[dirittiglobali] Sanzioni USA contro la Corte Penale Internazionale: l'europarlamentare Cecilia Strada chiede all’UE di attivare il regolamento di blocco



Rubio annuncia sanzioni Usa per la Corte penale internazionale dopo il Nobel per Pace a Pillay.
Si veda https://liste.peacelink.it/pace/2026/10/msg00009.html

La l'europarlamentare Cecilia Strada chiede alla UE di attivare il "regolamento di blocco".

Il regolamento di blocco UE (ufficialmente Regolamento (CE) n. 2271/96 o Blocking Statute) è uno strumento giuridico dell'Unione Europea creato nel 1996 per neutralizzare gli effetti extraterritoriali delle leggi e sanzioni economiche imposte unilateralmente da Paesi terzi (principalmente gli Stati Uniti) su cittadini e aziende europee. Vedere https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52018XC0807(01)

Vediamo nel dettaglio cosa è accaduto.


--- Un attacco senza precedenti alla giustizia internazionale

Gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro la Corte Penale Internazionale. Questa volta non si tratta di misure mirate contro singoli giudici o procuratori, ma di una designazione che colpisce l’intera istituzione. Come denuncia l’eurodeputata Cecilia Strada (PD/S&D), “se non li fermiamo porterà alla chiusura della Corte”. Le sanzioni, annunciate poche ore dopo il conferimento del Premio Nobel per la Pace a Navi Pillay, ex giudice della CPI, mirano a “vietare le transazioni con questa corte canaglia, tagliando le loro risorse e paralizzando la sua capacità di operare”, secondo le parole del Segretario di Stato Marco Rubio.

La coincidenza temporale con il Nobel non è casuale. Come osserva Cecilia Strada, “è difficile non vedere in questa mossa USA una ritorsione per il Nobel per la Pace conferito a chi ha denunciato il genocidio a Gaza”.


--- La richiesta all’Unione Europea: basta parole, è il momento di agire

Cecilia Strada, insieme ad altri deputati e deputate, chiede da quasi due anni che l’Unione Europea attivi il regolamento di blocco per proteggere la Corte e chi collabora con essa. Il suo appello è diretto e senza ambiguità: “Cara Commissione, è finito il tempo delle parole, dei ‘deploriamo’, dei ‘condanniamo ma in questa fase preferiamo il dialogo’. Basta! Dovete agire ora!”.

In un intervento al Parlamento Europeo dello scorso marzo, Strada aveva già messo in guardia: “Quando la Corte penale internazionale viene attaccata, è l’Europa a essere attaccata, i nostri valori sono nel mirino: la dignità umana, il diritto internazionale umanitario, la pace, l’indipendenza della magistratura”. E aggiungeva: “Che non sia perfetto non è una scusa per non attivarlo: per lo Stato di diritto, per la dignità delle vittime, per i nostri giudici, per l’Europa. Se l’Europa non agisce, altri cittadini, altre aziende finiranno nel mirino. La Corte è soltanto l’inizio”.

All’appello di Strada si sono uniti i colleghi Annalisa Corrado e Alessandro Zan: “È in gioco l’indipendenza della giustizia internazionale. Se lasciamo che gli Stati Uniti mettano ginocchio la Corte penale internazionale con le sanzioni, svuotiamo di significato il diritto internazionale. L’Europa non può accettarlo: deve passare ai fatti e difendere concretamente la CPI”.


--- Cos’è il regolamento di blocco

Il “regolamento di blocco” – ufficialmente Regolamento (CE) n. 2271/96 del Consiglio – è uno strumento giuridico dell’Unione Europea creato nel 1996 per proteggere gli operatori europei dagli effetti extraterritoriali di leggi di paesi terzi, principalmente quelle statunitensi.

Il suo obiettivo è neutralizzare l’applicazione extraterritoriale di sanzioni adottate da paesi terzi che intendono disciplinare l’attività di persone fisiche e giuridiche sotto la giurisdizione degli Stati membri. In pratica, impedisce che le sanzioni di un paese terzo abbiano effetto all’interno dell’UE.

Il regolamento vieta esplicitamente agli operatori dell’UE di conformarsi a queste sanzioni esterne. Inoltre, permette loro di recuperare i danni subiti a causa di tali sanzioni attraverso azioni legali.

Nonostante la sua esistenza, l’UE ha raramente attivato questo strumento in modo incisivo. La richiesta di Strada e di altri eurodeputati è che la Commissione aggiorni l’allegato del regolamento per includervi specificamente le sanzioni USA contro la CPI. Attualmente, l’allegato include le misure statunitensi relative a Cuba e Iran, ma non contiene ancora misure specificamente rivolte alla Corte Penale Internazionale.


--- Il regolamento di blocco vale anche per i conti correnti

Una questione cruciale riguarda l’applicazione del regolamento ai conti correnti bancari. Si applica o no? La risposta è affermativa: il regolamento di blocco copre esplicitamente i depositi bancari e i conti di risparmio, che rientrano nella definizione di “beni e diritti su beni” tutelati dalla normativa.

Un caso concreto è stato denunciato in Italia, dove istituti di credito hanno bloccato i conti di medici cubani in applicazione extraterritoriale del bloqueo statunitense. Come denunciato da Sanitari per Gaza Arezzo, “tale prassi bancaria vìola apertamente il Regolamento (CE) n. 2271/96 del Consiglio Europeo (il cosiddetto ‘Statuto di Blocco’), che vieta espressamente il riconoscimento e l’applicazione delle sanzioni unilaterali statunitensi all’interno dell’Unione Europea”. La questione riguarda anche il blocco del conto di Banca Etica di Autistici/Inventati (per di più aperto presso Banca Etica). Si veda https://www.peacelink.it/diritto/a/51567.html

Le conseguenze di questi blocchi sono gravissime: impedire l’accesso ai risparmi personali priva i medici della possibilità di provvedere alle spese quotidiane essenziali, come vitto e alloggio. Si tratta di una discriminazione per nazionalità che contrasta con la Costituzione Italiana e con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE. La cosa vale anche per le associazioni sanzionate dal governo USA perché considerate di sinistra e antimilitariste, come Autistici/Inventati.

Gli istituti di credito operanti in Italia hanno il dovere di rispondere unicamente alla legalità costituzionale ed europea, non a pressioni di Stati terzi.


--- La Commissione Europea è ancora "prudente"

Nonostante le ripetute richieste del Parlamento Europeo, la Commissione Europea ha finora mantenuto una posizione prudente. In una risposta del febbraio 2026, la Commissaria Maria Luís Albuquerque ha dichiarato che “la Commissione sta valutando misure adeguate ed efficaci per assicurare la continuità delle operazioni della Corte penale internazionale”, precisando che tra le misure in questione figura l’adozione di un atto delegato che modifica l’allegato del regolamento di blocco. Tuttavia, ha aggiunto che “l’attività diplomatica e la ricerca di soluzioni mirate rimangono la linea d’azione da prediligere”.

Questa posizione attendista è precisamente ciò che Cecilia Strada contesta con forza. La Corte Penale Internazionale non può aspettare: le sanzioni statunitensi rischiano di paralizzarne le operazioni, impedendo l’accesso a servizi bancari e tecnologici essenziali.


--- Stare con la Corte, contro l’impunità

La posta in gioco è alta. Come ha ricordato Strada nel suo intervento al Parlamento Europeo, “la Corte porta giustizia alle vittime delle atrocità e condanna i criminali di guerra. È per questo che viene colpita”.

Proteggere la CPI non è solo una questione giuridica: è una scelta politica e morale. Significa schierarsi con le vittime dei crimini di guerra, con i popoli che chiedono giustizia, con il diritto internazionale contro la legge del più forte.

L’Europa ha gli strumenti per agire. Il regolamento di blocco esiste, è efficace e può essere esteso per coprire le sanzioni contro la CPI. Ciò che manca è la volontà politica.



[Articolo a cura della Redazione PeaceLink. Fonti: Eunews, Parlamento Europeo, Reuters, Regolamento (CE) n. 2271/96.]