[taranto] Attesa per la decisione della Cassazione sull'Ilva, parla l’avvocato Rizzo Striano



Il legale dei Genitori Tarantini contesta le conclusioni del Procuratore Generale, favorevole all'annullamento del provvedimento della Corte d'Appello di Milano. Al centro del confronto il diritto alla salute, l'amianto e le emissioni di polveri sottili

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TARANTO - L'attesa per la decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sul futuro dell'area a caldo dell'ex Ilva continua a tenere Taranto con il fiato sospeso. Mentre si attende la comunicazione del provvedimento alle parti interessate, arriva la presa di posizione dell'avvocato Maurizio Rizzo Striano, uno dei 2 legali che, insieme al collega Ascanio Amenduni, hanno seguito il percorso giudiziario per conto dell'associazione Genitori Tarantini.

Il legale si dice fiducioso sull'esito del giudizio e contesta le conclusioni del Procuratore Generale, che ha chiesto l'annullamento del decreto della Corte d'Appello di Milano relativo allo spegnimento degli impianti dell'area a caldo.

«Non credo che la Corte di Cassazione possa avallare le tesi manifestamente infondate del Procuratore Generale i cui errori sono davvero eclatanti», afferma Rizzo Striano, illustrando le ragioni del proprio ottimismo.

La prima questione riguarda il rapporto tra diritto alla salute e diritto al lavoro. Secondo il Procuratore Generale, la Corte d'Appello non avrebbe effettuato un adeguato bilanciamento tra i due interessi.

Una valutazione che Rizzo Striano respinge, sostenendo che la questione sia stata già affrontata dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea.

«La Corte di Appello non doveva pronunciarsi su questo tema, avendolo già fatto la Corte di Giustizia Europea che ha ritenuto prioritario il diritto alla salute», osserva l'avvocato.

Secondo la sua interpretazione, la Cassazione sarebbe vincolata ai principi stabiliti dai giudici europei. Il legale arriva inoltre a sostenere che un'eventuale decisione contraria potrebbe configurare una grave violazione, con possibili conseguenze disciplinari per i magistrati. Si tratta di una valutazione giuridica espressa da Rizzo Striano.

Il secondo punto riguarda la presenza di amianto negli impianti siderurgici.

Il Procuratore Generale, secondo quanto riferito dall'avvocato, avrebbe contestato alla Corte d'Appello di non aver spiegato adeguatamente perché le 2.140 tonnellate di amianto ancora da rimuovere rappresenterebbero un grave pericolo per la salute, nonostante una diversa valutazione attribuita al Ministero dell'Ambiente.

Anche su questo aspetto Rizzo Striano ritiene che le conclusioni del Procuratore Generale siano errate.

Il legale richiama il fatto che in precedenza sarebbero già state eliminate 4.000 tonnellate di amianto, sostenendo che tale intervento dimostrerebbe la necessità di completare le operazioni di rimozione.

A suo giudizio, inoltre, la pericolosità sarebbe già stata riconosciuta dalla pubblica amministrazione attraverso la predisposizione di un piano complessivo di bonifica.

«Non spetta al giudice stabilire la pericolosità se già la pubblica amministrazione l'aveva accertata predisponendo un piano organico di rimozione totale dell'amianto», sostiene Rizzo Striano.

L'ultimo elemento del confronto riguarda le emissioni di PM10 e PM2,5, le polveri sottili al centro delle valutazioni ambientali sullo stabilimento.

Secondo la ricostruzione del legale, il Procuratore Generale avrebbe contestato la necessità di fissare ulteriori limiti, considerando che le emissioni attuali rispetterebbero già i valori previsti.

Rizzo Striano ritiene invece che la verifica debba essere effettuata tenendo conto non soltanto dell'attuale livello produttivo, ma della massima capacità autorizzata degli impianti.

Il riferimento è all'articolo 268, lettera Q, del Codice dell'Ambiente, che l'avvocato richiama a sostegno della propria interpretazione.

Secondo il legale, infatti, la produzione attuale sarebbe inferiore a 1,5 milioni di tonnellate, mentre la valutazione delle emissioni dovrebbe considerare una capacità produttiva autorizzata di 6 milioni di tonnellate.

Una differenza che, a suo giudizio, avrebbe conseguenze decisive nella valutazione dei rischi ambientali.

Le osservazioni di Rizzo Striano si concludono con un richiamo all'indipendenza della magistratura. L'avvocato teme che un eventuale accoglimento delle conclusioni del Procuratore Generale possa essere interpretato anche alla luce delle pressioni politiche legate al futuro dello stabilimento.

«Ma i giudici non sono soggetti ai poteri politici e sarebbe gravissimo che il massimo organo giurisdizionale chiamato a garantire i diritti dei cittadini si piegasse alle sirene di quei poteri», afferma il legale.

«Io mi rifiuto di crederci», conclude Rizzo Striano, ribadendo la propria fiducia nella decisione della Cassazione.

Resta ora da conoscere il contenuto del provvedimento delle Sezioni Unite, dal quale dipendono gli sviluppi della controversia giudiziaria sullo spegnimento dell'area a caldo dell'ex Ilva. Le considerazioni del legale rappresentano la posizione della difesa dei Genitori Tarantini e non anticipano l'esito della pronuncia.

Francesco Alberti

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