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[nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 159
- Subject: [nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 159
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Tue, 22 Sep 2026 06:02:58 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 159 del 22 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Disarmare la mano che uccide
2. Lunedi' 21 settembre ricordato a Viterbo Alfio Pannega con tre iniziative nel centounesimo anniversario della nascita (con un messaggio di Luciano Bernabei e un ricordo di Letizia Acquaviva)
3. Una piccola antologia gandhiana
4. Alcune pubblicazioni di Edward W. Said
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. DISARMARE LA MANO CHE UCCIDE
Disarmare la mano che uccide.
Aprire il cuore al dolore degli altri.
Riconoscersi umani tra umani.
Dare aiuto a chiunque di aiuto ha bisogno.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. LUNEDI' 21 SETTEMBRE RICORDATO A VITERBO ALFIO PANNEGA CON TRE INIZIATIVE NEL CENTOUNESIMO ANNIVERSARIO DELLA NASCITA (CON UN MESSAGGIO DI LUCIANO BERNABEI E UN RICORDO DI LETIZIA ACQUAVIVA)
Lunedi' 21 settembre 2026 a Viterbo si e' svolta una giornata di commemorazione di Alfio Pannega (Viterbo, 21 settembre 1925 - 30 aprile 2010) in occasione del centounesimo anniversario della nascita dell'indimenticabile poeta antifascista nonviolento viterbese.
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Si e' cominciato la mattina alle ore 11 con una visita alla tomba di Alfio al cimitero di Viterbo.
Si e' proseguito alle ore 18 con un ricordo dinanzi alla casa di Alfio a Valle Faul.
Infine e' stato reso di pubblica consultazione nella rete telematica il sito dedicato ad Alfio Pannega con le sue opere poetiche, le testimonianze a lui dedicate, vari materiali documentari.
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Nel ricordo di Alfio ci opponiamo a tutte le guerre e a tutte le uccisioni.
Nel ricordo di Alfio ci adoperiamo a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nel ricordo di Alfio difendiamo quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Nel ricordo di Alfio la nonviolenza e' in cammino.
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Alleghiamo in calce:
1. alcune delle parole dette nel corso dell'incontro dinanzi alla casa di Alfio a Valle Faul;
2. un messaggio di Luciano Bernabei;
3. un ricordo di Letizia Acquaviva.
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Le amiche e gli amici di Alfio Pannega
Viterbo, 21 settembre 2026
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Allegato primo. Siamo qui (alcune parole dette nel corso dell'incontro dinanzi alla casa di Alfio a Valle Faul)
[Quella che segue e' una minima sintesi, ricostruita a memoria qualche ora dopo, delle parole dette parlando a braccio da un vecchio amico di Alfio la sera del 21 settembre 2026 dinanza alla sua casa a Valle Faul]
Chi siamo
Siamo qui.
Le compagne e i compagni di Alfio che con lui abbiamo vissuto tante lotte, tante avventure, tante esperienze nel corso della vicenda del centro sociale occupato autogestito Valle Faul.
Siamo qui per ricordarlo nel centounesimo anniversario della sua nascita.
Siamo qui per ricordare un proletario, uno sfruttato, un emarginato, un poeta, un antifascista, un comunista libertario, un amico della nonviolenza, un essere umano che per tutta la vita ha lottato per la liberazione di tutte le oppresse e di tutti gli oppressi, che per tutta la vita ha lottato in difesa dell'umanita' intera e dell'intero mondo vivente.
Il nostro compagno Alfio Pannega.
*
Gli altri e noi
Altri parlino di lui come di una figura pittoresca di una Viterbo che non c'e' piu'.
Altri parlino di lui come di una vecchia leggenda che svanisce nelle nebbie di un tempo passato per sempre.
Noi no.
Noi ricordiamo il nostro compagno di lotte con cui abbiamo condiviso il pane e il vino, il dolore per le ingiustizie, la convinzione che ogni essere umano ha diritto alla dignita' e alla solidarieta', la lotta nonviolenta per la liberazione di tutte e tutti.
Altri parlino di Alfio come del personaggio stravagante di una favola antica, di un mito romantico.
Altri parlino di Alfio come di un buffo pover'uomo che stranamente era anche tanto buono.
Noi no.
Noi lo abbiamo conosciuto in carne ed ossa ed oggi siamo qui a ricordarlo con l'orgoglio di essere stati le sue compagne e i suoi compagni di vita e di lotte.
Siamo qui e siamo noi.
Che non ci siamo mai arresi, che non lo abbiamo mai dimenticato.
Che lo portiamo nel nostro cuore.
Che continuiamo la sua lotta che e' ancora la nostra lotta.
Come non abbiamo mai dimenticato e portiamo nel nostro cuore Claudio, Mario, Osvaldo, Roland. Umbertone e le altre e gli altri che ci hanno ormai lasciato e che con noi ed Alfio hanno condiviso l'esperimento e le lotte del centro sociale Valle Faul.
*
In questa valle, dinanzi a questa casa
Siamo ancora qui, siamo ancora noi, in questa Valle Faul che abbiamo a lungo difeso e che ormai e' stata lacerata, violata, sottratta al popolo di Viterbo e artigliata e occupata dagli sfruttatori.
Siamo ancora qui, siamo ancora noi, dinanzi alla casa di Alfio.
Dinanzi alla casa di Alfio su cui oltre un anno fa proponemmo di collocare a nostre spese una lapide in sua memoria con un'epigrafe scritta insieme da decine e decine di persone che lo conobbero e lo amarono.
Quel blocco di pietra con quelle parole incise ancora non c'e'. E insisteremo ancora, per mesi e per anni se sara' necessario, affinche' ci sia.
Ma oggi quelle parole su questa casa noi vogliamo porle comunque, con un foglio di carta invece che con un blocco di pietra.
Con la leggerezza e la fragilita' di un foglio di carta, queste parole noi collochiamo oggi qui.
Questa parole che dicono:
"In questa casa visse Alfio Pannega
figlio di Caterina poeta antifascista
innamorato della natura e dell'umanita'
della bellezza e della liberta'
sempre lotto' per la dignita' di tutte le persone
e in difesa di tutte le vite"
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Nel ricordo di Alfio
Siamo le compagne e i compagni di Alfio Pannega, in questo centounesimo anniversario della nascita, che non lo abbiamo mai dimenticato e non lo dimenticheremo mai.
E che nel ricordo di Alfio continuiamo la lotta contro tutte le guerre e contro tutte le oppressioni.
Che nel ricordo di Alfio continuiamo la lotta per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Che nel ricordo di Alfio continuiamo la lotta per difendere quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Nel ricordo di Alfio la nonviolenza e' in cammino.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.
*
Viterbo, 21 settembre 2026
* * *
Allegato secondo. Luciano Bernabei: Buon compleanno, Alfio
Vorrei esprimere i miei piu' sentiti ringraziamenti a tutti coloro che sentono vivido il ricordo di Alfio.
Non posso non esprimere la mia considerazione personale dell'imprinting sociale e politico che ha caratterizzato profondamente l'esperienza del centro sociale okkupato autogestito Valle Faul.
Doveroso e' dire che senza coloro che ne fecero parte la figura di Alfio, seppure gia' iconica, non sarebbe venuta alla ribalta ma sarebbe restata oscurata e rilegata a folklore locale e in uno stato di isolamento sociale.
Di Alfio ricorderemo sempre l'indole battagliera di chi nella vita ha sofferto e su questo disagio ha costruito, passo dopo passo, scavalcando gli intralci dell'indifferenza, la propria dignita' e difeso con le unghie e con i denti la vita e la dignita' di tutti gli esseri umani e della biosfera.
A nome di chi ti e' stato vicino e ti ha ammirato e difeso giorno e notte, grazie Alfio per il tuo prezioso insegnamento poiche' ci hai mostrato il nostro futuro
Luciano Bernabei
* * *
Allegato terzo. Letizia Acquaviva ricorda Alfio Pannega
La storia di Alfio la conosciamo tutti. Ognuno l'ha raccontata a modo suo, ognuno ne ha raccolto un pezzo, una sfumatura, un ricordo. E forse e' proprio questo il bello: che in Alfio ognuno abbia incontrato qualcosa di se'.
Io, personalmente, in Alfio ho incontrato un pilastro insieme a tutti i ragazzi del centro sociale.
In un momento della mia vita in cui mi sono ritrovata sola, con quella solitudine che non fa rumore ma pesa, Alfio e' stato una presenza. Non aveva bisogno di grandi parole. Bastava esserci. Bastava guardarlo, ascoltarlo, vedere il modo in cui affrontava la vita, per capire che si puo' andare avanti insieme anche quando la strada sembra fatta per essere percorsa da soli.
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Alfio mi ha insegnato la resilienza. Mi ha insegnato la forza di continuare, di rialzarsi, di affrontare le difficolta' senza perdere l'onesta' e la dignita'. E forse questa e' stata la sua lezione piu' grande: non quella che si racconta, ma quella che si e' vista nel vissuto di Alfio.
Alfio mi ha mostrato che la sofferenza ti puo' rendere piu' forte per lottare per i deboli e gli oppressi.
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Avrei tantissimi aneddoti da raccontare, tantissime storie che porto dentro. Ma proprio per questo mi e' difficile spiegare chi fosse Alfio. Perche' alcune persone non si possono racchiudere in una storia, ne' in poche parole. Alcune persone diventano parte di te, e quando provi a raccontarle ti accorgi che nessuna parola e' abbastanza grande.
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Per me Alfio e' stato anche un nonno. Uno di quei nonni che la vita, a volte, ci regala in modi strani e inattesi.
E se dovessi davvero trovare un modo per dire chi era Alfio, non direi soltanto che era il cartonaro di Viterbo.
Direi che Alfio era il cartonaro dei cuori marci che battono e combattono.
Di quei cuori che la vita puo' aver ferito, consumato, lasciato soli, ma che continuano ostinatamente a battere.
E a combattere.
Forse e' proprio questo che Alfio mi ha insegnato: che non importa quante volte la vita prova a spezzarti. Finche' il cuore batte, c'e' ancora una strada da percorrere, e non mollare.
Letizia Acquaviva
3. MAESTRI. UNA PICCOLA ANTOLOGIA GANDHIANA
[Riproponiamo ancora una volta il seguente testo e nuovamente ringraziamo Enrico Peyretti per avercelo trasmesso. Si tratta dell'opuscolo "Gandhi testimone della nonviolenza", realizzato (grazie a Beppe Ceraolo, Elena Giglia, Enrico Peyretti, Laura Bounous, Teresella Parvopassu che hanno curato la ricerca e la raccolta dei testi) per l'iniziativa svoltasi "a cinquant'anni dopo la sua morte con violenza, 30 gennaio 1948" promossa dalla Scuola di pace "Ernesto Balducci" a Torino il 31 gennaio - 1 e 2 febbraio 1998. Enrico Peyretti accompagno' l'invio con le parole che qui riproduciamo: "Sette anni fa, a Torino, la Scuola di pace 'Ernesto Balducci', allora attiva a Torino, ricordo' i 50 anni dell'uccisione di Gandhi con una serata di letture, musiche, meditazione. Componemmo per l'occasione questa piccola antologia di testi gandhiani, ora ritrovata grazie a Elene Giglia. Aggiornata nell'indicazione delle fonti, la mettiamo a disposizione"]
Autoritratto di Gandhi
Non pretendo di essere perfetto. Ma pretendo di essere un appassionato ricercatore della Verita', la quale non e' altro che un sinonimo di Dio. E' nel corso di tale ricerca che ho scoperto la nonviolenza. La diffusione di essa e' la missione della mia vita. Non ho altri interessi nella vita che lo svolgimento di questa missione. ("Harijan", 7 luglio 1940, nell'antologia di Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, a cura e con saggio introduttivo di Giuliano Pontara, Einaudi, Torino 1996, p. 250 [di qui in poi tale testo sara' citato come Teoria cit.]).
Non sono un profeta, sono soltanto un comune mortale che procede dall'errore verso la verita'. ("Harijan", 28 marzo 1936, in Gandhi, Teoria cit., p. 5).
In qualsiasi momento ti sembri che le mie conclusioni siano fondate su dati inadeguati o su un ragionamento scorretto, richiama la mia attenzione su cio'. Potrai avere fede nei principi che io propugno, ma le conclusioni che deduco da certi fatti non possono essere materia di fede. La fede non ha posto in cose che possono essere colte dalla ragione. (Lettera a Mathuradas, 13 dicembre 1928, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVII).
Che il gandhismo sia distrutto se sostiene l'errore. La verita' e l'ahimsa non saranno mai distrutte, ma se gandhismo non e' altro che un nome per settarismo, esso merita di essere distrutto. Se dopo la mia morte dovessi venire a sapere che cio' che ho sostenuto e' degenerato in settarismo, ne sarei profondamente addolorato... che nessuno dica di essere un seguace di Gandhi. Basta che io sia seguace di me stesso. E so di essere io stesso un seguace imperfetto in quanto so di non vivere in perfetta coerenza con le convinzioni che sostengo. ("Harijan", 2 marzo 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVIII).
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Che cos'e' la nonviolenza
Non credo sia presuntuoso da parte mia voler tracciare sinteticamente le caratteristiche e le condizioni del successo della nonviolenza. Esse sono:
1. La nonviolenza e' la legge della razza umana ed e' infinitamente piu' grande e piu' potente della forza bruta.
2. Essa non puo' essere di alcun aiuto a chi non possiede una fede profonda nel Dio dell'Amore.
3. La nonviolenza offre la piu' completa difesa del rispetto di se stesso e del senso dell'onore dell'uomo, ma non sempre garantisce la difesa della proprieta' della terra e di altri beni mobili, sebbene la sua pratica continua si dimostri anche nella difesa di questi ultimi un baluardo migliore del possesso di uomini armati. La nonviolenza, per la sua stessa natura, non e' di nessun aiuto nella difesa dei guadagni illegittimi e delle azioni immorali.
4. Gli individui e le nazioni che vogliono praticare la nonviolenza debbono essere pronti (le nazioni fino all'ultimo uomo) a sacrificare tutto tranne il loro onore. La nonviolenza dunque e' incompatibile con il possesso di paesi di altri popoli; vedi ad esempio l'imperialismo moderno, il quale deve chiaramente basarsi sulla forza per difendersi.
5. La nonviolenza e' un potere che puo' essere posseduto in egual misura da tutti - bambini, ragazzi, ragazze e uomini e donne adulti, posto che essi abbiano una fede profonda nel Dio dell'Amore e che quindi possiedano un uguale amore per tutto il genere umano. Quando la nonviolenza viene accettata come legge di vita essa deve pervadere tutto l'essere e non venire applicata soltanto ad azioni isolate.
6. E' un profondo errore supporre che questa legge sia applicabile per gli individui e non lo sia per le masse dell'umanita'. ("Harijan", 5 settembre 1936, in Gandhi, Teoria cit., pp. 10-11).
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La prima condizione della nonviolenza e' la giustizia, dovunque, in ogni settore della vita
In questa guerra nonviolenta, il contributo delle donne deve essere maggiore di quello degli uomini. Chiamare le donne il sesso debole e' una calunnia; e' un'ingiustizia dell'uomo contro la donna. Se per forza si intende la forza bruta, allora e' vero che la donna e' meno forte dell'uomo. Ma se per forza si intende la forza morale, allora la donna e' infinitamente piu' forte dell'uomo. Non possiede forse una maggiore capacita' di intuizione, una maggiore capacita' di sacrificio, una maggiore perseveranza, un maggiore coraggio? Senza di essa l'uomo non potrebbe sopravvivere. Se la nonviolenza e' la legge della nostra esistenza, il futuro e' delle donne. ("Young India", 10 aprile 1930, in Gandhi, Teoria cit., p. 206).
La parola yajna indica un atto diretto al bene degli altri compiuto senza alcun desiderio di ricompensa, materiale o spirituale. Il termine "atto" deve essere inteso nel suo senso piu' vasto, e oltre all'azione vera e propria comprende anche il pensiero e la parola. Per "altri" si intende non soltanto l'umanita' ma tutti gli esseri viventi. (From Yeravda Mandir, capp. XIV-XV, in Gandhi, Teoria cit., p. 39).
A rigor di termini nessuna attivita' e nessuna occupazione e' possibile senza un certo grado, per quanto limitato, di violenza. La stessa vita e' impossibile senza una certa misura di violenza. Cio' che dobbiamo fare e' limitare questa violenza quanto piu' possibile. ("Harijan", primo settembre 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. XXXII).
Agisci in modo tale che la tua azione porti alla maggior riduzione possibile della violenza a lungo termine e in tutte le sue forme! (Imperativo etico della nonviolenza gandhiana secondo Arne Naess, , in Gandhi, Teoria cit., p. XXXIII).
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Il lavoro costruttivo
Nella lotta per l'indipendenza la disobbedienza civile senza la collaborazione di milioni di uomini, realizzata attraverso un lavoro costruttivo, e' soltanto una bravata, ed e' peggio che inutile. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 191, in Gandhi, Teoria cit., p. CXVI).
I punti fondamentali del programma costruttivo sono: 1. Promozione della riconciliazione tra i vari gruppi religiosi in cui e' suddivisa la popolazione nel subcontinente indiano e in particolar modo tra indu' e musulmani;
2. Abolizione dell'istituzione della intoccabilita' come primo ma decisivo passo verso l'abolizione del sistema delle caste;
3. Lotta contro l'abuso delle bevande alcoliche e delle droghe;
4. Filatura e lavorazione casalinga del cotone vista come efficace strumento di sensibilizzazione e organizzazione politica, espressione della dignita' e importanza del lavoro manuale, protesta contro una civilta' industriale disumanizzante, valorizzazione del capitale umano e simbolo dell'indipendenza;
5. Promozione della piccola industria di villaggio come momento della realizzazione di un programma piu' vasto di decentramento e di autonomia a livello di villaggio;
6. realizzazione di un nuovo sistema di educazione dei bambini fondato sui principi della nonviolenza e volto a coltivare in essi il rispetto per quanto di buono e duraturo vi e' nella tradizione culturale dell'India invece che sradicarli da essa in nome di una "piu' progredita" civilta' occidentale;
7. Educazione degli adulti;
8. Parificazione dei due sessi in base all'assunto che in un sistema di vita fondato sulla nonviolenza la donna ha altrettanti diritto quanto l'uomo di forgiare il proprio destino;
9. Opera di miglioramento sia fisico che psichico dell'individuo si' da portarlo a capire e apprezzare l'importanza e la dignita' di una vita semplice in cui lavoro manuale e mentale si alternino in modo da permettere una piu' piena realizzazione di un ideale di umanita';
10. Propagazione della lingua nazionale;
11. Promozione dell'uguaglianza economica in base all'assunto che un sistema di governo fondato sulla nonviolenza e' impossibile sintantoche' esiste una societa' divisa in ricchi e poveri, capitale e lavoro. (Constructive programme: its meaning and place, Ahmedabad, 1941, in Gandhi, Teoria cit., p. LXXVIII).
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Mezzi e fini
Mezzi impuri producono un fine impuro... Non si puo' raggiungere la verita' con la falsita'. Soltanto con una condotta libera da ogni falsita' si puo' raggiungere la verita'. La nonviolenza e la verita' sono o no due cose simili ma distinte? La risposta e' un categorico "no". La nonviolenza e' compresa nella verita' e viceversa. Per questo e' stato detto che sono le due facce di una stessa moneta. Sono inseparabili l'una dall'altra. ("Harijan", 13 luglio 1947, in Gandhi, Teoria cit., p. 126).
La convinzione che non vi sia un rapporto tra mezzi e fine e' un grande errore. A causa di tale errore anche uomini considerati religiosi hanno commesso gravi crimini. Affermare questo e' come sostenere che si puo' ottenere una rosa piantando della gramigna... I mezzi possono essere paragonati al seme, e il fine all'albero; tra i mezzi e il fine vi e' lo stesso inviolabile rapporto che esiste tra il seme e l'albero. (Hind Swaraj or Indian home rule, cap. XVI, in Gandhi, Teoria cit., p. 44).
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Codardia, violenza e nonviolenza
Credo che nel caso in cui l'unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza... Tuttavia sono convinto che la nonviolenza e' infinitamente superiore alla violenza, che il perdono e' cosa piu' virile della punizione. ("Young India", 11 agosto 1920, in Gandhi, Teoria cit., pp. 18-19).
Non ho mai considerato la violenza come una cosa permessa. Ho semplicemente distinto tra il coraggio e la codardia. L'unica cosa lecita e' la nonviolenza. La violenza non puo' mai essere lecita nel senso che io intendo, ossia non rispetto alla legge fatta dall'uomo, ma rispetto alla legge fatta dalla natura per l'uomo. Tuttavia, sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata per autodifesa o a protezione degli indifesi, essa e' un atto di coraggio, di gran lunga migliore della codarda sottomissione. Quest'ultima non reca beneficio a nessun uomo e a nessuna donna. Nella violenza esistono molti gradi e varieta' di coraggio. Ciascun uomo deve saperli giudicare da solo. Nessun altro puo' farlo o ha il diritto di farlo al suo posto. ("Harijan", 27 ottobre 1946, in Gandhi, Teoria cit., p. 22).
Ricordo un incidente avvenuto vicino a Bettiah, quando la non-collaborazione era al suo apice. Erano state saccheggiate le case di alcuni abitanti di un villaggio. Questi erano fuggiti lasciando le mogli, i figli e i parenti alla merce' dei saccheggiatori. Quando io li rimproverai per la codardia che avevano dimostrato non compiendo il loro dovere, essi impudentemente si appellarono alla dottrina della nonviolenza. Io denunciai pubblicamente la loro condotta e affermai che la mia nonviolenza giustificava pienamente la violenza usata da coloro che non credevano nella nonviolenza e che erano chiamati a difendere l'onore delle loro donne e dei loro bambini. La nonviolenza non e' una giustificazione per il codardo, ma e' la suprema virtu' del coraggioso. La pratica della nonviolenza richiede molto piu' coraggio della pratica delle armi. La codardia e' assolutamente incompatibile con la nonviolenza. ("Young India", 12 agosto 1926, in Gandhi, Teoria cit., p. 23).
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Verita' e amore
Per vedere faccia a faccia l'universale e onnipresente Spirito della Verita' si deve essere in grado di amare il piu' infimo degli esseri creati come se stessi. E un uomo che aspira a cio' non puo' permettersi di estraniarsi da nessun campo di attivita' umane. E' per questo che la mia devozione alla Verita' mi ha condotto alla politica; e posso dire senza alcuna esitazione, anche se con assoluta umilta', che coloro che affermano che la religione non ha nulla a che fare con la politica non sanno che cosa significa religione. (An Autobiography or the Story of my experiments with Truth, pp. 370-371, in Gandhi, Teoria cit., p. 31 [ma dell'intera opera vi e' anche una nota traduzione italiana: La mia vita per la liberta', Newton Compton, Roma 1973, piu' volte ristampata]).
Per me Dio e' Verita' e Amore; Dio e' etica e morale; Dio e' coraggio. Dio e' la sorgente della Luce e della Vita e tuttavia egli e' al di sopra e al di la' di esse. Dio e' coscienza. Egli e' persino l'ateismo dell'ateo... Egli e' un Dio personale per coloro che hanno bisogno della Sua presenza personale. Egli e' incarnato per coloro che hanno bisogno del Suo contatto. E' l'essenza purissima. Per coloro che hanno fede Egli semplicemente e'. Egli e' le cose piu' diverse per le persone piu' diverse. Egli e' in noi e tuttavia e' al di sopra e al di la' di noi. (Mohandas K. Gandhi, La forza della verita'. Scritti etici e politici. Vol. I: Civilta' politica e religione, Sonda, Torino 1991, pp. 505-506; anche in Gandhi, Teoria cit., p. CXL).
Il credente deve imparare a capire che ai milioni di diseredati, disoccupati e affamati l'unico modo in cui Dio puo' apparire e' sotto forma di lavoro e promessa di stipendio e cibo; ai poveri del mondo Dio puo' solo apparire come pane e burro. ("Young India", 15 novembre 1931).
La preghiera e' la vera e propria anima della vita dell'uomo perche' e' la parte piu' vitale della religione. La preghiera e' supplica, ma e' anche, in un senso lato, comunione spirituale. In entrambi i casi il risultato finale e' lo stesso. Persino quando supplica, essa dovrebbe purificare e pulire l'anima, liberata dallo strato di ignoranza e di oscurita' che la avvolge. Percio' colui che desidera ardentemente riconoscere il divino in se' deve ripiegare sulla preghiera. Ma la preghiera non e' puro esercizio di parole o di orecchie, non e' pura ripetizione di formule vuote... Nella preghiera e' meglio avere un cuore senza parole che parole senza cuore... Senza preghiera non vi e' pace spirituale... A parte sostenere la condizione dell'uomo dopo la morte, la preghiera ha un incalcolabile valore per l'uomo durante la vita in questo mondo. La preghiera e' il solo mezzo per portare correttezza, pace e calma nelle nostre azioni quotidiane. ("Young India", 23 gennaio 1930, in Gandhi, La forza della verita', Vol. I, Sonda, Torino 1991, pp. 491-492).
Quando l'attentatore gli sparo', Gandhi cadde invocando il nome di Dio: "He Ram". Dieci anni prima, in una conversazione aveva detto di avere continuamente il nome di Dio sulle labbra: "Una persona che ha rinunciato alla violenza - diceva Gandhi con voce appassionata - dovrebbe pronunciare il nome di Dio a ogni respiro". Egli lo faceva da piu' di venti anni, tanto che adesso il nome di Dio si ripeteva da se anche durante il sonno. (Resoconto di conversazione fedelmente trascritto da Pyarelal, segretario di Gandhi. Si legge in italiano in E. Easwaran, Badshah Khan. Il Gandhi musulmano, Sonda, Torino 1990, p. 190).
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Uguale rispetto per tutte le fedi religiose
Dio ha creato fedi diverse cosi' come ne ha creato i rispettivi fedeli. Come posso anche segretamente accogliere il pensiero che la fede del mio prossimo e' inferiore alla mia e desiderare che rinunci alla sua fede e che abbracci la mia? Come suo vero e fedele amico, posso soltanto desiderare e pregare che egli viva e cresca perfetto nella propria fede. Nella casa di Dio ci sono molte dimore, e tutte ugualmente sante. (Antiche come le montagne, Edizioni di Comunita', Milano 1963, pp. 104-105).
Dal momento che noi non penseremo mai tutti nello stesso modo e che vedremo la Verita' in maniera frammentaria e da angoli e visuali diverse, la regola d'oro della condotta e' quella della tolleranza reciproca. La coscienza non e' la stessa cosa per tutti. Anche per le persone piu' coscienziose vi sara' sempre posto per oneste differenze di opinione. L'unica possibile regola di condotta in ogni societa' civile e' pertanto quella della tolleranza reciproca. ("Young India", 23 settembre 1926, in Gandhi, Teoria cit., p. CXLII).
L'ahimsa ci insegna a nutrire per le fedi religiose degli altri lo stesso rispetto che abbiamo per la nostra, concedendo cosi' che anch'essa e' imperfetta. (Lettera del 23 settembre 1930, in gandhi, La forza della verita', Vol. I, p. 479; e anche in Gandhi, Teoria cit., p. CXLII).
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La sofferenza e' l'arma umana
La ricerca della verita' non ammette l'uso della violenza contro l'avversario, ma che questo deve essere distolto dall'errore con la pazienza e la comprensione. Infatti cio' che sembra la verita' ad uno puo' sembrare un errore ad un altro. E pazienza significa disposizione a soffrire. Dunque il senso della dottrina e' la difesa della verita' attuata non infliggendo sofferenze all'avversario ma a se stessi. ("Young India", 14 gennaio 1920, in Gandhi, Teoria cit., p. 16).
Sono andato sempre piu' convincendomi che la ragione non e' sufficiente ad assicurare cose di fondamentale importanza per gli uomini, che devono essere conquistate attraverso la sofferenza. La sofferenza e' la legge dell'umanita', cosi' come la guerra e' la legge della giungla. Ma la sofferenza e' infinitamente piu' potente della legge della giungla, ed e' in grado di convertire l'avversario e di aprire le sue orecchie, altrimenti chiuse, alla voce della ragione... La sofferenza, e non la spada, e' il simbolo della razza umana. ("Young India", 5 novembre 1931, in Gandhi, Teoria cit., p. 6).
L'uomo e' incapace di conoscere la verita' assoluta, e dunque non ha il diritto di punire. (Moral and political writings of Mahatma Gandhi, ed. by R. N. Iyer, Oxford University Press, 1986, II, p. 168, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVIII).
La dottrina della violenza riguarda solo l'offesa arrecata da una persona ai danni di un'altra. Soffrire l'offesa nella propria persona, al contrario, fa parte dell'essenza della nonviolenza e costituisce l'alternativa alla violenza contro il prossimo... Cosi' il satyagraha si distingue dalla resistenza passiva: nella resistenza passiva e' sempre presente l'idea di molestare la parte avversa e la contemporanea disposizione a sopportare le sofferenze che da tale azione conseguono; al contrario, nel satyagraha, non vi e' la piu' lontana idea di arrecare danno all'avversario. Il satyagraha postula la conquista dell'avversario attraverso la sofferenza nella propria persona. ("Young India", 8 ottobre 1925, in Gandhi, Teoria cit., p. 6; Satyagraha in South Africa, pp. 112-114, in Gandhi, Teoria cit., p.18 [il libro di Gandhi, Satyagraha in South Africa e' ora disponibile in traduzione italiana: Una guerra senza violenza. La nascita della nonviolenza moderna, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2005, il brano dianzi citato e' ivi a p. 107]).
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Il digiuno come strumento per risvegliare le coscienze
Il fine della nonviolenza e' sempre di risvegliare in chi commette il male quello che di migliore c'e' in lui. La sofferenza si rivolge alla parte migliore dell'anima del malvagio mentre la ritorsione si rivolge alla parte peggiore. Nelle circostanze adatte il digiuno e' il migliore strumento in tal senso. Se i politici non si rendono conto dell'efficacia del digiuno in campo politico cio' e' dovuto al fatto che si tratta di una utilizzazione inusitata di questa meravigliosa arma. ("Harijan", 26 luglio 1942, in Gandhi, Teoria cit., p. 187).
Il digiuno e' una potente arma... Esso non puo' essere intrapreso da tutti. La semplice capacita' fisica di sopportarlo non e' una qualita' sufficiente. Il digiuno e' completamente inutile senza una profonda fede in Dio. Esso non deve mai essere uno sforzo meccanico o una semplice imitazione. Deve essere ispirato dal profondo dell'anima. Per questo e' estremamente raro. ("Harijan", 18 marzo 1939, in Gandhi, Teoria cit., p. 188).
I miei digiuni sono sempre riusciti a risvegliare la coscienza delle persone che vi partecipavano e di quelle che con essi si cercava di influenzare. Con quei digiuni non e' stata mai commessa alcuna ingiustizia. In nessun caso in essi era presente l'idea di esercitare qualsiasi coercizione su qualcuno... Naturalmente non si puo' negare che i digiuni possono essere realmente coercitivi. Sono tali i digiuni per scopi egoistici. Un digiuno intrapreso per estorcere del denaro ad una persona o per qualche altro analogo scopo personale implica l'esercizio della coercizione o di influenza illecita. Non esiterei a schierarmi per la resistenza contro tale illecita influenza. ("Harijan", 9 settembre 1933, in Gandhi, Teoria cit., pp. 189-190).
[Cinque giorni prima di venire ucciso, Gandhi accettava di interrompere l'ennesimo digiuno, dopo aver ottenuto non solo la cessazione di gravi scontri fra indu' e musulmani nella citta' di Nuova Delhi e in altre parti dell'India, ma commoventi gesti di riconciliazione e di accoglienza con reciproci doni tra i contendenti]. La cessazione del digiuno e' avvenuta secondo l'usuale cerimonia di preghiera, durante la quale sono stati recitati passi delle sacre scritture giapponesi, musulmane e parsi, seguiti dal mantra: "Conducimi dalla falsita' alla verita' / dalle tenebre alla luce / dalla morte all'immortalita'". Sono state poi cantate dalle giovinette dell'ashram un inno indu' e l'inno cristiano Quando contemplo l'ammirabile croce, a cui ha fatto seguito il Ramadhun. Il Maulana Saheb ha portato un bicchiere di succo di frutta, e Gandhi ha interrotto il digiuno dopo che la frutta era stata distribuita e divisa tra tutti i presenti. ("Harijan", 25 gennaio 1948, in Gandhi, Teoria cit., p. 351).
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Il compromesso e la democrazia
E' proprio la mia insistenza sulla verita' che mi ha portato ad apprezzare la bellezza del compromesso. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 138, in Gandhi, Teoria cit., p. CXX).
Sono essenzialmente un uomo incline al compromesso perche' non sono mai sicuro di essere nel vero. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 138, in Gandhi, Teoria cit., p. CXX).
L'India sta cercando di sviluppare una vera democrazia, ossia libera dalla violenza. I nostri strumenti sono quelli del satyagraha che si esprimono nel Charkha - ossia l'arcolaio -, le industrie di villaggio, l'istruzione elementare combinata con il lavoro manuale, l'abolizione dell'intoccabilita', l'armonia delle comunita', e l'organizzazione nonviolenta dei lavoratori... Questo comporta un impegno di massa e un'educazione di massa. Abbiamo grandi organizzazioni per portare avanti queste attivita'. Queste hanno un carattere interamente volontario, e il loro unico scopo e' il servizio degli umili. ("Harijan", 18 maggio 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. 141).
La mia concezione della democrazia e' che sotto di essa il piu' debole deve avere le stesse possibilita' del piu' forte. Questo puo' avvenire soltanto attraverso la nonviolenza... Prendiamo un caso. Negli Stati Uniti la terra appartiene a pochi capitalisti. Lo stesso avviene in Sud Africa. Queste grandi proprieta' possono essere mantenute soltanto con la violenza, velata o aperta. La democrazia occidentale, nelle sue attuali caratteristiche, e' una forma diluita di nazismo o di fascismo. Al piu' e' un paravento per mascherare le tendenze naziste e fasciste dell'imperialismo. Perche' oggi vi e' la guerra, se non per la brama di spartizione delle spoglie del mondo? ("Harijan", 18 maggio 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. 140).
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Le macchine e l'uomo
Come potrei essere contro tutte le macchine quando so che persino il nostro corpo e' la piu' delicata delle macchine? Il filatoio e' una macchina; uno stuzzicadenti e' una macchina. Cio' che rifiuto e' il fanatismo per le macchine; non la macchina in se stessa. Il fanatismo per cio' che viene definito uno strumento per risparmiare fatica. L'uomo continua a "risparmiare fatica" mentre migliaia di persone sono senza lavoro e vengono gettate in strada a morire di fame. Io voglio risparmiare tempo e fatica non per una parte dell'umanita' ma per tutti. Desidero la concentrazione della ricchezza non nelle mani di pochi, ma di tutti. Oggi le macchine servono solo a consentire a pochi di dominare milioni di persone. Il movente di tutto cio' non e' la filantropia per risparmiare fatica, ma ingordigia. E' contro questa impostazione delle cose che sto combattendo con tutte le mie forze. La considerazione suprema e' per l'uomo. La macchina non dovrebbe portare all'atrofizzazione degli arti dell'uomo. Come esempio faro' delle debite eccezioni. Consideriamo la macchina da cucire Singer. E' una delle poche cose utili mai inventate, e la sua stessa invenzione e' un romanzo. (Hind Swaraj or Indian home rule, Introduzione all'edizione del 1938, trad. it. Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Edizioni del Movimento Nonviolento, 1984, p. 25).
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L'odio puo' essere sconfitto solo con l'amore
A quanto mi e' dato di vedere, la bomba atomica ha distrutto i sentimenti piu' nobili che hanno sostenuto l'umanita' per millenni. Una volta esistevano le cosiddette leggi di guerra, che rendevano le guerre tollerabili. Ora abbiamo visto la nuda verita'. La guerra non conosce altra legge che quella della forza. La bomba atomica ha fatto ottenere una vuota vittoria agli eserciti alleati, ma ha significato la distruzione dell'anima del Giappone. E' ancora troppo presto per vedere che cosa e' avvenuto nell'anima della nazione che ha impiegato la bomba atomica... La morale che si puo' legittimamente trarre dalla spaventosa tragedia provocata dalla bomba atomica e' che una bomba non puo' essere distrutta da un'altra bomba, come la violenza non puo' essere eliminata dalla violenza. Il genere umano puo' liberarsi dalla violenza soltanto ricorrendo alla nonviolenza. L'odio puo' essere sconfitto soltanto con l'amore. ("Harijan", 7 luglio 1947, in Gandhi, Teoria cit., pp. 353-354).
Io saro' contento se, quando qualcuno venisse per uccidermi, io potessi restare calmo, lasciarmi uccidere e pregare Dio che mi conceda di avere un buon sentimento per chi mi uccide. (Discussione con alcuni visitatori, New Delhi 17 luglio1947, in The collected works of Mahatma Gandhi, vol. 88, Ahmedabad 1983, p. 357).
4. MAESTRI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI EDWARD W. SAID
- Edward W. Said, Joseph Conrad e la finzione autobiografica, Il Saggiatore, Milano 2008.
- Edward W. Said, Orientalismo, Bollati Boringhieri, Torino 1991, Feltrinelli, Milano 1999, Gedi, Torino 2007.
- Edward W. Said, La questione palestinese, Gamberetti, Roma 1995, Il Saggiatore, Milano 2011, 2024.
- Edward W. Said, Covering Islam. Come i media e gli esperti determinano la nostra visione del resto del mondo, Transeuropa, Massa 2012.
- Edward W. Said, Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell'Occidente, Gamberetti, Roma 1995, Feltrinelli, Milano 2023.
- Edward W. Said, Dire la verita'. Gli intellettuali e il potere, Feltrinelli, Milano 1995, 2014.
- Edward W. Said, Tra guerra e pace. Ritorno in Palestina-Israele, Feltrinelli, Milano 1998.
- Edward W. Said, La convivenza necessaria, Internazionale, Roma 1999; Edward W. Said, Sempre nel posto sbagliato. Autobiografia, Feltrinelli, Milano 2000, 2009.
- Edward W. Said, Fine del processo di pace. Palestina/Israele dopo Oslo, Feltrinelli, Milano 2002.
- Edward W. Said, Nel segno dell'esilio. Riflessioni, letture e altri saggi, Feltrinelli, Milano 2008.
- Edward W. Said, Il vicolo cieco di Israele, Datanews, Roma 2003.
- Edward W. Said, Umanesimo e critica democratica. Cinque lezioni, Il Saggiatore, Milano 2007.
- Edward W. Said, La pace possibile, Il Saggiatore, Milano 2003, 2023.
- Edward W. Said, Freud e il non europeo, Meltemi, Sesto San Giovanni (Mi) 2018.
- Edward W. Said, Sullo stile tardo, Il Saggiatore, Milano 2006.
- Edward W. Said, Il mio diritto al ritorno, Nottetempo, Roma 2007.
- Edward W. Said, Musica ai limiti. Saggi e articoli, Feltrinelli, Milano 2010.
- Daniel Barenboim, Edward W. Said, Paralleli e paradossi. Pensieri sulla musica, la politica e la societa', Il Saggiatore, Milano 2004, 2015.
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Howard Gardner, Aprire le menti. La creativita' e i dilemmi dell'educazione, Feltrinelli, Milano 1991, 2014, pp. 348.
- Howard Gardner, Cambiare idee. L'arte e la scienza della persuasione, Feltrinelli, Milano 2005, 2011, pp. 256.
- Howard Gardner, Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano 2007, 2011, pp. 208.
- Howard Gardner, Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico, Feltrinelli, Milano 1993, pp. 304.
- Howard Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralita' dell'intelligenza, Feltrinelli, Milano 1987, 1991, pp. 464.
- Howard Gardner, Sapere per comprendere. Discipline di studio e disciplina della mente, Feltrinelli, Milano 1999, 2009, pp. 324.
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Maestre
- Michela Marzano, Cosa fare delle nostre ferite, Il Margine, Trento 2021, pp. 120.
- Michela Marzano, Estensione del dominio della manipolazione, Mondadori, Milano 2009, 2010, pp. VI + 210.
- Michela Marzano, Etica oggi, Il Margine, Trento 2022, pp. 128.
- Michela Marzano, Il diritto di essere io, Laterza - Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma-Bari - Roma 2014, pp. VI + 136.
- Michela Marzano, L'amore che mi resta, Einaudi, Torino 2017, Mondadori, Milano 2019, pp. IV + 240.
- Michela Marzano, Sii bella e stai zitta. Perche' l'Italia di oggi offende le donne, Mondadori, Milano 2010, 2012, pp. VI + 162.
- Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. Come l'anoressia mi ha insegnato a vivere, Mondadori, Milano 2011, 2017, pp. IV + 220.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 159 del 22 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 159 del 22 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Disarmare la mano che uccide
2. Lunedi' 21 settembre ricordato a Viterbo Alfio Pannega con tre iniziative nel centounesimo anniversario della nascita (con un messaggio di Luciano Bernabei e un ricordo di Letizia Acquaviva)
3. Una piccola antologia gandhiana
4. Alcune pubblicazioni di Edward W. Said
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. DISARMARE LA MANO CHE UCCIDE
Disarmare la mano che uccide.
Aprire il cuore al dolore degli altri.
Riconoscersi umani tra umani.
Dare aiuto a chiunque di aiuto ha bisogno.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. LUNEDI' 21 SETTEMBRE RICORDATO A VITERBO ALFIO PANNEGA CON TRE INIZIATIVE NEL CENTOUNESIMO ANNIVERSARIO DELLA NASCITA (CON UN MESSAGGIO DI LUCIANO BERNABEI E UN RICORDO DI LETIZIA ACQUAVIVA)
Lunedi' 21 settembre 2026 a Viterbo si e' svolta una giornata di commemorazione di Alfio Pannega (Viterbo, 21 settembre 1925 - 30 aprile 2010) in occasione del centounesimo anniversario della nascita dell'indimenticabile poeta antifascista nonviolento viterbese.
*
Si e' cominciato la mattina alle ore 11 con una visita alla tomba di Alfio al cimitero di Viterbo.
Si e' proseguito alle ore 18 con un ricordo dinanzi alla casa di Alfio a Valle Faul.
Infine e' stato reso di pubblica consultazione nella rete telematica il sito dedicato ad Alfio Pannega con le sue opere poetiche, le testimonianze a lui dedicate, vari materiali documentari.
*
Nel ricordo di Alfio ci opponiamo a tutte le guerre e a tutte le uccisioni.
Nel ricordo di Alfio ci adoperiamo a soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nel ricordo di Alfio difendiamo quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Nel ricordo di Alfio la nonviolenza e' in cammino.
*
Alleghiamo in calce:
1. alcune delle parole dette nel corso dell'incontro dinanzi alla casa di Alfio a Valle Faul;
2. un messaggio di Luciano Bernabei;
3. un ricordo di Letizia Acquaviva.
*
Le amiche e gli amici di Alfio Pannega
Viterbo, 21 settembre 2026
* * *
Allegato primo. Siamo qui (alcune parole dette nel corso dell'incontro dinanzi alla casa di Alfio a Valle Faul)
[Quella che segue e' una minima sintesi, ricostruita a memoria qualche ora dopo, delle parole dette parlando a braccio da un vecchio amico di Alfio la sera del 21 settembre 2026 dinanza alla sua casa a Valle Faul]
Chi siamo
Siamo qui.
Le compagne e i compagni di Alfio che con lui abbiamo vissuto tante lotte, tante avventure, tante esperienze nel corso della vicenda del centro sociale occupato autogestito Valle Faul.
Siamo qui per ricordarlo nel centounesimo anniversario della sua nascita.
Siamo qui per ricordare un proletario, uno sfruttato, un emarginato, un poeta, un antifascista, un comunista libertario, un amico della nonviolenza, un essere umano che per tutta la vita ha lottato per la liberazione di tutte le oppresse e di tutti gli oppressi, che per tutta la vita ha lottato in difesa dell'umanita' intera e dell'intero mondo vivente.
Il nostro compagno Alfio Pannega.
*
Gli altri e noi
Altri parlino di lui come di una figura pittoresca di una Viterbo che non c'e' piu'.
Altri parlino di lui come di una vecchia leggenda che svanisce nelle nebbie di un tempo passato per sempre.
Noi no.
Noi ricordiamo il nostro compagno di lotte con cui abbiamo condiviso il pane e il vino, il dolore per le ingiustizie, la convinzione che ogni essere umano ha diritto alla dignita' e alla solidarieta', la lotta nonviolenta per la liberazione di tutte e tutti.
Altri parlino di Alfio come del personaggio stravagante di una favola antica, di un mito romantico.
Altri parlino di Alfio come di un buffo pover'uomo che stranamente era anche tanto buono.
Noi no.
Noi lo abbiamo conosciuto in carne ed ossa ed oggi siamo qui a ricordarlo con l'orgoglio di essere stati le sue compagne e i suoi compagni di vita e di lotte.
Siamo qui e siamo noi.
Che non ci siamo mai arresi, che non lo abbiamo mai dimenticato.
Che lo portiamo nel nostro cuore.
Che continuiamo la sua lotta che e' ancora la nostra lotta.
Come non abbiamo mai dimenticato e portiamo nel nostro cuore Claudio, Mario, Osvaldo, Roland. Umbertone e le altre e gli altri che ci hanno ormai lasciato e che con noi ed Alfio hanno condiviso l'esperimento e le lotte del centro sociale Valle Faul.
*
In questa valle, dinanzi a questa casa
Siamo ancora qui, siamo ancora noi, in questa Valle Faul che abbiamo a lungo difeso e che ormai e' stata lacerata, violata, sottratta al popolo di Viterbo e artigliata e occupata dagli sfruttatori.
Siamo ancora qui, siamo ancora noi, dinanzi alla casa di Alfio.
Dinanzi alla casa di Alfio su cui oltre un anno fa proponemmo di collocare a nostre spese una lapide in sua memoria con un'epigrafe scritta insieme da decine e decine di persone che lo conobbero e lo amarono.
Quel blocco di pietra con quelle parole incise ancora non c'e'. E insisteremo ancora, per mesi e per anni se sara' necessario, affinche' ci sia.
Ma oggi quelle parole su questa casa noi vogliamo porle comunque, con un foglio di carta invece che con un blocco di pietra.
Con la leggerezza e la fragilita' di un foglio di carta, queste parole noi collochiamo oggi qui.
Questa parole che dicono:
"In questa casa visse Alfio Pannega
figlio di Caterina poeta antifascista
innamorato della natura e dell'umanita'
della bellezza e della liberta'
sempre lotto' per la dignita' di tutte le persone
e in difesa di tutte le vite"
*
Nel ricordo di Alfio
Siamo le compagne e i compagni di Alfio Pannega, in questo centounesimo anniversario della nascita, che non lo abbiamo mai dimenticato e non lo dimenticheremo mai.
E che nel ricordo di Alfio continuiamo la lotta contro tutte le guerre e contro tutte le oppressioni.
Che nel ricordo di Alfio continuiamo la lotta per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Che nel ricordo di Alfio continuiamo la lotta per difendere quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Nel ricordo di Alfio la nonviolenza e' in cammino.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.
*
Viterbo, 21 settembre 2026
* * *
Allegato secondo. Luciano Bernabei: Buon compleanno, Alfio
Vorrei esprimere i miei piu' sentiti ringraziamenti a tutti coloro che sentono vivido il ricordo di Alfio.
Non posso non esprimere la mia considerazione personale dell'imprinting sociale e politico che ha caratterizzato profondamente l'esperienza del centro sociale okkupato autogestito Valle Faul.
Doveroso e' dire che senza coloro che ne fecero parte la figura di Alfio, seppure gia' iconica, non sarebbe venuta alla ribalta ma sarebbe restata oscurata e rilegata a folklore locale e in uno stato di isolamento sociale.
Di Alfio ricorderemo sempre l'indole battagliera di chi nella vita ha sofferto e su questo disagio ha costruito, passo dopo passo, scavalcando gli intralci dell'indifferenza, la propria dignita' e difeso con le unghie e con i denti la vita e la dignita' di tutti gli esseri umani e della biosfera.
A nome di chi ti e' stato vicino e ti ha ammirato e difeso giorno e notte, grazie Alfio per il tuo prezioso insegnamento poiche' ci hai mostrato il nostro futuro
Luciano Bernabei
* * *
Allegato terzo. Letizia Acquaviva ricorda Alfio Pannega
La storia di Alfio la conosciamo tutti. Ognuno l'ha raccontata a modo suo, ognuno ne ha raccolto un pezzo, una sfumatura, un ricordo. E forse e' proprio questo il bello: che in Alfio ognuno abbia incontrato qualcosa di se'.
Io, personalmente, in Alfio ho incontrato un pilastro insieme a tutti i ragazzi del centro sociale.
In un momento della mia vita in cui mi sono ritrovata sola, con quella solitudine che non fa rumore ma pesa, Alfio e' stato una presenza. Non aveva bisogno di grandi parole. Bastava esserci. Bastava guardarlo, ascoltarlo, vedere il modo in cui affrontava la vita, per capire che si puo' andare avanti insieme anche quando la strada sembra fatta per essere percorsa da soli.
*
Alfio mi ha insegnato la resilienza. Mi ha insegnato la forza di continuare, di rialzarsi, di affrontare le difficolta' senza perdere l'onesta' e la dignita'. E forse questa e' stata la sua lezione piu' grande: non quella che si racconta, ma quella che si e' vista nel vissuto di Alfio.
Alfio mi ha mostrato che la sofferenza ti puo' rendere piu' forte per lottare per i deboli e gli oppressi.
*
Avrei tantissimi aneddoti da raccontare, tantissime storie che porto dentro. Ma proprio per questo mi e' difficile spiegare chi fosse Alfio. Perche' alcune persone non si possono racchiudere in una storia, ne' in poche parole. Alcune persone diventano parte di te, e quando provi a raccontarle ti accorgi che nessuna parola e' abbastanza grande.
*
Per me Alfio e' stato anche un nonno. Uno di quei nonni che la vita, a volte, ci regala in modi strani e inattesi.
E se dovessi davvero trovare un modo per dire chi era Alfio, non direi soltanto che era il cartonaro di Viterbo.
Direi che Alfio era il cartonaro dei cuori marci che battono e combattono.
Di quei cuori che la vita puo' aver ferito, consumato, lasciato soli, ma che continuano ostinatamente a battere.
E a combattere.
Forse e' proprio questo che Alfio mi ha insegnato: che non importa quante volte la vita prova a spezzarti. Finche' il cuore batte, c'e' ancora una strada da percorrere, e non mollare.
Letizia Acquaviva
3. MAESTRI. UNA PICCOLA ANTOLOGIA GANDHIANA
[Riproponiamo ancora una volta il seguente testo e nuovamente ringraziamo Enrico Peyretti per avercelo trasmesso. Si tratta dell'opuscolo "Gandhi testimone della nonviolenza", realizzato (grazie a Beppe Ceraolo, Elena Giglia, Enrico Peyretti, Laura Bounous, Teresella Parvopassu che hanno curato la ricerca e la raccolta dei testi) per l'iniziativa svoltasi "a cinquant'anni dopo la sua morte con violenza, 30 gennaio 1948" promossa dalla Scuola di pace "Ernesto Balducci" a Torino il 31 gennaio - 1 e 2 febbraio 1998. Enrico Peyretti accompagno' l'invio con le parole che qui riproduciamo: "Sette anni fa, a Torino, la Scuola di pace 'Ernesto Balducci', allora attiva a Torino, ricordo' i 50 anni dell'uccisione di Gandhi con una serata di letture, musiche, meditazione. Componemmo per l'occasione questa piccola antologia di testi gandhiani, ora ritrovata grazie a Elene Giglia. Aggiornata nell'indicazione delle fonti, la mettiamo a disposizione"]
Autoritratto di Gandhi
Non pretendo di essere perfetto. Ma pretendo di essere un appassionato ricercatore della Verita', la quale non e' altro che un sinonimo di Dio. E' nel corso di tale ricerca che ho scoperto la nonviolenza. La diffusione di essa e' la missione della mia vita. Non ho altri interessi nella vita che lo svolgimento di questa missione. ("Harijan", 7 luglio 1940, nell'antologia di Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, a cura e con saggio introduttivo di Giuliano Pontara, Einaudi, Torino 1996, p. 250 [di qui in poi tale testo sara' citato come Teoria cit.]).
Non sono un profeta, sono soltanto un comune mortale che procede dall'errore verso la verita'. ("Harijan", 28 marzo 1936, in Gandhi, Teoria cit., p. 5).
In qualsiasi momento ti sembri che le mie conclusioni siano fondate su dati inadeguati o su un ragionamento scorretto, richiama la mia attenzione su cio'. Potrai avere fede nei principi che io propugno, ma le conclusioni che deduco da certi fatti non possono essere materia di fede. La fede non ha posto in cose che possono essere colte dalla ragione. (Lettera a Mathuradas, 13 dicembre 1928, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVII).
Che il gandhismo sia distrutto se sostiene l'errore. La verita' e l'ahimsa non saranno mai distrutte, ma se gandhismo non e' altro che un nome per settarismo, esso merita di essere distrutto. Se dopo la mia morte dovessi venire a sapere che cio' che ho sostenuto e' degenerato in settarismo, ne sarei profondamente addolorato... che nessuno dica di essere un seguace di Gandhi. Basta che io sia seguace di me stesso. E so di essere io stesso un seguace imperfetto in quanto so di non vivere in perfetta coerenza con le convinzioni che sostengo. ("Harijan", 2 marzo 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVIII).
*
Che cos'e' la nonviolenza
Non credo sia presuntuoso da parte mia voler tracciare sinteticamente le caratteristiche e le condizioni del successo della nonviolenza. Esse sono:
1. La nonviolenza e' la legge della razza umana ed e' infinitamente piu' grande e piu' potente della forza bruta.
2. Essa non puo' essere di alcun aiuto a chi non possiede una fede profonda nel Dio dell'Amore.
3. La nonviolenza offre la piu' completa difesa del rispetto di se stesso e del senso dell'onore dell'uomo, ma non sempre garantisce la difesa della proprieta' della terra e di altri beni mobili, sebbene la sua pratica continua si dimostri anche nella difesa di questi ultimi un baluardo migliore del possesso di uomini armati. La nonviolenza, per la sua stessa natura, non e' di nessun aiuto nella difesa dei guadagni illegittimi e delle azioni immorali.
4. Gli individui e le nazioni che vogliono praticare la nonviolenza debbono essere pronti (le nazioni fino all'ultimo uomo) a sacrificare tutto tranne il loro onore. La nonviolenza dunque e' incompatibile con il possesso di paesi di altri popoli; vedi ad esempio l'imperialismo moderno, il quale deve chiaramente basarsi sulla forza per difendersi.
5. La nonviolenza e' un potere che puo' essere posseduto in egual misura da tutti - bambini, ragazzi, ragazze e uomini e donne adulti, posto che essi abbiano una fede profonda nel Dio dell'Amore e che quindi possiedano un uguale amore per tutto il genere umano. Quando la nonviolenza viene accettata come legge di vita essa deve pervadere tutto l'essere e non venire applicata soltanto ad azioni isolate.
6. E' un profondo errore supporre che questa legge sia applicabile per gli individui e non lo sia per le masse dell'umanita'. ("Harijan", 5 settembre 1936, in Gandhi, Teoria cit., pp. 10-11).
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La prima condizione della nonviolenza e' la giustizia, dovunque, in ogni settore della vita
In questa guerra nonviolenta, il contributo delle donne deve essere maggiore di quello degli uomini. Chiamare le donne il sesso debole e' una calunnia; e' un'ingiustizia dell'uomo contro la donna. Se per forza si intende la forza bruta, allora e' vero che la donna e' meno forte dell'uomo. Ma se per forza si intende la forza morale, allora la donna e' infinitamente piu' forte dell'uomo. Non possiede forse una maggiore capacita' di intuizione, una maggiore capacita' di sacrificio, una maggiore perseveranza, un maggiore coraggio? Senza di essa l'uomo non potrebbe sopravvivere. Se la nonviolenza e' la legge della nostra esistenza, il futuro e' delle donne. ("Young India", 10 aprile 1930, in Gandhi, Teoria cit., p. 206).
La parola yajna indica un atto diretto al bene degli altri compiuto senza alcun desiderio di ricompensa, materiale o spirituale. Il termine "atto" deve essere inteso nel suo senso piu' vasto, e oltre all'azione vera e propria comprende anche il pensiero e la parola. Per "altri" si intende non soltanto l'umanita' ma tutti gli esseri viventi. (From Yeravda Mandir, capp. XIV-XV, in Gandhi, Teoria cit., p. 39).
A rigor di termini nessuna attivita' e nessuna occupazione e' possibile senza un certo grado, per quanto limitato, di violenza. La stessa vita e' impossibile senza una certa misura di violenza. Cio' che dobbiamo fare e' limitare questa violenza quanto piu' possibile. ("Harijan", primo settembre 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. XXXII).
Agisci in modo tale che la tua azione porti alla maggior riduzione possibile della violenza a lungo termine e in tutte le sue forme! (Imperativo etico della nonviolenza gandhiana secondo Arne Naess, , in Gandhi, Teoria cit., p. XXXIII).
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Il lavoro costruttivo
Nella lotta per l'indipendenza la disobbedienza civile senza la collaborazione di milioni di uomini, realizzata attraverso un lavoro costruttivo, e' soltanto una bravata, ed e' peggio che inutile. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 191, in Gandhi, Teoria cit., p. CXVI).
I punti fondamentali del programma costruttivo sono: 1. Promozione della riconciliazione tra i vari gruppi religiosi in cui e' suddivisa la popolazione nel subcontinente indiano e in particolar modo tra indu' e musulmani;
2. Abolizione dell'istituzione della intoccabilita' come primo ma decisivo passo verso l'abolizione del sistema delle caste;
3. Lotta contro l'abuso delle bevande alcoliche e delle droghe;
4. Filatura e lavorazione casalinga del cotone vista come efficace strumento di sensibilizzazione e organizzazione politica, espressione della dignita' e importanza del lavoro manuale, protesta contro una civilta' industriale disumanizzante, valorizzazione del capitale umano e simbolo dell'indipendenza;
5. Promozione della piccola industria di villaggio come momento della realizzazione di un programma piu' vasto di decentramento e di autonomia a livello di villaggio;
6. realizzazione di un nuovo sistema di educazione dei bambini fondato sui principi della nonviolenza e volto a coltivare in essi il rispetto per quanto di buono e duraturo vi e' nella tradizione culturale dell'India invece che sradicarli da essa in nome di una "piu' progredita" civilta' occidentale;
7. Educazione degli adulti;
8. Parificazione dei due sessi in base all'assunto che in un sistema di vita fondato sulla nonviolenza la donna ha altrettanti diritto quanto l'uomo di forgiare il proprio destino;
9. Opera di miglioramento sia fisico che psichico dell'individuo si' da portarlo a capire e apprezzare l'importanza e la dignita' di una vita semplice in cui lavoro manuale e mentale si alternino in modo da permettere una piu' piena realizzazione di un ideale di umanita';
10. Propagazione della lingua nazionale;
11. Promozione dell'uguaglianza economica in base all'assunto che un sistema di governo fondato sulla nonviolenza e' impossibile sintantoche' esiste una societa' divisa in ricchi e poveri, capitale e lavoro. (Constructive programme: its meaning and place, Ahmedabad, 1941, in Gandhi, Teoria cit., p. LXXVIII).
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Mezzi e fini
Mezzi impuri producono un fine impuro... Non si puo' raggiungere la verita' con la falsita'. Soltanto con una condotta libera da ogni falsita' si puo' raggiungere la verita'. La nonviolenza e la verita' sono o no due cose simili ma distinte? La risposta e' un categorico "no". La nonviolenza e' compresa nella verita' e viceversa. Per questo e' stato detto che sono le due facce di una stessa moneta. Sono inseparabili l'una dall'altra. ("Harijan", 13 luglio 1947, in Gandhi, Teoria cit., p. 126).
La convinzione che non vi sia un rapporto tra mezzi e fine e' un grande errore. A causa di tale errore anche uomini considerati religiosi hanno commesso gravi crimini. Affermare questo e' come sostenere che si puo' ottenere una rosa piantando della gramigna... I mezzi possono essere paragonati al seme, e il fine all'albero; tra i mezzi e il fine vi e' lo stesso inviolabile rapporto che esiste tra il seme e l'albero. (Hind Swaraj or Indian home rule, cap. XVI, in Gandhi, Teoria cit., p. 44).
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Codardia, violenza e nonviolenza
Credo che nel caso in cui l'unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza... Tuttavia sono convinto che la nonviolenza e' infinitamente superiore alla violenza, che il perdono e' cosa piu' virile della punizione. ("Young India", 11 agosto 1920, in Gandhi, Teoria cit., pp. 18-19).
Non ho mai considerato la violenza come una cosa permessa. Ho semplicemente distinto tra il coraggio e la codardia. L'unica cosa lecita e' la nonviolenza. La violenza non puo' mai essere lecita nel senso che io intendo, ossia non rispetto alla legge fatta dall'uomo, ma rispetto alla legge fatta dalla natura per l'uomo. Tuttavia, sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata per autodifesa o a protezione degli indifesi, essa e' un atto di coraggio, di gran lunga migliore della codarda sottomissione. Quest'ultima non reca beneficio a nessun uomo e a nessuna donna. Nella violenza esistono molti gradi e varieta' di coraggio. Ciascun uomo deve saperli giudicare da solo. Nessun altro puo' farlo o ha il diritto di farlo al suo posto. ("Harijan", 27 ottobre 1946, in Gandhi, Teoria cit., p. 22).
Ricordo un incidente avvenuto vicino a Bettiah, quando la non-collaborazione era al suo apice. Erano state saccheggiate le case di alcuni abitanti di un villaggio. Questi erano fuggiti lasciando le mogli, i figli e i parenti alla merce' dei saccheggiatori. Quando io li rimproverai per la codardia che avevano dimostrato non compiendo il loro dovere, essi impudentemente si appellarono alla dottrina della nonviolenza. Io denunciai pubblicamente la loro condotta e affermai che la mia nonviolenza giustificava pienamente la violenza usata da coloro che non credevano nella nonviolenza e che erano chiamati a difendere l'onore delle loro donne e dei loro bambini. La nonviolenza non e' una giustificazione per il codardo, ma e' la suprema virtu' del coraggioso. La pratica della nonviolenza richiede molto piu' coraggio della pratica delle armi. La codardia e' assolutamente incompatibile con la nonviolenza. ("Young India", 12 agosto 1926, in Gandhi, Teoria cit., p. 23).
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Verita' e amore
Per vedere faccia a faccia l'universale e onnipresente Spirito della Verita' si deve essere in grado di amare il piu' infimo degli esseri creati come se stessi. E un uomo che aspira a cio' non puo' permettersi di estraniarsi da nessun campo di attivita' umane. E' per questo che la mia devozione alla Verita' mi ha condotto alla politica; e posso dire senza alcuna esitazione, anche se con assoluta umilta', che coloro che affermano che la religione non ha nulla a che fare con la politica non sanno che cosa significa religione. (An Autobiography or the Story of my experiments with Truth, pp. 370-371, in Gandhi, Teoria cit., p. 31 [ma dell'intera opera vi e' anche una nota traduzione italiana: La mia vita per la liberta', Newton Compton, Roma 1973, piu' volte ristampata]).
Per me Dio e' Verita' e Amore; Dio e' etica e morale; Dio e' coraggio. Dio e' la sorgente della Luce e della Vita e tuttavia egli e' al di sopra e al di la' di esse. Dio e' coscienza. Egli e' persino l'ateismo dell'ateo... Egli e' un Dio personale per coloro che hanno bisogno della Sua presenza personale. Egli e' incarnato per coloro che hanno bisogno del Suo contatto. E' l'essenza purissima. Per coloro che hanno fede Egli semplicemente e'. Egli e' le cose piu' diverse per le persone piu' diverse. Egli e' in noi e tuttavia e' al di sopra e al di la' di noi. (Mohandas K. Gandhi, La forza della verita'. Scritti etici e politici. Vol. I: Civilta' politica e religione, Sonda, Torino 1991, pp. 505-506; anche in Gandhi, Teoria cit., p. CXL).
Il credente deve imparare a capire che ai milioni di diseredati, disoccupati e affamati l'unico modo in cui Dio puo' apparire e' sotto forma di lavoro e promessa di stipendio e cibo; ai poveri del mondo Dio puo' solo apparire come pane e burro. ("Young India", 15 novembre 1931).
La preghiera e' la vera e propria anima della vita dell'uomo perche' e' la parte piu' vitale della religione. La preghiera e' supplica, ma e' anche, in un senso lato, comunione spirituale. In entrambi i casi il risultato finale e' lo stesso. Persino quando supplica, essa dovrebbe purificare e pulire l'anima, liberata dallo strato di ignoranza e di oscurita' che la avvolge. Percio' colui che desidera ardentemente riconoscere il divino in se' deve ripiegare sulla preghiera. Ma la preghiera non e' puro esercizio di parole o di orecchie, non e' pura ripetizione di formule vuote... Nella preghiera e' meglio avere un cuore senza parole che parole senza cuore... Senza preghiera non vi e' pace spirituale... A parte sostenere la condizione dell'uomo dopo la morte, la preghiera ha un incalcolabile valore per l'uomo durante la vita in questo mondo. La preghiera e' il solo mezzo per portare correttezza, pace e calma nelle nostre azioni quotidiane. ("Young India", 23 gennaio 1930, in Gandhi, La forza della verita', Vol. I, Sonda, Torino 1991, pp. 491-492).
Quando l'attentatore gli sparo', Gandhi cadde invocando il nome di Dio: "He Ram". Dieci anni prima, in una conversazione aveva detto di avere continuamente il nome di Dio sulle labbra: "Una persona che ha rinunciato alla violenza - diceva Gandhi con voce appassionata - dovrebbe pronunciare il nome di Dio a ogni respiro". Egli lo faceva da piu' di venti anni, tanto che adesso il nome di Dio si ripeteva da se anche durante il sonno. (Resoconto di conversazione fedelmente trascritto da Pyarelal, segretario di Gandhi. Si legge in italiano in E. Easwaran, Badshah Khan. Il Gandhi musulmano, Sonda, Torino 1990, p. 190).
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Uguale rispetto per tutte le fedi religiose
Dio ha creato fedi diverse cosi' come ne ha creato i rispettivi fedeli. Come posso anche segretamente accogliere il pensiero che la fede del mio prossimo e' inferiore alla mia e desiderare che rinunci alla sua fede e che abbracci la mia? Come suo vero e fedele amico, posso soltanto desiderare e pregare che egli viva e cresca perfetto nella propria fede. Nella casa di Dio ci sono molte dimore, e tutte ugualmente sante. (Antiche come le montagne, Edizioni di Comunita', Milano 1963, pp. 104-105).
Dal momento che noi non penseremo mai tutti nello stesso modo e che vedremo la Verita' in maniera frammentaria e da angoli e visuali diverse, la regola d'oro della condotta e' quella della tolleranza reciproca. La coscienza non e' la stessa cosa per tutti. Anche per le persone piu' coscienziose vi sara' sempre posto per oneste differenze di opinione. L'unica possibile regola di condotta in ogni societa' civile e' pertanto quella della tolleranza reciproca. ("Young India", 23 settembre 1926, in Gandhi, Teoria cit., p. CXLII).
L'ahimsa ci insegna a nutrire per le fedi religiose degli altri lo stesso rispetto che abbiamo per la nostra, concedendo cosi' che anch'essa e' imperfetta. (Lettera del 23 settembre 1930, in gandhi, La forza della verita', Vol. I, p. 479; e anche in Gandhi, Teoria cit., p. CXLII).
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La sofferenza e' l'arma umana
La ricerca della verita' non ammette l'uso della violenza contro l'avversario, ma che questo deve essere distolto dall'errore con la pazienza e la comprensione. Infatti cio' che sembra la verita' ad uno puo' sembrare un errore ad un altro. E pazienza significa disposizione a soffrire. Dunque il senso della dottrina e' la difesa della verita' attuata non infliggendo sofferenze all'avversario ma a se stessi. ("Young India", 14 gennaio 1920, in Gandhi, Teoria cit., p. 16).
Sono andato sempre piu' convincendomi che la ragione non e' sufficiente ad assicurare cose di fondamentale importanza per gli uomini, che devono essere conquistate attraverso la sofferenza. La sofferenza e' la legge dell'umanita', cosi' come la guerra e' la legge della giungla. Ma la sofferenza e' infinitamente piu' potente della legge della giungla, ed e' in grado di convertire l'avversario e di aprire le sue orecchie, altrimenti chiuse, alla voce della ragione... La sofferenza, e non la spada, e' il simbolo della razza umana. ("Young India", 5 novembre 1931, in Gandhi, Teoria cit., p. 6).
L'uomo e' incapace di conoscere la verita' assoluta, e dunque non ha il diritto di punire. (Moral and political writings of Mahatma Gandhi, ed. by R. N. Iyer, Oxford University Press, 1986, II, p. 168, in Gandhi, Teoria cit., p. CXXXVIII).
La dottrina della violenza riguarda solo l'offesa arrecata da una persona ai danni di un'altra. Soffrire l'offesa nella propria persona, al contrario, fa parte dell'essenza della nonviolenza e costituisce l'alternativa alla violenza contro il prossimo... Cosi' il satyagraha si distingue dalla resistenza passiva: nella resistenza passiva e' sempre presente l'idea di molestare la parte avversa e la contemporanea disposizione a sopportare le sofferenze che da tale azione conseguono; al contrario, nel satyagraha, non vi e' la piu' lontana idea di arrecare danno all'avversario. Il satyagraha postula la conquista dell'avversario attraverso la sofferenza nella propria persona. ("Young India", 8 ottobre 1925, in Gandhi, Teoria cit., p. 6; Satyagraha in South Africa, pp. 112-114, in Gandhi, Teoria cit., p.18 [il libro di Gandhi, Satyagraha in South Africa e' ora disponibile in traduzione italiana: Una guerra senza violenza. La nascita della nonviolenza moderna, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2005, il brano dianzi citato e' ivi a p. 107]).
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Il digiuno come strumento per risvegliare le coscienze
Il fine della nonviolenza e' sempre di risvegliare in chi commette il male quello che di migliore c'e' in lui. La sofferenza si rivolge alla parte migliore dell'anima del malvagio mentre la ritorsione si rivolge alla parte peggiore. Nelle circostanze adatte il digiuno e' il migliore strumento in tal senso. Se i politici non si rendono conto dell'efficacia del digiuno in campo politico cio' e' dovuto al fatto che si tratta di una utilizzazione inusitata di questa meravigliosa arma. ("Harijan", 26 luglio 1942, in Gandhi, Teoria cit., p. 187).
Il digiuno e' una potente arma... Esso non puo' essere intrapreso da tutti. La semplice capacita' fisica di sopportarlo non e' una qualita' sufficiente. Il digiuno e' completamente inutile senza una profonda fede in Dio. Esso non deve mai essere uno sforzo meccanico o una semplice imitazione. Deve essere ispirato dal profondo dell'anima. Per questo e' estremamente raro. ("Harijan", 18 marzo 1939, in Gandhi, Teoria cit., p. 188).
I miei digiuni sono sempre riusciti a risvegliare la coscienza delle persone che vi partecipavano e di quelle che con essi si cercava di influenzare. Con quei digiuni non e' stata mai commessa alcuna ingiustizia. In nessun caso in essi era presente l'idea di esercitare qualsiasi coercizione su qualcuno... Naturalmente non si puo' negare che i digiuni possono essere realmente coercitivi. Sono tali i digiuni per scopi egoistici. Un digiuno intrapreso per estorcere del denaro ad una persona o per qualche altro analogo scopo personale implica l'esercizio della coercizione o di influenza illecita. Non esiterei a schierarmi per la resistenza contro tale illecita influenza. ("Harijan", 9 settembre 1933, in Gandhi, Teoria cit., pp. 189-190).
[Cinque giorni prima di venire ucciso, Gandhi accettava di interrompere l'ennesimo digiuno, dopo aver ottenuto non solo la cessazione di gravi scontri fra indu' e musulmani nella citta' di Nuova Delhi e in altre parti dell'India, ma commoventi gesti di riconciliazione e di accoglienza con reciproci doni tra i contendenti]. La cessazione del digiuno e' avvenuta secondo l'usuale cerimonia di preghiera, durante la quale sono stati recitati passi delle sacre scritture giapponesi, musulmane e parsi, seguiti dal mantra: "Conducimi dalla falsita' alla verita' / dalle tenebre alla luce / dalla morte all'immortalita'". Sono state poi cantate dalle giovinette dell'ashram un inno indu' e l'inno cristiano Quando contemplo l'ammirabile croce, a cui ha fatto seguito il Ramadhun. Il Maulana Saheb ha portato un bicchiere di succo di frutta, e Gandhi ha interrotto il digiuno dopo che la frutta era stata distribuita e divisa tra tutti i presenti. ("Harijan", 25 gennaio 1948, in Gandhi, Teoria cit., p. 351).
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Il compromesso e la democrazia
E' proprio la mia insistenza sulla verita' che mi ha portato ad apprezzare la bellezza del compromesso. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 138, in Gandhi, Teoria cit., p. CXX).
Sono essenzialmente un uomo incline al compromesso perche' non sono mai sicuro di essere nel vero. (Gandhi, citato da Dhawan, The political philosophy of Mahatma Gandhi, p. 138, in Gandhi, Teoria cit., p. CXX).
L'India sta cercando di sviluppare una vera democrazia, ossia libera dalla violenza. I nostri strumenti sono quelli del satyagraha che si esprimono nel Charkha - ossia l'arcolaio -, le industrie di villaggio, l'istruzione elementare combinata con il lavoro manuale, l'abolizione dell'intoccabilita', l'armonia delle comunita', e l'organizzazione nonviolenta dei lavoratori... Questo comporta un impegno di massa e un'educazione di massa. Abbiamo grandi organizzazioni per portare avanti queste attivita'. Queste hanno un carattere interamente volontario, e il loro unico scopo e' il servizio degli umili. ("Harijan", 18 maggio 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. 141).
La mia concezione della democrazia e' che sotto di essa il piu' debole deve avere le stesse possibilita' del piu' forte. Questo puo' avvenire soltanto attraverso la nonviolenza... Prendiamo un caso. Negli Stati Uniti la terra appartiene a pochi capitalisti. Lo stesso avviene in Sud Africa. Queste grandi proprieta' possono essere mantenute soltanto con la violenza, velata o aperta. La democrazia occidentale, nelle sue attuali caratteristiche, e' una forma diluita di nazismo o di fascismo. Al piu' e' un paravento per mascherare le tendenze naziste e fasciste dell'imperialismo. Perche' oggi vi e' la guerra, se non per la brama di spartizione delle spoglie del mondo? ("Harijan", 18 maggio 1940, in Gandhi, Teoria cit., p. 140).
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Le macchine e l'uomo
Come potrei essere contro tutte le macchine quando so che persino il nostro corpo e' la piu' delicata delle macchine? Il filatoio e' una macchina; uno stuzzicadenti e' una macchina. Cio' che rifiuto e' il fanatismo per le macchine; non la macchina in se stessa. Il fanatismo per cio' che viene definito uno strumento per risparmiare fatica. L'uomo continua a "risparmiare fatica" mentre migliaia di persone sono senza lavoro e vengono gettate in strada a morire di fame. Io voglio risparmiare tempo e fatica non per una parte dell'umanita' ma per tutti. Desidero la concentrazione della ricchezza non nelle mani di pochi, ma di tutti. Oggi le macchine servono solo a consentire a pochi di dominare milioni di persone. Il movente di tutto cio' non e' la filantropia per risparmiare fatica, ma ingordigia. E' contro questa impostazione delle cose che sto combattendo con tutte le mie forze. La considerazione suprema e' per l'uomo. La macchina non dovrebbe portare all'atrofizzazione degli arti dell'uomo. Come esempio faro' delle debite eccezioni. Consideriamo la macchina da cucire Singer. E' una delle poche cose utili mai inventate, e la sua stessa invenzione e' un romanzo. (Hind Swaraj or Indian home rule, Introduzione all'edizione del 1938, trad. it. Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Edizioni del Movimento Nonviolento, 1984, p. 25).
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L'odio puo' essere sconfitto solo con l'amore
A quanto mi e' dato di vedere, la bomba atomica ha distrutto i sentimenti piu' nobili che hanno sostenuto l'umanita' per millenni. Una volta esistevano le cosiddette leggi di guerra, che rendevano le guerre tollerabili. Ora abbiamo visto la nuda verita'. La guerra non conosce altra legge che quella della forza. La bomba atomica ha fatto ottenere una vuota vittoria agli eserciti alleati, ma ha significato la distruzione dell'anima del Giappone. E' ancora troppo presto per vedere che cosa e' avvenuto nell'anima della nazione che ha impiegato la bomba atomica... La morale che si puo' legittimamente trarre dalla spaventosa tragedia provocata dalla bomba atomica e' che una bomba non puo' essere distrutta da un'altra bomba, come la violenza non puo' essere eliminata dalla violenza. Il genere umano puo' liberarsi dalla violenza soltanto ricorrendo alla nonviolenza. L'odio puo' essere sconfitto soltanto con l'amore. ("Harijan", 7 luglio 1947, in Gandhi, Teoria cit., pp. 353-354).
Io saro' contento se, quando qualcuno venisse per uccidermi, io potessi restare calmo, lasciarmi uccidere e pregare Dio che mi conceda di avere un buon sentimento per chi mi uccide. (Discussione con alcuni visitatori, New Delhi 17 luglio1947, in The collected works of Mahatma Gandhi, vol. 88, Ahmedabad 1983, p. 357).
4. MAESTRI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI EDWARD W. SAID
- Edward W. Said, Joseph Conrad e la finzione autobiografica, Il Saggiatore, Milano 2008.
- Edward W. Said, Orientalismo, Bollati Boringhieri, Torino 1991, Feltrinelli, Milano 1999, Gedi, Torino 2007.
- Edward W. Said, La questione palestinese, Gamberetti, Roma 1995, Il Saggiatore, Milano 2011, 2024.
- Edward W. Said, Covering Islam. Come i media e gli esperti determinano la nostra visione del resto del mondo, Transeuropa, Massa 2012.
- Edward W. Said, Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell'Occidente, Gamberetti, Roma 1995, Feltrinelli, Milano 2023.
- Edward W. Said, Dire la verita'. Gli intellettuali e il potere, Feltrinelli, Milano 1995, 2014.
- Edward W. Said, Tra guerra e pace. Ritorno in Palestina-Israele, Feltrinelli, Milano 1998.
- Edward W. Said, La convivenza necessaria, Internazionale, Roma 1999; Edward W. Said, Sempre nel posto sbagliato. Autobiografia, Feltrinelli, Milano 2000, 2009.
- Edward W. Said, Fine del processo di pace. Palestina/Israele dopo Oslo, Feltrinelli, Milano 2002.
- Edward W. Said, Nel segno dell'esilio. Riflessioni, letture e altri saggi, Feltrinelli, Milano 2008.
- Edward W. Said, Il vicolo cieco di Israele, Datanews, Roma 2003.
- Edward W. Said, Umanesimo e critica democratica. Cinque lezioni, Il Saggiatore, Milano 2007.
- Edward W. Said, La pace possibile, Il Saggiatore, Milano 2003, 2023.
- Edward W. Said, Freud e il non europeo, Meltemi, Sesto San Giovanni (Mi) 2018.
- Edward W. Said, Sullo stile tardo, Il Saggiatore, Milano 2006.
- Edward W. Said, Il mio diritto al ritorno, Nottetempo, Roma 2007.
- Edward W. Said, Musica ai limiti. Saggi e articoli, Feltrinelli, Milano 2010.
- Daniel Barenboim, Edward W. Said, Paralleli e paradossi. Pensieri sulla musica, la politica e la societa', Il Saggiatore, Milano 2004, 2015.
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Howard Gardner, Aprire le menti. La creativita' e i dilemmi dell'educazione, Feltrinelli, Milano 1991, 2014, pp. 348.
- Howard Gardner, Cambiare idee. L'arte e la scienza della persuasione, Feltrinelli, Milano 2005, 2011, pp. 256.
- Howard Gardner, Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano 2007, 2011, pp. 208.
- Howard Gardner, Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico, Feltrinelli, Milano 1993, pp. 304.
- Howard Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralita' dell'intelligenza, Feltrinelli, Milano 1987, 1991, pp. 464.
- Howard Gardner, Sapere per comprendere. Discipline di studio e disciplina della mente, Feltrinelli, Milano 1999, 2009, pp. 324.
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Maestre
- Michela Marzano, Cosa fare delle nostre ferite, Il Margine, Trento 2021, pp. 120.
- Michela Marzano, Estensione del dominio della manipolazione, Mondadori, Milano 2009, 2010, pp. VI + 210.
- Michela Marzano, Etica oggi, Il Margine, Trento 2022, pp. 128.
- Michela Marzano, Il diritto di essere io, Laterza - Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma-Bari - Roma 2014, pp. VI + 136.
- Michela Marzano, L'amore che mi resta, Einaudi, Torino 2017, Mondadori, Milano 2019, pp. IV + 240.
- Michela Marzano, Sii bella e stai zitta. Perche' l'Italia di oggi offende le donne, Mondadori, Milano 2010, 2012, pp. VI + 162.
- Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. Come l'anoressia mi ha insegnato a vivere, Mondadori, Milano 2011, 2017, pp. IV + 220.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 159 del 22 settembre 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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