[Prec. per data] [Succ. per data] [Prec. per argomento] [Succ. per argomento] [Indice per data] [Indice per argomento]
[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 118
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 118
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Wed, 12 Aug 2026 07:28:12 +0200
======================
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 118 del 12 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Sarebbe ora
2. "Dall'emarginazione alla solidarieta'". L'11 agosto un incontro di riflessione a Viterbo
3. 48 voci adespote di una Viterbo segreta ricordano Alfio Pannega, comunista libertario e nonviolento (parte seconda)
4. Segnalazioni librarie
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. SAREBBE ORA
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che ogni essere umano e' un essere umano, e in quanto tale titolare di diritti, primo fra tutti il diritto alla vita.
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che la guerra, in quanto uccisione massiva di esseri umani, e' il crimine piu' grande e il piu' inammissibile.
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che sono talune nostre dissennate attivita' ad avvelenare e devastare quest'unico mondo vivente di cui siamo parte, e che quindi e' nostra responsabilita' fermare la devastazione ed iniziare il risanamento e l'accudimento, prima che sia troppo tardi.
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che occorre passare dall'insensata adorazione della violenza che ci sta portando alla catastrofe, alla scelta morale e civile della nonviolenza che sola puo' salvare l'umanita' intera e l'intero mondo vivente.
*
Salvare le vite e' il primo dovere.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. "DALL'EMARGINAZIONE ALLA SOLIDARIETA'". L'11 AGOSTO UN INCONTRO DI RIFLESSIONE A VITERBO
Martedi' 11 agosto 2026 presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro di riflessione con la partecipazione di Paolo Arena e Peppe Sini sul tema: "Dall'emarginazione alla solidarieta': percorsi di lotta nonviolenta per i diritti umani".
Particolare attenzione e' stata dedicata alle concrete esperienze di auto-mutuo-aiuto delle persone che hanno subito traumi, violenze e condizioni di estrema sofferenza ed emarginazione.
*
Due minimi profili
Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali, comunicazioni di massa e nuovi media, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi anni ha animato cicli di incontri di studio di storia della sociologia, di teoria del diritto, di elementi di economia politica, di storia linguistica dell'Italia contemporanea. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta. E' tra i principali animatori delle iniziative commemorative di Alfio Pannega e curatore del costituendo "Archivio Alfio Pannega".
Peppe Sini e' il responsabile fin dagli anni Settanta della storica struttura nonviolenta viterbese.
*
Ammirazione ed apprezzamento per l'attivita' dell'Afesopsit (ed una commossa descrizione dell'incontro dell'8 agosto)
Nel corso dell'incontro e' stata ricordata anche con particolare apprezzamento l'esperienza dell"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit).
In particolare si e' riflettuto sulle attivita' svolte nel piu' recente incontro settimanale dell'Afesopsit di sabato 8 agosto nella "Fattoria di Alice" che e' la sua storica sede (essendo stata realizzata nella sua totalita' dal lavoro vivo e gratuito dei soci dell'associazione stessa guidata dal suo indimenticabile fondatore Vito Ferrante che ci ha lasciato pochi mesi fa).
L'incontro di sabato 8 agosto e' stato caratterizzato non solo dal consueto pranzo in comune, ma anche dalla vivacissima festa di compleanno di due socie dell'associazione, Chiara e Olga.
E poi dalla consegna di attestati ad alcuni soci e collaboratori (Giorgio, Guerrino, Roberto, Sabina) che si sono distinti per la loro eccellenza in specifiche attivita' culturali.
E poi dal consueto incontro di riflessione pomeridiano, nel corso del quale sono state ascoltate da registrazioni, ovvero coralmente intonate, canzoni di Francesco Guccini, di Violeta Parra, di Joan Baez, di Pete Seeger, della tradizione popolare afroamericana.
Non solo: e' stata data lettura di due lettere di apprezzamento e di solidarieta' con l'associazione da parte di Riccardo Orioles (da decenni il piu' importante giornalista antimafia) e di Nando dalla Chiesa (da decenni il piu' importante promotore dell'impegno della societa' civile contro la mafia).
E ancora: uno dei partecipanti ha commemorato Francesco Guccini ricordando anche alcune occasioni di incontro nel vivo di iniziative di lotta nonviolenta per i diritti umani e per la difesa del mondo vivente.
Non solo: sono state anche ricordate alcune donne che consideriamo punti di riferimento (le chiamiamo "maestre" ed ogni sabato se ne propongono quattro), da Violeta Parra a Joan Baez, da Marielle Franco a Winona LaDuke; e ricordarle ha offerto l'opportunita' di ricostruire anche varie lotte nonviolente di solidarieta' con le persone ed i popoli oppressi, in difesa della biosfera, per i diritti di tutti gli esseri umani; lotte nonviolente cui alcune delle persone presenti all'incontro hanno preso parte nel corso dell'ultimo mezzo secolo ed alcune delle quali sono ancora in corso.
Last, but not least, a tutte le persone partecipanti e' stata donata una copia della traduzione delle poesie di Saffo curata da Riccardo Orioles.
E queste sono state soltanto le attivita' principali della giornata dell'Afesopsit di sabato 8 agosto.
Negli incontri settimanali dell'Afesopsit (il prossimo si terra' sabato 22 agosto dopo la pausa ferragostana), incontri che sono sempre aperti a tutte le persone che vogliono partecipare, emerge nitida e fortificante quella generosa solidarieta', quella virtu' dell'ascolto e del reciproco aiuto, che costituisce una viva e luminosa espressione della dignita', della grandezza umana.
*
Contro la guerra e il razzismo
Nel corso dell'incontro si e' riflettuto anche ancora una volta sulle iniziative necessarie e doverose per contrastare la guerra e il razzismo, per difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani qui e ovunque, per preservare quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi.
E' stato espresso ancora una volta pieno sostegno alle tre iniziative in cui la storica struttura nonviolenta viterbese e' particolarmente impegnata in questo periodo:
- "Una persona, un voto";
- "Per la pace nel cuore d'Europa";
- "Per la liberazione di Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese".
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
3. MEMORIA RESISTENTE. 48 VOCI ADESPOTE DI UNA VITERBO SEGRETA RICORDANO ALFIO PANNEGA, COMUNISTA LIBERTARIO E NONVIOLENTO (PARTE SECONDA)
18. Tristano Timandri ricorda Alfio Pannega
A mia memoria, negli anni Settanta Alfio, che era allora un cinquantenne, appariva già come un monumento storico, la sopravvivenza pittoresca di una Viterbo ottocentesca, preindustriale, del lavoro manuale, delle abilità artigiane e dell'appartenenza comunitaria, come certe figure del libro Cuore di Edmondo De Amicis.
Era circondato da un vasto affetto sincero e vibrante, ma anche chi gli voleva bene aveva nei suoi confronti un atteggiamento perlopiù paternalista: da una parte ci si gloriava di una conoscenza intima, di parlarci spesso e di "prenderci insieme un caffè" col figlio della Caterina (che era anch'essa una figura mitica), con "il nostro Alfio" che era insieme povero e poeta, emarginato ma buono come il pane; dall'altra non si voleva veramente sapere quali fossero le sue idee e quale fosse la sua vita una volta finito il giro delle vie cittadine col suo carretto e i suoi cani. Pochi, pochissimi andavano a trovarlo in fondo a Valle Faul; pochi, pochissimi volevano vedere le reali condizioni in cui viveva. Dignitoso com'era, Alfio non si commiserava mai, non chiedeva mai nulla per sé; militante com'era, Alfio si adoperava sempre per i diritti degli altri, per i diritti di tutti. E viveva nella povertà e nella solitudine, in una parte della città - la Valle Faul di allora, che era sostanzialmente un'enclave di desolazione, miseria, degrado, squallore e sofferenza; come Alfio vi vivevano altri reietti, altre vittime della società dello sfruttamento e dell'emarginazione, e le relazioni tra loro erano talvolta di solidarietà e generosità e talaltra di conflitto e sopraffazione. I cittadini che vivevano nella Viterbo più in alto di quella scarpata preferivano perlopiù non vedere e non sapere.
Pochi gli furono vicini con autentica profonda empatia, e tra loro almeno tre figure vorrei qui ricordare: Dante Bernini, Armando Marini, Bruno Marini; chi è di Viterbo sa cosa significano questi nomi benedetti.
Alfio era già allora un segno di contraddizione. E un testimone cosciente e militante di quella "contraddizione principale" - non solo della società industriale, ma lungo l'intero corso della storia dell'umanità - che gli esuli Carlo e Federico tematizzarono nel loro insuperato manifesto del 1848.
I suoi compagni di lotta del partito comunista avevano per lui un attaccamento profondo, ma poco lo ascoltavano quando Alfio proponeva di parlare della politica grande; non lo ascoltavano di più i giovani militanti dell'allora sinistra rivoluzionaria che pure anch'essi sentivano per lui un affetto verace. Una sola persona - militante della sinistra comunista antitotalitaria - a mia memoria lo sentì e lo seppe non solo compagno di lotta ma anche di riflessione, con lui molte ore ragionando insieme in quegli anni sui compiti dell'ora, sui massimi sistemi, sul presente e il futuro dell'umanità, sulla lotta principale e fondamentale e più urgente: quella contro la guerra che può annichilire l'intera umana famiglia.
*
Negli anni Ottanta, poi, il venir meno delle speranze sia rivoluzionarie che riformiste (anche come esito della strategia della tensione da un lato e delle scellerate follie di giovani obnubilati dall'altro) ebbe come effetto che le classi subalterne subirono una virulenta controffensiva delle classi dominanti - e in Italia del regime della corruzione e della complicità con i poteri criminali che ne era feroce e squallida espressione nel nostro paese - intesa per un verso a narcotizzarle attraverso l'ideologia degradante diffusa dai mass-media e per l'altro a toglier loro sistematicamente tutte le conquiste di civiltà ottenute con le grandi lotte sociali dei decenni precedenti.
Per le persone le cui esistenze erano già precarie, fu come essere rigettate nell'abisso.
Anche Alfio subì un accrescersi ed incrudelire dell'emarginazione, della solitudine, delle angherie. I pochissimi amici che lo conoscevano non superficialmente, lo stimavano veramente e gli volevano bene con tutto il cuore, si chiedevano se i tantissimi suoi più superficiali amici si rendessero conto della terribile condizione esistenziale in cui Alfio era stato progressivamente precipitato.
Furono anni durissimi.
*
Principiando gli anni Novanta, in una società in cui si spegneva la speranza che la lotta delle oppresse e degli oppressi potesse realizzare giustizia e libertà, ormai pressoché ovunque schiacciata dal trionfo del capitalismo (e dalla catastrofe dei regimi totalitari che si erano pretesi socialisti ed erano stati invece prevalentemente dittature militariste ottuse e alienanti, quando non folli e sanguinarie - non i soviet, ma i gulag le caratterizzavano), del neocapitalismo liberista e globalizzato a un tempo, del suo dominio sia pratico che ideologico che si pretendeva senza alternative, e delle nuove potentissime ed alienantissime tecnologie al suo servizio, del consumismo iperdistruttivo e del nuovo razzismo e schiavismo, sembrava che anche per Alfio, che ormai invecchiava nella solitudine e nella miseria, il destino fosse segnato: e fosse quello tremendo dei poveri derubati di tutto, quello di sua madre: un destino che terminava con il ricovero in istituto e lì l'attesa della morte nel vuoto, nel silenzio, nel dolore immedicabile, nella dimenticanza che uccide.
E invece.
*
E invece nell'estate del 1993 avvenne un miracolo che ancora oggi mi commuove: un gruppo di ragazzi occupò l'area da decenni abbandonata dell'ex-gazometro, adiacente alla povera casa di Alfio a Valle Faul, anzi: più che adiacente; poiché passando dalla finestra del pianterreno della casa di Alfio (finestra sotto la quale erano ammucchiati alcuni materiali di scarto che lui raccoglieva per riciclarli, e che costituivano una sorta di scalino per cui la finestra era da lui usata abitualmente come una seconda porta su un altro lato dell'abitazione) si era già all'interno dell'area dell'ex-gazometro, oltre la recinzione.
In quella prima mattina dell'occupazione quando Alfio sentì le voci e la presenza dei ragazzi fu proprio passando dalla finestra che venne loro incontro: e fu amore a prima vista.
Fu amore a prima vista.
*
Il "centro sociale Valle Faul" realizzato nell'ex-gazometro abbandonato trovò in Alfio il suo volto e il suo cuore.
Per Alfio esso fu la famiglia che dopo la morte dell'amatissima madre non aveva più avuto; fu l'agorà in cui la sua voce trovò finalmente ascolto e le sue idee discussione e condivisione; fu la scuola in cui fu educatore ed insegnò la verità degli ultimi, l'ideale comunista e libertario, la nonviolenza come forma di lotta e come scelta di vita.
I ragazzi del centro sociale da Alfio appresero cose che divennero carne della loro carne, tessuto delle loro vite: l'accudimento reciproco; l'amore e la cura per gli animali, per le piante, per la terra; le tecniche dell'orto e l'amore per i libri; la generosità senza riserve e la piena condivisione di tutto il bene e tutti i beni; la gioia infinita della musica e della danza, della poesia improvvisata e declamata; la passione morale e civile per il bene comune, la militanza politica e la coscienza di classe delle oppresse e degli oppressi; la passione per la storia vissuta, per la cultura materiale, per le tradizioni popolari, per la lotta contro ogni violenza ed ogni menzogna, per la verità che libera; la nonviolenza gandhiana intimamente sentita, pensata e vissuta.
Il centro sociale fu una immensa scuola di democrazia, un'immensa esperienza di educazione morale e civile, il luogo di incontro e l'officina di grandi lotte nonviolente.
Le assemblee in cui a tutte e tutti era riconosciuto che la loro parola aveva valore; gli incontri di studio e di formazione; le innumerevoli iniziative culturali (la musica colta e quella popolare, la poesia, le arti visive: innumerevoli furono le iniziative dal quartetto d'archi di musica classica al concerto punk, dalla declamazioni dantesche ai "contrasti" in ottava rima dei poeti a braccio, dalle mostre fotografiche a quelle grafiche e pittoriche...: il centro sociale fu un laboratorio straordinariamente prolifico).
E soprattutto le iniziative di pace e di solidarietà, ospitando testimoni e compagni di lotte di ogni parte del mondo, organizzando iniziative di rilevanza locale, nazionale, internazionale; soprattutto contro la guerra, contro il razzismo, contro il maschilismo, contro il fascismo che torna, dalla parte di tutte le vittime, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, a sostegno di tutti i popoli oppressi, in difesa dell'intero mondo vivente.
Con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Con la scelta concreta e coerente della nonviolenza.
*
Nel centro sociale Alfio trovò i suoi compagni di riflessione e di lotta, trovò la sua famiglia, trovò le persone che volevano ascoltarlo: e seppe essere uno straordinario educatore al vero e al bene, alla solidarietà e alla liberazione, alla comprensione e alla responsabilità, alla giustizia e alla misericordia.
Un esempio tra molti: ogni volta che qualcuno in città propose lo sgombero del centro sociale, il centro sociale lo invitò a passarvi una giornata, a condividere il pasto, a ragionare insieme; ogni volta le persone che avevano chiesto lo sgombero, dopo avere passato alcune ore con Alfio e con i ragazzi del centro ne divennero sostenitrici.
Non furono solo rose e fiori: il centro sociale subì anche aggressioni squadristiche e persino attentati; ma tenne sempre ferma la scelta di essere un luogo che accoglieva chiunque avesse bisogno di aiuto; come si amava dire: "qui chiunque può trovare un tetto sotto cui dormire e un piatto di minestra per vivere". E così è stato.
A un certo punto fu necessario lasciare quel sito e trasferirsi in un altro capannone abbandonato, questa volta in aperta campagna. Il trasferimento non fu facile. Alfio non volle abbandonare i suoi compagni. E le iniziative ripresero, sebbene il trovarsi non più entro la cinta delle mura cittadine ma lontani alcuni chilometri dalla città inevitabilmente rese più difficile l'impegno.
Nel frattempo col passare degli anni arrivarono anche i lutti, dolorosi, strazianti.
*
Alfio continuò ad essere la voce e il volto del centro sociale, il suo cuore pulsante, fino alla fine dei suoi giorni.
Quando morì era impegnato con tutto se stesso in una iniziativa nonviolenta per il diritto alla casa per tutte le persone che a Viterbo una casa non avevano.
Morì il 30 aprile 2010 e i funerali si tennero il primo maggio. Fu salutato con il canto corale di "Bella ciao" e dell'"Internazionale".
Dopo il funerale tornando al centro sociale col cuore gonfio tutti i suoi amici sentivano che con Alfio era finito un tempo, ed era finito un mondo.
Resta la sua testimonianza di umanità, di dignità, di generosità, d'impegno intellettuale, morale e civile per il bene comune.
Resta il suo appello alla lotta nonviolenta per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera, contro tutte le guerre e le uccisioni, contro tutte le menzogne e le violenze, contro tutte le oppressioni e le viltà.
* * *
19. Bastiano Chitoni ricorda Alfio Pannega
Subì tante ingiustizie Alfio Pannega, e visse una vita travagliata. I lavori più faticosi, la povertà più estrema, la solitudine che piega le ossa. Ma era un resistente, e resistette. Tante volte mi sono chiesto come ci riusciva, ma a lui non lo chiesi mai.
Ma seppe anche essere felice Alfio Pannega, e gli bastava poco. Il ricordo luminoso della madre, il vortice della danza, la poesia che sana le ferite e che chiama alla lotta, l'amicizia per chiunque incontrava, l'affetto accudente per gli animali, aiutare la terra a fare frutti, la lotta politica per il bene comune dell'intera umanità, condividere il pasto con gli amici, la sua grande famiglia del centro sociale Valle Faul. Gli bastava poco per essere felice, non sapeva cosa fosse il risentimento.
Era un proletario e un antifascista. Comunista libertario nonviolento. Un militante politico e un educatore. Un sapiente e un saggio. Un combattente nonviolento per la pace e la liberazione dell'umanità intera.
A quindici anni dalla morte, a cento dalla nascita, in questo 2025 la città in cui visse gli ha reso un omaggio sincero e corale, appassionato e unanime. Ma quel che più conta, che più gli stava a cuore, è che si prosegua la lotta cui dedicò l'intera sua vita: contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni; affinché ogni essere umano possa vivere una vita degna, solidale, gioiosa.
* * *
20. Teseo Scaramacchi ricorda Alfio Pannega
Tutte le persone che conoscevo a Viterbo conoscevano Alfio Pannega.
Lo conoscevo anch'io. Chi non lo conosceva?
Ma cosa significa conoscere?
Se significa saper indicare qualcuno o qualcosa e dirne il nome è un certo tipo di conoscenza.
Se significa averci condiviso il pane e il vino, è un altro.
Io ci condivisi il pane e il vino.
Ma non solo il pane e il vino ci condivisi, ci condivisi anche le lotte che era necessario fare: contro la guerra che non finisce mai, contro il fascismo che ritorna sempre, contro l'ingiustizia che ammorba e abbrucia il mondo, contro la barbarie che trasforma le persone in mostri.
Era un ottimo compagno di lotta Alfio Pannega. Un comunista di quelli di una volta che si sarebbero strappati il cuore per dare da mangiare agli affamati.
Ed era un amico della nonviolenza. Perché se in testa hai un cervello lo sai che l'unico modo per fermare l'orrore è la nonviolenza.
La lotta nonviolenta che ogni violenza contrasta.
La lotta nonviolenta che tutte le vite rispetta ed onora.
La lotta nonviolenta che sola puo' salvare l'umanità dalla catastrofe in corso.
Amava la vita Alfio Pannega, e combatteva affinché tutti potessero vivere una vita degna.
Mi hai chiesto di dire due parole per ricordarlo. Eccole qua.
* * *
21. Ulisse Utissi ricorda Alfio Pannega
Tutto trascina il tempo e nell'abisso
della morte precipita ogni cosa
finisce il pane la seta la rosa
finisce quel ch'è unito e quel ch'è scisso
quel che era mobile e quel ch'era fisso
resta soltanto questa dolorosa
memoria la memoria luminosa
con Fedro lungo il corso dell'Ilisso
andando e conversando pianamente
nell'amicizia che salva e che lega
con la parola che si oppone al niente
e che preserva il mondo e lo dispiega
resta il ricordo vivo nella mente
del mio vecchio compagno Alfio Pannega
* * *
22. Girolamo Ulliusi ricorda Alfio Pannega
Sapeva ricucire ogni ferita
la vita tante gliene aveva inferte
sempre lottò contro fascismo e guerra
sempre volle giustizia e libertà
amava il mondo ed aiutava tutti
provava compassione per chiunque
fu affanno la sua vita e fu una danza
in quella valle visse a lungo solo
era già vecchio quando una mattina
lo svegliò il chiasso dell'occupazione
fu un attimo e fu subito con loro
di quei ragazzi fu padre e compagno
fu vivo fino all'ultima sua ora
allora che sentì di morte il gelo
Nota: il verso finale è una citazione dantesca, Par., XIII, 15.
* * *
23. Erasmo Baccaglioni ricorda Alfio Pannega
In questo anno in cui ricorre il centenario della sua nascita, molte iniziative commemorative si sono svolte e molte persone che gli sono state amiche hanno ricordato Alfio Pannega con affetto sincero e profonda commozione.
Alle tante rievocazioni e riflessioni che sono già state dette e scritte vorrei aggiungere queste poche parole.
Era un uomo generoso ed ospitale, come gli eroi omerici per i quali l'ospite era sacro e veniva sempre accolto, e più una persona era straniera, più era bisognosa, e più ci si prodigava per essa. Alfio era così, accoglieva chiunque ed a chiunque dava tutto ciò che poteva dare. Quando l'intera umanità saprà essere come era lui, non ci saranno più guerre, né ingiustizie.
* * *
24. Fedele Panciafichi ricorda Alfio Pannega
Ho letto quello che hanno detto o scritto su Alfio Pannega tante persone che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. E mi pare che sia stato detto tutto, e con parole giuste, sincere e appassionate; cosa posso aggiungere?
Così dirò soltanto che hanno ragione quelli che hanno ricordato la sua generosità; che hanno ricordato come i ragazzi del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" furono la sua grande famiglia che lui amò di un amore infinito, lo stesso amore con cui aveva amato sua madre il cui ricordo sempre gli faceva sgorgare le lacrime dagli occhi; che hanno ricordato il suo impegno morale e civile, il suo antifascismo, la sua lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le ingiustizie, il suo amore accudente per l'intero mondo vivente. Ed anche il suo amore per la poesia, per la cultura, per i libri, per ogni opera che nutre l'umanità e la esorta al bene.
Mi ha dato una grande gioia in particolare che sia stato ricordato dai Facchini di Santa Rosa che gli hanno dedicato la "girata" della Macchina il 3 settembre di quest'anno, credo che ne sarebbe stato immensamente felice.
E mi ha dato una gioia altrettanto grande che l'epigrafe della lapide che si spera di riuscire a collocare sulla casa di due sole stanze in cui a lungo visse a Valle Faul sia stata scritta collettivamente dai suoi amici del centro sociale e dai suoi amici dell'Afesopsit (l"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" animata da Vito Ferrante).
Anche questo è stato già detto, ma giova ripeterlo una volta di più: chi vuole ricordare ed onorare Alfio Pannega ne prosegua la lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le uccisioni, per salvare tutte le vite, soccorrendo e accogliendo ogni persona bisognosa di aiuto, condividendo tutto il bene e tutti i beni, proteggendo quest'unico mondo vivente unica casa comune dell'intera famiglia umana.
* * *
25. Terenzio Scatolari ricorda Alfio Pannega
Di prima del 1993, degli anni Settanta e Ottanta, di Alfio ho ricordi che ormai tendono a confondersi.
Lo ricordo col carretto carico di cartoni e il corteo dei suoi cani per le strade di Viterbo.
Lo ricordo a Valle Faul dove abitava quando ci vivevano ancora anche alcune famiglie sinte, che poi furono brutalmente allontanate. E qui voglio ricordare anche il mio amico Giovanni Caldaras, deceduto da molti anni, e forse sono l'unico che ancora ne ricorda il nome.
Lo ricordo alle feste dell'Unità a Pratogiardino, e ricordo le nostre lunghe conversazioni notturne quando ormai restavano pochi compagni e tiravamo tardi a ragionare delle lotte da condurre a Viterbo, in Italia e nel mondo per realizzare giustizia e libertà per tutti gli esseri umani.
*
Ma nella vita di Alfio Pannega l'evento capitale è stata l'occupazione da parte di un gruppo di giovani dell'impianto da decenni abbandonato dell'ex-gazometro a Valle Faul, adiacente alla casa di Alfio, e la nascita del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul". Era l'11 luglio 1993.
Fare la storia degli ultimi due decenni di vita di Alfio, dal 1993 al 2010, è fare la storia del centro sociale. Poiché del centro sociale Alfio fu luminoso il simbolo e pulsante il cuore, ed i ragazzi furono la sua famiglia e i suoi compagni di vita, di riflessione e di lotta. A quei giovani Alfio insegnò molto, donò tutto se stesso, con la parola con l'agire con l'esempio li formò all'amore per la verità, alla scelta della nonviolenza, alla lotta concreta e coerente contro tutte le guerre tutte le uccisioni tutte le oppressioni, alla condivisione e alla solidarietà con ogni essere umano e con l'intero mondo vivente. Li formò all'antifascismo più nitido e più intransigente che sempre si oppone ad ogni violenza, ad ogni iniquità, ad ogni abuso, ad ogni viltà, ad ogni indifferenza, e che sempre chiama a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
*
Alcuni dei protagonisti dell'esperienza del centro sociale, come Alfio, sono ormai già scomparsi: Claudio, Mario, Roland, altri ancora; altri sono invecchiati e in non buone condizioni di salute; altri si sono dispersi in luoghi lontani; sarebbe necessario che si procedesse presto a raccogliere le testimonianze di chi a quella storia di amore e di lotta prese parte, a raccogliere la documentazione delle innumerevoli iniziative culturali e militanti, a raccogliere le tracce nelle cronache cittadine delle vicende di cui il centro sociale fu protagonista - le tante iniziative nonviolente realizzate, ma anche le non poche aggressioni subite -, a raccogliere le memorie di chi ne ha scritto. E' una storia, quella del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", che merita di essere scritta e tramandata, così come merita di essere scritta e tramandata l'intera vita e la preziosa testimonianza di Alfio, che di quell'esperienza fu l'anima, il volto, la voce. Una voce che grida e che chiama alla lotta nonviolenta per la pace, la liberazione, la salvezza dell'umanità intera.
* * *
26. Berto Tressordi ricorda Alfio Pannega
"e di retro da tutti un vecchio solo"
(Purg., XXIX, 143)
Alfio Pannega era un uomo antico
sceso con una corda dalla luna
per tutti volle essere un amico
per tutti volle il bene e la fortuna
Lungo il cammino della schiera bruna
talora accade appaia palma o fico
a dare tregua a chi sempre digiuna
così Alfio soccorse ogni mendico
In questo mondo in cui nulla perdura
e dove regna ovunque la paura
e tutto prima o poi la morte schiaccia
Alfio si prese di ogni vita cura
si oppose a ogni violenza e ogni minaccia
accolse ogni persona tra le braccia.
* * *
27. Ottaviano Focaroni ricorda Alfio Pannega
Ripenso oggi a quel mio vecchio amico
ed alle quattro vite che lui visse
Gli anni del collegio in cui apprese
di Dante i versi e ne serbò memoria
fiorendo poi come poeta a braccio
di rime e ritmi limpida sorgente
Gli anni con la madre che adorava
e che gli fu maestra forte e saggia
vissuti in una grotta mentre intorno
prima il fascismo lordava e bruciava
ogni bene ogni amore ogni virtù
finché la guerra divorò ogni cosa
e poi cresceva il consumismo e tutto
inaridiva ciò che era gentile
con il benessere per chi arraffava
e le ferite per i derubati
Vennero gli anni senza più la madre
gli anni del lavoro senza requie
della fatica e della solitudine
la città intera sì lo conosceva
chiunque gli voleva un vero bene
ma dopo attraversata la città
tornato dal travaglio quotidiano
nella sua abitazione di due stanza
solo restava esposto alle angherie
e raramente qualche amico caro
veniva a fargli visita a passare
con lui le ore in cui si è più fragili
Lungo una vita di lotte e di stenti
conobbe la violenza del fascismo
conobbe della guerra la ferocia
e sempre fu un fiero antifascista
un avversario di tutte le guerre
fu sempre un militante comunista
un difensore dei diritti umani
e un amico della nonviolenza
schierato dalla parte delle vittime
compagno di ogni umiliato e offeso
e sempre fu amorevole custode
della natura ed accudente amico
degli animali come delle piante
sapendo che dell'umanità il bene
si realizza proteggendo il mondo
Poi nel '93 l'undici luglio
gli cambiò un miracolo la vita
l'occupazione del vecchio gazometro
la nascita di quel centro sociale
che fu per lui la casa e la famiglia
la cattedra da cui donò saggezza
la barricata per le giuste lotte
che ancora e ancora sono da condurre
per abolire ogni guerra e strage
per la salvezza di tutte le vite
perché vi sia giustizia e libertà
e di ogni essere umano sia difesa
la dignità la vita e ogni diritto
Di sofferenze e gioia fu tessuta
la vita sua di lotte e di passione
fu un animo gentile e generoso
esempio della nonviolenza in marcia
Tra storia e mito la sua intera vita
illumina la via all'umanità
* * *
28. Luciano Bonfrate ricorda Alfio Pannega
E' il giorno dei morti e tra i morti
io oggi ricordo il mio amico Alfio Pannega
da quando ci ha lasciato anni e anni
sono passati e la memoria mia si offusca
ma il suo volto la sua voce la sua figura
li serbo ancora vivi e luminosi
mi dice ancora continua la lotta
contro tutte le guerre e le oppressioni
mi dice ancora condividi tutto
accogli tutti difendi ogni persona
mi dice ancora gioisci della vita
e fa' che tutti possano gioirne
E' il giorno dei morti e tra i morti
io oggi ricordo il mio amico Alfio Pannega
* * *
29. Galliano Scarcassacci ricorda Alfio Pannega
Erano così quei vecchi comunisti
ogni ingiustizia li faceva infuriare
s'intenerivano per ogni gentilezza
ogni cosa volevano capire e contrastare tutte le violenze
se sul tavolo il cibo era poco dicevano di non avere fame
e aspettavano che tutti avessero mangiato per consumare di nascosto gli avanzi
se avevano quattro soldi due li regalavano per strada
la mano di un mendicante mai lasciavano vuota
non erano mai soddisfatti di sé borbottavano sempre
ogni notte lottavano con l'angelo
incoraggiavano tutti alla tenacia e alla lotta
non permettevano a nessuno di rassegnarsi al male
vivevano vite precarie e non riconosciute
erano timidi e senza corteccia
soffrivano di sapere che il loro stesso nome di comunisti
era insozzato dai fascisti che avevano preso il potere dicendosi tali
sapevano che dove la rivoluzione era stata fatta con le armi
non ne sarebbe scaturita giustizia e libertà
di tutte le vittime si sentivano fratelli e sorelle
e di nessun potente impennacchiato
se gli si offriva un qualche privilegio
scappavano con gli stivali delle sette leghe
non cedevano a nessuna lusinga
rispondevano sempre preferirei di no
non si arrendevano mai non mentivano mai
di nulla si illudevano e continuavano a lottare
feriti nel cuore e di ferro nelle braccia
amavano l'umanità per quello che era
neppure la tortura li piegava
morivano piuttosto che tradire un amico
vivevano nel fango e vedevano il cielo
a tutti donavano qualcosa fosse solo una parola o un sorriso
volevano abolire tutte le guerre
volevano salvare tutte le vite
erano così quei vecchi comunisti
come il mio vecchio amico Alfio Pannega
* * *
30. Alceste Strapponi ricorda Alfio Pannega
In questo anno 2025, che sta ormai per concludersi, a Viterbo si sono svolte molte iniziative per ricordare Alfio Pannega, ricorrendone il centenario della nascita (era nato a Viterbo il 21 settembre 1925, e sempre a Viterbo è deceduto il 30 aprile 2010).
Molti appassionati ricordi sono stati pronunciati e scritti: testimonianza di quanto fosse amato dall'intera città, di quanti lo ricordano con vivo affetto. A così tanti e commossi ricordi cosa si può aggiungere che non sia stato già detto? Temo quindi che queste mie parole saranno una ripetizione forse anche noiosa, e tuttavia non vorrei far mancare il mio modesto omaggio alla memoria di un vecchio amico e compagno di lotte.
Direi quindi innanzitutto questo: che Alfio era un uomo buono e ne diede infinite prove; che amava immensamente la poesia, ed era felice quando declamava i versi dei classici (Dante sopra tutti) come quando improvvisava i suoi; che era - e ne aveva fiera coscienza - un militante politico del movimento dei lavoratori, di tutti gli sfruttati e di tutti gli oppressi, in lotta contro tutte le ingiustizie e le violenze; che difendeva non solo i diritti umani di tutti gli esseri umani ma anche i diritti degli animali non umani, e si adoperava per la salvaguardia dell'intero mondo vivente.
E direi anche che nella sua visione del mondo non solo, come è ovvio, le dolorose esperienze esistenziali, ma anche una profonda cultura morale, sociale, civile e politica - conquistata da autodidatta -, gli avevano chiarito i compiti propri di ogni essere umano persuaso della dignità di tutti gli esseri umani; e fra le grandi tradizioni di pensiero e di lotta che per lui ebbero grande importanza vi furono il marxismo, il femminismo e la nonviolenza: il marxismo vissuto anche nell'esperienza della militanza nel partito comunista italiano; il femminismo appreso innanzitutto dall'esempio di sua madre Giovanna detta Caterina che senza essere un'intellettuale fu una fiera antesignana del movimento di liberazione delle donne (e per Alfio la prima e più importante maestra); la nonviolenza vissuta, meditata e testimoniata nel corso dell'intera sua vita e soprattutto nell'esperienza e nelle lotte dei suoi ultimi vent'anni.
Aggiungerei anche, ed anche questo è già stato detto molte volte, che Alfio fu il cuore dell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" e che lì educò - con le parole, con i gesti, con l'esempio della sua intera vita - alla verità e alla comprensione, alla generosità e alla lotta nonviolenta contro tutte le oppressioni, gli innumerevoli giovani che a quella esperienza presero parte.
Essergli stato amico è un privilegio ma anche un impegno: perché so che avrebbe voluto che noi si continuasse la lotta comune contro tutte le guerre e le uccisioni, in difesa di ogni persona bisognosa di aiuto, contro tutte le ingiustizie e le violenze, per il bene comune dell'umanità. Mi chiedo se ho saputo onorare adeguatamente il suo legato morale e civile.
* * *
31. Clementino Cucchiaroni ricorda Alfio Pannega
Me lo ricordo bbene 'r poro Alfietto
quanno ggirava a rriccoje 'r cartone
inzieme a' cani e a tira' 'r carretto
ch'adera propio 'na tribbolazione
e mm'aricordo quanto adera schietto
bono de core e core de leone
e je piaceva da parla' diretto
e nun ciaveva gnuna soggezzione
adera poveraccio e communista
nun abbozzava mai a le 'ngiustizzie
e difenneva e aiutava tutte
nun je piaceveno le cose brutte
come la guerra e tutte le malizzie
era poveta e era antifascista.
* * *
32. Gennaro Aniello Capotosti ricorda Alfio Pannega
Si mm' aricordo d'Arfio? M'aricordo
come si fosse jeri e sso' passati
nun zo quant'anni da quanno bbeati
commattevamo co' 'sto monno lordo
contro 'r potere sempre ladro e 'ngordo
che a nnoi sempre poracci e martrattati
ciariduceva sfranti e sderenati
e mm'aricordo sì, mica so' ssordo.
E allora co' l'Arfietto e le compagne
lottamme sempre contro 'r capitale
contro le guerre e tutte le magagne
perché finisse 'sto schifo de male
tutte le ggiorne fossero cuccagne
se stesse bbene tutte quante ugguale.
* * *
33. Attijo Piascarani ricorda Alfio Pannega
Alfio Pannega era un amico caro
di quelli che ne ringrazi la sorte
pensava giusto e parlava chiaro
fu schietto fino all'ora della morte
sapeva quanto il mondo fosse amaro
questa selva selvaggia e aspra e forte
fu un uomo buono e quindi un uomo raro
che raddrizzava tante cose storte
in questa furiosissima tempesta
che è la vita che ci tocca fare
lui seppe tener sempre alta la testa
e sempre tutte e tutti aiutare
conoscerlo è stata una gran festa
che io non potrò mai dimenticare.
* * *
34. Servio Malestri ricorda Alfio Pannega
Adè ssempre 'sta storia sempiterna
che ssempre morono le ggenti bbone
e nnue restamo cqui senza lanterna
ner bujo a ppati' 'mmezzo ae birbaccione
perché nun crepa mae chi cce governa
e ffa' le guerre e ll'antre sporcaccione
e 'nvece zompa ggiu' ppe' la caverna
chi cc'eva 'n core che valea 'n mijone?
C'è ppoco da strilla' così vva 'r monno
vinciono i peggio e i mejo se ne vanno
e ppare d'esse ggià ma lo sprofonno
a sopporta' 'sta vita e 'sto malanno
co' Alfio passae 'r tempo più gioconno
ch'era uno bbono e nun faceva danno.
* * *
35. Ausilio Smandrapponi ricorda Alfio Pannega
Tutte le vorte adè la stessa storia
"quant'era bbono quant'era ggentile
je piaceva la pace e nno er ciufile"
e zzitto llì a mmagna' ppaneccicoria.
Tutte le sarme finisciono in groria
"pareva rozzo e 'nvece era ciovile
adera propio n'anima non vile"
tutto sparisce pure la memoria.
Quante cazzate che ttocca a ssenti'
ciaveva gusto d'essa poveraccio?
a ccrepa' de fatica notte e ddì?
tutta la vita appresso ar cartonaccio?
si vve sentisse e rrivenisse cqui
io dico pijerebbe su 'r marraccio.
* * *
36. Donato Fratescorzi ricorda Alfio Pannega
Se proprio insisti ecco due parole:
da un lato c'è il ricordo del borghese
discorsi in ghingheri che sono fole
e più sono bugiardi e più è cortese.
Poi c'è 'r ricordo de chi è ssenza scole
che nun arriva a la fine der mese
che ppe' campa' ffatica eppoi je dole
e de la vita sa ssolo ll'offese.
E cquesti solo ponno di' chi adera
l'Alfio Pannega vero 'n carne e ossa
che vvita ha ffatto e quant'è stata nera.
Loro soltanto sanno quanto rossa
era l'anima sua e la sua bandiera:
sempre chiamò gli oppressi alla riscossa.
* * *
37. Leopoldo Scimpanzieri ricorda Alfio Pannega
Quanno che ppure Arfio Pannega morze
me chiesi che rrestava de Veterbe
restaveno oramae solo le scorze
la porvere le sasse e mmanco ll'erbe.
Era 'n poraccio ma ssempre soccorze
chi je chiedeva ajuto che sso' acerbe
tutte le vite e cco' ttutte le forze
commatté ccontro le ggente superbe.
La ggente bbona se n'è ita tutta
resta quela cattiva e ssenza core
Veterbe bbella è mmorta e rresta bbrutta
'sta città ppiena solo de dolore
vennuta a cchi je sputa eppoi la sfrutta
pora città che d'Arfio era ll'amore.
* * *
38. Federico Angelo Armecorrà ricorda Alfio Pannega ed altri amici
Nel periodo che vissi tra le mura di Viterbo non furono molte le persone che conobbi, ma tra quelle che conobbi ve ne erano di notevoli.
Tra queste ricordo Osvaldo Ercoli, Alfio Pannega, Achille Poleggi, Sauro Sorbini.
Sauro Sorbini a Viterbo era il leggendario tipografo anarchico, che aveva preso parte alla Resistenza contro il nazifascismo, che frequentemente interveniva sulle più gravi questioni cittadine, e non solo, con manifesti sempre sapidi e chiarificatori.
Achille Poleggi era la storia della sinistra socialista che poi si era incontrata coi movimenti della nuova sinistra, e per lunghi anni in Comune era stato l'opposizione più rigorosa, attenta, efficace.
Alfio Pannega era un proletario dalla nitida coscienza di classe, un militante comunista e libertario, un uomo dalla generosità infinita. Nel 1993 quando ragazze e ragazzi giovanissimi occuparono l'area dell'ex-gazometro da decenni abbandonata per realizzarvi il "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" lui fu con loro, il vecchio saggio, il vecchio compagno che non si era mai arreso, e loro furono la sua famiglia, i suoi compagni di riflessione e di lotta, non si lasciarono più.
Osvaldo Ercoli era per antonomasia in città il professore di matematica dal rigore logico e morale adamantino. In età già avanzata fu consigliere comunale e provinciale dei Verdi, impegnato in tutte le lotte per la pace e la difesa della natura, contro la corruzione e i poteri criminali, contro il regime dei rapinatori e per la giustizia che nessuno abbandona al dolore e alla morte.
Erano quattro persone amiche della nonviolenza. Di formazione diversa, con esperienze diverse, tutti e quattro sono stati maestri di nonviolenza a chi li ha conosciuti. Tutti e quattro si opposero sempre a tutte le guerre e a tutte le uccisioni; tutti e quattro difesero sempre tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani; tutti e quattro lottarono sempre per la giustizia e per la misericordia.
Non li ho dimenticati.
* * *
39. Marco Marcelliano Nedoluddi ricorda Alfio Pannega
Sono passati ormai diversi anni, e i ricordi sono un po' sfocati.
Lo ricordo declamare il canto del conte Ugolino.
Lo ricordo passare col carretto del cartone.
Lo ricordo che amorevolmente dava da mangiare ai cani.
Lo ricordo ridere e ballare.
Lo ricordo affettuoso come un padre e giocherellone come un fratello coi ragazzi del centro sociale che erano la sua grande famiglia.
Lo ricordo tenere un'orazione al Bullicame contro gli speculatori che volevano farne strame.
Lo ricordo triste e desolato nei lunghi anni in cui viveva solo, in una solitudine abissale.
Lo ricordo prima sorpreso, poi commosso e felice la mattina dell'occupazione del gazometro abbandonato.
Lo ricordo infinitamente paziente e accudente verso tutte le vite fragili.
Lo ricordo fieramente indignato contro tutti i soprusi e le ingustizie.
E lo ricordo quando diceva dell'orrore e dell'infamia della guerra e del fascismo e chiamava ancora e ancora alla resistenza nonviolenta.
Lo ricordo ancora.
* * *
40. Anastasio Vaculinciucchi ricorda Alfio Pannega
Ennò, nnu' rriducetelo a mmacchietta
quer poro Alfio vecchio amico mio
che nun adera mica 'na scimmietta
ma 'n orzo, ma 'n lione, santiddio.
s'ha dd'essa forti a ttira' la carretta
forti com'adè 'n omo, mica 'n fio,
che la vita è 'na rogna maladetta
pe' li sfruttati: soffri, mori e addio.
E allora nun ciadè gnente da ride
ma da commatte sì, boja de 'n cane,
pe' ffa' ffini' 'sta giostra 'ndo s'accide
e costrui' 'na vita meno trista
'ndo' tutti cianno casa, pace e ppane,
apposta è stato sempre communista.
* * *
41. Berto Marcolfi ricorda Alfio Pannega
D'improvviso stasera mi è venuto in mente che Alfio Pannega e i ragazzi del centro sociale insieme a cui viveva, e che sono stati la sua vera grande famiglia, mi ricordavano i "paisanos" di Pian della Tortilla, di Vicolo Cannery e di Quel fantastico giovedì di John Steinbeck. Chi ha letto quei libri ricorda quella comunità bislacca e picaresca, ma generosa e solidale, volta a volta ingenua e astuta, sprovveduta e sottile, sconclusionata e magnanima.
Alfio era già Alfio prima di incontrare quei giovani, era già un militante del movimento operaio, aveva già vissuto innumerevoli esperienze di sfruttamento e di dolore, ma anche di cultura - popolare e classica: Dante su tutti -, ed era già un simbolo della città di Viterbo che di Viterbo sapeva tutto e che tutti i viterbesi conosceva, ma mi piace pensare che l'incontro con quei ragazzi - la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'area abbandonata dell'ex-gazometro a Valle Faul - lo sottrasse a un destino di sottovalutazione e di solitudine, a un invecchiare triste e sofferente. Invece con loro quegli ultimi quasi vent'anni di vita (dal 1993 al 2010) furono per Alfio una rinascita, una festa, un riconoscimento. Fu finalmente capito nelle sue scelte, fu finalmente sostenuto nelle sue lotte, fu finalmente ascoltato come un vecchio saggio che educava con l'esempio, con l'ascolto, con la parola buona, che raccontava le sofferenze patite e quindi chiamava al dovere di lottare: contro il fascismo, contro la guerra, contro tutte le menzogne e le oppressioni, con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
C'è speranza, se questo accadde a Viterbo.
(parte seconda - segue )
4. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Lucien Goldmann, Il dio nascosto. La visione tragica in Pascal e Racine, Lerici, 1961, Laterza, Roma-Bari 1971, pp. 640.
- Lucien Goldmann, Introduzione a Kant, SugarCo, Milano 1972, Mondadori, Milano 1975, pp. 190.
- Lucien Goldmann, L'illuminismo e la societa' moderna, Einaudi, Torino 1967, 1979, pp. 144.
- Lucien Goldmann, Marxismo e scienze umane, Newton Compton, Roma 1973, pp. 296.
- Lucien Goldmann, Scienze umane e filosofia, Feltrinelli, Milano 1961, 1981, pp. 176.
5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
======================
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 118 del 12 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 118 del 12 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Sarebbe ora
2. "Dall'emarginazione alla solidarieta'". L'11 agosto un incontro di riflessione a Viterbo
3. 48 voci adespote di una Viterbo segreta ricordano Alfio Pannega, comunista libertario e nonviolento (parte seconda)
4. Segnalazioni librarie
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. SAREBBE ORA
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che ogni essere umano e' un essere umano, e in quanto tale titolare di diritti, primo fra tutti il diritto alla vita.
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che la guerra, in quanto uccisione massiva di esseri umani, e' il crimine piu' grande e il piu' inammissibile.
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che sono talune nostre dissennate attivita' ad avvelenare e devastare quest'unico mondo vivente di cui siamo parte, e che quindi e' nostra responsabilita' fermare la devastazione ed iniziare il risanamento e l'accudimento, prima che sia troppo tardi.
Sarebbe ora che tutti riconoscessimo che occorre passare dall'insensata adorazione della violenza che ci sta portando alla catastrofe, alla scelta morale e civile della nonviolenza che sola puo' salvare l'umanita' intera e l'intero mondo vivente.
*
Salvare le vite e' il primo dovere.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. "DALL'EMARGINAZIONE ALLA SOLIDARIETA'". L'11 AGOSTO UN INCONTRO DI RIFLESSIONE A VITERBO
Martedi' 11 agosto 2026 presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro di riflessione con la partecipazione di Paolo Arena e Peppe Sini sul tema: "Dall'emarginazione alla solidarieta': percorsi di lotta nonviolenta per i diritti umani".
Particolare attenzione e' stata dedicata alle concrete esperienze di auto-mutuo-aiuto delle persone che hanno subito traumi, violenze e condizioni di estrema sofferenza ed emarginazione.
*
Due minimi profili
Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali, comunicazioni di massa e nuovi media, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi anni ha animato cicli di incontri di studio di storia della sociologia, di teoria del diritto, di elementi di economia politica, di storia linguistica dell'Italia contemporanea. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta. E' tra i principali animatori delle iniziative commemorative di Alfio Pannega e curatore del costituendo "Archivio Alfio Pannega".
Peppe Sini e' il responsabile fin dagli anni Settanta della storica struttura nonviolenta viterbese.
*
Ammirazione ed apprezzamento per l'attivita' dell'Afesopsit (ed una commossa descrizione dell'incontro dell'8 agosto)
Nel corso dell'incontro e' stata ricordata anche con particolare apprezzamento l'esperienza dell"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit).
In particolare si e' riflettuto sulle attivita' svolte nel piu' recente incontro settimanale dell'Afesopsit di sabato 8 agosto nella "Fattoria di Alice" che e' la sua storica sede (essendo stata realizzata nella sua totalita' dal lavoro vivo e gratuito dei soci dell'associazione stessa guidata dal suo indimenticabile fondatore Vito Ferrante che ci ha lasciato pochi mesi fa).
L'incontro di sabato 8 agosto e' stato caratterizzato non solo dal consueto pranzo in comune, ma anche dalla vivacissima festa di compleanno di due socie dell'associazione, Chiara e Olga.
E poi dalla consegna di attestati ad alcuni soci e collaboratori (Giorgio, Guerrino, Roberto, Sabina) che si sono distinti per la loro eccellenza in specifiche attivita' culturali.
E poi dal consueto incontro di riflessione pomeridiano, nel corso del quale sono state ascoltate da registrazioni, ovvero coralmente intonate, canzoni di Francesco Guccini, di Violeta Parra, di Joan Baez, di Pete Seeger, della tradizione popolare afroamericana.
Non solo: e' stata data lettura di due lettere di apprezzamento e di solidarieta' con l'associazione da parte di Riccardo Orioles (da decenni il piu' importante giornalista antimafia) e di Nando dalla Chiesa (da decenni il piu' importante promotore dell'impegno della societa' civile contro la mafia).
E ancora: uno dei partecipanti ha commemorato Francesco Guccini ricordando anche alcune occasioni di incontro nel vivo di iniziative di lotta nonviolenta per i diritti umani e per la difesa del mondo vivente.
Non solo: sono state anche ricordate alcune donne che consideriamo punti di riferimento (le chiamiamo "maestre" ed ogni sabato se ne propongono quattro), da Violeta Parra a Joan Baez, da Marielle Franco a Winona LaDuke; e ricordarle ha offerto l'opportunita' di ricostruire anche varie lotte nonviolente di solidarieta' con le persone ed i popoli oppressi, in difesa della biosfera, per i diritti di tutti gli esseri umani; lotte nonviolente cui alcune delle persone presenti all'incontro hanno preso parte nel corso dell'ultimo mezzo secolo ed alcune delle quali sono ancora in corso.
Last, but not least, a tutte le persone partecipanti e' stata donata una copia della traduzione delle poesie di Saffo curata da Riccardo Orioles.
E queste sono state soltanto le attivita' principali della giornata dell'Afesopsit di sabato 8 agosto.
Negli incontri settimanali dell'Afesopsit (il prossimo si terra' sabato 22 agosto dopo la pausa ferragostana), incontri che sono sempre aperti a tutte le persone che vogliono partecipare, emerge nitida e fortificante quella generosa solidarieta', quella virtu' dell'ascolto e del reciproco aiuto, che costituisce una viva e luminosa espressione della dignita', della grandezza umana.
*
Contro la guerra e il razzismo
Nel corso dell'incontro si e' riflettuto anche ancora una volta sulle iniziative necessarie e doverose per contrastare la guerra e il razzismo, per difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani qui e ovunque, per preservare quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo insieme parte e custodi.
E' stato espresso ancora una volta pieno sostegno alle tre iniziative in cui la storica struttura nonviolenta viterbese e' particolarmente impegnata in questo periodo:
- "Una persona, un voto";
- "Per la pace nel cuore d'Europa";
- "Per la liberazione di Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese".
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
3. MEMORIA RESISTENTE. 48 VOCI ADESPOTE DI UNA VITERBO SEGRETA RICORDANO ALFIO PANNEGA, COMUNISTA LIBERTARIO E NONVIOLENTO (PARTE SECONDA)
18. Tristano Timandri ricorda Alfio Pannega
A mia memoria, negli anni Settanta Alfio, che era allora un cinquantenne, appariva già come un monumento storico, la sopravvivenza pittoresca di una Viterbo ottocentesca, preindustriale, del lavoro manuale, delle abilità artigiane e dell'appartenenza comunitaria, come certe figure del libro Cuore di Edmondo De Amicis.
Era circondato da un vasto affetto sincero e vibrante, ma anche chi gli voleva bene aveva nei suoi confronti un atteggiamento perlopiù paternalista: da una parte ci si gloriava di una conoscenza intima, di parlarci spesso e di "prenderci insieme un caffè" col figlio della Caterina (che era anch'essa una figura mitica), con "il nostro Alfio" che era insieme povero e poeta, emarginato ma buono come il pane; dall'altra non si voleva veramente sapere quali fossero le sue idee e quale fosse la sua vita una volta finito il giro delle vie cittadine col suo carretto e i suoi cani. Pochi, pochissimi andavano a trovarlo in fondo a Valle Faul; pochi, pochissimi volevano vedere le reali condizioni in cui viveva. Dignitoso com'era, Alfio non si commiserava mai, non chiedeva mai nulla per sé; militante com'era, Alfio si adoperava sempre per i diritti degli altri, per i diritti di tutti. E viveva nella povertà e nella solitudine, in una parte della città - la Valle Faul di allora, che era sostanzialmente un'enclave di desolazione, miseria, degrado, squallore e sofferenza; come Alfio vi vivevano altri reietti, altre vittime della società dello sfruttamento e dell'emarginazione, e le relazioni tra loro erano talvolta di solidarietà e generosità e talaltra di conflitto e sopraffazione. I cittadini che vivevano nella Viterbo più in alto di quella scarpata preferivano perlopiù non vedere e non sapere.
Pochi gli furono vicini con autentica profonda empatia, e tra loro almeno tre figure vorrei qui ricordare: Dante Bernini, Armando Marini, Bruno Marini; chi è di Viterbo sa cosa significano questi nomi benedetti.
Alfio era già allora un segno di contraddizione. E un testimone cosciente e militante di quella "contraddizione principale" - non solo della società industriale, ma lungo l'intero corso della storia dell'umanità - che gli esuli Carlo e Federico tematizzarono nel loro insuperato manifesto del 1848.
I suoi compagni di lotta del partito comunista avevano per lui un attaccamento profondo, ma poco lo ascoltavano quando Alfio proponeva di parlare della politica grande; non lo ascoltavano di più i giovani militanti dell'allora sinistra rivoluzionaria che pure anch'essi sentivano per lui un affetto verace. Una sola persona - militante della sinistra comunista antitotalitaria - a mia memoria lo sentì e lo seppe non solo compagno di lotta ma anche di riflessione, con lui molte ore ragionando insieme in quegli anni sui compiti dell'ora, sui massimi sistemi, sul presente e il futuro dell'umanità, sulla lotta principale e fondamentale e più urgente: quella contro la guerra che può annichilire l'intera umana famiglia.
*
Negli anni Ottanta, poi, il venir meno delle speranze sia rivoluzionarie che riformiste (anche come esito della strategia della tensione da un lato e delle scellerate follie di giovani obnubilati dall'altro) ebbe come effetto che le classi subalterne subirono una virulenta controffensiva delle classi dominanti - e in Italia del regime della corruzione e della complicità con i poteri criminali che ne era feroce e squallida espressione nel nostro paese - intesa per un verso a narcotizzarle attraverso l'ideologia degradante diffusa dai mass-media e per l'altro a toglier loro sistematicamente tutte le conquiste di civiltà ottenute con le grandi lotte sociali dei decenni precedenti.
Per le persone le cui esistenze erano già precarie, fu come essere rigettate nell'abisso.
Anche Alfio subì un accrescersi ed incrudelire dell'emarginazione, della solitudine, delle angherie. I pochissimi amici che lo conoscevano non superficialmente, lo stimavano veramente e gli volevano bene con tutto il cuore, si chiedevano se i tantissimi suoi più superficiali amici si rendessero conto della terribile condizione esistenziale in cui Alfio era stato progressivamente precipitato.
Furono anni durissimi.
*
Principiando gli anni Novanta, in una società in cui si spegneva la speranza che la lotta delle oppresse e degli oppressi potesse realizzare giustizia e libertà, ormai pressoché ovunque schiacciata dal trionfo del capitalismo (e dalla catastrofe dei regimi totalitari che si erano pretesi socialisti ed erano stati invece prevalentemente dittature militariste ottuse e alienanti, quando non folli e sanguinarie - non i soviet, ma i gulag le caratterizzavano), del neocapitalismo liberista e globalizzato a un tempo, del suo dominio sia pratico che ideologico che si pretendeva senza alternative, e delle nuove potentissime ed alienantissime tecnologie al suo servizio, del consumismo iperdistruttivo e del nuovo razzismo e schiavismo, sembrava che anche per Alfio, che ormai invecchiava nella solitudine e nella miseria, il destino fosse segnato: e fosse quello tremendo dei poveri derubati di tutto, quello di sua madre: un destino che terminava con il ricovero in istituto e lì l'attesa della morte nel vuoto, nel silenzio, nel dolore immedicabile, nella dimenticanza che uccide.
E invece.
*
E invece nell'estate del 1993 avvenne un miracolo che ancora oggi mi commuove: un gruppo di ragazzi occupò l'area da decenni abbandonata dell'ex-gazometro, adiacente alla povera casa di Alfio a Valle Faul, anzi: più che adiacente; poiché passando dalla finestra del pianterreno della casa di Alfio (finestra sotto la quale erano ammucchiati alcuni materiali di scarto che lui raccoglieva per riciclarli, e che costituivano una sorta di scalino per cui la finestra era da lui usata abitualmente come una seconda porta su un altro lato dell'abitazione) si era già all'interno dell'area dell'ex-gazometro, oltre la recinzione.
In quella prima mattina dell'occupazione quando Alfio sentì le voci e la presenza dei ragazzi fu proprio passando dalla finestra che venne loro incontro: e fu amore a prima vista.
Fu amore a prima vista.
*
Il "centro sociale Valle Faul" realizzato nell'ex-gazometro abbandonato trovò in Alfio il suo volto e il suo cuore.
Per Alfio esso fu la famiglia che dopo la morte dell'amatissima madre non aveva più avuto; fu l'agorà in cui la sua voce trovò finalmente ascolto e le sue idee discussione e condivisione; fu la scuola in cui fu educatore ed insegnò la verità degli ultimi, l'ideale comunista e libertario, la nonviolenza come forma di lotta e come scelta di vita.
I ragazzi del centro sociale da Alfio appresero cose che divennero carne della loro carne, tessuto delle loro vite: l'accudimento reciproco; l'amore e la cura per gli animali, per le piante, per la terra; le tecniche dell'orto e l'amore per i libri; la generosità senza riserve e la piena condivisione di tutto il bene e tutti i beni; la gioia infinita della musica e della danza, della poesia improvvisata e declamata; la passione morale e civile per il bene comune, la militanza politica e la coscienza di classe delle oppresse e degli oppressi; la passione per la storia vissuta, per la cultura materiale, per le tradizioni popolari, per la lotta contro ogni violenza ed ogni menzogna, per la verità che libera; la nonviolenza gandhiana intimamente sentita, pensata e vissuta.
Il centro sociale fu una immensa scuola di democrazia, un'immensa esperienza di educazione morale e civile, il luogo di incontro e l'officina di grandi lotte nonviolente.
Le assemblee in cui a tutte e tutti era riconosciuto che la loro parola aveva valore; gli incontri di studio e di formazione; le innumerevoli iniziative culturali (la musica colta e quella popolare, la poesia, le arti visive: innumerevoli furono le iniziative dal quartetto d'archi di musica classica al concerto punk, dalla declamazioni dantesche ai "contrasti" in ottava rima dei poeti a braccio, dalle mostre fotografiche a quelle grafiche e pittoriche...: il centro sociale fu un laboratorio straordinariamente prolifico).
E soprattutto le iniziative di pace e di solidarietà, ospitando testimoni e compagni di lotte di ogni parte del mondo, organizzando iniziative di rilevanza locale, nazionale, internazionale; soprattutto contro la guerra, contro il razzismo, contro il maschilismo, contro il fascismo che torna, dalla parte di tutte le vittime, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, a sostegno di tutti i popoli oppressi, in difesa dell'intero mondo vivente.
Con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Con la scelta concreta e coerente della nonviolenza.
*
Nel centro sociale Alfio trovò i suoi compagni di riflessione e di lotta, trovò la sua famiglia, trovò le persone che volevano ascoltarlo: e seppe essere uno straordinario educatore al vero e al bene, alla solidarietà e alla liberazione, alla comprensione e alla responsabilità, alla giustizia e alla misericordia.
Un esempio tra molti: ogni volta che qualcuno in città propose lo sgombero del centro sociale, il centro sociale lo invitò a passarvi una giornata, a condividere il pasto, a ragionare insieme; ogni volta le persone che avevano chiesto lo sgombero, dopo avere passato alcune ore con Alfio e con i ragazzi del centro ne divennero sostenitrici.
Non furono solo rose e fiori: il centro sociale subì anche aggressioni squadristiche e persino attentati; ma tenne sempre ferma la scelta di essere un luogo che accoglieva chiunque avesse bisogno di aiuto; come si amava dire: "qui chiunque può trovare un tetto sotto cui dormire e un piatto di minestra per vivere". E così è stato.
A un certo punto fu necessario lasciare quel sito e trasferirsi in un altro capannone abbandonato, questa volta in aperta campagna. Il trasferimento non fu facile. Alfio non volle abbandonare i suoi compagni. E le iniziative ripresero, sebbene il trovarsi non più entro la cinta delle mura cittadine ma lontani alcuni chilometri dalla città inevitabilmente rese più difficile l'impegno.
Nel frattempo col passare degli anni arrivarono anche i lutti, dolorosi, strazianti.
*
Alfio continuò ad essere la voce e il volto del centro sociale, il suo cuore pulsante, fino alla fine dei suoi giorni.
Quando morì era impegnato con tutto se stesso in una iniziativa nonviolenta per il diritto alla casa per tutte le persone che a Viterbo una casa non avevano.
Morì il 30 aprile 2010 e i funerali si tennero il primo maggio. Fu salutato con il canto corale di "Bella ciao" e dell'"Internazionale".
Dopo il funerale tornando al centro sociale col cuore gonfio tutti i suoi amici sentivano che con Alfio era finito un tempo, ed era finito un mondo.
Resta la sua testimonianza di umanità, di dignità, di generosità, d'impegno intellettuale, morale e civile per il bene comune.
Resta il suo appello alla lotta nonviolenta per la salvezza e la liberazione dell'umanità intera, contro tutte le guerre e le uccisioni, contro tutte le menzogne e le violenze, contro tutte le oppressioni e le viltà.
* * *
19. Bastiano Chitoni ricorda Alfio Pannega
Subì tante ingiustizie Alfio Pannega, e visse una vita travagliata. I lavori più faticosi, la povertà più estrema, la solitudine che piega le ossa. Ma era un resistente, e resistette. Tante volte mi sono chiesto come ci riusciva, ma a lui non lo chiesi mai.
Ma seppe anche essere felice Alfio Pannega, e gli bastava poco. Il ricordo luminoso della madre, il vortice della danza, la poesia che sana le ferite e che chiama alla lotta, l'amicizia per chiunque incontrava, l'affetto accudente per gli animali, aiutare la terra a fare frutti, la lotta politica per il bene comune dell'intera umanità, condividere il pasto con gli amici, la sua grande famiglia del centro sociale Valle Faul. Gli bastava poco per essere felice, non sapeva cosa fosse il risentimento.
Era un proletario e un antifascista. Comunista libertario nonviolento. Un militante politico e un educatore. Un sapiente e un saggio. Un combattente nonviolento per la pace e la liberazione dell'umanità intera.
A quindici anni dalla morte, a cento dalla nascita, in questo 2025 la città in cui visse gli ha reso un omaggio sincero e corale, appassionato e unanime. Ma quel che più conta, che più gli stava a cuore, è che si prosegua la lotta cui dedicò l'intera sua vita: contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni; affinché ogni essere umano possa vivere una vita degna, solidale, gioiosa.
* * *
20. Teseo Scaramacchi ricorda Alfio Pannega
Tutte le persone che conoscevo a Viterbo conoscevano Alfio Pannega.
Lo conoscevo anch'io. Chi non lo conosceva?
Ma cosa significa conoscere?
Se significa saper indicare qualcuno o qualcosa e dirne il nome è un certo tipo di conoscenza.
Se significa averci condiviso il pane e il vino, è un altro.
Io ci condivisi il pane e il vino.
Ma non solo il pane e il vino ci condivisi, ci condivisi anche le lotte che era necessario fare: contro la guerra che non finisce mai, contro il fascismo che ritorna sempre, contro l'ingiustizia che ammorba e abbrucia il mondo, contro la barbarie che trasforma le persone in mostri.
Era un ottimo compagno di lotta Alfio Pannega. Un comunista di quelli di una volta che si sarebbero strappati il cuore per dare da mangiare agli affamati.
Ed era un amico della nonviolenza. Perché se in testa hai un cervello lo sai che l'unico modo per fermare l'orrore è la nonviolenza.
La lotta nonviolenta che ogni violenza contrasta.
La lotta nonviolenta che tutte le vite rispetta ed onora.
La lotta nonviolenta che sola puo' salvare l'umanità dalla catastrofe in corso.
Amava la vita Alfio Pannega, e combatteva affinché tutti potessero vivere una vita degna.
Mi hai chiesto di dire due parole per ricordarlo. Eccole qua.
* * *
21. Ulisse Utissi ricorda Alfio Pannega
Tutto trascina il tempo e nell'abisso
della morte precipita ogni cosa
finisce il pane la seta la rosa
finisce quel ch'è unito e quel ch'è scisso
quel che era mobile e quel ch'era fisso
resta soltanto questa dolorosa
memoria la memoria luminosa
con Fedro lungo il corso dell'Ilisso
andando e conversando pianamente
nell'amicizia che salva e che lega
con la parola che si oppone al niente
e che preserva il mondo e lo dispiega
resta il ricordo vivo nella mente
del mio vecchio compagno Alfio Pannega
* * *
22. Girolamo Ulliusi ricorda Alfio Pannega
Sapeva ricucire ogni ferita
la vita tante gliene aveva inferte
sempre lottò contro fascismo e guerra
sempre volle giustizia e libertà
amava il mondo ed aiutava tutti
provava compassione per chiunque
fu affanno la sua vita e fu una danza
in quella valle visse a lungo solo
era già vecchio quando una mattina
lo svegliò il chiasso dell'occupazione
fu un attimo e fu subito con loro
di quei ragazzi fu padre e compagno
fu vivo fino all'ultima sua ora
allora che sentì di morte il gelo
Nota: il verso finale è una citazione dantesca, Par., XIII, 15.
* * *
23. Erasmo Baccaglioni ricorda Alfio Pannega
In questo anno in cui ricorre il centenario della sua nascita, molte iniziative commemorative si sono svolte e molte persone che gli sono state amiche hanno ricordato Alfio Pannega con affetto sincero e profonda commozione.
Alle tante rievocazioni e riflessioni che sono già state dette e scritte vorrei aggiungere queste poche parole.
Era un uomo generoso ed ospitale, come gli eroi omerici per i quali l'ospite era sacro e veniva sempre accolto, e più una persona era straniera, più era bisognosa, e più ci si prodigava per essa. Alfio era così, accoglieva chiunque ed a chiunque dava tutto ciò che poteva dare. Quando l'intera umanità saprà essere come era lui, non ci saranno più guerre, né ingiustizie.
* * *
24. Fedele Panciafichi ricorda Alfio Pannega
Ho letto quello che hanno detto o scritto su Alfio Pannega tante persone che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. E mi pare che sia stato detto tutto, e con parole giuste, sincere e appassionate; cosa posso aggiungere?
Così dirò soltanto che hanno ragione quelli che hanno ricordato la sua generosità; che hanno ricordato come i ragazzi del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" furono la sua grande famiglia che lui amò di un amore infinito, lo stesso amore con cui aveva amato sua madre il cui ricordo sempre gli faceva sgorgare le lacrime dagli occhi; che hanno ricordato il suo impegno morale e civile, il suo antifascismo, la sua lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le ingiustizie, il suo amore accudente per l'intero mondo vivente. Ed anche il suo amore per la poesia, per la cultura, per i libri, per ogni opera che nutre l'umanità e la esorta al bene.
Mi ha dato una grande gioia in particolare che sia stato ricordato dai Facchini di Santa Rosa che gli hanno dedicato la "girata" della Macchina il 3 settembre di quest'anno, credo che ne sarebbe stato immensamente felice.
E mi ha dato una gioia altrettanto grande che l'epigrafe della lapide che si spera di riuscire a collocare sulla casa di due sole stanze in cui a lungo visse a Valle Faul sia stata scritta collettivamente dai suoi amici del centro sociale e dai suoi amici dell'Afesopsit (l"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" animata da Vito Ferrante).
Anche questo è stato già detto, ma giova ripeterlo una volta di più: chi vuole ricordare ed onorare Alfio Pannega ne prosegua la lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le uccisioni, per salvare tutte le vite, soccorrendo e accogliendo ogni persona bisognosa di aiuto, condividendo tutto il bene e tutti i beni, proteggendo quest'unico mondo vivente unica casa comune dell'intera famiglia umana.
* * *
25. Terenzio Scatolari ricorda Alfio Pannega
Di prima del 1993, degli anni Settanta e Ottanta, di Alfio ho ricordi che ormai tendono a confondersi.
Lo ricordo col carretto carico di cartoni e il corteo dei suoi cani per le strade di Viterbo.
Lo ricordo a Valle Faul dove abitava quando ci vivevano ancora anche alcune famiglie sinte, che poi furono brutalmente allontanate. E qui voglio ricordare anche il mio amico Giovanni Caldaras, deceduto da molti anni, e forse sono l'unico che ancora ne ricorda il nome.
Lo ricordo alle feste dell'Unità a Pratogiardino, e ricordo le nostre lunghe conversazioni notturne quando ormai restavano pochi compagni e tiravamo tardi a ragionare delle lotte da condurre a Viterbo, in Italia e nel mondo per realizzare giustizia e libertà per tutti gli esseri umani.
*
Ma nella vita di Alfio Pannega l'evento capitale è stata l'occupazione da parte di un gruppo di giovani dell'impianto da decenni abbandonato dell'ex-gazometro a Valle Faul, adiacente alla casa di Alfio, e la nascita del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul". Era l'11 luglio 1993.
Fare la storia degli ultimi due decenni di vita di Alfio, dal 1993 al 2010, è fare la storia del centro sociale. Poiché del centro sociale Alfio fu luminoso il simbolo e pulsante il cuore, ed i ragazzi furono la sua famiglia e i suoi compagni di vita, di riflessione e di lotta. A quei giovani Alfio insegnò molto, donò tutto se stesso, con la parola con l'agire con l'esempio li formò all'amore per la verità, alla scelta della nonviolenza, alla lotta concreta e coerente contro tutte le guerre tutte le uccisioni tutte le oppressioni, alla condivisione e alla solidarietà con ogni essere umano e con l'intero mondo vivente. Li formò all'antifascismo più nitido e più intransigente che sempre si oppone ad ogni violenza, ad ogni iniquità, ad ogni abuso, ad ogni viltà, ad ogni indifferenza, e che sempre chiama a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
*
Alcuni dei protagonisti dell'esperienza del centro sociale, come Alfio, sono ormai già scomparsi: Claudio, Mario, Roland, altri ancora; altri sono invecchiati e in non buone condizioni di salute; altri si sono dispersi in luoghi lontani; sarebbe necessario che si procedesse presto a raccogliere le testimonianze di chi a quella storia di amore e di lotta prese parte, a raccogliere la documentazione delle innumerevoli iniziative culturali e militanti, a raccogliere le tracce nelle cronache cittadine delle vicende di cui il centro sociale fu protagonista - le tante iniziative nonviolente realizzate, ma anche le non poche aggressioni subite -, a raccogliere le memorie di chi ne ha scritto. E' una storia, quella del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", che merita di essere scritta e tramandata, così come merita di essere scritta e tramandata l'intera vita e la preziosa testimonianza di Alfio, che di quell'esperienza fu l'anima, il volto, la voce. Una voce che grida e che chiama alla lotta nonviolenta per la pace, la liberazione, la salvezza dell'umanità intera.
* * *
26. Berto Tressordi ricorda Alfio Pannega
"e di retro da tutti un vecchio solo"
(Purg., XXIX, 143)
Alfio Pannega era un uomo antico
sceso con una corda dalla luna
per tutti volle essere un amico
per tutti volle il bene e la fortuna
Lungo il cammino della schiera bruna
talora accade appaia palma o fico
a dare tregua a chi sempre digiuna
così Alfio soccorse ogni mendico
In questo mondo in cui nulla perdura
e dove regna ovunque la paura
e tutto prima o poi la morte schiaccia
Alfio si prese di ogni vita cura
si oppose a ogni violenza e ogni minaccia
accolse ogni persona tra le braccia.
* * *
27. Ottaviano Focaroni ricorda Alfio Pannega
Ripenso oggi a quel mio vecchio amico
ed alle quattro vite che lui visse
Gli anni del collegio in cui apprese
di Dante i versi e ne serbò memoria
fiorendo poi come poeta a braccio
di rime e ritmi limpida sorgente
Gli anni con la madre che adorava
e che gli fu maestra forte e saggia
vissuti in una grotta mentre intorno
prima il fascismo lordava e bruciava
ogni bene ogni amore ogni virtù
finché la guerra divorò ogni cosa
e poi cresceva il consumismo e tutto
inaridiva ciò che era gentile
con il benessere per chi arraffava
e le ferite per i derubati
Vennero gli anni senza più la madre
gli anni del lavoro senza requie
della fatica e della solitudine
la città intera sì lo conosceva
chiunque gli voleva un vero bene
ma dopo attraversata la città
tornato dal travaglio quotidiano
nella sua abitazione di due stanza
solo restava esposto alle angherie
e raramente qualche amico caro
veniva a fargli visita a passare
con lui le ore in cui si è più fragili
Lungo una vita di lotte e di stenti
conobbe la violenza del fascismo
conobbe della guerra la ferocia
e sempre fu un fiero antifascista
un avversario di tutte le guerre
fu sempre un militante comunista
un difensore dei diritti umani
e un amico della nonviolenza
schierato dalla parte delle vittime
compagno di ogni umiliato e offeso
e sempre fu amorevole custode
della natura ed accudente amico
degli animali come delle piante
sapendo che dell'umanità il bene
si realizza proteggendo il mondo
Poi nel '93 l'undici luglio
gli cambiò un miracolo la vita
l'occupazione del vecchio gazometro
la nascita di quel centro sociale
che fu per lui la casa e la famiglia
la cattedra da cui donò saggezza
la barricata per le giuste lotte
che ancora e ancora sono da condurre
per abolire ogni guerra e strage
per la salvezza di tutte le vite
perché vi sia giustizia e libertà
e di ogni essere umano sia difesa
la dignità la vita e ogni diritto
Di sofferenze e gioia fu tessuta
la vita sua di lotte e di passione
fu un animo gentile e generoso
esempio della nonviolenza in marcia
Tra storia e mito la sua intera vita
illumina la via all'umanità
* * *
28. Luciano Bonfrate ricorda Alfio Pannega
E' il giorno dei morti e tra i morti
io oggi ricordo il mio amico Alfio Pannega
da quando ci ha lasciato anni e anni
sono passati e la memoria mia si offusca
ma il suo volto la sua voce la sua figura
li serbo ancora vivi e luminosi
mi dice ancora continua la lotta
contro tutte le guerre e le oppressioni
mi dice ancora condividi tutto
accogli tutti difendi ogni persona
mi dice ancora gioisci della vita
e fa' che tutti possano gioirne
E' il giorno dei morti e tra i morti
io oggi ricordo il mio amico Alfio Pannega
* * *
29. Galliano Scarcassacci ricorda Alfio Pannega
Erano così quei vecchi comunisti
ogni ingiustizia li faceva infuriare
s'intenerivano per ogni gentilezza
ogni cosa volevano capire e contrastare tutte le violenze
se sul tavolo il cibo era poco dicevano di non avere fame
e aspettavano che tutti avessero mangiato per consumare di nascosto gli avanzi
se avevano quattro soldi due li regalavano per strada
la mano di un mendicante mai lasciavano vuota
non erano mai soddisfatti di sé borbottavano sempre
ogni notte lottavano con l'angelo
incoraggiavano tutti alla tenacia e alla lotta
non permettevano a nessuno di rassegnarsi al male
vivevano vite precarie e non riconosciute
erano timidi e senza corteccia
soffrivano di sapere che il loro stesso nome di comunisti
era insozzato dai fascisti che avevano preso il potere dicendosi tali
sapevano che dove la rivoluzione era stata fatta con le armi
non ne sarebbe scaturita giustizia e libertà
di tutte le vittime si sentivano fratelli e sorelle
e di nessun potente impennacchiato
se gli si offriva un qualche privilegio
scappavano con gli stivali delle sette leghe
non cedevano a nessuna lusinga
rispondevano sempre preferirei di no
non si arrendevano mai non mentivano mai
di nulla si illudevano e continuavano a lottare
feriti nel cuore e di ferro nelle braccia
amavano l'umanità per quello che era
neppure la tortura li piegava
morivano piuttosto che tradire un amico
vivevano nel fango e vedevano il cielo
a tutti donavano qualcosa fosse solo una parola o un sorriso
volevano abolire tutte le guerre
volevano salvare tutte le vite
erano così quei vecchi comunisti
come il mio vecchio amico Alfio Pannega
* * *
30. Alceste Strapponi ricorda Alfio Pannega
In questo anno 2025, che sta ormai per concludersi, a Viterbo si sono svolte molte iniziative per ricordare Alfio Pannega, ricorrendone il centenario della nascita (era nato a Viterbo il 21 settembre 1925, e sempre a Viterbo è deceduto il 30 aprile 2010).
Molti appassionati ricordi sono stati pronunciati e scritti: testimonianza di quanto fosse amato dall'intera città, di quanti lo ricordano con vivo affetto. A così tanti e commossi ricordi cosa si può aggiungere che non sia stato già detto? Temo quindi che queste mie parole saranno una ripetizione forse anche noiosa, e tuttavia non vorrei far mancare il mio modesto omaggio alla memoria di un vecchio amico e compagno di lotte.
Direi quindi innanzitutto questo: che Alfio era un uomo buono e ne diede infinite prove; che amava immensamente la poesia, ed era felice quando declamava i versi dei classici (Dante sopra tutti) come quando improvvisava i suoi; che era - e ne aveva fiera coscienza - un militante politico del movimento dei lavoratori, di tutti gli sfruttati e di tutti gli oppressi, in lotta contro tutte le ingiustizie e le violenze; che difendeva non solo i diritti umani di tutti gli esseri umani ma anche i diritti degli animali non umani, e si adoperava per la salvaguardia dell'intero mondo vivente.
E direi anche che nella sua visione del mondo non solo, come è ovvio, le dolorose esperienze esistenziali, ma anche una profonda cultura morale, sociale, civile e politica - conquistata da autodidatta -, gli avevano chiarito i compiti propri di ogni essere umano persuaso della dignità di tutti gli esseri umani; e fra le grandi tradizioni di pensiero e di lotta che per lui ebbero grande importanza vi furono il marxismo, il femminismo e la nonviolenza: il marxismo vissuto anche nell'esperienza della militanza nel partito comunista italiano; il femminismo appreso innanzitutto dall'esempio di sua madre Giovanna detta Caterina che senza essere un'intellettuale fu una fiera antesignana del movimento di liberazione delle donne (e per Alfio la prima e più importante maestra); la nonviolenza vissuta, meditata e testimoniata nel corso dell'intera sua vita e soprattutto nell'esperienza e nelle lotte dei suoi ultimi vent'anni.
Aggiungerei anche, ed anche questo è già stato detto molte volte, che Alfio fu il cuore dell'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" e che lì educò - con le parole, con i gesti, con l'esempio della sua intera vita - alla verità e alla comprensione, alla generosità e alla lotta nonviolenta contro tutte le oppressioni, gli innumerevoli giovani che a quella esperienza presero parte.
Essergli stato amico è un privilegio ma anche un impegno: perché so che avrebbe voluto che noi si continuasse la lotta comune contro tutte le guerre e le uccisioni, in difesa di ogni persona bisognosa di aiuto, contro tutte le ingiustizie e le violenze, per il bene comune dell'umanità. Mi chiedo se ho saputo onorare adeguatamente il suo legato morale e civile.
* * *
31. Clementino Cucchiaroni ricorda Alfio Pannega
Me lo ricordo bbene 'r poro Alfietto
quanno ggirava a rriccoje 'r cartone
inzieme a' cani e a tira' 'r carretto
ch'adera propio 'na tribbolazione
e mm'aricordo quanto adera schietto
bono de core e core de leone
e je piaceva da parla' diretto
e nun ciaveva gnuna soggezzione
adera poveraccio e communista
nun abbozzava mai a le 'ngiustizzie
e difenneva e aiutava tutte
nun je piaceveno le cose brutte
come la guerra e tutte le malizzie
era poveta e era antifascista.
* * *
32. Gennaro Aniello Capotosti ricorda Alfio Pannega
Si mm' aricordo d'Arfio? M'aricordo
come si fosse jeri e sso' passati
nun zo quant'anni da quanno bbeati
commattevamo co' 'sto monno lordo
contro 'r potere sempre ladro e 'ngordo
che a nnoi sempre poracci e martrattati
ciariduceva sfranti e sderenati
e mm'aricordo sì, mica so' ssordo.
E allora co' l'Arfietto e le compagne
lottamme sempre contro 'r capitale
contro le guerre e tutte le magagne
perché finisse 'sto schifo de male
tutte le ggiorne fossero cuccagne
se stesse bbene tutte quante ugguale.
* * *
33. Attijo Piascarani ricorda Alfio Pannega
Alfio Pannega era un amico caro
di quelli che ne ringrazi la sorte
pensava giusto e parlava chiaro
fu schietto fino all'ora della morte
sapeva quanto il mondo fosse amaro
questa selva selvaggia e aspra e forte
fu un uomo buono e quindi un uomo raro
che raddrizzava tante cose storte
in questa furiosissima tempesta
che è la vita che ci tocca fare
lui seppe tener sempre alta la testa
e sempre tutte e tutti aiutare
conoscerlo è stata una gran festa
che io non potrò mai dimenticare.
* * *
34. Servio Malestri ricorda Alfio Pannega
Adè ssempre 'sta storia sempiterna
che ssempre morono le ggenti bbone
e nnue restamo cqui senza lanterna
ner bujo a ppati' 'mmezzo ae birbaccione
perché nun crepa mae chi cce governa
e ffa' le guerre e ll'antre sporcaccione
e 'nvece zompa ggiu' ppe' la caverna
chi cc'eva 'n core che valea 'n mijone?
C'è ppoco da strilla' così vva 'r monno
vinciono i peggio e i mejo se ne vanno
e ppare d'esse ggià ma lo sprofonno
a sopporta' 'sta vita e 'sto malanno
co' Alfio passae 'r tempo più gioconno
ch'era uno bbono e nun faceva danno.
* * *
35. Ausilio Smandrapponi ricorda Alfio Pannega
Tutte le vorte adè la stessa storia
"quant'era bbono quant'era ggentile
je piaceva la pace e nno er ciufile"
e zzitto llì a mmagna' ppaneccicoria.
Tutte le sarme finisciono in groria
"pareva rozzo e 'nvece era ciovile
adera propio n'anima non vile"
tutto sparisce pure la memoria.
Quante cazzate che ttocca a ssenti'
ciaveva gusto d'essa poveraccio?
a ccrepa' de fatica notte e ddì?
tutta la vita appresso ar cartonaccio?
si vve sentisse e rrivenisse cqui
io dico pijerebbe su 'r marraccio.
* * *
36. Donato Fratescorzi ricorda Alfio Pannega
Se proprio insisti ecco due parole:
da un lato c'è il ricordo del borghese
discorsi in ghingheri che sono fole
e più sono bugiardi e più è cortese.
Poi c'è 'r ricordo de chi è ssenza scole
che nun arriva a la fine der mese
che ppe' campa' ffatica eppoi je dole
e de la vita sa ssolo ll'offese.
E cquesti solo ponno di' chi adera
l'Alfio Pannega vero 'n carne e ossa
che vvita ha ffatto e quant'è stata nera.
Loro soltanto sanno quanto rossa
era l'anima sua e la sua bandiera:
sempre chiamò gli oppressi alla riscossa.
* * *
37. Leopoldo Scimpanzieri ricorda Alfio Pannega
Quanno che ppure Arfio Pannega morze
me chiesi che rrestava de Veterbe
restaveno oramae solo le scorze
la porvere le sasse e mmanco ll'erbe.
Era 'n poraccio ma ssempre soccorze
chi je chiedeva ajuto che sso' acerbe
tutte le vite e cco' ttutte le forze
commatté ccontro le ggente superbe.
La ggente bbona se n'è ita tutta
resta quela cattiva e ssenza core
Veterbe bbella è mmorta e rresta bbrutta
'sta città ppiena solo de dolore
vennuta a cchi je sputa eppoi la sfrutta
pora città che d'Arfio era ll'amore.
* * *
38. Federico Angelo Armecorrà ricorda Alfio Pannega ed altri amici
Nel periodo che vissi tra le mura di Viterbo non furono molte le persone che conobbi, ma tra quelle che conobbi ve ne erano di notevoli.
Tra queste ricordo Osvaldo Ercoli, Alfio Pannega, Achille Poleggi, Sauro Sorbini.
Sauro Sorbini a Viterbo era il leggendario tipografo anarchico, che aveva preso parte alla Resistenza contro il nazifascismo, che frequentemente interveniva sulle più gravi questioni cittadine, e non solo, con manifesti sempre sapidi e chiarificatori.
Achille Poleggi era la storia della sinistra socialista che poi si era incontrata coi movimenti della nuova sinistra, e per lunghi anni in Comune era stato l'opposizione più rigorosa, attenta, efficace.
Alfio Pannega era un proletario dalla nitida coscienza di classe, un militante comunista e libertario, un uomo dalla generosità infinita. Nel 1993 quando ragazze e ragazzi giovanissimi occuparono l'area dell'ex-gazometro da decenni abbandonata per realizzarvi il "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" lui fu con loro, il vecchio saggio, il vecchio compagno che non si era mai arreso, e loro furono la sua famiglia, i suoi compagni di riflessione e di lotta, non si lasciarono più.
Osvaldo Ercoli era per antonomasia in città il professore di matematica dal rigore logico e morale adamantino. In età già avanzata fu consigliere comunale e provinciale dei Verdi, impegnato in tutte le lotte per la pace e la difesa della natura, contro la corruzione e i poteri criminali, contro il regime dei rapinatori e per la giustizia che nessuno abbandona al dolore e alla morte.
Erano quattro persone amiche della nonviolenza. Di formazione diversa, con esperienze diverse, tutti e quattro sono stati maestri di nonviolenza a chi li ha conosciuti. Tutti e quattro si opposero sempre a tutte le guerre e a tutte le uccisioni; tutti e quattro difesero sempre tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani; tutti e quattro lottarono sempre per la giustizia e per la misericordia.
Non li ho dimenticati.
* * *
39. Marco Marcelliano Nedoluddi ricorda Alfio Pannega
Sono passati ormai diversi anni, e i ricordi sono un po' sfocati.
Lo ricordo declamare il canto del conte Ugolino.
Lo ricordo passare col carretto del cartone.
Lo ricordo che amorevolmente dava da mangiare ai cani.
Lo ricordo ridere e ballare.
Lo ricordo affettuoso come un padre e giocherellone come un fratello coi ragazzi del centro sociale che erano la sua grande famiglia.
Lo ricordo tenere un'orazione al Bullicame contro gli speculatori che volevano farne strame.
Lo ricordo triste e desolato nei lunghi anni in cui viveva solo, in una solitudine abissale.
Lo ricordo prima sorpreso, poi commosso e felice la mattina dell'occupazione del gazometro abbandonato.
Lo ricordo infinitamente paziente e accudente verso tutte le vite fragili.
Lo ricordo fieramente indignato contro tutti i soprusi e le ingustizie.
E lo ricordo quando diceva dell'orrore e dell'infamia della guerra e del fascismo e chiamava ancora e ancora alla resistenza nonviolenta.
Lo ricordo ancora.
* * *
40. Anastasio Vaculinciucchi ricorda Alfio Pannega
Ennò, nnu' rriducetelo a mmacchietta
quer poro Alfio vecchio amico mio
che nun adera mica 'na scimmietta
ma 'n orzo, ma 'n lione, santiddio.
s'ha dd'essa forti a ttira' la carretta
forti com'adè 'n omo, mica 'n fio,
che la vita è 'na rogna maladetta
pe' li sfruttati: soffri, mori e addio.
E allora nun ciadè gnente da ride
ma da commatte sì, boja de 'n cane,
pe' ffa' ffini' 'sta giostra 'ndo s'accide
e costrui' 'na vita meno trista
'ndo' tutti cianno casa, pace e ppane,
apposta è stato sempre communista.
* * *
41. Berto Marcolfi ricorda Alfio Pannega
D'improvviso stasera mi è venuto in mente che Alfio Pannega e i ragazzi del centro sociale insieme a cui viveva, e che sono stati la sua vera grande famiglia, mi ricordavano i "paisanos" di Pian della Tortilla, di Vicolo Cannery e di Quel fantastico giovedì di John Steinbeck. Chi ha letto quei libri ricorda quella comunità bislacca e picaresca, ma generosa e solidale, volta a volta ingenua e astuta, sprovveduta e sottile, sconclusionata e magnanima.
Alfio era già Alfio prima di incontrare quei giovani, era già un militante del movimento operaio, aveva già vissuto innumerevoli esperienze di sfruttamento e di dolore, ma anche di cultura - popolare e classica: Dante su tutti -, ed era già un simbolo della città di Viterbo che di Viterbo sapeva tutto e che tutti i viterbesi conosceva, ma mi piace pensare che l'incontro con quei ragazzi - la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'area abbandonata dell'ex-gazometro a Valle Faul - lo sottrasse a un destino di sottovalutazione e di solitudine, a un invecchiare triste e sofferente. Invece con loro quegli ultimi quasi vent'anni di vita (dal 1993 al 2010) furono per Alfio una rinascita, una festa, un riconoscimento. Fu finalmente capito nelle sue scelte, fu finalmente sostenuto nelle sue lotte, fu finalmente ascoltato come un vecchio saggio che educava con l'esempio, con l'ascolto, con la parola buona, che raccontava le sofferenze patite e quindi chiamava al dovere di lottare: contro il fascismo, contro la guerra, contro tutte le menzogne e le oppressioni, con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
C'è speranza, se questo accadde a Viterbo.
(parte seconda - segue )
4. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Lucien Goldmann, Il dio nascosto. La visione tragica in Pascal e Racine, Lerici, 1961, Laterza, Roma-Bari 1971, pp. 640.
- Lucien Goldmann, Introduzione a Kant, SugarCo, Milano 1972, Mondadori, Milano 1975, pp. 190.
- Lucien Goldmann, L'illuminismo e la societa' moderna, Einaudi, Torino 1967, 1979, pp. 144.
- Lucien Goldmann, Marxismo e scienze umane, Newton Compton, Roma 1973, pp. 296.
- Lucien Goldmann, Scienze umane e filosofia, Feltrinelli, Milano 1961, 1981, pp. 176.
5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
======================
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 118 del 12 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it