto di ogni legittimazione di questa violenza fonda il principio di nonviolenza.
La cultura e', secondo la definizione che ne ha dato Marcel Mauss "l'insieme delle forme acquisite di comportamento nelle societa' umane" (1). E' per questo che noi parliamo di "cultura della violenza" per dire che gli individui, sotto l'effetto dell'influenza sociale, orientano il loro comportamento privilegiando la violenza come mezzo normale per difendere la loro comunita' di fronte alle minacce che pesano su di essa. La cultura coltiva la violenza (coltivare viene dal latino colere che significa nello stesso tempo coltivare ed onorare) inculcando negli individui l'idea che essa e' la virtu' dell'uomo forte, dell'uomo coraggioso, dell'uomo d'onore che assume il rischio di morire per difendere i valori che danno un senso alla sua vita. Nell'immaginario dei popoli, l'eroe e' colui che ha preso le armi per difendere la patria contro i barbari. E la societa' innalza statue e rende un culto ai suoi eroi. La cultura circonda la violenza di prestigio, ma, precisamente, dire che la violenza e' prestigiosa e' riconoscere (secondo il significato etimologico di questa parola che viene dal latino praestigiosus, "che fa illusione") che essa e' illusoria, cioe' che essa inganna coloro che cedono alla sua tentazione. Ma da quando degli uomini hanno cominciato a versare il loro sangue per una causa, questa, qualunque essa sia, diventa sacra. Sara' per loro necessario continuare sempre a versare il loro sangue affinche' non si possa dire che le prime vittime hanno versato il loro invano. E' la violenza in definitiva che sacralizza la causa e non il contrario. Cosi' Zarathustra proclama ai suoi "fratelli" nella guerra: "Voi dite che la buona causa santifica persino la guerra? Io vi dico: e' la buona guerra che santifica ogni causa" (2). Se la violenza e' sacralizzata, la nonviolenza non puo' essere che sacrilegio e colui che vi si appella merita l'anatema.
Una delle manifestazioni piu' significative della nostra cultura della violenza e' l'importanza considerevole degli investimenti intellettuali consentiti nell'attivita' delle nostre societa' per la fabbricazione delle armi in vista di organizzare l'omicidio di massa dei nostri simili, e noi siamo a tal punto "coltivati" che questa produzione di armi non soltanto non ci scandalizza, ma nemmeno ci stupisce. Noi abbiamo d'altra parte a nostra disposizione una quantita' di argomenti per giustificare questo fatto.
La cultura della violenza ha bisogno di riferirsi a una costruzione razionale che permetta agli individui di giustificare la violenza. E' qui che interviene la "ideologia della violenza”. La sua funzione e' quella di costruire una rappresentazione della violenza che evita di vedere cio' che essa e' effettivamente: inumana e scandalosa. L'ideologia della violenza mira ad occultare cio' che la violenza ha di irrazionale ed inaccettabile e a farne prevalere una rappresentazione razionale accettabile. Si tratta di dissimulare la realta' scandalosa della violenza attraverso una rappresentazione che la valorizzi positivamente. Lo scopo ricercato - e spesso raggiunto - e' la banalizzazione della violenza. Invece di essere bandita - dichiarata fuori legge - la violenza e' banalizzata - dichiarata conforme alla legge. Da questo momento, piu' nessun freno intellettuale si opporra' all'uso della violenza.
"La morale, scrive Emmanuel Levinas, non appartiene alla cultura: essa permette di giudicarla" (3). Per poter giudicare la cultura, e' importante dunque sospendere la nostra adesione ai giudizi che la cultura ci ha inculcato. Difficile impresa, che esige di prendere una distanza dalla nostra cultura per disapprendere quello che noi abbiamo appreso, per rinnovare il nostro sguardo sull'uomo e sul mondo, per ri-pensare il nostro pensiero. Si tratta di rimettere in causa i nostri saperi per rimettere ordine nelle nostre idee. Si tratta di mettere in dubbio le nostre credenze per ri-prendere coscienza, per ri-prendere conoscenza. Ma in nome di quali criteri e di quali esigenze? In nome della filosofia? Ma dove scoprire la sorgente della filosofia se non ancora nella nostra cultura? Sarebbe illusorio pretendere di sfuggire ad ogni influenza, ma forse e' possibile prendere la misura delle influenze culturali alle quali noi siamo stati sottomessi - esse sono molteplici e contraddittorie - e di discernere quelle che sono delle aperture verso una maggiore luce, che sono portatrici di senso, e quelle al contrario che sono delle chiusure e degli accecamenti. Forse e' possibile scegliere le nostre influenze. L'uomo deve fare questa scommessa, che egli non e' un essere determinato sottomesso alla fatalita'. Egli non e' libero, egli non nasce libero, ma puo' conquistare la propria liberta'. La liberta' e' sempre un inizio, un ri-cominciamento. Come ultima risorsa, l'uomo non ha altra scelta che farsi lui stesso giudice della verita' che da' senso alla sua vita. Egli non potrebbe senza dimissionare dalla sua responsabilita' sottomettersi a una qualunque autorita' esteriore che gli detti la verita'. Per diventare responsabile ed autonomo egli non puo' far altro che affidarsi alla sua propria ragione e non alle ragioni degli altri. Poiche' e' un essere ragionevole, l'uomo ha la facolta' di liberarsi poco a poco dai condizionamenti e dalle chiusure della cultura per costruire poco a poco il suo pensiero, la sua morale, la sua filosofia.
Noi abbiamo preso l'abitudine di mettere le violenze che condanniamo sul conto degli estremismi. Ma questi estremismi che noi rifiutiamo non sono possibili che grazie alle ortodossie che noi accettiamo. Per definizione, l'estremista e' il partigiano di una dottrina spinta fino alle sue conseguenze estreme, e cio' significa che esiste un legame tra questa dottrina e le ragioni degli estremisti. L'ortodossia della dottrina alla quale questi si riferiscono non e' innocente dei misfatti e dei crimini ai quali essi si abbandonano. Gli estremismi di cui noi vediamo dappertutto gli effetti distruttivi non possono esistere che per il fatto che essi prendono dalle ortodossie gli argomenti per la loro propaganda. Certo, essi esagerano, ma precisamente cio' che essi esagerano, cioe' ingrandiscono e amplificano, sono i principi dell'ortodossia. E' l'ortodossia che offre la materia prima dell'esagerazione dell'estremismo; e' essa che gli fornisce i pretesti che servono a giustificare i suoi eccessi. Le ortodossie portano cosi' il germe e nutrono esse stesse le escrescenze degli estremismi. Giustificando "l'uso ragionevole della violenza", le ortodossie giustificano gia' l'abuso degli estremismi. Poiche' la violenza non e' ragionevole ed e' in se stessa un abuso. La violenza che si crede legata pacificamente dentro l'ortodossia si risveglia da un momento all'altro, si scatena e diventa orrenda. Ma proprio l'ortodossia e' il suo campo base da cui essa dirige le sue operazioni criminali. Per combattere la violenza degli estremismi bisogna arrivare a braccarla e stanarla nei punti precisi dove essa si ripara nel seno delle ortodossie.
L'ideologia nazionalista che insegna il disprezzo dello straniero si appoggia sul culto della patria che esalta l'identita' nazionale dei popoli. Lo stato totalitario pretende di fondare la sua legittimita' sulla dottrina della democrazia che attribuisce allo stato il monopolio della violenza legittima. La guerra totale fonda la sua giustificazione sulla dottrina della guerra giusta che legittima e onora la violenza e l'omicidio dal momento che essi sono al servizio di una causa giusta. L'integrismo religioso si radica nell'ortodossia delle religioni che professano una dottrina della violenza legittima.
Percio' non e' possibile sconfessare, ricusare e disarmare gli estremismi senza rimettere in causa le ortodossie che forniscono loro le giustificazioni. Per spezzare la logica di violenza degli estremismi, noi dobbiamo cominciare col rompere con tutto cio' che nella nostra propria cultura, legittima e onora la violenza come la virtu' dell'uomo forte. Questa rottura sara' dolorosa, perche' essa dovra' avvenire in profondita'. Noi scopriremo che per rompere con la cultura della violenza si tratta in definitiva di rompere con la nostra stessa cultura. Ed e' estremamente difficile rifiutare la tradizione che ci e' stata trasmessa come una eredita' sacra. Anche quando noi avremo acquisito la convinzione che questa rottura e' necessaria per delegittimare definitivamente la violenza, essa ci apparira' ancora, in qualche misura, come un rinnegamento, come una abiura. Soprattutto, essa sara' sentita come un sacrilegio dagli altri, da quelli che vorranno difendere la tradizione. Questo senso di sacrilegio sara' raddoppiato quando, come e' spesso il caso, l'ideologia della violenza sara' coniugata con una dottrina religiosa. Quelli che vorranno difendere la sana dottrina denunceranno ogni rottura come un'eresia e non mancheranno di gettare l'anatema sugli infedeli.
Le tradizioni di cui noi siamo gli eredi, mentre hanno dato un grande e bello spazio alla violenza, non hanno praticamente accordato alcuno spazio alla nonviolenza, fino al punto di ignorarne il nome. Tuttavia, in ciascuna delle nostre tradizioni ci sono dei punti di appoggio sui quali noi possiamo fondare una saggezza della nonviolenza. Ciascuna delle nostre tradizioni, in effetti, porta in se stessa dei "valori" che conferiscono ad ogni uomo dignita', grandezza e nobilta', e che domandano che ogni uomo sia rispettato e amato. Per se stessi, questi valori vengono a contraddire la pretesa della violenza di dominare la vita degli uomini e delle societa'. In ciascuna delle nostre culture, in un momento o in un altro, si sono trovate delle donne e degli uomini che hanno avuto la forza di entrare in dissenso dai loro contemporanei per affermare il primato di questi valori sopra le pretese della violenza. Ma, il piu' delle volte, questi valori si sono trovati largamente coperti e sopraffatti dalle scorie dell'ideologia della violenza e, per questo fatto, sono stati negati e rinnegati. E' nella fedelta' a questi valori, dal momento in cui saranno purificati da ogni mescolanza, che ciascuno di noi puo' convincersi che l'esigenza della nonviolenza fonda l'umanita' dell'uomo. E noi scopriremo che questa fedelta' ci condurra' al di la' della rottura che avremo operato, ci condurra' nel cuore stesso della nostra cultura.
Cosi', ciascuno di noi, se vuole uscire dalla logica della violenza ed entrare nella dinamica della nonviolenza, e' messo di fronte, all'interno della propria cultura, ad una doppia esigenza di rottura e di fedelta'. Proprio situandoci nella prospettiva aperta da questa doppia esigenza, facendo un doppio lavoro di riscontro attraverso alcuni dei testi che fondano la nostra cultura, noi abbiamo voluto scrivere questo libro.
*
Note
1. Citato nel Dictionnaire historique de la langue française, diretto da Alain Rey, Le Robert, Paris 1993.
2. Nietzsche, Ainsi parlait Zarathoustra, Gallimard, Paris 1989, p. 59; in trad. italiana: Cosi' parlo' Zarathustra, Adelphi, Milano 1982, pp. 51-52.
3. Emmanuel Levinas, Humanisme de l'autre homme, Le Livre de Poche, serie Biblio-Essais, Paris 1994, p. 58. Trad. italiana: Umanesimo dell'altro uomo, il melangolo, Genova 1988, p. 84.
3. TESTIMONIANZE. UN OSPITE SALTUARIO DESCRIVE GLI INCONTRI DEL SABATO DELL'AFESOPSIT ALLA FATTORIA DI ALICE A VITERBO
Mi e' capitato di partecipare nel corso degli ultimi due anni ad alcuni degli incontri settimanali dell'Afesopsit presso la "Fattoria di Alice" a Viterbo.
Gli incontri si svolgono ogni sabato e consistono sostanzialmente nel pranzare insieme conversando e nel proseguire la conversazione anche dopo il pasto.
Puo' partecipare chiunque, ogni persona e' un ospite gradito.
Afesopsit e' la sigla dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", un'esperienza nata nel viterbese nel 1993 di auto-mutuo-aiuto delle persone con sofferenze psichiche, dei loro familiari, e di quanti condividono con loro un cammino di riconoscimento di dignita', di solidarieta' e di liberazione dall'emarginazione, dalla repressione, dall'isolamento e da tutte le violenze.
L'associazione e' stata fondata da Vito Ferrante - illustre scultore, militante per i diritti umani di tutti gli esseri umani e gia' apprezzatissimo consigliere comunale - che ne e' stato infaticabile animatore fino alla sua improvvisa prematura scomparsa nell'aprile di quest'anno.
La "Fattoria di Alice", che si trova subito fuori dal centro abitato di Viterbo in direzione della cittadina di Tuscania, e' stata realizzata costruendola in ogni sua parte da Vito Ferrante e dai soci dell'Afesopsit su un terreno donato da una coppia di vecchi amici e compagni di lotte, Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che anch'essi sono scomparsi da anni.
Le persone socie e sostenitrici dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" proseguono questa esperienza di solidarieta' e di liberazione anche nel loro ricordo.
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Sulla base di quello che ho visto e sentito nel corso degli incontri cui ho preso parte, elenco le cose che di questa esperienza mi sono sembrate maggiormente caratterizzanti.
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La prima: le relazioni di eguaglianza fra tutte le persone.
Non vi sono assistenti e assistiti, ma persone che si riconoscono eguali in dignita' e diritti; ogni persona e' diversa da ogni altra ma tutte si riconoscono eguali e solidali.
Le difficolta' e le sofferenze proprie di ogni persona non creano barriere o gerarchie, ma anzi consolidano l'ascolto reciproco e la solidarieta' collettiva, aiutano ogni persona a comprendere il dolore e la fatica delle altre, creano un sentimento di affinita' e di vicinanza, rendono gioioso lo stare insieme invece di essere abbandonati alla solitudine.
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La seconda: la franchezza nel discutere, senza aver paura del fatto di avere opinioni diverse.
Le opinioni diverse sono sentite come una ricchezza comune, e non si cerca di nasconderle ma le si esamina appassionatamente sapendo distinguere il dissenso e la critica sulle cose dall'amicizia che resta comunque intatta anche nel conflitto delle idee.
Questo modo di stare in relazione, confrontarsi e cercare insieme, nella diversita' e finanche nel netto contrasto delle opinioni ma insieme nella fiducia reciproca e nella vicinanza sia delle emozioni sia della comune ricerca del vero e del giusto, costituisce un bene prezioso e un esempio di civile convivenza e di umana fraternita' e sorellanza.
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La terza: la disponibilita' a raccontarsi senza indossare maschere o ruoli.
Ogni testimonianza e' sincera, ogni riflessione e' veritiera, tutte le voci sono ugualmente autorevoli, e quindi si ascolta ogni persona con attenzione autentica e profonda empatia.
Quando vengono descritte situazioni particolarmente dolorose, talvolta si e' in grado di formulare suggerimenti e proposte, sempre si esprime sincera ed affettuosa solidarieta': e comunque sempre l'ascolto attento e accudente e' gia' un balsamo per le ferite.
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La quarta: il confronto con la cultura "alta" senza subalternita' e senza semplificazioni.
Spesso si ritiene che per poter apprezzare adeguatamente alcune esperienze artistiche o culturali particolarmente significative sia richiesta una particolare formazione intellettuale e particolari situazioni di privilegio, ed a chi non ne dispone non resta che la divulgazione, l'intrattenimento, la "cultura di massa" degradata e degradante.
Non e' cosi'. Ogni persona puo' accostarsi alle maggiori opere d'arte e di pensiero, alle vette del sapere, e ricavarne insieme felicita', comprensione, un aumento delle proprie conoscenze e capacita', un piu' forte e consapevole sentimento dell'umanita' propria e di tutti. Poiche' a questo servono la musica, le arti, la poesia, la filosofia e le scienze tutte: ad arricchire l'umanita' di ogni essere umano e quindi di tutti gli esseri umani.
Nell'esperienza degli incontri del sabato dell'Afesopsit e' accaduto di cantare ed apprezzare arie di grandi opere liriche rossiniane, mozartiane e verdiane; di leggere o recitare nelle lingue originali - dal greco e dal latino, dal francese, dall'inglese, dallo spagnolo e da altre lingue ancora - e poi tradurre e commentare coralmente sublimi opere poetiche; di ascoltare e ragionare insieme storie di vita e vicende memorabili, elaborazioni teoriche e svolgimenti storici; nella capacita' comune di apprezzare e comprendere, di cogliere il significato e il valore delle opere, delle figure, delle teorie e degli accadimenti oggetto di riflessione.
Come e' possibile questo? Con la capacita' di mettere in comune le conoscenze e le esperienze delle singole persone, di socializzare i saperi e le storie; ed anche grazie alla sperimentazione diretta della pratica musicale (dal canto alla danza) e della pratica della scrittura, particolarmente quella poetica, cosicche' le persone partecipanti si fanno piu' consapevoli anche degli aspetti tecnici dell'arte e dei saperi, la qual cosa favorisce quindi anche la piu' adeguata ed approfondita comprensione.
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La quinta: l'esperienza diretta della produzione letteraria
Dapprima con il racconto orale, poi con la testimonianza scritta, infine con la forma poetica; approfondendo il valore e il significato delle parole; studiando le tecniche del discorso in pubblico (l'arte retorica); della scrittura come forma fondamentale di comunicazione a distanza; del ragionare insieme come esperienza di democrazia e di ricerca della verita'.
Molte persone partecipanti agli incontri dell'Afesopsit hanno raccontato vicende, descritto problematiche, proposto questioni morali e civili, esistenziali e sociali, amministrative e giuridiche, politiche; molte hanno scritto ricordi, descrizioni, analisi, riflessioni ed interpretazioni; molte hanno scritto intense poesie liriche.
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La sesta: la democrazia praticata
Negli incontri del sabato dell'Afesopsit si pratica la democrazia: con l'ascolto, il rispetto, l'attenzione, la franchezza e la lealta', la ricerca comune senza pretendere di raggiungere conclusioni affrettate e lasciando quindi aperta la discussione, decidendo solo cio' su cui c'e' l'accordo persuaso di ogni persona.
Questi criteri sono anche stati messi per iscritto in un testo condiviso che forse varra' la pena riprodurre qui; eccolo:
"Alcune regole utili per stare bene mentre si ragiona insieme
- Si parla a turno facendo il giro;
- Si puo' parlare di tutto;
- Quando una persona parla, le altre la ascoltano senza commenti e senza interruzioni;
- Si da' a ogni persona tutto il tempo di cui ha bisogno per dire quello che vuole dire;
- Si rispetta ogni persona anche se non si e' d'accordo con quello che dice;
- Nessuno impone niente a nessuno;
- Si decidono solo le cose su cui tutte le persone sono d'accordo".
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La settima: il confronto con le questioni piu' impegnative
Gli incontri del sabato dell'Afesopsit ovviamente sono anche occasione per riflettere insieme sulle questioni sentite come piu' impegnative, piu' dolorose, piu' faticose, piu' necessarie; ne elenco alcune:
- la lotta nonviolenta contro le istituzioni totali ed ogni forma di segregazione, di umiliazione, di espropriazione, di alienazione, di negazione dei diritti fondamentali di ogni essere umano;
- l'impegno personale e collettivo contro l'emarginazione, l'isolamento, la vergogna che le vittime provano per la violenza subita;
- l'impegno per garantire a tutte le persone l'assistenza necessaria, il diritto alla partecipazione, il rispetto della dignita', relazioni sociali e civili in condizioni di riconoscimento di umanita', di reciproco ascolto e di comune responsabilita', di rispetto dei diritti e di effettiva democrazia;
- l'impegno per leggi che siano - come sempre devono essere - "la difesa del debole dagli abusi del forte"; per un'autentica morale della solidarieta', della responsabilita' e della condivisione; per una politica come cura comune del bene comune;
- l'azione nonviolenta per la pace disarmata e disarmante, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la difesa dell'intero mondo vivente.
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L'ottava: un'esperienza di formazione alla gestione dei conflitti e dei negoziati.
Gli incontri pomeridiani del sabato sono anche un'occasione per l'autoformazione alla gestione dei conflitti e dei negoziati; alla costruzione di programmi e iniziative; alla relazione non subalterna con i rappresentanti dei pubblici poteri, alla formulazione di proposte per il bene comune; alla conduzione di lotte nonviolente per i diritti umani di tutte le persone.
Quest'attivita' di autoformazione si svolge con riferimento a vicende reali, problemi concrete, esigenze urgenti; e nell'acquisizione da parte di tutte le persone partecipanti delle competenze legali, amministrative, progettuali, comunicative, organizzative di cui e' necessario far uso.
Un aiuto grande e' la memoria e la riflessione sulle esperienze gia' condotte, come ad esempio l'esperienza nonviolenta del mese di occupazione giorno e notte di piazza del Comune a Viterbo nell'inverno del 2012 per ottenere da parte delle istituzioni competenti il rispetto di diritti fondamentali sanciti dalle leggi che in quel momento restavano inapplicate; una lotta nonviolenta che ottenne risultati significativi sotto molti aspetti e che e' tuttora elemento di ispirazione per le iniziative da condurre oggi, poiche' ancora oggi troppi impegni restano disattesi, troppi diritti umani vengono violati, troppe persone sono abbandonate e condannate alla sofferenza, alla paura, alla solitudine, alla violenza.
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In breve, queste mi sembrano le caratteristiche essenziali degli incontri dell'Afespsit che si svolgono ogni sabato alla "Fattoria di Alice".
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Aggiungo che le stesse caratteristiche mi sembra di aver riscontrato a suo tempo nell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", sempre a Viterbo; un'esperienza che si e' svolta dal 1993 fino ad alcuni anni fa, che aveva caratteristiche sue proprie ma che al suo meglio per molti aspetti era simile e vicina a quella dell'Afesopsit (anche perche' alcune persone hanno preso parte sia all'una che all'altra).
Nel caso del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" decisiva fu la presenza di Alfio Pannega (1925-2010), un poeta antifascista nonviolento viterbese che visse l'intera vita in grande poverta' e che fu maestro di umanita', di vita buona e responsabile, di impegno morale e politico, per i molti giovani che a quell'esperienza presero parte.
Nel caso dell'Afesopsit decisiva e' stata la presenza, e adesso la memoria, di Vito Ferrante (che ci ha lasciato il 29 aprile di quest'anno).
Alfio e Vito erano grandi amici.
In entrambi i casi, sia nell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" che in quella dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", si praticava (si pratica tuttora) il rispetto di ogni essere umano e l'aiuto a chiunque abbia bisogno di aiuto, l'auto-mutuo-aiuto, un impegno di lotta nonviolenta per aiutare ogni persona a passare da condizioni di oppressione e di emarginazione al riconoscimento e all'affermazione del proprio valore e del valore di tutti gli esseri umani; e sia nelle attivita' formative che nella costruzione delle relazioni che nelle concrete attivita' realizzative si usava sempre (e si usa tuttora) un approccio non tecnicistico e non autoritario, bensi' basato sul rispetto e l'aiuto reciproco e l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutte le persone.
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Mi e' sembrato che potesse essere utile raccontare quel che di questa esperienza degli incontri settimanali del sabato dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" alla "Fattoria di Alice" a me pare particolarmente peculiare e rilevante.
E che questa breve descrizione possa valere da esortazione ad altre persone a volervi prendere parte a cominciare dal prossimo incontro di sabato 22 agosto.
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Benito D'Ippolito, che e' stato qualche volta ospite degli incontri del sabato dell'Afesopsit
Viterbo, 15 agosto 2026
4. REPETITA IUVANT. LUISA MORGANTINI: DA GAZA A SUPINO (FROSINONE). UN'INIZIATIVA E UN APPELLO
[Da Luisa Morgantini, presidente di AssopacePalestina (per contatti: lmorgantiniassopace at gmail.com), riceviamo e diffondiamo; ed invitiamo tutte e tutti a sostenere questa iniziativa]
A Supino, in provincia di Frosinone, al centro di AssopacePalestina "Bab el Sham" (la porta del sole), dal 16 al 23 agosto 2026, 60 studentesse e studenti di Gaza, che hanno avuto scholarship da diverse Universita' italiane, si incontreranno per conoscersi, scambiare idee, essere di reciproco aiuto, per condividere la loro situazione, i bisogni e le necessita' che hanno, le rivendicazioni da presentare al nostro governo; per avere scambi con i rappresentanti italiani della società civile e di partiti, esperienze comuni e diverse, per trovare insieme un percorso solidale.
Ci saranno anche momenti culturali e turistici.
Le "guide turistiche per Gaza" di Roma si sono offerte di accompagnarli ad una visita a Roma, e poi visita ad Anagni, citta' storica, con un incontro con il sindaco e la giunta comunale, e poi al mare e trekking sui Monti Lepini. Naturalmente saranno accolti dal sindaco di Supino, paese dove resteranno dal 16 al 23 agosto 2026.
I Gazawi si sono offerti di fare una serata con la cittadinanza per far gustare la cucina palestinese, che come per l'Italia ha grande importanza nella loro cultura. La serata dalle ore 18.30 si svolgera' il giorno 19 agosto nella piazza Umberto di Supino.
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AssopacePalestina e' un'associazione di volontariato, i finanziamenti per le varie iniziative in Italia e in Palestina sono fatti da donazioni volontarie, potete vedere il nostro sito assopacepalestina.org, dove trovate anche i nostri progetti.
L'accoglienza, vitto e alloggio per i sessanta ospiti (il viaggio per raggiungere Supino e' a carico dei partecipanti) ha un costo che non possiamo permetterci.
Probabilmente vi e ci direte: allora perchèe' vi siete imbarcati in questa avventura?
Perche' e' importante accogliere e creare reti di solidarieta' con giovani arrivati in Italia e che vivono i traumi di cio' che hanno vissuto.
Oggi sono lontani dai bombardamenti, dalla distruzione, dalla fame e sete che i gazawi continuano a subire, dove malgrado l'annunciata tregua, Israele continua ad uccidere bambini, uomini e donne, e a radere al suolo tutto il nord e il centro di Gaza, ma il trauma continua per le loro famiglie ancora a Gaza, per il loro futuro in esilio, per il loro paese privato della liberta' e autodeterminazione.
*
A cosa mira questa lettera?
A far si' che si esprima la vostra solidarieta' in modo concreto.
- Abbiamo bisogno di sostenere vitto e alloggio per 60 persone e gli spostamenti previsti per l'intera settimana. L'alloggio per 42 persone e' messo a disposizione da AssopacePalestina nel centro Bab El Shams, dovremo trovare 20 lettini e materassi per 20 persone. Li stiamo cercando in Ciociaria con le diverse organizzazioni sportive e altre.
- Acquistare vettovaglie per 60 persone per una settimana. Nel circondario stiamo cercando di raccogliere il cibo per almeno le colazioni e i pranzi, e cioe': pomodori, latte, caffe', uova, olive, olio extravergine, formaggi, marmellate, ma anche tonno, lenticchie, ceci, riso, cipolle, aglio, carote.
- Raccogliere fondi per cene in pizzeria e i trasporti locali.
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Potete versare il vostro contributo sul conto corrente bancario con la causale: Gazawi a Supino
Associazione Assopace Palestina ODV
BANCA ETICA
IBAN: IT55G0501803200000020001143
BIC: ETICIT22XXX
Per usufruire della detrazione fiscale e' necessario effettuare il bonifico con la dicitura “erogazione liberale” e a seguire l’indicazione del Progetto al quale si intende dare il contributo.
Puoi scegliere di sostenere un progetto specifico tra i progetti in corso. Per la scelta dei progetti, consulta la pagina Progetti nel sito assopacepalestina.org.
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un grande abbraccio, e ricordo con Gioconda Belli, poetessa nicaraguense, che "la solidarieta' e' la tenerezza dei popoli".
Luisa Morgantini, presidente assopacePalestina
Tel. 3483921465
5. REPETITA IUVANT. ENRICO PEYRETTI: IL NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA
[Da Enrico Peyretti, uno dei maestri della cultura della pace, riceviamo e diffondiamo]
La proposta del Nobel per la Pace ai bambini di Gaza (Avvenire, 5 agosto), presentata stamani alla 232esima Presenza settimanale di Pace (piazza Carignano, Torino) e' importante e giusta. Propongo qui che chi vuole mandi a lettere at avvenire.it oppure a segr.direttore at avvenire.it questo o simile testo:
"Io sottoscritto chiedo che il quotidiano Avvenire, ed altre eventuali voci concordi, popongano l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza. Essi sono le vittime piu' numerose, piu' innocenti, piu' rappresentative di tutti i colpiti dal male disumano di tutte le guerre".
Firma e indirizzo mail.
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Chi approva l'iniziativa la diffonda attraverso i suoi contatti.
6. HIC ET NUNC. TRE INIZIATIVE DI PACE CHE INVITIAMO A SOSTENERE
La prima iniziativa di pace che invitiamo a sostenere: l'appello "Una persona, un voto"
vi preghiamo di sottoscrivere e diffondere questo appello "Una persona, un voto" affinche' a tutte le persone che vivono nel nostro paese, e che nel nostro paese intendono restare, dopo un ragionevole lasso di tempo (e crediamo che sei mesi sia abbastanza) sia riconosciuto il diritto di voto in tutte le elezioni, senza il quale non vi e' democrazia ma un regime razzista e schiavista in conflitto con i valori fondanti della stessa Costituzione della Repubblica italiana.
Di seguito riproponiamo l'appello cosi' come gia' diffuso nel 2017.
*
Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia
Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.
Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.
Una persona, un voto. Il momento e' ora.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
* * *
La seconda iniziativa di pace che invitiamo a sostenere: "per la pace nel cuore d'Europa", tre proposte
La prima proposta: scriviamo alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Carissime e carissimi,
vi preghiamo di voler scrivere alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Gli indirizzi di posta elettronica sono i seguenti: ambrusitalia at mid.ru, culturaroma at mid.ru, consitalia at mid.ru, emb_it at mfa.gov.ua, gc_it at mfa.gov.ua
Il messaggio che proponiamo e' il seguente:
"Gentilissimi ambasciatori di Russia ed Ucraina,
vi saremmo assai grati se voleste trasmettere questa richiesta di pace ai vostri governi.
Sia la pace nel cuore d'Europa.
Cessino immediatamente le uccisioni e le devastazioni.
Si passi immediatamente dal conflitto armato al negoziato diplomatico.
Si inviino aiuti umanitari a tutte le vittime della guerra che alla guerra sono sopravvissute.
Si costruisca un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
FIRMA, DATA, INDIRIZZO DEL MITTENTE".
Facciamo sentire la voce dell'umanita'.
Chi salva una vita salva il mondo.
*
La seconda proposta: diffondiamo ovunque la richiesta rivolta ai governi di non uccidere piu'.
Alle persone amiche della nonviolenza, alle associazioni democratiche, alle istituzioni sollecite del bene comune, ai mezzi d'informazione, chiediamo di diffondere ovunque possibile questa richiesta rivolta ai governi di Russia ed Ucraina e con essi ai governi di tutti i paesi europei:
"Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di non uccidere piu' i cittadini di Russia e Ucraina.
Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di cessare immediatamente la guerra ed avviare immediatamente negoziati di pace.
Chiediamo a tutti i governi europei la pace disarmata e disarmante, che sola salva le vite, dall'Atlantico agli Urali.
Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Il movimento della societa' civile scaturito dall'appello 'per la pace nel cuore d'Europa'".
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La terza proposta: sottoscriviamo e sosteniamo l'appello "per la pace nel cuore d'Europa".
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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La terza iniziativa di pace che invitiamo a sostenere: "per la liberazione di Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese"
Al Presidente dello Stato di Israele Yitzhak Herzog
Oggetto: richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese
Egregio Presidente,
Le scriviamo per formularLe la richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese.
Non c'e' bisogno che illustriamo a Lei cio' che Lei gia' sa perfettamente: ovvero che Marwan Barghouti puo' dare un contributo fondamentale e decisivo per la risoluzione pacifica, fondata sulla verita', la giustizia e la comprensione reciproca, del conflitto israelo-palestinese nel pieno rispetto di tutti i diritti di entrambi i popoli e di ogni persona.
Dinanzi alla tragedia tuttora in corso e' ragionevole pensare che la liberazione di Marwan Barghouti possa essere il passo indispensabile per avviare un circolo virtuoso dopo cosi' tante sofferenze.
Ignoriamo quali siano le precise e specifiche procedure istituzionali previste nell'ordinamento giuridico del suo Paese per attivare l'istituto della concessione della grazia, ma con questa lettera aperta La preghiamo di adoperarSi a questo fine che ci sembra essere, per usare il linguaggio di Gandhi, un vero e proprio "fine sovraordinato" rispetto a tante altre considerazioni.
Liberi Marwan Barghouti: il popolo di Israele, il popolo di Palestina, e tutti i popoli e le persone ragionevoli del mondo Gliene saranno per sempre grati.
Voglia gradire distinti saluti.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
7. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Conferenza episcopale italiana, Educare a una pace disarmata e disarmante. Nota pastorale, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2026, pp. 112, euro 10.
*
Riletture
- Francesca Albanese, Lex Takkenberg, Palestinian Refugees in International Law, Oxford University Press, Oxford 1998, 2020, pp. XLIV + 560.
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Classici
- Fernand Braudel, Civilta' e imperi del Mediterraneo nell'eta' di Filippo II, Einaudi, Torino 1953, 2010, Mondadori, Milano 2011, 2 voll. per complessive pp. XXXVI + 1450.
*
Maestre
- Anna Achmatova, Il prodigio delle cose, Passigli, Bagno a Ripoli (Fi) 2007, Rcs, Milano 2012, pp. 240.
- Anna Achmatova, Io sono la vostra voce..., Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1990, 1995, pp. XLVI + 330.
- Anna Achmatova, La corsa del tempo, Einaudi, Torino 1992, 2004, pp. LVI + 320.
- Anna Achmatova, Lo stormo bianco, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1995, Fabbri-Rcs, Milano 1997, pp. 220.
- Anna Achmatova, Poema senza eroe, Einaudi, Torino 1966, 1993, pp. 182.
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 122 del 16 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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