[taranto] "Non se ne poteva più": parla Fabio Cocco dopo aver passato 23 anni da operaio dell’Ilva



"Ad andare avanti come stavamo facendo in questi ultimi anni ‘non se ne poteva più’: da una parte, quando la Cassazione ci ha messo un freno, è stata una liberazione. Dall’altra è stato un grave errore aspettare i giudici dopo 14 anni. Doveva essere deciso molto prima. Così, è come se la Cassazione avesse detto alla politica: ‘non ci avete capito nulla’”.

“Abbiamo sempre vissuto a cavallo di una linea sottile che divideva la salute dal lavoro: tra questi due diritti fondamentali è mancato sempre un collante e la responsabilità è stata della politica”.

Fabio Cocco la chiude così, dopo aver passato 23 anni da operaio dell’Ilva, vivendo in pieno le contrapposizioni che hanno dilaniato la città, perché quando smetteva la tuta blu tornava a casa nel quartiere Tamburi, quello a ridosso della grande fabbrica, coperto dalle polveri di ferro che rendevano tutto arancione e che sono state causa di malattie, sofferenze e lutti negli anni.

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