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[disarmo] Il “secondo fronte” della Russia per destabilizzare l’Europa. Dove? Nel Mediterraneo
- Subject: [disarmo] Il “secondo fronte” della Russia per destabilizzare l’Europa. Dove? Nel Mediterraneo
- From: Associazione PeaceLink <info at peacelink.it>
- Date: Wed, 23 Sep 2026 13:47:28 +0000
Il documento linkato qui sotto è un Opinion Paper dell'IEEE (Instituto Español de Estudios Estratégicos), pubblicato il 23 gennaio 2026, scritto da Alberto Priego, professore associato presso l'Università Comillas. Il titolo è "Russian strategy in the Mediterranean: a second front".
Link allo studio https://www.defensa.gob.es/documents/2073105/3095923/estrategia_rusa_en_el_mediterraneo_2026_dieeeo08_eng.pdf/2253e991-244e-53a3-e806-6bb3d35ae68d
Ecco cosa spiega, in sintesi. La tesi centraleLa Russia avrebbe aperto - secondo lo studio - un "secondo fronte" nel Mediterraneo. Non si tratta di un fronte militare tradizionale, ma di una strategia di destabilizzazione diffusa che passa attraverso il Sahel per colpire l'Europa. La tesi è che Mosca, non potendo competere con la NATO sul piano convenzionale nel Mediterraneo, usa mezzi non convenzionali per creare caos e costringere gli europei a disperdere risorse.
Il contesto storicoDurante la Guerra Fredda, l'URSS considerava il Mediterraneo un teatro secondario, perché aveva un enorme "glacis" (cuscinetto) terrestre tra Berlino e Mosca. Con l'espansione della NATO a est, quel cuscinetto è scomparso, e la Russia ha rivalutato il Mediterraneo come area strategica. La Dottrina Marittima russa del 2022 classifica il Mediterraneo come "Area Importante". Inoltre, la perdita della base di Tartus in Siria (dopo la caduta di Assad) ha reso ancora più urgente per Mosca trovare porti alternativi.
I mezzi convenzionali (limitati)La Unità Operativa della Marina russa nel Mediterraneo (Pyataya Eskadra, istituita nel 2010) è composta da circa 3 fregate, 1-2 sottomarini e alcune navi di supporto. I sottomarini classe Kilo (Krasnodar, Mozhaisk, Novorossiysk) portano missili Kalibr. Le fregate classe Gorshkov (Admiral Golovko e Admiral Gorshkov) possono lanciare missili ipersonici Zircon. Ma la Russia ha un problema strutturale: non ha porti dove riparare e rifornire le sue navi. Questo limita gravemente la sua capacità di mantenere una presenza stabile.
La rete di basi in AfricaLa Russia sta costruendo una rete di basi in Africa per sopperire alla mancanza di porti nel Mediterraneo:
Libia: Tobruk (porto), Al-Khadim, Ghardabiya (basi aeree), Al Jufra, Brek Al Shati, Matan al-Sarra (basi nel deserto). Circa 2.000-2.500 uomini dell'Africa Corps sono dispiegati in Libia. Algeria: base aerea di Umm al-Assal (con MiG-29M2), e possibile interesse per la base navale di Mers El-Kébir, a soli 140 km da Almería (Spagna). Sudan: accordo per una base navale a Port Sudan, nel Mar Rosso, con 300 soldati.
I mezzi non convenzionali (la vera minaccia) Qui sta il cuore del documento. Migrazione come armaLa Russia controlla o influenza governi nel Sahel (Mali, Burkina Faso, Niger) che hanno espulso le forze occidentali. Il Niger ha abolito la legge 2015/36 che criminalizzava il traffico di migranti. Le basi russe nel deserto (come Matan al-Sarra) sono anche punti di transito per i flussi migratori verso il porto di Tobruk, da cui i migranti partono verso l'Italia. Il documento cita esplicitamente l'intelligence italiana che ha lanciato l'allarme e collega la caduta del governo Draghi (settembre 2022) a una crisi migratoria originata dalla Libia.
La conclusione politicaIl documento sostiene che la Russia non ha la capacità di controllare il Mediterraneo, ma ha la capacità di destabilizzarlo. Usa il Sahel come "fabbrica di instabilità" che si riversa nel Mediterraneo e raggiunge l'Europa. L'obiettivo è far divergere gli europei su dove concentrare le risorse: i paesi nordici ed est-europei vogliono concentrarsi sulla minaccia russa a est, mentre i paesi del sud vogliono affrontare le sfide del Nord Africa. La tesi dell'autore è che queste due minacce sono complementari, perché la Russia alimenta entrambe.
In sintesiQuesto documento è la base analitica che spiega esattamente ciò che discutevamo prima: la minaccia a sud non è un'invasione, ma un ecosistema di destabilizzazione alimentato dalla Russia, che usa migrazione, ghost ships, sabotaggio e basi africane per creare caos e dividere l'Europa. È il contesto strategico in cui si inseriscono le operazioni NATO nel Mediterraneo allargato, il comando di Taranto e le esercitazioni anfibie della Trieste.
———- Analisi diverseQuella riportata è sono un’analisi, funzionale a una strategia militare della NATO. Ma ci sono analisi che ridimensionano significativamente la portata della "minaccia russa" nel Mediterraneo, e provengono da fonti istituzionali occidentali.
La tesi opposta: la Russia non minaccia, è in crisiMentre lo studio dell'IEEE descrive una Russia che "proietta instabilità" e costruisce una rete di basi, altre analisi — basate su dati di intelligence navale — dipingono un quadro molto diverso.
Il dato più eclatante: la Russia è assente dal Mediterraneo.Secondo un alto funzionario NATO citato dal Telegraph (agosto 2026), da giugno 2026 non c'è alcuna presenza navale russa nel Mediterraneo, per la prima volta in oltre un decennio. Le navi russe sono state dirottate altrove — principalmente per scortare la "flotta fantasma" di petroliere sanzionate nel Canale della Manica.
Le cause strutturali?Mancanza di navi rifornimento: la flotta russa è a corto di petroliere militari, il che limita drasticamente il raggio d'azione. Perdita di Tartus: dopo la caduta di Assad, la Russia ha dovuto ricontrattare la sua presenza in Siria, riducendola a "centri di formazione congiunti". Che significa? Che alcune forze russe rimarranno di stanza nei nuovi centri, ma non hanno più il controllo esclusivo della base e le loro attività devono essere coordinate con Damasco. Sovraestensione: le navi russe sono impegnate a proteggere le petroliere sanzionate, non a proiettare potenza.
Chi produce queste analisi?NATO Maritime Command (MARCOM): fonti ufficiali dell'alleanza confermano l'assenza russa dal Mediterraneo.
German Marshall Fund of the United States (GMFUS): un'analisi dell'agosto 2026 conclude che la Russia ha adottato un "approccio indiretto" nel Mediterraneo, focalizzato su "regimi amici, trasferimenti di armi, forze irregolari e operazioni informative" — proprio perché le sue capacità di proiezione sono limitate. La conclusione è che la Russia "non è in grado di proiettare potenza" e che il Mediterraneo resta "un teatro simbolicamente importante" ma non una priorità operativa.
CSIS, Heritage Foundation, Hoover Institution: una serie di analisi conservatrici statunitensi documentano l'uso russo della migrazione come arma ibrida, ma in un contesto di debolezza, non di forza.
La divergenza di fondoLo studio dell'IEEE si concentra sulle intenzioni e sulle capacità potenziali (le basi in Libia, Algeria, Sudan). Le analisi opposte si concentrano sulle capacità effettive e rilevano che la Russia non ha navi nel Mediterraneo. E che la sua rete di basi in Africa è in costruzione, non operativa.