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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 142
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 142
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sat, 05 Sep 2026 06:35:15 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 142 del 5 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Aut aut
2. La famiglia di Vito Ferrante ringrazia i Facchini di Santa Rosa per la "girata" in ricordo di Vito. E sabato 5 settembre si svolge un nuovo incontro dell'Afesopsit alla "Fattoria di Alice"
3. Jean-Marie Muller: Conclusione de "Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace"
4. Altre prestigiose personalita' della societa' civile da varie parti d'Italia chiedono la rimozione della scritta fascista dalla facciata della scuola intitolata al martire della Resistenza Mariano Buratti a Viterbo
5. Una proposta al presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" Enrico Mezzetti
6. Il Presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia", Enrico Mezzetti, ha scritto al Presidente della Provincia di Viterbo per chiedere un incontro sulla vicenda della scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
7. Il ragionamento di un vecchio consigliere, indirizzato agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo
8. Danilo Dolci ricorda Aldo Capitini
9. Alcuni ulteriori riferimenti utili
10. Segnalazioni librarie
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. AUT AUT
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. LA FAMIGLIA DI VITO FERRANTE RINGRAZIA I FACCHINI DI SANTA ROSA PER LA "GIRATA" IN RICORDO DI VITO. E SABATO 5 SETTEMBRE SI SVOLGE UN NUOVO INCONTRO DELL'AFESOPSIT ALLA "FATTORIA DI ALICE"
Da Antonella Ferrante un commosso ringraziamento ai Facchini di Santa Rosa per la "girata" in ricordo di Vito
"Ci sono legami che superano il tempo, cementati da valori condivisi come l'altruismo, la fede e il senso di comunita'.
E' questo il filo invisibile, ma indissolubile, che lega mio padre Vito Ferrante al Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa.
L'emozionante omaggio della "girata" a lui dedicata durante il trasporto della Macchina di Santa Rosa del 3 settembre 2026 ci riempie il cuore di commozione e profondo orgoglio.
Questo legame affonda le radici lontano.
Gia' nel 1988 mio padre volle omaggiare i Facchini realizzando una scultura in legno e gesso che catturava l'essenza del Trasporto: Unione fisica e spirituale simbolo di forza e solidarieta'.
La scultura, oggi custodita nel Museo del Sodalizio, non era solo un'opera d'arte, ma il simbolo di un'amicizia fraterna.
Anni dopo, quando mio padre fondo' l'associazione Afesopsit (Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia)
e la sua amata Fattoria di Alice, quel seme di solidarieta' inizio' a donare i suoi frutti.
La profonda stima si e' trasformata in un legame indissolubile, grazie al prezioso sostegno del Sodalizio, un alleato fraterno e instancabile sempre pronto a sostenerlo con donazioni e splendide iniziative benefiche a favore dei piu' fragili.
Mio padre credeva fermamente e sognava una societa' senza barriere e senza stigma, dove nessuno viene lasciato indietro o giudicato per le proprie fragilita'.
Il Vostro omaggio sia un esempio per tutti: le fascie piu' deboli della societa' vanno protette e sostenute, sempre proprio come Voi sostenete il peso della Macchina.
Credo che l'esempio dei Facchini, capaci di farsi carico di un peso immenso restando uniti, debba spingerci a riflettere sulla necessita' di abbattere ogni forma di stigma e di sostenere concretamente le fasce piu' deboli e fragili della nostra comunita', senza lasciare indietro nessuno.
Solo restando uniti e solidali possiamo sperare in un cammino autentico.
Grazie Santa Rosa per questa infinita gioia che ci doni.
A nome della famiglia Ferrante, rivolgo il piu' sentito e profondo ringraziamento al Presidente del Sodalizio, al Capofacchino e a tutti i Facchini di Santa Rosa. Grazie per la vostra vicinanza, per il vostro supporto costante e per aver fatto volare alto, ancora una volta, il ricordo di mio padre.
Con immensa stima e riconoscenza,
Antonella Ferrante"
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sabato 5 settembre un nuovo incontro dell'Afesopsit alla "Fattoria di Alice"
Sabato 5 settembre 2026 si terra' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo).
All'incontro, che si svolge nella piu' completa gratuita' e solidarieta', sono invitate tutte le persone interessate, ogni persona e' benvenuta, ed a tutte verra' fatto dono di una pubblicazione per la pace, la solidarieta', il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa dell'intero mondo vivente, in memoria di Vito Ferrante.
Come ogni sabato si comincia con la condivisione del pasto (intorno alle ore 13), si prosegue con lo scambio di doni e si conclude con un colloquio corale (che inizia di solito intorno alle ore 14) su argomenti che solitamente spaziano dalla musica alla poesia, dalla riflessione morale e civile alla proposta di iniziative di solidarieta' per difendere, promuovere ed inverare i diritti di tutte e tutti.
Tutto avviene nel ricordo di Vito Ferrante, indimenticabile fondatore ed animatore dell'associazione, che ci ha lasciati il 29 aprile scorso ed al quale gia' la sera di giovedi' 3 settembre nel corso del trasporto della Macchina di Santa Rosa (la piu' importante festa di Viterbo) verra' dedicata una "girata" della Macchina da parte dei Facchini, "girata" che costituisce il piu' grande onore che la citta' di Viterbo dedica a chi, come Vito, ha reso illustre se' stesso e la citta' con la sua testimonianza e il suo operato di persona buona e costruttrice di solidarieta' e di pace.
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Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
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Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 3 settembre 2026
3. TESTI. JEAN-MARIE MULLER: CONCLUSIONE DE "IL PRINCIPIO NONVIOLENZA. UNA FILOSOFIA DELLA PACE"
[Da Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Plus - Pisa University Press, Pisa 2004 (traduzione italiana di Enrico Peyretti dell'edizione originale Le principe de non-violence. Parcours philosophique, Desclee de Brouwer, Paris 1995), riproponiamo la Conclusione (pp. 303-305). Ringraziamo di cuore Enrico Peyretti per averci messo a disposizione la sua traduzione e la casa editrice Plus - Pisa University Press per il suo consenso]
L'idea dominante che finora e' prevalsa nelle nostre societa' e' che non e' possibile lottare efficacemente contro la violenza che opponendole una contro-violenza. Se tanti filosofi, dopo aver affermato l'esigenza etica della nonviolenza, non hanno saputo, in definitiva, fare altro che riconoscere la necessita' e la legittimita' della contro-violenza, e' perche' non sono stati in grado di concepire un'azione nonviolenta contro la violenza. Tutto, nella nostra cultura, ci porta a pensare il nostro rapporto con la violenza attraverso la coppia violenza/contro-violenza e non attraverso la coppia violenza/nonviolenza. La convinzione che fonda l'opzione per la nonviolenza e' che la contro-violenza non e' efficace per combattere il sistema della violenza, perche' in realta' ne fa parte essa stessa, e dunque non fa altro che alimentarla e perpetuarla.
Il principio nonviolenza implica l'esigenza di ricercare un modo nonviolento di agire efficacemente contro la violenza. L'esperienza di numerose lotte ha dimostrato l'efficacia della strategia di lotta nonviolenta per permettere agli uomini e ai popoli di recuperare la loro dignita' e liberta'. Certo, questa efficacia e' necessariamente relativa e il fallimento e' sempre possibile, ma l'azione nonviolenta permette ad un uomo di avere un atteggiamento coerente e responsabile di fronte alla violenza degli altri uomini. Tuttavia, non e' l'efficacia dell'azione nonviolenta che giustifica il principio di nonviolenza. Se volessimo limitarci a fondare la pertinenza del principio nonviolenza sull'efficacia dell'azione nonviolenta, presto o tardi verremmo ad urtare contro i limiti di questa azione e, a quel punto, dovremmo rifiutare la fondatezza di quel principio.
Il principio nonviolenza ci conduce ad operare una rivoluzione copernicana nella nostra maniera di pensare l'efficacia della lotta contro la violenza. Da secoli siamo abituati a pensare l'efficacia essenzialmente come l'effetto della violenza. Piu' o meno coscientemente, siamo arrivati a identificare l'efficacia con la violenza. Ma non vogliamo cogliere altro che l'efficacia della violenza e ci rifiutiamo di vedere la violenza dell'efficacia, cioe' occultiamo ai nostri stessi occhi la violenza della violenza. Attraverso la coppia violenza/contro-violenza, la lotta contro la violenza e' condotta mediante l'opposizione frontale ai suoi effetti meccanici. Si tratta di uno scontro di due forze fisiche della stessa natura. Allora, per vincere la violenza e' necessario mettere in atto una piu' grande violenza. Certo, nell'immediato, la contro-violenza puo' riuscire a spezzare l'energia della violenza avversa e puo' farci credere di aver ottenuto una vittoria. Ma, in realta', questa vittoria ha ogni probabilita' di rivelarsi illusoria perche', in definitiva, abbiamo dato forza alla presa della violenza sulla storia, abbiamo contribuito a chiudere la storia nella logica della violenza, abbiamo fatto della violenza una necessita'. Ricorrere alla contro-violenza per combattere la violenza, e' correre il rischio di allungare indefinitamente la catena delle violenze. Attraverso la coppia violenza/nonviolenza, si tratta appunto di spezzare questa catena. Certo, l'azione nonviolenta mira ugualmente a interrompere gli effetti della violenza, ma sforzandosi prima di tutto di lottare contro le sue cause. Piuttosto che contenere le acque del torrente, si tratta di prosciugarle alla sorgente.
Henri-Bernard Vergote ha sottolineato giustamente che "la violenza non puo' essere considerata una semplice varieta' della forza": "Alla luce della spiritualita' che la sente come il proprio opposto, la violenza appare come un atteggiamento o un modo di essere" (1). Cosi' pure – egli precisa – la spiritualita' non e' una forza, ma un atteggiamento. In questa ottica egli denuncia "il malinteso sulla spiritualita' considerata dal solo punto di vista della sua possibile efficacia: allora la si giustifica se appare come una forza, purche' appaia come l'opposto simmetrico della forza fisica, che produce gli stessi effetti ma con altri mezzi" (2). In effetti, prima di essere un'azione, la violenza e' un atteggiamento: un atteggiamento verso gli altri uomini, che produce un atteggiamento nei riguardi della morte e dell'omicidio. (Osserviamo che la vilta' e' anch'essa un atteggiamento). Allo stesso modo, la nonviolenza e' anzitutto ed essenzialmente un atteggiamento: un atteggiamento diverso (dalla vilta' e) dalla violenza, un diverso atteggiamento verso gli altri uomini, che produce un diverso atteggiamento nei riguardi della morte e dell'omicidio. La nonviolenza e' l'atteggiamento etico e spirituale dell’'uomo in piedi che riconosce la violenza come la negazione dell'umanita' e che decide di rifiutare di sottomettersi al suo dominio. Un simile atteggiamento e' fondato sulla convinzione esistenziale che la nonviolenza e' una resistenza alla violenza piu' forte della contro-violenza. Cio' a cui mira, in sostanza, l'azione nonviolenta, e' creare le condizioni che permettano all'avversario che ha scelto la violenza di cambiare atteggiamento. Questo obiettivo e' una scommessa che implica un rischio di morte. E' precisamente in questo rischio che si trova la speranza della vita.
Se la nonviolenza fosse soltanto un metodo di azione che cercasse di ottenere con altri mezzi cio' a cui mira la violenza, bisognerebbe allora giudicarla soltanto dai suoi risultati, che sarebbero gli unici a giustificarla. E converrebbe cambiare metodo quando fosse giudicata inefficace. Ma se la nonviolenza e' un atteggiamento, l'atteggiamento dell'uomo ragionevole che cerca di dare senso e trascendenza alla sua esistenza, allora essa e' giustificata da se' stessa. E l'uomo ragionevole non ha una ragione per cambiare di atteggiamento.
Tuttavia, pur essendo la nonviolenza un atteggiamento che risulta da una scelta personale, essa alimenta un progetto di civilizzazione, che ha la vocazione di inscriversi nella storia. La costruzione di questa civilta' della nonviolenza rappresenta oggi una superiore posta in gioco per l'avvenire dell'umanita' come per l'avvenire di ognuna delle nostre societa'. Essa richiede il meglio delle energie di tutti gli uomini di buona volonta'. Ciascuno, sulla misura delle proprie possibilita', puo' agire per aprire delle brecce nel sistema della violenza che domina le nostre societa', delle brecce che siano altrettanti varchi verso un avvenire in cui l'uomo riconoscera' l'altro uomo come proprio simile. E' vero che non sarebbe ragionevole affermare che questa civilta' della nonviolenza trionfera' – purtroppo non e' vero che "la verita' finisce sempre per trionfare" - ma e' certamente ragionevole voler agire perche' essa possa poco a poco prevalere sugli arcaismi di cui siamo ancora prigionieri. Abbiamo la profonda convinzione che, all'alba del XXI secolo, e' in questa volonta' che risiede la speranza degli uomini.
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Note
1. Henri-Bernard Vergote, "Esprit, violence et raison", Etudes, mars 1987, p. 368.
2. Ibidem, p. 364.
4. L'ORA. ALTRE PRESTIGIOSE PERSONALITA' DELLA SOCIETA' CIVILE DA VARIE PARTI D'ITALIA CHIEDONO LA RIMOZIONE DELLA SCRITTA FASCISTA DALLA FACCIATA DELLA SCUOLA INTITOLATA AL MARTIRE DELLA RESISTENZA MARIANO BURATTI A VITERBO
Anche altre prestigiose personalita' della societa' civile e dell'impegno intellettuale, morale e sociale, come Luciano Zambelli della "Lega per il disarmo unilaterale", e Vito Totire, medico e animatore di fondamentali esperienze in difesa di diritti, salute e ambiente, si uniscono a Giancarla Codrignani, a Riccardo Orioles e a molte altre persone da tutta Italia nel sostegno agli innumerevoli cittadini viterbesi che chiedono la rimozione della scritta fascista dalla facciata della scuola intitolata al martire della Resistenza Mariano Buratti.
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Ha scritto Luciano Zambelli:
"Certo "illegalita' e follia" la scritta fascista sulla facciata del liceo Mariano Buratti di Viterbo.
Sostenere disinvoltamente la legittimita' di mantenere, quale recupero storico, una scritta del regime fascista su di un edificio intitolato a un combattente antifascista medaglia d'oro, torturato a via Tasso e fucilato a Forte Bravetta, lascia sorpresi e sconcertati. Soprattutto perche' si parla di un edificio scolastico, chiamato piu' di ogni altro a marcare visibilmente la distanza dall'impostazione educativa di quel regime, contro il quale tanti sono stati costretti a lottare e a dare la loro vita per restituire al nostro Paese liberta' e democrazia.
Non sia mai che il clima nostalgico che anche nel nostro Paese ora aleggia non spinga qualcuno ad andare a scovare e ripristinare le scritte e i simboli fascisti a suo tempo opportunamente rimossi.
Luciano Zambelli, Lega per il Disarmo Unilaterale"
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Ha scritto Vito Totire:
"Abbiamo un problema analogo alla questione della scritta fascista in un comune della provincia di Bologna.
Usciremo con un comunicato prima del 6 settembre.
Vi facciamo sapere.
Solidali ovviamente con voi.
Vito Totire"
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Ribadiamo ancora una volta che per inconfutabili ed ineludibili ragioni morali e giuridiche quella scritta non puo' campeggiare sulla facciata del'edificio che ospita una scuola pubblica dell'Italia repubblicana, democratica ed antifascista.
Per una informazione essenziale sulla vicenda segnaliamo i seguenti recentissimi testi:
https://liste.peacelink.it/nonviolenza/2026/08/msg00060.html
https://liste.peacelink.it/nonviolenza/2026/09/msg00005.html
5. L'ORA. UNA PROPOSTA AL PRESIDENTE DEL COMITATO PROVINCIALE DI VITERBO DELL'"ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA" ENRICO MEZZETTI
Carissimo Enrico,
ti scrivo per proporti che l'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" prenda l'iniziative di incontrare il Presidente della Provincia di Viterbo per illustrargli le incontrovertibili ragioni giuridiche per le quali l'ente deve disporre che la scritta fascista "Casa del Balilla" non campeggi, ne' ora ne' mai piu', sulla facciata dell'edificio che ospita l'istituto scolastico pubblico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
A me sembra evidente che l'associazione che tu autorevolmente presiedi nella provincia di Viterbo abbia titolo piu' di chiunque altro per rappresentare a chi presiede l'ente committente dei lavori di restauro dell'edificio in questione l'incontrovertibile necessita' - dovere morale e civile, ma anche dovere giuridico - che quella scritta fascista non sia riesumata ma sia nuovamente resa invisibile come lo e' stata nei decenni scorsi.
Non ho certo bisogno di suggerire a te come argomentare in merito, poiche' lo hai gia' fatto nel tuo intervento pubblico di alcune settimane fa e perche' la tua competenza come giurista e' da tutti riconosciuta ed apprezzata.
E non dubito che il tuo intervento sara' tale da persuadere pienamente l'interlocutore istituzionale a fare cio' che e' giusto.
*
Carissimo Enrico,
io stesso ho ripetutamente scritto al Presidente della Provincia e ad altre figure istituzionali variamente competenti per fornire loro alcuni basilari elementi di riflessione; dalla mia ultima lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno mi permetto di riprendere le righe seguenti:
"Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
*
Carissimo Enrico,
forse anche tu ritieni, come ritengo anch'io, che comunque la Provincia decidera' (o avra' gia' deciso) motu proprio nel senso da noi auspicato, essendo palesemente l'unica cosa lecita e ragionevole da fare.
E tuttavia ti pregherei di promuovere comunque al piu' presto l'incontro tra l'Anpi e il Presidente della Provincia: se la decisione giusta e' gia' nelle intenzioni dell'ente locale, sara' un incontro ad adiuvandum; nel caso invece che si stia per commettere - diciamo cosi': per incredibile sbadataggine - una sciocchezza sesquipedale ovvero un grottesco obbrobrio, servira' ad evitare che tale infamia avvenga.
*
Un abbraccio dal tuo vecchio amico e compagno di lotte nonviolente e quindi ipso facto antifasciste,
Peppe Sini
Viterbo, 2 settembre 2026
6. L'ORA. IL PRESIDENTE DEL COMITATO PROVINCIALE DI VITERBO DELL'"ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA", ENRICO MEZZETTI, HA SCRITTO AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VITERBO PER CHIEDERE UN INCONTRO SULLA VICENDA DELLA SCRITTA FASCISTA SULLA FACCIATA DEL LICEO INTITOLATO AL MARTIRE DELLA RESISTENZA MARIANO BURATTI
Il Presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia", l'avvocato Enrico Mezzetti, ha scritto al Presidente della Provincia di Viterbo per chiedere un incontro sulla vicenda della scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
*
Di seguito il testo della lettera:
"Egregio Presidente della Provincia di Viterbo,
nella mia qualita' di Presidente provinciale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI), Le chiedo un incontro a proposito della scritta fascista "Casa del Balilla" che dovrebbe campeggiare sulla facciata dell'edificio che ospita l'Istituto scolastico pubblico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
Credo sia indiscutibile che l'Associazione che io attualmente presiedo abbia pieno titolo per richiedere, a chi presiede l'Ente committente dei lavori di restauro dell'edificio in questione, un incontro allo scopo di rappresentare la incontrovertibile necessita' - morale e civile, ma anche giuridica - di non riesumare quella scritta fascista (rendendola nuovamente invisibile, come lo e' stata per generazioni).
Confido nella Sua sensibilita' democratica: un incontro sereno, chiarificatore e costruttivo della Provincia con l'Anpi su una questione che ha scosso e mobilitato, e sta tuttora mobilitando, migliaia di cittadini, non puo' che rafforzare lo spirito democratico e La fiducia nelle Istituzioni.
Cordialmente,
Enrico Mezzetti
Presidente provinciale ANPI Viterbo"
*
E' ragionevole confidare che l'incontro possa svolgersi al piu' presto e possa dare un contributo decisivo alla giusta conclusione della vicenda coerentemente con il dettato ed i valori della Costituzione della Repubblica italiana.
7. L'ORA. IL RAGIONAMENTO DI UN VECCHIO CONSIGLIERE, INDIRIZZATO AGLI ATTUALI CONSIGLIERI PROVINCIALI DI VITERBO
Al Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo (ergo: al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo)
e a tutti i consiglieri provinciali di Viterbo
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente della Regione Lazio
alla Sindaca del Comune di Viterbo
ed anche, ovviamente:
ai mezzi d'informazione
*
Oggetto: rispettare la Costituzione repubblicana e far ricoprire la scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
*
Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
consenta ad un vecchio consigliere provinciale del secolo scorso di esprimerle alcune franche opinioni che la prego di comunicare anche a tutti i consiglieri provinciali in carica.
*
Una premessa: non solo perche' sono vecchio, so che le vicende della storia e della vita sono sovente complesse ed ambigue; so che raramente tutto il bene e' da una parte e tutto il male dall'altra, e so che ancor piu' raramente la verita' e' chiara ed univoca, ed anzi il piu' delle volte vi sono ragioni in conflitto e verita' parziali e relative, ed e' compito del dialogo nello spazio pubblico comporle in modo adeguato.
E tuttavia vi sono anche vicende in cui veramente le cose sono chiare e distinte come sarebbe piaciuto a Cartesio.
*
Nel caso della scritta "Casa del Balilla" apparsa a seguito dei lavori di restauro sulla facciata dell'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo che attualmente ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, mi sembra che il nocciolo della questione sia chiarissimo: riesumare la visibilita' di quella scritta (originaria o apocrifa che sia) sarebbe una cosa semplicemente illecita, immorale, irragionevole e - last but not least - diseducativa.
*
E valga il vero.
La questione non e' solo tecnica, afferente cioe' meramente alle teorie, alle prassi ed alle buone norme del restauro, ma eminentemente politica; e politica nel senso forte del termine, il solo che mi interessi: ovvero riferita alla convivenza, alla civilta' umana, ai valori che la fondano ed alle forme in cui si realizza. E non occorrera' qui citare Aristotele o Kant per essere concordi su questo.
Quanto alle ragioni per cui la scelta di riesumare la visibilita' di quella scritta sarebbe palesemente illecita, immorale, irragionevole e diseducativa, mi sia consentito di ripetere tout court quello che ho scritto nella mia lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno pochi giorni fa.
Scrivevo: "Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici sopra citati "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
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In conclusione: riesumare la visibilita' di quella scritta a caratteri cubitali sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti significherebbe dare il messaggio che tutto sia a un dipresso equivalente: che indottrinamento fascista e pedagogia democratica sono piu' o meno la stessa cosa; che la vittima Mariano Buratti ed i suoi carnefici sono sullo stesso piano; che il razzismo, i lager e lo sterminio (l'esito ultimo del fascismo) vanno considerati alla pari della lotta per la dignita', la liberta' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Invece no.
Non e' vero che "questa e quella per me pari sono". La prostituzione al male assoluto (il "male radicale" e la "banalita' del male" su cui ha scritto parole decisive Hannah Arendt) e la lotta per il bene comune dell'umanita', non sono affatto equivalenti, bensi' in irriducibile oppposizione; non "et et", ma "aut aut".
*
Sono peraltro convinto che le considerazioni che ho sommariamente esposto nelle righe precedenti siano condivise anche da tutti gli amministratori provinciali viterbesi attuali, e da lei in primis, e credo quindi che la decisione che verra' presa sara' coerente con la ragione, la morale, le leggi vigenti, la consapevolezza storica maturata attraverso cosi' tante sofferenze da ogni persona senziente e pensante.
Ed e' per questo che confido che la Provincia di Viterbo prendera' infine la saggia decisione di rispettare la Costituzione repubblicana e le citate leggi vigenti che da essa discendono, e di far ricoprire quella scritta fascista.
In caso contrario (ma sinceramente non credo che possa verificarsi questa irrealistica situazione) sarebbe inevitabile adire le vie legali per ripristinare il rispetto della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, il rispetto della legislazione vigente, il rispetto della memoria dei martiri che contro la barbarie fascista lottarono, e fra essi mariano Buratti.
*
Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
ebbero a scrivere Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro appello per il disarmo atomico: "ricordatevi della vostra umanita'", con queste stesse parole vorrei concludere questa lettera a lei ed a tutti gli attuali consiglieri provinciali di Viterbo.
voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 4 settembre 2026
8. MAESTRI. DANILO DOLCI RICORDA ALDO CAPITINI
[Nuovamente riproponiamo questa poesia, del ciclo "Sopra questo frammento di galassia", che abbiamo estratto da Danilo Dolci, Poema umano, Einaudi, Torino 1974 (nuova edizione aumentata), pp. 187-188. Ne esistono altre versioni, poiche' come e' noto Danilo Dolci nel suo costante maieutico ricercare frequentemente ripensava e riscriveva i suoi testi (cfr., ad esempio, la versione sensibilmente piu' breve in Idem, Creatura di creature. Poesie 1949-1978, Feltrinelli, Milano 1979, p. 92).
Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924, arrestato a Genova nel '43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso il 30 dicembre 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento" ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu' povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione". Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita' preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E' convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile; l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile. Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone "all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu' recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita". Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recente e' il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Tra le opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Tra le opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra]
Ne sento il vuoto.
Era morto un bimbo, di fame:
recline sulle braccia della madre gialla,
il latte trovato in farmacia scivolava sulle labbruzze
inerti - era tardi.
Terribilmente semplici avevamo deciso
di metterci al posto del piccolo, uno dopo l'altro,
fin che non si apriva lo spiraglio del lavoro
per tutti: nella stanza terrana del vallone
tra la gente stupita (curiosavano i piccoli
il prete era sparito,
il medico e i notabili tentavano velare
con la parola intossicazione
per continuare a parassitare tranquilli il paese,
i giovani meditavano,
mi piangevano i vecchi - perche', tu? -,
sentivo, sotto, un pozzo senza fondo)
dopo giorni la postina e' venuta
con una lettera, di uno sconosciuto,
firmata Aldo Capitini.
Poi l'ho incontrato, in alto nella torre
del Comune a Perugia,
la dimora del padre campanaro:
era impacciato a camminare
ma enormemente libero e attivo,
concentrato ma aperto alla vita di tutti,
non ammazzava una mosca
ma era veramente un rivoluzionario,
miope ma profeta.
9. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
10. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum fax, Roma 2005, pp. 468.
- Virginia Woolf, Le tre ghinee, La Tartaruga, Milano 1975, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 256.
- Virginia Woolf, Gita al faro, Garzanti, Milano 1934, 1974, pp. XVI + 232.
- Virginia Woolf, Momenti di essere e altri racconti, Rizzoli-Rcs, Milano 1995, pp. 200.
- Virginia Woolf, Ritratti di scrittori, Pratiche, Parma 1995, pp. 332.
- Virginia Woolf, Romanzi, Mondadori, Milano 1998, 2005, pp. XCVI + 1448.
- Virginia Woolf, Saggi, prose, racconti, Mondadori, Milano 1998, 2004, pp. LXXVIII + 1482.
- Virginia Woolf, Tutti i racconti, Newton Compton, Roma 1995, 1997, pp. 256.
- Virginia Woolf, Tutti i romanzi, Newton Compton, Roma , 2 voll. per pp. 928 + 832.
- Virginia Woolf, Una stanza tutta per se', Newton Compton, Roma 1993, pp. 98.
11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 142 del 5 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 142 del 5 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Aut aut
2. La famiglia di Vito Ferrante ringrazia i Facchini di Santa Rosa per la "girata" in ricordo di Vito. E sabato 5 settembre si svolge un nuovo incontro dell'Afesopsit alla "Fattoria di Alice"
3. Jean-Marie Muller: Conclusione de "Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace"
4. Altre prestigiose personalita' della societa' civile da varie parti d'Italia chiedono la rimozione della scritta fascista dalla facciata della scuola intitolata al martire della Resistenza Mariano Buratti a Viterbo
5. Una proposta al presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" Enrico Mezzetti
6. Il Presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia", Enrico Mezzetti, ha scritto al Presidente della Provincia di Viterbo per chiedere un incontro sulla vicenda della scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
7. Il ragionamento di un vecchio consigliere, indirizzato agli attuali consiglieri provinciali di Viterbo
8. Danilo Dolci ricorda Aldo Capitini
9. Alcuni ulteriori riferimenti utili
10. Segnalazioni librarie
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. AUT AUT
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. LA FAMIGLIA DI VITO FERRANTE RINGRAZIA I FACCHINI DI SANTA ROSA PER LA "GIRATA" IN RICORDO DI VITO. E SABATO 5 SETTEMBRE SI SVOLGE UN NUOVO INCONTRO DELL'AFESOPSIT ALLA "FATTORIA DI ALICE"
Da Antonella Ferrante un commosso ringraziamento ai Facchini di Santa Rosa per la "girata" in ricordo di Vito
"Ci sono legami che superano il tempo, cementati da valori condivisi come l'altruismo, la fede e il senso di comunita'.
E' questo il filo invisibile, ma indissolubile, che lega mio padre Vito Ferrante al Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa.
L'emozionante omaggio della "girata" a lui dedicata durante il trasporto della Macchina di Santa Rosa del 3 settembre 2026 ci riempie il cuore di commozione e profondo orgoglio.
Questo legame affonda le radici lontano.
Gia' nel 1988 mio padre volle omaggiare i Facchini realizzando una scultura in legno e gesso che catturava l'essenza del Trasporto: Unione fisica e spirituale simbolo di forza e solidarieta'.
La scultura, oggi custodita nel Museo del Sodalizio, non era solo un'opera d'arte, ma il simbolo di un'amicizia fraterna.
Anni dopo, quando mio padre fondo' l'associazione Afesopsit (Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia)
e la sua amata Fattoria di Alice, quel seme di solidarieta' inizio' a donare i suoi frutti.
La profonda stima si e' trasformata in un legame indissolubile, grazie al prezioso sostegno del Sodalizio, un alleato fraterno e instancabile sempre pronto a sostenerlo con donazioni e splendide iniziative benefiche a favore dei piu' fragili.
Mio padre credeva fermamente e sognava una societa' senza barriere e senza stigma, dove nessuno viene lasciato indietro o giudicato per le proprie fragilita'.
Il Vostro omaggio sia un esempio per tutti: le fascie piu' deboli della societa' vanno protette e sostenute, sempre proprio come Voi sostenete il peso della Macchina.
Credo che l'esempio dei Facchini, capaci di farsi carico di un peso immenso restando uniti, debba spingerci a riflettere sulla necessita' di abbattere ogni forma di stigma e di sostenere concretamente le fasce piu' deboli e fragili della nostra comunita', senza lasciare indietro nessuno.
Solo restando uniti e solidali possiamo sperare in un cammino autentico.
Grazie Santa Rosa per questa infinita gioia che ci doni.
A nome della famiglia Ferrante, rivolgo il piu' sentito e profondo ringraziamento al Presidente del Sodalizio, al Capofacchino e a tutti i Facchini di Santa Rosa. Grazie per la vostra vicinanza, per il vostro supporto costante e per aver fatto volare alto, ancora una volta, il ricordo di mio padre.
Con immensa stima e riconoscenza,
Antonella Ferrante"
*
sabato 5 settembre un nuovo incontro dell'Afesopsit alla "Fattoria di Alice"
Sabato 5 settembre 2026 si terra' il consueto incontro settimanale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) alla "Fattoria di Alice" (la sua storica sede in strada Tuscanese 20, nei pressi di Viterbo).
All'incontro, che si svolge nella piu' completa gratuita' e solidarieta', sono invitate tutte le persone interessate, ogni persona e' benvenuta, ed a tutte verra' fatto dono di una pubblicazione per la pace, la solidarieta', il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa dell'intero mondo vivente, in memoria di Vito Ferrante.
Come ogni sabato si comincia con la condivisione del pasto (intorno alle ore 13), si prosegue con lo scambio di doni e si conclude con un colloquio corale (che inizia di solito intorno alle ore 14) su argomenti che solitamente spaziano dalla musica alla poesia, dalla riflessione morale e civile alla proposta di iniziative di solidarieta' per difendere, promuovere ed inverare i diritti di tutte e tutti.
Tutto avviene nel ricordo di Vito Ferrante, indimenticabile fondatore ed animatore dell'associazione, che ci ha lasciati il 29 aprile scorso ed al quale gia' la sera di giovedi' 3 settembre nel corso del trasporto della Macchina di Santa Rosa (la piu' importante festa di Viterbo) verra' dedicata una "girata" della Macchina da parte dei Facchini, "girata" che costituisce il piu' grande onore che la citta' di Viterbo dedica a chi, come Vito, ha reso illustre se' stesso e la citta' con la sua testimonianza e il suo operato di persona buona e costruttrice di solidarieta' e di pace.
*
Per informazioni e contatti
Per contattare l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) scrivere una e-mail a: afesopsit at libero.it, info at ilboschettodeicorbezzoli.it, stefania0560 at hotmail.it
*
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante e dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia"
Viterbo, 3 settembre 2026
3. TESTI. JEAN-MARIE MULLER: CONCLUSIONE DE "IL PRINCIPIO NONVIOLENZA. UNA FILOSOFIA DELLA PACE"
[Da Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Plus - Pisa University Press, Pisa 2004 (traduzione italiana di Enrico Peyretti dell'edizione originale Le principe de non-violence. Parcours philosophique, Desclee de Brouwer, Paris 1995), riproponiamo la Conclusione (pp. 303-305). Ringraziamo di cuore Enrico Peyretti per averci messo a disposizione la sua traduzione e la casa editrice Plus - Pisa University Press per il suo consenso]
L'idea dominante che finora e' prevalsa nelle nostre societa' e' che non e' possibile lottare efficacemente contro la violenza che opponendole una contro-violenza. Se tanti filosofi, dopo aver affermato l'esigenza etica della nonviolenza, non hanno saputo, in definitiva, fare altro che riconoscere la necessita' e la legittimita' della contro-violenza, e' perche' non sono stati in grado di concepire un'azione nonviolenta contro la violenza. Tutto, nella nostra cultura, ci porta a pensare il nostro rapporto con la violenza attraverso la coppia violenza/contro-violenza e non attraverso la coppia violenza/nonviolenza. La convinzione che fonda l'opzione per la nonviolenza e' che la contro-violenza non e' efficace per combattere il sistema della violenza, perche' in realta' ne fa parte essa stessa, e dunque non fa altro che alimentarla e perpetuarla.
Il principio nonviolenza implica l'esigenza di ricercare un modo nonviolento di agire efficacemente contro la violenza. L'esperienza di numerose lotte ha dimostrato l'efficacia della strategia di lotta nonviolenta per permettere agli uomini e ai popoli di recuperare la loro dignita' e liberta'. Certo, questa efficacia e' necessariamente relativa e il fallimento e' sempre possibile, ma l'azione nonviolenta permette ad un uomo di avere un atteggiamento coerente e responsabile di fronte alla violenza degli altri uomini. Tuttavia, non e' l'efficacia dell'azione nonviolenta che giustifica il principio di nonviolenza. Se volessimo limitarci a fondare la pertinenza del principio nonviolenza sull'efficacia dell'azione nonviolenta, presto o tardi verremmo ad urtare contro i limiti di questa azione e, a quel punto, dovremmo rifiutare la fondatezza di quel principio.
Il principio nonviolenza ci conduce ad operare una rivoluzione copernicana nella nostra maniera di pensare l'efficacia della lotta contro la violenza. Da secoli siamo abituati a pensare l'efficacia essenzialmente come l'effetto della violenza. Piu' o meno coscientemente, siamo arrivati a identificare l'efficacia con la violenza. Ma non vogliamo cogliere altro che l'efficacia della violenza e ci rifiutiamo di vedere la violenza dell'efficacia, cioe' occultiamo ai nostri stessi occhi la violenza della violenza. Attraverso la coppia violenza/contro-violenza, la lotta contro la violenza e' condotta mediante l'opposizione frontale ai suoi effetti meccanici. Si tratta di uno scontro di due forze fisiche della stessa natura. Allora, per vincere la violenza e' necessario mettere in atto una piu' grande violenza. Certo, nell'immediato, la contro-violenza puo' riuscire a spezzare l'energia della violenza avversa e puo' farci credere di aver ottenuto una vittoria. Ma, in realta', questa vittoria ha ogni probabilita' di rivelarsi illusoria perche', in definitiva, abbiamo dato forza alla presa della violenza sulla storia, abbiamo contribuito a chiudere la storia nella logica della violenza, abbiamo fatto della violenza una necessita'. Ricorrere alla contro-violenza per combattere la violenza, e' correre il rischio di allungare indefinitamente la catena delle violenze. Attraverso la coppia violenza/nonviolenza, si tratta appunto di spezzare questa catena. Certo, l'azione nonviolenta mira ugualmente a interrompere gli effetti della violenza, ma sforzandosi prima di tutto di lottare contro le sue cause. Piuttosto che contenere le acque del torrente, si tratta di prosciugarle alla sorgente.
Henri-Bernard Vergote ha sottolineato giustamente che "la violenza non puo' essere considerata una semplice varieta' della forza": "Alla luce della spiritualita' che la sente come il proprio opposto, la violenza appare come un atteggiamento o un modo di essere" (1). Cosi' pure – egli precisa – la spiritualita' non e' una forza, ma un atteggiamento. In questa ottica egli denuncia "il malinteso sulla spiritualita' considerata dal solo punto di vista della sua possibile efficacia: allora la si giustifica se appare come una forza, purche' appaia come l'opposto simmetrico della forza fisica, che produce gli stessi effetti ma con altri mezzi" (2). In effetti, prima di essere un'azione, la violenza e' un atteggiamento: un atteggiamento verso gli altri uomini, che produce un atteggiamento nei riguardi della morte e dell'omicidio. (Osserviamo che la vilta' e' anch'essa un atteggiamento). Allo stesso modo, la nonviolenza e' anzitutto ed essenzialmente un atteggiamento: un atteggiamento diverso (dalla vilta' e) dalla violenza, un diverso atteggiamento verso gli altri uomini, che produce un diverso atteggiamento nei riguardi della morte e dell'omicidio. La nonviolenza e' l'atteggiamento etico e spirituale dell’'uomo in piedi che riconosce la violenza come la negazione dell'umanita' e che decide di rifiutare di sottomettersi al suo dominio. Un simile atteggiamento e' fondato sulla convinzione esistenziale che la nonviolenza e' una resistenza alla violenza piu' forte della contro-violenza. Cio' a cui mira, in sostanza, l'azione nonviolenta, e' creare le condizioni che permettano all'avversario che ha scelto la violenza di cambiare atteggiamento. Questo obiettivo e' una scommessa che implica un rischio di morte. E' precisamente in questo rischio che si trova la speranza della vita.
Se la nonviolenza fosse soltanto un metodo di azione che cercasse di ottenere con altri mezzi cio' a cui mira la violenza, bisognerebbe allora giudicarla soltanto dai suoi risultati, che sarebbero gli unici a giustificarla. E converrebbe cambiare metodo quando fosse giudicata inefficace. Ma se la nonviolenza e' un atteggiamento, l'atteggiamento dell'uomo ragionevole che cerca di dare senso e trascendenza alla sua esistenza, allora essa e' giustificata da se' stessa. E l'uomo ragionevole non ha una ragione per cambiare di atteggiamento.
Tuttavia, pur essendo la nonviolenza un atteggiamento che risulta da una scelta personale, essa alimenta un progetto di civilizzazione, che ha la vocazione di inscriversi nella storia. La costruzione di questa civilta' della nonviolenza rappresenta oggi una superiore posta in gioco per l'avvenire dell'umanita' come per l'avvenire di ognuna delle nostre societa'. Essa richiede il meglio delle energie di tutti gli uomini di buona volonta'. Ciascuno, sulla misura delle proprie possibilita', puo' agire per aprire delle brecce nel sistema della violenza che domina le nostre societa', delle brecce che siano altrettanti varchi verso un avvenire in cui l'uomo riconoscera' l'altro uomo come proprio simile. E' vero che non sarebbe ragionevole affermare che questa civilta' della nonviolenza trionfera' – purtroppo non e' vero che "la verita' finisce sempre per trionfare" - ma e' certamente ragionevole voler agire perche' essa possa poco a poco prevalere sugli arcaismi di cui siamo ancora prigionieri. Abbiamo la profonda convinzione che, all'alba del XXI secolo, e' in questa volonta' che risiede la speranza degli uomini.
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Note
1. Henri-Bernard Vergote, "Esprit, violence et raison", Etudes, mars 1987, p. 368.
2. Ibidem, p. 364.
4. L'ORA. ALTRE PRESTIGIOSE PERSONALITA' DELLA SOCIETA' CIVILE DA VARIE PARTI D'ITALIA CHIEDONO LA RIMOZIONE DELLA SCRITTA FASCISTA DALLA FACCIATA DELLA SCUOLA INTITOLATA AL MARTIRE DELLA RESISTENZA MARIANO BURATTI A VITERBO
Anche altre prestigiose personalita' della societa' civile e dell'impegno intellettuale, morale e sociale, come Luciano Zambelli della "Lega per il disarmo unilaterale", e Vito Totire, medico e animatore di fondamentali esperienze in difesa di diritti, salute e ambiente, si uniscono a Giancarla Codrignani, a Riccardo Orioles e a molte altre persone da tutta Italia nel sostegno agli innumerevoli cittadini viterbesi che chiedono la rimozione della scritta fascista dalla facciata della scuola intitolata al martire della Resistenza Mariano Buratti.
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Ha scritto Luciano Zambelli:
"Certo "illegalita' e follia" la scritta fascista sulla facciata del liceo Mariano Buratti di Viterbo.
Sostenere disinvoltamente la legittimita' di mantenere, quale recupero storico, una scritta del regime fascista su di un edificio intitolato a un combattente antifascista medaglia d'oro, torturato a via Tasso e fucilato a Forte Bravetta, lascia sorpresi e sconcertati. Soprattutto perche' si parla di un edificio scolastico, chiamato piu' di ogni altro a marcare visibilmente la distanza dall'impostazione educativa di quel regime, contro il quale tanti sono stati costretti a lottare e a dare la loro vita per restituire al nostro Paese liberta' e democrazia.
Non sia mai che il clima nostalgico che anche nel nostro Paese ora aleggia non spinga qualcuno ad andare a scovare e ripristinare le scritte e i simboli fascisti a suo tempo opportunamente rimossi.
Luciano Zambelli, Lega per il Disarmo Unilaterale"
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Ha scritto Vito Totire:
"Abbiamo un problema analogo alla questione della scritta fascista in un comune della provincia di Bologna.
Usciremo con un comunicato prima del 6 settembre.
Vi facciamo sapere.
Solidali ovviamente con voi.
Vito Totire"
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Ribadiamo ancora una volta che per inconfutabili ed ineludibili ragioni morali e giuridiche quella scritta non puo' campeggiare sulla facciata del'edificio che ospita una scuola pubblica dell'Italia repubblicana, democratica ed antifascista.
Per una informazione essenziale sulla vicenda segnaliamo i seguenti recentissimi testi:
https://liste.peacelink.it/nonviolenza/2026/08/msg00060.html
https://liste.peacelink.it/nonviolenza/2026/09/msg00005.html
5. L'ORA. UNA PROPOSTA AL PRESIDENTE DEL COMITATO PROVINCIALE DI VITERBO DELL'"ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA" ENRICO MEZZETTI
Carissimo Enrico,
ti scrivo per proporti che l'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" prenda l'iniziative di incontrare il Presidente della Provincia di Viterbo per illustrargli le incontrovertibili ragioni giuridiche per le quali l'ente deve disporre che la scritta fascista "Casa del Balilla" non campeggi, ne' ora ne' mai piu', sulla facciata dell'edificio che ospita l'istituto scolastico pubblico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
A me sembra evidente che l'associazione che tu autorevolmente presiedi nella provincia di Viterbo abbia titolo piu' di chiunque altro per rappresentare a chi presiede l'ente committente dei lavori di restauro dell'edificio in questione l'incontrovertibile necessita' - dovere morale e civile, ma anche dovere giuridico - che quella scritta fascista non sia riesumata ma sia nuovamente resa invisibile come lo e' stata nei decenni scorsi.
Non ho certo bisogno di suggerire a te come argomentare in merito, poiche' lo hai gia' fatto nel tuo intervento pubblico di alcune settimane fa e perche' la tua competenza come giurista e' da tutti riconosciuta ed apprezzata.
E non dubito che il tuo intervento sara' tale da persuadere pienamente l'interlocutore istituzionale a fare cio' che e' giusto.
*
Carissimo Enrico,
io stesso ho ripetutamente scritto al Presidente della Provincia e ad altre figure istituzionali variamente competenti per fornire loro alcuni basilari elementi di riflessione; dalla mia ultima lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno mi permetto di riprendere le righe seguenti:
"Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
*
Carissimo Enrico,
forse anche tu ritieni, come ritengo anch'io, che comunque la Provincia decidera' (o avra' gia' deciso) motu proprio nel senso da noi auspicato, essendo palesemente l'unica cosa lecita e ragionevole da fare.
E tuttavia ti pregherei di promuovere comunque al piu' presto l'incontro tra l'Anpi e il Presidente della Provincia: se la decisione giusta e' gia' nelle intenzioni dell'ente locale, sara' un incontro ad adiuvandum; nel caso invece che si stia per commettere - diciamo cosi': per incredibile sbadataggine - una sciocchezza sesquipedale ovvero un grottesco obbrobrio, servira' ad evitare che tale infamia avvenga.
*
Un abbraccio dal tuo vecchio amico e compagno di lotte nonviolente e quindi ipso facto antifasciste,
Peppe Sini
Viterbo, 2 settembre 2026
6. L'ORA. IL PRESIDENTE DEL COMITATO PROVINCIALE DI VITERBO DELL'"ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA", ENRICO MEZZETTI, HA SCRITTO AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VITERBO PER CHIEDERE UN INCONTRO SULLA VICENDA DELLA SCRITTA FASCISTA SULLA FACCIATA DEL LICEO INTITOLATO AL MARTIRE DELLA RESISTENZA MARIANO BURATTI
Il Presidente del comitato provinciale di Viterbo dell'"Associazione nazionale partigiani d'Italia", l'avvocato Enrico Mezzetti, ha scritto al Presidente della Provincia di Viterbo per chiedere un incontro sulla vicenda della scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
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Di seguito il testo della lettera:
"Egregio Presidente della Provincia di Viterbo,
nella mia qualita' di Presidente provinciale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI), Le chiedo un incontro a proposito della scritta fascista "Casa del Balilla" che dovrebbe campeggiare sulla facciata dell'edificio che ospita l'Istituto scolastico pubblico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti.
Credo sia indiscutibile che l'Associazione che io attualmente presiedo abbia pieno titolo per richiedere, a chi presiede l'Ente committente dei lavori di restauro dell'edificio in questione, un incontro allo scopo di rappresentare la incontrovertibile necessita' - morale e civile, ma anche giuridica - di non riesumare quella scritta fascista (rendendola nuovamente invisibile, come lo e' stata per generazioni).
Confido nella Sua sensibilita' democratica: un incontro sereno, chiarificatore e costruttivo della Provincia con l'Anpi su una questione che ha scosso e mobilitato, e sta tuttora mobilitando, migliaia di cittadini, non puo' che rafforzare lo spirito democratico e La fiducia nelle Istituzioni.
Cordialmente,
Enrico Mezzetti
Presidente provinciale ANPI Viterbo"
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E' ragionevole confidare che l'incontro possa svolgersi al piu' presto e possa dare un contributo decisivo alla giusta conclusione della vicenda coerentemente con il dettato ed i valori della Costituzione della Repubblica italiana.
7. L'ORA. IL RAGIONAMENTO DI UN VECCHIO CONSIGLIERE, INDIRIZZATO AGLI ATTUALI CONSIGLIERI PROVINCIALI DI VITERBO
Al Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo (ergo: al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo)
e a tutti i consiglieri provinciali di Viterbo
e per opportuna conoscenza:
al Ministro dell'Istruzione
al Ministro dell'Interno
al Prefetto di Viterbo
al Presidente della Regione Lazio
alla Sindaca del Comune di Viterbo
ed anche, ovviamente:
ai mezzi d'informazione
*
Oggetto: rispettare la Costituzione repubblicana e far ricoprire la scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti
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Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
consenta ad un vecchio consigliere provinciale del secolo scorso di esprimerle alcune franche opinioni che la prego di comunicare anche a tutti i consiglieri provinciali in carica.
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Una premessa: non solo perche' sono vecchio, so che le vicende della storia e della vita sono sovente complesse ed ambigue; so che raramente tutto il bene e' da una parte e tutto il male dall'altra, e so che ancor piu' raramente la verita' e' chiara ed univoca, ed anzi il piu' delle volte vi sono ragioni in conflitto e verita' parziali e relative, ed e' compito del dialogo nello spazio pubblico comporle in modo adeguato.
E tuttavia vi sono anche vicende in cui veramente le cose sono chiare e distinte come sarebbe piaciuto a Cartesio.
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Nel caso della scritta "Casa del Balilla" apparsa a seguito dei lavori di restauro sulla facciata dell'edificio in via Tommaso Carletti a Viterbo che attualmente ospita il liceo classico intitolato al martire della Resistenza Mariano Buratti, mi sembra che il nocciolo della questione sia chiarissimo: riesumare la visibilita' di quella scritta (originaria o apocrifa che sia) sarebbe una cosa semplicemente illecita, immorale, irragionevole e - last but not least - diseducativa.
*
E valga il vero.
La questione non e' solo tecnica, afferente cioe' meramente alle teorie, alle prassi ed alle buone norme del restauro, ma eminentemente politica; e politica nel senso forte del termine, il solo che mi interessi: ovvero riferita alla convivenza, alla civilta' umana, ai valori che la fondano ed alle forme in cui si realizza. E non occorrera' qui citare Aristotele o Kant per essere concordi su questo.
Quanto alle ragioni per cui la scelta di riesumare la visibilita' di quella scritta sarebbe palesemente illecita, immorale, irragionevole e diseducativa, mi sia consentito di ripetere tout court quello che ho scritto nella mia lettera ai Ministri dell'Istruzione e dell'Interno pochi giorni fa.
Scrivevo: "Vi sono quattro ordini di ragioni per cui quella scritta di propaganda fascista non puo' e non deve comparire sulla facciata dell'edificio:
1. Sotto il profilo logico: un'istituzione educativa della repubblica democratica, intitolata a un martire della Resistenza, non puo' esibire sulla facciata una scritta che qualifica l'edificio in cui si trova come istituzione di indottrinamento e propaganda fascista, "per la contradizion che nol consente" (Inf., XXVII, 120);
2. Sotto il profilo etico (e quindi anche educativo): quale messaggio si comunicherebbe agli allievi della scuola, che si troverebbero contemporaneamente sotto la denominazione di un martire della Resistenza e di un ente fascista il cui fine era appunto di corrompere i giovani e prostituirli a un'ideologia e un sistema di potere fondati sulla violenza, sul razzismo, sulla disumanita', sulla soppressione di ogni liberta' - compresa quella del pensiero critico?
3. Sotto il profilo storico e quindi civile: l'ordinamento giuridico repubblicano, costituzionale e democratico italiano, in cui abbiamo la fortuna di vivere, e' sorto grazie alla sconfitta del fascismo nella catastrofe della seconda guerra mondiale; ripristinare la macabra e grottesca simbologia e nomenclatura delle strutture e delle istituzioni del regime fascista significherebbe obliare ed obliterare cosa quel regime e' stato, i crimini che ha commesso e le catastrofi che ha provocato. Invece no: dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile. Il fascismo fu una dittatura in quanto tale violatrice dei diritti umani; il fascismo promosse feroci guerre d'aggressione in cui furono commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanita'; il fascismo impose un regime razzista che ebbe come esito finale la deportazione e l'uccisione di innumerevoli innocenti nei campi di sterminio; il fascismo porto' alla guerra, ovvero al massacro di decine di milioni di esseri umani. Dimenticare non e' possibile, non e' ammissibile.
4. sotto il profilo giuridico: come ho gia' avuto modo di scrivere ripetutamente nei miei precedenti interventi pubblici sopra citati "ai sensi del combinato disposto della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana, dell'articolo 414 del Codice Penale, della legge 20 giugno 1952, n. 645, e della legge 25 giugno 1993, n. 205 la scritta "Casa del Balilla" riemersa sulla facciata dell'edificio in questione nel corso dei lavori di restauro, originaria o apocrifa che sia, va rimossa in quanto confliggente con la vigente legislazione italiana che inequivocabilmente vieta la propaganda fascista, l'apologia del fascismo ed ogni attivita' o manufatto o iscrizione intesi alla promozione del fascismo (e quella scritta rientra pienamente in tale sfera)".
*
In conclusione: riesumare la visibilita' di quella scritta a caratteri cubitali sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti significherebbe dare il messaggio che tutto sia a un dipresso equivalente: che indottrinamento fascista e pedagogia democratica sono piu' o meno la stessa cosa; che la vittima Mariano Buratti ed i suoi carnefici sono sullo stesso piano; che il razzismo, i lager e lo sterminio (l'esito ultimo del fascismo) vanno considerati alla pari della lotta per la dignita', la liberta' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Invece no.
Non e' vero che "questa e quella per me pari sono". La prostituzione al male assoluto (il "male radicale" e la "banalita' del male" su cui ha scritto parole decisive Hannah Arendt) e la lotta per il bene comune dell'umanita', non sono affatto equivalenti, bensi' in irriducibile oppposizione; non "et et", ma "aut aut".
*
Sono peraltro convinto che le considerazioni che ho sommariamente esposto nelle righe precedenti siano condivise anche da tutti gli amministratori provinciali viterbesi attuali, e da lei in primis, e credo quindi che la decisione che verra' presa sara' coerente con la ragione, la morale, le leggi vigenti, la consapevolezza storica maturata attraverso cosi' tante sofferenze da ogni persona senziente e pensante.
Ed e' per questo che confido che la Provincia di Viterbo prendera' infine la saggia decisione di rispettare la Costituzione repubblicana e le citate leggi vigenti che da essa discendono, e di far ricoprire quella scritta fascista.
In caso contrario (ma sinceramente non credo che possa verificarsi questa irrealistica situazione) sarebbe inevitabile adire le vie legali per ripristinare il rispetto della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, il rispetto della legislazione vigente, il rispetto della memoria dei martiri che contro la barbarie fascista lottarono, e fra essi mariano Buratti.
*
Egregio Presidente del Consiglio Provinciale di Viterbo,
ebbero a scrivere Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro appello per il disarmo atomico: "ricordatevi della vostra umanita'", con queste stesse parole vorrei concludere questa lettera a lei ed a tutti gli attuali consiglieri provinciali di Viterbo.
voglia gradire distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 4 settembre 2026
8. MAESTRI. DANILO DOLCI RICORDA ALDO CAPITINI
[Nuovamente riproponiamo questa poesia, del ciclo "Sopra questo frammento di galassia", che abbiamo estratto da Danilo Dolci, Poema umano, Einaudi, Torino 1974 (nuova edizione aumentata), pp. 187-188. Ne esistono altre versioni, poiche' come e' noto Danilo Dolci nel suo costante maieutico ricercare frequentemente ripensava e riscriveva i suoi testi (cfr., ad esempio, la versione sensibilmente piu' breve in Idem, Creatura di creature. Poesie 1949-1978, Feltrinelli, Milano 1979, p. 92).
Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924, arrestato a Genova nel '43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso il 30 dicembre 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento" ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu' povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione". Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita' preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E' convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile; l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile. Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone "all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu' recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita". Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recente e' il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Tra le opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Tra le opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra]
Ne sento il vuoto.
Era morto un bimbo, di fame:
recline sulle braccia della madre gialla,
il latte trovato in farmacia scivolava sulle labbruzze
inerti - era tardi.
Terribilmente semplici avevamo deciso
di metterci al posto del piccolo, uno dopo l'altro,
fin che non si apriva lo spiraglio del lavoro
per tutti: nella stanza terrana del vallone
tra la gente stupita (curiosavano i piccoli
il prete era sparito,
il medico e i notabili tentavano velare
con la parola intossicazione
per continuare a parassitare tranquilli il paese,
i giovani meditavano,
mi piangevano i vecchi - perche', tu? -,
sentivo, sotto, un pozzo senza fondo)
dopo giorni la postina e' venuta
con una lettera, di uno sconosciuto,
firmata Aldo Capitini.
Poi l'ho incontrato, in alto nella torre
del Comune a Perugia,
la dimora del padre campanaro:
era impacciato a camminare
ma enormemente libero e attivo,
concentrato ma aperto alla vita di tutti,
non ammazzava una mosca
ma era veramente un rivoluzionario,
miope ma profeta.
9. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
10. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum fax, Roma 2005, pp. 468.
- Virginia Woolf, Le tre ghinee, La Tartaruga, Milano 1975, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 256.
- Virginia Woolf, Gita al faro, Garzanti, Milano 1934, 1974, pp. XVI + 232.
- Virginia Woolf, Momenti di essere e altri racconti, Rizzoli-Rcs, Milano 1995, pp. 200.
- Virginia Woolf, Ritratti di scrittori, Pratiche, Parma 1995, pp. 332.
- Virginia Woolf, Romanzi, Mondadori, Milano 1998, 2005, pp. XCVI + 1448.
- Virginia Woolf, Saggi, prose, racconti, Mondadori, Milano 1998, 2004, pp. LXXVIII + 1482.
- Virginia Woolf, Tutti i racconti, Newton Compton, Roma 1995, 1997, pp. 256.
- Virginia Woolf, Tutti i romanzi, Newton Compton, Roma , 2 voll. per pp. 928 + 832.
- Virginia Woolf, Una stanza tutta per se', Newton Compton, Roma 1993, pp. 98.
11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 142 del 5 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it