[ucraina] Il flop del missile ucraino Flamingo



Il mito del Flamingo: l’arma "game changer" ucraina che non mantiene le promesse


*** Cosa significa “game changer”

Nella diretta YouTube di Paranellum Live #640, dedicata all'aggiornamento sulla guerra russo-ucraina con il titolo Winter is Coming, è stata condotta un'analisi puntuale del missile Flamingo, l'arma che l'Ucraina aveva presentato come un game changer capace di rivoluzionare il corso del conflitto. L'espressione "game changer" indica una tecnologia o un'innovazione in grado di cambiare completamente le regole e il corso delle cose in un determinato settore, in questo caso quello militare. Le informazioni che filtrano delineano però un quadro assai diverso: il missile viene facilmente intercettato e, soprattutto, non è prodotto in serie, forse proprio perché non mantiene le promesse altamente reclamizzate nei mesi scorsi.

*** Le promesse tradite

Il Flamingo, nome tecnico FP-5, è un missile da crociera lanciato da terra sviluppato dall'azienda ucraina Fire Point. Sulla carta i numeri sono impressionanti: una gittata fino a 3.000 chilometri, una testata tra 1.000 e 1.150 chilogrammi e una velocità massima di circa 900 km/h. Caratteristiche che, nelle intenzioni di Kiev, avrebbero dovuto colpire in profondità il territorio russo, raggiungendo obiettivi strategici come fabbriche di missili e nodi energetici, senza le restrizioni imposte dagli alleati sull'uso di armi occidentali come gli Storm Shadow o gli ATACMS.

Quando nell'agosto 2025 Zelensky annunciò i test e i piani di produzione, le cifre sembravano ambiziose: un missile al giorno subito e sette al giorno entro ottobre, con una produzione di massa prevista tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026. A quasi un anno di distanza, l'analista missilistico Fabian Hoffmann ha contato dalle fonti aperte appena dieci impieghi operativi confermati. Un divario enorme tra ambizione e realtà.

*** Perché la produzione non decolla

Il collo di bottiglia principale è il motore. Per le prime serie Fire Point ha utilizzato motori a getto sovietici AI-25TL recuperati da depositi e rottami: una soluzione economica e rapida, ma intrinsecamente limitata dalla disponibilità di esemplari sul mercato. Quando le scorte hanno iniziato a esaurirsi, la produzione si è bloccata.

Nell'aprile 2026 l'azienda ha ammesso apertamente le difficoltà, citando i motori come primo fattore limitante. Ha promesso un propulsore di produzione propria entro ottobre 2026, ma nel frattempo ha avviato la costruzione di uno stabilimento in Danimarca per tenere le parti sensibili della produzione fuori dalla portata dei missili russi. La CEO di Fire Point, Iryna Terechova, ha confermato che la capacità produttiva di sette missili al giorno è stata tecnicamente pianificata, ma non è mai stata pienamente utilizzata, frenata non solo dai motori ma anche dai finanziamenti e dai contratti insufficienti. La stessa Terechova ha spiegato che i ritardi nei fondi del programma di prestito dell'UE hanno ridotto il volume degli ordini.

*** La vulnerabilità sul campo

Sul piano operativo, il Flamingo si è rivelato tutt'altro che invulnerabile. Le difese aeree russe lo hanno intercettato in più occasioni: il Ministero della Difesa russo ha riferito dell'abbattimento di cinque missili Flamingo in un solo giorno a febbraio 2026 e di altri quattro nell'ottobre successivo. Particolarmente significativo è l'episodio dell'agosto 2026 nel Kursk, quando un'unità di volontari della brigata BARS-Kursk ha abbattuto un Flamingo con una mitragliatrice, dopo averlo avvistato a meno di 50 metri di altitudine e a una velocità di circa 500 km/h. Un missile da crociera subsonico che vola a bassa quota è per definizione più esposto alle difese antiaeree tattiche, e la mancanza di numeri adeguati impedisce di saturare le difese nemiche con ondate massicce.