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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 147
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 147
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Thu, 10 Sep 2026 05:56:28 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 147 del 10 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Leggo sulle agenzie di stampa
2. Sabato 12 settembre il nuovo incontro dell'Afesopsit alla "Fattoria di Alice", anche in preparazione della prossima commemorazione di Alfio Pannega
3. Una lettera aperta al Presidente della Repubblica per il rispetto della legalita' costituzionale e della legislazione antifascista
4. Il ragionamento di un vecchio consigliere, indirizzato agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo
5. Aldo Capitini: Il manuale di Charles C. Walker sull'azione diretta nonviolenta
6. Vandana Shiva: Principi costitutivi di una democrazia della comunita' terrena
7. Segnalazioni librarie
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. LEGGO SULLE AGENZIE DI STAMPA
Leggo sulle agenzie di stampa
che il cancelliere tedesco Merz
(che non e' certo Nelson Mandela)
dice l'ovvia e indicibile verita'
che la cosiddetta "remigrazione"
altro non e' che pulizia etnica
ovvero - traduco - persecuzione e deportazione
ovvero - traduco - nazismo in atto.
Lo sapevo gia'
ho letto l'abominevole libro che illustra
cosa "remigrazione" significhi
mi sorprende soltanto
che tanti in Italia e in Europa
continuino a fingere di non saperlo.
No, non mi sorprende affatto in verita',
vedo bene il nazismo che monta
vedo bene la ferocia razzista
di chi ci governa in Italia e in Europa.
Sarebbe ora d'insorgere nonviolentemente
con il motto di Nelson Mandela: "una persona, un voto"
e con la forza della democrazia
e della legalita' che salva le vite
liberare di nuovo il nostro paese
e il nostro continente
dal razzismo dal nazismo da ogni barbarie assassina.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. SABATO 12 SETTEMBRE IL NUOVO INCONTRO DELL'AFESOPSIT ALLA "FATTORIA DI ALICE", ANCHE IN PREPARAZIONE DELLA PROSSIMA COMMEMORAZIONE DI ALFIO PANNEGA
Sabato 12 settembre 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo).
L'incontro e' aperto, come sempre, a tutte le persone interessate. Negli incontri settimanali dell'Afesopsit, infatti, ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza di solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come quindi e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue concretamente e coerentemente l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
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Il programma della giornata
Come ogni sabato si comincia con la condivisione del pasto (intorno alle ore 13), si prosegue con lo scambio di doni, e si conclude con un colloquio corale (che inizia di solito intorno alle ore 14) su argomenti che possono spaziare dalla musica alla poesia, dall'impegno morale e civile alla meditazione di fondamentali questioni esistenziali e sociali, dall'analisi di vicende personali significative e di complesse problematiche concrete fino alla proposta di iniziative di solidarieta' per i diritti di tutte e tutti e quindi per il bene comune dell'umanita'.
Il tutto nel ricordo vivo e fecondo di Vito Ferrante, indimenticabile fondatore ed animatore dell'associazione, che ci ha lasciati il 29 aprile scorso, ma la cui luminosa memoria contInua ad animare l'associazione e le sue iniziative.
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Il pasto in comune ed i festeggiamenti per il genetliaco di una persona partecipante
Come sempre la preparazione e la consumazione del pasto in comune - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - e' anche un'occasione felice e feconda per condividere confidenze, emozioni, notizia e conoscenze; per rinsaldare ancor piu' i legami di amicizia e di solidarieta'; per praticare l'accoglienza verso chi partecipava per la prima volta; per il dialogo riconoscente e il colloquio corale; per assaporare ancora e ancora il sentimento gioioso e struggente della vicinanza accudente e della reciproca comprensione.
Il pasto sara' concluso con i festeggiamenti per il compleanno di una delle persone presenti, come e' tradizione dell'associazione ogni volta che ricorrano anniversari felici.
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Prosegue la consegna degli attestati di partecipazione alle "Giornate del dono del libro per la pace in memoria di Vito Ferrante"
Concluso il pasto si proseguira' con la consegna degli attestati di partecipazione alle persone che hanno preso parte alle "Giornate del dono del libro per la pace in memoria di Vito Ferrante".
L'attestato reca la seguente dicitura:
"Giornate del dono del libro per la pace
in memoria di Vito Ferrante
promosse dall'Associazione familiari e sostenitori
sofferenti psichici della Tuscia
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
attestano che
[qui il nome della persona destinataria dell'attestato]
ha dato prova di bonta' d’animo
nel prestare ascolto e dare aiuto agli altri
di amore per la verita'
la liberta', la giustizia, la poesia
la misericordia e la solidarieta'
virtu' che rendono la vita
degna di essere vissuta"
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Un buon compleanno al nostro fratello Leonard Peltier
Nel corso dell'incontro sara' anche inviato un saluto a Leonard Peltier, nativo americano di origini ojibwa e lakota, di cui il 12 settembre ricorre il compleanno essendo nato a Grand Forks, in Nord Dakota, 12 settembre 1944.
Per quasi mezzo secolo, dal 1976 al 2025, Leonard Peltier e' stato ingiustamente imprigionato per un crimine che non aveva mai commesso, in realta' perseguitato per il suo impegno limpido e generoso in difesa del suo popolo e di tutti i popoli oppressi. Dal 2025, per disposizione del Presidente degli Stati Uniti, e' stato finalmente scarcerato ed ha potuto fare ritorno alla sua casa nella riserva indiana della "Turtle Mountain Indian Reservation", tra i suoi familiari e tra il suo popolo.
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Ancora alcune nostre maestre di vita, di pensiero, di azione
Seguita' il consueto accostamento, favorito dalla diffusione a tutte le persone partecipanti di fotoritratti di grande formato, alle figure e alle opere di alcune donne che consideriamo nostre "maestre", ovvero punti di riferimento per la riflessione e per l'azione; ed in particolare:
- Anna Kuliscioff (Sinferopoli (Crimea), 9 gennaio 1855 – Milano, 29 dicembre 1925), medico, giornalista, pensatrice e militante politica libertaria, socialista, femminista, per l'intera sua vita fu strenuamente impegnata in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la liberazione dell'umanita' intera.
- Susan Sontag, (New York, 16 gennaio 1933 – New York, 28 dicembre 2004), filosofa, scrittrice, militante femminista, autrice di saggi fondamentali (tra gli altri argomenti: sulle arti, il teatro, il cinema, la fotografia; ma anche sulla malattia, il cancro, l'Aids; contro la guerra e il razzismo; per i diritti delle donne; in difesa della dignita' umana di tutti gli esseri umani), saggi che hanno profondamente inciso sulla cultura mondiale contemporanea.
- Angela Davis (Birmingham, 26 gennaio 1944 - vivente), filosofa, saggista, militante antirazzista, pacifista, femminista; lungamente perseguitata, e' una delle figure-simbolo e delle pensatrici ed attiviste fondamentali delle lotte per i diritti umani da oltre mezzo secolo.
- Lea Melandri (Fusignano, 4 marzo 1941 - vivente), pensatrice, saggista e militante femminista, e' una delle personalita' fondamentali del pensiero e della lotta di liberazione delle donne nel nostro paese. E' un punto di riferimento per l'Italia civile e per chiunque lotti per la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Queste figure si sono aggiunte a quelle gia' proposte nei precedenti incontri, tra cui particolarmente: Anna Achmatova, Svetlana Aleksievic, Mahsa Amini, Tina Anselmi, Hannah Arendt, Ingeborg Bachmann, Joan Baez, Simone de Beauvoir, Rosanna Benzi, Anna Bravo, Berta Caceres, Maria Callas, Laura Conti, Emily Dickinson, Luce Fabbri, Marielle Franco, Marianella Garcia, Natalia Ginzburg, Ada Gobetti, Nadine Gordimer, Olympe de Gouges, Bianca Guidetti Serra, Etty Hillesum, Billie Holiday, Frida Khalo, Winona LaDuke, Rosa Luxemburg, Wangari Maathai, Lidia Menapace, Maria Montessori, Franca Ongaro Basaglia, Violeta Parra, Fernanda Pivano, Sylvia Plath, Rossana Rossanda, Vandana Shiva, Nina Simone, Bertha von Suttner, Wislawa Szymborska, Silvia Vegetti Finzi, Simone Weil, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf, Adriana Zarri.
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Un incontro per organizzare le iniziative per il 21 settembre, anniversario della nascita di Alfio Pannega
Nel corso dell'incontro pomeridiano, al quale sono invitate ed invitati a partecipare tutte le amiche e tutti gli amici di Alfio Pannega, si organizzeranno anche le iniziative commemorative per il 21 settembre, centounesimo anniversario della nascita di Alfio.
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Nel prosieguo del pomeriggio il consueto colloquio corale
Stabilite le iniziative in memoria di Alfio Pannega, nel prosieguo del pomeriggio si continuera' con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali.
In particolare si prevede di riflettere sulle prossime iniziative di solidarieta' in cui l'associazione sara' impegnata nelle successive settimane.
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 9 settembre 2026
3. LETTERE. UNA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PER IL RISPETTO DELLA LEGALITA' COSTITUZIONALE E DELLA LEGISLAZIONE ANTIFASCISTA
Al Presidente della Repubblica
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente del Senato della Repubblica
al Presidente della Camera dei Deputati
al Presidente della Regione Lazio
al presidente della Provincia di Viterbo
alla Sindaca del Comune di Viterbo
al Presidente del Tribunale di Viterbo
e sempre per opportuna conoscenza:
alle associazioni democratiche
ai mezzi d'informazione
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Oggetto: richiesta di attenzione ed intervento per il rispetto della legalita' costituzionale e della legislazione antifascista che dalla Costituzione discende
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Egregio Presidente della Repubblica,
La prego di scusarmi se mi permetto di sollecitare la sua attenzione ed il suo intervento nelle forme che riterra' adeguate ed opportune in relazione a una vicenda locale ma che mi sembra altresi' di rilevanza ed interesse generale.
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I termini della questione sono i seguenti: a seguito di lavori di manutenzione straordinaria dell'edificio sito in via Tommaso Carletti a Viterbo che da anni ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, sono riemersi sulla facciata alcuni frammenti di una scritta che verosimilmente sembra essere "Casa del Balilla".
L'edificio in questione in effetti fu edificato durante il ventennio fascista come sede viterbese dell'"Opera Balilla" e successivamente divenne sede della "Gioventu' italiana del littorio".
Dopo la caduta del fascismo la scritta che qualificava quell'edificio come sede di una struttura di indottrinamento fascista fu ricoperta, ed essa non e' stata piu' visibile nel corso dei decessi fino ad oggi.
Peraltro essa e' ancora coperta dai teloni del cantiere, non essendo ancora conclusi i lavori di manutenzione straordinaria.
L'ente committente dei lavori di manutenzione straordinaria, finanziati con i fondi del Pnrr, e' la Provincia di Viterbo.
A tutt'oggi non e' ancora chiaro cosa la Provincia intenda fare in merito alla scritta "Casa del Balilla", e tale incertezza ha suscitato vivo sconcerto in citta', con prese di posizioni e manifestazioni pubbliche che hanno avuto eco anche sulla stampa nazionale.
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Orbene, e' mio convincimento che tale scritta debba essere nuovamente ricoperta, affinche' il liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti - ricordato con una lapide all'ingresso della scuola -, non ostenti sulla sua facciata una scritta a caratteri cubitali che qualificherebbe l'edificio come istituzione fascista, ovvero come luogo intitolato ai carnefici di Mariano Buratti.
Negli scorsi mesi e nelle scorse settimane ho ripetutamente segnalato alle istituzioni variamente competenti che rendere nuovamente visibile quella scritta sarebbe non soltanto irrazionale ed immorale, ma anche in flagrante contrasto con la Costituzione della Repubblica italiana e con le leggi antifasciste che ne discendono.
Mi permetto di segnalarLe qui le mie lettere:
a) alla Soprintendente per i beni culturali, del 26 luglio 2026, in cui gia' scrivevo "Credo anche... che la famigerata scritta sull'edificio in via Tommaso Carletti debba essere rimossa, sia alla luce della piu' elementare riflessione morale, sia stante il combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205";
b) al Presidente della Provincia di Viterbo, del 31 luglio 2026, in cui scrivevo "mi permetto di segnalarle le cogenti ragioni giuridiche che impediscono l'ostensione di una scritta di propaganda fascista sull'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo attualmente sede del liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti. (...) Ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205, ebbene, la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera). Alle ragioni giuridiche ovviamente si uniscono le ragioni morali che ogni persona senziente e pensante conosce e riconosce";
c) Al Prefetto di Viterbo, al Presidente della Regione Lazio, alla Sindaca di Viterbo, del 4 agosto 2026;
d) al Ministro dell'Istruzione e al Ministro dell'Interno, del 31 agosto 2026;
e) al Presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia", del 2 settembre 2026;
f) agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo, del 4 settembre 2026.
I testi integrali di tutte le lettere succitate sono disponibili nella rete telematica nel sito: https://liste.peacelink.it/nonviolenza/
*
In tutti questi interventi ho ripetutamente messo in rilievo non solo le ragioni morali, ma soprattutto quelle eminentemente giuridiche, che traggono il loro fondamento dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica italiana.
E mi sembra evidente che su questa inconfutabile ed incontrovertibile base giuridica si debba fondare la decisione della Provincia di Viterbo.
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Egregio Presidente della Repubblica,
concludo sollecitando la sua autorevole attenzione ed il suo autorevole intervento di supremo garante della Costituzione della Repubblica affinche' non possa verificarsi il grottesco oltraggio per cui la sede di una scuola intitolata alla memoria del martire della Resistenza Mariano Buratti, torturato ed assassinato dai fascisti, rechi sulla sua facciata un'altra intitolazione che quel medesimo luogo qualificherebbe come sede di una struttura di indottrinamento fascista.
Voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (e per avventura antico allievo del liceo intitolato a Mariano Buratti e gia' consigliere provinciale di Viterbo nel secolo scorso - quando i consiglieri provinciali erano eletti col voto democraticamente espresso da tutti i cittadini)
Viterbo, 10 settembre 2026
4. REPETITA IUVANT. IL RAGIONAMENTO DI UN VECCHIO CONSIGLIERE, INDIRIZZATO AGLI ATTUALI CONSIGLIERI PROVINCIALI DI VITERBO
Al Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo (ergo: al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo)
e a tutti i consiglieri provinciali di Viterbo
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente della Regione Lazio
alla Sindaca del Comune di Viterbo
ed anche, ovviamente:
ai mezzi d'informazione
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Oggetto: rispettare la Costituzione repubblicana e far ricoprire la scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
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Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
consenta ad un vecchio consigliere provinciale del secolo scorso di esprimerle alcune franche opinioni che la prego di comunicare anche a tutti i consiglieri provinciali in carica.
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Una premessa: non solo perche' sono vecchio, so che le vicende della storia e della vita sono sovente complesse ed ambigue; so che raramente tutto il bene e' da una parte e tutto il male dall'altra, e so che ancor piu' raramente la verita' e' chiara ed univoca, ed anzi il piu' delle volte vi sono ragioni in conflitto e verita' parziali e relative, ed e' compito del dialogo nello spazio pubblico comporle in modo adeguato.
E tuttavia vi sono anche vicende in cui veramente le cose sono chiare e distinte come sarebbe piaciuto a Cartesio.
*
Nel caso della scritta "Casa del Balilla" apparsa a seguito dei lavori di restauro sulla facciata dell'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo che attualmente ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, mi sembra che il nocciolo della questione sia chiarissimo: riesumare la visibilita' di quella scritta (originaria o apocrifa che sia) sarebbe una cosa semplicemente illecita, immorale, irragionevole e - last but not least - diseducativa.
*
E valga il vero.
La questione non e' solo tecnica, afferente cioe' meramente alle teorie, alle prassi ed alle buone norme del restauro, ma eminentemente politica; e politica nel senso forte del termine, il solo che mi interessi: ovvero riferita alla convivenza, alla civilta' umana, ai valori che la fondano ed alle forme in cui si realizza. E non occorrera' qui citare Aristotele o Kant per essere concordi su questo.
Quanto alle ragioni per cui la scelta di riesumare la visibilita' di quella scritta sarebbe palesemente illecita, immorale, irragionevole e diseducativa, mi sia consentito di ripetere tout court quello che ho scritto nella mia lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno pochi giorni fa.
Scrivevo: "Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici sopra citati "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
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In conclusione: riesumare la visibilita' di quella scritta a caratteri cubitali sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti significherebbe dare il messaggio che tutto sia a un dipresso equivalente: che indottrinamento fascista e pedagogia democratica sono piu' o meno la stessa cosa; che la vittima Mariano Buratti ed i suoi carnefici sono sullo stesso piano; che il razzismo, i lager e lo sterminio (l'esito ultimo del fascismo) vanno considerati alla pari della lotta per la dignita', la liberta' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Invece no.
Non e' vero che "questa e quella per me pari sono". La prostituzione al male assoluto (il "male radicale" e la "banalita' del male" su cui ha scritto parole decisive Hannah Arendt) e la lotta per il bene comune dell'umanita', non sono affatto equivalenti, bensi' in irriducibile oppposizione; non "et et", ma "aut aut".
*
Sono peraltro convinto che le considerazioni che ho sommariamente esposto nelle righe precedenti siano condivise anche da tutti gli amministratori provinciali viterbesi attuali, e da lei in primis, e credo quindi che la decisione che verra' presa sara' coerente con la ragione, la morale, le leggi vigenti, la consapevolezza storica maturata attraverso cosi' tante sofferenze da ogni persona senziente e pensante.
Ed e' per questo che confido che la Provincia di Viterbo prendera' infine la saggia decisione di rispettare la Costituzione repubblicana e le citate leggi vigenti che da essa discendono, e di far ricoprire quella scritta fascista.
In caso contrario (ma sinceramente non credo che possa verificarsi questa irrealistica situazione) sarebbe inevitabile adire le vie legali per ripristinare il rispetto della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, il rispetto della legislazione vigente, il rispetto della memoria dei martiri che contro la barbarie fascista lottarono, e fra essi mariano Buratti.
*
Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
ebbero a scrivere Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro appello per il disarmo atomico: "ricordatevi della vostra umanita'", con queste stesse parole vorrei concludere questa lettera a lei ed a tutti gli attuali consiglieri provinciali di Viterbo.
voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 4 settembre 2026
5. TESTI. ALDO CAPITINI: IL MANUALE DI CHARLES C. WALKER SULL'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA
[Riproponiamo ancora una volta il testo del capitolo dodicesimo, "Il Manuale di Charles C. Walker (1961)", del libro di Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, Libreria Feltrinelli, 1967 (poi ristampato da Linea d'ombra, Milano 1989; e successivamente ripreso anche in Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992). L'opuscolo di Walker, Manuale per l'azione diretta nonviolenta, arricchito da ulteriori materiali, e' stato successivamente pubblicato dalle Edizioni del Movimento Nonviolento nei "Quaderni di azione nonviolenta", cui puo' essere richiesto; e' un materiale di lavoro utilissimo (per richieste: tel. 0458009803, e-mail: azionenonviolenta at sis.it); il solo testo dell'opuscolo di Walker abbiamo anche piu' volte riprodotto sul nostro foglio]
Nel 1961 e' uscito il Manuale dell'organizzatore dell'azione diretta nonviolenta, redatto da Charles C. Walker, direttore del Laboratorio della nonviolenza (Cheney, Pa, USA). Jean Fremont lo ha tradotto in francese. L'opuscolo e' edito dalla War Resisters' International, 88 Park Avenue, Enfield, Middlesex, Inghilterra. E' un ampio e organico lavoro, e il confronto con il Piano De Ligt mostra quanto l'esperienza dell'azione nonviolenta si sia accresciuta negli anni, specialmente per le grandi campagne gandhiane e per quelle degli Stati Uniti d'America e di altrove. Del resto, il manuale integra spesso i suoi suggerimenti con indicazioni bibliografiche. Metteremo in luce la struttura del lavoro, e i punti piu' rilevanti e utilizzabili.
Il Manuale e' diviso in quindici sezioni.
*
1. Preparazione
Bisogna scegliere e presentare chiaramente gli scopi da raggiungere, dando rilievo ad una situazione ingiusta e cercando di ottenere l'appoggio del pubblico. La volonta' di resistenza viene sviluppata diffondendo continuamente notizie, commentandole e facendo appello all'azione immediata, indicando alle vittime anche una situazione migliore. Inoltre: assicurarsi il nome e l'indirizzo di persone che possono cooperare, e consultare gruppi e associazioni che possono simpatizzare.
Gia' in questa prima sezione si trovano i suggerimenti sempre dati per le azioni nonviolente: cercare le piu' larghe solidarieta', diffondere apertamente notizie sulla situazione e sulle prospettive di mutamento. Se ne deduce: prima di un'azione impiantare un bollettino apposito da diffondere largamente.
*
2. Lancio di un programma costruttivo
Il programma deve colpire un male alla radice, venire in aiuto alle vittime, stimolare gli atteggiamenti nonviolenti. Reagire, quindi, attivamente all'apatia, con pieno altruismo e ispirando fiducia. L'azione puo' essere preparata da un lavoro costruttivo come campi di lavoro, cooperative, assistenza alle vittime di ingiustizie, lavoro caritatevole, lavoro in comunita'. Utile anche un lavoro fisico dopo un'estrema tensione nervosa.
*
3. Apprendimento del metodo
Anzitutto una ricerca sui fatti, sulle forze sociali, politiche, economiche, implicate nella situazione (come abbiamo gia' visto), sull'atteggiamento dei vari gruppi.
Impostare la possibilita' di negoziati (uno stadio molto importante prima di ogni azione nonviolenta).
Appello vastissimo all'opinione pubblica, con tutti i mezzi possibili.
Giorni di digiuno e (oppure) di preghiera, rinuncia a distinzioni onorifiche date dagli autori dell'ingiustizia; dirsi disposti ad una concessione importante, purche' non leda il principio.
Presentare un "ultimatum" che espone le lagnanze, i tentativi fatti per rimediare, le concessioni proposte, e fissare una data limite. Informare tutti gli implicati nella cosa.
Infine, dopo aver tutto tentato, intraprendere l'azione diretta, senza rompere definitivamente la possibilita' di riprendere i negoziati.
L'azione diretta ha questi aspetti:
- Veglia in un luogo simbolico;
- Picchetti di militanti;
- Digiuno o sciopero della fame;
- Noncooperazione;
- Boicottaggio;
- Arresto del lavoro per un certo periodo;
- Sciopero;
- Sciopero a rovescio (lavorando dove e quando non permesso);
- Intervento p. es. in un luogo proibito;
- Disobbedienza civile;
- Migrazione;
- Manifestazioni: riunioni, sfilate, proteste.
*
4. L'addestramento
Studiare la teoria e la messa in pratica della nonviolenza, le campagne nonviolente; organizzare un laboratorio della nonviolenza, proiettare film, fare riunioni e discussioni pubbliche e anche "scene drammatiche" di realizzazione di iniziative nonviolente; meditare, cantare in coro, raccontare fatti eroici, prendere pasti in comune, formare bene gli individui per i compiti che saranno a loro affidati; distinguere tra l'addestramento generale e quello per determinate azioni.
*
5. Il piano di campagna dell'azione diretta nonviolenta
L'organizzazione realizzatrice deve avere delle infrastrutture con un comitato d'insieme e un comitato amministrativo, un direttore del progetto e comitati speciali (per la pubblicita', per i mezzi di trasporto, per stampare, per l'alloggio, il cibo ecc.), e deve fare un bilancio preliminare.
Mettere a punto il piano di esecuzione (utilizzando anche un consiglio giuridico).
*
6. La preparazione dell'azione
Scegliere un quartiere generale delle operazioni, esponendo materiale pubblicitario, inaugurandolo con una conferenza stampa. Lettere e visite ai funzionari interessati; avvisi ai giornali. Raccogliere fondi. Fare riunioni pubbliche. Tener pronto materiale indispensabile: macchina da scrivere, anche per fare molte copie, letti e sacchi per dormire, materiale per affissioni, automobili ecc. (e vedere quali servizi di trasporto sono nella zona). Stabilire un indirizzo postale. Sviluppare i mezzi di comunicazione: telefono, altoparlanti, bollettini giornalieri. Preparare istruzioni appropriate per i capi di gruppi, fare l'elenco dei partecipanti, preparare manifesti e volantini (da apprestare molto per tempo).
*
7. Studio preliminare della situazione dal punto di vista legale
Conoscere le disposizioni legali del luogo e cercar di avere assistenza legale.
*
8. Messa a punto di una disciplina collettiva
Il comitato d'azione deve concretare i termini di questa disciplina.
*
9. Sviluppo di una campagna di propaganda
Esporre con grande chiarezza. Fare un "memorandum" generale, e brevi biografie dei capi e dei partecipanti importanti, frequenti comunicati alla stampa e alla radio, registrare sul nastro magnetico importanti discorsi, visitare (o scrivere a) persone influenti della stampa, raccogliere ritagli di giornali.
*
10. La riunione dei partecipanti all'azione
Farne l'elenco; tenere una riunione degli aderenti, esponendo il piano dell'azione e discutendolo; scegliere un presidente adatto per le riunioni (alcune questioni possono esser trattate non dalle riunioni generali, ma dai comitati).
*
11. L'avvio dell'azione
Scegliere il gruppo che comincera' l'azione; e formare anche il secondo gruppo d'urto. Recarsi sul luogo (sfilare o star seduti, sempre a testa alta e tranquillamente). Esser pronti a rispondere ai giornalisti, alle guardie. Seguire le istruzioni dei capi e non lasciare il proprio posto senza averli avvisati. Distribuire i fogli (non disturbare mai il passaggio dei pedoni), e se piove, tenere i fogli in un sacco di materia plastica. Conservare, in quanto possibile, un silenzio assoluto.
*
12. Fronteggiare le rappresaglie
L'avversario puo' provocare a condursi in modo agitato, a farsi prendere dal disordine, a lanciare insulti, a fare recriminazioni di un capo verso l'altro, a far sorgere defezioni nelle file dei nonviolenti, a reagire con la violenza. Percio' bisogna restare calmi e affabili, stare al proprio posto disciplinati. Se ci sono urti, il capo fa allontanare i feriti.
In caso di arresto, non opporre resistenza, e accettare i regolamenti della prigione in cio' che non siano contro la propria coscienza.
Le rappresaglie possono essere molto gravi (colpi, tortura, presa di ostaggi, linciaggio, cacciata dal posto, proibizioni di assemblee ecc.), e in tale caso insistere presso i responsabili della societa' perche' agiscano e reprimano la violenza, chiedere un'inchiesta, aiutare le vittime (le sofferenze redentrici possono liberare dal veleno della violenza accumulatosi da tanto tempo).
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13. Mantenere la vitalita' del movimento
Valersi di nuovi simboli (azioni eroiche, gli eroi di esse, le vittime delle rappresaglie, gl'imprigionati, anniversari, saluti, vesti, insegne, ecc.).
Sforzi costanti di persuasione anche presso gli avversari, tenere al corrente gli aderenti.
Incoraggiare e organizzare azioni di sostegno (dichiarazioni di personalita' eminenti, di gruppi di simpatizzanti ecc.).
Trattare i dissidenti in modo paziente e leale; educare e allenare gli aderenti, formare nuovi capi, incoraggiare il lavoro teorico e pratico; far agire il maggior numero di volontari che sia possibile.
*
14. I capi
Sono dei primi tra eguali, sono dei coordinatori, abituati a lavorare in gruppo.
*
15. Quando la lotta si fa lunga
Secondo Gandhi una campagna nonviolenta provoca cinque reazioni: l'indifferenza, il ridicolo, l'insulto, la repressione, il rispetto. Per arrivare al quinto punto talvolta ci vuole molto tempo.
Non si deve tendere alla "sconfitta" dell'avversario, ma ad una trasformazione dei rapporti tra le parti interessate (una vittoria della giustizia e dell'onesta' umana).
6. MAESTRE. VANDANA SHIVA: PRINCIPI COSTITUTIVI DI UNA DEMOCRAZIA DELLA COMUNITA' TERRENA
[Riproponiamo ancora una volta il seguente testo estratto dall'introduzione del libro di Vandana Shiva, Il bene comune della Terra, Feltrinelli, Milano 2006, alle pp. 16-19]
1. Tutte le specie, tutti gli esseri umani e tutte le culture possiedono un valore intrinseco.
Tutti gli esseri viventi sono soggetti dotati di intelligenza, integrita' e di un'identita' individuale. Non possono essere ridotti al ruolo di proprieta' privata, di oggetti manipolabili, di materie prime da sfruttare o di rifiuti eliminabili. Nessun essere umano ha il diritto di possedere altre specie, altri individui, o di impadronirsi dei saperi di altre culture attraverso brevetti o altri diritti sulla proprieta' intellettuale.
*
2. La comunita' terrena promuove la convivenza democratica di tutte le forme di vita.
Siamo membri di un'unica famiglia terrena, uniti gli uni agli altri dalla fragile ragnatela della vita del pianeta. Pertanto e' nostro dovere assumere dei comportamenti che non compromettano l'equilibrio ecologico della Terra, nonche' i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l'umanita'. Nessun essere umano ha il diritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, ne' di trattarli con crudelta' e violenza.
*
3. Le diversita' biologiche e culturali devono essere difese.
Le diversita' biologiche e culturali hanno un valore intrinseco che deve essere riconosciuto. Le diversita' biologiche sono fonti di ricchezza materiale e culturale che pongono le basi per la sostenibilita'. Le differenze culturali sono portatrici di pace. Tutti gli esseri umani hanno il dovere di difendere tali diversita'.
*
4. Tutti gli esseri viventi hanno il diritto naturale di provvedere al loro sostentamento.
Tutti i membri della comunita' terrena, inclusi gli esseri umani, hanno il diritto di provvedere al loro sostentamento: hanno diritto al cibo e all'acqua, a un ambiente sicuro e pulito, alla conservazione del loro spazio ecologico. Le risorse vitali necessarie per il sostentamento non possono essere privatizzate. Il diritto al sostentamento e' un diritto naturale perche' equivale al diritto alla vita. E' un diritto che non puo' essere accordato o negato da una nazione o da una multinazionale. Nessun paese e nessuna multinazionale ha il diritto di vanificare o compromettere questo genere di diritto, o di privatizzare le risorse comuni necessarie alla vita.
*
5. La democrazia della comunita' terrena si fonda su economie che apportano la vita e su modelli di sviluppo democratici.
La realizzazione di una democrazia della comunita' terrena presuppone una gestione democratica dell'economia, dei piani di sviluppo che proteggano gli ecosistemi e la loro integrita', provvedano alle esigenze di base di tutti gli esseri umani e assicurino loro un ambiente di vita sostenibile. Una concezione democratica dell'economia non prevede l'esistenza di individui, specie o culture eliminabili. L'economia della comunita' terrena e' un'economia che apporta nutrimento alla vita. I suoi modelli sono sempre sostenibili, differenziati, pluralistici, elaborati dai membri della comunita' stessa al fine di proteggere la natura e gli esseri umani e operare per il bene comune.
*
6. Le economie che apportano la vita si fondano sulle economie locali.
Il miglior modo di provvedere con efficienza, attenzione e creativita' alla conservazione delle risorse terrene e alla creazione di condizioni di vita soddisfacenti e sostenibili e' quello di operare all'interno delle realta' locali. Localizzare l'economia deve diventare un imperativo ecologico e sociale. Si dovrebbero importare ed esportare soltanto i beni e i servizi che non possono essere prodotti localmente, adoperando le risorse e le conoscenze del luogo. Una democrazia della comunita' terrena si fonda su delle economie locali estremamente vitali, che sostengono le economie nazionali e globali. Un'economia globale democratica non distrugge e non danneggia le economie locali, non trasforma le persone in rifiuti eliminabili. Le economie che sostengono la vita rispettano la creativita' di tutti gli esseri umani e producono contesti in grado di valorizzare al massimo le diverse competenze e capacita'. Le economie che apportano la vita sono differenziate e decentralizzate.
*
7. La democrazia della comunita' terrena e' una democrazia che tutela la vita.
Una democrazia che tutela la vita si fonda sul rispetto democratico di ogni forma vivente e su un comportamento democratico da adottare gia' a partire dalla quotidianita'. Ogni soggetto coinvolto ha il diritto di partecipare alle decisioni da prendere in merito al cibo, all'acqua, alla sanita' e all'istruzione. Una democrazia che tutela la vita cresce dal basso verso l'alto, al pari di un albero. La democrazia della comunita' terrena si fonda sulle democrazie locali, lasciando che le singole comunita' costituite nel rispetto delle differenze e delle responsabilita' ecologiche e sociali abbiano pieni poteri decisionali riguardo all'ambiente, alle risorse naturali, al sostentamento e al benessere dei loro membri. Il potere viene delegato ai livelli esecutivi piu' alti applicando il principio della sussidiarieta'. La democrazia della comunita' terrena si fonda sull'autoregolamentazione e sull'autogoverno.
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8. La democrazia della comunita' terrena si fonda su culture che valorizzano la vita.
Le culture che valorizzano la vita promuovono la pace e creano degli spazi di liberta' per consentire il culto di religioni diverse e l'espressione di diverse fedi e identita'. Tali culture lasciano che le differenze culturali si sviluppino proprio a partire dalla nostra umanita' e dai nostri comuni diritti in quanto membri della comunita' terrena.
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9. Le culture che valorizzano la vita promuovono lo sviluppo della vita stessa.
Le culture che valorizzano la vita si fondano sul riconoscimento della dignita' e sul rispetto di ogni forma di vita, degli uomini e delle donne di ogni provenienza e cultura, delle generazioni presenti e di quelle future.
Sono culture ecologiche che non producono stili di vita distruttivi o improntati al consumismo, basati sulla sovrapproduzione, sullo spreco o sullo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Le culture che valorizzano la vita sono molteplici, ma ispirate da un comune rispetto per il vivente. Riconoscono la compresenza di identita' diverse che condividono lo spazio comune della comunita' locale e danno voce a un sentimento di appartenenza che correla i singoli individui alla terra e a tutte le forme di vita.
*
10. La democrazia della comunita' terrena promuove un sentimento di pace e solidarieta' universale.
La democrazia della comunita' terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l'impegno disinteressato, anziche' separarli attraverso la competizione, il conflitto, l'odio e il terrore. In alternativa a un mondo fondato sull'avidita', sulla diseguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarieta', la giustizia e la sostenibilita'.
7. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Maria Grazia Calandrone, La luce del Sistema, Rcs, Milano 2026, pp. 288, euro 17,50.
- Luca Ciarrocca, L'anima nera della Silicon Valley, Rcs, Milano 2026, pp. 304, euro 9,99.
- Telmo Pievani, Giuseppe Remuzzi, Se non c'eri, non c'ero, Rcs, Milano 2026, pp. 304, euro 17,50.
*
Riletture
- Bruno Ciari, I modi dell'insegnare, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 304.
- Bruno Ciari, Le nuove tecniche didattiche, Editori Riuniti, Roma 1971, 1984, pp. 272.
- Avi Shlaim, Genocide in Gaza: Israel's Long War on Palestine, The Irish Pages Press, Dublin 2024, pp. 440.
*
Classici
- Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana, Einaudi, Torino 1958, 1971, 2 voll. per complessive pp. XLVI + 1130.
- Albin Lesky, Storia della letteratura greca, Il Saggiatore, Milano 1962, 1996, 3 voll. per complessive pp. 1132.
- Concetto Marchesi, Storia della letteratura latina, Principato, Milano 1984 (nuova ristampa dell'ottava edizione riveduta), 2 voll. per pp. 560 + 502.
*
Maestre
- Hannah Arendt, La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano 1964, 1993, pp. 318.
- Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunita', Milano 1967, 1996, pp. LVI + 712.
- Hannah Arendt, Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1964, 1994, pp. XXXIV + 286.
8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 147 del 10 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 147 del 10 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Leggo sulle agenzie di stampa
2. Sabato 12 settembre il nuovo incontro dell'Afesopsit alla "Fattoria di Alice", anche in preparazione della prossima commemorazione di Alfio Pannega
3. Una lettera aperta al Presidente della Repubblica per il rispetto della legalita' costituzionale e della legislazione antifascista
4. Il ragionamento di un vecchio consigliere, indirizzato agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo
5. Aldo Capitini: Il manuale di Charles C. Walker sull'azione diretta nonviolenta
6. Vandana Shiva: Principi costitutivi di una democrazia della comunita' terrena
7. Segnalazioni librarie
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. LEGGO SULLE AGENZIE DI STAMPA
Leggo sulle agenzie di stampa
che il cancelliere tedesco Merz
(che non e' certo Nelson Mandela)
dice l'ovvia e indicibile verita'
che la cosiddetta "remigrazione"
altro non e' che pulizia etnica
ovvero - traduco - persecuzione e deportazione
ovvero - traduco - nazismo in atto.
Lo sapevo gia'
ho letto l'abominevole libro che illustra
cosa "remigrazione" significhi
mi sorprende soltanto
che tanti in Italia e in Europa
continuino a fingere di non saperlo.
No, non mi sorprende affatto in verita',
vedo bene il nazismo che monta
vedo bene la ferocia razzista
di chi ci governa in Italia e in Europa.
Sarebbe ora d'insorgere nonviolentemente
con il motto di Nelson Mandela: "una persona, un voto"
e con la forza della democrazia
e della legalita' che salva le vite
liberare di nuovo il nostro paese
e il nostro continente
dal razzismo dal nazismo da ogni barbarie assassina.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. SABATO 12 SETTEMBRE IL NUOVO INCONTRO DELL'AFESOPSIT ALLA "FATTORIA DI ALICE", ANCHE IN PREPARAZIONE DELLA PROSSIMA COMMEMORAZIONE DI ALFIO PANNEGA
Sabato 12 settembre 2026 si svolgera' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo).
L'incontro e' aperto, come sempre, a tutte le persone interessate. Negli incontri settimanali dell'Afesopsit, infatti, ogni ospite e' gradito, ogni persona che vuole partecipare e' accolta con la piu' viva cordialita'.
Tutto avviene nella gratuita' e nella condivisione, come e' sempre stata volonta' di Vito Ferrante (il fondatore di questa preziosa esperienza di solidarieta' che ci ha lasciato il 29 aprile scorso) e come quindi e' proprio dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" che ne prosegue concretamente e coerentemente l'impegno di solidarieta' e di liberazione.
*
Il programma della giornata
Come ogni sabato si comincia con la condivisione del pasto (intorno alle ore 13), si prosegue con lo scambio di doni, e si conclude con un colloquio corale (che inizia di solito intorno alle ore 14) su argomenti che possono spaziare dalla musica alla poesia, dall'impegno morale e civile alla meditazione di fondamentali questioni esistenziali e sociali, dall'analisi di vicende personali significative e di complesse problematiche concrete fino alla proposta di iniziative di solidarieta' per i diritti di tutte e tutti e quindi per il bene comune dell'umanita'.
Il tutto nel ricordo vivo e fecondo di Vito Ferrante, indimenticabile fondatore ed animatore dell'associazione, che ci ha lasciati il 29 aprile scorso, ma la cui luminosa memoria contInua ad animare l'associazione e le sue iniziative.
*
Il pasto in comune ed i festeggiamenti per il genetliaco di una persona partecipante
Come sempre la preparazione e la consumazione del pasto in comune - momento fondamentale di vicinanza, condivisione e dialogo - e' anche un'occasione felice e feconda per condividere confidenze, emozioni, notizia e conoscenze; per rinsaldare ancor piu' i legami di amicizia e di solidarieta'; per praticare l'accoglienza verso chi partecipava per la prima volta; per il dialogo riconoscente e il colloquio corale; per assaporare ancora e ancora il sentimento gioioso e struggente della vicinanza accudente e della reciproca comprensione.
Il pasto sara' concluso con i festeggiamenti per il compleanno di una delle persone presenti, come e' tradizione dell'associazione ogni volta che ricorrano anniversari felici.
*
Prosegue la consegna degli attestati di partecipazione alle "Giornate del dono del libro per la pace in memoria di Vito Ferrante"
Concluso il pasto si proseguira' con la consegna degli attestati di partecipazione alle persone che hanno preso parte alle "Giornate del dono del libro per la pace in memoria di Vito Ferrante".
L'attestato reca la seguente dicitura:
"Giornate del dono del libro per la pace
in memoria di Vito Ferrante
promosse dall'Associazione familiari e sostenitori
sofferenti psichici della Tuscia
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
attestano che
[qui il nome della persona destinataria dell'attestato]
ha dato prova di bonta' d’animo
nel prestare ascolto e dare aiuto agli altri
di amore per la verita'
la liberta', la giustizia, la poesia
la misericordia e la solidarieta'
virtu' che rendono la vita
degna di essere vissuta"
*
Un buon compleanno al nostro fratello Leonard Peltier
Nel corso dell'incontro sara' anche inviato un saluto a Leonard Peltier, nativo americano di origini ojibwa e lakota, di cui il 12 settembre ricorre il compleanno essendo nato a Grand Forks, in Nord Dakota, 12 settembre 1944.
Per quasi mezzo secolo, dal 1976 al 2025, Leonard Peltier e' stato ingiustamente imprigionato per un crimine che non aveva mai commesso, in realta' perseguitato per il suo impegno limpido e generoso in difesa del suo popolo e di tutti i popoli oppressi. Dal 2025, per disposizione del Presidente degli Stati Uniti, e' stato finalmente scarcerato ed ha potuto fare ritorno alla sua casa nella riserva indiana della "Turtle Mountain Indian Reservation", tra i suoi familiari e tra il suo popolo.
*
Ancora alcune nostre maestre di vita, di pensiero, di azione
Seguita' il consueto accostamento, favorito dalla diffusione a tutte le persone partecipanti di fotoritratti di grande formato, alle figure e alle opere di alcune donne che consideriamo nostre "maestre", ovvero punti di riferimento per la riflessione e per l'azione; ed in particolare:
- Anna Kuliscioff (Sinferopoli (Crimea), 9 gennaio 1855 – Milano, 29 dicembre 1925), medico, giornalista, pensatrice e militante politica libertaria, socialista, femminista, per l'intera sua vita fu strenuamente impegnata in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la liberazione dell'umanita' intera.
- Susan Sontag, (New York, 16 gennaio 1933 – New York, 28 dicembre 2004), filosofa, scrittrice, militante femminista, autrice di saggi fondamentali (tra gli altri argomenti: sulle arti, il teatro, il cinema, la fotografia; ma anche sulla malattia, il cancro, l'Aids; contro la guerra e il razzismo; per i diritti delle donne; in difesa della dignita' umana di tutti gli esseri umani), saggi che hanno profondamente inciso sulla cultura mondiale contemporanea.
- Angela Davis (Birmingham, 26 gennaio 1944 - vivente), filosofa, saggista, militante antirazzista, pacifista, femminista; lungamente perseguitata, e' una delle figure-simbolo e delle pensatrici ed attiviste fondamentali delle lotte per i diritti umani da oltre mezzo secolo.
- Lea Melandri (Fusignano, 4 marzo 1941 - vivente), pensatrice, saggista e militante femminista, e' una delle personalita' fondamentali del pensiero e della lotta di liberazione delle donne nel nostro paese. E' un punto di riferimento per l'Italia civile e per chiunque lotti per la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Queste figure si sono aggiunte a quelle gia' proposte nei precedenti incontri, tra cui particolarmente: Anna Achmatova, Svetlana Aleksievic, Mahsa Amini, Tina Anselmi, Hannah Arendt, Ingeborg Bachmann, Joan Baez, Simone de Beauvoir, Rosanna Benzi, Anna Bravo, Berta Caceres, Maria Callas, Laura Conti, Emily Dickinson, Luce Fabbri, Marielle Franco, Marianella Garcia, Natalia Ginzburg, Ada Gobetti, Nadine Gordimer, Olympe de Gouges, Bianca Guidetti Serra, Etty Hillesum, Billie Holiday, Frida Khalo, Winona LaDuke, Rosa Luxemburg, Wangari Maathai, Lidia Menapace, Maria Montessori, Franca Ongaro Basaglia, Violeta Parra, Fernanda Pivano, Sylvia Plath, Rossana Rossanda, Vandana Shiva, Nina Simone, Bertha von Suttner, Wislawa Szymborska, Silvia Vegetti Finzi, Simone Weil, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf, Adriana Zarri.
*
Un incontro per organizzare le iniziative per il 21 settembre, anniversario della nascita di Alfio Pannega
Nel corso dell'incontro pomeridiano, al quale sono invitate ed invitati a partecipare tutte le amiche e tutti gli amici di Alfio Pannega, si organizzeranno anche le iniziative commemorative per il 21 settembre, centounesimo anniversario della nascita di Alfio.
*
Nel prosieguo del pomeriggio il consueto colloquio corale
Stabilite le iniziative in memoria di Alfio Pannega, nel prosieguo del pomeriggio si continuera' con l'abituale esperienza partecipativa di riflessione e di testimonianza che ogni settimana coinvolge sia le persone impegnate nell'associazione che le persone ospiti, occasionali o abituali.
In particolare si prevede di riflettere sulle prossime iniziative di solidarieta' in cui l'associazione sara' impegnata nelle successive settimane.
*
Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
*
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 9 settembre 2026
3. LETTERE. UNA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PER IL RISPETTO DELLA LEGALITA' COSTITUZIONALE E DELLA LEGISLAZIONE ANTIFASCISTA
Al Presidente della Repubblica
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente del Senato della Repubblica
al Presidente della Camera dei Deputati
al Presidente della Regione Lazio
al presidente della Provincia di Viterbo
alla Sindaca del Comune di Viterbo
al Presidente del Tribunale di Viterbo
e sempre per opportuna conoscenza:
alle associazioni democratiche
ai mezzi d'informazione
*
Oggetto: richiesta di attenzione ed intervento per il rispetto della legalita' costituzionale e della legislazione antifascista che dalla Costituzione discende
*
Egregio Presidente della Repubblica,
La prego di scusarmi se mi permetto di sollecitare la sua attenzione ed il suo intervento nelle forme che riterra' adeguate ed opportune in relazione a una vicenda locale ma che mi sembra altresi' di rilevanza ed interesse generale.
*
I termini della questione sono i seguenti: a seguito di lavori di manutenzione straordinaria dell'edificio sito in via Tommaso Carletti a Viterbo che da anni ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, sono riemersi sulla facciata alcuni frammenti di una scritta che verosimilmente sembra essere "Casa del Balilla".
L'edificio in questione in effetti fu edificato durante il ventennio fascista come sede viterbese dell'"Opera Balilla" e successivamente divenne sede della "Gioventu' italiana del littorio".
Dopo la caduta del fascismo la scritta che qualificava quell'edificio come sede di una struttura di indottrinamento fascista fu ricoperta, ed essa non e' stata piu' visibile nel corso dei decessi fino ad oggi.
Peraltro essa e' ancora coperta dai teloni del cantiere, non essendo ancora conclusi i lavori di manutenzione straordinaria.
L'ente committente dei lavori di manutenzione straordinaria, finanziati con i fondi del Pnrr, e' la Provincia di Viterbo.
A tutt'oggi non e' ancora chiaro cosa la Provincia intenda fare in merito alla scritta "Casa del Balilla", e tale incertezza ha suscitato vivo sconcerto in citta', con prese di posizioni e manifestazioni pubbliche che hanno avuto eco anche sulla stampa nazionale.
*
Orbene, e' mio convincimento che tale scritta debba essere nuovamente ricoperta, affinche' il liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti - ricordato con una lapide all'ingresso della scuola -, non ostenti sulla sua facciata una scritta a caratteri cubitali che qualificherebbe l'edificio come istituzione fascista, ovvero come luogo intitolato ai carnefici di Mariano Buratti.
Negli scorsi mesi e nelle scorse settimane ho ripetutamente segnalato alle istituzioni variamente competenti che rendere nuovamente visibile quella scritta sarebbe non soltanto irrazionale ed immorale, ma anche in flagrante contrasto con la Costituzione della Repubblica italiana e con le leggi antifasciste che ne discendono.
Mi permetto di segnalarLe qui le mie lettere:
a) alla Soprintendente per i beni culturali, del 26 luglio 2026, in cui gia' scrivevo "Credo anche... che la famigerata scritta sull'edificio in via Tommaso Carletti debba essere rimossa, sia alla luce della piu' elementare riflessione morale, sia stante il combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205";
b) al Presidente della Provincia di Viterbo, del 31 luglio 2026, in cui scrivevo "mi permetto di segnalarle le cogenti ragioni giuridiche che impediscono l'ostensione di una scritta di propaganda fascista sull'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo attualmente sede del liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti. (...) Ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205, ebbene, la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera). Alle ragioni giuridiche ovviamente si uniscono le ragioni morali che ogni persona senziente e pensante conosce e riconosce";
c) Al Prefetto di Viterbo, al Presidente della Regione Lazio, alla Sindaca di Viterbo, del 4 agosto 2026;
d) al Ministro dell'Istruzione e al Ministro dell'Interno, del 31 agosto 2026;
e) al Presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia", del 2 settembre 2026;
f) agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo, del 4 settembre 2026.
I testi integrali di tutte le lettere succitate sono disponibili nella rete telematica nel sito: https://liste.peacelink.it/nonviolenza/
*
In tutti questi interventi ho ripetutamente messo in rilievo non solo le ragioni morali, ma soprattutto quelle eminentemente giuridiche, che traggono il loro fondamento dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica italiana.
E mi sembra evidente che su questa inconfutabile ed incontrovertibile base giuridica si debba fondare la decisione della Provincia di Viterbo.
*
Egregio Presidente della Repubblica,
concludo sollecitando la sua autorevole attenzione ed il suo autorevole intervento di supremo garante della Costituzione della Repubblica affinche' non possa verificarsi il grottesco oltraggio per cui la sede di una scuola intitolata alla memoria del martire della Resistenza Mariano Buratti, torturato ed assassinato dai fascisti, rechi sulla sua facciata un'altra intitolazione che quel medesimo luogo qualificherebbe come sede di una struttura di indottrinamento fascista.
Voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (e per avventura antico allievo del liceo intitolato a Mariano Buratti e gia' consigliere provinciale di Viterbo nel secolo scorso - quando i consiglieri provinciali erano eletti col voto democraticamente espresso da tutti i cittadini)
Viterbo, 10 settembre 2026
4. REPETITA IUVANT. IL RAGIONAMENTO DI UN VECCHIO CONSIGLIERE, INDIRIZZATO AGLI ATTUALI CONSIGLIERI PROVINCIALI DI VITERBO
Al Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo (ergo: al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo)
e a tutti i consiglieri provinciali di Viterbo
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente della Regione Lazio
alla Sindaca del Comune di Viterbo
ed anche, ovviamente:
ai mezzi d'informazione
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Oggetto: rispettare la Costituzione repubblicana e far ricoprire la scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
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Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
consenta ad un vecchio consigliere provinciale del secolo scorso di esprimerle alcune franche opinioni che la prego di comunicare anche a tutti i consiglieri provinciali in carica.
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Una premessa: non solo perche' sono vecchio, so che le vicende della storia e della vita sono sovente complesse ed ambigue; so che raramente tutto il bene e' da una parte e tutto il male dall'altra, e so che ancor piu' raramente la verita' e' chiara ed univoca, ed anzi il piu' delle volte vi sono ragioni in conflitto e verita' parziali e relative, ed e' compito del dialogo nello spazio pubblico comporle in modo adeguato.
E tuttavia vi sono anche vicende in cui veramente le cose sono chiare e distinte come sarebbe piaciuto a Cartesio.
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Nel caso della scritta "Casa del Balilla" apparsa a seguito dei lavori di restauro sulla facciata dell'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo che attualmente ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, mi sembra che il nocciolo della questione sia chiarissimo: riesumare la visibilita' di quella scritta (originaria o apocrifa che sia) sarebbe una cosa semplicemente illecita, immorale, irragionevole e - last but not least - diseducativa.
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E valga il vero.
La questione non e' solo tecnica, afferente cioe' meramente alle teorie, alle prassi ed alle buone norme del restauro, ma eminentemente politica; e politica nel senso forte del termine, il solo che mi interessi: ovvero riferita alla convivenza, alla civilta' umana, ai valori che la fondano ed alle forme in cui si realizza. E non occorrera' qui citare Aristotele o Kant per essere concordi su questo.
Quanto alle ragioni per cui la scelta di riesumare la visibilita' di quella scritta sarebbe palesemente illecita, immorale, irragionevole e diseducativa, mi sia consentito di ripetere tout court quello che ho scritto nella mia lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno pochi giorni fa.
Scrivevo: "Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici sopra citati "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
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In conclusione: riesumare la visibilita' di quella scritta a caratteri cubitali sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti significherebbe dare il messaggio che tutto sia a un dipresso equivalente: che indottrinamento fascista e pedagogia democratica sono piu' o meno la stessa cosa; che la vittima Mariano Buratti ed i suoi carnefici sono sullo stesso piano; che il razzismo, i lager e lo sterminio (l'esito ultimo del fascismo) vanno considerati alla pari della lotta per la dignita', la liberta' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Invece no.
Non e' vero che "questa e quella per me pari sono". La prostituzione al male assoluto (il "male radicale" e la "banalita' del male" su cui ha scritto parole decisive Hannah Arendt) e la lotta per il bene comune dell'umanita', non sono affatto equivalenti, bensi' in irriducibile oppposizione; non "et et", ma "aut aut".
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Sono peraltro convinto che le considerazioni che ho sommariamente esposto nelle righe precedenti siano condivise anche da tutti gli amministratori provinciali viterbesi attuali, e da lei in primis, e credo quindi che la decisione che verra' presa sara' coerente con la ragione, la morale, le leggi vigenti, la consapevolezza storica maturata attraverso cosi' tante sofferenze da ogni persona senziente e pensante.
Ed e' per questo che confido che la Provincia di Viterbo prendera' infine la saggia decisione di rispettare la Costituzione repubblicana e le citate leggi vigenti che da essa discendono, e di far ricoprire quella scritta fascista.
In caso contrario (ma sinceramente non credo che possa verificarsi questa irrealistica situazione) sarebbe inevitabile adire le vie legali per ripristinare il rispetto della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, il rispetto della legislazione vigente, il rispetto della memoria dei martiri che contro la barbarie fascista lottarono, e fra essi mariano Buratti.
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Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
ebbero a scrivere Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro appello per il disarmo atomico: "ricordatevi della vostra umanita'", con queste stesse parole vorrei concludere questa lettera a lei ed a tutti gli attuali consiglieri provinciali di Viterbo.
voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 4 settembre 2026
5. TESTI. ALDO CAPITINI: IL MANUALE DI CHARLES C. WALKER SULL'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA
[Riproponiamo ancora una volta il testo del capitolo dodicesimo, "Il Manuale di Charles C. Walker (1961)", del libro di Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, Libreria Feltrinelli, 1967 (poi ristampato da Linea d'ombra, Milano 1989; e successivamente ripreso anche in Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992). L'opuscolo di Walker, Manuale per l'azione diretta nonviolenta, arricchito da ulteriori materiali, e' stato successivamente pubblicato dalle Edizioni del Movimento Nonviolento nei "Quaderni di azione nonviolenta", cui puo' essere richiesto; e' un materiale di lavoro utilissimo (per richieste: tel. 0458009803, e-mail: azionenonviolenta at sis.it); il solo testo dell'opuscolo di Walker abbiamo anche piu' volte riprodotto sul nostro foglio]
Nel 1961 e' uscito il Manuale dell'organizzatore dell'azione diretta nonviolenta, redatto da Charles C. Walker, direttore del Laboratorio della nonviolenza (Cheney, Pa, USA). Jean Fremont lo ha tradotto in francese. L'opuscolo e' edito dalla War Resisters' International, 88 Park Avenue, Enfield, Middlesex, Inghilterra. E' un ampio e organico lavoro, e il confronto con il Piano De Ligt mostra quanto l'esperienza dell'azione nonviolenta si sia accresciuta negli anni, specialmente per le grandi campagne gandhiane e per quelle degli Stati Uniti d'America e di altrove. Del resto, il manuale integra spesso i suoi suggerimenti con indicazioni bibliografiche. Metteremo in luce la struttura del lavoro, e i punti piu' rilevanti e utilizzabili.
Il Manuale e' diviso in quindici sezioni.
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1. Preparazione
Bisogna scegliere e presentare chiaramente gli scopi da raggiungere, dando rilievo ad una situazione ingiusta e cercando di ottenere l'appoggio del pubblico. La volonta' di resistenza viene sviluppata diffondendo continuamente notizie, commentandole e facendo appello all'azione immediata, indicando alle vittime anche una situazione migliore. Inoltre: assicurarsi il nome e l'indirizzo di persone che possono cooperare, e consultare gruppi e associazioni che possono simpatizzare.
Gia' in questa prima sezione si trovano i suggerimenti sempre dati per le azioni nonviolente: cercare le piu' larghe solidarieta', diffondere apertamente notizie sulla situazione e sulle prospettive di mutamento. Se ne deduce: prima di un'azione impiantare un bollettino apposito da diffondere largamente.
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2. Lancio di un programma costruttivo
Il programma deve colpire un male alla radice, venire in aiuto alle vittime, stimolare gli atteggiamenti nonviolenti. Reagire, quindi, attivamente all'apatia, con pieno altruismo e ispirando fiducia. L'azione puo' essere preparata da un lavoro costruttivo come campi di lavoro, cooperative, assistenza alle vittime di ingiustizie, lavoro caritatevole, lavoro in comunita'. Utile anche un lavoro fisico dopo un'estrema tensione nervosa.
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3. Apprendimento del metodo
Anzitutto una ricerca sui fatti, sulle forze sociali, politiche, economiche, implicate nella situazione (come abbiamo gia' visto), sull'atteggiamento dei vari gruppi.
Impostare la possibilita' di negoziati (uno stadio molto importante prima di ogni azione nonviolenta).
Appello vastissimo all'opinione pubblica, con tutti i mezzi possibili.
Giorni di digiuno e (oppure) di preghiera, rinuncia a distinzioni onorifiche date dagli autori dell'ingiustizia; dirsi disposti ad una concessione importante, purche' non leda il principio.
Presentare un "ultimatum" che espone le lagnanze, i tentativi fatti per rimediare, le concessioni proposte, e fissare una data limite. Informare tutti gli implicati nella cosa.
Infine, dopo aver tutto tentato, intraprendere l'azione diretta, senza rompere definitivamente la possibilita' di riprendere i negoziati.
L'azione diretta ha questi aspetti:
- Veglia in un luogo simbolico;
- Picchetti di militanti;
- Digiuno o sciopero della fame;
- Noncooperazione;
- Boicottaggio;
- Arresto del lavoro per un certo periodo;
- Sciopero;
- Sciopero a rovescio (lavorando dove e quando non permesso);
- Intervento p. es. in un luogo proibito;
- Disobbedienza civile;
- Migrazione;
- Manifestazioni: riunioni, sfilate, proteste.
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4. L'addestramento
Studiare la teoria e la messa in pratica della nonviolenza, le campagne nonviolente; organizzare un laboratorio della nonviolenza, proiettare film, fare riunioni e discussioni pubbliche e anche "scene drammatiche" di realizzazione di iniziative nonviolente; meditare, cantare in coro, raccontare fatti eroici, prendere pasti in comune, formare bene gli individui per i compiti che saranno a loro affidati; distinguere tra l'addestramento generale e quello per determinate azioni.
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5. Il piano di campagna dell'azione diretta nonviolenta
L'organizzazione realizzatrice deve avere delle infrastrutture con un comitato d'insieme e un comitato amministrativo, un direttore del progetto e comitati speciali (per la pubblicita', per i mezzi di trasporto, per stampare, per l'alloggio, il cibo ecc.), e deve fare un bilancio preliminare.
Mettere a punto il piano di esecuzione (utilizzando anche un consiglio giuridico).
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6. La preparazione dell'azione
Scegliere un quartiere generale delle operazioni, esponendo materiale pubblicitario, inaugurandolo con una conferenza stampa. Lettere e visite ai funzionari interessati; avvisi ai giornali. Raccogliere fondi. Fare riunioni pubbliche. Tener pronto materiale indispensabile: macchina da scrivere, anche per fare molte copie, letti e sacchi per dormire, materiale per affissioni, automobili ecc. (e vedere quali servizi di trasporto sono nella zona). Stabilire un indirizzo postale. Sviluppare i mezzi di comunicazione: telefono, altoparlanti, bollettini giornalieri. Preparare istruzioni appropriate per i capi di gruppi, fare l'elenco dei partecipanti, preparare manifesti e volantini (da apprestare molto per tempo).
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7. Studio preliminare della situazione dal punto di vista legale
Conoscere le disposizioni legali del luogo e cercar di avere assistenza legale.
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8. Messa a punto di una disciplina collettiva
Il comitato d'azione deve concretare i termini di questa disciplina.
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9. Sviluppo di una campagna di propaganda
Esporre con grande chiarezza. Fare un "memorandum" generale, e brevi biografie dei capi e dei partecipanti importanti, frequenti comunicati alla stampa e alla radio, registrare sul nastro magnetico importanti discorsi, visitare (o scrivere a) persone influenti della stampa, raccogliere ritagli di giornali.
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10. La riunione dei partecipanti all'azione
Farne l'elenco; tenere una riunione degli aderenti, esponendo il piano dell'azione e discutendolo; scegliere un presidente adatto per le riunioni (alcune questioni possono esser trattate non dalle riunioni generali, ma dai comitati).
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11. L'avvio dell'azione
Scegliere il gruppo che comincera' l'azione; e formare anche il secondo gruppo d'urto. Recarsi sul luogo (sfilare o star seduti, sempre a testa alta e tranquillamente). Esser pronti a rispondere ai giornalisti, alle guardie. Seguire le istruzioni dei capi e non lasciare il proprio posto senza averli avvisati. Distribuire i fogli (non disturbare mai il passaggio dei pedoni), e se piove, tenere i fogli in un sacco di materia plastica. Conservare, in quanto possibile, un silenzio assoluto.
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12. Fronteggiare le rappresaglie
L'avversario puo' provocare a condursi in modo agitato, a farsi prendere dal disordine, a lanciare insulti, a fare recriminazioni di un capo verso l'altro, a far sorgere defezioni nelle file dei nonviolenti, a reagire con la violenza. Percio' bisogna restare calmi e affabili, stare al proprio posto disciplinati. Se ci sono urti, il capo fa allontanare i feriti.
In caso di arresto, non opporre resistenza, e accettare i regolamenti della prigione in cio' che non siano contro la propria coscienza.
Le rappresaglie possono essere molto gravi (colpi, tortura, presa di ostaggi, linciaggio, cacciata dal posto, proibizioni di assemblee ecc.), e in tale caso insistere presso i responsabili della societa' perche' agiscano e reprimano la violenza, chiedere un'inchiesta, aiutare le vittime (le sofferenze redentrici possono liberare dal veleno della violenza accumulatosi da tanto tempo).
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13. Mantenere la vitalita' del movimento
Valersi di nuovi simboli (azioni eroiche, gli eroi di esse, le vittime delle rappresaglie, gl'imprigionati, anniversari, saluti, vesti, insegne, ecc.).
Sforzi costanti di persuasione anche presso gli avversari, tenere al corrente gli aderenti.
Incoraggiare e organizzare azioni di sostegno (dichiarazioni di personalita' eminenti, di gruppi di simpatizzanti ecc.).
Trattare i dissidenti in modo paziente e leale; educare e allenare gli aderenti, formare nuovi capi, incoraggiare il lavoro teorico e pratico; far agire il maggior numero di volontari che sia possibile.
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14. I capi
Sono dei primi tra eguali, sono dei coordinatori, abituati a lavorare in gruppo.
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15. Quando la lotta si fa lunga
Secondo Gandhi una campagna nonviolenta provoca cinque reazioni: l'indifferenza, il ridicolo, l'insulto, la repressione, il rispetto. Per arrivare al quinto punto talvolta ci vuole molto tempo.
Non si deve tendere alla "sconfitta" dell'avversario, ma ad una trasformazione dei rapporti tra le parti interessate (una vittoria della giustizia e dell'onesta' umana).
6. MAESTRE. VANDANA SHIVA: PRINCIPI COSTITUTIVI DI UNA DEMOCRAZIA DELLA COMUNITA' TERRENA
[Riproponiamo ancora una volta il seguente testo estratto dall'introduzione del libro di Vandana Shiva, Il bene comune della Terra, Feltrinelli, Milano 2006, alle pp. 16-19]
1. Tutte le specie, tutti gli esseri umani e tutte le culture possiedono un valore intrinseco.
Tutti gli esseri viventi sono soggetti dotati di intelligenza, integrita' e di un'identita' individuale. Non possono essere ridotti al ruolo di proprieta' privata, di oggetti manipolabili, di materie prime da sfruttare o di rifiuti eliminabili. Nessun essere umano ha il diritto di possedere altre specie, altri individui, o di impadronirsi dei saperi di altre culture attraverso brevetti o altri diritti sulla proprieta' intellettuale.
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2. La comunita' terrena promuove la convivenza democratica di tutte le forme di vita.
Siamo membri di un'unica famiglia terrena, uniti gli uni agli altri dalla fragile ragnatela della vita del pianeta. Pertanto e' nostro dovere assumere dei comportamenti che non compromettano l'equilibrio ecologico della Terra, nonche' i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l'umanita'. Nessun essere umano ha il diritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, ne' di trattarli con crudelta' e violenza.
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3. Le diversita' biologiche e culturali devono essere difese.
Le diversita' biologiche e culturali hanno un valore intrinseco che deve essere riconosciuto. Le diversita' biologiche sono fonti di ricchezza materiale e culturale che pongono le basi per la sostenibilita'. Le differenze culturali sono portatrici di pace. Tutti gli esseri umani hanno il dovere di difendere tali diversita'.
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4. Tutti gli esseri viventi hanno il diritto naturale di provvedere al loro sostentamento.
Tutti i membri della comunita' terrena, inclusi gli esseri umani, hanno il diritto di provvedere al loro sostentamento: hanno diritto al cibo e all'acqua, a un ambiente sicuro e pulito, alla conservazione del loro spazio ecologico. Le risorse vitali necessarie per il sostentamento non possono essere privatizzate. Il diritto al sostentamento e' un diritto naturale perche' equivale al diritto alla vita. E' un diritto che non puo' essere accordato o negato da una nazione o da una multinazionale. Nessun paese e nessuna multinazionale ha il diritto di vanificare o compromettere questo genere di diritto, o di privatizzare le risorse comuni necessarie alla vita.
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5. La democrazia della comunita' terrena si fonda su economie che apportano la vita e su modelli di sviluppo democratici.
La realizzazione di una democrazia della comunita' terrena presuppone una gestione democratica dell'economia, dei piani di sviluppo che proteggano gli ecosistemi e la loro integrita', provvedano alle esigenze di base di tutti gli esseri umani e assicurino loro un ambiente di vita sostenibile. Una concezione democratica dell'economia non prevede l'esistenza di individui, specie o culture eliminabili. L'economia della comunita' terrena e' un'economia che apporta nutrimento alla vita. I suoi modelli sono sempre sostenibili, differenziati, pluralistici, elaborati dai membri della comunita' stessa al fine di proteggere la natura e gli esseri umani e operare per il bene comune.
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6. Le economie che apportano la vita si fondano sulle economie locali.
Il miglior modo di provvedere con efficienza, attenzione e creativita' alla conservazione delle risorse terrene e alla creazione di condizioni di vita soddisfacenti e sostenibili e' quello di operare all'interno delle realta' locali. Localizzare l'economia deve diventare un imperativo ecologico e sociale. Si dovrebbero importare ed esportare soltanto i beni e i servizi che non possono essere prodotti localmente, adoperando le risorse e le conoscenze del luogo. Una democrazia della comunita' terrena si fonda su delle economie locali estremamente vitali, che sostengono le economie nazionali e globali. Un'economia globale democratica non distrugge e non danneggia le economie locali, non trasforma le persone in rifiuti eliminabili. Le economie che sostengono la vita rispettano la creativita' di tutti gli esseri umani e producono contesti in grado di valorizzare al massimo le diverse competenze e capacita'. Le economie che apportano la vita sono differenziate e decentralizzate.
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7. La democrazia della comunita' terrena e' una democrazia che tutela la vita.
Una democrazia che tutela la vita si fonda sul rispetto democratico di ogni forma vivente e su un comportamento democratico da adottare gia' a partire dalla quotidianita'. Ogni soggetto coinvolto ha il diritto di partecipare alle decisioni da prendere in merito al cibo, all'acqua, alla sanita' e all'istruzione. Una democrazia che tutela la vita cresce dal basso verso l'alto, al pari di un albero. La democrazia della comunita' terrena si fonda sulle democrazie locali, lasciando che le singole comunita' costituite nel rispetto delle differenze e delle responsabilita' ecologiche e sociali abbiano pieni poteri decisionali riguardo all'ambiente, alle risorse naturali, al sostentamento e al benessere dei loro membri. Il potere viene delegato ai livelli esecutivi piu' alti applicando il principio della sussidiarieta'. La democrazia della comunita' terrena si fonda sull'autoregolamentazione e sull'autogoverno.
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8. La democrazia della comunita' terrena si fonda su culture che valorizzano la vita.
Le culture che valorizzano la vita promuovono la pace e creano degli spazi di liberta' per consentire il culto di religioni diverse e l'espressione di diverse fedi e identita'. Tali culture lasciano che le differenze culturali si sviluppino proprio a partire dalla nostra umanita' e dai nostri comuni diritti in quanto membri della comunita' terrena.
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9. Le culture che valorizzano la vita promuovono lo sviluppo della vita stessa.
Le culture che valorizzano la vita si fondano sul riconoscimento della dignita' e sul rispetto di ogni forma di vita, degli uomini e delle donne di ogni provenienza e cultura, delle generazioni presenti e di quelle future.
Sono culture ecologiche che non producono stili di vita distruttivi o improntati al consumismo, basati sulla sovrapproduzione, sullo spreco o sullo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Le culture che valorizzano la vita sono molteplici, ma ispirate da un comune rispetto per il vivente. Riconoscono la compresenza di identita' diverse che condividono lo spazio comune della comunita' locale e danno voce a un sentimento di appartenenza che correla i singoli individui alla terra e a tutte le forme di vita.
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10. La democrazia della comunita' terrena promuove un sentimento di pace e solidarieta' universale.
La democrazia della comunita' terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l'impegno disinteressato, anziche' separarli attraverso la competizione, il conflitto, l'odio e il terrore. In alternativa a un mondo fondato sull'avidita', sulla diseguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarieta', la giustizia e la sostenibilita'.
7. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Maria Grazia Calandrone, La luce del Sistema, Rcs, Milano 2026, pp. 288, euro 17,50.
- Luca Ciarrocca, L'anima nera della Silicon Valley, Rcs, Milano 2026, pp. 304, euro 9,99.
- Telmo Pievani, Giuseppe Remuzzi, Se non c'eri, non c'ero, Rcs, Milano 2026, pp. 304, euro 17,50.
*
Riletture
- Bruno Ciari, I modi dell'insegnare, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 304.
- Bruno Ciari, Le nuove tecniche didattiche, Editori Riuniti, Roma 1971, 1984, pp. 272.
- Avi Shlaim, Genocide in Gaza: Israel's Long War on Palestine, The Irish Pages Press, Dublin 2024, pp. 440.
*
Classici
- Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana, Einaudi, Torino 1958, 1971, 2 voll. per complessive pp. XLVI + 1130.
- Albin Lesky, Storia della letteratura greca, Il Saggiatore, Milano 1962, 1996, 3 voll. per complessive pp. 1132.
- Concetto Marchesi, Storia della letteratura latina, Principato, Milano 1984 (nuova ristampa dell'ottava edizione riveduta), 2 voll. per pp. 560 + 502.
*
Maestre
- Hannah Arendt, La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano 1964, 1993, pp. 318.
- Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunita', Milano 1967, 1996, pp. LVI + 712.
- Hannah Arendt, Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1964, 1994, pp. XXXIV + 286.
8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 147 del 10 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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