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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 127
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 127
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Fri, 21 Aug 2026 07:38:36 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 127 del 21 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Cose da vecchi
2. Un incontro con la dottoressa Antonella Litta il 20 agosto a Viterbo (con quattro nuovi ricordi di Vito Ferrante)
3. Jean-Marie Muller: La nonviolenza come esigenza filosofica (parte seconda e conclusiva)
4. Enrico Peyretti: Il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza
5. Alcuni ulteriori riferimenti utili
6. Alcune pubblicazioni di e su Guenther Anders
7. Postprandiale un inno di leviatani sotto ogni latitudine
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. COSE DA VECCHI
Ci dispiace che muoiano i vecchi come noi, e si capisce bene perche'.
E ci dispiace che muoiano i piu'giovani di noi, e anche di questo e' chiara la ragione.
Da vecchi si diventa sentimentali, si vorrebbe che non morisse nessuno.
Forse e' per questo che nei tempi andati si riteneva che i vecchi fossero saggi e si ascoltava la loro parola.
*
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Cessare di uccidere, salvare le vite.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. UN INCONTRO CON LA DOTTORESSA ANTONELLA LITTA IL 20 AGOSTO A VITERBO (CON QUATTRO NUOVI RICORDI DI VITO FERRANTE)
Giovedi' 20 agosto 2026 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" si e' tenuto un incontro di riflessione con la partecipazione della dottoressa Antonella Litta dell'Isde (Associazione medici per l'ambiente).
Nel corso dell'incontro sono state esaminate sia emergenze sociali ed ambientali locali che globali, sia alcuni dei disumani conflitti in corso, e si e' ragionato sulle iniziative nonviolente necessarie e adeguate a salvare le vite e a promuovere il bene comune.
Nel corso dell'incontro un ricordo particolare e' stato dedicato a Vito Ferrante, indimenticabile amico e compagno di tante necessarie lotte nonviolente.
*
Una minima notizia sulla dottoressa Antonella Litta
Antonella Litta ha svolto l'attivita' di medico di medicina generale a Nepi (Vt). E' specialista in Reumatologia ed ha condotto una intensa attivita' di ricerca scientifica presso l'Universita' di Roma "la Sapienza" e contribuito alla realizzazione di uno tra i primi e piu' importanti studi scientifici italiani sull'interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi, pubblicato sulla prestigiosa rivista "Clinical and Esperimental Rheumatology", n. 11, pp. 41-47, 1993. E' referente locale dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia) e per questa associazione e' responsabile e coordinatrice nazionale del gruppo di studio su "Trasporto aereo come fattore d'inquinamento ambientale e danno alla salute" nonche' referente nazionale per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall'inquinamento delle acque ad uso umano. E' referente per l'Ordine dei medici di Viterbo per l'iniziativa congiunta Fnomceo-Isde "Tutela del diritto individuale e collettivo alla salute e ad un ambiente salubre". Gia' responsabile dell'associazione Aires-onlus (Associazione internazionale ricerca e salute) e' stata organizzatrice di numerosi convegni medico-scientifici. Presta attivita' di medico volontario nei paesi africani. E' stata consigliera comunale. E' partecipe e sostenitrice di programmi di solidarieta' locali ed internazionali. E' impegnata nell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) a livello locale e provinciale. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio e il diritto all'abitare con iniziative di solidarieta' concreta. Presidente del Comitato "Nepi per la pace", e' impegnata in progetti di educazione alla pace, alla legalita', alla nonviolenza e al rispetto dell'ambiente. E' la portavoce del Comitato che si e' opposto vittoriosamente all'insensato ed illegale mega-aeroporto di Viterbo salvando la preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bullicame di dantesca memoria e che s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti. Come rappresentante dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (Isde-Italia) ha promosso una rilevante iniziativa per il risanamento delle acque del lago di Vico e in difesa della salute della popolazione dei comuni circumlacuali. E' oggi in Italia figura di riferimento nella denuncia della presenza dell'arsenico nelle acque destinate al consumo umano, e nella proposta di iniziative specifiche e adeguate da parte delle istituzioni per la dearsenificazione delle acque e la difesa della salute della popolazione. E' promotrice del "Coordinamento addio pesticidi". Per il suo impegno in difesa di ambiente, salute e diritti alla dottoressa Antonella Litta e' stato attribuito il 6 marzo 2013 a Roma il prestigioso "Premio Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai" con la motivazione: "per l'impegno a tutela della salute dei cittadini e della salubrita' del territorio". Il 18 ottobre 2013 ad Arezzo in occasione delle settime "Giornate italiane mediche per l'ambiente" le e' stato conferito il prestigioso riconoscimento da parte della "International Society of Doctors for the Environment" con la motivazione: "per la convinta testimonianza, il costante impegno, l'attenzione alla formazione e all'informazione sulle principali problematiche nell'ambito dell'ambiente e della salute". Il 25 novembre 2013 a Salerno le e' stato attribuito il prestigioso Premio "Trotula de Ruggiero".
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Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Difendere quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo parte e custodi.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
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Allegati in calce alcuni nuovi ricordi di Vito Ferrante e racconti degli incontri del sabato dell'Afesopsit da parte di Doria Principi, Paola Paniconi, Ermanno Maccaroni e Luciano Bonfrate, e tre iniziative di pace che invitiamo a sostenere.
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Allegato primo: Luciano Bonfrate ricorda Vito Ferrante
Ho conosciuto Vito Ferrante credo negli anni Settanta. Siamo stati amici e compagni di lotte.
ho preso parte ad alcune delle iniziative da lui promosse in difesa dei diritti delle persone piu' oppresse.
Conosco anche l'esperienza dell'associazione da lui fondata, l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) e so che si riunisce ogni sabato alla "Fattoria di Alice" alle porte di Viterbo; so che la "Fattoria di Alice" e' stata realizzata da Vito e dai soci dell'Afesopsit.
Conoscevo anche le persone - Carlo Pesciotti e Teresa Blasi - che donarono il terreno su cui la fattoria e' stata realizzata proprio per svolgervi attivita' di solidarieta', di auto-mutuo-aiuto e di liberazione delle persone piu' oppresse; anche Carlo e Teresa, che ci hanno lasciato da anni, sono stati miei amici e compagni di lotte.
La "Fattoria di Alice" e' una presenza significativa nella realta' sociale e culturale viterbese.
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L'improvvisa scomparsa di Vito il 29 aprile scorso ha lasciato un grande vuoto e una ferita profonda nella vita culturale, morale e civile di Viterbo e dell'Alto Lazio. Vito era una persona che aveva generosamente dedicato l'intera sua vita ad aiutare ogni persona bisognosa di aiuto e ad opporsi a tutte le ingiustizie e le violenze.
Particolarmente per l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" la sua perdita e' stata dolorosissima, anche perche' dell'associazione Vito era il cuore pulsante, l'instancabile animatore.
Negli ultimi mesi l'associazione ha continuato ad incontrarsi ogni sabato e sta cercando di elaborare il lutto (lutto che non e' stato l'unico, in questi drammatici mesi) e di proseguire le iniziative anche ridefinendo gli impegni e redistribuendo le responsabilita' organizzative ora che Vito non c'e' piu'.
Alcuni vecchi amici e compagni di lotte di Vito hanno compreso che in questo momento e' necessario essere ancor piu' vicini all'associazione e sostenere le sue attivita'.
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Altri aspetti della vita di Vito attendono ancora di essere valorizzati: ad esempio non esiste ancora un catalogo delle sue opere di scultore, opere apprezzatissime dagli altri artisti e dagli intenditori d'arte.
Ed e' ancora da avviare anche una raccolta di documenti (scritti, fotografie, registrazioni, testimonianze) sulle sue molteplici attivita' di artista, di militante del movimento operaio, di pubblico amministratore, di volontario nella solidarieta', di promotore di esperienze comunitarie e di lotte nonviolente, e insomma di di persona buona; documenti da mettere a disposizione degli studiosi, di quanti lo conobbero, di tutti coloro che nella sua figura e nel suo operato possono trovare una fonte di ispirazione nell'impegno necessario per il bene comune dell'umanita', in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia dell'intero mondo vivente.
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Allegato secondo: Paola Paniconi ricorda Vito Ferrante e racconta gli incontri del sabato dell'Afesopsit
salve a tutti,
mi presento, sono Paola Paniconi di Fermo nelle Marche e sono socia dell'associazione "Psiche 2000" simile alla vostra Afesopsit, per diversi anni socia e co-presidente di un centro sociale per anziani, entrambe esperienze meravigliose e molto formative.
All'Afesopsit ci sono arrivata tramite due amicizie fantastiche, Doria e Roberto, e ho passato due sabati insieme a loro e a tutti voi decisamente interessanti e altrettanto formativi, incontri che hanno avuto un tocco di vera magia.
Mi e' stato chiesto di dire la mia opinione sulla vostra associazione, e con la mia esperienza posso esprimere solidarieta' per la perdita del vostro fondatore e fondamentale animatore Vito Ferrante, e capire che la mancanza di una presenza cosi' importante metterebbe in difficolta' qualsiasi gruppo...
La formazione che state svolgendo ogni sabato e' basilare, e il mio augurio e' quello di poter trovare tante persone che si possano occupare ognuna di una parte delle attivita' dell'Afesopsit e cosi' ritrovare l'armonia e l'efficacia perse con la perdita di Vito.
Con l'auspicio di poter tornare a trovarvi presto vi mando un abbraccio e i miei saluti piu' affettuosi.
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Allegato terzo: Doria Principi ricorda Vito Ferrante e racconta gli incontri del sabato dell'Afesopsit
Non sento la tua mancanza
perche' avverto la tua presenza
Vedi, papa', la tua perdita e' stata atroce, ma ora mi sei ancor piu' vicino di quando eri in vita.
Un giorno mi parlasti di un amico come di una persona molto colta e istruita.
Dopo che sei salito in cielo, lui e' venuto in fattoria il sabato iniziando a parlare di te e di quello che eri stato in vita (io lo sapevo gia', non per niente ti chiamo papa').
Ha iniziato a parlare di tante cose ma, papa', vedessi come parla... mi sembra di tornare indietro quando andavo a scuola e ascoltavo i professori con entusiasmo, tanto che non avevo bisogno di studiare sul libro perche' ricordavo tutto.
E' cosi' che si pone lui con me, sono tanto presa che quando parla sono ipnotizzata ad ascoltare ogni minima parola che dice e per le emozioni che quelle parole mi provocano e che sento. Mi coinvolge a tal punto che quando termina mi dispiace e vorrei sentirlo piu' spesso.
Ho scoperto la sete di sapere che tenevo dentro di me da anni.
Ora non e' piu' il sabato per stare insieme solo per mangiare, ma anche per condividere delle emozioni mai provate prima.
Credo che tu dal cielo sei orgoglioso che il sabato non sia solo pranzo ma anche convivialita'.
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Allegato quarto: Ermanno Maccaroni descrive gli incontri del sabato dell'Afesopsit
So' ito a mmagna' ggiu' a la fattoria
se magna bbene e nun ze spenne gnente
nun fosse 'sto vizziaccio ch'a la ggente
je vonno chiacchiera' dde povesia
dde musica de lotte novviolente
tutte fregnacce ch'uno pussa via
ch'a mme 'nvece me piace all'osteria
de 'mbriacasse e dde sta' lli' ccontente
a pparla' dde pallone e dde mignotte
e ssi cce capita la vorta bbona
cio' ggusto poi de metteme a ffa' a bbotte
e 'nvece cqui te dicheno perdona
te dicheno sii bbono ggiorno e nnotte
e 'n omo ch'ade' 'n omo ce se 'ntrona.
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Allegato quinto: l'appello "Una persona, un voto"
vi preghiamo di sottoscrivere e diffondere questo appello "Una persona, un voto" affinche' a tutte le persone che vivono nel nostro paese, e che nel nostro paese intendono restare, dopo un ragionevole lasso di tempo (e crediamo che sei mesi sia abbastanza) sia riconosciuto il diritto di voto in tutte le elezioni, senza il quale non vi e' democrazia ma un regime razzista e schiavista in conflitto con i valori fondanti della stessa Costituzione della Repubblica italiana.
Di seguito riproponiamo l'appello cosi' come gia' diffuso nel 2017.
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Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia
Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.
Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.
Una persona, un voto. Il momento e' ora.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato sesto: "per la pace nel cuore d'Europa", tre proposte
La prima proposta: scriviamo alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Carissime e carissimi,
vi preghiamo di voler scrivere alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Gli indirizzi di posta elettronica sono i seguenti: ambrusitalia at mid.ru, culturaroma at mid.ru, consitalia at mid.ru, emb_it at mfa.gov.ua, gc_it at mfa.gov.ua
Il messaggio che proponiamo e' il seguente:
"Gentilissimi ambasciatori di Russia ed Ucraina,
vi saremmo assai grati se voleste trasmettere questa richiesta di pace ai vostri governi.
Sia la pace nel cuore d'Europa.
Cessino immediatamente le uccisioni e le devastazioni.
Si passi immediatamente dal conflitto armato al negoziato diplomatico.
Si inviino aiuti umanitari a tutte le vittime della guerra che alla guerra sono sopravvissute.
Si costruisca un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
FIRMA, DATA, INDIRIZZO DEL MITTENTE".
Facciamo sentire la voce dell'umanita'.
Chi salva una vita salva il mondo.
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La seconda proposta: diffondiamo ovunque la richiesta rivolta ai governi di non uccidere piu'.
Alle persone amiche della nonviolenza, alle associazioni democratiche, alle istituzioni sollecite del bene comune, ai mezzi d'informazione, chiediamo di diffondere ovunque possibile questa richiesta rivolta ai governi di Russia ed Ucraina e con essi ai governi di tutti i paesi europei:
"Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di non uccidere piu' i cittadini di Russia e Ucraina.
Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di cessare immediatamente la guerra ed avviare immediatamente negoziati di pace.
Chiediamo a tutti i governi europei la pace disarmata e disarmante, che sola salva le vite, dall'Atlantico agli Urali.
Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Il movimento della societa' civile scaturito dall'appello 'per la pace nel cuore d'Europa'".
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La terza proposta: sottoscriviamo e sosteniamo l'appello "per la pace nel cuore d'Europa".
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato settimo: "per la liberazione di Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese"
Al Presidente dello Stato di Israele Yitzhak Herzog
Oggetto: richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese
Egregio Presidente,
Le scriviamo per formularLe la richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese.
Non c'e' bisogno che illustriamo a Lei cio' che Lei gia' sa perfettamente: ovvero che Marwan Barghouti puo' dare un contributo fondamentale e decisivo per la risoluzione pacifica, fondata sulla verita', la giustizia e la comprensione reciproca, del conflitto israelo-palestinese nel pieno rispetto di tutti i diritti di entrambi i popoli e di ogni persona.
Dinanzi alla tragedia tuttora in corso e' ragionevole pensare che la liberazione di Marwan Barghouti possa essere il passo indispensabile per avviare un circolo virtuoso dopo cosi' tante sofferenze.
Ignoriamo quali siano le precise e specifiche procedure istituzionali previste nell'ordinamento giuridico del suo Paese per attivare l'istituto della concessione della grazia, ma con questa lettera aperta La preghiamo di adoperarSi a questo fine che ci sembra essere, per usare il linguaggio di Gandhi, un vero e proprio "fine sovraordinato" rispetto a tante altre considerazioni.
Liberi Marwan Barghouti: il popolo di Israele, il popolo di Palestina, e tutti i popoli e le persone ragionevoli del mondo Gliene saranno per sempre grati.
Voglia gradire distinti saluti.
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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
3. TESTI. JEAN-MARIE MULLER: LA NONVIOLENZA COME ESIGENZA FILOSOFICA (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)
[Da Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Plus - Pisa University Press, Pisa 2004 (traduzione italiana di Enrico Peyretti dell'edizione originale Le principe de non-violence. Parcours philosophique, Desclee de Brouwer, Paris 1995), riproponiamo il capitolo terzo: "La nonviolenza come esigenza filosofica" (pp. 67-89). Ringraziamo di cuore Enrico Peyretti per averci messo a disposizione la sua traduzione e la casa editrice Plus - Pisa University Press per il suo consenso]
Emmanuel Levinas: l'umanesimo dell'altro uomo
Emmanuel Levinas contesta il primato dato all'ontologia nella tradizione filosofica occidentale. L'ontologia intende l'esistenza come una persistenza nell'essere: "Essere e' lo sforzo di essere, il fatto di perseverare nel proprio essere" (31). L'essere si accontentata allora di una ri-flessione sull'esistenza che diventa un ripiegamento su di se', un egoismo. L'essere non si preoccupa che di soddisfare i suoi bisogni, cerca di affermarsi nella possessione e nel dominio. "In tutto il mio lavoro - afferma Emmanuel Levinas - c'e' come una svalutazione della nozione di essere che, nella sua ostinazione ad essere, nasconde violenza e male, ego ed egoismo" (32).
La liberta' dell'uomo che non si cura che di se stesso si smarrisce nell'arbitrario: tutto gli e' permesso, anche l'omicidio. Una tale concezione dell'esistenza mantiene l'essere in una compiacenza di se' e in un disconoscimento dell'altro. L'ontologia cosi' concepita e' una filosofia della potenza, della dominazione, della conquista, della violenza e della guerra. Se la sola cura dell'uomo e' di conservarsi nell'essere, egli si oppone inevitabilmente all'altro uomo che compare in faccia a lui come un avversario. Per Emmanuel Levinas, "essere o non essere, non e' probabilmente la questione giusta" (33). Poiche' "l'essere non e' mai - contrariamente a cio' che dicono tante tradizioni rassicuranti - la propria ragion d'essere" (34).
L'incontro dell'altro uomo interrompe la solitudine e l'egoismo dell'uomo; il riconoscimento dell'altro uomo e' l'avvenimento decisivo che segna l'inizio dell'esistenza umana dell'uomo. Avvicinandomi, l'altro uomo sollecita la mia assistenza (dal latino ad-sistere: tenersi presso a qualcuno) e mi rivolge una domanda: con cio', egli disturba la mia tranquillita', mette in questione la mia liberta' e sregola la mia buona coscienza.
L'incontro dell'altro uomo mi fa scoprire il suo volto, perche' "il volto e' l'identita' stessa di un essere" (35). Attraverso il volto dell'altro uomo appare nello stesso momento la vulnerabilita' dell'essere e la sua trascendenza: la sua vulnerabilita', perche' "il volto nella sua nudita' di volto mi presenta il denudamento del povero e dello straniero" (36); la sua trascendenza, perche' "l'Infinito mi viene all'idea nella significanza del volto" (37) e "l'idea dell'Infinito designa una altezza e una nobilta', una trascendenza" (38).
La scoperta del volto dell'altro uomo nella sua vulnerabilita' e nella sua trascendenza mi fa prendere coscienza nello stesso momento della possibilita' e dell'impossibilita' dell'omicidio; questa presa di coscienza e' l'affermazione della mia coscienza morale. "La relazione al volto, afferma Emmanuel Levinas, e' immediatamente etica. Il volto e' cio' che non si puo' uccidere, o almeno cio' il cui senso consiste nel dire: "non uccidere". L'omicidio, e' vero, e' un fatto banale: si puo' uccidere un altro; l'esigenza etica non e' una necessita' ontologica. La proibizione di uccidere non rende affatto l'omicidio impossibile, anche se l'autorita' della proibizione si mantiene nella buona coscienza del male compiuto - malignita' del male" (39). Nello stesso momento in cui Altri "si offre alla punta della spada o alla palla del revolver", egli oppone alla forza che minaccia di colpirlo "non una forza piu' grande [...], ma la trascendenza stessa del suo essere. [...] Questo infinito, piu' forte dell'omicidio, ci resiste gia' nel suo volto, e' il suo volto, e' l'espressione originale, e' la prima parola: tu non commetterai omicidio" (40). Lo sguardo dell'altro, per la resistenza all'omicidio che esprime, paralizza il mio potere, disarma la mia volonta'. Cosi', "l'idea dell'infinito, lungi dal violare lo spirito, condiziona la nonviolenza stessa, cioe' instaura l'etica" (41). Per Emmanuel Levinas la filosofia non comincia affatto con l'ontologia, ma con l'etica. L'etica non e' una branca della filosofia, ma "la filosofia prima" (42).
L'affermazione essenziale dell'etica e' l'esigenza di nonviolenza, che deve prevalere nella relazione tra un uomo e un altro uomo. "Alla nozione del "non uccidere", afferma Emmanuel Levinas, io do un significato che non e' una semplice proibizione dell'omicidio vero e proprio; essa diventa una definizione o una descrizione fondamentale dell'evento umano dell'essere, che e' un permanente discernimento riguardo all'atto violento e omicida verso l'altro" (43). ""Non uccidere", precisa ancora Levinas, non e' dunque una semplice regola di condotta. Esso appare come il principio del discorso stesso e della vita spirituale" (44).
Io non posso incontrare l'altro senza che, in qualche modo, io entri in conversazione con lui. Incontrare l'altro e' parlargli: "Palare e' nello stesso tempo conoscere l'altro e farsi conoscere da lui. [...] Questo commercio che la parola implica, e' precisamente l'azione senza violenza" (45). Il linguaggio e' l'atto dell'uomo ragionevole, che rinuncia alla violenza per entrare in relazione con l'altro. "Ragione e linguaggio sono esterni alla violenza. L'ordine spirituale consiste in essi! E se la morale deve davvero escludere la violenza, bisogna che un legame profondo colleghi ragione, linguaggio e morale" (46).
Avvicinandomi e venendo incontro a me, l'altro uomo mi interpella e mi sollecita: egli fa appello alla mia responsabilita'. Rispondergli e' rispondere di lui. Scoprendo il volto di altri io divento responsabile di lui. Certo, io potrei distogliermi da lui, ma umanamente non lo posso: "Il volto si impone a me senza che io possa restare sordo al suo appello, ne' dimenticarlo, senza che io possa cessare di essere responsabile della sua miseria" (47). Incontrando l'altro uomo, io divento il suo ob-ligato (dal latino ob-ligare, essere legato); io ho l'obbligo di non lasciarlo solo. Diventando responsabile dell'altro, io accedo alla dignita' di un essere unico e insostituibile: la mia responsabilita' e' una elezione. "Essere io significa, da questo momento, non potersi sottrarre alla responsabilita'. [...] Ma la responsabilita' che vuota l'io della sua indipendenza e del suo egoismo [...] conferma l'unicita' dell'io. E' un fatto che nessuno puo' rispondere al mio posto" (48). Cosi' l'uomo diventa lui stesso, non ri-flettendo su di se', ma diventando responsabile dell'altro: "Si tratta di dire l'identita' stessa dell'io umano a partire dalla responsabilita'" (49). Cio' che fonda e struttura l'umanita' dell'uomo e' la responsabilita' per l'altro uomo. E' questa responsabilita' che da' senso, dignita' e grandezza all'esistenza umana. Emmanuel Levinas non cessa di sostenere l'inversione, il rovesciamento che sostituisce al per-se' dell'ontologia, il per-l'altro dell'etica.
Questa presenza dell'altro uomo ai miei fianchi viene a disturbarmi, a importunarmi; essa mi strappa al mio comodo e mi obbliga ad abbandonare ogni riparo. Incontrando l'altro, io mi espongo a lui, io corro dei rischi, io divento vulnerabile. Tenendomi di fronte all'altro, io mi espongo alle ferite e agli oltraggi: "L'uno si espone all'altro come una pelle si espone a cio' che la ferisce, come una guancia offerta a colui che colpisce" (50). Ma l'uomo deve avere il coraggio di affrontare questi pericoli: "La comunicazione con altri non puo' essere trascendente se non come vita pericolosa, come un bel rischio da correre" (51).
La mia responsabilita' verso l'altro s'impone a me qualunque sia il suo atteggiamento verso di me. La relazione all'altro e' "non simmetrica", perche' "io sono responsabile dell'altro senza attendere il reciproco, dovesse costarmi la vita. Il reciproco e' affare suo" (52). Io non sono mai sciolto verso l'altro ed arrivo sempre in ritardo all'appuntamento che ho con lui. La mia responsabilita' verso altri consiste "nell'andare all'altro senza curarmi del suo movimento verso di me, o, piu' esattamente, nell'avvicinarlo in maniera che, al di la' di tutte le relazioni reciproche che non mancheranno di stabilirsi tra me e il mio prossimo, io abbia sempre compiuto un passo di piu' verso di lui" (53). Emmanuel Levinas non si stanca di citare una frase pronunciata da uno dei personaggi dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, Marcello, il fratello dello starec Zosima: "Ciascuno di noi e' colpevole davanti a tutti, per tutti e per tutto, e io piu' degli altri" (54).
La responsabilita' verso l'altro uomo si esprime essenzialmente nella bonta' verso di lui. E' mediante la bonta' che l'uomo diventa un artigiano di pace: "La pace non puo' dunque identificarsi con la fine dei combattimenti, che finiscono per mancanza di combattenti, per la disfatta degli uni e la vittoria degli altri, cioe' con i cimiteri o gli imperi universali futuri. La pace deve essere la mia pace, in una relazione che parte da un io e va verso l'Altro, nel desiderio e nella bonta', in cui l'io nello stesso tempo si mantiene ed esiste senza egoismo" (55).
Emmanuel Levinas definisce cosi' una nuova ontologia, non piu' fondata sulla conoscenza di se stessi, ma sulla bonta' verso l'altro: essere e' essere-per-altri, cioe' essere buono. Mentre la tradizione filosofica occidentale stabilisce i diritti dell'io di fronte all'altro, la filosofia di Levinas fonda i privilegi dell'altro in rapporto a me. I diritti dell'uomo sono anzitutto i diritti dell'altro uomo: la carita' ben ordinata comincia dall'altro. E' nella bonta' verso l'altro che l'io si afferma e si costruisce come essere umano. La bonta' e' la vera risposta alla sollecitazione del volto dell'altro: "Avventura assoluta, in una imprudenza primordiale, la bonta' e' la trascendenza stessa" (56). Nel movimento della bonta' l'io si disinteressa di se stesso per curarsi innanzitutto dell'altro. La bonta' e' disinteresse: "La bonta' consiste nel porsi nell'essere in modo tale che Altri vi conti piu' di me stesso" (57). In questa prospettiva, Levinas non definisce piu' la filosofia come l'amore della saggezza, ma come "la saggezza dell'amore al servizio dell'amore" (58).
Diventando responsabile dell'altro, io divento responsabile della sua morte: "La paura della morte dell'altro e' certamente alla base della responsabilita' per l'altro" (59). Scoprendo il volto dell'altro, nella sua nudita' e vulnerabilita', io prendo coscienza che egli e' esposto alla morte e mi inquieto per lui. Questa non-indifferenza alla morte dell'altro e' una delle manifestazioni della mia bonta' verso di lui. E "questa inquietudine per la morte dell'altro passa davanti alla preoccupazione per me" (60). Esiste cosi' nell'uomo "la vocazione di un esistere per altri piu' forte che la minaccia della morte" (61). E' questa vocazione che Levinas chiama la vocazione "alla santita'". Dal momento in cui l'uomo teme di piu' la morte dell'altro che la sua propria, egli preferisce morire piuttosto che uccidere. Cosi' l'uomo compie la sua umanita' nel decidersi a "esistere per l'altro, cioe' a mettersi in questione e temere l'omicidio piu' della morte" (62). Assumendo il rischio di morire per non uccidere, l'uomo da' alla sua vita un senso che la morte stessa non puo' sopprimere. La responsabilita' per l'altro, esprimendosi nella bonta', conferisce un senso alla vita che da' un senso alla morte stessa, un "senso che non si misura con l'essere o il non essere, perche', al contrario, l'essere si determina a partire dal senso" (63).
Ci sembra che le riflessioni di Levinas sulla responsabilita' dell'uomo verso l'altro uomo e sul carattere imperativo del comandamento "tu non uccidere", costituiscano un apporto estremamente prezioso per il fondamento di una filosofia della nonviolenza. Certo, molte affermazioni di Levinas meriterebbero una discussione. E' cosi' difficile condividere il suo pensiero quando egli fissa la relazione di se stessi all'altro in una situazione di intera dissimmetria e di totale non-reciprocita'. Su questo punto Paul Ricouer ha ragione di porre a Levinas questa domanda: "Non occorre forse che la voce dell'Altro che mi dice "tu non uccidere", sia fatta mia al punto di diventare una mia convinzione?" (64). E se, in effetti, io accolgo, riconosco e interiorizzo la voce dell'altro che mi parla attraverso il suo volto, allora si stabilisce con lui una comunicazione, un dialogo e dunque una reciprocita'. Dunque, l'io non rimane in un atteggiamento di pura "passivita'", come pretende Levinas. Ma se conviene forse prendere qualche distanza da alcune delle sue formulazioni, cio', almeno a nostro avviso, non potrebbe arrivare a mettere in questione la verita' delle sue intuizioni. Queste, se noi vogliamo seguirle, ci conducono al cuore della vera filosofia, cioe' di una vera "saggezza d'amore", di una vera saggezza della bonta'. (Avremo presto l'occasione di ritornare a Levinas e di interrogarlo sulla questione dell'azione non violenta, senza che egli possa, secondo noi, darci una risposta soddisfacente).
*
Note
31. Emmanuel Levinas, in François Poirie', Emmanuel Levinas, Besançon, Editions La Manufacture, 1992, p. 96.
32. Idem, ibidem, p. 90.
33. Idem, ibidem, p. 140.
34. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, Paris, Le Livre de Poche, 1992, Biblio-Essais, p. 121; trad. ital. a cura di E. Baccarini, Roma, Citta' Nuova 1984.
35. Emmanuel Levinas, Entre nous, Essais sur le penser-a'-l'autre, Paris, Grasset, 1991, p. 46.
36. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, Essai sur l'exteriorite', Paris, Le Livre de Poche 1992, Biblio-Essais, p. 234.
37. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 101.
38. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., 31.
39. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 81.
40. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., p. 217.
41. Idem, ibidem, p. 223.
42. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 71.
43. Emmanuel Levinas, in François Poirie', Emmanuel Levinas, op. cit., p. 100.
44. Emmanuel Levinas, Difficile liberte', Paris, Le Livre de Poche, 1990, Biblio-Essais, p. 21; tard. ital. parziale a cura di G. Penati, Difficile liberta'. Saggi sul giudaismo, La Scuola, Brescia 1986.
45. Idem, ibidem, p. 20.
46. Idem, ibidem, p. 19.
47. Emmanuel Levinas, Humanisme de l'autre homme, Paris, Le Livre de Poche, 1994, Biblio-Essais, p. 52-53; trad. ital. Umanesimo dell'altro uomo, a cura di A. Moscato, il melangolo, Genova 1985.
48. Idem, ibidem, pp. 53-54.
49. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 97.
50. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, Paris, Le Livre de Poche 1990, Biblio-Essais, p. 83; trad. ital. Altrimenti che essere o al di la' dell'essenza, a cura di S. Petrosino e M. T. Aiello, Jaca Book, Milano 1983.
51. Idem, ibidem, p. 190.
52. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 94-95.
53. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, op. cit., p. 134.
54. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, trad. ital. di Pina Maiani, Sansoni, Firenze 1966, p. 415.
55. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., p. 342.
56. Idem, ibidem, p. 341.
57. Idem, ibidem, p. 277.
58. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, op. cit., p. 253.
59. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 117-118.
60. Emmanuel Levinas, Entre nous, op. cit. p. 228.
61. Idem, ibidem, p. 10.
62. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., p. 275.
63. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, op. cit., p. 205.
64. Paul Ricoeur, Soi-meme comme un autre, op. cit., p. 391.
4. REPETITA IUVANT. ENRICO PEYRETTI: IL NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA
[Da Enrico Peyretti, uno dei maestri della cultura della pace, riceviamo e diffondiamo]
La proposta del Nobel per la Pace ai bambini di Gaza (Avvenire, 5 agosto), presentata stamani alla 232esima Presenza settimanale di Pace (piazza Carignano, Torino) e' importante e giusta. Propongo qui che chi vuole mandi a lettere at avvenire.it oppure a segr.direttore at avvenire.it questo o simile testo:
"Io sottoscritto chiedo che il quotidiano Avvenire, ed altre eventuali voci concordi, popongano l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza. Essi sono le vittime piu' numerose, piu' innocenti, piu' rappresentative di tutti i colpiti dal male disumano di tutte le guerre".
Firma e indirizzo mail.
*
Chi approva l'iniziativa la diffonda attraverso i suoi contatti.
5. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
6. MAESTRI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI E SU GUENTHER ANDERS
- Guenther Anders, Amare, ieri. Appunti sulla storia della sensibilita', Bollati Boringhieri, Torino 2004, pp. 172.
- Guenther Anders, Brevi scritti sulla fine dell'uomo, Asterios, Trieste 2016, pp. 110.
- Guenther Anders, Discesa all'Ade, Bollati Boringhieri, Torino 2008, pp. 176.
- Guenther Anders, Discorso sulle tre guerre mondiali, Linea d'ombra, Milano 1990, pp. 112.
- Guenther Anders, Dopo Holocaust, 1979, Bollati Boringhieri, Torino 2014, pp. 112.
- Guenther Anders, Essere o non essere. Dario di Hiroshima e Nagasaki, Einaudi, Torino 1961, pp. XVIII + 216.
- Guenther Anders, Kafka. Pro e contro, Corbo, Ferrara 1989, pp. XVIII + 138.
- Guenther Anders, Il mondo dopo l'uomo. Tecnica e violenza, Mimesis, Milano-Udine 2008, pp. 102. NUova edzione in diversa traduzione di Stato di necessita' e legittima difesa.
- Guenther Anders, La battaglia delle ciliegie. La mia storia d'amore con Hannah Arendt, Donzelli, Roma 2012, pp. LXXVI + 84.
- Guenther Anders, La catacomba molussica, Lupetti, Milano 2008, pp. 320.
- Guenther Anders, L'emigrante, Donzelli, Roma 2022, pp. XIV + 90.
- Guenther Anders, L'odio e' antiquato, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 88.
- Guenther Anders, Lo sguardo dalla torre, Mimesis, Milano-Udine 2012, pp. 194.
- Guenther Anders, L'uomo e' antiquato. I. Considerazioni sull'anima nell'era della seconda rivoluzione industriale, Il Saggiatore, Milano 1963, pp. 336.
- Guenther Anders, L'uomo e' antiquato. II. Sulla distruzione della vita nell'epoca della terza rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri, Torino 1992, pp. VI + 430.
- Guenther Anders, L'uomo sul ponte, Mimesis, Sesto San Giovanni (Mi) 2024, pp. XII + 278 (precedentemente pubblicato col titolo Essere o non essere. Dario di Hiroshima e Nagasaki, Einaudi, Torino 1961, pp. XVIII + 216).
- Guenther Anders, Noi figli di Eichmann, La Giuntina, Firenze 1995, pp. 112.
- Guenther Anders, Opinioni di un eretico, Theoria, Roma-Napoli 1991, pp. 110.
- Guenther Anders, Patologia della liberta', Palomar, Bari 1993, pp. 132.
- Guenther Anders, Stato di necessita' e legittima difesa. Violenza si' o no: una critica del pacifismo, Edizioni cultura della pace, San Domenico di Fiesole (Fi) 1997, pp. 80.
- Guenther Anders, Tesi sull'eta' atomica, Edizioni del Centro di ricerca per la pace, Viterbo 1991, pp. 16.
- Guenther Anders, Uomo senza mondo. Scritti sull'arte e la letteratura, Spazio Libri Editori, Ferrara 1991, pp. II + 238.
- Guenther Anders e Claude Eatherly, Il pilota di Hiroshima. Ovvero: la coscienza al bando, Einaudi, Torino 1962, Linea d'ombra, Milano 1992, pp. 224.
- Hannah Arendt, Guenther Stern-Anders, Le Elegie duinesi di R. M. Rilke, Asterios, Trieste 2014, 2019, pp. 80.
- Hannah Arendt - Guenther Anders, Scrivimi qualcosa di te. Lettere e documenti, Carocci, Roma 2017, pp. XVI + 194.
- Alessio Cernicchiaro, Guenther Anders. La Cassandra della filosofia, Petite Plaisance, Pistoia 2014, pp. 400.
- Devis Colombo, Patologie dell'esperienza. La filosofia di Guenther Anders fra contingenza e tecnica, Mimesis, Sesto San Giovanni (Mi) 2019, pp. 184.
- Micaela Latini e Vallori Rasini (a cura di), L'uomo e la (sua) fine. Saggi su Guenther Anders, Asterios, Trieste 2014, 2020, pp. 240.
- Micaela Latini e Vallori Rasini (a cura di), L'uomo e' antiquato? Guenther Anders e la scena attuale, volume monografico di "aut aut", n.397, marzo 2023, Il Sagiatore, Milano 2023, pp. 208.
- Franco Lolli, Guenther Anders, Orthotes, Napoli-Salerno 2014, pp. 94.
- Pier Paolo Portinaro, Il principio disperazione. Tre studi su Guenther Anders, Bollati Boringhieri, Torino 2003, pp. 180.
7. GALGENLIEDER. POSTPRANDIALE UN INNO DI LEVIATANI SOTTO OGNI LATITUDINE
Coi calci dei fucili e i manganelli
si sgombrano le piazze e ci si timbra
la zucca dei codardi stenterelli
panciafichisti e ingrati a madre patria.
Ma con le bombe folgori dal cielo
si rende polvere il borgo selvaggio
e imparano a non essere dei nostri
e vedono chi e' qui che comanda.
Se poi venisse l'ora del gran fungo
che ce ne frega a noi che preferiamo
un giorno da leone e quel che segue
(s'intende: se a schiattare sono gli altri).
E' questa l'arte magna del governo
chi muore muore purche' noi si viva
e col saccheggio e colle spoglie opime
magari ci tiriamo su un bel tempio.
Che ce ne puo' fregare a noi dei fessi
che stanno li' sotto i calci e le bombe
s'erano furbi erano qui con noi
a governare il mondo e a farsi i selfie.
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Simone Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994, pp. XXIV + 688.
- Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt. Per amore del mondo 1906-1975, Bollati Boringhieri, Torino 1990, 1994, pp. 642.
*
Maestre
- Martha C. Nussbaum, La fragilita' del bene, Il Mulino, Bologna 1996, 2004, 2011, pp. VI + 832.
- Lidia Menapace, Un pensiero in movimento. Scritti scelti (1959-2019), Alphabeta, Merano (Bz) 2023, pp. XXVI + 512, euro 24.
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 127 del 21 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 127 del 21 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Cose da vecchi
2. Un incontro con la dottoressa Antonella Litta il 20 agosto a Viterbo (con quattro nuovi ricordi di Vito Ferrante)
3. Jean-Marie Muller: La nonviolenza come esigenza filosofica (parte seconda e conclusiva)
4. Enrico Peyretti: Il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza
5. Alcuni ulteriori riferimenti utili
6. Alcune pubblicazioni di e su Guenther Anders
7. Postprandiale un inno di leviatani sotto ogni latitudine
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. COSE DA VECCHI
Ci dispiace che muoiano i vecchi come noi, e si capisce bene perche'.
E ci dispiace che muoiano i piu'giovani di noi, e anche di questo e' chiara la ragione.
Da vecchi si diventa sentimentali, si vorrebbe che non morisse nessuno.
Forse e' per questo che nei tempi andati si riteneva che i vecchi fossero saggi e si ascoltava la loro parola.
*
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Cessare di uccidere, salvare le vite.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. UN INCONTRO CON LA DOTTORESSA ANTONELLA LITTA IL 20 AGOSTO A VITERBO (CON QUATTRO NUOVI RICORDI DI VITO FERRANTE)
Giovedi' 20 agosto 2026 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" si e' tenuto un incontro di riflessione con la partecipazione della dottoressa Antonella Litta dell'Isde (Associazione medici per l'ambiente).
Nel corso dell'incontro sono state esaminate sia emergenze sociali ed ambientali locali che globali, sia alcuni dei disumani conflitti in corso, e si e' ragionato sulle iniziative nonviolente necessarie e adeguate a salvare le vite e a promuovere il bene comune.
Nel corso dell'incontro un ricordo particolare e' stato dedicato a Vito Ferrante, indimenticabile amico e compagno di tante necessarie lotte nonviolente.
*
Una minima notizia sulla dottoressa Antonella Litta
Antonella Litta ha svolto l'attivita' di medico di medicina generale a Nepi (Vt). E' specialista in Reumatologia ed ha condotto una intensa attivita' di ricerca scientifica presso l'Universita' di Roma "la Sapienza" e contribuito alla realizzazione di uno tra i primi e piu' importanti studi scientifici italiani sull'interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi, pubblicato sulla prestigiosa rivista "Clinical and Esperimental Rheumatology", n. 11, pp. 41-47, 1993. E' referente locale dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia) e per questa associazione e' responsabile e coordinatrice nazionale del gruppo di studio su "Trasporto aereo come fattore d'inquinamento ambientale e danno alla salute" nonche' referente nazionale per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall'inquinamento delle acque ad uso umano. E' referente per l'Ordine dei medici di Viterbo per l'iniziativa congiunta Fnomceo-Isde "Tutela del diritto individuale e collettivo alla salute e ad un ambiente salubre". Gia' responsabile dell'associazione Aires-onlus (Associazione internazionale ricerca e salute) e' stata organizzatrice di numerosi convegni medico-scientifici. Presta attivita' di medico volontario nei paesi africani. E' stata consigliera comunale. E' partecipe e sostenitrice di programmi di solidarieta' locali ed internazionali. E' impegnata nell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) a livello locale e provinciale. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio e il diritto all'abitare con iniziative di solidarieta' concreta. Presidente del Comitato "Nepi per la pace", e' impegnata in progetti di educazione alla pace, alla legalita', alla nonviolenza e al rispetto dell'ambiente. E' la portavoce del Comitato che si e' opposto vittoriosamente all'insensato ed illegale mega-aeroporto di Viterbo salvando la preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bullicame di dantesca memoria e che s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti. Come rappresentante dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (Isde-Italia) ha promosso una rilevante iniziativa per il risanamento delle acque del lago di Vico e in difesa della salute della popolazione dei comuni circumlacuali. E' oggi in Italia figura di riferimento nella denuncia della presenza dell'arsenico nelle acque destinate al consumo umano, e nella proposta di iniziative specifiche e adeguate da parte delle istituzioni per la dearsenificazione delle acque e la difesa della salute della popolazione. E' promotrice del "Coordinamento addio pesticidi". Per il suo impegno in difesa di ambiente, salute e diritti alla dottoressa Antonella Litta e' stato attribuito il 6 marzo 2013 a Roma il prestigioso "Premio Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai" con la motivazione: "per l'impegno a tutela della salute dei cittadini e della salubrita' del territorio". Il 18 ottobre 2013 ad Arezzo in occasione delle settime "Giornate italiane mediche per l'ambiente" le e' stato conferito il prestigioso riconoscimento da parte della "International Society of Doctors for the Environment" con la motivazione: "per la convinta testimonianza, il costante impegno, l'attenzione alla formazione e all'informazione sulle principali problematiche nell'ambito dell'ambiente e della salute". Il 25 novembre 2013 a Salerno le e' stato attribuito il prestigioso Premio "Trotula de Ruggiero".
*
Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Difendere quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo parte e custodi.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
*
Allegati in calce alcuni nuovi ricordi di Vito Ferrante e racconti degli incontri del sabato dell'Afesopsit da parte di Doria Principi, Paola Paniconi, Ermanno Maccaroni e Luciano Bonfrate, e tre iniziative di pace che invitiamo a sostenere.
* * *
Allegato primo: Luciano Bonfrate ricorda Vito Ferrante
Ho conosciuto Vito Ferrante credo negli anni Settanta. Siamo stati amici e compagni di lotte.
ho preso parte ad alcune delle iniziative da lui promosse in difesa dei diritti delle persone piu' oppresse.
Conosco anche l'esperienza dell'associazione da lui fondata, l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) e so che si riunisce ogni sabato alla "Fattoria di Alice" alle porte di Viterbo; so che la "Fattoria di Alice" e' stata realizzata da Vito e dai soci dell'Afesopsit.
Conoscevo anche le persone - Carlo Pesciotti e Teresa Blasi - che donarono il terreno su cui la fattoria e' stata realizzata proprio per svolgervi attivita' di solidarieta', di auto-mutuo-aiuto e di liberazione delle persone piu' oppresse; anche Carlo e Teresa, che ci hanno lasciato da anni, sono stati miei amici e compagni di lotte.
La "Fattoria di Alice" e' una presenza significativa nella realta' sociale e culturale viterbese.
*
L'improvvisa scomparsa di Vito il 29 aprile scorso ha lasciato un grande vuoto e una ferita profonda nella vita culturale, morale e civile di Viterbo e dell'Alto Lazio. Vito era una persona che aveva generosamente dedicato l'intera sua vita ad aiutare ogni persona bisognosa di aiuto e ad opporsi a tutte le ingiustizie e le violenze.
Particolarmente per l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" la sua perdita e' stata dolorosissima, anche perche' dell'associazione Vito era il cuore pulsante, l'instancabile animatore.
Negli ultimi mesi l'associazione ha continuato ad incontrarsi ogni sabato e sta cercando di elaborare il lutto (lutto che non e' stato l'unico, in questi drammatici mesi) e di proseguire le iniziative anche ridefinendo gli impegni e redistribuendo le responsabilita' organizzative ora che Vito non c'e' piu'.
Alcuni vecchi amici e compagni di lotte di Vito hanno compreso che in questo momento e' necessario essere ancor piu' vicini all'associazione e sostenere le sue attivita'.
*
Altri aspetti della vita di Vito attendono ancora di essere valorizzati: ad esempio non esiste ancora un catalogo delle sue opere di scultore, opere apprezzatissime dagli altri artisti e dagli intenditori d'arte.
Ed e' ancora da avviare anche una raccolta di documenti (scritti, fotografie, registrazioni, testimonianze) sulle sue molteplici attivita' di artista, di militante del movimento operaio, di pubblico amministratore, di volontario nella solidarieta', di promotore di esperienze comunitarie e di lotte nonviolente, e insomma di di persona buona; documenti da mettere a disposizione degli studiosi, di quanti lo conobbero, di tutti coloro che nella sua figura e nel suo operato possono trovare una fonte di ispirazione nell'impegno necessario per il bene comune dell'umanita', in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per la salvaguardia dell'intero mondo vivente.
* * *
Allegato secondo: Paola Paniconi ricorda Vito Ferrante e racconta gli incontri del sabato dell'Afesopsit
salve a tutti,
mi presento, sono Paola Paniconi di Fermo nelle Marche e sono socia dell'associazione "Psiche 2000" simile alla vostra Afesopsit, per diversi anni socia e co-presidente di un centro sociale per anziani, entrambe esperienze meravigliose e molto formative.
All'Afesopsit ci sono arrivata tramite due amicizie fantastiche, Doria e Roberto, e ho passato due sabati insieme a loro e a tutti voi decisamente interessanti e altrettanto formativi, incontri che hanno avuto un tocco di vera magia.
Mi e' stato chiesto di dire la mia opinione sulla vostra associazione, e con la mia esperienza posso esprimere solidarieta' per la perdita del vostro fondatore e fondamentale animatore Vito Ferrante, e capire che la mancanza di una presenza cosi' importante metterebbe in difficolta' qualsiasi gruppo...
La formazione che state svolgendo ogni sabato e' basilare, e il mio augurio e' quello di poter trovare tante persone che si possano occupare ognuna di una parte delle attivita' dell'Afesopsit e cosi' ritrovare l'armonia e l'efficacia perse con la perdita di Vito.
Con l'auspicio di poter tornare a trovarvi presto vi mando un abbraccio e i miei saluti piu' affettuosi.
* * *
Allegato terzo: Doria Principi ricorda Vito Ferrante e racconta gli incontri del sabato dell'Afesopsit
Non sento la tua mancanza
perche' avverto la tua presenza
Vedi, papa', la tua perdita e' stata atroce, ma ora mi sei ancor piu' vicino di quando eri in vita.
Un giorno mi parlasti di un amico come di una persona molto colta e istruita.
Dopo che sei salito in cielo, lui e' venuto in fattoria il sabato iniziando a parlare di te e di quello che eri stato in vita (io lo sapevo gia', non per niente ti chiamo papa').
Ha iniziato a parlare di tante cose ma, papa', vedessi come parla... mi sembra di tornare indietro quando andavo a scuola e ascoltavo i professori con entusiasmo, tanto che non avevo bisogno di studiare sul libro perche' ricordavo tutto.
E' cosi' che si pone lui con me, sono tanto presa che quando parla sono ipnotizzata ad ascoltare ogni minima parola che dice e per le emozioni che quelle parole mi provocano e che sento. Mi coinvolge a tal punto che quando termina mi dispiace e vorrei sentirlo piu' spesso.
Ho scoperto la sete di sapere che tenevo dentro di me da anni.
Ora non e' piu' il sabato per stare insieme solo per mangiare, ma anche per condividere delle emozioni mai provate prima.
Credo che tu dal cielo sei orgoglioso che il sabato non sia solo pranzo ma anche convivialita'.
* * *
Allegato quarto: Ermanno Maccaroni descrive gli incontri del sabato dell'Afesopsit
So' ito a mmagna' ggiu' a la fattoria
se magna bbene e nun ze spenne gnente
nun fosse 'sto vizziaccio ch'a la ggente
je vonno chiacchiera' dde povesia
dde musica de lotte novviolente
tutte fregnacce ch'uno pussa via
ch'a mme 'nvece me piace all'osteria
de 'mbriacasse e dde sta' lli' ccontente
a pparla' dde pallone e dde mignotte
e ssi cce capita la vorta bbona
cio' ggusto poi de metteme a ffa' a bbotte
e 'nvece cqui te dicheno perdona
te dicheno sii bbono ggiorno e nnotte
e 'n omo ch'ade' 'n omo ce se 'ntrona.
* * *
Allegato quinto: l'appello "Una persona, un voto"
vi preghiamo di sottoscrivere e diffondere questo appello "Una persona, un voto" affinche' a tutte le persone che vivono nel nostro paese, e che nel nostro paese intendono restare, dopo un ragionevole lasso di tempo (e crediamo che sei mesi sia abbastanza) sia riconosciuto il diritto di voto in tutte le elezioni, senza il quale non vi e' democrazia ma un regime razzista e schiavista in conflitto con i valori fondanti della stessa Costituzione della Repubblica italiana.
Di seguito riproponiamo l'appello cosi' come gia' diffuso nel 2017.
*
Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia
Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.
Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.
Una persona, un voto. Il momento e' ora.
*
Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato sesto: "per la pace nel cuore d'Europa", tre proposte
La prima proposta: scriviamo alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Carissime e carissimi,
vi preghiamo di voler scrivere alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Gli indirizzi di posta elettronica sono i seguenti: ambrusitalia at mid.ru, culturaroma at mid.ru, consitalia at mid.ru, emb_it at mfa.gov.ua, gc_it at mfa.gov.ua
Il messaggio che proponiamo e' il seguente:
"Gentilissimi ambasciatori di Russia ed Ucraina,
vi saremmo assai grati se voleste trasmettere questa richiesta di pace ai vostri governi.
Sia la pace nel cuore d'Europa.
Cessino immediatamente le uccisioni e le devastazioni.
Si passi immediatamente dal conflitto armato al negoziato diplomatico.
Si inviino aiuti umanitari a tutte le vittime della guerra che alla guerra sono sopravvissute.
Si costruisca un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
FIRMA, DATA, INDIRIZZO DEL MITTENTE".
Facciamo sentire la voce dell'umanita'.
Chi salva una vita salva il mondo.
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La seconda proposta: diffondiamo ovunque la richiesta rivolta ai governi di non uccidere piu'.
Alle persone amiche della nonviolenza, alle associazioni democratiche, alle istituzioni sollecite del bene comune, ai mezzi d'informazione, chiediamo di diffondere ovunque possibile questa richiesta rivolta ai governi di Russia ed Ucraina e con essi ai governi di tutti i paesi europei:
"Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di non uccidere piu' i cittadini di Russia e Ucraina.
Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di cessare immediatamente la guerra ed avviare immediatamente negoziati di pace.
Chiediamo a tutti i governi europei la pace disarmata e disarmante, che sola salva le vite, dall'Atlantico agli Urali.
Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Il movimento della societa' civile scaturito dall'appello 'per la pace nel cuore d'Europa'".
*
La terza proposta: sottoscriviamo e sosteniamo l'appello "per la pace nel cuore d'Europa".
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
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Allegato settimo: "per la liberazione di Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese"
Al Presidente dello Stato di Israele Yitzhak Herzog
Oggetto: richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese
Egregio Presidente,
Le scriviamo per formularLe la richiesta di concessione della grazia a Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese.
Non c'e' bisogno che illustriamo a Lei cio' che Lei gia' sa perfettamente: ovvero che Marwan Barghouti puo' dare un contributo fondamentale e decisivo per la risoluzione pacifica, fondata sulla verita', la giustizia e la comprensione reciproca, del conflitto israelo-palestinese nel pieno rispetto di tutti i diritti di entrambi i popoli e di ogni persona.
Dinanzi alla tragedia tuttora in corso e' ragionevole pensare che la liberazione di Marwan Barghouti possa essere il passo indispensabile per avviare un circolo virtuoso dopo cosi' tante sofferenze.
Ignoriamo quali siano le precise e specifiche procedure istituzionali previste nell'ordinamento giuridico del suo Paese per attivare l'istituto della concessione della grazia, ma con questa lettera aperta La preghiamo di adoperarSi a questo fine che ci sembra essere, per usare il linguaggio di Gandhi, un vero e proprio "fine sovraordinato" rispetto a tante altre considerazioni.
Liberi Marwan Barghouti: il popolo di Israele, il popolo di Palestina, e tutti i popoli e le persone ragionevoli del mondo Gliene saranno per sempre grati.
Voglia gradire distinti saluti.
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3. TESTI. JEAN-MARIE MULLER: LA NONVIOLENZA COME ESIGENZA FILOSOFICA (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)
[Da Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Plus - Pisa University Press, Pisa 2004 (traduzione italiana di Enrico Peyretti dell'edizione originale Le principe de non-violence. Parcours philosophique, Desclee de Brouwer, Paris 1995), riproponiamo il capitolo terzo: "La nonviolenza come esigenza filosofica" (pp. 67-89). Ringraziamo di cuore Enrico Peyretti per averci messo a disposizione la sua traduzione e la casa editrice Plus - Pisa University Press per il suo consenso]
Emmanuel Levinas: l'umanesimo dell'altro uomo
Emmanuel Levinas contesta il primato dato all'ontologia nella tradizione filosofica occidentale. L'ontologia intende l'esistenza come una persistenza nell'essere: "Essere e' lo sforzo di essere, il fatto di perseverare nel proprio essere" (31). L'essere si accontentata allora di una ri-flessione sull'esistenza che diventa un ripiegamento su di se', un egoismo. L'essere non si preoccupa che di soddisfare i suoi bisogni, cerca di affermarsi nella possessione e nel dominio. "In tutto il mio lavoro - afferma Emmanuel Levinas - c'e' come una svalutazione della nozione di essere che, nella sua ostinazione ad essere, nasconde violenza e male, ego ed egoismo" (32).
La liberta' dell'uomo che non si cura che di se stesso si smarrisce nell'arbitrario: tutto gli e' permesso, anche l'omicidio. Una tale concezione dell'esistenza mantiene l'essere in una compiacenza di se' e in un disconoscimento dell'altro. L'ontologia cosi' concepita e' una filosofia della potenza, della dominazione, della conquista, della violenza e della guerra. Se la sola cura dell'uomo e' di conservarsi nell'essere, egli si oppone inevitabilmente all'altro uomo che compare in faccia a lui come un avversario. Per Emmanuel Levinas, "essere o non essere, non e' probabilmente la questione giusta" (33). Poiche' "l'essere non e' mai - contrariamente a cio' che dicono tante tradizioni rassicuranti - la propria ragion d'essere" (34).
L'incontro dell'altro uomo interrompe la solitudine e l'egoismo dell'uomo; il riconoscimento dell'altro uomo e' l'avvenimento decisivo che segna l'inizio dell'esistenza umana dell'uomo. Avvicinandomi, l'altro uomo sollecita la mia assistenza (dal latino ad-sistere: tenersi presso a qualcuno) e mi rivolge una domanda: con cio', egli disturba la mia tranquillita', mette in questione la mia liberta' e sregola la mia buona coscienza.
L'incontro dell'altro uomo mi fa scoprire il suo volto, perche' "il volto e' l'identita' stessa di un essere" (35). Attraverso il volto dell'altro uomo appare nello stesso momento la vulnerabilita' dell'essere e la sua trascendenza: la sua vulnerabilita', perche' "il volto nella sua nudita' di volto mi presenta il denudamento del povero e dello straniero" (36); la sua trascendenza, perche' "l'Infinito mi viene all'idea nella significanza del volto" (37) e "l'idea dell'Infinito designa una altezza e una nobilta', una trascendenza" (38).
La scoperta del volto dell'altro uomo nella sua vulnerabilita' e nella sua trascendenza mi fa prendere coscienza nello stesso momento della possibilita' e dell'impossibilita' dell'omicidio; questa presa di coscienza e' l'affermazione della mia coscienza morale. "La relazione al volto, afferma Emmanuel Levinas, e' immediatamente etica. Il volto e' cio' che non si puo' uccidere, o almeno cio' il cui senso consiste nel dire: "non uccidere". L'omicidio, e' vero, e' un fatto banale: si puo' uccidere un altro; l'esigenza etica non e' una necessita' ontologica. La proibizione di uccidere non rende affatto l'omicidio impossibile, anche se l'autorita' della proibizione si mantiene nella buona coscienza del male compiuto - malignita' del male" (39). Nello stesso momento in cui Altri "si offre alla punta della spada o alla palla del revolver", egli oppone alla forza che minaccia di colpirlo "non una forza piu' grande [...], ma la trascendenza stessa del suo essere. [...] Questo infinito, piu' forte dell'omicidio, ci resiste gia' nel suo volto, e' il suo volto, e' l'espressione originale, e' la prima parola: tu non commetterai omicidio" (40). Lo sguardo dell'altro, per la resistenza all'omicidio che esprime, paralizza il mio potere, disarma la mia volonta'. Cosi', "l'idea dell'infinito, lungi dal violare lo spirito, condiziona la nonviolenza stessa, cioe' instaura l'etica" (41). Per Emmanuel Levinas la filosofia non comincia affatto con l'ontologia, ma con l'etica. L'etica non e' una branca della filosofia, ma "la filosofia prima" (42).
L'affermazione essenziale dell'etica e' l'esigenza di nonviolenza, che deve prevalere nella relazione tra un uomo e un altro uomo. "Alla nozione del "non uccidere", afferma Emmanuel Levinas, io do un significato che non e' una semplice proibizione dell'omicidio vero e proprio; essa diventa una definizione o una descrizione fondamentale dell'evento umano dell'essere, che e' un permanente discernimento riguardo all'atto violento e omicida verso l'altro" (43). ""Non uccidere", precisa ancora Levinas, non e' dunque una semplice regola di condotta. Esso appare come il principio del discorso stesso e della vita spirituale" (44).
Io non posso incontrare l'altro senza che, in qualche modo, io entri in conversazione con lui. Incontrare l'altro e' parlargli: "Palare e' nello stesso tempo conoscere l'altro e farsi conoscere da lui. [...] Questo commercio che la parola implica, e' precisamente l'azione senza violenza" (45). Il linguaggio e' l'atto dell'uomo ragionevole, che rinuncia alla violenza per entrare in relazione con l'altro. "Ragione e linguaggio sono esterni alla violenza. L'ordine spirituale consiste in essi! E se la morale deve davvero escludere la violenza, bisogna che un legame profondo colleghi ragione, linguaggio e morale" (46).
Avvicinandomi e venendo incontro a me, l'altro uomo mi interpella e mi sollecita: egli fa appello alla mia responsabilita'. Rispondergli e' rispondere di lui. Scoprendo il volto di altri io divento responsabile di lui. Certo, io potrei distogliermi da lui, ma umanamente non lo posso: "Il volto si impone a me senza che io possa restare sordo al suo appello, ne' dimenticarlo, senza che io possa cessare di essere responsabile della sua miseria" (47). Incontrando l'altro uomo, io divento il suo ob-ligato (dal latino ob-ligare, essere legato); io ho l'obbligo di non lasciarlo solo. Diventando responsabile dell'altro, io accedo alla dignita' di un essere unico e insostituibile: la mia responsabilita' e' una elezione. "Essere io significa, da questo momento, non potersi sottrarre alla responsabilita'. [...] Ma la responsabilita' che vuota l'io della sua indipendenza e del suo egoismo [...] conferma l'unicita' dell'io. E' un fatto che nessuno puo' rispondere al mio posto" (48). Cosi' l'uomo diventa lui stesso, non ri-flettendo su di se', ma diventando responsabile dell'altro: "Si tratta di dire l'identita' stessa dell'io umano a partire dalla responsabilita'" (49). Cio' che fonda e struttura l'umanita' dell'uomo e' la responsabilita' per l'altro uomo. E' questa responsabilita' che da' senso, dignita' e grandezza all'esistenza umana. Emmanuel Levinas non cessa di sostenere l'inversione, il rovesciamento che sostituisce al per-se' dell'ontologia, il per-l'altro dell'etica.
Questa presenza dell'altro uomo ai miei fianchi viene a disturbarmi, a importunarmi; essa mi strappa al mio comodo e mi obbliga ad abbandonare ogni riparo. Incontrando l'altro, io mi espongo a lui, io corro dei rischi, io divento vulnerabile. Tenendomi di fronte all'altro, io mi espongo alle ferite e agli oltraggi: "L'uno si espone all'altro come una pelle si espone a cio' che la ferisce, come una guancia offerta a colui che colpisce" (50). Ma l'uomo deve avere il coraggio di affrontare questi pericoli: "La comunicazione con altri non puo' essere trascendente se non come vita pericolosa, come un bel rischio da correre" (51).
La mia responsabilita' verso l'altro s'impone a me qualunque sia il suo atteggiamento verso di me. La relazione all'altro e' "non simmetrica", perche' "io sono responsabile dell'altro senza attendere il reciproco, dovesse costarmi la vita. Il reciproco e' affare suo" (52). Io non sono mai sciolto verso l'altro ed arrivo sempre in ritardo all'appuntamento che ho con lui. La mia responsabilita' verso altri consiste "nell'andare all'altro senza curarmi del suo movimento verso di me, o, piu' esattamente, nell'avvicinarlo in maniera che, al di la' di tutte le relazioni reciproche che non mancheranno di stabilirsi tra me e il mio prossimo, io abbia sempre compiuto un passo di piu' verso di lui" (53). Emmanuel Levinas non si stanca di citare una frase pronunciata da uno dei personaggi dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, Marcello, il fratello dello starec Zosima: "Ciascuno di noi e' colpevole davanti a tutti, per tutti e per tutto, e io piu' degli altri" (54).
La responsabilita' verso l'altro uomo si esprime essenzialmente nella bonta' verso di lui. E' mediante la bonta' che l'uomo diventa un artigiano di pace: "La pace non puo' dunque identificarsi con la fine dei combattimenti, che finiscono per mancanza di combattenti, per la disfatta degli uni e la vittoria degli altri, cioe' con i cimiteri o gli imperi universali futuri. La pace deve essere la mia pace, in una relazione che parte da un io e va verso l'Altro, nel desiderio e nella bonta', in cui l'io nello stesso tempo si mantiene ed esiste senza egoismo" (55).
Emmanuel Levinas definisce cosi' una nuova ontologia, non piu' fondata sulla conoscenza di se stessi, ma sulla bonta' verso l'altro: essere e' essere-per-altri, cioe' essere buono. Mentre la tradizione filosofica occidentale stabilisce i diritti dell'io di fronte all'altro, la filosofia di Levinas fonda i privilegi dell'altro in rapporto a me. I diritti dell'uomo sono anzitutto i diritti dell'altro uomo: la carita' ben ordinata comincia dall'altro. E' nella bonta' verso l'altro che l'io si afferma e si costruisce come essere umano. La bonta' e' la vera risposta alla sollecitazione del volto dell'altro: "Avventura assoluta, in una imprudenza primordiale, la bonta' e' la trascendenza stessa" (56). Nel movimento della bonta' l'io si disinteressa di se stesso per curarsi innanzitutto dell'altro. La bonta' e' disinteresse: "La bonta' consiste nel porsi nell'essere in modo tale che Altri vi conti piu' di me stesso" (57). In questa prospettiva, Levinas non definisce piu' la filosofia come l'amore della saggezza, ma come "la saggezza dell'amore al servizio dell'amore" (58).
Diventando responsabile dell'altro, io divento responsabile della sua morte: "La paura della morte dell'altro e' certamente alla base della responsabilita' per l'altro" (59). Scoprendo il volto dell'altro, nella sua nudita' e vulnerabilita', io prendo coscienza che egli e' esposto alla morte e mi inquieto per lui. Questa non-indifferenza alla morte dell'altro e' una delle manifestazioni della mia bonta' verso di lui. E "questa inquietudine per la morte dell'altro passa davanti alla preoccupazione per me" (60). Esiste cosi' nell'uomo "la vocazione di un esistere per altri piu' forte che la minaccia della morte" (61). E' questa vocazione che Levinas chiama la vocazione "alla santita'". Dal momento in cui l'uomo teme di piu' la morte dell'altro che la sua propria, egli preferisce morire piuttosto che uccidere. Cosi' l'uomo compie la sua umanita' nel decidersi a "esistere per l'altro, cioe' a mettersi in questione e temere l'omicidio piu' della morte" (62). Assumendo il rischio di morire per non uccidere, l'uomo da' alla sua vita un senso che la morte stessa non puo' sopprimere. La responsabilita' per l'altro, esprimendosi nella bonta', conferisce un senso alla vita che da' un senso alla morte stessa, un "senso che non si misura con l'essere o il non essere, perche', al contrario, l'essere si determina a partire dal senso" (63).
Ci sembra che le riflessioni di Levinas sulla responsabilita' dell'uomo verso l'altro uomo e sul carattere imperativo del comandamento "tu non uccidere", costituiscano un apporto estremamente prezioso per il fondamento di una filosofia della nonviolenza. Certo, molte affermazioni di Levinas meriterebbero una discussione. E' cosi' difficile condividere il suo pensiero quando egli fissa la relazione di se stessi all'altro in una situazione di intera dissimmetria e di totale non-reciprocita'. Su questo punto Paul Ricouer ha ragione di porre a Levinas questa domanda: "Non occorre forse che la voce dell'Altro che mi dice "tu non uccidere", sia fatta mia al punto di diventare una mia convinzione?" (64). E se, in effetti, io accolgo, riconosco e interiorizzo la voce dell'altro che mi parla attraverso il suo volto, allora si stabilisce con lui una comunicazione, un dialogo e dunque una reciprocita'. Dunque, l'io non rimane in un atteggiamento di pura "passivita'", come pretende Levinas. Ma se conviene forse prendere qualche distanza da alcune delle sue formulazioni, cio', almeno a nostro avviso, non potrebbe arrivare a mettere in questione la verita' delle sue intuizioni. Queste, se noi vogliamo seguirle, ci conducono al cuore della vera filosofia, cioe' di una vera "saggezza d'amore", di una vera saggezza della bonta'. (Avremo presto l'occasione di ritornare a Levinas e di interrogarlo sulla questione dell'azione non violenta, senza che egli possa, secondo noi, darci una risposta soddisfacente).
*
Note
31. Emmanuel Levinas, in François Poirie', Emmanuel Levinas, Besançon, Editions La Manufacture, 1992, p. 96.
32. Idem, ibidem, p. 90.
33. Idem, ibidem, p. 140.
34. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, Paris, Le Livre de Poche, 1992, Biblio-Essais, p. 121; trad. ital. a cura di E. Baccarini, Roma, Citta' Nuova 1984.
35. Emmanuel Levinas, Entre nous, Essais sur le penser-a'-l'autre, Paris, Grasset, 1991, p. 46.
36. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, Essai sur l'exteriorite', Paris, Le Livre de Poche 1992, Biblio-Essais, p. 234.
37. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 101.
38. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., 31.
39. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 81.
40. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., p. 217.
41. Idem, ibidem, p. 223.
42. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 71.
43. Emmanuel Levinas, in François Poirie', Emmanuel Levinas, op. cit., p. 100.
44. Emmanuel Levinas, Difficile liberte', Paris, Le Livre de Poche, 1990, Biblio-Essais, p. 21; tard. ital. parziale a cura di G. Penati, Difficile liberta'. Saggi sul giudaismo, La Scuola, Brescia 1986.
45. Idem, ibidem, p. 20.
46. Idem, ibidem, p. 19.
47. Emmanuel Levinas, Humanisme de l'autre homme, Paris, Le Livre de Poche, 1994, Biblio-Essais, p. 52-53; trad. ital. Umanesimo dell'altro uomo, a cura di A. Moscato, il melangolo, Genova 1985.
48. Idem, ibidem, pp. 53-54.
49. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 97.
50. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, Paris, Le Livre de Poche 1990, Biblio-Essais, p. 83; trad. ital. Altrimenti che essere o al di la' dell'essenza, a cura di S. Petrosino e M. T. Aiello, Jaca Book, Milano 1983.
51. Idem, ibidem, p. 190.
52. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 94-95.
53. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, op. cit., p. 134.
54. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, trad. ital. di Pina Maiani, Sansoni, Firenze 1966, p. 415.
55. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., p. 342.
56. Idem, ibidem, p. 341.
57. Idem, ibidem, p. 277.
58. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, op. cit., p. 253.
59. Emmanuel Levinas, Ethique et Infini, op. cit., p. 117-118.
60. Emmanuel Levinas, Entre nous, op. cit. p. 228.
61. Idem, ibidem, p. 10.
62. Emmanuel Levinas, Totalite' et Infini, op. cit., p. 275.
63. Emmanuel Levinas, Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence, op. cit., p. 205.
64. Paul Ricoeur, Soi-meme comme un autre, op. cit., p. 391.
4. REPETITA IUVANT. ENRICO PEYRETTI: IL NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA
[Da Enrico Peyretti, uno dei maestri della cultura della pace, riceviamo e diffondiamo]
La proposta del Nobel per la Pace ai bambini di Gaza (Avvenire, 5 agosto), presentata stamani alla 232esima Presenza settimanale di Pace (piazza Carignano, Torino) e' importante e giusta. Propongo qui che chi vuole mandi a lettere at avvenire.it oppure a segr.direttore at avvenire.it questo o simile testo:
"Io sottoscritto chiedo che il quotidiano Avvenire, ed altre eventuali voci concordi, popongano l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza. Essi sono le vittime piu' numerose, piu' innocenti, piu' rappresentative di tutti i colpiti dal male disumano di tutte le guerre".
Firma e indirizzo mail.
*
Chi approva l'iniziativa la diffonda attraverso i suoi contatti.
5. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
6. MAESTRI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI E SU GUENTHER ANDERS
- Guenther Anders, Amare, ieri. Appunti sulla storia della sensibilita', Bollati Boringhieri, Torino 2004, pp. 172.
- Guenther Anders, Brevi scritti sulla fine dell'uomo, Asterios, Trieste 2016, pp. 110.
- Guenther Anders, Discesa all'Ade, Bollati Boringhieri, Torino 2008, pp. 176.
- Guenther Anders, Discorso sulle tre guerre mondiali, Linea d'ombra, Milano 1990, pp. 112.
- Guenther Anders, Dopo Holocaust, 1979, Bollati Boringhieri, Torino 2014, pp. 112.
- Guenther Anders, Essere o non essere. Dario di Hiroshima e Nagasaki, Einaudi, Torino 1961, pp. XVIII + 216.
- Guenther Anders, Kafka. Pro e contro, Corbo, Ferrara 1989, pp. XVIII + 138.
- Guenther Anders, Il mondo dopo l'uomo. Tecnica e violenza, Mimesis, Milano-Udine 2008, pp. 102. NUova edzione in diversa traduzione di Stato di necessita' e legittima difesa.
- Guenther Anders, La battaglia delle ciliegie. La mia storia d'amore con Hannah Arendt, Donzelli, Roma 2012, pp. LXXVI + 84.
- Guenther Anders, La catacomba molussica, Lupetti, Milano 2008, pp. 320.
- Guenther Anders, L'emigrante, Donzelli, Roma 2022, pp. XIV + 90.
- Guenther Anders, L'odio e' antiquato, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 88.
- Guenther Anders, Lo sguardo dalla torre, Mimesis, Milano-Udine 2012, pp. 194.
- Guenther Anders, L'uomo e' antiquato. I. Considerazioni sull'anima nell'era della seconda rivoluzione industriale, Il Saggiatore, Milano 1963, pp. 336.
- Guenther Anders, L'uomo e' antiquato. II. Sulla distruzione della vita nell'epoca della terza rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri, Torino 1992, pp. VI + 430.
- Guenther Anders, L'uomo sul ponte, Mimesis, Sesto San Giovanni (Mi) 2024, pp. XII + 278 (precedentemente pubblicato col titolo Essere o non essere. Dario di Hiroshima e Nagasaki, Einaudi, Torino 1961, pp. XVIII + 216).
- Guenther Anders, Noi figli di Eichmann, La Giuntina, Firenze 1995, pp. 112.
- Guenther Anders, Opinioni di un eretico, Theoria, Roma-Napoli 1991, pp. 110.
- Guenther Anders, Patologia della liberta', Palomar, Bari 1993, pp. 132.
- Guenther Anders, Stato di necessita' e legittima difesa. Violenza si' o no: una critica del pacifismo, Edizioni cultura della pace, San Domenico di Fiesole (Fi) 1997, pp. 80.
- Guenther Anders, Tesi sull'eta' atomica, Edizioni del Centro di ricerca per la pace, Viterbo 1991, pp. 16.
- Guenther Anders, Uomo senza mondo. Scritti sull'arte e la letteratura, Spazio Libri Editori, Ferrara 1991, pp. II + 238.
- Guenther Anders e Claude Eatherly, Il pilota di Hiroshima. Ovvero: la coscienza al bando, Einaudi, Torino 1962, Linea d'ombra, Milano 1992, pp. 224.
- Hannah Arendt, Guenther Stern-Anders, Le Elegie duinesi di R. M. Rilke, Asterios, Trieste 2014, 2019, pp. 80.
- Hannah Arendt - Guenther Anders, Scrivimi qualcosa di te. Lettere e documenti, Carocci, Roma 2017, pp. XVI + 194.
- Alessio Cernicchiaro, Guenther Anders. La Cassandra della filosofia, Petite Plaisance, Pistoia 2014, pp. 400.
- Devis Colombo, Patologie dell'esperienza. La filosofia di Guenther Anders fra contingenza e tecnica, Mimesis, Sesto San Giovanni (Mi) 2019, pp. 184.
- Micaela Latini e Vallori Rasini (a cura di), L'uomo e la (sua) fine. Saggi su Guenther Anders, Asterios, Trieste 2014, 2020, pp. 240.
- Micaela Latini e Vallori Rasini (a cura di), L'uomo e' antiquato? Guenther Anders e la scena attuale, volume monografico di "aut aut", n.397, marzo 2023, Il Sagiatore, Milano 2023, pp. 208.
- Franco Lolli, Guenther Anders, Orthotes, Napoli-Salerno 2014, pp. 94.
- Pier Paolo Portinaro, Il principio disperazione. Tre studi su Guenther Anders, Bollati Boringhieri, Torino 2003, pp. 180.
7. GALGENLIEDER. POSTPRANDIALE UN INNO DI LEVIATANI SOTTO OGNI LATITUDINE
Coi calci dei fucili e i manganelli
si sgombrano le piazze e ci si timbra
la zucca dei codardi stenterelli
panciafichisti e ingrati a madre patria.
Ma con le bombe folgori dal cielo
si rende polvere il borgo selvaggio
e imparano a non essere dei nostri
e vedono chi e' qui che comanda.
Se poi venisse l'ora del gran fungo
che ce ne frega a noi che preferiamo
un giorno da leone e quel che segue
(s'intende: se a schiattare sono gli altri).
E' questa l'arte magna del governo
chi muore muore purche' noi si viva
e col saccheggio e colle spoglie opime
magari ci tiriamo su un bel tempio.
Che ce ne puo' fregare a noi dei fessi
che stanno li' sotto i calci e le bombe
s'erano furbi erano qui con noi
a governare il mondo e a farsi i selfie.
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Simone Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994, pp. XXIV + 688.
- Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt. Per amore del mondo 1906-1975, Bollati Boringhieri, Torino 1990, 1994, pp. 642.
*
Maestre
- Martha C. Nussbaum, La fragilita' del bene, Il Mulino, Bologna 1996, 2004, 2011, pp. VI + 832.
- Lidia Menapace, Un pensiero in movimento. Scritti scelti (1959-2019), Alphabeta, Merano (Bz) 2023, pp. XXVI + 512, euro 24.
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 127 del 21 agosto 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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